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Sensibilizzazione e diffusione di un’etica economica equa e solidale

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Sensibilizzazione e diffusione di un’etica economica equa e solidale

Il movimento equo non si limita alla commercializzazione dei prodotti, ma pone tra i suoi obiettivi anche quello di svolgere un’intensa attività di sensibilizzazione nei paesi del Nord. Il fine ultimo del commercio equo, infatti, è quello di influenzare le strutture del mercato tradizionale, stimolandole il più possibile ad aprir 515j93f si ad istanze di tipo etico. Da questo punto di vista risulta fondamentale il ruolo dell’opinione pubblica e dei consumatori; già diverse aziende a carattere transnazionale[1] si sono viste costrette a adottare, almeno sulla carta, codici di comportamento eticamente orientati, sull’onda di proteste e boicottaggi nei confronti dei loro prodotti. Parallelamente alcune catene commerciali della grande distribuzione hanno avviato e stabilito contatti con i marchi di garanzia del fair trade per inaugurare le proprie linee di caffè, tè o cacao equo. Questo fatto riveste un significato fondamentale per il movimento, poiché testimonia che l’idea in esso contenuta ha riscosso un successo tale da indurre gli attori del mercato convenzionale ad inserirla nel proprio circuito commerciale.

Le attività di “coscientizzazione” avvengono a diversi livelli: sul piano politico-istituzionale agiscono da stimolo, in ambito sia nazionale che internazionale, verso scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale. A livello dell’opinione pubblica le organizzazioni di commercio equo promuovono attività di informazione, volte ad incoraggiare atteggiamenti critici nei confronti di comportamenti consumistici, e favoriscono l’incontro “virtuale” fra consumatori “critici” e produttori dei paesi in via di sviluppo.

Il primo strumento utilizzato per veicolare l’informazione sui meccanismi economici di sfruttamento è la vendita stessa dei prodotti, legata alla conoscenza della storia contenuta in ognuno di essi. E' questo il motivo per cui le Botteghe del Mondo non si limitano ad una normale funzione di negozio, ma ricoprono anche il ruolo di spazio informativo. I frequentatori delle botteghe possono, infatti, conoscere luoghi, persone, modi di vita e di produzione, meccanismi di formazione dei prezzi (attraverso le schede del “prezzo trasparente”), restituendo in tal modo la dignità di “prodotto” a quella che viene ormai abitualmente considerata “merce”. Ciò significa porre l’accento sul valore “immateriale” che ogni prodotto contiene (e che lo rende “prodotto-progetto”), rendendo il consumatore consapevole dell’importanza del valore simbolico dell’acquisto e delle conseguenze che può comportare per i produttori.

Anche da questo punto di vista, dunque, il commercio equo recupera gli aspetti umani dello scambio commerciale, riducendo le distanze tra produttore e acquirente.

Un altro strumento utilizzato per la diffusione dei principi è dato dalle campagne di sensibilizzazione e di pressione politica, dall’organizzazione di convegni, incontri e giornate dedicate al commercio equo.



[1] vedi i casi  Shell  e  Nestlè riportati  in Gesualdi, [1999]

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