IL
LINGUAGGIO POLITICO
Il linguaggio politico ha una precisa forma-
funzione che è quella atta a produrre effetti sui comportamenti e sulle
decisioni politiche e quindi ad interagire con il sistema politico.
CAP.
I
DEFINIZIONE
DEL CAMPO DI ANALISI
Caratteri distintivi dell’analisi del
linguaggio politico
Fare politica è un esercizio di persuasione.
Il modo di parlare e il modo di scrivere caratterizzano una situazione storica.
Le parole non sono separate dal pensiero, come ha intuito de Sassure,
né il pensiero dalle parole.
L’analisi del linguaggio politico non può
prescindere dal rapporto tra pensiero- discorso-testo e contesto.
Scienza politica e linguaggio politico
Dal punto di vista metodologico occorre tener
presenti due visioni che caratterizzano lo studio del linguaggio politico
nell’ambito della scienza politica:
1)
Verificazionismoà priorità dei fatti dell’esperienza politica sul linguaggio.
2)
Costitutivismo à il linguaggio non è lo specchio di una
realtà oggettiva, ma che piuttosto crea la realtà stessa. La realtà politica è
costituita dal linguaggio tramite la creazione di significati, crea
rappresentazioni.
Edelman sostiene che la politica è sempre una
costruzione o rappresentazione linguistico- simbolica a partire da un punto di
vista particolare. Parla della strategia politica americana della “costruzione
del nemico”, che dà luogo, grazie a
forme linguistiche evocatrici di sentimenti contrastanti, a scelte e corsi di
azioni dalle finalità più disparate.
Il linguaggio politico, per natura, è
controverso e poco suscettibile di verifica.
E’ attraverso il processo di comunicazione
intersoggettiva che nasce la cosiddetta opinione pubblica.
Secondo Habermas, l’atto della scelta politica
può avvenire solo dopo che si è trovato un accordo lessicale sui termini e sul
modo di interpretare le parole con le quali vengono descritte ad esempio le
leggi vigenti. Tuttavia questa teoria ha dei punti deboli, perché si è rivelata
insufficiente per spiegare il fenomeno della comunicazione politica nell’epoca
attuale.
Noam Chomsky ha analiz 656b15g zato le tecniche
utilizzate per manipolare l’opinione pubblica. Nelle moderne democrazie il
ruolo del cittadino sta diventando sempre più quello dello spettatore.
Con lo sviluppo tecnologico è andata sempre
più consolidandosi una pratica della comunicazione politica legata alla
diffusione del linguaggio politico attraverso il mezzo televisivo. Linguaggio
basato sulle immagine, sulla spettacolarità più che sui contenuti. Si è andato
a recuperare un linguaggio semplice, da gente comune.
Linguaggio politico e discorso politico
La locuzione di “linguaggio politico” viene
spesso utilizzata in modo intercambiabile con quella di “discorso politico”.
Sono due concetti contigui, eppure differenti.
Il discorso politicoà è una forma particolare di interazione sociale, caratterizzata da una
modalità specifica di utilizzo del linguaggio che richiede operazioni di
investimento di senso diverse da altri tipi di discorso. Mira a convincere
persuadere (aspetto pragmatico). Non è solo un discorso rappresentativo, ma si
caratterizza come discorso destinato all’azione politica. Non si distacca mai completamente da chi lo
pronuncia. E’ il luogo per eccellenza delle forme dell’interazione politica,
della mediazione, della negoziazione e della cooperazione.
CAP.
II
ANALISI
DEL LINGUAGGIO POLITICO
L’analisi semantica è il primo gradino della
ricerca. Attraverso l’uso di dizionari e vocabolari, si risale all’etimologia
della parola e se ne ricostruisce la storia.
L’ANALISI
CONCETTUALE
Esistono diverse forme di linguaggio politico,
che differiscono tra loro per il diverso livello di operatività che
rappresentano e per il contesto in cui si svolgono e si realizzano.
ANALISI STRUTTURALE DEI CONCETTI E DELLE
IDEOLOGIE
L’ideologia conferisce un certo ordine a un
determinato gruppo di concetti politici, i quali a loro volta ordinano alcuni
tipi di fenomeni politici: l’ideologia struttura concetti con un livello molto
alto di operatività.
L’ideologia è il principio che organizza,
regola e uniforma i propri concetti. Se esiste una relazione diretta fra parola
e pensiero, tra termini politici e concetti politici, questi ultimi, però, si
riferiscono a pratiche sociali concrete e ad eventi osservabili, dunque sono
dei referenti e non solo dei significati.
I concetti politici sono essenzialmente
contestabili e presentano una dimensione valutativa e una dimensione
descrittiva. I concetti politici creano la realtà alla quale leghiamo e
attribuiamo significato.
I concetti sono il prodotto, empiricamente verificabile
e descrivibile, di giudizi differenti relativi alla combinazione e descrizione
delle loro componenti, le quali costituiscono, entro il concetto stesso, delle
vere e proprie costruzioni culturali, sociali e storiche. Nel corso di un
dibattito o di un certo periodo storico, un determinato concetto può perdere
forza ed essere impoverito.
Freeden introduce la nozione di cluster
concept “concetto grappolo”, caratterizzato da una complessità interna, con
connessioni aperte ad altri concetti politici.
I principali concetti politici sono costituiti
da componenti ineliminabili e da componenti “quasi contingenti”. Però non si
può ridurre un concetto politico alla sua sola componente ineliminabile, perché
il contingente è necessario per spiegarlo. I concetti politici sono prodotti
sociali e culturali, ed importane per analizzarli è prendere in esame il
contesto.
Se la caratteristica dei concetti politici è
la loro contestabilità essenziale, le ideologie sono invece caratterizzate
dall’operazione inversa della “decontestazione”.
Le ideologie hanno la funzione di “fare da
ponte tra contestabilità e determinatezza, trasformando un’inevitabile
molteplicità di possibilità nella certezza monolitica che è la caratteristica
fondamentale di una decisione politica e che è la base per plasmare un’identità
politica”.
La struttura delle ideologie è definita da
concetti:
-
centrali
-
adiacenti
-
perifericià i concetti periferici si dividono in concetti margine e concetti
perimetro
ANALISI STORICA E FILOSOFICA
Sulla base di una prospettiva storica si
possono individuare numerosi esempi di analisi concettuale. Fra questi:
v
Begriffsgeschichte à il suo maggior esponente è Koselleck. Secondo questo studioso, ogni
concetto contiene una pluralità i significati e dunque un suo attributo
fondamentale è proprio l’ambiguità. Consente di unificare la prospettiva
sincronica e quella diacronica, senza limitarsi all’aspetto storico. Enuncia
una tesi analoga a quella della decontestazione, cioè che la sottrazione dei
concetti politici alla contestazione effettuata da un’ideologia rappresenta un
tentativo di legittimare un ordine politico preferito esercitando un controllo
sul significato delle parole politiche chiave.
La stretta relazione tra linguaggio e politica
viene affermata a proposito della polis greca.
La rivoluzione
evento
politico che pone il problema di un nuovo inizio. La rivoluzione punta sia alla libertà che
alla liberazione.
Il totalitarismo
Le considerazioni della Arendt si
incentrano su un’analisi genealogica e poi strutturale di questo nuovo tipo di
regime. Il totalitarismo appare come un insieme di elementi condensati dallo
stalinismo e dal nazismo, che di per sé non sono totalitari, ma che uniti dalla
forza di un’ideologia hanno condotto al risultato totalitario. La nuova forma
di dominio consiste non nell’isolamento dell’uomo dalla sfera pubblica, ma
nell’inglobamento anche della sua sfera privata, puntando ad una vera e propria
trasformazione della natura umana.
I mezzi di cui si serve sono l’ideologia, che
costituisce un mondo fittizio, e il terrore, che ha il compito di tradurre tale
mondo in realtà.
Dal punto di vista organizzativo si realizza
con il partito unico e la polizia segreta, ma il totalitarismo manca di una
struttura definita ed unica, essendo caratterizzato dalla volontà assoluta del
capo o dittatore.
Di carattere filosofico e teorico sono le considerazioni di Bobbio.
Egli sottolinea l’importanza dell’analisi linguistica unita a riferimenti
storici classici. Si possono individuare 3 momenti dell’analisi concettuale:
1)
analisi del concetto vera e
propria
2)
analisi linguistica del nome
3)
analisi fattuale della cosa o del
referente
Nell’ambito della filosofia politica italiana,
Augusto Del Noce ha utilizzato il metodo dell’analisi concettuale in
termini diversi da quelli di Bobbio. Egli parte dall’esperienza della caduta
del fascismo nel 1943. Il suo metodo consiste nella presentazione delle
opinioni comuni u un determinato argomento di carattere politico e nella
ricerca dei loro fondamenti filosofici. L’analisi del linguaggio politico
consente di rilevare ed interpretare i mutamenti in corso nella politica e
nella società.
L’ANALISI DESCRITTIVA
Coincide generalmente con l’analisi del
contenuto. Gli aspetti fondamentali dell’analisi del contenuto sono:
-
la qualità dei documenti
utilizzati
-
la validità e l’attendibilità del
procedimento di codifica
-
la stabilità
-
la riproducibilità
L’ANALISI DEL CONTENUTO
L’analisi del contenuto parte dal presupposto
che il linguaggio sia trasparente e che si possa ridurre l’indagine alle
singole unità che formano il lessico in questione, contandole.
Ci sono diversi tipi di analisi del contenuto,
tra cui:
1)
l’analisi pragmatica à che classifica i segni in base al
numero delle volte in cui vengono utilizzati
2)
l’analisi dei veicoli segnici à che rileva la frequenza di
termini-concetto più importanti
3)
l’analisi semantica à classificazione dei segni considerati a
seconda del loro significato.
Interessante è l’analisi delle corrispondenze
lessicali (ACL), che consente di mappare l’uso di termini secondo determinate
caratteristiche personali, politiche, ideologiche dalle quali si possono
evincere le strategie comunicative dei soggetti enuncianti.
LA SEMANTICA QUANTITATIVA
E’ un particolare tipo di analisi del
contenuto, in cui vengono selezionate soltanto alcune parole, determinati temi,
proposizioni e simboli- chiave, questi ultimi intesi secondo la definizione
proposta da Lasswell come diretta espressione del “mito politico”.
Il tema è un’unità di analisi complessa,
all’interno di frase ma esterna al testo.
La proposizione corrisponde alla frase come
compare nel teso e viene considerata in riferimento al significato prevalente
che essa esprime.
I contesti linguistici costituiscono un
sistema di tipi identificabili di relazioni fra i lessemi chiave e altre unità
lessicali presenti nei contesti stessi. Queste relazionasi strutturano in 5
categorie:
1)
associazione
2)
opposizione
3)
equivalenza
4)
identità
5)
incomparabilità
ANALISI DEL DISCORSO POLITICO
Il discorso si compone di enunciati, di frasi.
Quanto agli elementi minori non hanno autonomia agli effetti del discorso. Ogni
messaggio verbale viene considerato come un tessuto di enunciati che può essere
compreso solo nel suo complesso. Interdipendenza fra linguaggio e discorso
politico.
Il discorso politico è un insieme di enunciati
che può essere esaminato e compreso solo nel suo complesso, in ragione delle
relazioni che lo determinano e della situazione in cui viene espresso. Il
discorso politico ha come scopo quello di determinare delle azioni conseguenti,
e si compone di più atti linguistici che assegnano ai diversi soggetti il
compito della costruzione del mondo esterno.
Sono due le caratteristiche essenziali del
discorso politico:
1)
l’intento allocutivo à di far credere
2)
l’intento perlocutivo à di far fare
Il discorso politico si è sviluppato nelle
democrazie liberali, ossia in quelle democrazie dove tutto è determinato dallo
scambio di opinioni, si configura come ambito di negoziazione, anticamera delle
decisioni politiche.
L’analisi del discorso riguarda anche i
fenomeni che sottostanno alle frasi. Originariamente l’analisi del discorso
deriva dalla linguistica distribuzionale di Harris. Essa riprende e integra 3
diversi tipi di approccio:
-
sociolinguistico
-
pragmatico
-
enunciativo
Possiamo distinguere tre dimensioni della
strutturazione del discorso:
1)
sintattica à assicura al discorso una struttura razionale
2)
semanticaà riguarda le definizioni dei termini e il contesto di utilizzo della
parola.
3)
Pragmaticaà è quella che maggiormente caratterizza il discorso politico
Ci sono differenti modi di approccio e di
sviluppo di questa analisi:
- analisi automatica del
discorso (AAD)à formulata da Pecheux. Prevede la costruzione di catene e di
domini semantici
- analisi proposizionale (APD)à elaborata da Ghiglione.
L’ANALISI PROPOSIZIONALE (APD)
Considera come unità di analisi la frase,
l’enunciato o la proposizione. L’obiettivo è quello di individuare le tracce
discorsive sottostanti. L’apd procede attraverso varie fasi. Il testo viene
suddivio in proposizioni e riscritto sotto forma di proposizioni successive.La
seconda operazione consiste nel reperimento dei referenti nodali (termini
intorno ai quali si struttura il discorso. Tuttavia oggi l’adp può essere
considerata un procedimento di analisi in fieri.
L’ANALISI PRAGMATICA
Si occupa degli scopi del comunicare , come
unità di analisi si utilizza l’atto comunicativo (una frase, un discorso, un
gesto).
Il lessico è l’insieme delle parole che
compongono una frase, mentre la morfologia è dada da quelle parti di parole che
sono portatrici di specifici significati.
E’ olofrastico un sistema di comunicazione in
cui il significato di un atto comunicativo è trasmesso da un unico segnale.
Sono olofrastici, ad esempio, i gesti e le espressioni del volto.
Si sta assistendo al passaggio da una fase
logocentrista della comunicazione ad una che mette in risalto la comunicazione
non verbale (come gesti, mimica facciale, sguardo, postura).
Esistono diverse modalità di comunicazione al
cui studio si dedicano apposite scienze, come la prossemica e la cinestesica.
La prossemica studia il processo di
strutturazione dello spazio personale, o microspazio. Edward hall è stato il
primo studioso in questo campo.
La cinestesica si occupa dell’attività
gestuale. Uno dei primi studi in questo campo è quello di David Efron, in cui
viene scientificamente provato che i gesti non sono un fattore ereditario, ma
un fattore culturale. Un altro studio fondamentale per la cinestesica è quello
di Jurgen Ruesch e Weldon Kees, in cui viene tipizzata la gestualità dei
francesi, dei tedeschi e dei nordamericani. La postura è la chiave non verbale
più semplice per scoprire l’attitudine e la personalità di un individuo.
Oggi, studiare la postura di un politico
raffigurato in un manifesto può essere
utile per comprendere il posizionamento elettorale, ad esempio, soprattutto se
la sua postura non è congruente con quella del suo avversario. I dibattiti
televisivi ci offrono numerosi esempi invece di posture congruenti.
I mutamenti posturali possono essere rilevatori non solo del carattere e della
personalità , ma anche del comportamento e delle opinioni di un politico.
Il gesto può essere definito in base a 2
dimensioni, una percettiva ed una mentale.
Recente studio di Isabella Poggi e Emanuela
Magno Caldognetto: “partitura del parlato”à trascrivere i segnali prodotti in 5 modalità diverse e analizzarli in
termni descrittivi e semantici. Le due studiose distinguono le seguenti
modalità di comunicazione:
- modalità verbale à parole e frasi con cui il parlante formula i suoi atti
linguistici
- modalità prosodico- intonativaà insieme delle caratteristiche fonologiche del parlato (ritmo,
pause, tono, intensità e durata)
- modalità gestualeà movimenti delle mani compiuti dal
parlante durante l’interazione
- modalità facciale
- modalità corporea
Rispetto al parlato,
il gesto può avere una:
- funzione ripetitiva àse riporta esattamente lo stesso significato delle parole
- funzione aggiuntiva à se aggiunge informazioni al significato delle parole
- funzione sostitutiva à se porta un significato che il parlante ha previsto nella
pianificazione del parlato
- funzione contraddittoria à se il significato del gesto contraddice quello delle parole.
L’ANALISI CRITICA (CDA, critical discourse
analysis)
L’analisi critica del discorso considera il
linguaggio come una pratica sociale e viene generalmente applicata ai discorsi
pubblici, istituzionali e politici. La metodologia adottata da questo gruppo di
studiosi ha come oggetto non solo i testi, ma anche i processi sociali e le
strutture in cui gli individui o i gruppi come soggetti storici agiscono nella
formulazione e nella creazione di significati.
Ruth Wodak indica 3 categorie analitiche
indispensabili alla CDA:
il
concetto di potere, quello di storia e quello di ideologia. Questo metodo si
propone di analizzare le possibilità di resistenza alle convenzioni sociali.
Gli ambiti di ricerca della CDA sono diversi.
Gli assunti principali di questo metodo
possono essere schematizzati:
-
il linguaggio è un fenomeno
sociale
-
non solo gli individui ma anche le
istituzioni ed i gruppi sociali possiedono specifici significati e valori
espressi in un linguaggio sistematico
-
i testi sono unità rilevanti del
linguaggio
-
i lettori e gli ascoltatori non
sono recettori passivi di questi testi
-
esistono analogie fra il
linguaggio scientifico e quello delle istituzioni.
CAP.
III
STILI
E FUNZIONI
DEL
LINGUAGGIO POLITICO
GLI STILI DEL LINGUAGGIO POLITICO
4 stili di linguaggio che strutturano il
processo politico:
- esortativo à si indirizza ad un determinato tipo di pubblico, in maniera
diretta, al fine di ottenerne l’appoggio politico, ad esempio durante le
campagne elettorali, nelle udienze e nei dibattiti parlamentari.
L’elemento formale più importante è l’ampiezza di pubblico a cui è rivolto
l’appello.
- giuridico à E’ quello con cui vengono stilate le costituzioni, i trattati, le
norme, i contratti, i progetti di legge e le parti normative delle
sentenze. I significati di questo linguaggio sono ambigui.
Le interpretazioni di una formulazione linguistica variano con il mutare
dei giudici, dei tempi , del contesto e degli interessi in gioco
(flessibilità). L’ambiguità non è casuale, ma è l’attributo più
vantaggioso del linguaggio giuridico.
- amministrativo e burocraticoà autorevolezza del tono e precisione delle definizioni. Si
discosta da quello giuridico per la composizione dei destinatari e dei
destinatori. Si rivolge a destinatari che devono obbedire in modo diretto
e immediato alle direttive dei funzionari statali. Il linguaggio
burocratico presenta delle caratteristiche particolari: la cura nella
costruzione formale del testo è finalizzata a coinvolgere emotivamente il
recettore del messaggio, il discorso è estremamente espressivo e poco
comunicativo.
- di contrattazione à a questo stile è legata la dimensione di negoziazione del
linguaggio in riferimento all’espressione degli interessi.
LE FUNZIONI DEL LINGUAGGIO POLITICO
Le funzioni che il linguaggio politico svolge
nel modellare e catalizzare la percezione ed il comportamento sociale sono
molteplici: si va dalla funzione rituale a quella evocativa, o simbolica, dalla
funzione persuasiva a quella programmatica e legittimante.
La funzione rituale
Atta a consolidare i vincoli emozionali degli
individui. Concezione del rituale eminentemente laica. Lo studio del rituale
politico deriva in gran parte dall’opera di Durkheim, il quale, attraverso lo
studio degli aborigeni australiani, mostra le funzioni del rituale. Il rituale
esprime secondo Durkheim il sentimento
di dipendenza del singolo nei confronti della società conferendo a
quest’ ultima un’aura di sacralità agli occhi dei suoi membri. La funzione
rituale è atta a produrre conformismo politico (v. G. Orwell).
Il rituale politico è il mezzo più efficace per creare miti politici, sui quali
si impernia ogni discorso politico. Forme di rituale politico sono le elezioni,
così come i discorsi di insediamento del presidente della Repubblica, o le
formule altamente regolate in termini procedurali che servono ad evocare una
risposta acritica ed incondizionata.
Il rituale politico è importante non solo per
i detentori del potere, ma anche per i loro avversari: nelle società in cui la
legittimità del potere è fortemente contestata, il rito può essere parte
intefrante di tale processo di opposizione.
La funzione simbolica
Lo spazio sociale si costruisce in base a 2
dimensioni:
-
capitale economico
-
capitale culturale.
I simboli sono creazioni semantiche che
sfidano la pretesa razionalistica di ridurre il detto a sintassi, a pura forma
logica. A differenza dei segni, che hanno un referente esterno specifico, i
simboli non sono caratterizzati da associazioni così semplici e univoche.
Tra i simboli politici linguistici, ad
esempio, la denominazione assunta da un partito o da una coalizione costituisce
l’identità essenziale per porre politicamente le istanze dei suoi aderenti. In
politica anche i simboli non linguistici (bandiere, emblemi, monumenti) hanno
un ruolo importantissimo.
Possiamo individuare almeno 2 variabili
analitiche in base alle quali osservare i simboli politici :
- la forma à forme assunte dal conflitto per il potere (di proprietà; di
valutazione; innovativi; espansionistici)
- la funzione à il simbolismo entra nel processo politico per 3 canali (mito;
rito; competizione).
I leader compiono gesti simbolici, per
stimolare nel pubblico un senso di identificazione personale nei loro
confronti. L’identificazione dipende dal grado in cui i significati
metalinguistici e connotativi trasmessi dai simboli si riferiscono a qualità
apprezzate dagli individui. I simbolo
possono servire ad esprimere anche dissenso (ribellione).
La funzione persuasiva
E’ svolta principalmente dalla retorica.
La teoria classica della retorica divide lo stile secondo uno schema diviso in
4:
1)
inventio
2)
dispositio
3)
elocutio
4)
actio
Le retorica serve a legittimare, orientare,
risolvere i conflitti politici ed attuare le politiche. Contribuisce ad
unificare la società favorendo un senso di inclusione e di apparenza. La retorica può degenerare. Spesso si fa uso
di discorsi che nascondo il contenuto reale del messaggio proprio per renderne
impossibile la comprensione. Così il codice della comunicazione finisce per
produrre effetti distorsivi. Un’altra forma di degenerazione può essere indotta
dalla tecnologia.
Le metafore politiche
La metafora ha di recente acquisito un proprio
campo di analisi. Oggi la metaforologia è una branca autonoma del sapere. Le
metafore sono presenti in politica più che altrove a causa della difficoltà di
identificare e descrivere con esattezza i connotati e i comportamenti degli
oggetti della scienza politica.
Le metafore politiche svolgono diverse
funzioni, le principali sono:
- estetica à è data dalla capacità di attrazione
della metafora presso i destinatari.
- evocativa à capacità di alcune espressioni del linguaggio politico di
richiamare alla mente del
destinatario situazioni che lo coinvolgono e lo mettono in causa
personalmente.
- costitutiva à le metafore politiche sono elemento costitutivo del significato
politico nella misura in cui sono inseparabilmente connesse alla tesi
politica.
La metafora, inoltre, può essere analizzata in
prospettiva diacronica(prospettiva storica e una archeologica) e sincronica.
La metafora è insostituibile nel linguaggio
politico, e ciò la espone al rischio delle deformazioni.
Gli stereotipi
La nozione di metafora può essere meglio
specificata nella distinzione rispetto ad altri elementi di origine metaforica
come lo stereotipo. Non tutti gli stereotipi sono metafore. Lo stereotipo aiuta
a semplificare il mondo, porta una ripetitività non creativa. Lo stereotipo, in
ultima analisi, schematizza e cristallizza una realtà in movimento
rifiutandosi, nel contempo, di cogliere l’evoluzione che contraddistingue lo
stesso gruppo bersaglio. Percezione generalizzata, semplificata e distorta di
un aspetto della realtà, che favorisce il sorgere e il mantenimento di
pregiudizi. Le persone si servono di stereotipi riprodotti fissamente, che
permettono di "economizzare" il pensiero, per mantenere il proprio
sistema di valori ed acquisire una guida di comportamento.
Si può parlare di stereotipo sociale quando
tale visione viene condivisa da un gruppo. In questo caso gli stereotipi (su
caratteri nazionali, sociali, razziali, di sesso) possono condurre a ideologie
discriminatorie.
La funzione legittimante
Armonizzare i sistemi di credenze con i
comportamenti, per il buon funzionamento e la legittimazione del policy-
making. Ottenere il consenso del pubblico alle proprie linee politiche
attraverso adeguate strategie simboliche ed efficaci appelli retorici. L ’organizzazione della politica
contemporanea è chiamata a rassicurare la collettività dei cittadini su tre
punti in particolare: a) che il decision making sia compiuto in modo
intelligente, come risultato cioè di una riflessione, e dell’uso completo delle
informazioni necessarie, b) che sia attento alle esigenze e interessi delle
persone e dei gruppi su cui si applica e che quindi questi siano coinvolti nel
processo decisionale in una qualche forma, c) che tale processo sia sotto
controllo da parte dei leader che lo hanno proposto e che ne sono quindi i
diretti responsabili.
CAP. IV
PER UNA TIPOLOGIA
DEL LINGUAGGIO POLITICO
Esamineremo diversi tipi di linguaggio,
definiti in base all’ideologia, al contesto ed al referente.
In Occidente,
la politica ha mutuato per secoli il proprio linguaggio dalla filosofia, ma
oggi l’uso dei media ha modificato in maniera profonda il modo di fare politica
e il linguaggio politico stesso. Se da un lato è stato recuperato un tipo di
linguaggio semplice attraverso il quale si esprime la gente comune, dall’altro
il linguaggio politico si avvicina sempre più al linguaggio della televisione.
I
LINGUAGGI RIVOLUZIONARI
Hunt:
Il
linguaggio rivoluzionario si trasforma direttamene in strumento di cambiamento
politico e sociale. I linguaggi rivoluzionari non sono soltanto uno strumento
di persuasione, ma sono costitutivi di un mondo sociale e politico alternativo.
Michael
Baker ha messo in relazione il linguaggio rivoluzionario con tre tipi di
discorso politico elaborati negli ultimi anni dell’ancien regime a partire dal
1750:
- discorso della giustizia à che aveva come oggetto il
dispotismo dei ministri
- il discorso della volontàà incentrato sul linguaggio della
libertà
- discorso della ragione
Diversi linguaggi caratterizzati da diversi
concetti chiave:
Inghilterra à costituzione consuetudinaria, ereditario, elettivo, prudenza.
Usaà
fondazione, dichiarazione di indipendenza, saggezza direttiva, equilibrio,
interesse
Francia à nazione,
costituzione, elezione
I LINGUAGGI TOTALITARI
La parola totalitarismo venne utilizzata per
la prima volta in Italia nell’ambito dell’opposizione antifascista di diverse
tendenze (liberale, democratica, socialista, cattolica). Il primo ad
utilizzarla in senso aggettivale (“totalitario”) fu Giovanni Amendola in un
articolo del 1923, in cui definisce il sistema totalitario come quello che fa
presagire un dominio assoluto nella vita politica.
Alcuni mesi più tardi Amendola parla già di
spirito totalitario. La parola “totalitario” si diffonde sui giornali e le
riviste dell’opposizione per tutto l’anno successivo, specialmente in occasione
delle elezioni parlamentari.
Particolarmente interessante è ancora la
notazione di Amendola, il quale nel 1924 afferma che, in seguito all’identificazione
anticostituzionale del partito fascista con lo Stato, il linguaggio politico ha
subito dei mutamenti e gli avversari politici sono divenuti veri e propri
nemici.
Il primo ad utilizzare il termine
“totalitarismo” come sostantivo fu il socialista Lelio Basso in un articolo del
gennaio 1925, in cui indica il nuovo ordine statale derivante
dall’identificazione dello Stato con il fascismo stesso. Quindi il termine ha
nella sua prima applicazione politica un significato tecnico e allo stesso tempo
teorico-politico. Naturalmente l’apprezzamento ed il giudizio di valore inclusi
in questa parola sono originariamente negativi.
Il fascismo, nella persona di Mussolini,
tramite una di quelle operazioni del linguaggio, si appropria di questo termine
sorto proprio nell’ambito dell’antifascismo rovesciandone l’aspetto valutativo
negativo in positivo. Fino alla ricerca di Petersen si ritenne che fosse stato
Mussolini a coniare il neologismo “totalitarismo”.
Del resto, il fascismo è stato giustamente
definito come fenomeno unico, come una novità. L’unicità del fascismo: divenne
il capostipite e modello per altri partiti e regimi, in Europa e anche fuori
dall’Europa, nel periodo fra le 2 guerre mondiali.
E’ opportuno fare attenzione ad alcuni aspetti
del linguaggio totalitario a cui il fascismo diede origine appropriandosi del
termine “totalitarismo” ed applicandolo alla sua visione della politica e del
potere.
Nel discorso del 22 giugno 1925 all’Augusteo,
il primo in cui Mussolini utilizza il termine totalitario, il capo del fascismo
parla di volontà totalitaria. Il fascismo come soluzione totalitaria significa
che lo Stato “rivendica a sé tutto l’uomo”. E’ un totalitarismo che ha un carattere quasi
di religione laica.
La Chiesa non vuole vedersi sottrarre potere e
con Pio XI afferma: “e in questo caso ci sarebbe una grande usurpazione, perché
se c’è un regime totalitario- totalitario di fatto e di diritto- è il regime
della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa. […] Allora la
Chiesa ha veramente il diritto e il dovere di reclamare la totalità del suo
potere sugli individui”.
E’ importante sottolineare altre
caratteristiche del linguaggio totalitario, relative al suo rapporto con il
concetto di rivoluzione. Elemento fondamentale dell’ideologia fascista è
proprio “l’affermazione del primato dell’azione politica, cioè il
totalitarismo, inteso come risoluzione totale del privato nel pubblico, come
subordinazione dei valori attinenti alla vita privata al valore politico per
eccellenza, lo Stato. Nel fascismo, lo stato totalitario fu un mito
consapevolmente adottato quale modello di riferimento per l’organizzazione del
sistema politico, e concretamente operante come codice fondamentale di credenze
e comportamenti per l’individuo e per le masse. Primato della politica e dello
stato. Proprio nel clima dell’accelerazione totalitaria si inserisce la
promulgazione delle leggi razziali, avvenuta nel 1938, preparata e seguita da
un’intensa propaganda sulla stampa.
Lo sviluppo del termine “totalitarismo” segue
dei percorsi emblematici in alcuni autori italiani, mantenendo in alcuni casi
il significato originario tecnico e politico amendoliano, in altri addirittura
accogliendo la possibilità di una sua funzione valutativa positiva
esplicitamente contro il fascismo ed in chiave non cattolica
e in altri ancora esemplificando il percorso del rovesciamenti del suo valore
apprezzativi dopo la fine della seconda guerra mondiale. Varietà di utilizzo
del termine.
I LINGUAGGI DELLA CRISI
Edelman:
“Una crisi è una creazione del linguaggio
usata per descriverla, e la comparsa di una crisi rappresenta un atto politico,
non il riconoscimento di uno stato di fatto o di una situazione eccezionale.”
Nel caso italiano, il linguaggio della crisi
si esprime attraverso il lessico del “nuovismo”, in quanto rovescia il
contenuto delle parole vecchie, per cui quando si dice una parola si deve
intendere il suo contrario, come nel caso del “federalismo”, che nel linguaggio
leghista è servito ad indicare, in un primo momento, “secessione”.
Il linguaggio della Lega è una delle
forme del linguaggio della crisi, ossia della frattura, nel senso che riflette
e costituisce al tempo stesso una rottura di natura sociale e territoriale che
prende forma nella palese rottura dei codici in uso nelle precedenti forme di
linguaggio politico.
Si tratta inoltre di un linguaggio che può far
a meno dei media, e che si rispecchia nella crudezza e durezza di formule,
slogan, motti. Usando anche un linguaggio dialettale fuori dalle rigide griglie
sintattiche e grammaticali; turpiloquio. Il punto fondamentale è che la
comunicazione della lega non “fa notizia,ma è la notizia”. La lega usa molto i
canali tradizionali della propaganda. Il suo linguaggio è di rottura, di
minaccia, di insofferenza. Si stabilisce con il pubblico un contatto fisico,
senza mediazioni. Usa il linguaggio della gente comune che non ha il tempo di
pensare, che non elabora ma ripete le sue formulazioni.
La rottura con lo stato centrale è
l’originario obiettivo strategico della lega, un obiettivo che in questa
tornata elettorale è stato ridimensionato a causa dell’alleanza elettorale con
la casa delle libertà che ha condizionato la propaganda leghista soprattutto in
quest’ultima tornata elettorale. E’ solo attraverso il linguaggio diretto ed
immediato che il mezzo può diventare il messaggio. Sacralità fasulla. Bossi si
è riappropriato della piazza , ha recuperato la dimensione face-to-face, del
passaparola.
E’ sull’antimeridionalismo e sulla funzione
antiromana, che si condensa la proposta del federalismo, brandito inizialmente
come arma di minaccia secessionista e ora ricompresso nella formula meno forte
di devolution. Due livelli del discorso leghista:
- reazionario
- conservatore à ben nota formula della disobbedienza fiscale.
Se poi ci si cimenta nell’analisi del lessico
di Forza Italia si troveranno numerose parole polisemiche che rimandano a
formule politiche mistiche. Il linguaggio politico di forza Italia presenta,
nelle forme e nei contenuti, un forte elemento di continuità con la tradizione
politica precedente, al punto che si può individuare un fattore che più degli
altri ha funzionato nella strategia comunicativa forzista: si tratta del
meccanismo denominato “CRIPTOMNESIA”, per cui si è identificato come nuovo
qualcosa che già si conosceva e si era visto e sentito da qualche parte, ma che
si era dimenticato e che ha agito a livello di archetipi preesistenti. I valori
e le issues a cui si richiama Forza Italia sono pur sempre i valori
tradizionali (famiglia, libertà, sicurezza, lavoro), ripresi ed utilizzati al
fine di ottenere l’adesione immediata da parte dei destinatari.
Dopo gli eventi dell’11 settembre stiamo
sperimentando una nuova forma di propaganda di guerraà guerra globale, totale…
CAP.
V
LINGUAGGIO
POLITICO E PROPAGANDA
La propaganda politica: teorie e
definizioni
Il termine “propaganda” ha origine nella
denominazione dell’istituzione pontificia che ha il compito di governare
l’attività missionaria e di proselitismo cattolico nel mondo, la Sacra Congregatio de propaganda fide, fondata
nel 1622 da Gregorio XV. La congregatio più tardi assunse oltre alle funzioni
di proselitismo e attività missionaria, i compiti di istruzione ed assistenza.
La propaganda moderna si sviluppa a partire
dall’incontro tra l’intenzione del propagandista e l’espressione di un bisogno
reale da parte del pubblico a cui la propaganda è rivolta. Per Ellul
l’affermazione della propaganda di tipo moderno, tuttavia, si ha solo con la
prima guerra mondiale
e la rivoluzione di ottobre in Russia.
Sempre al pensiero marxista e all’ideologia
comunista appartiene la distinzione tra
agitazione (che presenta poche idee a molte persone) dalla propaganda
(l’offerta di molte idee ad un pubblico ristretto). Le caratteristiche della
propaganda moderna sono costituite dal sorgere delle prime teorizzazioni.
Lasswellà i mezzi
di comunicazione hanno il potere di controllare e produrre mutamenti nel
comportamento collettivo delle masse
Ellulà
propaganda come un mezzo di sostegno e rafforzamento dei valori sociali, di
promozione della stabilità piuttosto che di mutamento del comportamento
Lazarsfeldà influenza limitata sugli elettori dei mezzi di comunicazione di massa.
Altro gruppo di teorie è quello caratterizzato
dall’accento posto sugli usi e sulle gratificazioni.
Esistono diverse definizioni e classificazioni
dei tipi di propaganda, tra queste alcune sottolineano il suo carattere di
processo di formazione di mentalità collettive.
Si può inoltre distinguere fra una propaganda
ufficiale ed una non ufficiale, a seconda dei canali e degli organismi che la
promuovono (governativi o non governativi). E’ possibile anche individuare
diversi tipi di propaganda a seconda del pubblico a cui si rivolge e delle
attività collettive che intende promuovere o influenzare: propaganda politica e
sociale. Con altre sottocategorie.
Una distinzione classica dei tipi di
propaganda è quella di McQuail:
- propaganda bianca à che fornisce un’immagine positiva di una personalità, etc, senza
inganni o inesattezze
- propaganda grigia à che opera una selezione che può giungere all’inganno
- propaganda nera à ingannevole, distorcente e
priva di principi.
Definizione generale di propaganda politica:
v
Forma di comunicazione intesa come
tentativo sistematico, realizzato tramite la diffusione di idee grazie a
tecniche particolari, di influenzare e modificare le opinioni e i comportamenti
di un determinato gruppo sociale o di più gruppi per il raggiungimento di una
finalità di carattere politico.
TECNICHE DI PROPAGANDA
Oltre a quelle basate sul conformismo e sulla
parzialità dell’informazione esistono:
- la tecnica della classificazione, o etichettatura à manipolazione del linguaggio
- utilizzazione dell’ambiguità del linguaggio
- disinformazione
- la tecnica del capro espiatorio à persecuzione nazista contro gli ebrei
- censura in tutte le sue forme ,comprese quelle istituzionalizzate
Inoltre, esistono due tipi di propaganda:
- persuasiva
- emotiva à tramite stimoli o azioni che impressionano i sensi
Analogamente si distinguono due tipi di agenti
della propaganda politica:
- il propagandista à ce con la persuasione guadagna novi militanti e si rivolge ad un
numero ristretto di persone
- l’agitatoreà si rivolge ad un numero molto superiore di persone, indirizzando
la loro azione verso obiettivi prestabiliti , sensibilizzandoli e
addestrandoli.
CIACOTIN identifica i simboli della
propaganda, i simboli politici possono essere di diversi tipi e gradi di
complessità: lo schema che utilizza è quello a piramide:
La croce uncinata
nazista era più vantaggiosa rispetto al fascio littorio del fascismo (più
semplice, di grande forza impressiva). I simboli evocano stati d’animo che possono
pendere la forma di riti (culto del milite ignoto).
La propaganda politica come tecnica sociale
L’opinione pubblica è un processo di
informazione in continua trasformazione, che presenta diversi gradi di
intensità a seconda che si tratti di propaganda, pubblicità o altro , ma che ha
sempre la stessa struttura. Diversi
fattori contribuiscono alla formazione e alla diversificazione dei gruppi
sociali: oltre alle circostanze fisiche, alle condizioni economiche e sociali,
agli orientamenti politici e ideologici, c’è la cultura.
L’attitudine è una cerca disposizione mentale o disposizione attiva nei riguardi di
certi oggetti e di situazioni determinate che rende il soggetto più o meno
favorevole a questi oggetti e situazioni e la cui analisi consente di ricavare
quale sarà l’atteggiamento di un individuo di fronte ad eventi analoghi o
differenti. L’attitudine si forma con l’esperienza personale e serve anche a
spiegare le opinioni.
La propaganda può essere considerata un
tentativo di utilizzare una forma di potere sociale nell’interesse del mittente
piuttosto che in quello del destinatario.