I mercati finanziari
Le obbligazioni sono un contratto in cui un soggetto si impegna, dopo
un lasso di tempo, a restituire il capitale a lui prestato, garantendo anche un
certo interesse a scadenze prefissate.
Le obbligazioni zero coupon sono titoli che non
pagano cedole (ad es.: compro a 20 e fra 30 anni mi rimborsano 100).
Le obbligazioni console, al contrario, non
rimborsano ma garantiscono un interesse fisso (ad es.: pagando 100, non si
avrà mai diritto al rimborso, bensì ad un interesse annuo di 4).
Rischi delle obbligazioni: 1. di default/di insolvenza/bancarotta
(dipende dalla solvibilità dell’emittente): è il rischio che il titolo non
venga rimborsato totalmente come pattuito 2. evoluzioni del prezzo di
mercato 3. La maturità/durata (breve/medio/lungo) 4. tasso di
rendimento (può essere fisso o variabile; Il tasso forward è il tasso di interesse futuro ch 848b15i e il mercato si
aspetta oggi) 5. valuta (es.: €/$ etc.)
Nota: La relazione
tra rendimento e maturità genera…
…La curva dei rendimenti: (elaborazione
relativa ai prezzi dei futures su tassi a breve termine, pubblicata ogni giorno
su “Il sole 24 ore”)
Ci sono due
interpretazioni sul perché delle obbligazioni emesse da uno stesso soggetto
hanno rendimenti differenti a seconda della durata:
- La teoria dei mercati segmentati: sul mercato finanziario ogni soggetto ha
un suo “habitat naturale” (ad es.: se si tratta di un fondo
pensionistico avrà un “orizzonte naturale” di lungo termine,
mentre un gestore di tesoreria di breve). Se i mercati sono
segmentati, è come se esistessero differenti mercati con orizzonti di
scadenza differenti nel tempo.
- La teoria delle aspettative future: il concetto si rifà alla già espressa
teoria di Modigliani e verrà approfondito nel modello semplificato.
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Se la curva dei rendimenti è crescente, significa
che il tasso dei titoli a breve salirà ed il loro prezzo scenderà.
Rt > rt =>
rt ↑ => Ptitoli a breve ↓. Al contrario, se la curva fosse
negativamente inclinata, i mercati finanziari si aspetterebbero che i tassi
di interesse a breve diminuiranno.
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Modello semplificato: immaginiamo di avere a che fare con due tipi di BOT:
scadenza ad un periodo oppure 2 periodi.
(Ricordiamo che i BOT non hanno cedola, ma soltanto un rimborso facciale, ad es.:
100, ed un prezzo d’acquisto inferiore ad esso, ad es.: 98: alla scadenza si
ritireranno 100/100 dopo averli pagati 98/100).
Supponiamo anche che
non esista incertezza nei mercati, per cui il futuro sia certo.
L’operatore che ha
esigenze di liquidità a breve ha di fronte a sé una scelta tra due opzioni:
comprare un titolo a breve (1 periodo) oppure un comprare un titolo a
medio/lungo (2 periodi) per poi rivenderlo a breve.
Dati:
Rt =
tasso d’interesse annuo sul titolo con durata 2 periodi
rt = “ “ “ “ “ “ “ 1 periodo
P1t
= prezzi al tempo t del titolo a breve (1 periodo)
P2t
= “ “ “ “
“ “
“ lungo (2 periodi)
Ht =
rendimento ottenuto detenendo per 1 periodo un titolo di durata 2 periodi.
1 rimborso alla scadenza (base unitaria)
1 + rt ≡
-----
P1t
prezzo d’acquisto (ad es.: 0,98)
Ne consegue:
P1t+1
= 1 / (1 + rt+1)
P2t = 1 / (1 + Rt)2
P1t+1
1 / (1 + rt+1) (1+Rt)2 poichè “R“ e “r“ sono entrambi numeri “piccoli“
allora
1 + Ht ≡
------ sostituendo: -----------------
= ------------- possiamo fare
una “approssimazione logaritmica“ e soste-
P2t 1 / (1 + rt)2 1 + rt+1 nere quanto segue : Ht
≈ 2 Rt – rt+1
rt = Ht
rt = 2 Rt
– rt+1
Rt = (rt
+ rt+1) / 2
Sottraendo da
entrambi i lati rt giungiamo ad un’importante conclusione:

rt+1
= E = aspettativa
rt+1 – rt
Rt – rt = --------- ovvero:
la differenza tra i tassi è uguale alla loro media.
2 Questa
equazione potrebbe essere rilevante ai fini dell’esame (ecco perché è
importante) J
se rt >
Ht => P1t ↑ => rt
↓ => la curva dei rendimenti sarà crescente!
Se il tasso degli investimenti a lungo termine è
superiore rispetto a quelli a breve, questo potrebbe indurci a pensare
(erroneamente) che convenga comprare dei titoli a lungo (con tasso
superiore) per poi rivenderli a breve.
In realtà non è
così semplice, visto che, dopo un periodo soltanto, si potrà incassare un
valore inferiore rispetto a quello del rimborso finale. Poiché abbiamo
ipotizzato la certezza dei mercati, la scelta sarà totalmente indifferente: il
rimborso inferiore compenserà il tasso superiore.
Le azioni
Sono quote
rappresentative del capitale proprio della società, attribuendo al proprietario
dell’azione la qualifica di socio o azionista. Il valore di mercato delle
azioni dipende da molti fattori, in particolare dalle aspettative di crescita
della società e dalle variazioni del mercato: (Pt+1 + dt) / Pt (d = dividendo, P =
prezzo t = tempo).
Il prezzo di un
titolo, inoltre, varia inversamente al tasso di interesse nominale corrente.
Se le azioni scendono
significa che, al P di ieri, c’era un eccesso di offerta ed il prezzo dovrà scendere
fino a tornare al punto di equilibrio con la domanda. Esempio:
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Ultimo Prezzo:
12,67
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Quantità per le
quali si è disposti a vendere/comprare
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Denaro (P al quale vengono domandate le azioni): 12,65
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2.000
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Lettera (P al quale vengono offerte le azioni): 12,68
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5.000
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Le holding (le scatole cinesi)
Società A (1.000 €
capitale sociale) emette capitale => Società B acquisisce il 50%+1 delle
azioni di A => Società C acquisisce il 50%+1 delle azioni di B.
Le società B e C sono
holding. La società C controlla sia B sia A, ma con un capitale di
soltanto 251 €.
La società C acquista
un bene a 100 e lo rivende ad A a 1.000, per trasferire gli utili da A a C ed
eludere gli interessi dei piccoli azionisti (azionariato diffuso: Mkt che è, comunque proprietario di 749 € su
1.000!).
Il mercato azionario
Con le azioni non c’è
obbligo di rimborso del capitale.
Es: se compro 100 e
vendo a 110 ó110 / 100 ó1,10 ó10%
NOTA BENE: (Pt+1 + Dt+1) / Pt
≡ 1 + Ht dove Ht è il rendimento
ottenuto e D è il dividendo, Pt+1 il capital gain.
Le aspettative sul prezzo delle azioni
Gli esiti aggregati
dipendono dalle aspettative aggregate. Le opinioni comuni tendono spesso a
non realizzarsi: se tutti pensassero che certe azioni potranno salire in
futuro, è probabile che le abbiano già comprate tutte, per cui in futuro non
potranno che scendere.
Et (1 + Ht)
= 1 + r r è costante per semplificazione.
“La mia
aspettativa oggi, riguardo alla mia aspettativa di domani per dopodomani, è
uguale alla mia aspettativa oggi per dopodomani.”
Iterando questo
ragionamento all’infinito giungiamo alla formula del “NOTA BENE”.
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Con una previsione
perfetta (perfect forsight) le aspettative si realizzano sempre (ex post). In
un mondo stocastico, però, la previsione non è mai perfetta. L’aspettativa
razionale, invece, è una situazione nella quale tutta l’informazione
disponibile è usata per avvicinarsi il più possibile alla realtà, senza
commettere errori sistematici (ovvero imparando dai propri errori).
Et [(Pt+1 + Dt+1) / Pt
] = 1 + r
1/ Pt * E
[Pt+1 + Dt+1] = 1 + r
poiché l’aspettativa
di una somma è la somma delle aspettative…
…
Pt = [1 / (1 + r)] * Et (Pt + 1)
+ [1 / (1+ r)] * Et (Dt+1)
Ma se è vero al tempo
t assumiamo allora che sia vera anche al tempo t+1.
Per cui consegue che = Et+1(Pt+2). (Bootstrap di equilibrio: il
valore di una variabile non dipende da altre variabili, ma dal valore attuale
della variabile stessa).
Questo è vero a meno
che non giungano altre informazioni aggiuntive che costituiscono una SORPRESA
che modificherà le aspettative: la
teoria dei mercati efficienti sostiene, appunto, che un mercato è
considerato efficiente se il Prezzo riflette tutta l’informazione
disponibile e rilevante, oppure se tutte le variazioni di Prezzi sono
esogene e prive di inerzia. In un mercato efficiente il valore delle azioni
dipende esclusivamente dal sopraggiungere di nuove informazioni sui dividendi
futuri. questa
parte è denominata Bt
Ovvero: Valore
fondamentale +
Termine di bolla (Bt) =
Prezzo delle azioni
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NOTA BENE:

∞ 1 J
Et * Pt + T
Pt = ∑* ------- * Dt+1 + lim * ------------
J=1 1 + r T→∞ (1 + r) T
Secondo la finanza
classica Bt = 0,
quindi Pt dipende dal valore attuale della somma dei dividendi
attesi scontati (e da r).
Questo significa, in
poche parole, che il valore FONDAMENTALE di un’impresa dipende
esclusivamente dalla sua capacità di generare profitti. Da ciò deriva la teoria del “Buy & Hold” (compra
e detieni), che sostiene che non abbia senso vendere le azioni perché il loro
rendimento è certo (l’informazione non è costosa, gli agenti sono totalmente
razionali e le variabili passate non influenzano quelle future).
Gli elementi
empirici che hanno messo in crisi questa teoria sono stati i “crash” dei
mercati (ad es.: il crash
dell’Ottobre ’87, quando non ci fu nessuna notizia, ex ante, che fosse in grado
di spiegare perché, nel giro di poche ore, il mercato fosse collassato).
Secondo la finanza
moderna, infatti, Bt è un cosiddetto termine di
bolla, per cui il P delle azioni può salire in maniera eccessiva
(overshooting) rispetto al
loro valore fondamentale (reale), generando una reazione anch’essa eccessiva (overreaction).
LA BOLLA SPECULATIVA (riguarda una speculazione sulle aspettative dei
Prezzi e non più sui dividendi).
Essa è possibile
innanzitutto poiché il prezzo delle azioni non ha tetto: se esistesse, nessuno comprerebbe le azioni
perché, ragionando all’indietro, la dinamica di bolla morirebbe (la bolla
scoppierebbe) sul nascere.
Nessuno riterrà
conveniente comprare al tempo t9, sapendo che al tempo t10
si giungerà al tetto massimo (oltre il quale non si potranno generare profitti).
Ma, sapendo che al tempo t9 le azioni saranno vendute, non verranno
comprate neppure al tempo t8 e così via.
Molti economisti
sostengono che il prezzo delle azioni non è sempre uguale al loro valore
fondamentale, ma che a volte esse sono sopra o sottovalutate, e che una
sopravalutazione, prima o poi deve cessare e generare un tracollo (scoppio).
Questo accade anche
se la condizione di arbitraggio (che sostiene non esista profitto a rischio
nullo) è soddisfatta.
Le bolle speculative razionali
Il prezzo delle
azioni potrebbe aumentare semplicemente perché gli operatori se lo aspettano. Essi continuano a comportarsi razionalmente,
pur essendo coscienti di trovarsi in presenza di una bolla speculativa.
Le fads
Il prezzo delle
azioni potrebbe aumentare anche soltanto per il fatto che sono già aumentate in
passato.
Queste deviazioni dal
loro valore fondamentale sono denominate fads (mode).
Lo scoppio della bolla speculativa e la curva IS-LM.
Esempio: il Nasdaq,
dopo il boom delle speculazioni su internet, ha subito un ridimensionamento in
negativo.
IS-LM = inizio E0
= punto di equilibrio iniziale
IS1 =
anni del boom di internet
IS2 =
scoppio della bolla
LM2 = Greenspan
(direttore della “Federal Reserve”) per contrastare lo scoppio e mantenere
costante Y (E0 = E2) ha abbassato la LM abbassando
il tasso di sconto: ha aumentato l’offerta di moneta e ha spostato la Ms
verso destra.
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i
LM



LM2
i0 E0

i2 E2 IS IS1
IS2
Y