IL
SUOLO
Il suolo e quello strato detritico
superficiale che appoggia sulla roccia madre ed è derivato dall’interazione tra
litosfera e atmosfera.
È lo strato di un certo spessore che varia da
luogo a luogo, mentre il territorio è la presenza di infrastrutture e tutte le
attività dell’uomo.
Sul suolo si innestano varie attività:
- Agricole – forestale
- Industriali
- Strade, infrastrutture, costruzioni ferrovie e aeroporti
- Per smaltire i rifiuti
Per queste attività si innesta un processo di
competizione per ottenere un suolo buono e comodo (pianeggiante) sia per la
coltivazione che per la costruzione. Questo fa nascere la necessità di
programmare il territorio.
La programmazione avviene a tre livelli:
I.
Regionale, con il P.U.T. (programmazione urbanistica territoriale)
II.
Interregionale per lo sviluppo
industriale
III.
Comunale, P.R.G. (piano regolatore
regionale)
La litosfera è formata dalla crosta terrestre,
che si divide in crosta oceanica e crosta continentale che va a formare il suolo.
LITOSFERA
50%
materia solida 50%
aria e acqua
90% minerali
50% aria


10%
sostanze organiche 50% acqua
umus
Quando il suolo contiene una percentuale
superiore al 20% di sostanze organiche si chiama terreno organico (es. palude
di colfiorito, zone ricche di umus)
Minerali: (un minerale è un composto chimico
dove si associano due o più elementi.)
·
Silicati
·
Carbonati
·
Cloruri
·
Solfuri
Questi minerali si possono formare con:
ossigeno – silicio – alluminio – ferro – calcio – sodio – potassio –
magnesio
Si possono creare in 4 modi :
1.
dal raffreddamento del magma
2.
per precipitazione nelle acque
sature
3.
per sublimazione (passaggio dallo
stato gassoso allo stato solido)
4.
la cristallizzazione dei gusci di
animali marini (attività biologica)
I minerali hanno una struttura ordinata
Ad esempio il cloruro di sodio (Na Cl) ha una forma cubica
La struttura base è il silicato (Si O4)
ha una struttura tetraedrica. Lega soprattutto con cationi di Fe
SiO4Fe2 silicato di
ferro (ferro olivine)
SiO4Mg silicato di magnesio
(magnesio olivine)
CARATTERISTICHE DEI MINERALI
(I minerali sono di origine inorganica tranne
idrocarburi e carbonfossili)
1.
struttura cristallina (ordinata)
hanno facce spigoli e angoli
2.
sono solidi
3.
sono una combinazione di due o più
elementi e formano un composto
[ gli elementi chimici si formano con legami chimici o con legami
covalenti. I legami chimici avvengono perché una parte si carica positivamente
e una si carica negativamente –legame ionico- . Il legame covalente avviene
quando gli elementi mettono in comune i propri elettroni.
La struttura regge grazie a questi legami.]
4.
la durezza (ci sono minerali più
duri e altri meno e si registrano nella scala di mos nella quale il più fragile
è il solfato o gesso e il più resistente è il diamante )
5.
la lucentezza
6.
la sfaldabilità
7.
il colore: (dipende dal tipo di
legame e da varie impurità) il colore determina un assorbimento o riflessione
del calore. L’assorbimento di calore può sciogliere i legami (fusione)
ESISTONO 8 CLASSI DI MINERALI
La classe prende il nome dall’anione base
es. SiO4 anione silicato
Il più importante è il silicato, questo anione
tende a unirsi con un catione quindi non è stabile e tende a reagire con altri
elementi.
Ci sono 4 gruppi di silicati :
1.
Nesosilicati (1 tetraedro). Si
uniscono o 2 atomi di ferro o 2 di magnesio e formano le ferrolivine e le
magnesiolivine. Li troviamo nelle rocce magmatiche o nel granito.
2.
Inosilicati (catena di tetraedri
singola). I cationi con cui si possono unire sono: sodio - potassio - calcio -
ferro - magnesio - alluminio. Ha 3 cariche negative e 1 ossigeno ponte. Gli
inosilicati formano i pirosseni che fanno parte del basalto della crosta
oceanica.
Possono essere formati anche da catene
doppie (anfiboli) li troviamo nella crosta
continentale, sono
appartenenti alle rocce magmatiche. Hanno due cariche negative. 444d35e
3.
Fillosilicati (catene multiple)
questo gruppo fa parte delle argille ed è ancora reattivo.
Le
argille possono far parte di rocce magmatiche e sedimentarie. Le argille
hanno
proprietà assorbenti perché
hanno cariche negative, assorbe l’acqua e non la fa passare.
4.
Tectosilicati: ogni spigolo di
ogni tetraedro è unito ad un altro tetraedro, non c’è più carica negativa. Il
nucleo base è Si O2 , è stabile. Silicio o detto anche quarzo, non è
reattivo. Un terreno così formato lascia passare l’acqua e non assorbe niente
perché non ha cariche negative.
Se nel terreno c’è troppo alluminio, questo
prende il posto del silicio e forma alluminosilicati caricati negativamente e
assorbe cationi. (feldspati)
ROCCE
Ø
SEDIMENTARIE
Ø
MAGMATICHE
Ø
METAMORFICHE
Il 95% delle rocce
in superficie sono sedimentarie, ma rispetto a tutte quelle che formano la
litosfera sono il 5% ; il 45% sono magmatiche e il 50% sono metamorfiche.
[Le sedimentarie si
trovano solo in superficie perché avvengono azioni erosive di disgregazione e
sedimentazione, dovute agli agenti atmosferici.]
Le rocce magmatiche
vengono da una miscela fusa di silicati e gas. Provengono dal mantello o dalla
crosta stessa resa incandescente.
Dentro questa
miscela abbiamo silice, silicati, feldspati, gas soprattutto idrogeno, fluoro e
anidride solforosa.
I gas facilitano la
cristallizzazione.
I magmi si dividono in:
1.
basici, quando il silicio è presente al di sotto del
45%.
2.
acidi, quando il silicio è presente al di sopra del
65%
I magmi acidi provengono dal mantello. Le
rocce acide possono essere chiamate sialiche, cioè hanno una presenza massiccia
di silice e alluminio. Contengono soprattutto i tectosilicati e
alluminosilicati. Hanno un colore chiaro.
Le rocce basiche che provengono dal mantello
sono chiamate rocce feniche (presenza di ferro e magnesio). Contengono
soprattutto gli inosilicati e nesosilicati. Il colore è scuro.
STRUTTURA
DELLE ROCCE INTRUSIVE ED EFFUSIVE
Le intrusive
solidificano all’interno della crosta terrestre e solidificano lentamente,
quindi assumono una struttura granulare, granitica e i cristalli sono visibili
ad occhio nudo (granito).
Le effusive
fuoriescono velocemente in superficie ed hanno uno sbalzo di temperatura enorme
e solidificano velocemente, quindi assumono una struttura porfirica; i
cristalli immersi in una struttura omogenea (vetrosa o amorfa). Sono il
porfido, il basalto, il vetro.
Il granito è una
roccia intrusiva acida; la corrispondente roccia effusiva è il porfido.
LE
ROCCIE SEDIMENTARIE
(sedimentazione
di piccoli frammenti)
Si trovano sulle terre emerse o sul fondo dei
bacini ed è formata da sostanze organiche o inorganiche.
Si formano :
Ø
Dalla disgregazione di rocce
esistenti ed i frammenti vengono trasportati e sedimentati.
Ø
Sabbie portate dal vento che
formano le dune
Ø
Nel mare la depositazione di gusci
e scheletri di animali morti
Ø
Ceneri vulcaniche
Il processo di formazione di una roccia è la
litificazione o diagenesi.
La formazione di una roccia avviene i 4 fasi:
I.
Passaggio di compattazione (Le
rocce sottola pressione di altre si compattano e perdono anche il 50% del
volume
II.
Passaggio di cementazione (L’acqua
che passa attraverso le fessure delle rocce, lascia carbonato di calcio che
solidifica e chiude tutte le fessure unendo le rocce)
III.
Metasomatosi ( Scambio tra i
componenti della soluzione circolante e i componenti del sedimento)
IV.
Ricristallizzazione ( scombinare
il reticolo cristallino e poi riformarlo creando una roccia diversa da quella
originaria)
CARTA
EUROPEA DEL SUOLO
- IL suolo è uno dei beni più preziosi dell’umanità. Consente la
vita dei vegetali, degli animali e dell’uomo sulla superficie della
terra.
- Il suolo è una risorsa limitata che si distrugge facilmente e la
sua utilizzazione è limitata dal clima e dalla topografia.
- Qualsiasi tipo di pianificazione territoriale deve essere
concepita in base alle proprietà dei suoli e dei bisogni della società di
oggi e di domani.
- Gli agricoltori e i forestali devono applicare metodi che
preservino la qualità dei suoli.
- I suoli devono essere protetti dall’erosione.
- I suoli devono essere protetti dall’inquinamento.
- Ogni impianto urbano deve essere organizzato in modo che siano
ridotte al minimo le ripercussioni sfavorevoli sulle zone circostanti
L’urbanizzazione deve essere concentrata e organizzata in maniera tale da
evitare il più possibile l’occupazione dei suoli di buona qualità.
- Nei progetti di ingegneria civile si deve tener conto di ogni loro
ripercussione sui territori circostanti e nel costo devono essere previsti
e valutati provvedimenti di protezione.
- E’ indispensabile l’inventario delle risorse del suolo
- Per realizzare l’utilizzazione
razionale e la conservazione dei suoli sono necessari l’incremento della
ricerca scientifica e la collaborazione interdisciplinare.
- La conservazione dei suoli deve essere
oggetto di insegnamento a tutti i livelli e di informazione pubblica
sempre maggiore.
- I governi e le autorità amministrative
devono pianificare e gestire razionalmente le risorse rappresentate dal
suolo.
ROCCE
SEDIMENTARIE
- Terrigene o clastiche
- Di natura chimica
- Organogene
Le terrigene o
clastiche a loro volta si dividono in vari gruppi e a seconda della grandezza
dei pezzi si dividono in:
Ø
Ghiaie di grandezza superiore a
due mm, queste sono conglomerati che
possono essere chiamate anche brecce, se cementate puddinghe.
I congloidi possono
trovarsi sotto forma di morena quando i clasti sono disposti disordinatamente.
Quando sono ben orientati si dicono conglomerati.
Le morene derivano
dall’erosione che le lingue di ghiaccio provocano ai piedi delle montagne.
Terreni costituiti da morene sono poco profondi e non sono adatti a coltivare.
La maturità
dell’arenarie si può individuare in 2 modi: maturità mineralogica e
tessiturale. Nella mineralogica, più sono presenti minerali stabili, e più la
roccia è vecchia (quarzo). Nella
tessiturale, i clasti tanto più sono levigati e tanto più la riccia è vecchia.
Ø
Sabbia la cui grandezza va da 1/16
di mm a 2 mm, cementate insieme formano l’arenaria (roccia fragile).
Ø
Limi la cui grandezza va da 1/256
di mm a 1/16 di mm, cementate formano le siliti.
Ø
Argille sotto a 1/256 di mm. Sono
colloidi perché formate da particelle piccolissime. Un colloide è formato da
una fase:

dispersa
( terra )
disperdente (
acqua )
Nelle argille prevalgono i fillosilicati, feldspati, solfati,
carbonati, ossidi di alluminio.
Le particelle dell’argilla tendono a
respingersi perché caricate negativamente. Quando entrano in contatto con
l’acqua le cariche si annullano e non si respingono più, allora si aggregano
tutte insieme. Terreni così formati sono molto fertili.
ROCCE
FLYSCH
Le rocce flysch sono formate da strati
alternati di argilliti e arenarie.
Sono a debole spessore, non si trovano in
banchi, ma in sottili strati.

argilla
arenaria


argilla
arenaria
argilla
arenaria

Queste rocce le troviamo negli appennini, qui
troviamo anche rocce marnoso-arenacee
(marna = calcare + argilla ). I flysch sono
anche formati da marna, sono rocce molto fragili non adatte alla costruzione.
ROCCE
ORGANOGENE
Provengono da sostanza organica (attività
biologica).
Alcune di esse sono:
Ø
CALCARI
- sostanze
inorganiche e organiche.
- derivano
dall’accumulo di gusci di animali marini
che si compattano con calcite.
- si può formare
anche la dolomia in acque ricche di magnesio.
Ø
SELCE
- presente in debole
quantità
- composta dalla
cementazione di gusci e scheletri, (contenenti silicio), di animali marini.
- le troviamo nei
mari dove c’è molta presenza di silice e nelle zone vulcaniche (colore, grigio verde).
Ø
CARBONI FOSSILI
- formati da sostanze
vegetali. Nell’era del carbonifero enormi foreste sono state sommerse dalla
terra e in un ambiente anaerobico i vegetali perdono l’azoto, l’ossigeno e
l’idrogeno; rimane solo il carbonato.
- carbonati dal più
puro al più impuro:
torba (idrogeno e
azoto)
lignite (ossido di
azoto e zolfo)
litantrace
antracite
grafite
Ø
IDROCARBURI
- sono miscele di
idrogeno e carbonio, hanno un’origine animale e vegetale.
- Animali e vegetali
subiscono trasformazioni in un ambiente anaerobico per la presenza di batteri
specifici i quali attaccano la sostanza organica decomponendola.
Alcuni esempi sono:
asfalto – bitume
(solidi)
petrolio
metano (gas)
ROCCE
CHIMICHE
Avvengono per trasformazione chimica e per
precipitazione in un ambiente marino.
Esempi di rocce chimiche:
Ø
CALCARI



Ca CO3 + H2O
+ CO2 Ca (HCO3)

Carbonato solido Bicarbonato di calcio solubile
che precipita
Con l’evaporazione il calcare si forma in
banchi.
Ø
CLCARI OOLITICI
- durante la
precipitazione il calcare può incontrare delle particelle; il calcare si
aggrega con queste cementandosi.
- sono anche detti
calcari spugnosi
- si possono anche
formare in ambiente continentale vicino a sorgenti o cascate e la reazione si sposta verso sinistra
Alcuni esempi sono:
-
travertini o alabastri. Si formano in ambiente
continentale. Quando le particelle sospese in acqua sono prevalentemente di
silice si formano rocce dette opale.
-
evaporati. Si formano in fondo a bacini idrici
(laghi, mari) in zone calde dove l’acqua è soggetta a evaporazione. (gesso)
Possono essere
: Ca SO4 H2O =
solfato di calcio idrato.
Ca SO4 =
anidride solforosa
Na Cl = sale
K Cl = cloruro di
potassio
Può avvenire anche
sulle terre emerse, nelle zone tropicali (caldo – umido) dove può formare
l’idrossido di alluminio e ferro dette lateriti. Quando il ferro va in
soluzione rimane solo l’idrossido di alluminio che la bauxite. Quest’ultima
proviene dalle lateriti solo dopo che hanno gia perso Al, Ca, Mg.
ROCCE
METAMORFICHE
Derivano da una trasformazione di rocce
preesistenti. La roccia si rimodella e si riformula il reticolo cristallino
senza arrivare a una fusione attraverso alte temperature e pressioni.
Possono essere di due tipi di metamorfismo:
Ø
Da contatto (situate in zone più
circoscritte), in un vulcano le rocce vicine al condotto si riscaldano e
cambiano il reticolo cristallino.
Ø
Regionale: in seguito allo
sprofondamento dei sedimenti, sempre nei pressi di un vulcano, le rocce
subiscono forti pressioni e alte temperature provocando la scistosità delle rocce,
ossia la trasformazione in sottili strati che si sfaldano facilmente.
-
Le argilliti metamorfosate
diventano ardesia.
-
Le arenarie metamorfosate
diventano quarzite.
-
I calcari metamorfosati diventano
marmi.
-
In corrispondenza delle faglie,
attraverso movimenti tettonici, troviamo rocce sgretolate e poi cementate
insieme: miloniti.
POSSIAMO
DATARE LE ROCCE CLASSIFICANDOLE
ATTRAVERSO
DEI PERIODI
Ø
ERA ARCHEOZOICA: periodo durante
il quale la terra si è progressivamente raffreddata, parliamo di 590 ,milioni
di anni fa dove iniziano a svilupparsi le prime forme di vita (organismi
unicellulari).
Ø
ERA PALEOZOICA: questa era risale
a 590 – 250 milioni di anni fa, i periodi più significativi di questa era sono:
cambriano, iniziano a comparire le prime forme di vita più complesse, e
carbonifero, durante il quale si sono formati grandi sedimenti di materiale
organico, che si trasformerà in carbone.
Ø
ERA MESOZOICA: iniziò circa 250
milioni di anni fa; i periodi più significativi furono: triassico, durante il
quale compaiono i primi mammiferi, il giurassico, presenza di dinosauri, e
cretaceo, iniziano a emergere le terre che erano sotto il mare.
Ø
ERA CENOZOICA: iniziò 65 milioni
di anni fa ed è caratterizzata da grandi glaciazioni, quindi iniziano ad
estinguersi un gran numero di esseri viventi.
Ø
ERA NEOZOICA: questa è l’era
attuale iniziata 1,7 milioni di anni fa.
METODI
PER LA DATAZIONE
LA STRATIGRAFIA : è
la disciplina che studia come si sono formati gli strati rocciosi della crosta
terrestre.
Ø
DATAZIONE ASSOLUTA à questo metodo è soprannominato metodo
radiometrico, si basa sull’analisi quantitativa degli elementi radioattivi presenti nella roccia dal
momento della sua formazione. Questi elementi non essendo stabili perdono pian
piano la radioattività e diventano isotopi. Il tempo di dimezzamento di un
nuclide, è il tempo che serve ad un elemento radioattivo a dimezzare la sua
radioattività.
Esempio.

In questo caso una considerevole parte di
potassio si è trasformata in argo, quindi è più vecchia.

In questa roccia solo un piccolo quantitativo
di potassio si è trasformato in argo. Questo sta a significare che questa
roccia è più giovane della roccia precedente.
Ø
DATAZIONE RELATIVAà è stabilita attraverso la correlazione di più avvenimenti geologici e
serve ad accertare quale di quelle osservate è più antica. Ci si basa su due
principi fondamentali:
- principio della
sovrapposizione: la posizione degli strati delle rocce sedimentarie è
temporale, quindi lo strato più in profondità è il più vecchio e quello più in
superficie è il più giovane
( non considerando
eventuali effetti deformanti).
- principio della
correlazione: si basa sul presupposto che gli strati di rocce sedimentarie,
contenenti fossili uguali, si sono formate nello stesso periodo geologico.
LA
PERMEABILITA’
La permeabilità è la capacità che ha un suolo
di farsi attraversare dall’acqua.
Può essere:
I.
Permeabilità primaria o genetica,
dipende dalla tipologia della roccia.
II.
Permeabilità secondaria o per fessurazione,
dipende dalla tettonica.
La permeabilità primaria dipende dalla
secondaria.
Più una roccia è compatta, meno facilmente si
lascia attraversare, più la roccia è porosa, più facilmente si lascia
attraversare.
La velocità con cui l’acqua passa è espressa
in cm al secondo (cm/s) .
Permeabilità bassa : 10-3 cm/s
Permeabilità media : 10 cm/s
Permeabilità alta : 103 cm/s
Dal punto di vista genetico possiamo dividere
le rocce in: impermeabili, poco permeabili, permeabili.
|
IMPERMEABILI
|
POCO PERMEABILI
|
PERMEABILI
|
|
Granito, argilla, gneiss, marne, flysch,
dolomie.
|
Tutte le sedimentarie
|
Morene, tutti i depositi di sabbia e di
limo, dune di sabbia, breccia, depositi alluvionali, falde detritiche.
|
I calcari sono impermeabili dal punto di vista
tipologico, ma permeabili per fessurazione.
La permeabilità per fessurazione può essere
crescente o decrescente, cioè le faglie possono
allargarsi o chiudersi.

L’acqua che passa nel granito, deposita le
particelle che ha disciolte in essa e calcifica la fessura.

L’acqua che passa nel calcare lo erode,
allargando sempre più le fessure.

PEDOGENESI
( formazione del suolo )
Il suolo è uno strato detritico che poggia
sulla roccia madre. È dato dall’interazione tra atmosfera e litosfera.
In questa interazione si forma: la regolite,
che deriva dalla disgregazione della roccia madre. È il primo abbozzo per la
creazione del suolo che viene aggredito da piante pioniere. Su questi detriti
man mano si depositano sedimenti provenienti dai territori circostanti ( le
montagne ).
Qui abbiamo una distinzione di suoli in:
AUTOCTONI ALLOCTONI

Vi è solo la presenza di
regolite.
C’è la presenza anche di detriti.
Zona di montagna.
Zona di pianura dove si riversano fiumi e
torrenti
rilasciando detriti provenienti dalle
montagne. Sono molto fertili in quanto questi
detriti
contengono molte sostanze nutritive
necessarie alla vita di una pianta.
MORFOLOGIA
La
disposizione morfologica: determina una maggiore o
minore trasformazione pedologica.
Più i terreni sono in pianura, meno sono
erosi.
Più i terreni sono in montagna maggiormente
sono erosi.
La
quota sul livello del
mare: accelera i fenomeni erosivi. ( pendenza )
Esposizione
ai raggi solari:
NORD meno esposto, più umido in cui vi è la
presenza di fiumi.
SUD più esposto al sole, più sbalzi termici,
più esposto al processo pedagogico.
ROCCIA
MADRE
Un altro fattore della pedogenesi è dato dalla
roccia madre. La sua influenza è data dalla natura della roccia che si evolve
per eventi esterni ed interni.
FATTORI INFLUENZABILI:
Ø
Composizione chimica ( rocce
sialiche o feniche )
(
carbonatiche )
(
granitiche )
(
saline )
( di
natura organica )
Ø
Permeabilità
Ø
Compattezza della roccia
FATTORE
BIOTICO
Causato da:
Ø
Vegetali – piante pioniere
Ø
Microrganismi – batteri
Ø
Macrorganismi - piccoli esseri
viventi
Piante pioniere: sono principalmente muschi e
licheni che si sviluppano a contatto della roccia. Costituiscono il primo
strato organicocce compone il suolo ( humus ).
Batteri: trasformano la sostanza organica in
minerali necessari alla sopravvivenza di piante. I più importanti sono il
potassio e l’azoto.
Macrorganismi: sostanza organica morta che si
trasforma in humus. I lombrichi causano un movimento del terreno.
Climax : suolo maturato naturalmente, senza
l’intervento dell’uomo.
Cause
dell’attacco della flora batterica
Umificazione: è il risultato dovuta
all’attacco della flora batterica. Nell’humus sono presenti i minerali
necessari alla vita delle piante. Una caratteristica dell’humus è che disperde
gradualmente questi minerali.
L’humus è una sostanza inodore, nera, porosa,
colloidale e ricca di sostanze nutritive. Ha proprietà fertilizzanti perché
d’ha i tre elementi nutritivi essenziali, e sono :
- l’azoto, responsabile per la crescita,
- il fosforo, responsabile della
fruttificazione e del gusto dei frutti,
- il potassio per la crescita delle foglie.
L’humus per eccellenza è il letame bovino, che
oltre a contenere proprietà fertilizzanti ha anche delle proprietà strutturali.
Può avvenire la trasformazione da sostanza
organica a minerali senza l’attacco della flora batterica, attraverso
l’eremacausi ( processo di combustione ).
Azotofissazione: l’azoto è presente nel suolo.
È importante perché le piante necessitano di questo elemento per la
sopravvivenza.
Azoto può essere:
-
Nitroso ( NO2 ) sciolto
nell’acqua
-
Nitrico ( NO3 ) sciolto
nell’acqua
-
Ammoniacale, presente allo stato
gassoso dove circola aria. Non viene assorbito dalle piante.
C’è un’eccezione per i terreni coltivati a
leguminose, queste piante sviluppano delle colonie di batteri nelle radici che
anno la capacità di fissare l’azoto. A questi batteri occorre energia sotto
forma di zuccheri forniti dalla pianta. I batteri prendono 32 parti di zuccheri
dalla pianta e cedono 1 parte di azoto.
SOVESCIO: intorno a 50 anni fa i contadini
praticavano il sovescio, ovvero si piantava l’erba medica che successivamente
veniva interrata. Questo provocava un maggiore arricchimento di azoto nel
terreno.
FATTORE
TEMPO: il tempo che viene impiegato per la
trasformazione del terreno.
ECOLOGIA DEL SUOLO
Il suolo è formato da strati che prendono il
nome di ORIZZONTI. L’insieme di tutti gli spessori prendono il nome di PROFILO
PEDOLOGICO.
Il primo orizzonte è formato da foglie,
ramoscelli che essendo sostanze organiche si trasformano in humus. Questo
strato è composto da microrganismi, come i batteri presenti nelle radici delle
leguminose che attuano l’azotofissazione, e macrorganismi come le formiche, che
rimescolano le sostanze organiche, le termiti, che sono gli unici animali in
grado di mangiare il legno, le cavallette, le mantidi religiose.
Sotto questo primo strato che ha uno spessore
variabile, troviamo l’orizzonte eluviale, più chiaro e più in superficie, non è
ricco di sostanze nutritive poiché l’acqua le trascina via nello strato
sottostante. Questo prende il nome di orizzonte illuviale. Sotto di questo si
trova l’orizzonte primario composto da regolite e sostanze organiche derivate
dalla piante morte.

La combinazione di processi pedogenetici porta
alla formazione di differenti suoli. Ciò è dovuto a:
Ø
caratteristiche - chimiche
- fisiche
Ø
dagli orizzonti o dal profilo
Alcuni processi come erosione, illuviazione,
eluviazione, mineralizzazione sono presenti in tutti i suoli. Altri processi
invece avvengono in particolari condizioni climatiche o tipi di rocce.
PODZOLIZZAZIONE
Si trova in zone fredde o temperate in cui vi
è una grande abbondanza di piogge, che determinano un orizzonte superficiale
molto scuro ( grigio scuro ) sotto il quale è presente uno strato eluviale
( grigio chiaro ). Sotto ancora troviamo uno
strato illuviale nel quale si accumulano minerali che si sono formati con la
dilavazione dello strato superficiale, tramite la liberazione di particolari
acidi fulvici presenti nell’humus.
La vegetazione che possiamo trovare in terreni
in cui avviene questo processo sono: caducifoglie e boschi di conifere.
PEDOTURBAZIONE
I terreni che hanno subito questo processo
sono riconoscibili da:
- colore scuro
- drenaggio difficoltoso
- in estate vi è la presenza di crepe che si
richiudono con le piogge invernali ( idratazione )
- profilo omogeneo, tra sostanza organica e
argilla vi è solamente un piccolo strato superficiale di sostanza organica
chiamato gilgai.
Sono presenti in zone climatiche mediterranee.
Non sono adatti per costruire edifici.
LATERIZZAZIONE
Il processo di laterizzazione è dovuto a
reazioni di: idrolisi ( SiO4 ) ossidazione ( Fe ). I terreni che
hanno subito tale trasformazione sono detti anche oxisuoli.
Si formano in zone con clima caldo e piovoso:
l’elevata temperatura favorisce una rapida decomposizione della sostanza
organica (mineralizzazione) che non fa in tempo a trasformarsi in humus, mentre
l’abbondante presenza di acqua determina l’idrolisi dei minerali.
In Italia la laterizzazione è anche chiamata
rubefazione.
Nelle zone tropicali l’eccesso di umidità,
dovuta alle abbondanti piogge e l’elevata temperatura costantemente superiore
ai 30° accelerano il processo di laterizzazione. I terreni tropicali sono molto
poveri: solo i primi cm contengono la sostanza organica e per questo sono poco
adatti alla coltivazione agraria. Sono però ricoperti da fitte foreste i cui
alberi sopravvivono perché si autoforniscono di composti nutrizionali: gli
scarti vegetali, una volta caduti a terra, sono mineralizzati velocemente e i
composti chimici che si liberano sono subito riutilizzati dalla pianta stessa.
GLEYZZAZIONE
Processo che avviene nei terreni saturi di
acqua che assumono una colorazione bluastra in superficie mentre all’interno
sono scuri. Tale condizione è dovuta da: processi chimici di riduzione che
formano composti poco solubili. Lenta trasformazione della sostanza organica in
torba.
LISCIVIAZIONE
È un processo di dilavamento dello strato
superficiale dovuto all’acqua che passando attraverso il terreno trascina tutte
le sostanze nutritive negli strati più bassi dell’orizzonte.
CARATTERISTICHE FISICHE DEL TERRENO
Fase solida: detta
anche frazione terrosa, è composta dallo scheletro, formato da frammenti di
varia dimensione della roccia madre disgregata.
Fase gassosa:
occupa gli spazi vuoti tra le particelle del suolo, è costituita da ossigeno,
azoto, anidride carbonica.
Fase liquida: è
formata da acqua.
LA TESSITURA
Con il termine tessitura si vuole indicare la
granulometria del terreno.
La granulometria misura la grandezza delle
varie particelle del terreno, e queste particelle so no state classificate in
due sistemi:
I.S. divide il suolo in:
- ghiaia (2 mm ∅)
- sabbia (da 0,2 a 2 mm ∅)
- limo (da 0,02 a 0,2 mm ∅)
- argilla (inferiore a 0,02 mm ∅)
FRANCO = composizione sabbia limo e argilla
ottimale per l’agricoltura.
U.S.D.A. è molto più articolato:
|
Grossolana
|
Moderatamente grossolana
|
Media
|
Moderatamente fine
|
Fine
|
|
S = sabbiosa
SF = sabbiosa franca
|
FS = franca sabbiosa
|
FS = franca sabbiosa
F = franca
FL = franca limosa
L = limosa
|
FSA = franca sabbiosa argillosa
FA = franca argillosa
FLA = franca limosa argillosa
|
A = argillosa
AS = argillosa sabbiosa
AL = argillosa limosa
|
Il terreno si determina con il triangolo di
Attemberg.
LA STRUTTURA
È la disposizione delle particelle, esse
possono essere separate e quindi il terreno non è strutturato oppure si possono
mettere in relazione tra di loro a formare dei grumi e quindi il terreno è
strutturato.
Bisogna dire che le particelle più sono
piccole e più tendono a strutturarsi.
I suoli capaci di strutturarsi sono quelli
argillosi e limosi.
Le condizioni per avere un terreno strutturato
sono:
-
il ph non può essere molto acido
-
presenza di mucillagini
-
presenza di umus
-
temperatura ne troppo alta ne
troppo bassa
Nella situazione strutturata (suolo
argilloso).
In questo caso la struttura può essere formata
e distrutta continuamente.

nella situazione non strutturata ( suolo
argilloso)

Nella situazione non strutturata (suolo
sabbioso)

micropori: sotto 8 millimicron
macropori: sopra 8 millimicron
SUPERFICIE SPECIFICA
È la quantità di superficie esposta che
comprende la superficie esterna più la superficie di tutti i pori che si
trovano all’interno.
CALCOLO POROSITÀ
Serve per vedere quanti spazi vuoti ci sono
nel suolo, espressi in %.
Si calcola utilizzando la seguente formula.
D - d
P = x
100
D
D = densità assoluta, è il peso specifico
delle particelle del suolo, g/cm2 . ( il peso specifico è il peso
nell’unità di volume delle varie frazioni terrose )
Si usa il picnometro per misurare la densità
assoluta.
d = densità relativa o apparente, cioè il peso
di tutto il suolo nell’unità di volume.
La densità relativa si misura attraverso un
carotaggio.
- affondare il cilindro a volume noto nel terreno fino a riempirlo.
- estrarre il cilindro senza far cadere la terra
- con una lamina rasare le due estremità per eliminare il terreno in
eccesso e chiudere il cilindro
- pesare il cilindro contenente il terreno ancora umido (P1)
- essiccare il terreno a 105° per 12 ore
- pesare il cilindro con il terreno essiccato (P2)
- calcolare la densità attraverso la seguente formula
P1- P2
d =
V
|
D
|
d
|
P
|
|
Terreno sabbioso 2,6-2,7
|
1,42
|
46,41%
|
|
Limoso sabbioso 2,65
|
1,2-1,3
|
52,83%
|
|
Argilloso
2,50
|
1,1-1,2
|
54%
|
|
Organico
1,23
|
Minore di 1
|
59,35%
|
Ci interessa sapere la quantità di micropori e
macropori.
Un terreno per essere ottimo per l’agricoltura
deva avere in uguale quantità micropori e macropori.
La parte macroporata è la zona in cui c’è
aria, mentre nella parte microporata c’è
l’acqua.
ADESIVITA’ : è la tendenza della frazione
terrosa del suolo ad aderire agli organi lavorativi.
PLASTICITA’ : un suolo si definisce plastico
quando una volta che viene modellato, rimane integro con la stessa forma che
gli viene data.
TENACITA’ : è il parametro che indica la
resistenza del terreno agli organi lavorativi.
IL COLORE : è una caratteristica fisica molto
importante, in base ad esso si può capire, la composizione chimica, la sua
evoluzione, alcune caratteristiche funzionali e la presenza di sostanze
organiche.
LA TEMPERATURA : è importante soprattutto nel
settore agrario. I raggi solari riscaldano il terreno rendendolo buono alle
coltivazioni. Il calore favorisce la proliferazione di microrganismi.
Il valore della temperatura del suolo è minore
di quello che si registra nell’atmosfera.
GIACITURA : è la pendenza che causa un maggior
o minore riscaldamento del suolo. I raggi solari colpiscono perpendicolarmente
i terreni inclinati nelle medie latitudini, quindi si scaldano più dei terreni
pianeggianti. I terreni in piano vengono colpiti perpendicolarmente solo
all’equatore.
ALBEDO : è il rapporto tra l’energia riflessa
dalla superficie del suolo (R) e l’energia che lo colpisce (I).
LA
CAPACITA’ DI SCAMBIO
Questa caratteristica è dovuta alla presenza
nel suolo di colloidi, aggregati di particelle di piccolissime dimensioni,
dispersi in un liquido (principalmente acqua proveniente da piogge). Questi
aggregati sono elettricamente carichi in grado di fissare sulla loro superficie
esterna alcuni ioni e liberarne altri equivalenti. Tale meccanismo è molto
semplice in quanto avviene uno scambio tra la matrice (tutta la superficie
specifica) e la soluzione circolante.
Questa caratteristica comporta una maggiore
fertilità del suolo. Trattiene in oltre le sostanze inquinanti come diserbanti
o sostanze radioattive, non facendole arrivare fino alle falde acquifere.
IL PH
È presente nella soluzione circolante nel
suolo.
Per PH si intende la concentrazione degli ioni
OH- e H+. Lo ione che da’ acidità e basicità è l’ H+.
Il PH è misurabile con una scala che va da 3 a
14. Da 3 a 7 il PH è acido, a 7 è neutro, da 7 a 14 è basico.
I valori del PH dipendono dal clima: in zone
fredde e umide si creano condizioni di acidità, in zone calde e secche il PH è
basico.
ACIDITA’ ATTUALE: è quella che si misura
analizzando un suolo.
ACIDITA’ POTENZIALE: è in relazione alla
capacità di scambio. Al variare del PH avviene un maggiore o minore scambio
cationico.
-Cationi acidi: H+ , Al+++
-Cationi basici: Na++ , Ca++ , Mg++ , K++.
Le cause dell’acidità:
Ø
La liberazione di cationi H+
che avviene di pari passo con la lisciviazione degli ioni basici OH-
.
Ø
La composizione della roccia madre
che nei processi pedogenetici libera ioni acidi o basici. Esempio, nelle
dolomie vi è la liberazione di ioni basici Ca++ e Mg++, di conseguenza la
soluzione circostante al suolo è basica.
Ø
Respirazione delle radici, H2O
+ CO2 ßàHCO3-
+ H+
L’eccessiva presenza
di CO2, dovuta alla respirazione, libera H+.
Ø
L’humus ,con la presenza di acidi
urici, abbassa il livello del PH.
Ø
Lisciviazione di cationi basici
per le eccessive piogge
Ø
Piogge cariche di CO2,
quando queste arrivano sul suolo lo predispongono ad essere acido.
CORREZIONE DEI TERRENI ACIDI
Avviene immettendo nel suolo prodotti a base
di calcio ( calce viva, carbonato di calcio, ossidi di calcio ). Le quantità da
impiegare dipendono dal tipo di terreno e da quanto si vuole aumentare il
valore del PH.
CORREZIONE TERRENI BASICI O ALCALINI
Vengono immessi nel suolo solfati di calcio o
zolfo finemente tritato, oppure sostanze organiche, che una volta aver reagito
vengono lisciviate.
IDROLOGIA
L’acqua nel suolo non sta ferma ma è tutta in
continuo movimento ( si può dire che ha una carica energetica ).
Nel suolo è possibile attivare due tipi di
energia:
-
energia cinetica
-
energia potenziale o potenziale
idrico ψ
Per la maggior parte dei casi lo ψ = - ; quando lo ψ = + tende a ridursi a 0.
L’acqua libera e pura allo stato fermo (
ristagna ) ψ = 0
ENERGIA POTENZIALE si divide in :
-
potenziale osmotico
-
potenziale gravitazionale
-
potenziale matriciale
Ø
L’energia del potenziale
matriciale è di :
-
adesione
-
coesione
Adesione quando l’acqua aderisce alle pareti
del poro, quella di coesione occupa la parte centrale del poro.
Ø
Il potenziale gravitazionale si
muove in tutte le direzioni, ma tende a portare l’acqua verso il basso.
Ø
Il potenziale osmotico è presente
solamente nelle zone marine, dovuto alla presenza di Sali.
Formula che permette di determinare i movimenti
di acqua nel suolo.
V = -K ∇ ψ
∇ = è la differenza di potenziale idrico in un’unità di spazio.
In un terreno argilloso lo spostamento
dell’acqua è maggiore di un terreno sabbioso, perché il terreno argilloso ha
sia macro che micropori, mentre il terreno sabbioso solo macropori.
Risalita capillare = risalita dell’acqua dallo strato umido a
quello secco grazie al fenomeno della capillarità.

Il terreno argilloso si satura con maggior
quantità d’acqua perché ha più pori; ne serve meno per quello limoso e ancora
meno per quello sabbioso.
Sul PA il terreno argilloso contiene più acqua
del terreno limoso e di quello sabbioso.
Dalla saturazione al PA il suolo argilloso
perde molta acqua mentre il suolo limoso e quello sabbioso basta che ne perdono
molto poca per arrivare al PA .
FALDA FREATICA E ARTESIANA

Falda
freatica ( acquifero )
La falda freatica poggia su uno strato di
argilla impermeabile e il pelo dell’acqua è libero quindi se piove il livello
dell’acqua si alza mentre se non piove si abbassa.
Se in superficie c’è un fiume, si instaura un
rapporto di scambio con la falda, quindi se la falda aumenta il fiume si
ingrossa. Però questo scambio di acqua incide anche sull’inquinamento, perché
se il fiume è inquinato di conseguenza si inquina anche la falda.
Falda
artesiana ( acquifero )
La falda artesiana è compressa tra due strati
di argilla e quindi è in pressione.
Questa falda non è inquinata proprio perché è
protetta da questi due strati di argilla
Sono
acque salienti, quindi non in pressione.
Per prendere
l’acqua dal pozzo occorre una pompa.
Questa
falda è in pressione quindi l’acqua affiora in superficie senza bisogno di
pompe. Lo zampillo arriva ad una certa altezza, cioè quando il potenziale
idrico è uguale a zero, questa altezza è chiamata livello piezometrico.
SORGENTI
Sono punti della superficie terrestre dove
l’acqua sfugge dalla falda sotterranea e viene incorporata nel sistema di
drenaggio superficiale.
TIPI DI SORGENTI:
1.
deflusso
2.
sbarramento
3.
trabocco
4.
carsiche
- La sorgente di deflusso fuoriesce dalla crosta terrestre senza
problemi

- la sorgente a sbarramento è una
falda inversa, l’acqua esce con forza perché ha un ostacolo
davanti.

- la sorgente a trabocco si crea quando la sorgente non riesce più a
contenere l’acqua.

- la sorgente carsica è destinata a scomparire a causa del fenomeno
del carsismo. Al posto della sorgente si creerà una grotta.
PROBLEMI
DI DEGRADO DEL SUOLO E DELL’AMBIENTE
INTERVENTI DI TUTELA E PROGRAMMI DI PREVENZIONE
- FRANE :
Ø
Terreno in pendenza
Ø
Suoli argillosi
Ø
Regime ideologico
- EROSIONE
- DISBOSCAMENTO :
Ø
Erosione
Ø
Sterilità del suolo
Ø
Frane
- INQUINAMENTO DEL SUOLO
- CLIMA
- INONDAZIONI – RISTAGNO IDRICO
- AGRICOLTURA (intensiva –
estensiva)
PROBLEMI DI DEGRADO
I.
EROSIONE
II.
FRANE
III.
RISTAGNO IDRICO
IV.
AGRICOLTURA

INTERVENTI DI TUTELA
PREVENZIONE
EROSIONE
IDRICA (azione 100% acqua)
1.
LITORANEA (mare - laghi – coste)
2.
IDROCLASTICA (gelivazione –
esalazione)
3.
IDROMETEORICA (grandine – pioggia
– neve)
EROSIONE GRAVITATIVA à FRANE (azione dell’acqua e altri fattori )
EROSIONE EOLICA à DOVUTA AL VENTO
EROSIONE
Fenomeno naturale che interessa di continuo la
crosta terrestre consistente nell’asportazione di materiali solidi.
E = f
1 2 3
1) = potere erosivo di A,B (fattori abiotici e biotici) che dipende dalla
intensità i e
dalla durata D dei fattori.
D = durata della pioggia
i = quanto piove e con quale intensità
2) = disponibilità di lasciarsi attraversare
M = morfologia
SU = stato del terreno ( granulometria, tessitura, struttura, PH, sostanza
organica)
R = copertura vegetale :
Ø
Perenne (bosco, prato)
Ø
Annuale
N.B.
Più il suolo è coperto e meno viene eroso.
3) = azione umana: o accelera l’erosione o la contiene.
FASI DELL’EROSIONE ( erosione nell’entroterra
)
Erosione meteorica dei versanti.
I fase: erosione laminare, l’acqua porta via
le particelle in modo uniforme e il suolo si abbassa lentamente.
II fase: erosione per rigagnoli, l’acqua si
inalvea o si incanala.

piano paino si crea un ruscello e se il
contadino non interviene diventa un fosso.

L’erosione tipica delle nostre colline è
l’erosione calanchiva. Questi burroni sono molto profondi, molto fitti lungo la linea di massima
pendenza del suolo.
VALUTAZIONE EROSIONE IDROMETEORICA
PER STIMARE L’EROSIONE
- METODO QUANTITATIVO: esprime la quantità di terreno asportato in
una zona nell’unità
di tempo.
- METODO QUALITATIVO: esprime con un aggettivo la gravità della
situazione (erodibilità, bassa – media – alta)
1)
- procedimento di Fournier
-
procedimento USLE
2)
- procedimento della commissione
europea della foresta
- procedimento di
erodibilità dei versanti e dei suoli
FASCIE
CLIMATICHE
I.
Fascia dell’auretum ( pini )
( 12° - 17° ) 300 – 400 metri.
s.l.m.
II.
Fascia del castanetum ( castagno ) ( 10° - 15° ) 450 – 500
III.
Fascia del fagetum ( faggio )
(7° - 18° ) 1000 – 1600
IV.
Fascia del picetum ( abeti )
( max. 6° ) 1500 – 2000
I BOSCHI
L’Umbria è costituita da 845’604 (ha) mentre
301’400 (ha) sono boschi.
L’indice di boscosità è il rapporto tra zona
boschiva e zona complessiva, l’indice di boscosità dell’Umbria è del 35.6% .
In Umbria ci sono boschi puri (dove prevale un
solo tipo di pianta) e boschi misti (costituiti da più specie di piante).
I boschi puri sono di:
Ø
Faggio
Ø
Castagno
Ø
Leccio
Ø
Cerro
I boschi misti sono di natura mesofita e
preferiscono una temperatura media.
Ø
Castagno, cerro, frassino, carpine
Ø
Pino, cipresso
Poi ci sono anche boschi idrofili: salici,
pioppi, ontano. E i boschi xerofiti: roverella, carpino nero, acero, quercia.
RIPRODUZIONE
DELLE PIANTE
1.
PER SEME (gamica) attraverso
l’impollinazione.
2.
PER PARTI DI PIANTA (agamica)
vengono piantati a terra dei rametti di una pianta che poi crescono.
3.
PER RIZOMA (agamica) si piantano
direttamente le radici di una pianta.
4.
PER POLLONI (agamica) sono delle
gemme che nascono alla base del tronco, e da queste gemme nasceranno nuove
piantine.
Riproduzione agamica: il patrimonio genetico
della nuova pianta è identico a quello della pianta da cui si stacca o un ramo
o radici o polloni.
CASTAGNO
(trattato a ceduo)
Si trova nelle zone di Umbertide, Gubbio,
Città di Castello.
Amano i terreni acidi (roccia madre silicea).
Il castagno è tagliato ogni 15 anni, usato in
falegnameria e per fare pali.
È molto resistente all’umidità
CASTAGNO
Si trova in terreni subacidi, è un legno tenero
e ben lavorabile.
Si propaga per seme.
Lungo il fusto troviamo noduli che contengono
gemme avventizie che si chiamano sferoblasti, cadendo per terra possono
germogliare.
LECCIO
Pianta sempre verde, difficile da lavorare,
mentre ha un alto potere carbonico.
Trattato a ceduo, ma può essere anche allevato
e fatto diventare ad alto fusto.
Si adatta a qualsiasi condizioni di terreno.
CERRO
(trattato a ceduo)
Preferisce terreni profondi e freschi molto
umidi.
È un legno pesante usato per le traverse delle
ferrovie.
È una buona pianta pollonifera; è un legno
buono da ardere.
La riproduzione può anche essere gamica,
perché se le ghiande cadono a terra possono dare origine ad una nuova pianta.
ROVERELLA
Si trova in zone calcaree. È una pianta
tartufigena.
Il suo legno è usato per travi, parquet e come
legna da ardere.
GOVERNO
DEI BOSCHI
In un bosco le piante possono essere coetanee
(stessa età) o disetanee (età diverse).
Per la manutenzione è più facile intervenire
sui boschi puri e coetanei.
Come si
rinnova il bosco ?
Per polloni.
Le nuove piante nascono dai polloni, non
superano mai la grandezza della pianta madre.
Ogni 15-20 anni c’è il taglio del bosco.
Il ∅non supera mai più di 10 – 15 cm.
Il ceduo può essere semplice o matricinato.
SEMPLICE
Le piante sono tutte coetanee, tutte nate dai
polloni e il taglio è ogni 10-30 anni, ma in media è ogni 20 anni.
MATRICINATO
Prevede la presenza di un discreto numero di
piante da seme.
Alcune piante dette matricine non vengono
toccate, così possono riprodurre il seme.
Ogni 3-4 cicli da ceduo si fa un rinnovo da
seme.
VANTAGGI DEL BOSCO
Ø
Valorizza un terreno
Ø
Produzione di assortimenti
mercantili
SVANTAGGI
Ø
Il bosco ceduo è meno redditizio
Ø
Impoverimento del terreno per
erosione
Ø
Le ceppaie impediscono il pascolo
Per fustaia
Le piante sono lasciate crescere fino al pieno
sviluppo e quando vengono tagliate sono sostituite da piante da seme.
Il taglio è ogni 80-100 anni.
Il taglio può essere:
Ø
Raso: tutte le piante vengono
abbattute a raso terra e il rinnovo è artificiale (si mette a dimora la
piantina già cresciuta). Il terreno è sottoposto a forte erosione.
Ø
Saltuari: vengono tagliate le
piante che hanno raggiunto la maturità, questo per i boschi disetanei ogni
10-15 anni.
Ø
Successivi: le piante vengono
tagliate a zone. Questo taglio si divide in diverse fasi.
-
preparazione: si scelgono le
piante migliori e vengono tagliate quelle intorno.
-
Sementazione: vengono tagliate
tutte le piante tranne le matricine per permettere alle nuove piante di
crescere.
-
Tagliare le matricine: vengono
tagliate anche le matricine.
RAPPORTO COSTI E BENEFICI
Prima di fare il taglio del bosco si fa
l’analisi tra costi e benefici.
Si arriva ad un prezzo chiamato prezzo di
macchiatico (il calcolo per stabilire il momento opportuno del taglio).
Prezzo di
macchiatico = attivo – passivo
Attivo = incasso
Passivo = costi per il taglio e per portare le
piante tagliate fino alla strada, il trasporto e lo scarico.
UTILIZZAZIONE DEL SUOLO
TIPI D’AGRICOLTURA
COMPOST
OGM
PROTEZIONE DEL SUOLO
AREE PROTETTE
PROBLEMI ECOLOGICI ATTUALI – inquinamento
AGRICOLTURA
Ø
INTENSIVA
Ø
ESTENSIVA
Ø
BIOLOGICA
INTENSIVA
S’immettono flussi energetici molto alti nel terreno agricolo
consumando molta energia.

ESTENSIVA
E’ quel tipo d’agricoltura che si praticava
60-70 anni fa in Italia e ancora attuale nei paesi in via di sviluppo. E’ un SISTEMA CHIUSO.
BIOLOGICA
O ALTERNATIVA
In questo tipo d’agricoltura si recuperano
alcuni aspetti della estensiva senza rinunciare alla produttività. Nacque nel
1865 ma fu riconosciuta solo nel 1991 nell’UE. Comprende tutti i sistemi
agricoli che promuovono la produzione d’alimenti e fibre in modo sano
socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale. Questi sistemi si
basano sulla capacità intrinseca del suolo ovvero può integrare la sua
fertilità.
Non è, infatti, adatta la lavorazione profonda
perché provoca la perdita degli elementi che, invece, il suolo conserva.
Si usa una concimazione letamica o il
compost e, grazie a questo tipo di agricoltura, è stata reinserita la rotazione
colturale.
La lotta biologica contro insetti e parassiti è effettuata
inserendo nelle zone coltivate i loro predatori.
COMPOST
Molti coltivatori usano come concime il
COMPOST, ossia il prodotto dell’ossidazione biologica di materiale organico
proveniente da rifiuti agricoli e urbani. La sostanza organica triturata e
ammassata in cumuli, per azione batterica si degrada e si trasforma in compost
le cui caratteristiche chimiche sono simili a quelle dell’humus. Il processo è
favorito dall’innalzamento della temperatura che, in ogni caso, non deve
superare i 60°C altrimenti tutti i batteri attivi morirebbero e avverrebbe la
mineralizzazione. Fino a 60°C la flora aerobica aumenta e disgrega la sostanza
organica attraverso i processi di ricondensazione e polimerizzazione.
Gli scarti sono accumulati e rivoltati due o
tre volte l’anno.
Il compost è pronto dopo un anno di
trattamento (innaffiare e rivoltare i cumuli) ma, è usato anche dopo soli sei
mesi: l’umificazione non è completa e si deve prestare attenzione a non mettere
il compost a contatto con le foglie che bruciano.
Trascorso un anno, però, i processi hanno
distrutto tutti i virus e i semi delle erbe infestanti.
La qualità del compost è legata a quella dei
materiali di partenza utilizzati e dal rapporto carbonio-azoto che deve essere
intorno a 10. Se il compost è troppo ricco di carbonio mineralizza subito senza
passare attraverso lo stato dell’humus.
|
MATERIALI DA USARE
|
MATERIALI DA NON USARE
|
|
Ø
avanzi di cucina: bucce, frutta,
ortaggi, gusci d'uova, tondi di caffè.
Ø
Dal giardino, dall’orto: foglie fiori
erba etc…
Ø
Materiale biodegradabile: cartone,
trucioli di legno, carta, segatura, piante d’appartamento.
|
Ø
Carta platinata
Ø
Plastica
Ø
Tessuti
Ø
Vetro
Ø
Legno trattato con vernici
Ø
Farmaci
Ø
Pile usate
Ø
Prodotti cosmetici
Ø
Avanzi di cucina: carne, pasta altri
cibi cotti e conditi
|
Il problema è costituito dai cattivi odori che
emana ed è necessaria un’area molto grande per depositare i cumuli. Inoltre non
è conveniente produrre il compost per scopi industriali e si usa all’interno
dell’azienda. Ha, infatti, un basso valore di produzione e il suo trasporto è
troppo costoso.
OGM
Già da qualche tempo si usano semi ottenuti
incrociando, naturalmente, due piante della stessa specie. La novità sta nel
prendere artificialmente un gene e immetterlo nella catena del DNA di un’altra
pianta, magari anche di diversa specie. Il vantaggio sta nella velocità
dell’operazione ma non si sa con certezza scientifica se i prodotti OGM
facciano male. Nel dubbio si usa il principio
di precauzione.
Infatti, la presenza di OGM deve essere
segnalata sull’etichetta dei prodotti venduti e chi intende commercializzare
tali prodotti deve subire l’onere di dimostrare scientificamente che questi non
facciano male. In Europa, non tutti i prodotti OGM si trovano in commercio
perché molti sono banditi. Hanno trovato però larga applicazione nel campo
medico, nell’insulina, nell’interferone (per l’epatite), nell’interleuchina
(tumori), ma anche nelle armi batteriologice.
Gli OGM annullano la variabilità, cioè
riducono la biodiversità.
BIODIVERSITA’ significa avere a disposizione
molte specie vegetali, e all’interno di ciascuna ci sono molte varietà ovvero
c’è una variabilità interna detta intraspecifica
.
LA DISTRUZIONE DELLA BIODIVERSITA’
CONSEGUENZE:
Ø
Il terreno si impoverisce
Ø
Meno variabilità di cibo
Ø
LE AREE PROTETTE
Sono nate per
salvaguardare le molteplici specie animali e vegetali.
(nel giro di 50
anni scompariranno più di ¼ delle specie se si continua con questo ritmo)
COME PUO’ L’UOMO MANTENERE LE DIVERSE SPECIE ?
IN SITU
Le specie vengono
protette nel loro luogo d’origine.
EXSITU
Le specie vengono
spiantate e mantenute in un altro posto con le stesse condizioni
dell’originario.
IN ITALA NASCONO
ALCUNI PARCHI AGLI INIZI DEL ‘900
Prima il parco
doveva ingessare la natura: conservazione statica.
Questa filosofia
adesso è cambiata con la legge quadro del 1991 che stabilisce che il 10% del
territorio mondiale deve essere protetto.
Adesso il parco
unisce gli obbiettivi di conservazione e gli obbiettivi economici delle persone
che vivono in queste aree protette. Danno incentivi a fondo perduto a questa
gente per fargli produrre oggetti tipici di quei posti ( sviluppo sostenibile
).
Dal ’91 ad oggi
abbiamo: 18 parchi nazionali, 147 riserve, 218 aree protette regionali, 7
riserve statali marine, 70 parchi regionali, 12 aree a gestione privata.
OBBIETTIVI DEL
PARCO
I.
-
naturalistici
-
conservare le specie esistenti
-
tutela della biodiversità
II.
ricerca scientifica: il parco
diventa un laboratorio.
III.
Di natura educativa: le scuole
possono usufruirne per educare i ragazzi al rispetto della natura.
IV.
Prevede la riattivazione delle
economie locali. Questo per contrastare l’abbandono delle aree più disagiate (
collina, montagna ).
V.
Sviluppo di agriturismi per il
turismo.
PER QUESTI OBBIETTIVI L’AREA DEL PARCO VIENE
SEZIONATA ( zonizzazione )
Il parco viene diviso in 4 fasce dove il
centro del parco viene chiamato zona A detta zona di riserva integrale. Qui c’è
il mantenimento dell’originaria natura, non è possibile visitare questo luogo.
Poi la zona B (zona di riserva generale) che è
meno restrittiva della precedente e l’intervento antropico è limitato.
Poi la zona C (zona di protezione), c’è la
presenza di abitazioni e campi coltivati con metodi biologici, stimolando la
produzione di colture alternative.
Poi la zona D (zona di sviluppo), dove c’è la
città, musei e altre infrastrutture.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
ATMOSFERA: miscela di gas
Ø
78% di volume è occupato
dall’azoto N
Ø
21% di volume è occupato
dall’ossigeno O
Ø
1% è costituito da :
-
biossido di carbonio CO2
-
argon
-
neon Ne
-
elio He
-
metano CH4
-
cripton Kr
-
idrogeno H2
-
composti ossigenati dell’azoto NOx
-
monossido di carbonio CO
-
ozono O3
-
composti ossigenati dello zolfo
SOx
INQUINANTI PIÙ FASTIDIOSI PER L’ARIA E LA LORO
PROVENIENZA.
NOx
gli ossidi di azoto provengono da:
- gas di scarico delle macchine
- impianti di energia elettrica
- la combustione di biomasse
2 NO sono due molecole di monossidi
di azoto.
Reagisce con O
Si forma 2 NO2 che è il gas più
dannoso.
Se l’aria è secca si forma lo smog
fotochimico, se incontra aria umida si formano gli acidi nitroso e nitrico.
SOx (Sono gli ossidi di zolfo)
provengono da:
-
combustione di combustibili
fossili non puri (carbone, petrolio). Recentemente il carbone viene sottoposto
a processi di desolforazione per rendere il carbone puro.
In climi umidi si forma l’acido solforico.
CO2
Si forma per qualsiasi combustione. In questa
forma è buono, ma se perde un ossigeno e diventa monossido di carbonio questo
consuma tutto l’ossigeno, quindi è letale (morte bianca).
Se inalato si unisce con l’emoglobina e forma
carbossiemoglobina che non fa ossigenare il cervello.
IL BUCO
DELL’OZONO
L’ozono è un gas formato da 3 atomi di
ossigeno.
Al livello del suolo è nocivo, ma negli strati
più alti dell’atmosfera assorbe i raggi ultravioletti che sono nocivi per
l’uomo.
Nell’atmosfera si estende tra i 20 e i 50 km
di altitudine una fascia di ozono senza la quale non sarebbe possibile la vita
sulla terra. Questo strato a causa della presenza di gas inquinanti, va sempre
più assottigliandosi. Il fenomeno è conosciuto come buco dell’ozono.
CAUSE DELLA RIDUZIONE DELLO STRATO DI OZONO
I principali artefici dell’assottigliamento
della fascia di ozono sono i clorofluorocarburi (CFC) contenuti nelle
bombolette spray.
I CFC rimangono in sospensione nell’atmosfera
anche per decenni, una volta però raggiunta la stratosfera iniziano a
distruggere le molecole di ozono. Queste sono facilmente distrutte dal cloro e
dal bromo.
L’EFFETTO
SERRA
L’effetto serra è molto importante per la vita
sulla terra che riguarda il riscaldamento dell’atmosfera. La terra riceve
energia attraverso la radiazione solare che, una volta giunta al suolo, viene
in parte assorbita dal suolo e in parte riemessa sotto forma di radiazioni e
onde lunghe.
Alcuni gas atmosferici, il più importante il
CO2, formano uno strato che si comporta come le pareti di una serra:
lascia passare le radiazioni emesse dal sole, ma trattiene buona parte delle
radiazioni a onde lunghe emesse dalla terra. Quest’ultima pertanto rimbalza
contro questo strato e anziché disperdersi nello spazio ritorna al suolo
riscaldandolo.
I GAS RESPONSABILI DELL’EFFETTO SERRA
Anidride
carbonica (CO2) prodotta in tutti i
processi energetici, è il gas maggiormente responsabile dell’effetto serra.
Protossido
di azoto (N2O) emesso soprattutto dalle
attività agricole, prima fra tutte la concimazione dei terreni, che impiegano
composti azotati.
Metano
(CH4) è emesso nell’atmosfera durante la sua stessa estrazione dal
sottosuolo e dai processi di fermentazione della sostanza organica.
Ozono
(O3) si forma negli strati bassi
dell’atmosfera per reazioni chimiche che avvengono tra i gas inquinanti e
diventa esso stesso pericoloso per l’ambiente.
Clorofluorocarburi,
sono responsabili anche del buco dell’ozonosfera e
sono gli unici gas emessi esclusivamente dall’attività dell’uomo
Vapore
acqueo, è prodotto per la maggior parte dall’evaporazione
delle acque di superficie.
LE CONSEGUENZE DELL’EFFETTO SERRA
-
riduzione del 30-50% di ghiacciai
montani
-
scioglimento dei ghiacciai del
polo nord
-
innalzamento del livello del mare
-
inondazioni delle aree costiere
abitate
-
estensione verso nord delle zone
aride per una fascia di 400-800 km
-
scomparsa della tundra
USO DEL SUOLO
L’utilizzo del suolo si può vedere dalle carte
geobotaniche. In Umbria i terreni agricoli ricoprono il 51% del territorio con
seminativi (frumento, mais, barbabietola, girasole, tabacco), vigneti, uliveti,
frutteti. Il 3% del territorio è modellato artificialmente (strutture e infrastrutture), il 44% è occupato da zone
boscate e ambienti seminaturali, lo 0,1% da zone umide (Colfiorito, Lago d’Alviano,
Corbara), il 2% da corpi idrici.
41,44% bosco
0,05% frutteto
4,49% uliveto
1,96% vigneto
0,07% pioppeto
0,08% aree nude
9,64% pascolo
6,64%seminativo arborato
29% seminativo semplice
A livello regionale sono stabilite le zone da
destinare alle coltivazioni DOC di viti e ulivi, e anche i tipi di piante più
adatte. Ogni vitigno, ha una sua particolare zona e, attualmente, c’è stata una
distruzione delle zone vinicole comuni per far posto alle coltivazioni DOC.
Notevoli problemi d’erosione sono dovuti all’abbandono delle colture perché manca
la manutenzione dell’equilibrio artificiale.
I vigneti e gli uliveti crescono sulla
fascia detritica pedecollinare, formatasi sulle sponde
del lago Tiberino, ed esposta a sud per la maturazione della parte zuccherina
nell’uva.
Il vigneto, infatti, ha bisogno di un terreno
sciolto, sabbioso, ben drenato e senza ristagni.
Resa in uva 300
q/ha DOC 180 q/ha
resa in vino 70-80%
Zone DOC sono:
Colli di Perugia, Colli del Trasimeno, Torgiano, Montefalco, Orvieto.
L’ulivo cresce sempre su detriti di falda
sciolti e nelle zone calcaree, con la presenza d’argilla in piccole quantità, a
circa 250-500 m.s.l.m..
E’ coltivato nella clausura, da ogni pianta si
ricavano 10-15 kg d’olive;
resa in olio 20%
La caratteristica dell’olio è nei grassi
saturi e insaturi. Zone DOP sono Spello e Trevi.
SEMINATIVI
Orzo e grano 70-80
q/ha in pianure in situazioni ottimali
Mais 80-90
q/ha
Tabacco 500
q/ha
Barbabietola 700-800
q/ha
FOURNIER
L’indice di Fournier (K), misura l’erosione
potenziale su un terreno nudo, attraverso l’aggressività della pioggia, cioè
prendendo in considerazione il regime pluviometrico.
I dati necessari per calcolare l’indice di
Fournier sono facili da prendere ma calcolando tale indice si prende in
considerazione solo la pioggia come causa dell’erosione.
USLE
A = R K (L S C P)
A = erosione
R = aggressività media della pioggia
K = erodibilità media del suolo
L = fattore lunghezza del versante.
S = fattore del suolo ovvero la pendenza del versante
C = copertura vegetale: a maggese, nudo o lavorato a rittochino
P = pratiche culturali, come a rittochino, ovvero seguendo la linea di
massima pendenza del versante perché sopra ad una certa percentuale le macchine
si ribaltano.
L’erosione potenziale, quella che si potrebbe
verificare in condizioni standard, si misura in tonnellate l’ettaro l’anno
ovvero quanto terreno viene perso su un ettaro in un anno.
Attraverso il metodo USLE si può cartografare
il territorio secondo l’erodibilità del suolo; ciò è molto importante perché
sui terreni vulnerabili non si devono fare alcuni tipi d’intervento.
DIMENSIONI PARTICELLA STANDARD
L = 22,3
S = 9%
C = copertura a maggese (lavorato e non
seminato, nudo) massima erodibilità.
P = rittochino, lavorazione a scolmare
Nella situazione standard L S C P è 1.
Per calcolare L, S, C, P, si fa il rapporto
tra la situazione reale e la situazione standard. Tale rapporto vale uno, la
situazione reale è uguale a quella standard.
Lx
Sx Cx Px
= 1 = 1 = 1 = 1
22,13 9% maggese o rittochino
rittochino
La
lavorazione a rittochino: (è usata in pianura o dove
ci sono pendenze troppo elevate.)
Può
essere :
Ø
A scolmare; la macchina butta la
fetta
a sinistra, inizia ai lati e finisce al centro
creando un fosso dove ristagna l’acqua se
il terreno è argilloso.
Ø
A colmare; la macchina butta la
fetta
a destra, finisce ai lati e inizia al centro
dove si forma un rialzo: questa è una
situazione di baulatura (=schiena d’asino).
PROCEDIMENTO
DELLA COMMISSIONE EUROPEA DELLE FORESTE
Si basa sulla capacità protettiva di un suolo
esplicata dalla copertura vegetale. Questa capacità viene espressa attraverso
l’indice di protezione idrologica che va da 0 (minimo) a 1 (massimo). L’indice
è dato dal rapporto tra la superficie ragguagliata totale e la superficie totale
del bacino preso in considerazione. Per calcolare la superficie ragguagliata
(corretta), si moltiplica la superficie d’ogni tipo di coltura per il proprio
indice e si fa la somma dei risultati ottenuti.
INDICE DI PROTEZIONE IDROLOGICA
Superficie
equivalente
R•P =
------------------------------------------- = 0-1
Superfici
totale
METODO
DELL’EMILIA ROMAGNA
Con questo metodo si tiene conto:
Ø
Del tipo di suolo. Secondo il tipo
di suolo c’è un indice di fragilità (in orizzontale)
Ø
Pendenza del versante
Ø
Utilizzazione del suolo (in
verticale e va dalla situazione peggiore (-4) a quella minore (17)
N.B.
(Non tiene conto dell’aggressività della
pioggia)
METODO DELLA PROVINCIA DI MANTOVA
Questo sistema valuta l’erosione dei versanti
incrociando su un diagramma d’assi cartesiani quattro aspetti del territorio,
due dei quali riguardano le piogge. Ci sono due elementi per ogni direzione. In
verticale, c’è la pendenza del versante e Æ, mentre, in orizzontale, c’è l’esposizione e i millimetri di pioggia
nel mese più piovoso.
mm di pioggia del mese più piovoso
Æ rappresenta i ——————————————— • 100 (valori trentennali)
piovosità media annua
In verticale i dati sono disposti dalla
situazione più grave a quella meno grave.
Ogni Æ è suddiviso
in cinque livelli e ciascun livello in cinque situazioni di pendenza.
In orizzontale ogni livello di pioggia è
diviso in esposizione nord e sud.
Quando i dati rilevati dalla situazione reale
vengono riportati sul grafico s’incontrano nelle caselle numerate.
Il numero esprime la gravità della situazione:
da -
5 che è la situazione peggiore a + 8, la
situazione migliore.
FALDE
IN PROSSIMITA’ DEL MARE

Le due acque non si mescolano perché hanno
densità diversa essendo l’una salata e l’altra no.
AB
= distanza fra la linea di falda e il livello del mare
BC
= distanza fra il livello del mare e la linea di cuneo,
linea
di separazione delle due acque.
AB = y
BC = h
Fra AB e BC c’è una stretta relazione ovvero
sono direttamente proporzionali
h = α y
α
= è una costane ed è l’inverso della differenza delle
densità dei due liquidi.
Il livello della falda si abbassa e si alza
secondo l’uso dei pozzi o del clima. Se y, quindi, si riduce anche h diminuisce
e c’è il rischio che il pozzo vada a pescare l’acqua salata, la quale, se
usata, brucia le colture agricole.
L’estrazione d’acqua da parte dei pozzi può
provocare una salinizzazione o delle subsidenze. L’acqua crea stabilità nel
suolo riempendo i pori; se questa è risucchiata e non c’è un ricarico, il
terreno costipa ovvero perde volume e si abbassa: diventa impermeabile e
vicino al mare le subsidenze possono riempirsi d’acqua. Ciò avviene nel giro di
qualche decima parte di mm l’anno.
FRANE
Le frane sono un’accentuazione del fenomeno
erosivo che consiste nel distacco improvviso di un volume roccioso consistente
La frana è causata dalla poca stabilità del
pendio.
Dipende da:
Ø
Coesione dei materiali
Ø
Attrito che c’è all’interno delle
rocce
Ø
Stabilità del pendio
Stabilità:
se l’angolo del
versante è inferiore o uguale all’angolo naturale il versante è stabile, se
è superiore all’angolo naturale il pendio è
instabile.
Se sul pendio arrivano dei carichi si modifica
l’angolo naturale abbassandosi, per cui il pendio è instabile.
Anche le piogge abbassano l’angolo naturale
quando abbiamo terreni argillosi che non fanno percolare l’acqua, di
conseguenza abbiamo: l’acqua non defluisce à frana di colamento (colate di fango)
PARAMETRI DI FRANOSITÀ
Ø
GEOLOGIA (tipi di rocce):
-
coerenti
-
incoerenti
-
semicoerenti
-
pseudocoerenti
Ø
STRATIFICAZIONE DELLE ROCCE:
-
franapoggio (gli strati sono
orientati nella stessa direzione del pendio)
-
reggipoggio (orizzontati
perpendicolarmente al pendio)
Ø
CONDIZIONI CLIMATICHE
Ø
COPERTURA VEGETALE
CAUSE DELLA FRANOSITÀ
Ø
MODIFICA DELLA INCLINAZIONE
NATURALE DEL PENDIO
Ø
IMBOSCHIMENTI
Ø
DIMINUZIONE DELLA COESIONE INTERNA
DELLA ROCCIA
METODI PER LIMITARE LE FRANE
- INTERVENTI IN ALVEO:
-
si interviene con le briglie
-
sistemazione delle sponde
- INTERVENTI SUI VERSANTI:
-
viminate
-
graticciate
-
palificate
-
rimboschimento
-
rinverdimento
-
drenaggi (superficiali o profondi)
- INTERVENTI IN PIANURA: difesa integrata di bacino idrografico.
1.INTERVENTO PER LIMITARE L’EROSIONE DEL FONDO E DELLE SPONDE
Le
BRIGLIE possono essere in cemento armato, in legno, alluminio, pietrame,
calcestruzzo e in cemento e pietrame. Queste rallentano la velocità dell’acqua
durante il suo percorso permettendo al profilo del fiume di rimodellarsi.
L’acqua depositando i detriti ricostruisce il letto dei fiumi.
Ø
Gaveta in calcestruzzo
Ø
cementizia
Ø briglia in Pietrame e malta
Ø
Briglia con muratura e malta
Ø
Briglia in gabbione
Ø Bacino di raccolta d’acque e
dissipatore
INTERVENTI
SULLE SPONDE
-
Pietrame intasato di calcestruzzi
- Pietrame a secco
- Pietrame tenuto da una fune
metallica
- Blocchi di calcestruzzo
-
GABBIONATE è il sistema preferito perché le gabbionate possono essere inerbite,
sono elastiche, non si rompono perché sono appoggiate sul terreno, ed hanno
un’ottima manutenzione.
- PENNELLI messi trasversalmente
-
BRIGLIE A PETTINE per recuperare il materiale grossolano
2.
INTERVENTO SUI VERSANTI
Attraverso l’ingegneria
naturalistica:
- viminate
-
graticciate. Si mettono a dimora gli alberi per trattenere il terreno
(rimboschimento) e servono anche per ridurre il ristagno idrico.
- fascinate. Si fanno dei solchi
dove dei paletti sono infilati nella terra. Successivamente viene inserita la
fascinata costituita da rami vivi che, dopo essere interrati, svolgono, anche,
un’azione drenante.
- palificate
- palizzate
ULTIMI INTERVENTI DI RIFINITURA –
INTERVENTI D’INERBIMENTO E RIMBOSCHIMENTO
In genere si effettua una semina mista di
circa 50 kg ad ettaro.
Nelle
pendici molto scoscese si usa l’idrosemina: il seme viene sparato con delle
pompe ad acqua e s’incolla al terreno grazie al materiale bituminoso insieme ai
concimi.
A
volte, l’idrosemina, viene fatta a zolle ovvero a scacchiera. In
poco tempo, le radici delle piante s’incontrano e anche le zone vuote si
ricoprono.
Dove
il versante è meno scosceso per far fermare il seme si fa una pacciamatura: si
ricopre il seme con un telo di plastica forato ma, essendo troppo costoso si
può ricoprire con la paglia bagnata che diventa humus.
Anche
per i rimboschimenti si usa proteggere le piantine appena messe a dimora con un
telo pacciamante.
Queste
tecniche si scelgono in base alla possibilità economica, dal tipo d’ambiente e
dall’impatto ambientale.
N.B.
Sui
terreni a rischio di frana non va mai fatto un rimboschimento perché le piante
arboree appesantiscono il suolo.
Esistono
però delle situazioni abbastanza gravi in cui è difficile controllare la
franosità del terreno con le tecniche d’ingegneria naturalistica. Ciò si
potrebbe verificare quando l’acqua non riesce a defluire appesantendo il
terreno, che frana. E’ necessario fare degli interventi di drenaggio più
pesanti.
INTERVENTI DI DRENAGGIO:
Ø
SUPERFICIALI, sono degli interventi preventivi
per evitare che l’acqua penetri nel sottosuolo. Vengono costruite tante
canalette di, 15-20 cm, a rittochino, dentro alle quali sono incastrati degli
elementi prefabbricati in cemento che portano via l’acqua.
Ø
PROFONDO, si usa quando non è possibile il
drenaggio superficiale. Si costruiscono dei dreni a 70 cm di profondità
sistemandoli a rittochino
Prima del drenaggio è necessario effettuare
un’indagine geognostica cioè
captare a quanti centimetri di profondità si trova il punto di trattenimento
ovvero lo strato dove si ferma l’acqua su un terreno argilloso.
DIFESA INTEGRATA DEL BACINO IDROGRAFICO:
significa su tutti e tre i punti del
territorio.
Si agisce a livello:
A - collettività, enti locali, stato
B -
privato (deve intervenire e regimare anche la sua piccola parte) con
sistemazione idraulica, agraria di montagna e pianura.
B Il
privato interviene in base alla propria possibilità economica e s’interessa di
sistemazioni idraulico – agrarie.
INTERVENTO
da parte:
- Ente
pubblico con opera di bonifica idraulica, interventi molto grandi.
- Privato
con sistemazioni idraulico agrarie aziendali
La bonifica consiste in opere di
canalizzazione per trasportare le acqua nei corsi d’acqua più vicini.
1. Se l’acqua è superficiale si effettua una
fossatura.
2. Se l’acqua è in profondità si effettuano
opere di drenaggio
1. Scoline di 60-70 cm con il fosso a
vaso come nel rittochino.
Le
scoline devono avere una pendenza dell’uno per mille e l’interasse varia:
dai
20-25 m per i terreni pesanti
ai 40-50 m per i terreni meno pesanti
Eccessive
scoline creano una notevole sottrazione di suolo perché vicino a loro non si
può coltivare. Su un ettaro facendo solamente le scoline si tolgono da un
minimo di 100 m3 ad un massimo di 500 m3/ha.
Le
scoline possono essere utilizzate anche per il drenaggio profondo.
SVANTAGGI
- Sottrae
superficie coltivata
- Manutenzione
- Perdita
di tempo per la lavorazione
-
Piante idrofile
infestanti lungo il fosso che si diffondono fra le coltivazioni
VANTAGGI
-
non c’è ristagno
-
facile lavorazione
2. drenaggio profondo in sostituzione
delle scoline
I
dreni devono essere posti ad una pendenza del due-tre per mille per evitare il
ristagno nel tubo e l’interasse varia:
-dai
12-20m per i terreni sciolti,
-ai
10-12 m per i terreni compatti.
Tutti
i dreni sboccano in un unico fosso collettore.
VANTAGGI
1. il campo è tutto coltivato, senza
sottrazione di spazio
2. non ci sono perdite di tempo durante
la lavorazione
3. non c’è manutenzione
4. non ci sono piante infestanti
(risparmio economico e in salute)
5. i tubi vengono anche usati per la
subirrigazione e per concimare in estate.
SVANTAGGI
1. Costo d’impianto perché viene
effettuato con particolari macchine.
2. Dura 10-15 anni: i tubi sono
danneggiati dalle radici e dai roditori.
2. SISTEMAZIONE
IDRAULICO AGRARIA DI PIANURA
PROBLEMA DEL RISTAGNO
Quando la quantità d’acqua piovuta è maggiore
di quella drenata si verifica un ristagno idrico:
Ø
Superficiale (fino a 15 cm)
Ø
Sottosuperficiale (dai 20 cm a 1
m)
Il ristagno idrico crea problemi
all’agricoltura perché si verifica una forte carenza d’ossigeno.
Ciò provoca una ridotta attività della flora
aerobica (che umifica) e di conseguenza, un aumento dei processi putrefattivi
per opera della flora anaerobica e la perdita della struttura del suolo.
C’è in oltre, una minore disponibilità d’azoto
per le piante: l’azoto ammoniacale non si trasforma in azoto nitrico necessario
per la vita della vegetazione .
Le piante diventano più deboli e meno
resistenti agli attacchi delle fitopatie.
Si sviluppa una vegetazione:
Ø
Infestante (piante non utili
all’uomo)
Ø
Idrofita (piante amanti
dell’acqua)
RITTOCHINO
Si fanno delle scoline laterali su un terreno
baulto e si lavora il terreno a colmare.
Protegge il suolo dalle frane anche se sembra
che l’acqua approfondisce i solchi.
Ø
La distanza tra una scolina e
l’altra dipende dalla pesantezza del suolo
Ø
Si fa su un terreno pesante
prevalentemente argilloso per ristagni abbastanza superficiali
Ø
Pendenza accentuata, > 15%.
Maggiore è la pendenza minore è la lunghezza del campo, per evitare l’erosione.
Il terreno viene lavorato solo scendendo
perché l’andata è a vuoto.
GIRAPOGGIO
Si seguono le curve di livello.
Il dimensionamento del campo è irregolare ma
si lavora sia all’andata che al ritorno e si perde meno tempo.
L’erosione porta ad interrare le scoline che
devono essere rifatte tutti gli anni.
La pendenza del terreno non deve mai superare
il 20% altrimenti si deve lavorare a rittochino.