Nuoto
Maniera di locomozione nell'acqua mediante un insieme di movimenti
(attivi — nuoto vero e proprio — o anche semplicemente passivi, per effetto dei
moti delle acque) adatti a consentire il galleggiamento e la propulsione del
corpo sia in superficie sia in completa immersione.
Zoologia
Per spostarsi attivamente gli
animali necessitano di adatti organi propulsori, capaci di esercitare una
pressione contro il mezzo ambiente: tali sono il flagello dei protozoi
flagellati, le ciglia dei protozoi ciliati e di molte forme larvali o adulte di
organismi più complessi come vermi, molluschi e ricci di mare, l'imbuto dei
molluschi cefalopodi e le pinne dei pesci e dei mammiferi acquatici. Accanto a
questi organi con una funzione ben definita, si trovano nella scala zoologica
meccanismi particolari che permettono il movimento dell'animale nell'elemento
liquido o per lo meno ne facilitan 757g69h o il galleggiamento e l'equilibrio.
La densità media del corpo delle meduse è di poco superiore a quella
dell'acqua di mare, per questo il galleggiamento non costituisce una
difficoltà. Il loro corpo a paracadute è soggetto a continue e ritmiche
contrazioni con conseguente espulsione dell'acqua contenuta nella cavità
interna, che fa sì che l'ombrello si appiattisca e si incurvi alternativamente:
è questo un movimento respiratorio che, aumentato d'intensità, diventa un
movimento natatorio, in quanto l'acqua, espulsa con violenza, imprime per
reazione un movimento in direzione opposta al corpo della medusa.
La Callianira, uno ctenoforo
frequente nelle acque del Mediterraneo, vaga sospesa nell'acqua in balia del
moto ondoso e delle correnti, ma un organo di senso particolare (organo
apicale) regola il mantenimento della sua posizione naturale, con la bocca
rivolta in basso. Ai molluschi appartengono parecchie specie nuotatrici: tra i
lamellibranchi il pettine procede con rapidi movimenti a scatti, quasi mordendo
l'acqua, grazie al ritmico aprirsi e chiudersi delle valve con conseguente
espulsione dell'acqua all'indietro presso i lati della cerniera; tra i
gasteropodi vi sono specie con piede espanso in lobi laterali a costituire
piccole pinne, ottimo mezzo di galleggiamento per questi minuscoli esseri che
hanno gusci diafani estremamente sottili e fragili (generi Creseis, Cavolinia, Carinaria) o addirittura ne sono privi (genere Microdonta); tra i cefalopodi, il polpo,
il calamaro e la seppia sono dotati di propulsori a reazione: il loro corpo
pulsa ritmicamente e a ogni pulsazione nella cavità palleale, che contiene gli
organi respiratori, entra acqua: quando il corpo si contrae l'acqua esce
attraverso l'imbuto diretta all'innanzi e l'animale compie un balzo
all'indietro. Per il polpo e la seppia questo tipo di nuoto è abituale; il calamaro preferisce usare il propulsore a
reazione solo come motore d'emergenza e abitualmente si avvale delle due pinne
triangolari situate ai lati del corpo.
Negli artropodi, con l'apparire delle prime appendici ambulatorie, il
nuoto è affidato alle zampe stesse, trasformate in piccoli remi, come ad es. in
tutti gli insetti nuotatori, e facilitato da antenne assai sviluppate in
lunghezza e dotate di filamenti piumosi e dalla presenza di una coda bifida o
furca con funzione di timone, come ad es. nei crostacei copepodi. L'aragosta e
il gambero, che frequentano i fondali rocciosi e camminano sulle lunghe zampe
senza mai staccarsi del tutto dal fondo, in caso di pericolo flettono, con uno
scatto, il ventaglio caudale sotto l'addome, spingono l'acqua all'innanzi e per
reazione compiono un movimento a ritroso.
Tra i mezzi di propulsione che la natura ha realizzato nel mondo animale,
il più efficace ricorda l'elica; questo mezzo si ritrova nei pesci e nei
mammiferi acquatici: «La pinna caudale di un pesce o di un cetaceo o di un
sirenide può essere considerata — dice il prof. J. Gray dell'università di
Cambridge — come la pala di un propulsore a elica, con la differenza che si
muove da una parte all'altra invece di ruotare»: quando il pesce riporta la
coda (cioè la pinna caudale e la porzione del corpo posteriore all'ano) dalle
posizioni laterali destra e sinistra nella posizione centrale sul prolungamento
dell'asse del corpo, spinge l'acqua all'indietro vincendo la sua resistenza e
può far scivolare il corpo in avanti. Ma ora tutta la coda, ora la pinna
caudale da sola, quando l'andatura è lenta e tranquilla, agiscono anche da
timone per correggere la direzione della corsa. Le altre pinne impari, le
dorsali e le anali, hanno il compito di mantenere il corpo in equilibrio
rispetto alla verticale, impedendone il ribaltamento, con lenti movimenti
ritmici in alto e in basso che aumentano la superficie di contatto con l'acqua
nel piano orizzontale; durante il nuoto, quando il pesce nuota con una certa
velocità e l'azione stabilizzatrice non è più necessaria, le pinne dorsali e
anali si adagiano lungo i fianchi così da offrire minor resistenza se la corsa
è in linea retta sul piano orizzontale. Quando il pesce vuol virare o spostarsi
in senso verticale sono chiamate in azione le pinne pari, sia le pettorali, sia
le ventrali, ma in particolar modo le prime: nelle virate funzionano come remi,
quando il pesce vuole salire o scendere ruotano intorno alla propria base in
modo da disporsi su un piano che fa con il piano orizzontale un angolo più o
meno grande, secondo l'inclinazione che deve assumere il corpo, e
contemporaneamente aiutano il movimento battendo l'acqua da sotto in su nella
discesa o da sopra in giù nella salita. La forma allungata, o meglio
idrodinamica, la superficie del corpo liscia e la pinna caudale ben sviluppata
sono le condizioni che favoriscono il massimo rendimento nel nuoto e anche le
caratteristiche che accomunano pesci e mammiferi acquatici. Anche in questi
ultimi il corpo termina con una coda slargata a palette, mossa da robusti
muscoli, ma a differenza di quella dei pesci questa è perpendicolare al piano
sagittale del corpo. Negli anfibi gli organi propulsori sono la coda (negli
urodeli) e gli arti posteriori forniti di un'ampia membrana interdigitale
(negli anuri).
Gli organi a disposizione dei rettili per il nuoto sono la coda
(coccodrilli, varani, iguana marina), gli arti foggiati a natatoia (tartarughe
marine), o forniti di membrana interdigitale (tartarughe di acqua dolce) e i
movimenti serpentini di tutto il corpo (serpenti acquatici).
Gli uccelli nuotano con movimenti a guisa di remo delle zampe dotate di
membrana interdigitale, come tutti gli uccelli ad abitudini acquatiche, o
mettendo in azione le ali a pagaia e facendo funzionare le zampe rivolte
all'indietro a mo' di timone, come i pinguini. Se tra i cetacei, che hanno arti
anteriori trasformati in pinne e sono forniti di pinna caudale, si annoverano i
migliori nuotatori, tutti i mammiferi sono però capaci di nuotare e alcuni, in
modo particolare, quali l'orso bianco, l'ippopotamo e la lontra, svolgono
nell'acqua gran parte delle loro attività senza alcun adattamento natatorio
particolare.
http://digilander.iol.it/flyzmarco/guadagna.htm