I cambiamenti nel settore bancario
L’uomo come
produttore, come distributore e come consumatore si trova qui e altrove grazie
alle scienze della comunicazione e della telepresenza; nel settore bancario, la
produzione, distribuzione e fruizione dei prodotti e servizi finanziari viene
svincolata dalla localizzazione geografica, attraverso la disintermediazione e
virtualizzazione della catena del valore, che si decompone in molteplici fasi
di focalizzazione e specializzazione: dalla produzione alla ricerca e sviluppo,
dalla consulenza alla vendita, dalla distribuzione al servizio post- sale, alla gestione delle
infrastrutture al back-office. La catena del valore, decomponendosi sotto i
colpi della disintermediazione e della virtualizzazione, simula in effetti già
oggi il reale di domani. Il consumatore, ad esempio, all’affermarsi del trend
di decomposizione della catena del valore dell’asset managment, può accedere
dalla propria casa, attraverso reti di comunicazione digitale, all’acquisto di
prodotti del risparmio gestito (fondi comuni, assicurazioni sulla vita, ecc.)
che vengono sviluppati da società di gestione operanti a New York o a Londra
oppure operare direttamente sui mercati, tramite servizi di consulenza a
domicilio e di amministrazione fiduciaria offerti da una banca retail
localizzata nella propria regione di appartenenza.
Il fenomeno
di decomposizione della catena del valore non è tuttavia limitato ai business
del settore bancario più innovativi, ma investe anche quelli più tradizionali.
La
virtualizzazione della catena del valore dei servizi finanziari rende, in
effetti, accessibile l’industria a una selva di nuovi, potenziali concorrenti,
dotati di modelli di business e di strategie competitive poco conosciute e
comprese da parte delle banche tradizionali, che stentano quindi a modificare
conseguentemente il loro intento strategico e il loro modo tipico di fare
business. Nella nuova società sempre più “virtualizzata”, le banche si trovano
infatti ad essere non solamente nel business “banca virtuale”, o in quello
della distribuzione e vendita tramite canali elettronici ( E-commerce); più criticamente, le banche italiane si
trovano nel business della risoluzione dei bisogni sempre più complessi e
integrati della propria clientela, in competizione diretta con concorrenti
bancari internazionali e co 646i83g n nuovi concorrenti extra - bancari.
Con
l’emergere della catena del valore virtuale, prende infatti forma un nuovo
modello di impresa, che prevede, attraverso la decomposizione delle fasi
produttive/distributive/infrastrutturali e di gestione della relazione della
catena del valore tradizionale, la presenza di nuovi ruoli altamente
focalizzati e specifici che necessitano tuttavia di nuove competenze per
produrre il massimo valore aggiunto, per la risoluzione e il soddisfacimento
completo dei bisogni complessi e integrati dei segmenti di clientela target:
·
i fornitori di contenuto
·
i fornitori di servizi
·
i fornitori di reti.
In questo
nuovo scenario di decomposizione della catena del valore, le banche possono
certamente godere dei vantaggi di posizionamento che sono stati da loro
storicamente detenuti (e goduti), attraverso il presidio diretto del territorio
(conoscenza della clientela, immagine di affidabilità capacità di aggregazione
e di autentificazione, ecc.); possono conseguentemente ricavarne significativi benefici
in funzione dei possibili ruoli che vorranno giocare.
L’industria
bancaria in profonda e veloce trasformazione è oggi dominata da una
competizione che supera i confini geografici e di settore, sgretolando i vecchi
paradigmi economici e portando a estinzione quelle banche che non sanno
proattivamente adeguarsi, reinventando il proprio modo di fare banking,
all’evoluzione dei mercati e della società.
1.3.1 Il ruolo
del settore del credito nell’economia del domani
Al cadere delle barriere
normative e come conseguenza della scomparsa delle distanze geografiche, le
banche e le altre istituzioni finanziarie innovano i loro prodotti e servizi,
oltrepassando i confini tradizionali dell’ industria nel perseguimento
aggressivo delle nuove opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati
monetari e dell’economia reale. Allo stesso tempo, lo sviluppo della tecnologia
dell’informazione e delle telecomunicazioni permette ad altre potenti
organizzazioni extra-bancarie l’ingresso nel business finanziario, e la
competizione aggressiva con i più tradizionali e affermati gruppi bancari.
Le nuove condizioni
competitive del sistema finanziario globale, e l’ingresso nel mercato di
concorrenti cross-industry, rappresentano una sfida per le istituzioni bancarie
più tradizionali, che le costringe a ristrutturarsi e a rinnovarsi velocemente,
per sviluppare nuove offerte e nuovi prodotti (ad esempio, con l’integrazione
delle tradizionali offerte bancaria ed assicurativa per la clientela retail, o
con l’introduzione di nuovi prodotti strutturati per la gestione dei flussi di
tesoreria della clientela corporate) per conquistare e difendere primarie
posizioni di mercato e raggiungere copertura e leverage distributivi al livello
internazionale. Le nuove condizioni competitive rappresentano d’altro canto
anche un’opportunità per le banche italiane, di ricerca, identificazione e
sfruttamento di nuovi business, caratterizzati da elevata attrattività e
crescita futura previste.
Ma per
raggiungere in breve tempo ed efficacemente questi obiettivi - contenendo al
contempo i costi e i rischi realizzativi - le organizzazioni finanziarie
tradizionali possono scegliere, invece di ricorrere alle opzioni tradizionali
della crescita interna (modalità build), o del consolidamento attraverso Merger
& Aquisition (modalità buy) , di sfruttare le opportunità offerte dal nuovo
mondo senza frontiere , sviluppando alleanze con altre organizzazioni non
necessariamente appartenenti alla stessa industria e area geografica e
generalmente caratterizzate da differenti competenze ed expertise (modalità
borrow).
La modalità buy è
testimoniata dal progressivo consolidamento dell’industria, in particolare,
verificabile direttamente nel decremento del numero delle banche determinatosi
in Europa negli ultimi quindici anni.
Le opportunità di
consolidamento tramite M&A per l’Italia nonostante alcune grosse
aggregazioni recentemente realizzate o solamente annunciate sono tuttavia
ancora in larga parte inesplorate rispetto al resto d’Europa.
Ma è la modalità borrow a
offrire le migliori opportunità di integrazione dell’offerta e di creazione di
valore. I primi risultati per l’Italia di alleanze di attacco (conquista di
nuovi clienti/territori) vs difesa (presidio di clienti/territori attuali) con
l’obiettivo di raggiungimento di sinergie di costo (economie di scala), di
canale distributivo (economie di scopo) o nell’innovazione e bundling di
prodotto sono promettenti, ma certamente
ancora lontani dalle massime potenzialità raggiungibili.
1.3.2
Lo sviluppo di alleanze strategiche
La banca tradizionale si
prepara a estendere attraverso le alleanze strategiche con concorrenti bancari
e altri extra bancari il proprio raggio di azione e operativo alla ricerca
ossessiva di tre principali obiettivi:
ü lo
sviluppo di nuovi prodotti, innovativi e qualitativamente
superiori nel design, rispetto a quanto già esistente, capaci di soddisfare
pienamente i bisogni attuali e potenziali del consumatore;
ü il
raggiungimento di economie di scala e di scopo che
permettano rispettivamente una riduzione dei costi e un contemporaneo aumento
dei ricavi;
ü lo sviluppo di nuovi canali distributivi,
capaci di assicurare una copertura globale e una fornitura specifica, rispetto
al segmento di clientela target che deve essere raggiunto.
Il bisogno di nuovi partner
industriali, con competenze tecnologiche, commerciali e di produzione si
rafforza quindi parallelamente alla deregolamentazione dei mercati e alla
conseguente opportunità competitiva di perseguire tempestivamente gli obiettivi
di estensione di prodotto, di canale e di scala prima citati. Quelle stesse
opportunità richiedono però nuove capacità di gestione e di decision-making,
per poter essere sfruttate appieno e per non trasformarsi in altrettanti rischi
per il successo e la continuità delle organizzazioni che partecipano a vario
titolo a forme di co-opetizione e di alleanza strategica.
Anche la
banca deve pertanto conoscere e apprezzare le diverse possibilità e modalità di
configurazione delle alleanze, imparando a gestirne le complessità relazionali
e le criticità di ordine strategico, attraverso lo sviluppo e la gestione di un
dedicato acquistion engine. L’acquisition engine, capitalizzando tramite lo
sviluppo di archivi elettronici aperti e di metodologie strutturate, le
esperienze della banca e quelle dei concorrenti esterni in tema di accordi
industriali con partner bancari e cross-industry, permette la gestione
ottimale, lo scambio e la condivisione del knowledge capital accumulato in tema
di alleanze strategiche,
La scelta,
lo sviluppo e la continuazione di alleanze strategiche con organizzazioni
spesso contraddistinte da differenti e a volte contrastanti valori e culture
aziendali rappresentano infatti una sfida particolarmente critica e difficile,
che le istituzione bancarie più tradizionali devono saper affrontare e gestire
per poter sfruttare appieno le opportunità offerte dall’ “Eden della
globalizzazione” poiché :
·
Gli obiettivi di business dei
partner industriali partecipanti all’alleanza, a volte in apparente condizione
di mutua esclusività, devono essere riconciliati;
·
La complessità e la criticità dei
rapporti relativi alle molteplici alleanze che possono rendersi necessarie
devono essere gestite e dominate;
·
le strutture organizzative, i
processi di decision-making e le capacità realizzative degli individui devono
essere sviluppate e adeguate, per essere pronte a competere nel mercato
globale, preparandosi a operare in un ambiente sempre più multiculturale.
1.3.3 Le nuove regole della
competizione
Nel nuovo
mercato globale la competizione non è più un gioco a somma zero, perché il
numero dei vincitori può essere maggiore, ma anche minore di quello dei vinti,
e le risorse e le competenze disponibili sono virtualmente infinite, potendosi
moltiplicare attraverso la leva di alleanze incrociate tra produttori,
distributori e integratori di servizi.
Il gioco a
somma zero diventa un gioco win-win attraverso l’incremento - a parità di altre
condizioni - della posta finale in palio, e dei premi ( quota parte della posta
complessiva) destinati ai vincitori a ai vinti.
In
alternativa alle modalità prevalenti, ma finanziariamente onerose di sviluppo
della banca attraverso crescita interna (build) o di acquisizione esterna
(buy), la realizzazione di alleanze strategiche, attraverso la modalità borrow,
mirate all’ottenimento di obiettivi e di sinergie industriali che sono
condivisi dai partner alleati, si propone soluzioni win-win che risultano di
mutuo interesse per i partecipanti alla catena del valore: produttori,
distributori e integratori di servizi. Le alleanze strategiche sono cooperative
in quanto mirate all’ottenimento di obiettivi comuni, ma sono anche
competitive, perché gli obiettivi comuni sono parziali e non identificano
completamente la fondamentale mission aziendale di ciascuno dei partner alleati
- ovvero la creazione di valore economico per i propri shareholders e di valore
aggiunto e benessere per gli altri stakeholders
che continuano, almeno in parte,
a competere tra loro secondo le regole di mercato.
Negli
ultimi tempi, la realtà economica del settore bancario è infatti cambiata
profondamente, al progressivo realizzarsi di tre particolari trend di mercato:
·
i caratteri distintivi della
co-opetizione sono cambiati fondamentalmente, privilegiando rapporti di tipo
fiduciario estesi lungo la catena del valore., dai fornitori ai consumatori
finali, attraverso forme di collaborazione non vincolata con altri concorrenti
( ad esempio, l’alleanza tra American Express, Well Fargo e Banc One per la
sottoscrizione di prestiti di medio lungo termine a piccole e medie imprese);
·
il bisogno di partner industriali
produttivi e distributivi specialisti di contenuto e di contesto è aumentato
drammaticamente e parallelamente alla crescente necessità per le banche di
disporre di nuove competenze intellettuali e capacità realizzative per
competere con successo nel mercato globale. ( ad esempio , l’alleanza tra Bank
of America e Commerce Net per lo sviluppo di un nuovo canale elettronico
proprietario);
·
lo stesso concetto di confine tra
le diverse industrie e tra i differenti mercati è divenuto sempre più incerto e sfumato, così come lo è
divenuto quello tra la cooperazione e la competizione di concorrenti
cross-industry e cross-border ( ad esempio l’alleanza tra Bank of America, WWF
e Benetton).
Nella nuova realtà economica , caratterizzata da
processi produttivi e distributivi più efficaci ed efficienti, gli stessi
partner dell’alleanza rimangono ancora in parte concorrenti, competendo però
tra loro in un’industria che è a maggior valore aggiunto per il consumatore
finale e per una posta in gioco complessiva ( la torta del plusvalore prodotto
da dividere) proporzionalmente superiore a quella originaria.
Attraverso
nuove alleanze strategiche con operatori extra-bancari, la banche possono
inoltre ampliare le finalità e la ragion d’essere del banking. Oltre il settore
dei servizi finanziari tradizionale, modificandone le regole, sviluppando nuovi
business e realizzando le opportunità offerte da questi ultimi per la creazione
di nuove fonti di valore.
1.3.4 Competenze distintive e
outsourcing
La
violazione delle regole e dei paradigmi tradizionali del banking è in
particolare funzionale allo sviluppo di nuovi business, attraverso la
soddisfazione - oltre che della tradizionale domanda di prodotti e servizi
bancari - di un più complesso insieme di bisogni finanziari ed extra
finanziari, che determinano profondamente le scelte di acquisto e le modalità
di consumo della clientela.
I nuovi
business che emergono, in risposta alla necessità di soddisfare i nuovi,
complessi bisogni della clientela, si sviluppano conseguentemente in modo
spesso trasversale rispetto al portafoglio di prodotti e servizi attualmente
offerti dalla banca, superando a volte gli stessi, tradizionali confini
dell’industria, dell’area geografica servita e della cultura imprenditoriale
prevalente nel banking di oggi, offrendo nuove opportunità per la creazione e
lo sfruttamento di nuove fonti di valore.
La
creazione e lo sfruttamento delle opportunità di business emergenti, non
implicano però, per le istituzioni finanziarie italiane, la necessità di
estendere il loro presidio diretto e le proprie competenze distintive lungo
tutta la catena del valore dell’industria dei servizi finanziari; piuttosto
richiedono alla banca elevate competenze specifiche, e la capacità di
concentrarsi sul proprio core business, focalizzandosi sui segmenti di
clientela per i quali è in grado di proporre la migliore offerta di valore.
Nella
logica insourcing-outsourcing, la banca si concentra su ciò che sa fare particolarmente
bene - le proprie competenze distintive - ed esternalizza a fornitori terzi i
processi e le funzioni aziendali per le quali non possiede oggi un vantaggio
competitivo ( o un forte interesse strategico a svilupparne uno nel medio-lungo
periodo) e per le quali non esiste una convenienza economica
all’internalizzazione.
Seguendo
questa logica, diventa particolarmente critico per la banca lo sviluppo di un
rapporto fiduciario di lungo periodo con uno o più partner industriali che gli
garantiscano:
- La
fruizione di una assistenza continua e di un aggiornamento tempestivo rispetto
alle soluzioni tecnologiche di mercato;
- L’accesso
a competenze distintive non possedute (e per le quelli la banca non possiede un
forte interesse strategico di lungo periodo allo sviluppo interno).
Nella
scelta tra le competenze distintive da sviluppare in-house e quelle da
terziarizzare attraverso joint venture con partner industriali esterni occorre
infatti non fare unicamente riferimento alle motivazioni di convenienza
economica di breve periodo, ma anche considerare le ragioni di ordine
“strategico”, quali ad esempio: la criticità del controllo diretto di una certa
competenza distintiva; il rischio che le competenze distintive del partner
industriale non vengano interamente trasferite nell’arco di tempo coperto
dall’accordo di collaborazione; o piuttosto, le proprie competenze vengano
assimilate da un partner destinato a divenire concorrente diretto al termine
della joint venture. Nella logica insourcing-outsourcing, la banca non è più
interpretata come portafoglio di prodotti, ma come mix di competenze distintive
e la catena del valore non è più una sequenza di processi, ma un albero
trinomiale lungo il quale valutare le opzioni strategiche disponibili tra
“fare” (build, ovvero “sviluppare internamente”), comprare (buy, ovvero
“acquistare tramite operazioni di M&A”), scambiare (borrow, ovvero
“prendere a prestito attraverso alleanze strategiche”). La globalizzazione dei
mercati richiede infatti alla banca:
- la
capacità di gestire con la massima flessibilità e tempestività la
decomposizione e ricomposizione della catena del valore, riallocando
dinamicamente il capitale proprio investito in ciascuna fase;
- la
massima concorrenzialità nella specializzazione scelta, raggiunta attraverso la
sua focalizzazione su una o poche fasi della catena del valore, e il presidio
strategico indiretto (ovvero, tramite alleanze strategiche) delle rimanenti
fasi.
1.3.5 Le diverse configurazioni possibili
La banca,
nella ricerca di un significativo e duraturo vantaggio competitivo, definisce
le proprie competenze distintive a partire dal benchmarking di ogni funzione
aziendale e si scopre “fabbrica di prodotti”, “distributore eccellente” o
“integratore dell’offerta” a seconda: della propria capacità di produrre
prodotti e servizi best in business - sulla base delle specifiche definite dal
cliente; o della propria attitudine a offrire una distribuzione caratterizzata
dalla massima convenience “Anywhere,
Anytime, Anymean”; piuttosto che della propria abilità nel comprendere e
risolvere i problemi quotidiani e i bisogni più complessi di medio-lungo
periodo del consumatore, attraverso l’integrazione e il packaging dei servizi e
prodotti finanziari ed extra-finanziari domandati in una value proposition
specifica e altamente attrattiva agli occhi della clientela target.
Nello
scenario cross-border, cross-industry e cross-cultural, prospera infatti la
banca “progetto”, che interpreta le risorse interne non come vincolo (in quanto
comunque reperibili all’esterno se non internamente disponibili), ma anche come
mezzo per rispondere alle sfide del mercato e per creare valore. La banca
progetto è anche una banca “a fisarmonica”, priva com’è di strutture fisse e
capace di riconfigurarsi in modo flessibile a seconda della convenienza e delle
opportunità. Le nuove condizioni competitive nel mercato globale le impongono
infatti lo sviluppo di nuove e più adeguate value proposition, per rispondere
all’ingresso di agguerriti concorrenti extra-bancari e riaffermare la propria
posizione di leadership nel mercato.
Oltre i
confini culturali, territoriali e di settore, la banca ripensa il proprio
modello di business, i propri, fondamentali, criteri e processi di gestione e
paradigmi di base per garantirsi successo, crescita e sopravvivenza.
1.3.6 Le alleanze strategiche distributive
Al
crescente bisogno della clientela di convenience per poter acquistare “in
qualsiasi momento”, in “qualsiasi luogo” e con “qualsiasi mezzo”, le banche più
proattive rispondono cercando nuove modalità di distribuzione dei prodotti e
servizi offerti. I nuovi canali elettronici che si affermano parallelamente
alla virtualizzazione della società diventano così i catalizzatori di alleanze
strategiche distributive tra istituzioni finanziarie più tradizionali e già
affermate, che già possiedono un marchio conosciuto, e aziende di information
technology innovative e meno conosciute, che possono aiutarle nell’ideazione,
nello sviluppo e nella realizzazione di questi canali.
L’imperativo
della convenience nella distribuzione dei prodotti e dei servizi finanziari
favorisce inoltre le alleanze tra “fabbriche di prodotto” e “distributori”, e
anche tra “distributori” e “rivenditori” , in grado di offrire efficaci veicoli
per la distribuzione di massa, su largo volume e a bassissimo costo, di
un’ampia gamma di prodotti.
Banche
retail, ma anche supermarket e altre catene di negozianti extra-bancari,
possono oggi offrire nuovi mezzi e modalità per raggiungere e soddisfare i
consumatori più desiderosi di convenience. Le alleanze strategiche distributive
per lo sviluppo e l’utilizzo dei nuovi canali elettronici possono per questo
riguardare:
·
organizzazioni finanziarie
che sono, nell’accezione tradizionale, direttamente concorrenti (ad
esempio, alleanze tra più banche distributrici, con accesso a mercati segmenti
di clientela e canali tra loro complementari);
·
organizzazioni finanziarie non
direttamente concorrenti, ma piuttosto complementari
nell’ottica della decomposizine per fasi della catena del valore ( alleanze tra
“fabbriche di prodotto “ e “distributori” - ad esempio, tra la fabbrica di
prodotti del risparmio gestito Arca Fondi, fortemente specializzata nella
funzione produttiva, e la rete distributiva delle banche Popolari medie e
piccole, fortemente radicate sul territorio regionale di appartenenza);
·
organizzazioni finanziarie e
operatori extra-bancari (alleanze tra “fabbriche di
prodotto” e supermarket di beni di consumo - relativamente all’utilizzo delle
carte di debito e dei prodotti di credito al consumo tradizionalmente offerti
dalle anche; o tra “distributori” e software house per l’esternalizzazione di
alcune funzioni di supporto infrastrutturale all’operatività tipica - si veda
ad esempio l’accordo in corso di sviluppo tra la Borsa di Londra e Andersen
Consulting per l’outsourcing del back-office).
Le alleanze
strategiche distributive tra banche e imprese di informatica e
telecomunicazione, o tra banche e catene di rivenditori finanziari o di beni di
largo consumo sono mirate al rafforzamento dei canali di distribuzione, ma
anche all’individuazione di nuovi prodotti e nuovi modi di produzione e servizi
a elevato contenuto informatico (ad
esempio, l’accordo tra Master Card e Los Alamos Labs, per lo sviluppo delle
possibilità di commercio elettronico).
1.3.7 Le alleanze strategiche
produttive
Le alleanze
strategiche produttive si focalizzano invece sul valore che può essere creato
dal raggiungimento di economie di scala (risparmio di costo legati
all’indivisibilità di alcuni input produttivi e alla loro meno che
proporzionale variabilità al variare del livello di output prodotto). In
generale, le esperienze emergenti dal mercato nordamericano indicano
chiaramente come le alleanze strategiche produttive possano sostituire
efficacemente le acquisizioni ostili e la crescita interna utilizzate in
passato nelle aree i cui volumi ed efficienza dominano.Il minore impiego di
capitale dell’opzione borrow per il raggiungimento delle stesse economie di
scala, implica infatti la possibilità di raggiungere livelli di redditività
maggiori sul capitale proprio, per le banche che risultano più attive nello
sviluppo e nella gestione delle alleanze strategiche.
Le alleanze
nella ricerca delle economie di scala implicano minori investimenti iniziali e
minori costi continuativi, rispetto alle alternative di acquisizione esterna o
di crescita interna. Richiedono inoltre minori approvazioni legali e
giuridiche, differenziandosi per i tempi più veloci di implementazione e per i
minori rischi di fattibilità e realizzazione. Parallelamente alla
globalizzazione dei mercati, diventa quindi prevedibile un aumento delle
alleanze di insourcing, e anche una crescita nel numero dei partner industriali
partecipanti a ciascuna di queste, in quanto i partner originariamente partecipanti
all’accordo, alla ricerca di sempre maggiori economie di scala, saranno
progressivamente costretti a estendere il pooling di risorse messo in comune,
coinvolgendo un numero sempre più elevato di organizzazioni alleate.
1.3.8 Le alleanze strategiche per l’integrazione
dell’offerta
Le alleanze
strategiche per l’integrazione dell’offerta (l’assemblamento dei
prodotti/servizi e dei canali di distribuzione utilizzati per la composizione
della value proposition) possono invece permettere alle banche di raggiungere
fasce di domanda al di fuori dei propri tradizionali segmenti di mercato, con
la possibilità di ampliare l’attuale base di clientela attraverso la
configurazione più mirata e competitiva delle proprie value proposition.
Le alleanze
di successo si concentrano su una integrazione ragionata di prodotti e servizi
che difficilmente il consumatore sarebbe in grado di replicare, a parità di
tempo e con la stessa flessibilità nella composizione. L’assemblamento è
“ragionato” in quanto si basa su una visione più vasta dei bisogni della
clientela, che oltrepassa i confini dei servizi finanziari e si allunga fino a
coprire altre decine di categorie di bisogni, di routine o di più lungo periodo
che sfociano quindi nella realizzazione di veri e propri “progetti di vita”.
I
consumatori, che fino ad ora hanno soddisfatto tradizionalmente questi bisogni
comprando separatamente i prodotti e i servizi necessari da più, distinti
fornitori, avranno quindi la possibilità di rivolgersi a un unico interlocutore
che, in qualità di integratore dell’offerta, si occuperà quindi di reperire sul
mercato le migliori combinazioni di prodotto/servizi, canale e prezzo.
Le
istituzioni finanziarie che vorranno integrare i prodotti e i servizi del
proprio core business con altri prodotti e servizi non-core bancari ed
extra-bancari, potranno farlo riducendo i rischi di fattibilità e gli
investimenti finanziari e tecnologici necessari, alleandosi con operatori
tradizionalmente poco conosciuti, perché appartenenti ad altre industrie attraverso
appropriate strategie di assemblamento dei prodotti/servizi, ed adeguate
capacità realizzative dei partner industriali. La banca avrà quindi la
possibilità di assicurarsi nuove audience nazionali e internazionali, anche al
di fuori dei propri tradizionali segmenti di mercato.
1.3. 9 Difficoltà nell’estensione
di prodotto e canale
L’estensione
verso nuovi prodotti e nuovi canali, e verso sempre maggiori economie di scala
e di scopo, implica, comunque una collisione con nuovi concorrenti non tradizionali
che la banca tradizionale può difficilmente essere in grado di gestire e
superare vittoriosamente da sola.
In
particolare, la struttura organizzativa e la cultura imprenditoriale della
banca tradizionale non appaiono in molti casi ancora adeguate a gestire la
crescita preannunciata di alleanze strategiche in ottica di cooperazione competitiva, per
l’identificazione di soluzioni win-win, non permettendo di catturare gran parte
del valore che potrebbe derivarne.
- Troppe
negoziazioni potrebbero terminare negativamente, con riduzione quindi
significativa delle opzioni di espansione della banca lungo le tre direttrici
nuovi canali / nuovi prodotti / nuove economie di scala e di scopo prima
individuate.
- La
strutturazione dell’alleanza potrebbe richiedere molto tempo e costare troppo,
o potrebbe essere conclusa in modo affrettato, o senza una precisa e coerente
metodologia di riferimento per l’integrazione dei business condivisi dai
partner.
- Le
sinergie tra le business unit potrebbero non essere colte, o potrebbero essere
rimandate troppo a lungo nel tempo, perdendo progressivamente in termini di
tempestività ( la sinergia viene realizzata quando il mercato è ormai cambiato
) e di valore economico ( il valore attuale netto del denaro si riduce nel tempo
).
-
L’alleanza potrebbe bloccarsi in uno stallo improduttivo, non permettendo alla
banca di divenire il partner preferito della nuova industria in via di
formazione, impedendogli un posizionamento di vantaggio lungo la catena del
valore della nuova realtà economica.
1.3.10 Gestione delle alleanze e
funzioni da svolgere
In un primo
modello più tradizionale di gestione delle alleanze, la banca tipicamente
svolge due funzioni:
ü
si occupa della selezione dei
partner, della negoziazione diretta, della strutturazione dell’alleanza e della
formulazione strategica;
ü
si occupa della gestione operativa
e su base continuativa dell’alleanza, monitorandone lo sviluppo e valutandone
la performance.
Nel modello di gestione
della banca del futuro, altre due funzioni devono essere svolte con la massima
focalizzazione strategica e con elevata qualità esecutiva:
ü
occuparsi della gestione delle
informazioni, della conoscenza (knowledge capital) e dell’intelligenza (brain)
prodotte dall’interrelazione delle organizzazioni partner: a) investendo in
programmi incrociati di formazione professionale; b) sviluppando le best
practice maturate e trasferendole vicendevolmente; c) comunicando nel modo più
chiaro ed esteso possibile la vision comune dell’alleanza;
ü
preoccuparsi di coordinare i
partner di ciascun accordo strategico nel contesto di una gestione efficiente
del proprio portafoglio di alleanze, poiché è possibile che una stessa
organizzazione sia sua partner in una o più alleanze, e concorrente diretta di
altre alleanze a cui la stessa banca comunque partecipa.
La
pianificazione e lo sviluppo, la maturità e la gestione continua di un’alleanza
strategica seguono un ciclo di vita ben definito che richiede, per ciascuna sua
fase, competenze gestionali specifiche e azioni ben definite e coerenti.
Consideriamo,
ad esempio, il ciclo di vita, distinto in quattro fasi, delle alleanze
strategiche finalizzate allo sviluppo di canali elettronici di distribuzione:
§
nella prima fase, due o più
specialisti si alleano per lo sviluppo esclusivo di tecnologie proprietarie a
elevato contenuto informatico e assolutamente innovative;
§
nella seconda fase, l’alleanza è
estesa a partner industriali non tecnologici, per l’integrazione dell’offerta
distributiva finale e per la sua standardizzazione;
§
nella terza fase, l’alleanza si
stabilizza e cresce, e ha per questo necessità di rinnovare continuamente gli
sforzi di innovatività e di nuova imprenditorialità ;
§
nella quarta fase, l’alleanza, in
un business ormai maturo e pieno di concorrenti aggressivi, non può che
monitorare attentamente la gestione
operativa, sfruttando eventualmente il vantaggio di posizione acquisito
per rilanciare nuove alleanze o riposizionarsi su nuove opportunità di mercato
( nuovi canali elettronici emergenti).
Nel nuovo
scenario di virtualizzazione della società e di globalizzazione dei mercati, le
banche che sapranno scegliere strategicamente, gestendo con successo, le
alleanze con i propri stakeholders godranno di un vantaggio competitivo
rispetto al resto del gruppo.
Quelle che sceglieranno di procedere da sole, o che non sapranno
gestire efficacemente la loro strategia di cooperazione competitiva, saranno
invece destinate più probabilmente a rimanere preda, lungo la via, di qualche
altro “catturatore di valore”.