Il corpo rigido
Si
definisce rigido un corpo che, libero di muoversi, quando è sottoposto
all’azione di un sistema di forze cambia la sua posizione nel piano senza
cambiare la sua forma.
Posto un corpo rigido su un piano, dopo uno spostamento del corpo si
può determinare la nuova posizione che esso assume relativamente alla posizione
originaria, individuando lo spostamento subito da un punto P generico
appartenente al corpo e la rotazione che il corpo ha compiuto nel piano
rispetto alla posizione originaria.
Rappresentando il tutto su un sistema di riferimento cartesiano,
il vettore che individua la traslazione subita nel piano dal punto P può
rappresentarsi attraverso le sue componenti secondo gli assi cartesiani di
riferimento x e y.
Per quanto appena detto consegue che :
Un
corpo rigido libero di muoversi nel piano presenta tre possibilità di
spostamento, una rotazione, una traslazione lungo l’asse di riferimento X ed
una traslazione lungo l’asse di riferimento Y.
Le possibilità di movimento di un corpo rigido vengono solitamente
definite come gradi di libertà che il corpo possiede, per tal motivo si afferma
che:
Un
corpo rigido libero di muoversi nel piano possiede tre gradi di libertà.
Un corpo rigido libero di muoversi nel piano soggetto ad un sistema
di forze, resta in equilibrio (non subisce spostamenti) se il sistema di forze
che lo sollecita è un sistema equilibrato. Si ricorda che un sistema di forze
si dice equilibrato quando presenta la risultante nulla ed il momento
risultante nullo rispetto ad un qualunque punto del piano. Dal punto di vista
grafico il sistema è equilibrato se presenta il poligono delle forze chiuso ed
il poligono funicolare con il primo ed ultimo lato coincidente, mentre dal
punto di vista analitico devono verificarsi le tre seguenti condizioni:
Queste sono le cosiddette equazioni cardinali della statica ed esprimo le
condizioni di equilibrio di un corpo rigido soggetto ad un sistema di forze. In
particolare la prima esprime l’equilibrio alla traslazione lungo la direzione X
del sistema di assi coordinato, la seconda esprime l’equilibrio alla
traslazione lungo la direzione Y e la terza esprime l’equilibrio alla rotazione
intorno ad un punto arbitrario O del piano.
La Trave
La trave
costituisce uno degli elementi ddefinire trave un elemento strutturale di forma
prismatica nel quale la lunghezza è almeno pari a 3÷4 volte le dimensioni della
sezione. Ai fini della modellazione strutturale (schematizzazione di una
struttura reale ai fini del calcolo strutturale) una trave può essere
rappresentata con un segmento coincidente con l’asse della trave reale.
Considerando la trave come un particolare corpo rigido si può affermare che una
trave libera di muoversi nel piano cartesiano possiede tre possibilità di
movimento (tre gradi di libertà) e cioè può traslare nella direzione dell’asse
X, può traslare nella direzione dell’asse Y e può ruotare nel piano XY. Un
insieme di tra i base nelle costruzioni moderne. In particolare si può vi non
collegate ri a 3t.
rigidamente tra di
loro, possiede un numero di gradi di libertà pari a tre volte il numero delle
travi (tre gradi di libertà per ogni trave), quindi se indichiamo con t il
numero di travi libere che costituiscono il sistema, il numero dei gradi di
libertà in totale sarà pa
Le strutture
portanti di un manufatto edilizio devono essere ovviamente realizzate in
maniera tale da non possedere alcun grado di libertà. Conseguenza ovvia è che
una struttura non può essere costituita esclusivamente da travi libere, bensì
da un organismo che preveda in qualche modo dei collegamenti tra le travi
stesse e tra queste ed il “terreno” (in questa frase si intende per terreno un
corpo rigido che non possiede alcuna possibilità di movimento. Realizzato un
sistema strutturale i cui elementi hanno tutti i gradi di libertà bloccati tale
sistema potrà essere utilizzato ai fini costruttivi per la realizzazione di
manufatti edilizi.
I vincoli
I vincoli sono
quegli elementi strutturali che hanno la funzione di bloccare alcuni o tutti i
gradi di libertà, realizzano in pratica quei collegamenti tra le singole travi
e tra queste ed il “terreno” in maniera da ottenere un organismo strutturale
funzionale agli scopi per cui lo si realizza.
Diversi sono i
tipi di vincoli che vengono schematizzati nella scienza delle costruzioni,
ognuno con un nome specifico e con funzioni specifiche, ma si individuano nelle
applicazioni piane tre famiglie fondamentali di vincolo:
- vincolo semplico. E’ detto vincolo semplice
quel vincolo che è in grado di bloccare un solo grado di libertà;
- vincolo doppio. Si dice doppio quel vincolo
che è in grado di bloccare due gradi di libertà del sistema;
-
vincolo triplo. Si dice triplo quel vincolo che è in grado di bloccare tutti e
tre i gradi di libertà disponibili per un corpo rigido nel piano.
Si differenziano inoltre:
-
vincoli esterni. Quei vincoli che collegano la struttura al “terreno”
-
vincoli interni (detti anche snodi). Quei vincoli che realizzano il
collegamento tra due o più travi.
Quanto detto finora sui vincoli attiene al punto di vista
della cinematica delle strutture, mentre dal punto di vista delle forze va
osservato che se un vincolo blocca uno spostamento vuol significare che nella
sostanza può esercitare sulla struttura un forza (reazione vincolare) in grado
di opporsi allo spostamento. Tenendo a riferimento la classificazione prima
effettuata può affermarsi quanto segue:
-
vincolo semplice. E’ in grado di esercitare una sola reazione vincolare
-
vincolo doppio. E’ in grado di esercitare due reazioni vincolari.
-
vincolo triplo. E’ in grado di esercitare tre reazioni vincolari.
Verranno qui trattati i principali vincoli in uso nei
sistemi piani con le esemplificazioni tipiche relative ai sistemi strutturali
analizzati nei corsi di scienza delle costruzioni per i geometri.
Il carrello
Il carrello viene solitamente rappresentato come un
triangolo che poggia su due rulletti i quali consentono lo scorrimento del
carrello sul terreno lungo il piano di appoggio. Si tratta di un vincolo
semplice esterno che è in grado di bloccare esclusivamente la traslazione lungo
l’asse perpendicolare al piano di scorrimento. Un tratto di trave libero da un
estremo e vincolato all’altro estremo con un carrello conserva la capacità di
ruotare e di traslare lungo il piano di scorrimento del carrello mentre non è
consentita la traslazione lungo l’asse perpendicolare al piano di scorrimento
al punto nel quale la trave e collegata al carrello. Indicando con la lettera s
i gradi di libertà che un vincolo sopprime, per un carrello si può affermare
che s=1 (vincolo semplice).
Dal punto di vista delle forze va detto che il carrello
impedendo la traslazione lungo l’asse perpendicolare al piano di scorrimento è
in grado di esercitare una reazione vincolare proprio lungo tale direzione. Si
è soliti indicare la reazione vincolare di un carrello con la lettera R.
Il pendolo
Il pendolo è un vincolo semplice che può essere utilizzato
sia come vincolo esterno sia come vincolo interno. Come vincolo esterno assume
un comportamento del tutto simile al carrello, bloccando so 848i82i lo il grado di
libertà relativo allo spostamento lungo la direzione dell’asse del pendolo.
Resta consentita la rotazione dell’asta e la traslazione lungo la direzione
perpendicolare all’asse del pendolo. Dal punto di vista delle forze un pendolo
è in grado di esercitare solo una reazione vincolare nella direzione dell’asse
del pendolo.
Utilizzato come vincolo interno, il pendolo fa in modo che
la distanza tra i due punti della struttura collegati resti immutata. Ciò dal
punto di vista delle forze significa che il pendolo interno reagisce alle
estremità con due forze uguali e contrarie nella direzione del pendolo. Anche
per il pendolo si ha s=1.
La cerniera
La cerniera è un vincolo doppio che può essere utilizzato
sia come vincolo esterno sia come vincolo interno. Come vincolo esterno viene
solitamente schematizzato con un triangolo bloccato a terra sormontato da un
cerchietto al quale si connette la trave. Si è anche soliti schematizzarla con
un semplice triangolo bloccato a terra senza cerchietto al vertice o anche
solamente con un cerchietto collegato a terra. Al di là della modalità di
rappresentazione grafica, la cerniera è un vincolo doppio in quanto blocca
entrambi le traslazioni lungo gli assi coordinati di riferimento lasciando
libera la rotazione del tratto di trave collegata. Dal punto di vista delle
forze la cerniera esterna è in grado di esplicare due reazioni vincolari, una
reazione vincolare “verticale” V ed una reazione vincolare “orizzontale” H.
Ovviamente quanto detto vale se il sistema di riferimento cartesiano presenta
gli assi orientati secondo le direzioni orizzontali e verticale, più in
generale la cerniera eserciterà due reazioni vincolari lungo le direzioni degli
assi coordinati di riferimento.
Come vincolo interno la cerniera impedisce la traslazione
relativa tra i due punti delle travi nel quale è realizzato il collegamento;
ovviamente ognuno dei due tratti di trave resta libero di ruotare rispetto
all’altro tratto. Se una cerniera collega più di due travi i gradi di libertà
soppressi saranno pari a (n-1)*2, dove n rappresenta il numero di tratti
collegati tramite la cerniera. Nell’esempio riportato a fianco la cerniera
interna collega tre travi e pertanto i gradi di libertà soppressi dalla
cerniera saranno s=(3-1)*2=4. Lascio al lettore il compito di comprendere la
validità della formula.
L’incastro
L’incastro è un vincolo di tipo esterno che è in grado di
bloccare entrambe le traslazioni lungo la direzione degli assi coordinati oltre
alla rotazione dell’estremo della trave ad esso collegato. Come sua
rappresentazione simbolica, adotteremo una linea rappresentante il terreno. Dal
punto di vista delle forze l’incastro, dovendo bloccare le traslazioni lungo
gli assi coordinati, deve poter esercitare entrambe le reazioni vincolari V ed
H, inoltre per poter bloccare anche la rotazione, deve poter esercitare anche
una reazione vincolare caratterizzata da una coppia M.
Le Strutture
Una struttura può intendersi come un insieme di una o più
travi collegate tra di loro ed al terreno attraverso un sistema di vincoli. Lo
schema strutturale che si ottiene, deve in qualche modo rappresentare con
sufficiente approssimazione un organismo costruttivo reale del quale si vuole
analizzarne il comportamento statico e/o dinamico. Tutte le costruzioni si
servono delle strutture; si possono avere strutture nelle quali tutti i gradi
di libertà del sistema sono impediti (strutture che non conservano alcuna
possibilità di cinematismo), è per esempio il caso delle strutture utilizzate in
campo edile (ponti, edifici, etc…), o si possono avere strutture che attraverso
le possibilità residue di cinematismo trasmettono energia come alcune strutture
utilizzate nel campo della meccanica (alberi motore e macchine in genere). Le
strutture vengono suddivise in labili, isostatiche, iperstatiche.
-
strutture labili: sono quelle strutture nelle quali non tutti i gradi di
libertà del sistema sono soppressi dai vincoli. Queste strutture conservano
alcune possibilità di spostamento rigido ( i gradi
di
libertà non soppressi dai vincoli) che vengono definiti come gradi di labilità
del sistema e solitamente indicati con la lettera l.
-
strutture isostatiche: sono quelle strutture nei quali i gradi di libertà
soppressi dai vincoli sono esattamente quelli che la struttura in assenza di
vincoli presenta. Le strutture isostatiche sono quindi caratterizzate dal non
presentare possibilità di movimento (gradi di labilità uguale a zero, l=0).
-
strutture iperstatiche: sono quelle strutture nelle quali i gradi di libertà
soppressi dai vincoli sono in eccesso rispetto a quelli che il sistema presenta
in assenza di vincoli. Più precisamente nelle strutture iperstatiche vi sono
uno o più vincoli che sopprimono i medesimi gradi di libertà già soppressi da
altri vincoli. I gradi di libertà soppressi in eccesso dai vincoli iperstatici
vengono detti gradi di iperstaticità del sistema ed indicati con la lettera i.
Oltre ai tre casi appena definiti, si possono avere anche
strutture che sono allo stesso tempo labili ed iperstatiche; queste sono quelle
strutture nelle quali seppur ci sono dei vincoli sovrabbondanti permangono
gradi di libertà non soppressi da opportuni vincoli. Queste strutture saranno
caratterizzate dal presentare sia l≠0 sia i≠0.
Esiste una relazione che è rispettata dalle strutture e che
può essere utilizzata al fine di determinare l’appartenenza di una struttura ad
un tipo specifico, ed è la seguente:
Tale relazione rappresenta di fatto il bilancio cinematica
di una struttura. In virtù di tale formula si possono distinguere i seguenti
casi:
• 1°
Caso
o Se
il primo termine della relazione di bilancio è maggiore di zero, significa che
nel secondo al fine di ottenere un risultato positivo si deve avere il grado di
labilità della struttura deve essere diverso da zero; la struttura è labile. Si
può anche avere il caso in cui nella struttura vi siano vincoli sovrabbondanti,
ma poiché il primo membro della relazione di bilancio è maggiore di zero al
secondo termine si deve avere che il grado di labilità della struttura è
maggiore di quello di iperstaticità; la struttura pur presentando una
iperstaticità risulta comunque labile.
• 2°
Caso
o Se
il primo termine della relazione è uguale a zero, significa che i gradi di
libertà soppressi dai vincoli sono in numero pari a quelli posseduti dalla
struttura senza vincoli. Tale condizione è necessaria ma non sufficiente per
poter affermare che la struttura sia isostatica, infatti si potrebbe presentare
il caso in cui nonostante il primo termine della relazione è uguale a zero la
struttura presenti un ugual grado di labilità e di iperstaticità. Affinché una
struttura sia correttamente identificata di tipo isostatico occorre che il
primo membro della relazione sia uguale a zero e che almeno uno dei due termini
del secondo membro sia anch’esso uguale a zero. E’ ovvio che per la relazione
di bilancio in questo caso se per esempio si individua con chiarezza che la
struttura in esame non presenta gradi di labilità ne consegue che la struttura
non presenta nemmeno gradi di iperstaticità. Se si dovesse verificare che la
struttura presenta comunque un certo grado di labilità per la relazione di
bilancio la struttura dovrà presentare anche un identico grado di iperstaticità
e cioè la struttura sarebbe contemporaneamente labile ed iperstatica con pari
grado.
• 3°
Caso
o In
questo caso, risultando il primo termine minore di zero ne consegue che al
secondo termine deve certamente verificarsi che la struttura presenti un certo
grado di iperstaticità. La struttura è iperstatica. Può aversi anche il caso in
cui la struttura
oltre ad essere iperstatica presenti
anche un certo grado di labilità, ma ovviamente deve verificarsi che i gradi di
iperstaticità sono maggiori in numero dei gradi di labilità, la struttura è in
tal caso labile ed iperstatica allo stesso tempo.
Al fine di meglio chiarire i concetti qui espressi in merito
alla classificazione delle strutture si analizzano di seguito alcuni semplici
esempi di strutture.
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Esempio n° 1
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E’ qui rappresentata una struttura costituita da un tratto
di trave vincolata a sinistra con una cerniera ed a destra con un carrello
con piano di scorrimento orizzontale. In assenza di vincoli i gradi di
libertà del sistema saranno 3
in quanto la struttura è costituita da un unico
tratto: 3t=3*1=3. I vincoli sopprimono in totale 3 gradi di libertà, in
quanto per la cerniera s=2 e per il carrello s=1, cioè in totale s=2+1=3. Si
ricava pertanto che siamo nel caso in cui 3t-s=0. Per poter affermare che la
struttura è isostatica abbiamo la necessità di provare che la struttura non
presenta labilità; a tal proposito se per un attimo si suppone che non ci
fosse il carrello l’unica labilità della trave consisterebbe nella
possibilità di ruotare intorno alla cerniera, ma tale possibilità è impedita
proprio dal carrello e quindi la struttura così com’è non presenta labilità e
cioè l=0. Avendo riscontrato che 3t-s=0 e che è anche l=0, ne consegue che la
struttura è isostatica e che anche i=0.
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Esempio n° 2
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Si ha in questo caso una trave incastrata all’estremo
sinistro. Il conteggio dei gradi di libertà in assenza di vincoli e dei gradi
di libertà soppressi dai vincoli è il seguente: 3t=3*1=3 ; s=3 (l’incastro
sopprime tutti e tre i gradi di libertà possibili nel piano). La relazione di
bilancio è la seguente: 3t-s=3-3=0. E’ evidente che la trave essendo
incastrata ad un estremo non ha possibilità di movimento alcuno, e pertanto
anche l=0. Anche questa struttura è una struttura isostatica. Questa
particolare struttura è comunemente conosciuta come mensola.
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Esempio n° 3
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Abbiamo in questo esempio una struttura costituita da due
tratti di trave e pertanto 3t=3*2=6. I gradi di libertà soppressi dai vincoli
sono: 2 dalla cerniera esterna, 2 dalla cerniera interna e uno dal carrello,
in totale s=2+2+1=5. Il primo membro dell’espressione di bilancio fornisce il
seguente valore: 3t-s=6-5=1. La struttura è certamente labile. In effetti si
può facilmente intuire che la prima trave può ruotare intorno alla cerniera
in A e che tale rotazione non può essere impedita dal carrello in B; infatti
il secondo tratto può ruotare intorno a B e non potendoci essere spostamenti
relativi tra i due tratti nel punto C (cerniera interna) il carrello scorrerà
orizzontalmente verso il punto A consentendo appunto un grado di labilità alla
struttura. Consegue che l=1 e che per la relazione di bilancio i=0. La
struttura è una volta labile.
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Esempio n° 4
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Questa struttura è ricavata dalla precedente aggiungendo
un carrello al primo tratto di trave. Il primo membro dell’espressione di
bilancio fornisce 3t-s=6-6=0. Si può facilmente verificare che l’aggiunta del
carrello ha elimina la labilità riscontrata nella struttura precedente
infatti il primo tratto di trave non ha più possibilità di movimento in
quanto la rotazione intorno ad A è impedita dal carrello in D; Il punto C
inteso come appartenente al primo tratto non può avere alcuno spostamento
rigido. Per effetto della cerniera interna in C, il secondo tratto potrebbe
ruotare intorno a C, ma tale possibilità è impedita dal carrello in B. La struttura
non presenta labilità ed essendo 3t-s=0 e l=0 può considerarsi certamente
isostatica.
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Esempio n° 5
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Questa struttura può considerarsi ottenuta dall struttura
dell’esempio n°2 con l’aggiunta di un carrello nell’estremo destro della
trave. Si ha: 3t=3*1=3; s=3+1=4 (per l’incastro s=3, e per il carrello s=1).
3t-s=3-4=-1.
Dall’espressione di bilancio, considerando che 3t-s=l-i,
si ricava che l-i=-1. La struttura è certamente iperstatica (3° caso).
Guardando la struttura si evince che la trave non ha alcuna possibilità di
spostamento rigido, e cioè l=0. Dovendo essere l-i=-1 ed essendo l=0 ne
consegue che i=1. La struttura è una volta iperstatica.
In effetti è evidente che il vincolo sovrabbondante può
considerarsi proprio il carrello, infatti questo vincolo tende ad eliminare
in questo caso la possibilità di traslazione lungo la direzione verticale, ma
tale possibilità di spostamento risulta già impedita dall’incastro.
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Esempio n° 6
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La struttura qui presentata è apparentemente più complessa
ma con un po di ragionamento cercheremo di riuscire a classificarla
correttamente. La struttura è composta da due tratti di trave vincolati
esternamente con un carrello in A, una cerniera esterna in B, una cerniera
interna in D che collega i due tratti e da un pendolo interno che impedisce
la traslazione relativa tra i punti C ed E. I gradi di libertà soppressi dai
vincoli sono: 1 dal carrello in A, 1 dal pendolo, 2 dalla cerniera interna e
2 dalla cerniera esterna. Il bilancio fornisce 3t-s=0. Per la ricerca di
eventuali labilità va considerato che il pendolo interno fa si che i due
tratti di trave non possono avere rotazioni relative in D (se ciò fosse
possibile la distanza tra i punti C e D dovrebbe cambiare, ma ciò è impedito
dal pendolo) pertanto i due tratti di trave possono essere considerati come
un unico tratto che può ruotare intorno alla cerniera esterna in B; tale
possibilità di rotazione è però impedita dal carrello in A e pertando a
conclusione del ragionamento si desume che l=0. Essendo 3t-s=0 ed l=0 si può
affermare che la struttura è certamente isostatica.
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I Carichi
In una costruzione edile le strutture portanti assolvono il
compito di sostenere i carichi derivanti dagli elementi non strutturali
(elementi portati) e quelli dovuti alla funzione a cui la costruzione e
dedicata. Un fabbricato residenziale, per poter assolvere a questa funzione
deve avere i solai in grado di sopportare oltre al peso proprio ed al peso
degli elementi non strutturali portati (intonaco, massetto, pavimento ed eventuali
muri divisori non portanti), un carico pari ad almeno 2 KN/m2. Tale
carico è quello statisticamente determinato e fissato dalle norme per poter
adibire un fabbricato a civile abitazione. Altri valori del carico sono fissati
per gli ulteriori elementi strutturali di impalcato come le scale e i balconi,
ed ancora valori diversi sono fissati per le diverse destinazione d’uso da
attribuire ai locali.
Per quanto appena detto, il modello strutturale deve
comprendere anche la rappresentazione dei carichi che agiscono sulla struttura,
individuandone tipo e posizione (punto di applicazione sulla struttura).
Per quanto attiene ai carichi, entro i limiti del corso per
geometri, possiamo distinguere essenzialmente due tipi di carico:
•
Carichi concentrati. Sono quei carichi che possono essere assimilati ad una
forza o ad una coppia e pertanto rappresentati attraverso un vettore applicato
in un punto della struttura.
•
Carichi distribuiti. Sono carichi che non possono considerarsi concentrati in
un solo punto ma che presentano un valore più o meno variabile del carico e
distribuiti su di una superficie o su una lunghezza.
Nell’esempio prima citato dei solai per civile abitazione le
norme prescrivono appunto che tali strutture devono essere in grado di
sopportare un carico pari a 2KN/m2, cioè si deve pensare ad un
sistema di carico che può essere rappresentato tramite tanti vettori forza,
tutti uguali e pari ognuno a 2 KN, posti uno vicino all’altro in maniera che si
occupi tutta la superficie del solaio.
I carichi distribuiti da applicare sulle strutture composte
da travi, essendo queste rappresentate solo attraverso la loro lunghezza,
devono essere intesi come carichi dovuti ad una serie di forze una vicina
all’altra fino ad occupare una certa lunghezza lungo un tratto di trave.
Dal punto di vista pratico possiamo in questa sede
considerare 3 tipologie di carico distribuito.
-
Carico uniformemente distribuito.
o Un
carico uniformemente distribuito è costituito da un insieme di forze tutte
uguali poste una di fianco all’altra fino ad occupare una lunghezza L. Il
valore che il carico assume è solitamente indicato attraverso la lettera q ed
esprime la “quantità” di forza che il carico assume per ogni unità di
lunghezza. Esprimendo per esempio le forze in daN e le lunghezze in metro il
valore di q sarà espresso in daN/m. La risultante di un carico uniformemente
distribuito è pari al prodotto del valore del carico q per la lunghezza della
striscia di carico L, e si indica solitamente con la lettera Q. Il punto di applicazione
della risultante Q del carico è posto nel baricentro del rettangolo e ciòè ad ½
L.
-
Carico distribuito di forma triangolare.
o
Questo tipo di carico distribuito è caratterizzato dall’avere un diagramma
rappresentativo triangolare. La risultante del carico Q è pari all’area del
triangolo e cioè Q=q*L/2; è applicata nel baricentro del triangolo e quindi ad
1/3 di L dal lato dove il carico è pari a q e a 2/3 di L dall’estremo del
carico dove q=0.
-
Carico distribuito di forma trapezoidale.
o Questo tipo di carico è rappresentato
da un diagramma a forma di trapezio e che presenta quindi due valori di q alle
estremità del carico, un valore massimo che qui indichiamo con q1 ed
un valore minimo qui indicato con q2. La risultante Q è pari
all’area del trapezio e quindi Q=(q1+q2)*L/2 ed è
applicata nel baricentro del trapezio.
La distanza di
Q dal lato di q1 è pari a
La distanza di Q dal lato di q2 è pari a
E’ utile a questo considerare che un carico trapezoidale può
essere scomposto in due carichi: uno uniformemente distribuito e pari a q2 e
l’altro come un carico distribuito a forma triangolare con valore (q1-q2). I
due carichi così ottenuti si considerano presenti contemporaneamente sulla
struttura.
Ricerca delle Reazioni Vincolari per le strutture
isostatiche
Come già si è affermato in precedenza, una struttura è
composta da uno o più tratti di trave, da uno o più vincoli e da uno o più
carichi. Assegnata quindi una struttura il primo problema che ci si pone è
quello di determinare le condizioni statiche dell’equilibrio esterno. Risolvere
tale problema in effetti significa determinare le reazioni che i vincoli
esercitano sulla struttura per ottenere le condizioni di equilibrio della
stessa sotto un determinata situazione di carico. Ci concentreremo in questa
sulle sole strutture isostatiche per le quali la ricerca delle reazioni
vincolari si persegue attraverso delle semplici equazioni di equilibrio
statico. Per tale motivo le strutture isostatiche sono dette anche staticamente
determinate. Si affronteranno dapprima la ricerca delle reazioni vincolari su
strutture costituite da un unico tratto di trave per poi
passare ad affrontare il problema su strutture sempre isostatiche ma costituite
da più tratti di trave.
La soluzione del problema della ricerca delle reazioni
vincolari viene perseguito attraverso un sistema di equazioni che costituiscono
le cosiddette equazioni cardinali della statica. Le equazioni cardinali della
statica sono in numero di tre e costituiscono ognuna una condizione di equilibrio
del corpo rigido (struttura) in relazione ai singoli gradi di libertà
(traslazione lungo X, traslazione lungo Y, rotazione intorno ad un punto
qualunque del piano XY).
L’espressione formale delle equazioni cardinali della
statica è la seguente:
dove la prima equazione dovrà esprimere l’equilibrio tra
tutte le componenti lungo la direzione X di tutte forze e le reazioni vincolari
che sollecitano il sistema, la seconda equazione dovrà esprimere l’equilibrio
tra tutte le componenti lungo la direzione Y di tutte forze e le reazioni
vincolari che sollecitano il sistema, mentre la terza rappresenta l’equilibrio
alla rotazione ( Momento uguale a zero) di tutte le forze e le reazioni
vincolari che sollecitano il sistema.
Si passa direttamente ad applicare il metodo su diversi
esempi di strutture così da fornire utile chiarimento applicativo ed un facile
guida all’applicazione delle equazioni cardinali della statica nei casi più
frequenti.
Un semplice esempio di struttura
La struttura che si propone è una trave semplice caricata da
una forza concentrata F
Per trave semplice si intende una trave vincolata ad un
estremo con una cerniera e all’altro estremo con un carrello. La struttura è
isostatica e quindi staticamente determinata.
Come primo esempio viene considerata una trave semplice
caricata da una sola forza F.
La prima operazione da farsi è la scomposizione delle forze
che sollecitano la trave secondo due direzione che solitamente sono la
direzione orizzontale e la direzione verticale. Nel nostro caso abbiamo solo la
forza F che scomposta ci fornirà le due componenti Fx e Fy, la prima parallela
all’ipotetico asse X orizzontale e la seconda parallela all’ipotetico asse Y
orizzontale. Supposto che la forza F formi un angolo α con l’orizzontale
si ha:
Fx=F*cos α ; Fy=F*sen α .
Ricordando che solitamente assumiamo positive le forze
quando sono dirette secondo la direzione degli assi del sistema di riferimento
che si riporta a fianco, che i momenti sono assunti positivi se orari,
procediamo all’inserimento delle reazioni vincolari disponendole sulla
struttura secondo i versi positivi. Nel nostro caso avremo che nel punto A la
cerniera può esercitare la reazione HA e la reazione VA,
mentre nel punto B il carrello può esercitare la sola reazione RB.
A questo punto possiamo scrivere le equazioni cardinali
della statica per la struttura in esame:
La prima equazione rappresenta l’equilibrio alla traslazione
orizzontale, la seconda l’equilibrio alla traslazione verticale, la terza l’equilibrio
alla rotazione calcolando i Momenti rispetto al punto A. Si noti che i segni
nelle relazioni sono attribuiti seguendo il sistema di riferimento, quindi
nelle prime
due equazioni le forze sono positive se il loro verso è
coerente con gli assi di riferimento mentre nella terza equazione il momento
delle singole forze è positivo se orario. Per la scrittura della terza
equazione si è preferito calcolare i momenti intorno al punto A per non far
comparire nella equazione le reazioni VA e HA (queste presentano distanza nulla
rispetto al punto A) ottenendo quindi una equazione con una sola incognita.
Analizzando il sistema di equazioni ottenuto notiamo che le
incognite sono in numero di tre e sono HA, VA e RB e
il numero di equazioni è appunto pari al numero di incognite. Il sistema
ammette soluzione e la soluzione rappresenta appunto i valori da attribuire
alle reazioni vincolari affinché la struttura risulti equilibrata.
Risolvendo il sistema si ha:
Il segno negativo ottenuto nella soluzione della prima
equazione per HA significa che per avere l’equilibrio della
struttura la reazione HA deve avere il verso opposto a quello che noi abbiamo
ipotizzato, quindi la reazione HA che fornisce l’equilibrio della struttura
deve essere diretta verso sinistra. Nella sostanza noi ipotizziamo un verso
nell’impostazione del problema e poi verifichiamo la correttezza dell’ipotesi
attraverso il segno algebrico dei risultati; se il risultato di una reazione
vincolare sarà positivo vuol dire che il verso ipotizzato è esatto se è
negativo il verso ipotizzato è errato.
Si riporta di seguito la soluzione del problema affrontato
rappresentando di nuovo la struttura e i giusti versi delle reazioni calcolate.
Si noti che nella rappresentazione della soluzione per
l’equilibrio esterno i vettori che schematizzano le reazioni vincolari sono
disegnati con il verso coerente con le soluzioni trovate, i valori delle
reazioni (moduli dei vettori) sono riportati in valore e senza segno algebrico.
La presenza dei carichi distribuiti
E’ assegnata la trave semplice rappresentata nella figura a
fianco. Dalla stessa figura si ricavano le distanze e i valori dei carichi. Si
supponga che la forza F formi con l’asse della trave un angolo pari a 30°. Si
ha: y 2000 30 000 30 3464 30 4000 30 = ⋅ 4 = ⋅ = = ⋅ = ⋅ I versi sono
quelli riportati in figura.
La risultante del carico sarà applicata nel baricentro
dell’area di carico e quindi a 1,70
m Tenendo conto della convenzione sui segni delle forze
e dei momenti per la quale i = ⋅
− ⋅ + ⋅ = + −
− 0 30 6 50 4 70 1 0 B y B y A x A R , F , Q , R F Q V Sostituendo ai
simboli i valori delle forze esterne e risolvendo il sistema di equazioni si
dall’Appoggio in A; il valore della risultante del carico
distribuito è pari a : daN,LqQ68004032000=⋅=⋅=
versi positivi sono quelli riportati nella figura a fianco,
si passa a scrivere le equazioni cardinali della statica per la ricerca delle
reazioni vincolari nella struttura data. ⎧=−0FH La terza equazione è stata scritta effettuando
l’equilibrio alla
determinano il valore ed il verso delle reazioni vincolari. ⎧=−HA03464 = ⋅ − ⋅ + ⋅ = + −
− daN R daN V daN H , , , R R VH , , R , R VH R , , , R VB AA B B AA B B
AA B B A 3263 5537 3263 2000 6800 3464 3263 30 6 2000 50 4 6800 70 1 2000 6800
3464 2000 50 4 6800 70 1 30 6 2000 6800 3464 0 30 6 2000 50 4 6800 70 1 0 2000
6800 Tutti i risultati ottenuti per le reazioni vincolari sono di segno
positivo, quindi i versi delle reazioni Trave semplice orizzontale con carrello
inclinato i consideri la struttura
sono proprio quelli ipotizzati nella scrittura iniziale
delle equazioni cardinali della statica e pertanto il disegno con la
rappresentazione dei versi delle forze in gioco utilizzato nell’impostazione
dell’esercizio rimane valido in base ai risultati ottenuti.
S
rappresentata a fianco. E’ una trave semplicemente
appoggiata con il carrelloinclinato di un angolo di 30° rispetto alla verticale
nel punto B. Ipotizzati i versi (positivi) per le reazioni vincolari HA,
VA e RB, per poter procedere alla scrittura delle equazioni
cardinali della statica si deve prima scomporre la reazione vincolare RB secondo
le due direzioni x e y (orizzontaleSi ha: HA A V Bx R B R R By R B RBy BRBx 30°
5,70 A
1,50 4,20 q=2500 daN/m
rotazione
intorno al punto A della struttura; si è determinato cioè la somma dei momenti
di tutte le forze agenti sulla trave rispetto ad A e siè posto uguale a zero il
risultato
=RRx 30 30 cos R R sen y Tenendo conto della convenzione sui
segni e esprimendo l’equilibrio alla rotazione con i momenti = ⋅ − ⋅ ⋅ = + ⋅ − 0 70
5 20 4 10 2 0 20 4 By By A Bx A R , q , , R q , V Sostituendo alle componenti
RBx e RBy le espressioni in funzione di RB ed alle forze esterne i
delle forze rispetto ad A si scrivono le seguenti condizioni
di equilibrio. ⎧=−0RH
Note: Apparentemente il sistema di equazioni scritto presenta quattro incognite
relativi valori si risolve il sistema di equazioni. ⎧=°⋅−senRHBA030
= ° ⋅ ⋅ − ⋅ ⋅ = ° ⋅ + ⋅ − daN R
daN cos , V daN sen H cos , , , R , cos R V sen R H , , cos R , , cos R V sen R
H cos R , , , cos R , V B AA B B A B A B B A B A B B A 4467 6631 30 4467 2500
20 4 1900 30 3800 4467 30 70 5 2500 20 4 10 2 2500 20 4 30 30 2500 20 4 10 2 30
70 5 2500 20 4 30 30 0 30 70 5 2500 20 4 10 2 0 30 2500 20 4 La Mensola a struttura
rappresentata a fianco è solitamente y 964 40 1500 40 1149 40 = ° ⋅ = ° ⋅ = = ° ⋅ Si passa
quindi a scrivere le equazioni cardinali della statica dove, nella scrittura
della terza Note: isultati sono positivi e pertanto i per
L
conosciuta come mensola. In particolare la mensola proposta
risulta caricata da una forza F in punta inclinata rispetto all’orizzontale di
un angolo di 40° e da un carico uniformemente distribuito pari a 1000 daN/m che
si estende dalla sezione all’incastro fino a 2,00 m da esso. La struttura
è isostatica, staticamente determinata e le reazioni vincolari incognite sono HA,
VA e MA. Per prima cosa si scompone la forza F nelle
direzioni orizzontali e verticali ottenendo le seguenti
componenti: cosFFx150040=°⋅=
equazione, si sono valutati i momenti intorno ad A, punto
nel quale è posto l’incastro.
e tre
equazioni, ma in effetti le incognite sono solo tre, infatti al posto delle
componenti RBx e RBy vanno sostituite le espressioni
ricavate prima in funzioni della sola RB che rappresenta l’effettiva
terza incognita del problema.
Tutti
i r
versi
ipotizzati sono quelli giusti. La rappresentazione grafica dei risultatile
reazioni vincolari è la stessa utilizzata per l’impostazione delle equazioni
cardinali della statica.
Si è tenuto conto della presenza della coppia MA,
del momento dovuto al carico distribuito la cui risultante è pari a 2 x q ed è
posta alla distanza di 1 m
dall’incastro in A, oltre alla componente verticale della forza Fy che
dista 3 m
da A.
Risolvendo il sistema di equazioni ottenuto si ricavano i
valori ed i versi delle reazioni vincolari.
Dai risultati ottenuti si evince che mentre i versi
ipotizzati per le reazioni vincolari HA e VA sono esatti,
il verso relativo alla reazione vincolare MA è contrario a quello
ipotizzato. Le schema strutturale completo dei risultatati relativi alle
reazioni vincolari risulta quindi il seguente.
Trave semplice caricata da una coppia concentrata
Si consideri la trave semplice riportata a lato; la trave è
caricata da una coppia concentrata M applicata nel punto C. Si ipotizzano i
versi positivi delle reazioni vincolari e si passa a scrivere le equazioni
cardinali della statica. ella coppia M e del momento di RB
I momenti per la scrittura della terza equazione sono stati
calcolati rispetto al punto A, e nella scrittura dell’equazione si è tenuto
conto della presenza drispetto ad A.
Risolvendo il sistema si ricavano le reazioni vincolari
cercate.
Nota:
Nella
scrittura della terza equazione si sono calcolati i momenti delle forze intorno
al punto A, tenendo presente che nello stesso punto è applicata la coppia
concentrata MAreazione vincolare dell’incastro.
- Dai
risultati ottenuti si ricava che le reazioni vuguale ed opposta alla coppia
esterna M applicata sulla trave. E’ utile notare che i risultati delle reazioni
vincolari sono indipendenti dalla posizione nella quale è applicata la coppia
esterna M e dipendono esclusivamente dal verso ed entità della coppia esterna
applicata e dalla distanza tra gli appoggi A e B. Si riporta accanto incolari
VA e RB costituiscono insieme una coppia lo schema risolto con i Mensola
soggetta a un carico distribuito di forma triangolare ’ assegnata la mensola
riportata nel disegno a fianco. di forma ostituendo i valori e risolvendo il
sistema si i riporta a lato lo schema strutturale con la rappresentazione dei
risultati ottenuti
giusti versi delle reazioni vincolari.
E
Le azioni esterne sono costituite da un carico distribuito= ⋅ ⋅ ⋅ + = ⋅ ⋅ −= 0 1
3 21 0 3 210 q q VH A AA M ⎪ ⎪ ⎪ ⎩⎪ ⎪ ⎪ ⎨⎧ − = ⋅ ⋅ ⋅ − = = ⋅ ⋅ + == ⇒ ⎪ ⎪ ⎪ ⎩⎪ ⎪ ⎪ ⎨⎧ = ⋅ ⋅ ⋅ + = ⋅ ⋅ −= ⇒ ⎪ ⎪ ⎪ ⎩⎪ ⎪ ⎪ ⎨⎧ = ⋅ ⋅ ⋅ + = ⋅ ⋅ −= daNm
daN VH VH q q VH A AA A AA A AA 1500 1 3 1000 21 1500 3 1000 21 0 0 1 3 1000 21
0 3 1000 210 0 1 3 21 0 3
210 M M M
triangolare con valore iniziale di q pari 1000 daN/m; il
carico si estende su tutta la trave. Si ipotizzano i versi positivi per le
reazioni vincolari e si passa a scrivere le equazioni cardinali della statica
ricordando che la risultante di un carico distribuito a forma triangolare è
pari all’area del diagramma di carico (1/2 q x L) ed è applicata ad una
distanza pari a 1/3 di L dal lato dove il carico è diverso da zero. ⎧A H A VA 3,00 q=1000 daN/m
S
ottengono i valori e i versi delle reazioni vincol
S
Trave semplice inclinata soggetta ad un carico uniforme
verticale
Si vuole analizzare la struttura qui rappresentata e
verificare che la scelta del sistema di riferimento non influisce sulla
soluzione del problema dell’equilibrio esterno.
Si consideri dapprima il consueto sistema di riferimento
avente gli assi X ed Y rispettivamente orizzontale e verticale. Il carico si
sviluppa lungo la direzione della trave ed è diretto secondo l’asse Y e
pertanto non necessita di essere scomposto mentre per il carrello si dovrà
provvedere a considerare le componenti orizzontale e verticale della Reazione RB.
Si consideri l’asse del carrello perpendicolare all’asse della trave e quindi formante
un angolo di 30° rispetto alla direzione verticale. Le componenti di RB sono:
° ⋅ = ° ⋅ = 30 30 sen R
R cos R R B BX B BY
Le condizioni di equilibrio forniscono il seguente sistema
di equazioni:
Sostituendo le espressioni di RBY ed RBX nel sistema e
risolvendolo con il metodo di sostituzione si ottengono i seguenti risultati:
Proviamo ora a risolvere lo stesso esercizio con un sistema
di riferimento che abbia l’asse X coincidente con l’asse della trave e l’asse Y
perpendicolare alla trave stessa. Con tale sistema di riferimento non sarà
necessario scomporre la reazione vincolare del carrello che risulterà parallela
all’asse Y ma sarà necessario scomporre il carico distribuito q nelle direzioni
dell’asse ottenendo un carico distribuito qy che si sviluppa lungo
l’asse della trave ed ha direzione perpendicolare alla trave stessa, mentre la
componente del carico qx si svilupperà lungo l’asse della trave ed
avrà direzione parallela e coincidente con la trave stessa. Per procedere alla
scomposizione del carico distribuito si opera in maniera identica a quanto si
fa con le forze concentrate, basta pensare che un carico distribuito altro non
è che una serie di forze tutte uguali poste una dietro l’altra e che presentano
per ogni metro di carico una risultante pari a q. Le componenti qx e
qy vengono calcolate nel seguente modo:
Nota:
Nella Scrittura della 3° equazione si è considerato ai fini del momento
direttamente l’incognita RB. Se avessimo considerato i momenti delle componenti
RBX e RBY avremmo ottenuto il medesimo risultato del momento di RB ma con
qualche passaggio in più:
Le equazioni cardinali della statica con questo sistema di
riferimento ci forniscono il seguente sistema:
Sostituendo i valori di qx e qy ricavati
prima si ottengono le seguenti soluzioni:
Come si può vedere il risultato di RB è praticamente
identico, a meno degli arrotondamenti effettuati nei calcoli, a quello ottenuto
con il sistema di riferimento precedente. Per confrontare i risultati di HA
e di VA si deve tenere presente la diversa inclinazione di
queste reazioni vincolari rispetto allo schema precedente e quindi per ricavare
il valore di HA ottenuto nello schema precedente si devono
considerare le componenti orizzontali sia di HA sia di VA calcolati
in questo schema.
La componente orizzontale della Reazione vincolare totale in
A risulta pertanto pari a:
praticamente identica ad HA calcolata nello
schema precedente.
La componente verticale della Reazione vincolare totale in A
è invece paria a:
praticamente identica alla VA calcolata nello
schema precedente.
Le Travi Gerber
Le travi gerber sono travi continue isostatiche costituite
da più tratti di trave collegati tra di loro mediante delle cerniere interne.
Per queste travi le sole equazioni cardinali della statica non sono sufficienti
per la soluzione del problema e pertanto a queste vanno aggiunte equazioni che
esprimano l’equilibrio delle cerniere interne. Tali equazioni da aggiungere
sono in numero pari al numero di cerniere interne presenti nella trave e prendono
il nome di equazioni ausiliarie. Considerando la struttura riportata in figura
si può facilmente ricavare che la struttura è isostatica, e che le reazioni
vincolari incognite sono in numero
di 4. Le equazioni cardinali della statica sono in numero di
3 e quindi insufficienti per la soluzione del sistema di equazioni. La quarta
equazione necessaria alla soluzione del problema è appunto l’equazione
ausiliaria che si esplicita attraverso la seguente considerazione. La cerniera
interna consentirebbe la rotazione relativa tra i due tratti di trave
collegati, ma essendo la struttura isostatica tale rotazione non avviene.
Affinché la rotazione relativa tra i due tratti, seppur consentita dalla
cerniera interna, non avviene significa che se per ipotesi considerassimo il
tratto di sinistra fisso, il momento delle forze che seguono a destra della
cerniera valutato rispetto alla cerniera stessa deve essere nullo. L’equazione
di equilibrio che esprime il concetto appena descritto è proprio l’equazione
ausiliaria che consente la soluzione del sistema di equazioni di equilibrio.
Con analogo ragionamento si può ricavare che anche il momento di tutte le forze
che precedono la cerniera, valutato rispetto alla cerniera interna, deve essere
nullo. La scelta se scrivere l’equazione ausiliaria considerando le forze che
seguono o viceversa le forze che precedono è del tutto arbitraria.
Tornado alla trave rappresentata passiamo a scrivere le
equazioni cardinali della statica e l’equazione ausiliaria considerando che la
forza F forma con l’asse della trave un angolo di 45°.
Per la scrittura dell’equazione ausiliaria si è preferito
considerare il momento delle forze a destra della cerniera così che
nell’equazione compaia solo l’incognita RC, semplificando quindi la soluzione
del problema. In alternativa se avessimo scritto l’equazione ausiliaria
considerando il momento di tutte le forze che precedono la cerniera, sarebbero
comparse nell’equazione le le reazioni vincolari incognite VA e RB.
Considerando che: , e risolvendo il sistema si ottengono i
seguenti risultati:
Trave Gerber con due cerniere interne
Si consideri la trave rappresentata in figura. Trattasi di
una trave Gerber costituita da tre tratti di trave collegati tra di loro da due
cerniere interne. Il bilancio dei gradi di libertà ci fornisce i seguenti
valori: strut è is
La struttura non presenta labilità, infatti
analizzando il comportamento cinematica della struttura
partendo dal tratto sinistro si ha che la presenza dell’incastro determina che
il punto D dove è posta la prima cerniera interna è fisso; il secondo tratto,
essendo la cerniera in D fissa potrebbe solo ruotare intorno a D ma tale
rotazione è impedita dal carrello in B e pertanto anche il punto E dove è posta
la seconda cerniera interna è fisso; l’ultimo tratto, ragionando in maniera
analoga, potrebbe ruotare intorno ad E ma tale rotazione è impedita dal
carrello in C. In conclusione può affermarsi che oltre ad essere 03=−st,
è anche =le , quindi la turaostatica.
Si passa a scrivere le equazioni di equilibrio esterno per
la soluzione della struttura.
Le ultime due equazioni sono le equazioni ausiliarie che
esprimono le condizioni di equilibrio della cerniera in D e nella cerniera in
E. Entrambe le equazioni impongono che il momento di tutte le forze che seguono
la cerniera in esame, calcolato rispetto alla cerniera stessa è nullo.
Sostituendo il valore dei carichi e risolvendo il sistema si
perviene alle reazioni vincolari che determinano l’equilibrio esterno della
struttura.
Nella figura sotto è rappresentata la struttura analizzata
con i risultati ottenuti per le reazioni vincolari.
I Portali
I portali sono strutture costituite da due piedritti
(colonne) sormontate da un architrave. A seconda delle diverse configurazioni
possibili i portali possono essere isostatici o iperstatici. Nella figura a
lato è rappresentato un portale costituito da due tratti vincolati esternamente
con due cerniere ed internamente con una terza cerniera. La struttura rientra
nella tipologia dei cosidetti archi a tre cerniere; essi sono strutture
isostatiche a patto che le tre cerniere non siano allineate. La soluzione della
struttura porposta viene condotta in analogia con le modalità di soluzione
delle travi Gerber scrivendo le equazioni cardinali della statica ed integrandole
con l’equazione ausiliaria di equilibrio della cerniera interna. Nel nostro
caso scriveremo l’equazione ausiliaria valutando il momento rispetto a C di
tutte le forze che seguono la cerniera interna. 500 daN/m
Sotto si riporta la figura rappresentante le reazioni
vincolari con i versi coerenti con i risultati ottenuti.
Le strutture reticolari
Le strutture reticolari sono tipiche strutture isostatiche
composte da diversi tratti collegati tra loro da cerniere in modo da formare un
certo numero di maglie triangolari. Esternamente sono solitamente vincolate
attraverso una cerniera ed un carrello alla stregua di una semplice trave
appoggiata. Esaminando una singola maglia triangolare si può osservare come tra
i tre tratti che costituiscono la maglia non sono possibili spostamenti o
rotazioni relative, pertanto la maglia si comporta come se fosse un singolo
corpo rigido avente quindi tre gradi di libertà esterni. L’assemblaggio di un
certo numero di maglie triangolari comporta che l’intera struttura, può
assumersi ai fini dell’equilibrio esterno come un singolo corpo rigido (come
una trave semplice costituita da un unico tratto) e pertanto i tre gradi di
libertà esterni dell’intera struttura possono essere soppressi da una cerniera
ed un carrello. Per la ricerca delle reazioni vincolari è sufficiente la
scrittura delle tre equazioni cardinali della statica.
Le strutture reticolari sono solitamente soggette a carichi
costituiti da forze concentrate applicate nei nodi strutturali.
E’ possibile costruire diverse tipologie di travature
reticolari ed alcune di queste con particolari configurazioni si prestano a
particolari utilizzi ed assumono nomi specifici.
Vengono qui proposte in rassegna alcuni degli schemi di
travature reticolari più usuali con le possibili configurazioni di carico,
resta a cura del lettore esercitarsi nel riconoscere l’isostaticità della
struttura proposta e la formulazione di esercizi numerici per la ricerca delle
reazioni vincolari.
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Travatura
a capriata semplice con monaco.
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
a capriata Tedesca con saettoni.
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
a capriata Tedesca con saettoni.
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
a capriata semplice tipo Polonceau
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
a capriata composta tipo Polonceau
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
a capriata tipo Inglese
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture a falda.
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Travatura
reticolare tipo Mohniè
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture piane.
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Travatura
reticolare a correnti paralleli
Struttura
adatta per la realizzazione di coperture piane.
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