LE
SPESE PUBBLICHE
1.
Ragioni
dell’anteposizione delle spese alle entrate
A
prima vista, potrebbe apparire strano introdurre il discorso sulle spese
pubbliche prima di avere affrontato il tema delle entrate e della loro
disponibilità. Ognuno di noi infatti, quando deve affrontare una spesa, fa dei
conti in ordine alle sue disponibilità sia presenti che future. Così, ad
esempio se intendo acquistare con un mutuo una casa di abitazione, dovrò non
soltanto disporre di un certo ammontare di de 151f51b naro con cui pagare l’acconto del
prezzo, ma fare il calcolo delle entrate degli anni futuri in maniera da
conoscere, preventivamente, la somma di cui, in ogni anno futuro, dovrò avere
la disponibilità al fine di poter estinguere il mio debito. Altro esempio è
costituito dalle maggiori spese che vengono sostenute in occasione del Natale
dal momento che, in tale periodo, si dispone di una entrata particolare
costituita dalla tredicesima mensilità.
I
criteri ai quali si rifà lo Stato e gli altri Enti pubblici non seguono però lo
stesso metodo del privato. Quest’ultimo, come si è cercato di indicare sopra,
opera sulla base del denaro di cui ha, oppure avrà in futuro, la disponibilità.
Al
contrario gli enti pubblici, siccome devono far fronte ad una molteplicità di
di servizi primari a favore della collettività che amministrano ( si pensi alle
strade, ai servizi sanitari, alle scuole, alla giustizia ecc…), debbono
predisporre l’elenco di tali servizi e determinare il loro costo.
Sulla
base degli importi di spesa che otterranno dalla somma dei costi dei servizi
che sono di loro spettanza, stabiliranno l’ammontare delle entrate di cui hanno
bisogno e, conseguentemente, fisseranno le forme di prelievi fiscali da
effettuare e le modalità attraverso le quali porle in essere.
In
pratica la determinazione e l’attuazione delle entrate pubbliche non è così
semplice e lineare.
Quello
che è certo è che esiste una certa relazione tra le spese e le entrate
(Micheli) nel senso che tali seconde sono in funzione delle prime le quali
rappresentano il punto di partenza, l’avvio della determinazione delle seconde.
2.
Nozione e
classificazioni delle Spese Pubbliche
Spese
pubblica è qualsiasi forma di distribuzione di ricchezza (di regola il denaro)
che lo Stato e gli altri enti pubblici effettuano per soddisfare i bisogni di
una collettività.
Tale
distribuzione di ricchezza avviene, di norma, attraverso la fornitura di
servizi ritenuti necessari a soddisfare le richieste della collettività stessa.
Può
però verificarsi che l’ente pubblico fornisca direttamente una somma di denaro
a dei cittadini che siano in possesso dei requisiti indicati dalla legge (es.
un contributo per l’acquisto della prima casa, oppure per avviare un’attività
economica).
Come
già osservato in precedenza, tuttavia, le spese pubbliche tendono non soltanto
a fornire i servizi, ma anche a consentire un costante flusso di reddito per
tutti e, soprattutto, a migliorare il benessere generale attraverso una
migliore distribuzione della ricchezza a favore delle classi meno abbienti.
L’esempio sopra riportato di contributi per l’acquisto della prima casa a
favore di persone in possesso di determinati requisiti, ne costituisce una
riprova.
Le
spese pubbliche, tuttavia, debbono essere effettuate nel rispetto delle regole
fondamentali, quali un rapporto di uguaglianza fra la spesa di un servizio e
l’utilità di questo per la collettività e, soprattutto, la scelta di fornire
quei servizi che, in relazione al costo, siano in grado di offrire la maggiore
utilità alla collettività alla quale sono diretti. Questo vale in particolare
durante questo periodo in cui si assiste ad uno sviluppo rilevante della spesa
pubblica.
Le
spese publiche infatti non sono rigide, ma variano nel tempo tendendo a coprire
una gamma di bisogni sempre più vasta. Ad esempio un tempo l’istruzione non
costituiva un servizio pubblico ma veniva impartita da precettori privati; non
esistevano le autostrade, in quanto non c’erano le automobili e , di
conseguenza, nemmeno i vigili a regolare il traffico.
Tenendo
conto del fatto che le condizioni di vita tendono ad un costante miglioramento
e che, pertanto, ognuno di noi dispone di beni individuali in quantità sempre
maggiore, richiede, conseguentemente, sempre più servizi pubblici per poter
trarre vantaggio dai suoi beni privati.
Così
ad esempio, disponendo di televisore e frigo, abbiamo bisogno dell’energia
elettrica necessaria per poterli utilizzare. Si può quindi affermare che le
spese pubbliche aumentano sia in relazione alle maggiori richieste dei privati,
sia per l’esigenza della pubblica amministrazione di dotarsi di strumenti
adeguati a quelli attivati nel settore privato.
Le
spese possono essere individuate in relazione al modo attraverso il quale si
estrinsecano ed alle forme di attuazione ; possiamo così classificarle in vari
modi e precisamente:
a)
in relazione al vincolo che
le prevede si hanno spese obbligatorie o facoltative, a seconda
che siano previste espressamente dalla legge, che quindi le impone all’ente
pubblico; oppure siano lasciate alla discrezionalità dell’ente che può attuarle
oppure no.
b)
in relazione alle finalità
che si intendono conseguire con la spesa si può effettuare una distinzione a
seconda che siano spese pubbliche propriamente dette , cioè
destinate alla prestazione di servizi, oppure spese di esercizio
, cioè spese per procurarsi le entrate. Così ad esempio le spese sostenute per
pagare gli stipendi agli impiegati degli uffici delle imposte sono spese di
esercizio in quanto non soddisfano direttamente alcun bisogno pubblico, pur
essendo necessaria la loro attività per procurare le entrate.
c)
in relazione alla loro ripetibilità
le spese possono essere ordinarie quando si rinnovano in ogni
esercizio finanziario, come quelle per mantenere in attività il Parlamento, e straordinarie
quando invece si verificano soltanto a fronte di particolari situazioni, come
ad esempio un terremoto o qualsiasi altra calamità.
d)
in relazione alla destinazione
economica si distinguono le spese correnti , sostenute per la
fornitura di servizi, da quelle in conto capitale, dette anche
spese di investimento perchè destinate a creare altri beni (ad es. la
costruzione di un’autostrada).
Naturalmente
possono essere effettuate anche altre classificazioni della spesa pubblica, ma
risultano di minore importanza e quindi non appare necessario approfondire
l’argomento.
3.
Esigenza
di attuare “spese produttive”
Per
gli enti pubblici chiamati a fornire i servizi si pongono le stesse esigenze
che valgono per i privati: che l’utilità fornita con il servizio risulti
superiore al sacrificio sostenuto da coloro che sono sottoposti al prelievo per
ottenere il servizio. Naturalmente, come già si è visto in precedenza, per
l’ente pubblico la soluzione risulta molto più difficile in quanto non è
possibile stabilire aprioristicamente l’utilità che un servizio pubblico potrà
arrecare al singolo cittadino. Proprio per questo, evitando una misurazione che
sarebbe necessariamente approssimativa e che per qualche individuo
singolarmente considerato potrebbe dar luogo ad una valutazione negativa, si
ritiene più giusto stabilire il principio che le spese pubbliche siano in grado
di produrre utilità alla collettività considerata nel suo insieme.
Una
utilità sia di carattere economico, nel senso chela spesa crei effettivamente
nuovi beni (es. la costruzione di una scuola), sia di ordine finanziario, nel
senso che l’effettuazione della spesa e la conseguente realizzazione di un
nuovo bene, crei dei vantaggi indiretti a favore di soggetti terzi
(es.
la realizzazione di una scuola di ingegneria meccanica vicino ad una fabbrica
di macchine). Quando ciò non avviene si dice che la spesa è improduttiva, o
scarsamente produttiva.
Va
tuttavia precisato che non tutte le spese dello Stato sono necessariamente
produttive economicamente; lo Stato le effettua in considerazione di altri
elementi di carattere sia sociale che politico. Così ad esempio, mandare i
propri soldati sotto l’egida dell’ONU, in varie parti del mondo al fine di
garantire – o di ristabilire – la pace, non rappresenta senz’altro una attività
da cui ci si attende un ritorno economico. Viene ugualmente attuato sia per
contribuire al mantenimento della pace, sia per far apprezzare l’immagine
dell’Italia nel mondo. Così pure, l’assistenza che viene fornita agli emigranti
clandestini che sbarcano in Italia, non è fatta per finalità economiche, ma
soltanto per ragioni di pura umanità. Lo Stato infatti regola la sua attività
tenendo presente il benessere economico della popolazione, ma senza ignorare
altri elementi di carattere etico, sociale e politico che , magari, possono
talora risultare anche in contrasto con quello.
4.
Limiti
alla applicazioni delle spese
Anche
se i bisogni che i membri di una collettività chiedono di soddisfare risultano
sempre di più, tuttavia le spese pubbliche non possono essere illimitate, ma la
loro attuazione deve necessariamente rifarsi alle disponibilità economiche ed
alle relative entrate.
Ma
il concetto di “limiti” può essere inteso anche in maniera più ampia, vale a
dire con riferimento alla destinazione della spesa pubblica ed alla utilità che
da questa può derivare alla collettività. La spesa infatti non può essere
effettuata al di sopra del limite oltre il quale le somme sborsate per una data
spesa potrebbero fornire una utilità inferiore a quella che si sarebbero potute ottenere
impiegandole, diversamente, in spese alternative di maggiore utilità. Ad
esempio, nel caso in cui la spesa pubblica si rivolgesse al finanziamento di
attività private, ne potrebbe derivare un aumento della produttività ma, nel
contempo, una maggiore circolazione della moneta potrebbe provocare degli
effetti inflazionistici sul mercato, con conseguenze negative sul potere
d’acquisto della moneta e quindi sulle economie delle famiglie.
In
ogni caso non appare possibile predeterminare il limite massimo entro il quale
risulta economicamente utile e produttiva l’effettuaizone di spese pubbliche e
questo perchè gli effetti economici che da queste possono scaturire risultano
talmente ampi ed eterogenei che sfuggono a qualsiasi forma di misurabilità.
Misurabilità che può essere effettuata soltanto “ a posteriori” quando si sono
già registrati degli effetti negativi sull’intero sistema economico o su alcune
parti di esso.
Un
altro limite da prendere in considerazione in ordine alle spese pubbliche
riguarda, particolarmente, quelle di carattere generale, vale a dire quelle
che,teoricamente, sono fornite a vantaggio di tutti i membri di una determinata
collettività. Ebbene, tali spese generali anche se teoricamente sono fornite a
vantaggio di tutti, tornano a vantaggio solo di alcune categorie, oppure alcune
categorie se ne avvantaggiano in misura notevolmente superiore ad altre.
Teoricamente ciò dovrebbe avvenire con quelle spese a favore di categorie che,
trovandosi in condizioni meno abbienti, necessitano di facilitazioni derivanti
dall’intervento pubblico, attraverso il quale sia possibile giungere ad una più
equa distribuzione della ricchezza. Al riguardo però, considerando che la destinazione
della spesa è fatta dalla classe dirigente, questa terrà conto non tanto di
possibili forme di ridistribuzione del reddito a favore delle classi meno
abbienti, quanto invece di facilitare le condizioni di vita di coloro che
forniscono, con il voto, il potere alla classe dirigente stessa.
Se
ne conclude che le problematiche in ordine ai limiti delle spese pubbliche
risultano quanto mai complesse e, di fatto, soprattutto quelle generali, non
hanno la possibilità di garantire una più giusta ripartizione della ricchezza e
dei servizi pubblici.