L’immigrazione
in Italia e in Europa - Noi siamo impressionati e
preoccupati per i gommoni che attraccano alle coste italiane e per gli
extracomunitari nei quali vediamo una minaccia per i posti di lavoro, ma
sarebbe bene, prima di tranciare giudizi e lanciare gridi di allarme, che
guardassimo allo scenario europeo. Sono 18 milioni i migranti insediati nei 15
Paesi dell. Unione Europea, pari al 5 per cento della popolazione dei
residenti. Non però equamente distribuiti, giacché in Germania, Belgio e Austria
raggiungono il 9 per cento; in Francia il 6,3 per cento; in Svizzera il 18 per
cento; in Italia solo il 2,2 per cento. Di questi, 270 mila sono comunitari 414c25e o
comunque provenienti da Paesi a sviluppo avanzato e non fanno quindi problema.
Gli extracomunitari regolari non raggiungono il milione e, se vi aggiungiamo i
cosiddetti clandestini, arriviamo al massimo a 1 milione e 250 mila. Sono dati
del Ministero degli Interni, della Caritas italiana e del Servizio migranti.
Siamo
tutti immigrati - Gli spostamenti di popoli per terre e mari hanno
caratterizzato la storia umana per migliaia di anni: migrazioni di vasta
portata o locali, di massa o di singole famiglie. E' un fenomeno che in qualche
misura c. è sempre stato. Basti ricordare le migrazioni bibliche verso e dall.
Egitto e quelle che sono state chiamate . invasioni barbariche. . Nei tempi
moderni si sono succedute periodicamente verso l. America e poi all. interno
dell. Europa alla ricerca di lavoro. Negli ultimi decenni il fermento di
mobilità umana nel mondo è in piena espansione, perché ai classici emigranti in
cerca di lavoro si sono aggiunte le turbe di chi cerca asilo politico e
protezione umana, fuggendo da Paesi devastati da guerre, contrapposizioni
etniche e calamità naturali.
Conseguenze
disastrose – In taluni casi le immigrazioni ebbero conseguenze
disastrose e drammatiche nei paesi di destinazione. L. immigrazione dall.
Europa cancellò più del 90 per cento della popolazione indigena delle Americhe.
In Australia gli Aborigeni furono vittime di un genocidio simile. In questo
secolo, l. immigrazione degli Ebrei in Palestina ha avuto come conseguenza un
destino di profughi per tre quarti della popolazione palestinese.
Oggi
rischia l'immigrato - Oggigiorno, nella maggior parte dei
casi, l. immigrazione non ha le stesse distruttive conseguenze sul paese
ospitante. Al contrario, sono gli immigrati stessi a correre rischi. Gli
immigrati sono spesso le vittime di violenza razzista e di abusi . sebbene sia
stato loro riconosciuti lo status di rifugiato politico perché perseguitati nel
loro paese d. origine, o residenti da lungo tempo facciano parte di una
minoranza.
L’immigrazione
è una ricchezza - L. ignoranza che sta alla base del
razzismo non riconosce il grande contributo che gli immigrati portano al paese
nel quale vivono. Non è raro che dalle file degli immigrati vengano le più
eminenti figure in campo politico, negli sport e nelle arti (ciascuno può
pensare a qualche esempio relativo al proprio paese). Ma anche gli immigrati
che non assurgono alla notorietà arrecano un grande contributo, economico e
culturale, al paese nel quale risiedono. Una ricerca condotta recentemente in
Germania mostra che tra il 1988 e il 1992 i lavoratori immigrati hanno
contribuito per il 6 per cento al prodotto interno lordo del paese.
Capitali
e merci sì, persone no - Nonostante quanto finora
evidenziato, molti paesi hanno cominciato a porre restrizioni all.
afflusso di immigrati (tranne nel caso in cui l. immigrato sia una persona
ricca). La calda accoglienza riservata agli uomini d. affari stranieri in cerca
di opportunità di investimento mostra cosa si nasconde dietro le politiche di
controllo dei flussi migratori: i potenti possono circolare liberamente, i
poveri sono ricacciati nei loro paesi. Questa realtà suggerisce un approccio
alternativo all. immigrazione: fino a quando i poveri del mondo sono condannati
alla disperazione da un sistema internazionale controllato dai ricchi, i paesi
ricchi hanno il dovere morale di lasciar entrare tutti quelli che loro stessi
hanno reso poveri.
Se nel secolo
scorso aveva avuto tanto presa la parola d'ordine "proletari di tutti il
mondo unitevi" finalizzato alla conquista delle otto ore, oggi il problema
è di riflettere della globalizzazione economica, produttiva e finanziaria. Il
cambiamento è così rapido da non trovare ancora una corrispondente riflessione
sul piano sociale e istituzionale mentre dobbiamo avere la capacità di
ragionare in senso multietnico multirazziale e multireligioso.
Lo sforzo che, sin
dall'inizio, si è fatto come Governo Prodi era di definire ed apportare una
legge, superando il ritardo rispetto alla Comunità Europea, infatti siamo
l'ultimo paese, che riguardasse sia l'immigrazione sia i diritti economici e
sociali che quelli politici ed elettorali amministrativi. In questo senso vi
era stato nel confronto, che ha proceduto la presentazione in Parlamento del
disegno di legge del Governo, sia con le Organizzazioni rappresentative dei
cittadini extracomunitari, sia con le organizzazioni del volontariato, che con
le organizzazioni sociali, ottenendo un ampio consenso.
La definizione
delle quote annuali è una delle condizioni per consentire un'inserimento reale
e garantire la tutela contrattuale e previdenziale soprattutto per chi trova un
lavoro a tempo indeterminato, o lavoro autonomo e sia per il lavoro stagionale
o a termine.
C'è bisogno di una
legge moderna e avanzata per l'immigrazione soprattutto perché è un atto di
civiltà. Così facendo daremmo un contributo ad una Europa che sia solidale nel
momento di costruzione, e non solo di globalizzazione finanziaria. In un mondo
che sia plurale perché si arricchisce da un punto di vista etnico, culturale e
religioso. La regolarizzazione della immigrazione, la definizione delle quote e
delle presenze, il fatto di assicurare anche gli alloggi, sono le stesse cose
che nella nostra esperienza passata come quella delle mondariso già abbiamo
fatto, infatti il patto monda oltre al trattamento retributivo, si assicurava
il dormire, i pasti, la salute.
Dobbiamo vincere
tutte le resistenze e conquistare una legge.
Poi rapidamente
dare anche i diritti politici elettorali sul piano amministrativo pena non
riuscire a utilizzare gli immigrati come una risorsa fondamentale per noi
popoli dell'occidente.