Quando
di parla della produzione e della crescita economica, e quali sono le origini
della crescita stessa, quando ci si occupa del tasso di disoccupazione
chiaramente si ha a che vedere con fenomeni reali, quantità fisiche. Quando
parliamo di crescita, ci interessa la crescita del PIL reale, non la crescita
del PIL nominale. Perché è con la crescita delle quantità prodotte che la gente
trae benessere, non dalla crescita pura e semplice del valore.
Ovviamente quando parliamo di occupazione o diso 151h78b ccupazione abbiamo a che
fare con un fenomeno che è immediatamente e reale, senza bisogno neanche di
deflazionare qualcosa, chiaramente il numero di ore di lavoro, lavorate, o il
numero di ore non lavorate è un fenomeno immediatamente reale.
Una cosa che appare, almeno a prima vista meno reale, è quando abbiamo
parlato di prestiti, perché sembrerebbe che i prestiti siano scambi
essenzialmente monetari. In realtà, come abbiamo cercato di chiarire, ciò che
interessa è il tesso di interesse reale (cioè il tasso di interesse nominale
meno il tasso di inflazione) o addirittura il tasso di interesse reale meno le
imposte, e ciò che interessa i soggetti economici è lo scambio della quantità
reale.
La risposta più facile alla domanda perché esiste la moneta è ovviamente
che la moneta facilita gli scambi. Se non ci fosse la moneta dovrebbe esserci
la doppia coincidenza dei bisogni, vale a dire che in un’economia di baratto
quello che io desidero deve coincidere esattamente con ciò che il potenziale
scambista ha da darmi. Quindi ci deve essere una doppia coincidenza di bisogni
perché naturalmente ciò che lo scambista vuole deve essere esattamente ciò che
io ho da dargli.
Naturalmente in un mondo di baratto i costi delle transazioni, cioè
degli scambi tra i soggetti economici sono molto elevati. Quindi la prima
funzione della moneta, quando si dice la moneta facilita gli scambi, evita la
doppia coincidenza dei bisogni, significa che riduce fortemente il costo delle
transazioni economiche, in quanto qualsiasi merce (bene o servizio che sia) può
essere venduto in cambio di moneta. In effetti se andiamo a vedere le possibili
definizioni di moneta, tutte quante fanno riferimento alle funzioni della
moneta. La moneta è ciò che la moneta fa.
Quali sono queste funzioni della moneta?
La prima evidente funzione è quella di essere un mezzo di scambio, e
cioè la moneta può essere utilizzata per effettuare pagamenti. Pagamenti di
qualsiasi genere naturalmente, per l’acquisto di beni o servizi o per la
regolazione di rapporti debito-credito: è sempre possibile estinguere un debito
pagando in moneta. Quindi la moneta come mezzo di pagamento in generale.
La seconda funzione della moneta è quella di essere una unità di conto,
cioè quella di essere l’unità di misura dei prezzi. Naturalmente, noi possiamo
parlare di prezzi relativi (cioè del prezzo di una merce in termini di un’altra
merce), ma generalmente i prezzi di entrambi le merci di cui stiamo facendo il
rapporto sono definiti in termini di unità monetarie. Per cui se noi diciamo
che il prezzo delle pere è di 3.000£ il Kg e il prezzo delle mele è di 2500£ al
Kg, abbiamo due prezzi espressi entrambi nella medesima unità di conto (la
lira) il cui rapporto ci da il prezzo relativo. La moneta è l’unità di conto, è
come il metro che viene usato come unità per misurare le distanze.
La terza funzione
è quella di riserva di valore, cosa significa? La riserva di valore è il fatto
che la moneta è uno strumento (non l’unico) per trasferire potere d’acquisto
tra il presente e il futuro. Conservando una parte del mio reddito in forma di
moneta io sto utilizzando uno strumento per avere un potere d’acquisto domani
che non esercito oggi ma una qualsiasi data futura. La moneta non è l’unico
strumento per fare questo tipo di trasferimenti, né è detto che sia il migliore
naturalmente, se io detengo obbligazioni, buoni del tesoro oppure un
portafoglio azionario, o perfino se compro immobili, lo stesso queste sono
attività che mi consentono di trasferire potere d’acquisto. Qual è la differenza
tra questi tipi di attività: moneta, obbligazioni, immobili?
Il valore reale di una lira è la quantità che si può acquistare
utilizzando una lira, quindi è potere d’acquisto che varia coi prezzi al
consumo. L’indice dei prezzi al consumo ci da il livello generale dei prezzi
(p). Quindi il prezzo della moneta è semplicemente 1/p (quanto posso acquistare
con una unità di moneta), questo da il potere di acquisto della moneta. Questo
significa che la moneta può rivalutarsi (apprezzarsi o deprezzarsi) nei
confronti dei panieri di beni acquistabili, a seconda che il livello dei prezzi
aumenti o diminuisca. Quindi anche la moneta può apprezzarsi. La differenza
fondamentale tra la moneta è le altre attività che consentono di trasferire
potere d’acquisto tra periodi di tempo diversi, è essenzialmente la liquidità.
Cioè la moneta è una attività liquida per definizione, per il semplice fatto
che la liquidità è definita dalla difficoltà, dal costo che bisogna sostenere
per convertire una determinata attività in potere d’acquisto generale. La
moneta è potere d’acquisto generale, quindi il costo per la conversione di
moneta in moneta è zero. Per questo che la moneta è l’attività liquida per
eccellenza. Se si hanno obbligazioni e bisogna acquistare pane, bisogna prima
venderle le obbligazione per acquistare il pane, e naturalmente la vendita
delle obbligazioni può comportare un certo rischio perché le obbligazioni
possono essere quotate sul mercato ad un prezzo superiore a quello di acquisto
e in questo caso si guadagna, ma può essere anche inferiore e in quel caso si
perde. Quindi il costo della conversione di una attività in moneta è quello che
definisce il grado di illiquidità. È per questo che c’è un ordinamento delle
attività dal punto di vista della liquidità: la moneta è la più liquida, poi ci
saranno depositi bancari e postali, liquidi quasi quanto la moneta, poi ci
saranno i depositi a risparmio, poi i certificati di deposito bancari, i titoli
di stato a breve termine, a medio termine, a lungo termine, le obbligazioni
private, le azioni ed infine gli immobili che sono per definizione meno liquide
perché la conversione degli immobili in moneta sonante è una attività lunga e
costosa.
È chiaro che la moneta essendo l’attività più liquida è quella che rende
di meno; mentre obbligazioni, azioni, immobili sono attività meno liquide e
attività più redditizie. Per questo nella scelta su quale strumento utilizzare
per trasferire potere d’acquisto dal presente al futuro, bisognerà guardare a
tutti e due questi elementi: grado di liquidità e redditività delle varie
attività.
Se ci troviamo in una situazione di inflazione molto elevata, e quindi
di perdita di potere d’acquisto della moneta molto elevata, la moneta non è una
buona riserva di valore, ma non significa che la domanda di moneta sarà bassa,
anzi, perché la principale componente della domanda di moneta è regolata dalla
funzione scambi, la moneta come strumento di scambio, e mano mano che i prezzi
aumentano ci vuole sempre più moneta per fare gli acquisti.
La moneta quindi ha diverse funzioni, viene domandata in relazione alle
diverse funzioni. Queste diverse funzioni, quindi la domanda di moneta che ad
esse è associata, può andare in direzione differente col variare dei prezzi. La
domanda di moneta come riserva di valore decrescerà all’aumentare dei prezzi,
ma la domanda di moneta che viene ogni giorno per finanziare le transazioni
(acquisti principalmente), cresce al crescere del livello dei prezzi, perché
quantità maggiore di moneta sarà necessaria sono necessarie per effettuare gli
stessi scambi di prima (ogni merce costa un numero di unità di moneta
maggiore).
La storia della moneta. La moneta può essere di due tipi, la moneta
merce e la moneta a corso legale. La moneta merce è solitamente conio di
metalli preziosi e quindi ha un valore intrinseco in base al peso che ha il
metallo. Nei secoli scorsi si è avuta in prevalenza moneta merce; a partire
dalla fine del ‘700, inizi ‘800, la moneta cartacea, cioè la moneta a corso
legale ha iniziato a diffondersi, però fino a tutti il 1971 la moneta cartacea
aveva un ancoraggio indiretto alla moneta merce. Quando gli stati alla fine
dell’800 emettevano moneta con nessun valore intrinseco, lo facevano a fronte
di una certa somma di riserve auree tenute presso la Banca Centrale o la Zecca
delle Stato. Man mano che l’economia di tutti i paesi si andava sviluppando la
quantità di riserve auree diventava sempre più insufficiente, Si è dovuto
ricorrere quindi ad un sistema di ancoraggio al metallo prezioso più indiretto.
Esisteva, questo è accaduto nel secondo dopo guerra (dopo il 1945) una sola
moneta che era convertibile in oro e che aveva un certo ancoraggio all’oro, ed
era il dollaro, tutte le altre monete potevano essere convertite in dollari,
quindi la riserva aurea doveva essere una proporzione dei dollari emessi, una
frazione, e i dollari emessi erano una frazione di mezzi cartacei che
circolavano nel mondo. Nel 1971 Nikson dichiarò l’inconvertibilità del dollaro
e si perse il tallone aureo per tutte le valute del mondo. Oggi viviamo in un
regime in cui la moneta è a corso legale, il cui valore è stabilito dalla
legge, la legge obbliga ad accettare moneta (pagabile a vista al portatore
significa che quella banconota ha un controvalore di tot lire e chiunque venda
beni o servizi in cui la moneta ha corso legale, è obbligato ad accettarla). Le
banconote autentiche per decreto governativo o per legge hanno corso legale.
Dal 1/1/99 quando la valuta europea è diventata l’euro e la lira è
diventata una unità frazionaria dell’euro, non è più una moneta indipendente.
La lira ha corso legale in tutti i paesi euro. Le monete dei 13 paesi euro
hanno corso legale in tutti i 13 paesi perché sono una frazione dell’euro, un
modo per chiamarli tra i confini geografici. A partire dal 2002 avranno corso
legale le monete e banconote euro, senza valore intrinseco, in tutta Europa.
Se ci si limita a pensare che la moneta è costituita solamente dal
contante (banconote e coni della zecca) avremmo una grandezza monetaria
ristretta = Circolante.
Gran parte dei pagamenti avvengono però attraverso prelievi su c/c,
attraverso assegni o attraverso carte di debito. Abbiamo un aggregato monetario
detto = M1 (Circolante + Saldi dei c/c).
Un altro aggregato è M2 (M1 + Certificati di deposito bancari + Depositi
a risparmio + Libretti postali). La differenza è il fatto che per accedere a
depositi a risparmio, ai libretti postali, non è sufficiente un assegno o il
prelievo con carta di debito, bisogna chiedere di liquidare una parte del
proprio deposito. Il Circolante è composto da contante, sole attività
perfettamente liquide o quasi, le altre forme sono meno liquide.
M2>M1>Circolante, sono grandezze utilizzate come misure della quantità di
moneta che può essere utilizzata (misura dei mezzi di pagamento).
Come viene cambiata la quantità di moneta sul mercato? È un processo
complicato. La quantità di moneta immessa nel sistema economico è regolata
dalla B.Centrale; essa acquista titoli del debito pubblico sul mercato, titoli
di stato. Nel momento in cui li compra, li paga con monta da lei emessa,
introduce moneta nel sistema economico. Vendendo titoli la B.Centrale ritira
moneta. La compravendita di titoli da parte della B.Centrale, dette operazioni
di mercato aperto, sono lo strumento fondamentale per effettuare variazioni
della quantità di moneta. L’altro modo è quello di concedere anticipazioni di
credito alle banche commerciali quando queste portano le cambiali a scontare.
Il problema è che in M1 ci sta il Circolante e i Saldi dei c/c, questi sono i
deposti – l’indebitamento (c/c in rosso) quindi la B.Centrale può controllare
la quantità di Circolante.
Le banche commerciali svolgono attività di raccolta e prestito, entrano
nel processo di creazione di moneta perché esse ricevono depositi e li
utilizzano per dare prestiti (funzione fondante delle banche) sono chiamate
intermediari appunto perché raccolgono da chi spende meno del proprio reddito e
prestano a chi spende più del proprio reddito. Se le banche tesaurizzassero
tutta la moneta dei depositi, esse non contribuirebbero alla creazione di
moneta contante, le banche ordinarie nn tengono tutto, ma la parte maggiore la
usano per fare prestiti, la parte restante (una frazione dei depositi) è
sottoforma di riserve, tenute per fronteggiare richieste di denaro indietro
della clientela.
Se deposito in una banca 100 e lei tiene a riserva 10, può dare a
credito 90, questi 90 possono andare a soggetti che prima o poi li spenderanno
e arriveranno poi a altri soggetti che li depositeranno presso una seconda
banca la quale tiene a riserva il 10%, e così via. Alla fine saranno arrivati
1000 in depositi, 100 a riserve e 900 di crediti, perché? Le banche ordinarie
attraverso la concessione di crediti sono riuscite a moltiplicare la originaria
quantità di moneta immessa nel sistema e depositata.
Tenuto conto che i depositi bancari sono determinati per il loro
ammontare complessivo dai comportamenti dei soggetti economici, depositanti e
banche stesse (perché il coefficiente di riserva è stabilito dalle banche)
contribuisce a determinare il valore del moltiplicatore dei depositi.
La B.Centrale non ha quindi un controllo totale sulla quantità di moneta
in circolazione, perché i depositi sono regolati dalla politica delle banche
nonché dal comportamento dei cittadini che usano le banche.
I fenomeni monetari.
Il fenomeno più importante è l’inflazione. Possiamo dividere il problema
in due parti: l’inflazione di lungo periodo e quella nel breve periodo.
Cosa è quella di lungo periodo? È la somma di tanti brevi periodi, di
confronti fatti di anni in anni. In realtà, quando si parla di tasso di
interesse di lungo periodo, intendiamo analizzare una situazione in cui tutti
quei fenomeni che accadono nel breve periodo di tempo hanno smesso di
esercitare i loro effetti, quindi un lungo periodo può essere brevissimo o
lunghissimo.
Per esempio, ad un certo punto l’OPEC decide il rialzo dei prezzi del
greggio, riducendo la produzione di greggio, questo crea una scarsità sul
mercato del petrolio e il prezzo del petrolio sale. Il prezzo in dollari del
petrolio aumenta, ciò comporta l’aumento dei costi di produzione di tutti i
beni che vengono prodotti, perché i beni sono prodotti con l’energia derivata
dal petrolio. Questo aumento dei costi di produzione generalizzato genera una
pressione sul livello generale dei prezzi, in tutto il mondo. Questa pressione
inflazionistica avrà effetti reali, ad esempio si può prendere i due grandi
shock petroliferi del 73-74 e del 79-80. La disoccupazione del 75-78 è uno di
questi effetti reali. In un mercato dove il prezzo è determinato da domanda e
offerta, se l’offerta si sposta bruscamente a sinistra, il prezzo di equilibrio
sarà più alto e la quantità inferiore.
La definizione di lungo periodo è proprio quando questi effetti reali
sono svaniti, per cui quasi per definizione l’inflazione nel lungo periodo è un
fenomeno quasi puramente monetario (perché svaniti gli effetti reali rimangono
solo quelli monetari).
Il capitolo sull’inflazione soffre di una visione del problema che è in
parte definitoria, definisco inflazione di lungo periodo quella situazione in
cui gli effetti del fenomeno sono puramente monetari.
Alcuni dati. Grafico tasso di inflazione Giappone tra gennaio 1992 e
gennaio 2000, i numeri in ordinata indicano il tasso di inflazione (da 0 a 3%).
In questo periodo il Giappone ha misurato massimo un inflazione del 2,5% nel
gennaio 1998. Ci sono anche situazione di deflazione, piuttosto frequenti nel
periodo gennaio 1998 – gennaio 2000. Tra ottobre 96 e aprile 98 casi di
inflazione comunque inferiore al 3%. L’andamento del tasso di inflazione
(prendendo questa scala) ha un certo grado di volatilità (fluttua fortemente).
Grafico USA. Tra
gennaio 92 e ottobre 99. L’inflazione non diventa mai negativa, non scende mai
al di sotto dello 0% e anche in questo caso non raggiunge valori elevati (max
3,5%) con punte molto basse tra gli anni d’oro dell’ultima presidenza Clinton
(sotto l’1,5%). Le fluttuazioni, numerose si, ma si tratta di distanze
verticali molto piccole. Se si prende questo grafico e lo si generalizza anche
agli anni precedenti, cioè comprendendo anche gli anni ’70, bisognerebbe
prendere una scala molto più ampia di che attuale, perché l’inflazione è stata
molto più elevata che gli anni ’90, quindi tutte le fluttuazioni sono tutte
oscillazioni sembrerebbero piccolissime oscillazioni rispetto ad una media
relativamente bassa.
Grafico paesi europei. Italia, GB, GERO, FRAN. Negli ultimi due anni
anche tutti i paesi europei hanno sperimentato livelli di inflazione piuttosto
contenuti, tuttavia il GB nel primo periodo si collocava sopra il 3%, fino a
fine ’98 per poi scendere a livelli di inflazione simili a quelli degli altri
paesi europei. L’Italia ha un tasso di inflazione di circa il 2% che scende nel
corso del ’99 e riprende alla fine ’99 e poi nel corso del 2000 a causa del
nuovo aumento dei prodotti petroliferi. (nel 2000 il tasso di inflazione è
aumentato per lo stesso motivo anche negli altri 3 stati europei). FR e GE
hanno tassi di inflazione che si avvicinano allo 0% nel periodo tra fine ’98 e
inizio ’99. Gli anni ’90 presentano quindi bassi tassi di inflazione nei paesi
europei, negli USA e di deflazione per il Giappone. Negli anni ’70 sia in
Europa che in Usa alti livelli di inflazione. L’Italia ha presentata per molti
anni inflazione a due cifre (tra 10 e 20%), questo non è mai successo in GE e
poche volte in FR.
Bisogna capire che cosa spieghi il tasso di inflazione. Quali sono le
ragioni per cui un tasso di inflazione più elevato si presenti in un paese e
uno meno elevato in un altro paese? e che relazione esiste tra tasso di
inflazione e moneta. uali sono le ragioni per chi un tasso di
interesse elevato Quali sono kjjkjjj
Il prezzo della moneta è l’inverso del livello generale dei prezzi, che
è strettamente connesso all’inflazione, dato che l’inflazione è il tasso di
variazione del livello generale dei prezzi, ci deve essere una relazione.
Se 1/p è il prezzo della moneta, possiamo misurare da questa parte p;
quindi se 1/p è alto p è basso. Abbiamo M e la banca centrale controlla l’offerta
di moneta attraverso operazioni di mercato aperto, per controllare la base
monetaria (che serve per il calcolo del moltiplicatore monetario).
Come sarà la domanda di moneta? La domanda di moneta cresce con il
crescere dei prezzi, perché aumentando il valore monetario di ogni singola
transazione, una maggiore quantità di moneta è necessaria per effettuare quelle
transazioni. Poi c’è un effetto opposto, cioè che all’aumentare del livello
generale dei prezzi la moneta perde attrattività come riserva di valore, ma la
maggior quantità di moneta viene domandata per effettuare scambi (motivi
transativi). In generale la quantità di moneta domandata aumenterà
all’aumentare dei prezzi. Ma l’aumentare del livello generale dei prezzi
significa riduzione del prezzo della moneta (il potere d’acquisto della moneta
è infatti l’inverso del livello generale dei prezzi). All’aumentare del prezzo
della moneta (considerata come una qualsiasi merce) la domanda di moneta
diminuisce.
Il punto di incontro tra domanda e offerta di moneta ci darà 1/p e
quindi ci darà p. Visto così sembrerebbe che la domanda e l’offerta di moneta
ci danno il livello generale dei prezzi come equilibrio, prezzo che pone in
equilibrio domanda e offerta di moneta (perché il prezzo della moneta è 1/p).
Saremmo portati a pensare date queste ipotesi, che se la banca centrale aumenta
la quantità di moneta questo fa aumentare il livello dei prezzi, quindi ogni
aumento del livello dei prezzi è causato dall’aumento della quantità di moneta
(a questa conclusione tende la spiegazione del libro, ma non è proprio così).
Se la quantità di moneta è più alta, il livello generale dei prezzi sarà
più alto. Tra dire questo e dire che se la quantità di moneta aumenta il
livello generale dei prezzi aumenta nella stessa proporzione, cioè una
differenza, perché se dico che ad una quantità di moneta doppia corrisponde un
livello dei prezzi doppio, sto solamente confrontando due situazioni differenti
in cui soggetti economici sono chiamati ad effettuare le proprie scelte. Dire
invece che se la quantità di moneta raddoppia (non è doppia ma raddoppia),
questo provoca un aumento proporzionale del livello generale dei prezzi è
un’altra cosa, perché qui stiamo identificando un processo. Questo processo è
una cosa complicata, non si tratta di due situazioni isolate in cui i soggetti
economici sono chiamati a compiere le loro scelte (questo è un processo che
avviene nel tempo storico): la banca centrale decide di aumentare la quantità
di moneta e i soggetti economici si trovano nella situazione in cui uno dei
parametri è cambiato, compivano delle scelte prima e devono decidere ora se e
come cambiare le loro scelte in funzione della variazione di questo parametro.
Non è la stessa cosa che dire che il parametro vale il doppio. Anche perché un
raddoppio della quantità di moneta non avviene in un giorno, ma in un certo
periodo di tempo. La banca centrale decide di stampare più moneta, questa
moneta viene immessa nel sistema economico attraverso operazioni di mercato
aperto; significa che viene fatto attraverso transazioni sul mercato. Ma se la
banca centrale compra titoli per immettere moneta, influenzerà non solo la
quantità di moneta in circolo ma anche il mercato finanziario (il prezzo dei
titoli). Queste modificazioni che le operazioni di mercato aperto introducono
sul mercato finanziario non saranno indifferenti per gli operatori privati che
reagiranno modificando i loro comportamenti. Questo processo non è breve,
richiede tempo.
Riassumendo. La banca centrale emette più moneta, la gente si trova con
più moneta e deciderà cosa farci; una parte la terrà sottoforma di depositi
bancari, questo andrà a finanziare crediti da parte delle banche ordinarie che
serviranno a loro volta a finanziare spese di altri soggetti; queste ulteriori spese
comporteranno una pressione della domanda di beni e servizi sull’offerta, se
l’offerta non si adegua alla domanda questo comporterà aumento dei prezzi.
Se l’economia si trova ad un livello di produzione che non può essere
aumentato, l’effetto immediato sarà di aumento dei prezzi, ma se quel livello
di produzione può essere aumentato, l’effetto immediato sarà un aumento delle
quantità vendute. L’offerta si adeguerà alla domanda attraverso l’aumento delle
quantità vendute e in parte attraverso un aumento dei prezzi. Perché? Perché le
imprese che si trovano di fronte alla possibilità di vendere a prezzi più alti
aumentano la produzione. Mankiw sostiene che nel lungo periodo di tempo, gli
effetti sulle quantità svaniscono e gli unici effetti di un aumento della
quantità di moneta sono sui prezzi. Quindi il lungo periodo è definito come
quella situazione in cui tutti gli effetti non monetari dell’aumento quantità
di moneta sono svaniti (la produzione, cioè l’offerta complessiva di beni e
servizi è rimasta invariata, sono variati solo i prezzi).
Questo è un modo per definire il lungo periodo non tanto come un tempo
storico, un tempo effettivo, ma come quella situazione in cui un certo fenomeno
è svanito. Se si fa il rapporto tra il valore nominale del PIL al tempo t e la
quantità di moneta al tempo t, questo rapporto è la velocità di circolazione
della moneta. E’ chiaro che, la velocità di circolazione è il numero di volte
in cui ogni unità di moneta passa di mano in mano nel corso di un dato periodo
di tempo, e ciò dipende dal valore complessivo del PIL (p * y) e dalla quantità
di moneta in circolazione. Dato un certo valore del numeratore, se la quantità
di unità di monete si riduce, la velocità di circolazione deve aumentare, cioè
ogni unità di moneta deve circolare più in fretta per finanziare tutte le
transazioni che sono connesse a questo livello del PIL.
Questa espressione può essere scritta anche come: MT * VT = PT * YT. Si
chiama equazione quantitativa ed è sempre vera per definizione. Da questa
equazione possiamo ricavare alcune intuizioni. Se facciamo una trasformazione
logaritmica di questa equazione, possiamo tramutarla in somme. Possiamo
scrivere mt + vt = pt + yt (dove questi elementi sono i logaritmi della
procedente). Supponiamo che la velocità di circolazione sia costante (e questo
lo vediamo dalle serie storiche della velocità di circolazione) e calcoliamo i
tassi di variazione nel tempo di queste grandezze; per calcolarli basta fare la
derivazione (rispetto al tempo) di queste variabili.
^ stanno come tassi di variazione %.
Sono
partito dall’equazione quantitativa e sono arrivato a ricavarmi che il tasso di
inflazione è uguale alla differenza tra il tasso di crescita della quantità di
moneta e tasso di crescita del PIL. Se il tasso di crescita del PIL è nullo
(economia stazionaria) un’inflazione nulla richiede una crescita di moneta
nulla. Quanto maggiore è il tasso di crescita della moneta e il tasso di
crescita del PIL, tanto maggiore è il tasso di crescita dell’inflazione.
Dall’equazione quantitativa emerge una teoria monetaria dell’inflazione in cui
l’inflazione è determinata solamente dal tasso di crescita della quantità di
moneta. Se noi prendiamo quella definizione di lungo periodo di prima, in cui
gli effetti intermedi di una variazione della quantità di moneta sono svaniti,
per definizione nel lungo periodo l’inflazione è un fenomeno monetario, perché
gli effetti della variazione di quantità di moneta si riverseranno solo
sull’inflazione. Ma per definizione, nel frattempo sono successe tante cose.
Nel tempo che intercorre tra la variazione di quantità della moneta (in eccesso
rispetto al tasso di crescita del PIL) e la situazione finale sono successe
parecchie cose.