I LIEVITI
Sono funghi unicellulari perciò in
condizioni avverse producono aschi all’interno delle quali vi sono le spore.
I lieviti vinari si suddividono in:
- Ascomiceti
- Deuteromiceti (funghi imperfetti che si
riproducono per via asessuata)
Sono cellule eucariote composte da:

PARETE
-
protezione
-
dà forma e rigidità
-
struttura elastica per facilitare l’assorbimento
delle sostanze. È porosa cioè permeabile ai soluti.
-
di natura polisaccaridica
-
componenti fondamentali :
glucani,mannoproteine
(mannosoio + proteine) 70%
chitina (1-2%),
enzimi 30%
Nei lieviti vinari la chitina è localizzata
nelle cicatrici della cellula dopo la riproduzione asessuata.
I lipidi non sono tipicamente appartenenti
alla parete ma provengono dalla membrana o dal mezzo.
La parete non interviene direttamente tra
cellula e ambiente.
SPAZIO
PERIPLASMATICO nella quale si trovano molti enzimi.
MEMBRANA
-
consente attivamente o passivamente lo scambio
doppio strato fosfolipoproteico, i lipidi
più presenti sono gli steroli e il più
importante è l’ergosterolo. È una sostanza
sintetizzata in aerobiosi. Le microareazioni fatte durante la F.A servono dunque oltre alla
moltiplicazione dei lieviti, alla produzione di ergosterolo (sostanza di
sopravvivenza).
In mancanza di
ergosterolo, non si fermenta più lo zucchero quindi per favorire il lievito
nella c 424f51e onclusione della F.A, si aggiungono nel vino gli steroli.
La % di steroli nella membrana aumenta l’alcol tolleranza
quindi sarà maggiore la possibilità di portare a secco il vino.
- selettiva, permeabile ai
liquidi, semi-permeabile ai soluti
La membrana è molto ricca
di enzimi.
Permeasi: aiutano e
favoriscono l’entrata e l’uscita delle sostanze.
PLASMIDI
Sono molto importanti per poter trasferire
da un ceppo di lieviti ad un altro caratteristiche enologiche; si fa anche da
batterio a lievito. Molto importante dal punto di vista del miglioramento
enologico.
VACUOLO
Nel caso dei lieviti è un magazzino anche
di idrolisi, ci sono inoltre enzimi detti proteasi che distruggono
l’impalcatura proteica della cellula (autolisi), in seguito rimane soltanto la
parete.
L’energia per l’autolisi è ricavata dagli zuccheri di riserva(glicogeno) respirati
intensamente. Avviene quando il lievito si trova in condizioni sfavorevoli per
la sopravvivenza.
Nel citoplasma
ci sono tutti gli enzimi per la glicolisi della fermentazione alcolica.
CITOSOL soluzione che
contiene enzimi solubili, glicogeno e ribosomi
APPARATO
DEL GOLGI immagazzinamento
e trasformazione delle proteine da trasferire poi al vacuolo.
MITOCONDRI
Alla periferia del citoplasma. Organuli
respiratori. In anaerobiosi questi organuli spariscono.
NUCLEO
Forme
di riproduzione
In condizioni
favorevoli
Temperatura riproduzione
asessuata, cioè per gemmazione
pH
e raramente per scissione
disponibilità di nutrienti
In
condizioni sfavorevoli
il fungo sporifica, quindi si ha la
formazione dell’asco preceduta da una coniugazione oppure è la stessa cellula
di lievito che diventa asco.
Nel vino non si vengono a creare situazioni
non favorevoli ed inoltre la sporificazione avviene solo in presenza di ossigeno
quindi non si verifica.
Nel vino però si può
verificare l’autolisi. In questo caso il lievito utilizza tutte le sue
sostanze di riserva( glicogeno) che vengono scisse in monosaccaridi e respirate
intensamente per ricavare energia per l’abbattimento delle strutture della
cellula tranne della parete. Ciò avviene a 45-50°C e pH 4-4,5.
I batteri lattici si nutrono del pull
aminoacidico delle cellule di lievito autolisato perciò le scorze di lievito
vengono polverizzate dall’industria e aggiunte ad inizio fermentazione come
nutrienti.
Lievito varietale: esalta l’aroma del
vigneto. Utilizzando i lieviti autoctoni mantengo il binomio lievito-vitigno.
Per clonare i lieviti autoctoni:
v filtrazione del
mosto a fine F.A
v si coltiva in
piastra
v si fa essiccare
dall’industria
L’identificazione dei generi:
-
modalità di moltiplicazione
-
la forma delle spore
-
numero di spore per asco
-
le modalità di sporificazione
-
la capacità o l’incapacità di fermentare gli
zuccheri
-
la capacità di sviluppo alla superficie con
formazione di pellicole
Comportamento nei confronti di fonti
nutrizionali
N – la forma più prontamente assimilabile è
quella ammoniacale subito dopo quella organica sotto forma amminoacidica o
tutt’al più peptidica, non vengono assunte le forme gassose. Alcuni amminoacidi
vengono assunti con diverse gradazioni di assimilazione addirittura sembra non
vengano assunti alcuni amminoacidi come la prolina; è meno gradita l’assunzione
di amminoacidi dato che il loro metabolismo implica la formazione di alcol
superiori che già naturalmente si formano e in dosi eccessive vanno ad alterare
la qualità del vino, i lieviti infatti producono autonomamente amminoacidi e
quelli in eccesso vengono deaminati, decarbossilati e ridotti con formazione di
alcol secondari. Quando si prepara lo starter nei lieviti in moltiplicazione si
aggiungono Sali (fosfati o sofati) di ammonio detti attivanti; i solfati
possono essere carenti nei mosti , sono molto importanti per la produzione di
amminoacidi solforati. Gli amminoacidi possono essere utilizzati sia per via
anabolica che catabolica. I mosti non possono essere significativamente carenti
in N.
Zuccheri –
Fonte
energetica. Possono utilizzarli:
-
respirandoli; se si trovano in un
mezzo areato. Ai soli fini moltiplicativi. Energia prodotta 38ATP
-
fermentandoli; in assenza di ossigeno.
Glicolisi-ac.piruvico-acetaldeide-alcol etilico energia generata 2ATP si genera
poca energia perché il composto ottenuto è ad alto contenuto calorico.
Assimilano
la forma monosaccaridica, glucosio e fruttosio.
Il
melibiosio e il saccarosio sono utilizzati solo se il lievito possiede l’enzima
per idrolizzarli. Non utilizzano i pentosi.
la
forma assimilata è quella monosaccaridica i pentosi non vengono assunti dai
lieviti, le fonti carboniose sono le fonti energetiche che vengono utilizzate
attraverso la respirazione in presenza di ossigeno o attraverso la
fermentazione di caso di anaerobiosi, caso in cui si ha la FA il cui scopo
principale è la fermentazione degli zuccheri esosi e la loro trasformazione in
alcol e prodotti secondari con il giusto equilibrio; durante questa fase si
formano solo due ATP. La sola fase di respirazione in campo enologico avviene
durante la preparazione dello starter in cui i lieviti si devono riprodurre; ma
durante la FA vengono praticate micro aerazioni per permettere ai lieviti di
riprodursi sintetizzare steroli e produrre energia in modo da portare i vini a
secco e la FA a termine senza arresti.
Vitamine (fattori
di crescita)
– i lieviti necessitano di vitamine tipo: riboflavina, tiamina, in particolare
acido pantotenico ecc, alcune vengono sintetizzate altre sono necessarie nel
mezzo, negli starter può essee aggiunta tiamina come attivante di
moltiplicazione
Sali minerali – importanti K, P,
S, Ca, Mg
Comportamento nei
confronti dell’ossigeno – se è presente i lieviti lo utilizzano per respirare gli
zuccheri, ricavando energia per la moltiplicazione con un notevole aumento
della massa a scapito dell’alcol; con questo principio si prepara lo starter
per l’inoculo che avviene al momento della piena attività moltiplicativa per
far sì che siano in grado di prendere in possesso il mezzo sopraffacendo la
flora microbica indigena. Il numero di cellule all’inoculo deve essere di 106
cellule/ml circa dopo l’inoculo si sottrae l’ossigeno e lo si ripropone
sotto forma di micro aerazioni per favorire la sopravvivenza dei lieviti e per
la loro moltiplicazione; con la sintesi di steroli aumenta l’alcol tolleranza e
quindi il ritardo dell’inibizione e la morte del lievito, si possono aggiungere
steroli alla fine della FA per riuscire a portare a secco il vino in esame.
I lieviti della fioretta respirano l’alcol
formando una patina sulla superficie del vino.
Comportamento
generale durante la fermentazione alcolica – possiamo dividere il
periodo della fermentazione alcolica in 5 fasi
I. fase di
adattamento in cui alcune cellule muoiono e i lieviti non si riproducono a
causa dell’adattamento al mezzo
II. fase di crescita
esponenziale i lieviti si sono adattati al mezzo e si moltiplicano
esponenzialmente

III.
fase stazionaria quella che l’enologo cerca di
mantenere il più a lungo possibile in quanto è il momento in cui la maggior
parte degli zuccheri viene fermentata e l’alcol prodotto
IV. fase di declino
momento in cui le cellule cominciano a morire e non vengono sostituita da nuove
cellule
V. fase di cellule
quiescenti o morte totale tutte le cellule sono morte o alcune sono
sopravvissute sotto forma di spore
la
fermentazione alcolica produce in equilibrio etanolo e prodotti secondari
derivanti dal metabolismo di zuccheri ed altri elementi.
I
principali prodotti secondari sono: glicerolo, acido acetico e alcol
superiori(sono normalmente prodotti dal metabolismo dell’N o da quello degli
amminoacidi.
La
malo alcolica viene effettuata dallo schizzo saccaromices pombe che però non interviene
nel caso in cui il mosto sia solfitato; il cerevisiae non è in grado di
praticarla e non è ricercata perché diminuisce l’acido malico dei vini rendendo
difficile la malolattica o abbassando troppo l’acidità del vino, inoltre con
questo meccanismo si alza di molto l’acidità volatile
Fattori che
influenzano la fermentazione alcolica – i fattori che influenzano la FA sono
essenzialmente:
temperatura
pH
residui di
fitofarmaci
concentrazione
degli zuccheri
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Lievito
|
forma
|
Caratteristiche
enologiche positive
|
Caratteristiche
enologiche negative
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Famiglia
Saccharomycetaceae
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Saccharomyces
cerevisiae
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Globose,ellittiche
o cilindriche. Possono essere molto lunghe per via della formazione di ife.
Singole
o
appaiate.
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Alto
livello di:
-alcol
tolleranza
-vigore fermentativo
-resistenza
agli antisettici
-temperatura
di vinificazione
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_________
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Pichia
membranaefaciens
|
ovali
o allungate
possono
essere presenti delle pseudoife
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__________
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Attacca
l’alcol, sviluppa bene in superficie dove forma pellicole secche e lisce o
fiocchetti(fioretta).
Priva di attività
fermentativa
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Torulaspora
delbrueckii
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globose
o ellittiche con possibile presenza di pseudoife
|
Lievito
buono utilizzato soprattutto per le fermentazioni scalari ( come primo
inoculo e dopo di questo il S. cerivisiae.
Forte
vigore fermentativo.
Buona
resistenza agli antisettici.
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Potere
alcoligeno limitato, a 9-10% vol non riesce a lavorare.
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Hansenula
anomala
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Sferica,
ellittica o allungata
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___________
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Attacca
l’alcol, sviluppa bene in superficie dove forma pellicole secche e lisce o
fiocchetti(fioretta).
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Zygosaccharomyces bailii
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Globose,
ellittiche e cilindriche
|
Lievito
osmofilo (resiste ad alte concentrazioni di zucchero)
Buona
attività fermentativa.
Adottati
anche per fermentazioni scalari.
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Famiglia
Saccharomycoidaceae
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Hanseniaspora
guilliermondii
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Cellule
globose, ellittiche o cilindriche
Forma
sessuata del Kloeckera apis
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Hanseniaspora
uvarum
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Cellule
globose, ellittiche o cilindriche
Forma
sessuata del Kloeckera apiculate
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Saccharomycodes
ludwigii
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Voluminose,
apiculate ed estremità arrotondate oppure ovali o allungate con un
rigonfiamento centrale(a suola di scarpa).
Quando
è in gemmazione ha la forma di un birillo in quanto la cellula figlia si
trova ad un polo della cellula.
|
Forte
resistenza alla solforosa.
Riesce
a far fermentare anche mosti muti.
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____________
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Famiglia
Schizosaccharomycetaceae
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Schizosaccaromyces
pombe
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globose,
ellittiche o cilindriche con bordi arrotondati.
A
seconda dello stadio di sviluppo si può
presentare sottoforma di filamento sembrando un ifa.
|
Per
mosti troppo acidi, abbatte l’ac.malico trasformandolo in alcol.
Ottima
attività fermentativa.
|
i
prodotti secondari che genera non sono buoni ed incrementano l’acidità volatile
perciò non è indicato se non un tipo specifico. Non è gradito l’intervento
del pombe durante la F.A
visto che abbatte l’acidità.
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Famiglia
Candidaceae
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Candida vini
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Globose,
ovoidale, cilindrica o allungata, raramente apiculate, ogivale o triangolare.
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__________
|
Privo
di attività fermentativa.
Sviluppa
sulla superficie dove è l’agente principale della fioretta formando quindi
veli voluminosi e fragili
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Candida
pulcherrima
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Cellule
molto grandi e sferiche che contengono una bella goccia lipidica
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__________
|
___________
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Kloeckera apiculata
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Apiculate
(per la forma a limone quando sono in gemmazione), od ovali o allungate.
Forma
imperfetta (asessuata)
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Più
frequente nei mosti e sono responsabili dell’ avvio della fermentazione spontanea.
Elevato
vigore fermentativo.
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Produce
un elevata quantità di ac.acetico, non hanno un buon potere
alcoligeno(4-5%vol) quindi non può portare a termine la F.A
Sensibili
alla solforosa
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Kloeckera apis
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Apiculate
(per la forma a limone quando sono in gemmazione), od ovali o allungate.
Forma
imperfetta (asessuata)
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Brettanomyces
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Globose
spesso ogivali
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__________
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Producono
elevate quantità di acido acetico quindi aumento di acidità volatile.
Alterazioni
dei vini.
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La fermentazione spontanea dei mosti
Il mosto d’uva come mezzo nutritivo
Il mosto ha una composizione soddisfacente
dal punto di vista nutrizionale in quanto presenta zuccheri, composti
ammoniacali e amminoacidi, fosfati, solfati e vitamine anche se alcune volt
possono verificarsi squilibri nutrizionali per quanto riguarda le fonti
azotate.
Il fattore che veramente limita lo sviluppo
dei microrganismi nel mosto è rappresentato dal pH, i cui valori sono fra e 3 e 3.5; i microrganismi che tollerano tali
sogli di pH sono:
lieviti che hanno
valori di pH intorno a 4-4.5 ma si sviluppano anche a pH 3
batteri acetici
alcuni batteri
lattici quali oenococcus oeni e alcune specie del genere lactobacillus
muffe che sono
poco influenzate da valori di pH di un ampio raggio
Microflora epifitica prende questo nome
l’insieme dei lieviti già presenti sui grappoli che iniziano la loro attività
poco dopo (in genere un giorno) il riempimento delle vasche dando inizio alla
fermentazione alcolica.
È noto da molto tempo che la fermentazione
viene avviata da lieviti apiculati e solo in seguito compaiono lieviti di forma
cilindrica; effettuando prelievi e colture in successione possiamo avere una
panoramica completa della popolazione microbica presente prima, durante e dopo
la fermentazione.
Le popolazioni di lieviti che giocano un
ruolo fondamentale nella fermentazione alcolica sono essenzialmente 2 :
Kloeckera
apiculata , tipico rappresentante degli apiculati è dominante nelle prime fasi
della fermentazione, ottimo vigore fermentativo viene però messo in difficoltà
dall’alcol a causa del basso potere alcoligeno a livello di 4 gradi alcol si
arrestano
Saccaromyces
cerevisiae, rappresentante degli ellittici, entra in azione prendendo il
sopravvento non appena cessano i Kloeckera ottimo vigore fermentativo ed
elevata alcoltolleranza, questo lievito è molto meno diffuso degli apiculati ma
grazie al suo potere alcoligeno, il più elevato, che raramente scende sotto i
10gradi alcol ed arriva a toccare i 20 prende il sopravvento sugli apiculati
indeboliti dal grado alcolico del mezzo
Oltre a questi due lieviti sono da
ricordare per i loro interventi nella fermentazione:
Torulaspora
delbruchei
Zygosaccaromices
bailii
Schizzosaccaromyces
pombe
Altri lieviti marginali sono:
Saccaromicodes
ludwigi
Brettanomices
Al termine della fermentazione se non viene
impedito il contatto con l’aria è inevitabile lo sviluppo dei lieviti della
fioretta:
Picchia
membranafaciens
Candida vini
Hansenula anomala
Gli studi hanno dimostrato che il
Saccaromyces cerevisiae ha un ruolo prevalente nella fermentazione spontanea
dei mosti anche se la sua predominanza dipende esclusivamente dalle condizioni
che lo favoriscono in primo luogo la concentrazione alcolica; propiro per la
suo scarsa presenza in natura si formulò l’ipotesi che il saccaromyces
cerevisiae si perpetuasse nelle cantine, portata all’esasperazione dalla
credenza che questo fosse un lievito domestico e non esistesse in natura; la
teoria venne smontata dal fatto che accurata igene di cantina con lavaggi e
pulizia non potevano permettere lo sviluppo e la sopravvivenza di anno in anno
di lieviti in nicchie di cantina.
Il marciume
acido è una malattia che colpisce il grappolo ed ha importanti conseguenze
per le popolazioni di lieviti dell’uva.si manifesta quasi esclusivamente in
fase di maturazione ed ha un andamento esplosivo praticamente indipendente
dall’andamento meteorologico; è riconoscibile per la graduale degradazione
della buccia e dal caratteristico odore di acido acetico.
Le fermentazioni spontanee nella
vinificazione tradizionale
Nel passato nelle fermentazioni spontanee
alla fine della fermentazione tumultuosa ad opera degli apiculati si potevano
verificare diverse situazioni:
Presenza di ceppi
ecologicamente buoni e vino portato a secco
Residui zuccherini
a causa dell’assenza di ceppi buoni o condizioni di temperatura sfavorevoli a
questi (caso più frequente)
Risultati
sconcertanti dovuti a pombe o brettanomices che prendono il sopravvento
Al termine dell’inverno
all’imbottigliamento poteva accadere che:
Vino portato a
secco non suscettibile a fermentazioni, vino tranquillo
Vino contenente
residui zuccherini in minime quantità con ceppi di cerevisiae con produzione di
vino bianco secco
Produzione di vino
più o meno dolce a causa degli zuccheri rimasti ma comunque tranquillo
Vino con elevate
quantità di zucchero e ceppi dotati di basso potere fermentativo con produzione
di vino dolce frizzante
Vino con elevati
residui zuccheri e ceppi di cerevisiae con aumento della pressione dovuto alla
fermentazione e salto del tappo o scoppio della bottiglia
Attualmente il controllo della temperatura
e l’utilizzo di solforosa hanno reso più controllabile e standard la
vinificazione.
Intervento sulla fermentazione dei mosti
Per le fermentazioni scalari si possono
utilizzare colture selezionate, si realizza utilizzando due ceppi diversi di
lieviti il secondo dei quali è il Saccaromyces cerevisiae inoculato dopo alcuni
giorni (4-5) dal primo inoculo con ad esempio Zygosaccaromyces veronae la
fermentazione è più lenta e regolare con minimi valori di acidità volatile.
Sono stati ottenuti ottimi risultati anche
con l’accoppiamento torulaspora delbrueckii e saccaromices cerevisiae la
fermentazione scalare però non ha trovato grande applicazione questo principio
però è molto importante in quanto lieviti non saccaromyces possono apportare
migliori qualità al vino.
Il metodo super 4 prevede la fermentazione
di mosti con livello di alcol superiore a quattro in modo da utilizzarlo come
inibente ed omettere la solfitazione, utilizzato nella vinificazione continua
diventa problematico per quella discontinua.
L’anidride solforosa ha molte funzioni:
Impedisce
lìossidazione ad opera degli enzimi ossidasici della botritis
Con bassi valori
di pH agisce come antisetti
Inibisce
completamente gli apiculati
Saccaromycodes ludwigi resista alla
solforosa al punto da fermentare mosti muti
I lieviti autoctoni
Contestazioni del metodo:
Poche colture
reperibili in commercio che per le loro caratteristiche generiche rischiano di
rendere uguali tutti i vini
Non è possibile
che tutti i lieviti siano ugualmente adatti alla fermentazione di tutti i mosti
Un lievito isolato
in una determinata zona viticola può non essere adatto per zone pedologiche
diverse
La richiesta da parte dei consumatori di
qualità sempre migliori e caratteristiche diverse per i vari vini e vitigni ha
portato le aziende più grandi a specializzarsi nell’isolamento dei lieviti
autoctoni che si originano con mutazioni e intrecci con altri habitat ogni
anno.
Il genius lociè quell’insieme di di fattori
legati all’ambiente alle pratiche colturali e alla cantina che nel loro
complesso danno al vino caratteristiche esclusive e si mantengono costanti nel
tempo; per determinare il genius loci i lieviti autoctoni svolgono un ruolo
molto importante.