Villino Scott
Villino ad uso
abitativo progettato nel 1902 dall’ingegnere Pietro Fenoglio in collaborazione
con il prof. Gottardo Gussoni per conto del signor Alfonso Scott. La villa è
situata in Corso Lanza n.57 a Torino, nella collina torinese in zona crimea, in
una zona residenziale ad alta qualificazione, la quale fu urbanizzata tra gli
ultimi anni del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo preferendo
notevolmente le grandi ville residenziali assai opulente ed appariscenti com’è
tale villa, la quale è immersa completamente in un ampio giardino e riesce a
sfruttare al meglio i 24
metri di dislivello esistenti fra il cancello della
villa ed il confine del giardino superiore. Manca all’archivio comunal 636i88g e il
progetto originale per questo non è possibile giudicare eventuali varianti
dell’esecuzione, mentre è solamente presente quello delle scuderie.
L’edificio, assai
articolato, gioca sulle differenze di altezza e di avanzamento fra i vari corpi
di fabbrica. Già dall’esterno i bordi delle aiuole del giardino assumono forme
serpentine che seguono il gioco fluido delle modanature degli alzati. I due
corpi laterali a torretta sono coordinati da una veranda centrale avanzata,
coperta da un terrazzo, cui corrisponde una sezione arretrata più bassa. La
facciata principale, pur essendo assai ricca di elementi decorativi, si
alleggerisce progressivamente, mentre l’ingresso è posto sul lato sinistro,
preceduto da un ampio scalone ispirato allo stile hortiano, L’ala destra si
eleva per 4 piani fuori terra ed è a tre ordini con finestre espanse a tre
luci, una delle quali a forma ovale, saldate l’una alle altre caratterizzate da
ricchi di motivi floreali in stucco. L’ala sinistra, invece, è a 2 ordini ed è
solo di tre piani, è slanciata dal bovindo a pianta quadrata coronato da un
terrazzino con decorazioni fitomorfe che si innesta in diagonale sullo spigolo.
Ferri battuti ornano la veranda ed il terrazzino centrale , le finestre ed il
terrazzo del bovindo. Una fascia dipinta sulla cimasa costituisce un motivo
unificante fra i vari corpi. Nella fiancata sinistra si trova un porticato
d’ingresso retto da colonne con capitelli floreali. Il palazzo è costruito con
muratura in mattoni coperta da intonaco liscio e di color giallo mentre gli
stucchi sono bianchi; i tetti sono caratterizzati da capriate con coperture in
tegole e terrazzi piani.
La distribuzione degli
interni della palazzina è più tradizionale, benché la pianta sia irregolare: al
piano terreno, che diventa un interrato sul retro per effetto del dislivello
del terreno, ospitava i locali di servizio come la cucina, la dispensa, la
cantina, e l’impianto di riscaldamento. L’appartamento padronale era incentrato
su una grande hall alta due piani aperta sullo scalone e rivolta verso il
giardino, che disimpegnava i saloni di soggiorno del primo piano e le camere da
letto, con relativi bagni e spogliatoi al secondo piano. Infine l’ultimo piano
ricavato dal sottotetto era destinato alle stanze delle cameriere e del
personale di servizio. Le decorazioni interne sono caratterizzate da stucchi
floreali, tappezzerie, boisiers di color crema e oro mentre il pavimento è in
legno; l’arredamento si ispira allo stile Luigi XV, eccentrico e
sovrabbondante, in pieno stile rococò, quindi, reinterpretato alla luce dello
stile art Noveaux, come ad esempio nel gran salone la forma delle finestre, o i
vari mobili ricchi di decorazioni floreali, riuscendo a fondere cosi i due
stili e rendendendoli difficili da
distinguersi.
Stupisce proprio di
questa palazzina gli elementi litocementizi e di finitura muraria turgidi e
rigonfi, più legati al movimento barocco che a quello Liberty, ma presenta anche
elementi caratteristici di questa corrente come le colonne di sostegno della
veranda angolare, che trovano riscontro con i superiori litocementizi del
parapetto del terrazzo. Quest’edificio, tuttavia, è classificato all’interno
dell’art noveaux e si può pensare che quest’esteriorità sia o in relazione al
luogo in cui si inserisce l’edificio oppure ad un particolare gusto della committenza.
Non si può dimenticare che quest’ opera risente notevolmente dell’influenza
belga degli artisti Holga e Ankar: si veda l’utilizzo della finestra tonda a
tre luci, o il tema del coronamento del terrazzino, e dell’influenza dell’opera
francese di Guimard, di cui sono esempio il connubio vetro e ferro nella
veranda e nel finestrone. Indubbiamente dall’opera belga troviamo risvolti
anche per l’utilizzo di moti curvilinei ispirati ad un naturalismo astratto e
l’uso di elementi litocementizi, sebbene Fenoglio non dimentichi mai la
tradizione barocca torinese e limita l’utilizzo del ferro battuto solamente per
i particolari decorativi. In pieno stile liberty invece è l’edificio garage
alloggio del custode a lato della villa, più legato alle precedenti produzioni
fenogliane, sia nell’immagine complessiva che nei particolari, come la
pensilina di ingresso in ferro vetro (che richiama alla torre angolare della
palazzina Fenoglio-La Fleur) e le lesene di facciata culminanti in acroteri
fitomorfici.
Vi sono così una serie di elementi decorativi
che si ripetono nelle architetture di Fenoglio come ad esempio le finestre
della balconata centrale, il
'parapioggia' dell'’alloggio del custode, uguale alla decorazione in
ferro-vetro del cornicione di casa Fenoglio-La Fleur e le decorazioni dei balconi
in stile neorococò, quasi uguali a casa Macciotta così come la finestra ovale con balcone, mentre i
tagli volumetrici abbastanza nervosi ricordano il villino Raby.
Pietro Fenoglio
nasce a Torino nel 1865, si laurea in ingegneria nel 1889 e nello stesso anno
inizia la sua attività professionale, probabilmente nello studio di famiglia,
raggiungendo i più notevoli risultati architettonici tra il 1900 ed il 1907. In questi anni è
particolarmente attivo e realizza una serie di fabbriche ed edifici industriali
oltre ad una serie di ville, come casa Pozzo( 1900), la fabbrica industriale
società Termotecnica( 1900), palazzina Ansaldi-Besozzi (1900), scuderie e
rimesse Raby (1901), casa Fenoglio-La Fleur (1902), palazzina Scott (1902),
case popolari (1904), casa Macciotta (1904), casa Besozzi (1907), Palazzina
Dellacha (1911). Nel 1902 è membro della
commissione esecutiva delle arti decorative, mentre nel 1911 viene nominato
coordinatore tecnico dell’esposizione torinese. Nel 1905 partecipa assiduamente
all’associazione degli ingegneri e degli architetti e collabora con la rivista
“l’architettura italiana moderna”, dove fa parte del direttivo e dove pubblica
parte dei suoi progetti. Negli anni successivi abbandona progressivamente
l’attività di progettazione architettonica e nel 1912 entra a far parte
dell’amministrazione della Banca Commerciale Italiana, iniziando così un’intensa
attività di tipo finanziario industriale che lo impegnerà sino alla morte, che
avvenne nel 1927 a
Corio canavese.
Bibliografia
A.S. Massaia, Pietro Fenoglio Architetto, in “Studi piemontesi”, XXIX, Torino,
29, fascicolo 1, marzo 2000, pg 53-83
R.Nelva B.Signorelli, le opere di pietro fenoglio nel clima dell’art noveaux internazionale, dedalo
libri, Bari, 1979
M, Leva Pistoi, A. Friedemann, il Liberty a Torino nella schedatura
ufficiale della sopraintendenza dei beni ambientale ed architettonici del
Piemonte, crt, Torino, 1981
M. Leva Pistoi, Torino,mezzo secolo di architettura 1865-1915, tipografia Torino,
1969
Sitografia
www.volipindarici.it
www.culturitalia.info












