1a LEZIONE
Procarioti ed eucarioti
Le cellule, in base alla loro organizzazione interna, possono essere distinte
in due grandi
categorie: cellule procariotiche e cellule eucariotiche. Il termine procariote
deriva dal greco e
significa "prima del nucleo"; il termine eucariote significa
"vero nucleo".
-Le cellule
procariotiche sono tipiche degli archeobatteri, degli eubatteri e delle alghe
azzurre..
Esse sono relativamente piccole (con un diametro generalmente compreso fra 1 e
5 µm) e hanno una
struttura interna alquanto semplice; il loro DNA si trova concentrato in una
regione del
citoplasma, senza essere delimitato da alcuna membrana. Sono prive di organuli,
a eccezione dei
ribosomi, preposti alla sintesi delle proteine. Le funzioni cellulari sono comunque
effettuate da
complessi enzimatici analoghi a quelli delle cellule eucariotiche. Gli
organismi formati da cellule
procariotiche sono detti procarioti.
-Le cellule
eucariotiche costituiscono tutti gli altri organismi viventi (i protisti, le
piante, i
funghi e gli animali) sono molto più grandi (solitamente il loro asse maggiore
è compreso fra i
10 e i 50 µm); in esse il DNA è racchiuso da una membrana, formando così un
particolare organulo
chiamato nucleo. Queste cellule possiedono organuli immersi nel citoplasma,
ognuno deputato a
svolgere una particolare funzione. Gli organismi formati da cellule
eucariotiche sono detti
eucarioti
I 5 Regni
Monera: org.
procariotici
Protista: org.
eucariotici unicellari (protozoi e alghe unicellulari eucariotiche)
Plantae: org.
fotosintetici pluricellulari (piante superiori e alghe pluricellulari)
Fungi: org. che
ottengono il loro nutrimento tramite assorbimento (muffe, lieviti e funghi)
Animalia: org. che
si cibano di altri organismi (invertebrati esclusi i protozoi e vertebrati)
-Caratteristica peculiare degli animali è, sicuramente il
loro modo di nutrizione, che consiste nel mangiare altri organismi.
Questa capacità
permise lo sviluppo e l’evoluzione di nuovi sistemi per la locomozione, la
cattura e
l’elaborazione di
un più vasto assortimento di cibo.
Livelli di
organizzazione corporea
Protozoi. Sono organismi unicellulari, ciò nonostante, sono organismi completi
che compiono tutte le funzioni vitali basilari. Entro i confini della loro
cellula, mostrano una notevole organizzazione e divisione del lavoro, essendo
in possesso di strutture di sostegno, di meccanismi di locomozione e di
semplici strutture sensoriali.
Metazoi. Sono animali pluricellulari che hanno raggiunto una maggiore
complessità organizzando le cellule in sistemi più complessi. Ogni cellula di
un organismo pluricellulare presenta una sua specializzazione e, diversamente
dalla cellula di un protozoo, non è capace di esistenza indipendente.
Esistono vari
livelli di organizzazione
LA SIMMETRIA ANIMALE
La simmetria fa riferimento alla corrispondenza in taglia e forma di
parti (del corpo) che si trovano ai lati opposti di un piano mediano. Esistono
varie forme di simmetria:
Simmetria sferica. Ogni piano passante attraverso il centro
divide il corpo in metà equivalenti. Si ritrova nei protozoi ma è rara negli
animali.
Simmetria radiale. Il corpo può essere diviso in metà simili
per mezzo di due o più piani, passanti attraverso l’asse longitudinale. Si
ritrova nelle spugne, nelle meduse, nei ricci di mare e simili. I phyla che
presentano simmetria radiale, Cnidaria e Ctenopora, sono detti RADIATA.
Generalmente sono animali sessili, liberamente fluttuanti o nuotano debolmente.
Simmetria bilaterale. In questo tipo di simmetria un solo piano
sagittale può dividere il corpo dell’animale in due porzioni speculari: metà
destra e metà sinistra. Gli animali a simmetria bilaterale sono detti
BILATERIA. E sono caratterizzati anche dalla cefalizzazione. Sono meglio
adattati per movimenti direzionali (in avanti) di quanto non lo siano gli
animali a simmetria radiale.
Principi di
classificazione degli animali.
Il primo a classificare gli organismi sulla base delle loro somiglianze
fu Aristotele, ma fu Carolus Linnaeus a ideare il sistema di classificazione
sia per le piante che per gli animali ancora oggi in uso.
Egli divise il regno animale in specie e diede a ciascuna un nome;
raggruppò le specie in ordini e gli ordini in classi, seguendo un sistema
gerarchico.
Oggi tale sistema è più complesso e comprende sette livelli:
REGNO-PHYLUM-CLASSE-ORDINE-FAMIGLIA-GENERE-SPECIE
Il sistema di nomenclatura binomia
Linnaeus ideò anche un sistema per dare il nome ad ogni specie. Tale
sistema è conosciuto come sistema di nomenclatura binomia; ogni specie, infatti
possiede un nome latinizzato, composto da due parole. La prima parola
identifica il genere ed è scritta sempre con l’iniziale maiuscola; la seconda
parola identifica la specie all’interno del genere ed è scritta con l’iniziale
minuscola. L’intero nome viene scritto sempre in corsivo.
Es. Il nome scientifico del cane domestico è Canis familiaris
quello dell’uomo è Homo
sapiens
Regno…………………………. Animali
Phylum………………………… Cordati
Subphylum…………………..Vertebrati
Classe…………………………..Mammiferi
Sottoclasse…………………..Euteri
Ordine…………………………..Primati
Sottordine…………………… Artropoidei
Famiglia………………………..Ominidi
Sottofamiglia……………….. -
Genere………………………….Homo
Specie…………………………..Homo sapiens
Sottospecie …………………. -
Principi di classificazione degli animali
La sistematica
è una scienza che studia le relazioni evolutive tra gli animali allo scopo di
classificarli. Attraverso lo studio delle caratteristiche di un organismo
(caratteri) è possibile ricostruire l’albero evolutivo (o filogenesi).
Caratteri simili
derivanti da un antenato comune si dicono omologhi. Se due organismi,
quindi, presentano caratteri omologhi hanno un’origine in comune.
Oggi la
classificazione si avvale dello studio di diverse discipline. L’anatomia
evidenzia la presenza di omologie; l’embriologia le somiglianze nei primi stadi
di sviluppo degli organismi; la biochimica determina le sequenze di amminoacidi
simili nei diversi gruppi….
2a LEZIONE
LA TEORIA EVOLUTIVA
La prima teoria
evolutiva fu formulata dal biologo Jean Baptiste Lamarck. Egli sosteneva che
gli organismi, al fine di adattarsi al loro ambiente, acquisiscono
caratteristiche che poi trasmettono geneticamente ai discendenti. Tale ipotesi
sui meccanismi dell’evoluzione, “ereditarietà dei caratteri acquisiti”, viene
oggi classificata come teoria trasformazionale. Sono i singoli
individui, trasformandosi o cambiando, a produrre l’evoluzione.
Es. La giraffa
avrebbe un collo così lungo grazie allo sforzo di allungamento dei suoi
antenati, che cercavano di raggiungere le foglie più tenere sulle parti alte
delle piante.
Il viaggio di
Darwin
Nel 1831 inizia il
viaggio di Darwin, come naturalista di bordo, sul “Beagle”. I 5 anni di
navigazione nelle baie e nelle coste del Sud America e delle regioni adiacenti
permisero a Darwin di raccogliere campioni ed osservazioni sulla fauna e sulla
flora di quelle regioni. Egli riportò alla luce fossili di animali estinti,
molti simili ai moderni animali e questo lo portò ad affermare che un
fossile è ciò che resta di un organismo vissuto in tempi passati. Man mano
che il viaggio procedeva verso sud, osservò, inoltre, che certe specie erano
gradualmente sostituite da altre molto affini. Ad ogni cambiamento di
latitudine e quindi anche ambientale corrispondevano cambiamenti negli
organismi viventi.
-La permanenza di 5
settimane nelle isole Galápagos fu determinante per lo sviluppo delle idee di
Darwin sull’evoluzione della vita sulla terra. Egli osservò che ciascuna isola
ospitava un’unica specie di un particolare gruppo di animali, che tuttavia era
corrispondente alle forme delle altre isole. La vita delle Galápagos doveva
essersi originata nel continente, in America del Sud, per poi subire
modificazioni nelle differenti condizioni ambientali delle varie isole.
- Le 5
teorie del DarwinismoCambiamento continuo. Il mondo vivente non è
costante, ma è in continuo cambiamento. Esso è documentato dai reperti
fossili.
- Comune
discendenza. Tutte le forme di vita derivano da un antenato comune. Le
specie che condividono una comune discendenza, relativamente recente,
mostrano caratteristiche più simili, rispetto alle specie che hanno
soltanto una discendenza comune antica.
- Moltiplicazione
della specie. Il processo evolutivo produce nuove specie dalla divergenza
e dalla trasformazione di quelle più antiche.
- Gradualismo.
Le grandi differenze dei tratti anatomici, che caratterizzano le
differenti 848i85i specie, si originano attraverso l’accumulo di molti piccoli
cambiamenti progressivi, in periodi di tempo molto lunghi.
- Selezione
naturale. Si basa su tre affermazioni. 1) Tra gli organismi vi è una
variazione di tratti anatomici, comportamentali e fisiologici. 2) La
variazione è ereditabile, sicchè i figli tendono a somigliare ai genitori.
3) gli organismi con forme varianti lasciano alle future generazioni un
certo numero di discendenti.
-I cambiamenti, che permettono ai loro
possessori maggiore efficienza nello sfruttamento degli ambienti,
sopravviveranno preferenzialmente e saranno ereditati dalle future generazioni.
I nuovi tratti favorevoli si diffonderanno in tutta la popolazione per molte
generazioni. L’accumulo di tali cambiamenti porta, in lunghi periodi, alla
produzione di nuove specie.
-Esempio dell’evoluzione del collo lungo delle giraffe secondo Darwin.
Gli individui dal collo più lungo saranno favoriti e quindi sopravviveranno,
riproducendosi, più a lungo. La progenie, tenderà a somigliare ai genitori per
cui, erediterà il carattere e avrà il collo più lungo. Nell’arco di parecchie
generazioni la pressione selettiva avrebbe portato alle giraffe moderne.
-La selezione naturale è il punto centrale della teoria dell’evoluzione
di Darwin. Questo concetto spiega l’origine dell’adattamento e di tutte le
caratteristiche anatomiche, fisiologiche , comportamentali che rendono gli
organismi più adatti a sfruttare le risorse ambientali. Alcune
caratteristiche conferiscono ai loro possessori un vantaggio nello sfruttamento
dell’ambiente, ai fini della sopravvivenza e della riproduzione. Attraverso
molte generazioni i differenti potenziali di sopravvivenza e di riproduzione
generano nuovi adattamenti e nuove specie.
Il vero punto debole della teoria di Darwin consisteva nell’incapacità di
spiegare correttamente il meccanismo dell’ereditarietà. Fu la genetica
mendeliana a fare luce su quei lati dell’ereditarietà non ben chiariti, che
mancavano per completare la teoria della selezione naturale (neo-Darwinismo).
Il Darwinismo
moderno
Oggi si parla di polimorfismo per indicare la presenza in una popolazione
di forme alleliche differenti di un gene, e di pool genico per indicare tutti
gli alleli di tutti i geni posseduti dai membri di una popolazione. La
selezione naturale può alterare le frequenze alleliche e favorire l’adattamento
dell’individuo al suo ambiente. L’organismo favorito è quello che possiede
la migliore combinazione di caratteri. Si indica con il termine fitness
relativa l’efficienza riproduttiva di un genotipo rispetto ad un altro.
Darwin indicò con il termine selezione sessuale la selezione di caratteri
che possono essere vantaggiosi per la ricerca di un partner, ma dannosi ai fini
della sopravvivenza. Ad esempio colori brillanti ed il piumaggio vistoso
possono migliorare la capacità competitiva degli uccelli maschi nel trovare una
compagna, ma nello stesso tempo li rendono più esposti ai predatori.
Il concetto
biologico di specie
Il concetto di specie più seguito, ispirato alla teoria evoluzionistica
di Darwin è il concetto biologico si specie. “Le specie sono gruppi di
popolazioni naturali effettivamente o potenzialmente in grado di incrociarsi e
riproduttivamente (geneticamente) isolati da altri gruppi di popolazioni” (Ernst
Mayr).
La specie è quindi una popolazione
interfeconda di individui che posseggono una comune origine e che condividono
caratteristiche in via di trasformazione.
La speciazione
Un punto di ramificazione nell’albero evolutivo significa che una specie
ancestrale ha dato origine a due specie diverse. Il processo attraverso il
quale popolazioni di organismi divengono riproduttivamente isolate, formando
specie diverse, è detto speciazione.
I fattori biologici che
impediscono alle specie di interfecondarsi sono detti barriere riproduttive.
Generalmente queste si stabiliscono con gradualità. L’evoluzione di
barriere riproduttive può instaurarsi se le popolazioni divergenti sono
mantenute fisicamente separate per periodi di tempo molto lunghi.
Le barriere riproduttive vengono distinte in barriere pre-copula, che
agiscono prima dell’accoppiamento impedendolo, e barriere post-copula che
alterano la crescita, lo sviluppo, la sopravvivenza o la riproduzione
dell’individuo ibrido (individuo nato da un incrocio di specie diverse).
Le barriere pre-copula si hanno
quando:
•
due specie sono presenti nella stessa area ma
non si incontrano perché vivono in ambienti diversi
•
due specie sono presenti nella stessa area ma
sono attivi in ore del giorno diverse o raggiungono la maturità sessuale in
tempi diversi
•
due specie presentano dei modelli
comportamentali diversi nel corteggiamento (es. canto)
•
due specie presentano differenze nella forma e
nella dimensione dell’apparato riproduttivo
Le barriere
post-copula si hanno quando:
•
non si ha unione dei gameti maschile e
femminile
•
lo zigote o l’embrione muoiono subito dopo la
fecondazione
•
gli individui ibridi muoiono prima del
raggiungimento della maturità sessuale
•
gli individui ibridi sono sterili
Distinguiamo due tipi di
speciazione:
Speciazione allopatrica
Speciazione simpatrica
La speciazione
allopatrica
Le popolazioni allopatriche di una specie sono quelle che occupano aree
geografiche separate; esse non si incrociano attivamente ma, teoricamente, potrebbero farlo se le barriere
geografiche che le separano venissero rimosse. La speciazione, che deriva
dall’evoluzione di barriere riproduttive tra popolazioni geograficamente
separate, è detta speciazione allopatrica o geografica. Può avvenire in
due diversi modi: per speciazione vicariante o per effetto del
fondatore
La speciazione vicariante ha inizio quando qualche cambiamento climatico
o geologico frammenta l’habitat di una specie (es. innalzamento di una barriera
montuosa).
Nell’effetto del fondatore pochi individui di una specie si disperdono e
raggiungono territori nuovi e distanti, dove non esistono altri membri della
stessa specie. Essi stabiliscono una nuova popolazione in un evento detto di
fondazione. La nuova popolazione ha, inizialmente, dimensioni limitate e questo
può destabilizzare la sua struttura genetica. Possono insorgere delle
variazioni sulle quali può agire, poi,
la selezione naturale producendo delle nuove caratteristiche e quindi
delle barriere riproduttive tra la popolazione originaria e quella di recente
formazione.
La speciazione
simpatrica
La speciazione simpatrica si verifica in assenza di barriere geografiche.
In questo caso popolazioni differenti di una stessa specie possono
specializzarsi per colonizzare zone diverse dello stesso areale. Nel ricercare
e nello sfruttare un habitat molto specifico in una stessa area geografica le
diverse popolazioni svilupperebbero delle divergenze tali da generare delle
barriere riproduttive.
Es. Specie diverse di pesci all’interno di un lago; organismi parassiti
(alcuni insetti) si specializzano per specie ospiti diverse…
Il modello di speciazione simpatrica non è universalmente accettato
poiché, nei casi supposti di speciazione simpatrica, le barriere riproduttive non
sono sempre ben dimostrabili.
3° LEZIONE
MECCANISMI RIPRODUTTIVI
Riproduzione
asessuale; è
presente un solo genitore e non esistono organi o cellule sessuali specifiche
Riproduzione
sessuale; sono
presenti due genitori, ognuno dei quali produce cellule sessuali specializzate, i gameti, dalla cui
fusione (fecondazione) si sviluppa un nuovo organismo.
La riproduzione
asessuale
Si ritrova nei batteri, nei protisti e in molti phyla di invertebrati
(Cnidari, Echinodermi). Nei phyla di animali in cui è presente la riproduzione
asessuale, la maggior parte degli individui può anche riprodursi sessualmente.
È rara negli invertebrati più evoluti ed è assente nei vertebrati
Le principali forme di riproduzione asessuale sono:
•
Scissione
binaria o multipla
•
Gemmazione
•
Frammentazione
Forme di
riproduzione asessuale I
SCISSIONE BINARIA
(batteri e protisti). Consiste nella divisione per mitosi della cellula madre
in due cellule figlie uguali tra loro.
SCISSIONE MULTIPLA
(schizogonia). La cellula madre si divide numerose volte generando, quindi un
numero molto alto di individui.
Forme di
riproduzione asessuale II
GEMMAZIONE
(numerosi phyla,comune negli Cnidari). È una divisione ineguale dell’organismo.
Da una escrescenza del corpo di un individuo adulto si forma un nuovo
individuo, che raggiunta la maturazione, si separa dal genitore.
Forme di
riproduzione asessuale III
FRAMMENTAZIONE
(alcuni phyla). Consiste nella scissione in due o più parti del corpo di un
animale pluricellulare, ognuna delle quali è in grado poi di diventare un
individuo completo.
Molti inverterbrati
si riproducono asessualmente semplicemente spezzandosi in frammenti che poi
rigenerano le parti mancanti.
La riproduzione
sessuale
Caratteristica
principale della riproduzione sessuale è la formazione della progenie
dall’unione di gameti che provengono da due individui geneticamente diversi.
Generalmente i genitori sono di sesso opposto:maschio e femmina. Questa
distinzione è basata sulla dimensione e la mobilità delle cellule sessuali che
producono.La femmina produce un numero limitato di cellule uovo (gamete di
grandi dimensioni,non mobile). Il maschio produce, in gran numero,gli
spermatozoi (gameti piccoli e mobili). Forme di riproduzione sessuale sono:
Riproduzione
biparentale
Partenogenesi
Ermafroditismo
1.RIPRODUZIONE
BIPARENTALE. È la forma più comune e coinvolge individui distinti e separati,
di sesso maschile e femminile. Ciascun individuo produce un solo tipo di
cellule sessuali, spermatozoi e uova, mai entrambi (Specie dioiche).
2.ERMAFRODITISMO.
Avviene in quegli animali che possiedono sia le gonadi maschili che quelle
femminili (Specie monoiche).
Alcune specie
monoiche sono in grado di autofecondarsi, in altre, la maggior parte,
l’accoppiamento avviene per scambio reciproco di gameti tra un individuo ed un
altro della stessa specie.
Poiché ogni
individuo è in grado di produrre uova, le specie ermafrodite possono generare
una progenie doppia rispetto alle specie a sessi separati.
3.PARTENOGENESI.
Consiste nello sviluppo di un embrione a partire da un uovo non fecondato,
oppure, se lo spermatozoo penetra nella cellula uovo, senza l’unione tra i
pronuclei maschile e femminile. Si ritrova in molti gruppi di animali, compresi
i vertebrati.
Es. delle api
domestiche. L’ape regina può fecondare le uova mentre le depone, oppure
lasciarle non fecondate. Le uova fecondate diventeranno femmine diploidi mentre
quelle non fecondate si svilupperanno per partenogenesi in maschi aploidi.
Sviluppo
dell’embrione
In base al diverso
sviluppo dell’embrione distinguiamo animali:
Ovipari (danno alla
luce uova), le uova vengono deposte quando ancora l’embrione deve svilupparsi.
La fecondazione può essere interna o esterna. Si ritrova nella maggior parte
degli invertebrati e in molti vertebrati.
Ovovivipari (danno
alla luce uova contenenti piccoli vivi), le uova vengono trattenute nel corpo
materno, ma l’embrione non riceve alcun nutrimento di origine materna. Presente
in molti gruppi di invertebrati; nei pesci e nei rettili tra i vertebrati.
Vivipari (danno
alla luce piccoli vivi), le uova si sviluppano nell’ovidotto o nell’utero e
l’embrione riceve il nutrimento direttamente dalla madre. Tipica dei mammiferi
ma presente anche negli anfibi e nei rettili
I PROTOZOI
Caratteristiche dei phyla dei Protozoi
- Sono
unicellulari; alcuni sono coloniali.
- Nel
gruppo sono presenti tutti i tipi di simmetria.
- Non
presentano organi e tessuti ma solo organelli specializzati.
- Si
muovono mediante pseudopodi, flagelli o ciglia.
- Presentano
varie forme di nutrizione: autotrofa, eterotrofa, saprozoica.
- Si
ritrovano ovunque: habitat sia acquatico che terrestre; vita libera o in
simbiosi.
- Possono
riprodursi per via asessuale (scissione, gemmazione e cisti) o per via
sessuale (coniugazione).
CARATTERISTICHE GENERALI
I protozoi sono
unicellulari, ma nonostante questo non sono affatto organismi semplici.
Generalmente i loro numerosi organelli sono più complessi di quelli presenti
all’interno di una cellula di un organismo pluricellulare. Esistono organelli
preposti per ogni funzione: sostegno, conduzione, alimentazione…
I protozoi sono
presenti ovunque esiste la vita. Sono dotati di una elevata capacità adattativa
e grazie a questo si sono distribuiti in
ogni tipo di ambiente . Si ritrovano in ambiente marino, nelle acque dolci, nel
terreno, nella materia organica in decomposizione, come simbionti in piante ed
animali; dovunque essi vivano hanno però bisogno di umidità. Possono essere
sessili o nuotare liberi e formano la grande parte del plancton fluttuante.
Circa 1000 specie
di protozoi vive come simbionti entro o su animali e piante. Alcune tra le più
importanti malattie dell’uomo e degli animali domestici sono causate da
protozoi parassiti.
LOCOMOZIONE
I principali
organelli responsabili della locomozione nei protozoi sono ciglia, flagelli
e pseudopodi.
Le ciglia sono
strutture lunghe e sottili che si estendono dalla superficie cellulare e
permettono ai protozoi di muoversi in ambiente acquatico.
I flagelli sono
strutture a forma di frusta, più lunghi delle ciglia. Generalmente ne è
presente solo uno o comunque un numero molto ridotto.
Le strutture di un
ciglio e di un flagello sono le stesse: entrambi presentano nove coppie di
microtubuli disposti ad anello intorno a due microtubuli centrali separati, una
disposizione indicata come 9+2.
La differenza tra
ciglia e flagelli è il movimento che essi provocano. Il flagello batte in modo
simmetrico con ondulazioni, in modo da spingere l’acqua in direzione parallela
all’asse lungo il flagello. Un ciglio, invece, batte in modo asimmetrico con un
colpo veloce ed efficace in una direzione, seguito da un colpo di recupero
lento, con cui il ciglio si piega, tornando alla posizione iniziale. L’acqua
viene spinta in direzione parallela alla superficie ricoperta di ciglia.
Il movimento
ameboide
Alcuni protozoi si
muovono attraverso la formazione di pseudopodi, estroflessioni del corpo
cellulare che, ancorandosi al substrato sottostante, permettono all’intera
cellula di spostarsi. Si genera una corrente citoplasmatica in direzione dello
pseudopodio che spinge gli organelli al suo interno realizzando così lo
spostamento dell’intera cellula.
Nutrizione
1-Autotrofi:Sintetizzano i loro
costituenti organici da sostanze inorganiche

Fototrofi: Utilizzano
energia luminosa per sintetizzare le molecole organiche
2-Eterotrofi: Dipendono dalle molecole organiche sintetizzate da altri organismi
Si differenziano in
Olozoici: Ingeriscono particelle visibili di cibo (fagocitosi)
E in Saprozoici: Ingeriscono cibo in soluzione
(pinocitosi o trasporto attraverso la membrana)
Nella fagocitosi si
verifica un ripiegamento o un’invaginazione della membrana intorno alla
particella di cibo. Man mano che l’invaginazione procede verso l’interno della
cellula, la particella si stacca dalla superficie e rimane inglobata
all’interno di una vescicola intracellulare, il vacuolo alimentare. I
lisosomi, poi, versano il loro contenuto (enzimi digestivi) entro il vacuolo
favorendo la digestione e l’assorbimento delle sostanze.
Escrezioni ed osmoregolazione
L’escrezione dei
rifiuti metabolici avviene quasi interamente per diffusione. Il principale
prodotto di scarto è l’ammoniaca.
L’eliminazione
dell’acqua avviene ad opera di speciali vacuoli contrattili chiamati anche vescicole
per l’espulsione dell’acqua. Essi si riempiono periodicamente e poi,
attraverso un meccanismo contrattile, espellono l’acqua all’esterno. Sono
sempre presenti nei protozoi d’acqua dolce dove si riempiono e si svuotano con
frequenza molto elevata rispetto a quanto avviene nelle specie marine;in queste
ultime, infatti, il citoplasma è isosmotico con il mezzo esterno.
Riproduzione
Tutti i protozoi
si riproducono per via asessuale ma sono diffusi
all’interno del gruppo anche dei meccanismi di riproduzione sessuale.
I processi
asessuali comprendono la scissione binaria, la scissione multipla e la
gemmazione.
Nella riproduzione
sessuale, i nuclei gametici o pronuclei, che si fondono per ristabilire il
numero diploide di cromosomi, sono prodotti in speciali cellule gametiche.
Esempio: Volvox.
Un altro meccanismo
di riproduzione sessuale nei protozoi è la coniugazione, in cui si
verifica l’unione temporanea di due individui con scambio di materiale
cromosomico. Esempio: Paramecium
-I protozoi sono
capaci di formare CISTI. Queste sono forme quiescenti caratterizzate da
coperture esterne resistenti e da una ridotta attività metabolica. Questa
capacità permette ai protozoi di sopravvivere anche in condizioni molto
estreme. La formazione di una cisti è molto importante per molte forme
parassitarie che devono sopravvivere in un ambiente sfavorevole tra un ospite e
l’altro. Generalmente il ripristino delle condizioni favorevoli dà inizio al
disincistamento.
I Coccidi sono
parassiti intracellulari di molti invertebrati e vertebrati. Il coccide meglio
conosciuto è Plasmodium, l’organismo responsabile della malaria. Il
parassita è trasmesso dalle zanzare Anopheles e iniettato nell’uomo attraverso la saliva
dell’insetto durante la sua puntura. Il parassita entra negli epatociti ed
inizia la divisione per schizogonia. In questa fase si ha il periodo di
incubazione, terminato il quale il parassita penetra nei globuli rossi (si
nutre di emoglobina) dove continua a dividersi fino a far scoppiare la
cellula. In questo modo i nuovi individui
vengono riversati nel sangue e possono infettare altri globuli rossi.
PORIFERI
Caratteristiche
generali del phylum
LE SPUGNE
1. Sono organismi
pluricellulari.
2. Presentano il
corpo ricco di pori (ostii), canali e camere che servono per il passaggio
dell’acqua.
3. Sono organismi
acquatici, in maggior parte marini.
4. Hanno simmetria
radiale o nessuna simmetria.
5. Non presentano
organi o tessuti veri e propri.
6. Presentano vari
tipi cellulari: coanociti, pinacociti…
7. Gli adulti sono
sessili, le larve nuotano libere.
8. Possono riprodursi
per via asessuale mediante gemmule o propaguli e per via sessuale mediante uova
e spermatozoi.
Caratteristiche generali
I poriferi
(portatori di pori) sono animali soprattutto marini che popolano i substrati
rocciosi. Si conoscono circa 5000 specie di poriferi di cui solo 150 sono
d’acqua dolce.
Le spugne sono
animali pluricellulari, coloniali, con la forma del corpo molto varia, e
dimensioni che possono spaziare da pochi mm per le specie di superficie a
qualche metro per quelle che abitano le maggiori profondità.
Molte specie sono
vivacemente colorate per la presenza di pigmenti nelle cellule dermiche.
Molti animali
vivono come commensali o parassiti dentro o sulle spugne. Inoltre le spugne
possono svilupparsi su molti animali quali molluschi, coralli…. Alcuni granchi
ed il paguro Bernardo attaccano pezzi di spugna sui loro carapaci per
camuffamento e protezione, poiché la spugna emette un odore acre che allontana
i predatori.
Forma e funzione
Il corpo delle
spugne è quasi sempre asimmetrico, alcune volte presenta simmetria raggiata, ed
è costituito da due strati, il pinacoderma all’esterno ed il coanoderma
all’interno; tra l’uno e l’altro è interposta una sostanza fondamentale che
prende il nome di mesoilo. L’intera struttura è sostenuta da una scheletro
di minute spicole di carbonato di calcio o da fibre di “spugna”, una sostanza
proteica chiamata spongina.
Mancano di tessuti
e di organi ma presentano un sistema acquifero ben sviluppato che sostituisce
l’apparato respiratorio, digerente ed escretore di cui questi animali sono
privi. Sono filtratori.
La funzione
esretoria e respiratoria viene svolta per semplice diffusione nelle singole
cellule.
Mancano inoltre di
tessuto nervoso, di strutture sensoriali e locomotorie: sono infatti animali
sessili. Le sole attività visibili sono lente variazioni nella forma e la
chiusura ed apertura dei pori.
Le spugne
presentano numerosi pori attraverso cui avviene la penetrazione dell’acqua che
giunge alla cavità interna della spugna, detta spongocele, e di qui
fuoriesce per mezzo di un’apertura chiamata osculo.
Queste aperture
sono collegate da un sistema di canali rivestiti da cellule flagellate dotate
di un collare, i coanociti, i cui flagelli mantengono una corrente di acqua
attraverso i canali. I coanociti, oltre ad essere responsabili del movimento
dell’acqua, captano ed intrappolano le particelle di cibo trasportate
dall’acqua (alghe, batteri o materiale detritico).
I poriferi possono
presentare tre livelli di organizzazione. Il primo è quello più semplice,
corrispondente alle spugne di tipo Ascon, con forma a sacco; il secondo
corrisponde alle spugne di tipo Sycon, più evoluto rispetto al primo; il
terzo è quello di tipo Leucon, con una maggiore complessità del corpo
della spugna.
Le differenze fra i
tre tipi, Ascon, Sycon e Leucon consistono soprattutto nella diversa evoluzione
del sistema acquifero.
Nelle spugne di
tipo Ascon, l’acqua entra attraverso microscopici pori del derma direttamente
nello spongocele dove sono presenti i coanociti; queste cellule assorbono le
particelle sospese nell’acqua, selezionando al tempo stesso il materiale che
deve essere fagocitato, e avviano l’acqua, ormai filtrata, grazie al movimento
dei flagelli, verso l’osculo, dove viene
espulsa.
Nelle spugne di
tipo Sycon la parete del corpo è ispessita rispetto alle asconoidi e presenta
dei canali radiali, rivestiti di coanociti che si svuotano nello spongocele.
L’acqua penetrata attraverso i pori, è incanalata nei canali inalanti e da qui
convogliata nei canali radiali; successivamente attraverso pori interni
(apopili) passa nello spongocele e viene avviata verso l’osculo.
Tipi di
cellule
Pinacociti. Sono cellule sottili, epiteliali, che rivestono la superficie esterna
formando il pinacoderma.
Coanociti. Rivestono i canali e le camere flagellate;sono provviste di un
flagello circondato da un collare. Il battito del flagello trascina l’acqua
lungo il collare a forma di setaccio. Le particelle di cibo troppo larghe per
entrare nel collare vengono intrappolate in una secrezione di muco e scorrono
lungo il collare sino alla base dove vengono fagocitate dal corpo della
cellula. Da qui vengono poi inviate agli archeociti per la digestione che è
intracellulare.
Archeociti. Sono cellule ameboidi che si muovono nel mesoilo. Svolgono varie
funzioni. Sono cellule totipotenti, possono quindi differenziarsi in qualsiasi
altro tipo cellulare
Riproduzione
Le spugne si riproducono sia asessualmente che sessualmente.
La riproduzione asessuale avviene mediante la formazione di propaguli
o per frammentazione.
I propaguli esterni o gemme possono essere presenti sull’intera
superficie della spugna. Sono formazioni costituite da archeociti e da
filamenti di spongina che, dopo aver raggiunto una certa dimensione, si
staccano dal corpo della spugna madre per divenire dellle piccole spugne in
miniatura.
I propaguli interni o gemmule si formano all’interno del corpo della
spugna. Sono formazioni costituite da un ammasso di archeociti e circondate da
una serie di spicole. Le gemmule presentano un’apertura detta micropilo e vanno
considerate delle forme di resistenza; una volta espulse, esse soggiornano
nell’acqua anche per un lungo periodo di tempo e soltanto quando l’ambiente è
favorevole lasciano uscire il loro contenuto cellulare. . Gli archeociti, una
volta liberi nell’acqua, danno origine a tutti gli altri tipi cellulari
ricostituendo la spugna.
Nella riproduzione sessuale molte spugne sono monoiche. Gli spermatozoi
prendono origine dai coanociti, le cellule uovo possono anch’esse derivare
dalla trasformazione dei coanociti o possono prendere origine da archeociti.
Molte spugne sono vivipare: dopo la fecondazione lo zigote viene
mantenuto e nutrito all’interno del corpo del genitore fino al suo rilascio
sotto forma di larva.
Altre spugne sono ovipare: gli oociti e gli spermatozoi vengono lasciati
liberi nell’acqua.
Le spugne sono capaci di ricostruire parti del loro corpo se danneggiate
o mancanti mediante un fenomeno di rigenerazione.
Inoltre sono capaci di svilupparsi in nuovi individui completi a partire
da piccoli frammenti o aggregati di cellule (embriogenesi somatica).
LEZIONE 5
Caratteristiche
generali del phylum
Sono animali acquatici, per la maggior parte marini.
Presentano simmetria radiale, con un’estremità orale ed una aborale.
Presentano due tipi strutturali: polipi e meduse.
Hanno il corpo formato da due foglietti: epidermide e gastrodermide con
mesoglea.
Presentano una cavità gastrovascolare con un’apertura che funge sia da
bocca che da ano.
Sono dotati di speciali organelli urticanti: le nematocisti
Presentano una rete nervosa.
Possono riprodursi asessualmente per gemmazione (polipi) e sessualmente
mediante gameti (meduse e alcuni polipi)
Generalità
Il phylum Cnidaria prende il nome da cellule particolari chiamate
cnidociti; queste contengono degli organelli urticanti, le nematocisti, e sono
caratteristiche del phylum.
Sebbene siano sessili o in alcuni casi dotati di movimenti lenti, sono
predatori molto efficaci di organismi molto più veloci e complessi di loro.
Il phylum comprende gli idroidi che sono simili a pinte; gli anemoni di
mare, simili a fiori; le meduse; i coralli e le madrepore.
Sono distribuiti fino a notevole profondità e alcune forme sono abissali
sebbene la maggior parte si ritrovi soprattutto in habitat marini poco
profondi, specialmente alle temperature calde delle regioni tropicali. Non ci
sono specie terrestri.
Gli cnidari possono vivere in simbiosi con altri animali, spesso come
commensali su conchiglie.
Alcuni idroidi e gli anemoni di
mare vivono abitualmente su conchiglie di molluschi abitate da paguri fornendo
ai paguri protezione dai predatori.
Differiscono dai poriferi per la maggiore organizzazione e per la
presenza di una cavità gastrovascolare che comunica con l’esterno mediante una
bocca. Sono però diblastici come i poriferi; sono infatti costituiti da due
soli foglietti, ectoderma e gastroderma, tra i quali è interposta una sostanza
gelatinosa denominata mesoglea.
Sono animali che vivono allo stato solitario o in colonie e presentano
due diversi tipi di organizzazione, quella di polipo, sessile e quella di
medusa pelagica. La forma a medusa prevale negli idrozoi e negli scifozoi,
mentre il polipo è la forma dominante negli antozoi. In alcuni casi le due
forme si alternano nel ciclo di sviluppo dando vita a due diverse generazioni,
una asessuale (il polipo) e una sessuale (la medusa).
Non esistono veri e propri tessuti ma sono presenti vari tipi cellulari
che assolvono alle varie funzioni dell’organismo.
Sono divisi in quattro classi: Idrozoi, Scifozoi, Cubozoi e Antozoi.
Polimorfismo
negli cnidari
La maggior parte dei polipi presenta un corpo cilindrico con la bocca ad
una estremità, circondata di tentacoli. Il polipo aderisce al substrato
mediante un disco adesivo. I polipi
possono vivere isolati o in colonie. In alcune specie le colonie comprendono
più di un tipo di individui, ciascuno con la sua propria funzione: nutrizione,
riproduzione o difesa.
Le meduse sono notevolmente diverse dai polipi, hanno infatti la forma di
un ombrello con la bocca centrata sul lato concavo e i tentacoli disposti sul
bordo dell’ombrella. Nuotano liberamente attraverso il movimento dell’ombrella.
Sia i polipi che le meduse presentano i tre strati della parete del
corpo, tipici degli cnidari, ma la mesoglea nelle meduse è molto più abbondante
e viene utilizzata dall’animale per il galleggiamento. Il contenuto in acqua
della mesoglea può raggiungere il 95% in peso dell’animale.
Le nematocisti
Le nematocisti sono degli organelli urticanti caratteristici del gruppo.
Esse sono contenute all’interno di speciali cellule: i cnidociti. Si presentano
sotto forma di una capsula piena di un liquido urticante. In essa è contenuto
un filamento, alcune volte dotato di spine o uncini, che può essere estroflesso
sotto l’azione di stimoli diversi provenienti dall’esterno e trasmetti al
filamento dal cnidociglio, un processo presente all’esterno della capsula.
L’estremità della capsula presenta un opercolo che può essere aperto per
permettere la fuoriuscita del filamento. Le nematocisti sono distribuite su
tutta l’epidermide, ma sono soprattutto concentrate nei tentacoli ed attorno
alla bocca, dove possono essere disposte in vere e proprie batterie. Non tutte
le nematocisti hanno uncini o iniettano veleno, alcune non penetrano nella
preda ma il filamento, più corto e spesso, si avvolge completamente attorno
alla preda.
Quando viene scarita una nematocisti, il suo cnidocita viene assorbito ed
uno nuovo, lo rimpiazza.
-Il meccanismo di scarica è piuttosto complesso. La pressione osmotica
all’interno della capsula è molto elevata. Quando viene stimolata la scarica,
la membrana della nematocisti diviene permeabile all’acqua, e per osmosi si ha
un forte flusso di acqua verso la cellula. Questo flusso apre l’opercolo.
L’aumento di pressione idrostatica dentro la capsula spinge il filamento
all’esterno con grande forza da permettere anche che si srotoli. Gli uncini
posti sul filamento scattano verso l’esterno ed il filamento penetra nella
preda iniettando veleno.
Le nematocisti di molti cnidari non sono pericolose per l’uomo ma le
punture della caravella portoghese (Physalia) e di alcune meduse sono
molto dolorose.
Classe Hydrozoa
La maggior parte degli idrozoi sono marini, solo poche specie sono
d’acqua dolce. Vivono quasi sempre in colonie e sono caratterizzati da
un’alternanza di generazioni.
L’idra, un idrozoo di acqua dolce, non presenta lo stato di
medusa, ed è un polipo solitario. Il suo corpo può allungarsi grazie alla
presenza, nel gastroderma e nell’epidermide, di cellule mioepiteliali che
rappresentano una sorta di muscolatura.
La bocca è circondata da 6-10 tentacoli che come il corpo possono venire
allungati quando l’animale ha fame.
Alimentazione
nelle idre
Le idre sono carnivore, si nutrono di piccoli
crostacei, larve d’insetto e vermi. Questi vengono paralizzati dal secreto
emesso dalle nematocisti contenute nei tentacoli. Una volta catturata la preda,
i tentacoli la dirigono verso la bocca che si allarga e, grazie alle secrezioni
mucose, ne ingloba l’intero corpo. Da qui poi, il cibo passa nella cavità
gastrovascolare dove si compie una prima fase “extracellulare” della
digestione. Dopo una prima elaborazione, il cibo viene avviato per la
digestione intracellulare che avviene ad opera di cellule muscolari nutritive.
Riproduzione nelle idre
Le idre possono
riprodursi sia asessualmente che sessualmente.
La riproduzione
asessuale prevede la formazione di gemme sul corpo nell’idra, all’interno delle
quali si estende la cavità gastrovascolare; successivamente la gemma si
accresce e presenta nella parte libera la bocca con i tentacoli;è a questo
punto che la gemma si stacca dal corpo dell’idra.
Nella riproduzione
sessuale, i gameti prendono origine dal differenziamento di cellule
interstiziali. La porzione maschile è disposta nella parte superiore
dell’animale, mentre quella femminile è localizzata nella parte inferiore. La
maggior parte delle specie è dioica. Le uova maturano una alla volta e vengono
fecondate dagli spermatozoi rilasciati nell’acqua. Prima di essere liberato in
acqua, l’embrione si riveste di un guscio, formando così una cisti che gli
consente di sopravvivere durante l’inverno. Le idre sguscieranno, poi, in
primavera.
Idrozoi
coloniali
La maggior parte
degli idrozoi vive in colonie. Ogni colonia è fissata al substrato grazie ad una struttura, simile ad una radice, detta
idroriza, ed è costituita da polipi polimorfi che sono portati da delle
specie di steli detti idrocauli. I polipi della colonia hanno diverse
funzioni. I gastrozoidi o idranti sono molto numerosi ed hanno
funzione nutritizia; i gonozoidi hanno funzione riproduttiva, da essi si
originano per gemmazione delle piccole meduse che lasciano la colonia come
individui liberi; i dattilozoidi sono responsabili della protezione
dell’intera colonia. Le meduse sono generalmente a sessi separati e si riproducono
sessualmente. Dallo sviluppo dello zigote si origina una larva che dopo aver
nuotato per qualche giorno, si fissa al substrato e diventa un giovane polipo.
Le meduse degli
idrozoi sono generalmente più piccole di quelle degli scifozoi anche se presentano
all’incirca la stessa struttura.
La medusa ha la
forma di un ombrello con la superficie convessa denominata esombrella e
quella concava subombrella; al centro di quest’ultima è presente una
struttura, il manubrio, alla cui estremità si apre la bocca dalla quale partono
una serie di canali che si aprono nella cavità gastrovascolare.
Dalla periferia
dell’ombrella fino al manubrio può essere presente un velum, una
formazione membranosa che chiude la parte aperta della campana e che viene
usata nel nuoto.
Il nuoto avviene
grazie alle propulsioni muscolari che riempiono e svuotano di acqua la campana,
permettendo all’animale di spingersi con il lato aborale in avanti.
Le meduse
presentano una rete nervosa e organi sensoriali, in particolare gli statocisti
che sono organi di equilibrio e gli ocelli che sono dei fotorecettori.
Le colonie galleggianti
Alcuni idrozoi si
presentano come colonie galleggianti fatte da parecchi tipi di meduse e polipi.
Un esempio classico è Physalia o caravella portoghese. Le meduse appaiono
completamente trasformate in delle vescicole, piene di un gas simile all’aria,
che permettono il galleggiamento dell’intera colonia. I polipi sono
distinguibili per le diverse funzioni che assumono (nutritizia, riproduttiva,
difensiva).
Physalia presenta il corpo colorato con tonalità blu e rosa.
Classe Scyphozoa
La classe degli
scifozoi presenta meduse con abbondantissima mesoglea. La loro grandezza va da
alcuni cm sino a 50 cm circa; in alcuni casi l’ombrella può raggiungere anche
alcuni metri. Le meduse degli scifozoi sono tutte libere, lo stadio di polipo è
ridottissimo, spesso limitato ad uno stadio larvale. La medusa si muove
mediante pulsazioni che derivano dalla presenza di muscoli circolari posti ai
margini dell’ombrella; questi funzionano in antagonismo con la mesoglea che,
dopo la contrazione, ristabilisce l’espansione dell’ombrella. Non è presente un
velum come nelle idromeduse.
La bocca è al
centro della subombrella . Il manubrio forma quattro braccia orali che
vengono usate per catturare ed ingerire la preda.
I sessi sono
separati, la fecondazione è interna, gli spermatozoi trasportati dall’acqua
raggiungono una tasca gastrica della femmina all’interno della quale si trova
la gonade.
La larva ciliata
dopo essersi fissata si sviluppa in una forma simile ad un’idra e mediante un
processo detto strobilazione dà origine ad una serie di gemme
appiattite, efire, dalle quali si sviluppano le meduse.
Classe Cubozoa
Erano un tempo
considerate un ordine degli Scyphozoa. Nel gruppo predomina la forma medusoide.
La caratteristica principale è che presentano le campane di forma quasi
quadrata. Sono forti nuotatrici e predatori voraci.
Alcune specie
(Australia) possono provocare la morte dell’uomo a causa della violenza delle
scariche delle nematocisti.
LEZIONE6
CNIDARI
Classe Antozoi
Riepilogo degli
Cnidari
Sono animali acquatici, per la maggior parte
marini.
Presentano simmetria radiale, con un’estremità
orale ed una aborale.
Presentano due tipi strutturali: polipi e
meduse.
Hanno il corpo formato da due foglietti:
epidermide e gastrodermide con mesoglea.
Presentano una cavità gastrovascolare con
un’apertura che funge sia da bocca che da ano.
Sono dotati di speciali organelli urticanti:
le nematocisti
Presentano una rete nervosa.
Possono riprodursi asessualmente per
gemmazione (polipi) e sessualmente mediante gameti (meduse e alcuni polipi)
Classe Antozoa -“Animali fiori”
•
Gli antozoi non presentano la
stadio di medusa.
•
Sono tutti animali marini.
•
Molte forme presentano uno
scheletro che può essere interno o esterno.
•
Sono divisi in tre sottoclassi:
zoantari, ceriantipatari, alcionari.
•
Gli zoantari e i ceriantipatari
(Esacoralli) hanno un modello esamero; gli alcionari (Ottocoralli) sono,
invece, ottameri.
ZOANTARI (esacoralli): Anemoni di mare
Presentano la
caratteristica forma di fiore da cui il loro nome (anemos = fiore). I polipi
degli anemoni di mare sono più grandi di quelli dagli idrozoi. Si presentano
vivacemente colorati. Vivono sotto forma di polipi solitari con un disco basale
ed una parete molto muscolosa. Il disco basale viene utilizzato per permettere
l’ancoraggio su conchiglie, rocce, legno o altro substrato. Hanno forma
cilindrica con una o più corone di tentacoli disposte intorno alla bocca su un
disco orale piatto. La bocca, a forma di fessura, conduce nella faringe. All’estremità della bocca
sono generalmente presenti uno o due sifonoglifi,
che producono una corrente d’acqua diretta verso la faringe. Una serie di
ciglia ha funzione antagonista a quella del sifonoglifo, spingendo l’acqua con
le sostanze di scarto all’esterno.
La faringe conduce
nella cavità gastrovascolare che è tipicamente divisa in sei camere mediante
sei paia di setti primari (completi). Vi sono inoltre dei setti secondari,
incompleti che aumentano la superficie della cavità gastrovascolare. Il margine
libero dei setti secondari forma un filamento detto mesenterico, ricco di
nematocisti, che può essere estroflesso dalla bocca dell’anemone, per
contribuire all’uccisione della preda o
per funzione di difesa.
Sono carnivori, si
nutrono di pesci, crostacei o altri animali.
Sono capaci di
muoversi, staccando il disco basale e
scivolando su di esso.
Gli anemoni
stabiliscono molte relazioni mutualistiche con altri organismi.
Molte specie
proteggono alghe (zooxantelle) entro i loro tessuti e gli anemoni si
avvantaggiano dei prodotti della loro fotosintesi.
Anche i paguri, in
particolare il paguro Bernardo, utilizzano per protezione gli anemoni
“portandoli a spasso” sulla loro conchiglia. Dal canto loro gli anemoni si
cibano degli scarti del paguro..
Alcuni pesci
pagliaccio vivono all’interno dei tentacoli degli anemoni, favorendo la
ventilazione con i propri movimenti e nello stesso tempo ricevono protezione. I
pesci pagliaccio secernono una sostanza che impedisce alle nematocisti di
scaricare.
Zoantari
(esacoralli): Le madrepore
Possono essere
descritti come anemoni di mare in miniatura. Sono animali solitari oppure
coloniali che si ritrovano principalmente nei mari caldi. Vivono in coppe
calcaree, che essi stessi secernono. Tali coppe sono generalmente costituite da
carbonato di calcio e formano una struttura scheletrica esterna (esoscheletro)
che prende il nome di corallo. La coppa è suddivisa all’interno da sclerosetti
che la dividono in concamerazioni.
Il polipo può
ritirarsi all’interno della coppa quando non si alimenta.
Il corallo vivo
forma, nelle specie coloniali, una lamina di tessuto che connette le cavità
gastrovascolari di tutti i polipi della colonia.
Ceriantipatari
Sono solitari,
somigliano molto agli anemoni di mare. Presentano numerosi tentacoli attorno
alla bocca e distribuiti in due cerchi concentrici. Vivono in tubi lunghi anche
un metro affondati nella sabbia e
sforniti di disco basale. Il tubo che riveste il polipo è costituito da
granelli di sabbia e detriti agglutinati da un secreto prodotto dal polipo
stesso.
Coralli
Alcionari (ottocoralli)
Gli alcionari sono
antozoi coloniali. La colonia è sorretta da un unico polipo con polipi portati
lateralmente. Sono indicati come ottocoralli perché presentano una simmetria
ottamera, con otto tentacoli pinnati ed otto setti completi. Le cavità
gastrovascolari dei polipi comunicano attraverso un sistema di tubi
gastrodermici chiamati solenia. I solenia corrono attraverso una
mesoglea estesa detta cenenchima, e la superficie della colonia è
coperta di epidermide. Lo scheletro costituito da spicole calcaree è secreto
nel cenenchima e perciò è detto endoscheletro.
LEZIONE 7
MOLLUSCHI
Caratteristiche generali del phylum I
•
Simmetria bilaterale ( alcuni hanno
asimmetria bilaterale).
•
Regione cefalica anteriore, spesso
organizzata in un vero e proprio capo.
•
Regione ventrale specializzata in
un piede muscoloso, variamente modificato che consente il movimento.
•
La parte dorsale della parete del
corpo forma una coppia di pieghe chiamata mantello che racchiude la cavità del
mantello. Essa si modifica formando branchie e polmoni, secerne, inoltre, la
conchiglia.
•
Sistema digerente complesso; in una tasca
della cavità boccale si trova la radula, un peculiare organo raschiatore.
Caratteristiche generali del phylum II
•
Sono presenti e ben
sviluppati tutti i sistemi di organi:
•
Scambi gassosi mediante branchie,
polmoni, mantello o superficie del corpo.
•
Uno o due reni.
•
Sistema circolatorio aperto, chiuso
nei cefalopodi.
•
Organi sensoriali tattili,
olfattivi, gustativi, di equilibrio e visivi, in alcuni; occhi particolarmente
sviluppati nei cefalopodi.
•
Sistema nervoso costituito da
coppie di gangli che nei cefalopodi e nei gasteropodi si riuniscono a formare
un anello nervoso.
Il phylum Mollusca
(molluscus = molle) occupa per numero di specie il secondo posto dopo gli
Arthropoda. Presentano, come indica il loro nome, il corpo molle. I molluschi
si ritrovano in tutti gli ambienti acquatici e in buona parte di quelli
terrestri.
Sono classificati
in otto classi: Caudofoveata; Solenogastres; Monoplacophora; Polyplacophora;
Scaphopoda; Gastropoda; Bivalvia; Cephalopoda.
Fra le varie classi
quella che ha avuto un maggior successo adattativo è senz’altro la classe dei
gasteropodi, diffusa in mare, acqua dolce e terre emerse con forme carnivore,
erbivore e parassitarie. I bivalvi sono presenti in mare e in acqua dolce,
mentre tutte le altre classi sono rimaste legate agli ambienti marini.
Forma e funzioni
Il corpo di un
mollusco è caratterizzato da due regioni. Una detta capo-piede che
contiene i sensori per l’alimentazione e gli organi di locomozione e l’altra,
la massa viscerale che contiene i sistemi digerente, circolatorio,
respiratorio e gli organi riproduttivi. Due espansioni laterali della parete
dorsale del corpo formano il mantello, che delimita uno spazio, la cavità
del mantello, al cui interno si trovano le branchie o un polmone. Il
mantello è capace di secernere carbonato di calcio formando così la conchiglia
al disopra della massa viscerale.
La maggior parte
dei molluschi presenta un capo ben sviluppato che porta la bocca ed alcuni
organi sensoriali specializzati. Possono esserci dei tentacoli.
LA RADULA
All’interno della
bocca si trova la radula, un organo nastriforme, protrattile, simile ad una
lingua che serve per raschiare raccogliere e sminuzzare il cibo. Sulla radula
sono presenti delle serie parallele di dentelli (fino a 250.000) rivolti verso
la parte posteriore del tubo digerente. Quando vengono protrusi servono per
raspare, lacerare, forare o tagliare. Le file di denti situate anteriormente
sono soggette a consumo; nuove file di denti vengono continuamente secrete
dalla parte posteriore della radula e sostituiscono quelle ormai logore. La radula è
provvista di muscoli, protrattori e retrattori, che ne consentono il
movimento ritmico in avanti e indietro nella cavità boccale. Manca nei bivalvi.
IL PIEDE
Il movimento dei
molluschi è fondamentalmente basato sull’utilizzazione del piede. Quelli che
strisciano sul substrato aderiscono con la faccia ventrale, o suola, del piede
e utilizzano la potente muscolatura pedale, che con contrazioni e rilassamenti,
consente la locomozione. Questa è facilitata anche dalla secrezione mucosa del
piede. I molluschi che scavano nei substrati molli e vi si infossano, come
alcuni bivalvi, utilizzano il piede che riempiendosi di sangue può variare
molto il suo turgore e costituisce un organo di scavo rapido ed efficace. Nei
cefalopodi la locomozione è per lo più dovuta all’espulsione dell’acqua
attraverso un sifone (propulsione a jet).
MANTELLO E CAVITA’ DEL MANTELLO
Il mantello è un
rivestimento epiteliale che protegge le parti molli del corpo; forma la cavità
del mantello.
La cavità del
mantello oltre a servire essa stessa come superficie di scambio, ospita gli organi respiratori (branchie,
polmoni). I prodotti del sistema digerente, escretore e riproduttore vengono
riversati al suo interno.
Nei molluschi
acquatici si genera una corrente d’acqua che serve a trasportare ossigeno e
sostanze alimentari e ad eliminare i le sostanze di rifiuto oltre che a
trasportare i gameti all’esterno; nel mantello, spesso, sono presenti organi
sensoriali che servono a saggiare l’acqua. Molti molluschi possono ritirare la
testa o il piede entro la cavità del mantello a scopo protettivo.
LA CONCHIGLIA
La conchiglia, non
sempre presente, è secreta dal mantello ed è solitamente costituita da tre
strati. Quello più interno è detto strato madreperlaceo. Questo viene secreto
per tutta la vita dell’animale.
La struttura della conchiglia è estremamente varia nelle
diverse classi e specie. Il calcio per
la sua formazione deriva dall’acqua circostante, dal suolo o dal cibo.
La prima conchiglia
compare durante lo stato larvale e si accresce poi durante l’intera vita.
RIPRODUZIONE
Si riproducono solo
sessualmente. I molluschi sono per la maggior parte dioici anche se alcuni sono
ermafroditi. La fecondazione può essere interna o esterna e lo sviluppo può
essere diretto o indiretto.
I cefalopodi presentano
sviluppo diretto; gasteropodi e bivalvi possono presentare sia sviluppo diretto
che indiretto.
Classe Gastropoda
I molluschi
appartenenti a questa classe, sono diffusi sia in ambienti acquatici sia in
ambienti terrestri, con una notevole varietà di forme. La classe comprende le
chiocciole terrestri, dulciacquicole e marine, le lumache, le lumache di mare
(nudibranchi)…
La conchiglia dei
gasteropodi, non sempre presente, è formata da un unico pezzo (univalve); può
essere spiralata. L’apice della conchiglia è costituito dalla spira più piccola
e più vecchia; le spire diventano poi sempre più larghe e si avvolgono intorno
all’asse centrale o columella. Questo avvolgimento può essere destrogiro
(conchiglia destrorsa; più comune) o levogiro (conchiglia sinistrorsa). La
conchiglia può essere dotata di un opercolo, una struttura che chiude
l’apertura quando l’animale è ritratto al suo interno.
I gasteropodi sono
caratterizzati da due processi: la spiralizzazione e la torsione.
La torsione sposta
la cavità del mantello e gli organi in esso contenuti, dalla posizione
posteriore a quella anteriore, in modo da sovrastare il capo. Si realizza
durante lo sviluppo, subito dopo la comparsa della conchiglia. Dopo la
torsione, l’ano e la cavità del mantello si aprono al di sopra del capo e della
bocca, inoltre, tutti gli organi si trovano invertiti di posizione. Il
vantaggio che deriva dalla torsione è un aumento di spazio nella cavità del
mantello così che il capo dell’animale può essere completamente ritirato al suo
interno.
Nei gasteropodi,
l’aumento della massa viscerale e la presenza della conchiglia, ha portato a
problemi di equilibrio nella locomozione. Per ovviare a questi problemi si è
passati da una conchiglia spirale piana (tutte le spire giacciono sullo stesso
piano) ad una conchiglia spirale conica
in cui ciascuna spira si avvolge intorno ad un asse, la columella. Così
i giri di spira man mano che crescono si allontanano dall’apice, cioè dalla
spira di cui il gasteropode era dotato alla nascita (la più vecchia).
La forma spirale
conica comporta però un peso eccessivo su un lato, e un conseguente
sbilanciamento. Si è raggiunta una migliore distribuzione del peso spostando
l’apice della conchiglia prima indietro e poi verso l’alto, facendo ruotare la
conchiglia verso sinistra.
A seguito di questi
processi sono scomparsi branchia e rene destro (condizione di asimmetria
bilaterale).
-Una conchiglia è
destrorsa quando, osservandola in modo da mantenere l’apice in alto e
l’apertura dell’ultimo giro di spira verso chi osserva, tale apertura è situata
a destra dell’asse columellare.
Comportamenti alimentari
I regimi alimentari
dei gasteropodi sono molto vari, e mostrano, alcune volte delle notevoli
specializzazioni. Alcuni sono erbivori, altri possono nutrirsi di carne morta
in decomposizione, altri ancora sono carnivori predatori, si nutrono, ad
esempio, di molluschi bivalvi. Vi sono, poi,
specie parassite di esacoralli o di echinodermi.
Data la grande
varietà e modalità di assunzione del cibo, anche la radula dei gasteropodi si
presenta più o meno specializzata. In alcuni casi manca del tutto in altri casi
(gen. Conus), i singoli denti, cavi, sono connessi con una ghiandola
velenifera; ognuno di essi può essere espulso con forza dalla bocca per colpire
prede vive (pesci, vermi, molluschi) e ucciderle.
Riproduzione
Possono essere
monoici o dioici; la fecondazione può essere interna (la maggior parte delle
volte) o esterna. Gli apparati riproduttori dei gasteropodi a fecondazione
interna presentano di solito organi copulatori nei tratti maschili e
ricettacoli seminali nei tratti femminili. La maggior parte dei gasteropodi
mostra rituali di corteggiamento.
Nelle specie
monoiche durante l’accoppiamento c’è una scambio di spermatozoi; le uova
vengono, poi, deposte da ciascun individuo in cunicoli poco profondi del
terreno.
Alcune forme marine
racchiudono le uova in robuste capsule o dentro una grande varietà di astucci.
Lo sviluppo può
essere diretto o indiretto.
I gasteropodi
terrestri sono generalmente attivi quando c’è disponibilità di acqua e si
riparano, per lo più, nel terreno nei periodi secchi, andando in letargo.
Quelli dotati di conchiglia, in queste fasi di letargo, si ritraggono nel
nicchio e ne chiudono l’apertura con un tappo temporaneo.
La riduzione o l’assenza
della conchiglia è spesso associata a sistemi di protezione alternativi, basati
o sul comportamento o sull’uso di sostanze tossiche o repellenti. Queste
possono essere prodotte dall’animale, mediante ghiandole, o possono avere
origine alimentare (cnidociti)
Classe
Bivalvia
I bivalvi sono
molluschi con corpo compresso lateralmente e completamente protetto da una
conchiglia composta da due valve laterali. La classe comprende le
vongole, le ostriche, i pettini. Il capo è molto rudimentale ed è nascosto
all’interno della cavità del mantello. Questa è molto ampia e circonda
completamente il piede che generalmente è appiattito ai lati e serve
soprattutto per scavare.
I margini
posteriori delle pieghe del mantello sono modificati a formare due aperture dette
sifoni per il passaggio dell’acqua. I sifoni si distinguono in sifone
inalante che serve per immettere l’acqua nella cavità del mantello e sifone
esalante che serve a espellere l’acqua, con le sostanze di rifiuto,
all’esterno.
La conchiglia
La conchiglia dei bivalvi è costiuita da due valve
laterali, generalmente simili, tenute insieme, dorsalmente, da un legamento
elastico che tende a divaricarle. Il tratto dorsale di contatto si chiama
cerniera e ai suoi lati si può vedere un rilievo, l’umbone. Questo è
costituito dalle valve giovanili del bivalve. Le due valve sono collegate fra
loro da due muscoli adduttori, la cui contrazione fa chiudere completamente le
valve. Affinchè le valve non scivolino fra loro durante i movimenti di apertura
e chiusura, lungo la cerniera si possono avere dei sistemi alternati di
dentelli e fossette che si incastrano reciprocamente gli uni agli altri. Le
valve sono collegate al piede tramite due muscoli retrattori.
Curiosità- La
produzione della perla è un meccanismo protettivo usato dall’animale quando un
oggetto estraneo (un granello di sabbia, un parassita..) penetra fra la
conchiglia e il mantello. Il mantello, in risposta a questa “intrusione”,
secerne numerosi strati di madreperla attorno all’oggetto irritante.
Riproduzione
I bivalvi,
generalmente, sono a sessi separati ma possono esservi dei casi di
ermafroditismo. I gameti sono espulsi attraverso il sifone esalante e
rilasciati in acqua. Nella maggior parte dei bivalvi la fecondazione è esterna.
In alcuni bivalvi di acqua dolce la fecondazione è interna e le uova
raggiungono le branchie dove sono fecondate dagli spermatozoi che penetrano con
la corrente inalante.
Comportamenti
alimentari
Sono animali
filtratori. Nella cavità del mantello sono contenute due branchie che raggiungono
anche dimensioni notevoli in quanto svolgono sia la funzione respiratoria sia
quella alimentare. Il cibo è costituito da particelle di piccole dimensioni;
queste entrano nella cavità del mantello insieme con l’acqua, poi vengono
intrappolate da una sostanza mucosa prodotta da speciali cellule ghiandolari
situate sulle branchie e da qui vengono inviate alla bocca grazie al battito
delle ciglia. Le particelle più grandi cadono dalle branchie e vengono espulse
all’esterno. Non è presente la radula.
Lima scabra, da molti considerata il più bel mollusco
bivalve, ha una conchiglia delle dimensioni di 4-5 centimetri e lunghi
tentacoli, rossi come il resto del corpo. I tentacoli, molto sensibili, servono
all’animale per sondare l'ambiente circostante e, se toccati o stimolati da
forti vibrazioni, inducono il bivalve a richiudersi rapidamente. Normalmente
questa specie, come altri bivalvi, si fissa al substrato con filamenti (bisso)
secreti da ghiandole speciali, ma in caso di pericolo può staccarsi e allontanarsi
velocemente grazie alla propulsione prodotta dalla rapida apertura chiusura
delle valve stesse.
Nonostante il nome,
Tridacna maxima non è la specie più grande di Tridacna,
raggiungendo dimensioni non superiori ai 40 cm. Le Tridacne ospitano all’interno
dei loro tessuti le alghe simbionte zooxantelle che costituiscono per questi
bivalvi la fonte principale di cibo. Le zooxantelle conferiscono al mantello
una intensa colorazione variabile dal blu al bruno-verde.
LEZIONE 8
MOLLUSCHI:
CLASSE CEPHALOPODA
I cefalopodi sono i
più evoluti tra i molluschi e per alcuni aspetti, sono i più evoluti tra tutti
i vertebrati.
Fanno parte della
classe: calamari, seppie, piovre, polpi, nautili. L’organizzazione dei
cefalopodi è strettamente correlata con il tipo di vita che la maggior parte di
essi conduce, e cioè da predatori pelagici. Sono tutti marini.
Il piede di questi
molluschi, il cui nome significa testa – piede, è modificato ed è inoltre
situato nella regione cefalica. Esso ha forma di imbuto e serve ad espellere
l’acqua dalla cavità del mantello permettendo all’animale di muoversi. Tutti i
cefalopodi hanno un capo ben sviluppato, con due occhi e apertura boccale;
questa è contornata da una corona di tentacoli, anch’essi derivati dal piede.
I nautili sono
caratterizzati dalla presenza di una conchiglia esterna, hanno numerosi
tentacoli privi di ventose.
Le seppie sono
caratterizzate da un corpo arrotondato che porta delle pinne; otto braccia e
due tentacoli.
I calamari
presentano corpo affusolato dotato di pinne laterali; otto braccia e due
tentacoli.
I polpi hanno corpo
sacciforme e sono privi di pinne; hanno otto
braccia e sono privi di tentacoli.
Conchiglia
La conchiglia,
nelle forme attuali è più o meno ridotta e nascosta dal mantello, salvo nel
genere Nautilus che ha mantenuto ancora oggi una conchiglia di tipo
primitivo. Le specie di Nautilus hanno una conchiglia costituita da una
serie di camere che sono riempite di gas e liquido; la quantità del gas e dell’acqua in esse presenti è
variabile in base alla profondità a cui si trova l’animale. La conchiglia,
benchè sia spiralata, è molto diversa di quella dei gasteropodi; è, infatti,
divisa, da una serie di setti, in camere. Durante la crescita il Nautilus
ingrandisce la conchiglia e si sposta
nella parte neoformata costruendo un nuovo setto dietro il corpo. In questo
modo si viene a formare una nuova camera piena di acqua di mare.
Le seppie hanno una
piccola conchiglia (“osso di seppia”) che è però completamente avvolta dal
mantello, quindi non è visibile dall’esterno. Nei calamari la conchiglia è
scomparsa quasi del tutto lasciando solo una lamina cornea sottile (penna). Nei
polpi la conchiglia è scomparsa completamente.
Locomozione
I cefalopodi si
muovono secondo un sistema di propulsione a jet, espellendo l’acqua dall’
imbuto. L’imbuto è mobile e può essere direzionato per variare la rotta del
nuoto. La forza con la quale viene espulsa l’acqua controlla la velocità del
nuoto.
Nei Nautilus l’espulsione
dell’acqua avviene, per lo più, per retrazione della massa cefalica all’interno
della conchiglia che provoca una riduzione della cavità palleale.
I calamari e le
seppie sono degli ottimi nuotatori grazie alla loro forma più o meno
affusolata.
Il polpo può
nuotare spruzzando getti d’acqua ma il suo corpo pesante e poco affusolato lo
rende più adatto a strisciare su rocce usando le ventose delle braccia.
Sistema nervoso
e sensoriale
Il sistema nervoso
dei cefalopodi è il più specializzato e complesso di tutto il phylum. Il
cervello è il più grande di tutti gli invertebrati. Anche gli organi di senso
sono ben sviluppati, in particolare gli occhi.
La vista è
certamente uno dei sensi più importanti nei cefalopodi, oltre che per la
ricerca delle prede anche per i rapporti interspecifici e la vita sociale.
Tutti i cefalopodi
sono dotati, sulla cute, di speciali cellule contenenti granuli di pigmento, i cromatofori.
Ciascun cromatoforo
consiste di un corpo rotondeggiante centrale circondato da una membrana
elastica e contenente pigmento sparso e un nucleo; attorno alla membrana
esterna vi è un sistema di lunghe fibre muscolari allungate, ramificate nel
tessuto circostante. Quando il sistema è in riposo, la membrana comprime tutto
il liquido verso la parte centrale della cellula ed il cromatoforo è
praticamente invisibile; quando, invece, i muscoli si contraggono, il
cromatoforo si espande assumendo una forma discoidale e il pigmento viene
disperso, provocando un rapido cambiamento di colore. Alcuni cromatofori
possono contenere numerosi pigmenti, ognuno dei quali è in grado di rispondere
ad un diverso stimolo.
Questi cambiamenti
di livrea, anche molto pronunciati, vengono utilizzati dall’animale come
segnali di pericolo, come colorazioni protettive e nei rituali di
corteggiamento.
Quasi tutti i
cefalopodi, con esclusione del genere Nautilis, sono dotati di una
ghiandola dell’inchiostro che secerne un liquido scuro, il colore seppia. Questa ghiandola viene
utilizzata quando l’animale si trova in una situazione di pericolo; il liquido
prodotto viene rilasciato in acqua; il predatore rimane confuso dalla una
nuvola di inchiostro e questo permette all’animale di scappare.
Riproduzione
I cefalopodi sono a
sessi separati e l’apparato riproduttore consiste in una gonade impari situata
nella parte posteriore del corpo. Nei maschi il dotto che trasporta gli
spermatozoi è provvisto di una vescicola seminale in cui si formano le
spermatofore (astucci all’interno dei quali vengono raccolti gli spermatozoi) e
di una tasca in cui le spermatofore vengono accumulate. I maschi presentano un
braccio modificato, l’ectocotile, che viene usato per prelevare una
spermatofora dalla cavità del mantello ed inserirla nella cavità del mantello
della femmina. La fecondazione avviene spesso nella cavità del mantello o
appena fuori dell’imbuto. Le uova vengono di solito attaccate a pietre o ad
altri oggetti. Alcuni polpi si prendono cura delle uova.
Sono presenti dei
rituali di corteggiamento che comprendono anche particolari colorazioni.
LEZIONE 9
Anellidi
Caratteri generali del phylum
•
Corpo metamerico; simmetria
bilaterale
•
Strato muscolare: circolare
interno, longitudinale esterno (locomozione)
•
Presenza di setole (mancanti nelle
sanguisughe)
•
Sistema circolatorio chiuso
•
Sistema escretore costituito da
una coppia di nefridi per metamero
•
Sistema nervoso costituito da: una
coppia di gangli per metamero, un cordone nervoso ventrale e da una coppia di
gangli cerebrali
•
Sistema sensoriale dotato di
organi tattili, statocisti, occhi (non in tutti) e cellule fotorecettrici
•
Ermafrodi, alcuni a sessi separati,
in alcuni si ha riproduzione sessulale per gemmazione.
Gli Anellida (annellus
= piccolo anello) costituiscono un gruppo molto eterogeneo di animali di
aspetto per lo più vermiforme. Appartengono al gruppo i lombrichi, i vermi
d’acqua dolce e marina e le sanguisughe.
Sono distribuiti in
tutto il mondo: in mare, nelle acque dolci e salmastre, nel suolo. Tre classi:
Policheta, Oligocheta, Hirudinea.
Caratteristica
principale è la divisione del corpo in segmenti o metameri (metameria).
Questa suddivisione è visibile sia esternamente sia internamente. Esternamente
la suddivisione è resa evidente dalla presenza di anelli simili delimitati da
solchi circolari chiamati annuli. Internamente, gli organi e vari sistemi sono
disposti in modo ripetitivo all’interno dei metameri, che sono separati da
setti.
Piano corporeo
Il corpo di un
anellide è costituito da una porzione anteriore chiamata prostomio, dal corpo segmentato e da
una parte terminale che porta l’ano detta pigidio.
Nella crescita i nuovi metameri si formano appena
davanti al pigidio, quindi nella parte posteriore si trovano i metameri più
giovani, in quella anteriore i metameri più vecchi. Fra un metamero e l’altro,
internamente, si sviluppano dei setti i quali sono perforati dal tubo digerente
e dai vasi sanguigni.
La superficie del
corpo è rivestita da da una cuticola formata da fibre di collagene.
Il sistema
muscolare longitudinale e quello circolare lavorano in coordinazione
(contrazioni peristaltiche).
Classe Policheta
I policheti, ad
eccezione di poche specie, sono animali
marini, ed hanno una struttura ed un’organizzazione anatomica assai varia.
Hanno, spesso, un capo ben differenziato dove sono visibili organi di senso.
Sulla maggior parte dei metameri presentano delle appendici pari, i parapodi.
Come indica il loro nome posseggono numerose chete o setole disposte lungo i
parapodi.
I parapodi vengono
usati per strisciare, nuotare o per ancorarsi nei tubi. Le forme che nuotano
utilizzano per la locomozione movimenti ondulatori piuttosto che peristaltici. I parapodi possono agire anche come organi
respiratori.
Non hanno organi
sessuali permanenti, la fecondazione è esterna, lo sviluppo è indiretto (larva)
Policheti (molte
chetae = setole)
Vengono
generalmente divisi in due gruppi: Erranti e Sedentari.
I policheti
sedentari sono soprattutto tubicoli, trascorrono la maggior parte del tempo in
tubi o cunicoli e presentano delle specializzazioni per nutrirsi e respirare.
Generalmente sporgono dal substrato solo con l’estremità del capo. Alcuni
estroflettono lunghi tentacoli sul substrato, questi sono dotati di ciglia per
intrappolare le particelle presenti sul fondo del mare e portarle verso la
bocca.
I policheti erranti
si muovono attivamente utilizzando i parapodi. La maggior parte dei policheti
erranti sono predatori dotati di mascelle
o denti. Presentano una faringe muscolosa estroflettibile armata di
denti che può essere proiettata all’esterno per catturare le prede.
I policheti
tubicoli a ventaglio presentano delle corone di tentacoli molto appariscenti
che possono essere ritratte all’interno del tubo in caso di pericolo. Il cibo
attirato dalla corona di radioli alimentari viene trasportato verso la
bocca all’interno di solchi alimentari.
Qui avviene una prima cernita delle sostanze, quelle troppo grandi vengono
scaricate all’esterno. In prossimità della bocca, poi, i granelli di sabbia che
possono essere presenti insieme al cibo vengono raccolti in un sacco;
serviranno per allargare il tubo.
Classe Oligocheta
Gli oligocheti (=
poche setole) presentano una grande varietà di dimensioni e si trovano in
ambienti molto diversi.
Il rappresentante
più conosciuto della classe è il lombrico (Lombricus terrestris). Il
lombrico è un animale vermiforme, cilindrico con estremità rastremate. È
normalmente rosa o rosso arancio ed è caratterizzato da un elevatissimo numero
di metameri tutti più o meno uguali fra loro.
Le setole sono otto per ogni metamero.
Il lombrico è un
animale che vive nel terreno scavando gallerie fino a 2 metri di profondità. Si
ciba di sostanze organiche che riesce a trovare nel terreno. Ha sviluppato
delle eccellenti capacità di scavo.
Il movimento nei lombrichi
I lombrichi si
muovono mediante movimenti peristaltici. Ogni metamero può essere considerato
un piccolo cilindro dalle pareti contrattili. Quando la muscolatura circolare
si contrae, e si rilassa di conseguenza quella longitudinale, il metamero si
allunga e si assottiglia, mentre se si contrae la muscolatura longitudinale e
si rilassa quella circolare, il metamero riduce la propria lunghezza e si
ingrossa.
Questi eventi si
verificano in successione e si propagano dalla regione cefalica a quella
caudale permettendo all’animale di progredire nel terreno.
La parte anteriore
del corpo inizialmente si assottiglia e si allunga, consentendo al lombrico di
insinuarsi in cavità strette e poi, allargandosi ed accorciandosi esercita una
forte pressione sul terreno, con il risultato che la fessura iniziale si
allarga divenendo una vera e propria galleria.
Il movimento è
sempre unidirezionale; il lombrico procede sempre con la testa in avanti e
questo è dovuto alla presenza delle setole sulla superficie ventrale e laterale
del corpo; queste sono infatti impiantate con l’apice rivolto verso la regione
caudale e quindi non offrono resistenza allo scivolamento dei metameri e al
movimento in avanti, anzi si oppongono al suo spostamento, incastrandosi sulla
superficie della galleria, se si tenta di farlo arretrare.
Riproduzione nel lombrico
I lombrichi sono
ermafroditi e sviluppano le gonadi sono in alcuni segmenti posti nella parte
anteriore del corpo.
Nella regione
anteriore del corpo, negli animali maturi è presente una zona annulare, detta clitello, formata da vari metameri,
ispessita e di colore più chiaro.
I testicoli si
trovano nei metameri 10 e 11, ma gli spermidotti sfociano nel 15° metamero. Gli
ovari si trovano nel 13° ma gi ovidotti si aprono nel 14°.
I lombrichi non si
autofecondano , ma devono accoppiarsi: durante l’accoppiamento i due individui
aderiscono l’uno all’altro mediante le superfici ventrali, con le teste rivolte
in direzioni opposte. Il clitello di ogni individuo è opposto ai segmenti 9-11
del partner, dove si aprono gli spermidotti. I due vermi sono legati grazie al
muco secreto dai clitelli e a delle speciali setole. Gli spermatozoi vengono
scaricati da ciascun individuo e viaggiano lungo dei solchi seminali
raggiungendo delle tasche (spermateche) situate tra i metameri 9 e 10 del rispettivo partner.
Qui rimarranno in
attesa di fecondare le uova.
A questo punto i
lombrichi si separano. Le uova vengono deposte in un momento successivo e
scorrendo in solchi paralleli a quelli che sono serviti per guidare gli
spermatozoi, giungono al clitello dove vengono avvolte da un anello mucoso di
sostanze che induriscono rapidamente all’aria. Si forma così un bozzolo che
scorre sul corpo del lombrico verso l’estremità anteriore raccogliendo il
contenuto delle spermateche quando passa sopra la loro apertura. Il bozzolo,
infine, si sfila dal corpo dell’animale, le sue estremità si chiudono, producendo
un corpo a forma di limone. La fecondazione avviene all’interno del bozzolo. Lo
sviluppo è diretto, dal bozzolo nascerà un piccolo lombrico che svilupperà il
clitello solo a maturità sessuale.
Classe Hirudinea
Le sanguisughe si
trovano principalmente in ambienti d’acqua dolce, ma alcune sono marine e altre
si sono adattate ad una vita terrestre. Sono di solito ectoparassiti ematofagi.
Essendo animali che si alimentano di fluidi e che succhiano sangue, le
sanguisughe hanno perso le setole ed hanno sviluppato ventose per ancorarsi
all’ospite. Sono dotate di sistemi che permettono loro di immagazzinare grandi
quantità di sangue. La ventosa anteriore circonda la bocca, quella posteriore è
di solito, assai più grande si forma in seguito alla fusione degli ultimi sette
metameri.
Le ventose servono
anche nella locomozione: attaccandosi prima con una ventosa e poi con l’altra
trascinano in avanti il corpo in un movimento detto “a compasso”.
Anche le
sanguisughe, come i lombrichi, presentano un clitello ma questo diventa
evidente solo durante il periodo riproduttivo. Tutte le sanguisughe sono
ermafrodite e poiché le gonadi non maturano contemporaneamente e avviene quindi
fecondazione incrociata. Dopo l’accoppiamento il clitello secerne un bozzolo
che generalmente viene sotterrato nel fango del fondo o attaccato ad un
substrato.
LEZIONE 10
ARTROPODI:
CHELICERATA; CRUSTACEA
CARATTERISTICHE
DEGLI ARTROPODI
•
Simmetria bilaterale; corpo
metamerico
•
Appendici articolate
•
Presenza di un esoscheletro di
cuticola variabile (ecdisi)
•
Sistema muscolare complesso
•
Sistema digerente completo, dotato
di pezzi boccali specializzati per
i diversi tipi di alimentazione
•
Sistema nervoso e organi
sensoriali ben sviluppati
•
Sessi separati; fecondazione
solitamente interna
•
Metamorfosi
Il phylum Artropoda
(arthron = articolazione; podos = piede) è il più ricco di specie
senza contare quelle che ancora rimangono da descrivere! Grazie alla loro
particolarità anatomica e fisiologica sono riusciti a conquistare gli ambienti
più diversi originando modelli morfologici assai diversi fra loro; gli
artropodi comprendono, infatti, i ragni, gli scorpioni, le zecche, i crostacei,
i millepiedi, gli insetti.
Caratteristiche
che hanno permesso agli artropodi un così grande sviluppo (1)
Esoscheletro
versatile. Gli artropodi presentano un esoscheletro
protettivo formato da una cuticola secreta dalla sottostante epidermide.
La cuticola è costituita da più strati; partendo dall’esterno troviamo: l’epicuticola
relativamente sottile e la procuticola. Quest’ultima è
suddivisa a sua volta in esocuticola ed endocuticola. Tra i
segmenti del corpo e nei punti di inserzione delle appendici la cuticola si
presenta sottile in modo da favorire un libero movimento. L’esoscheletro, però,
non cresce di pari passo con la crescita dell’animale e questo impone agli
artropodi un ricambio continuo della cuticola, che avviene in un processo
definito muta o ecdisi. Gli artropodi mutano 4/5 volte prima di
raggiungere le dimensioni finali dell’adulto e alcuni continuano a mutare per
tutta la vita.
Composizione chimica e funzioni degli strati della
cuticola degli Artropodi
•
epicuticola – cere; protezione contro le perdite di acqua
•
esocuticola – proteine (soprattutto); fornisce rigidità e robustezza (ossia protezione);
•
endocuticola – polisaccaridi (soprattutto); fornisce elasticità (forza);
Come viene indurito l’esoscheletro?
•
Negli insetti
–
Gli strati di proteine nell’esocuticola
si legano tra di loro
grazie a ponti crociati di legami sulfurici.
Indurisce man mano che scurisce.
–
Processo chiamato “sclerotizzazione”
•
Nei Crostacei
–
L’esocuticola incorpora calcio dall’acqua (carbonato, fosfato) e indurisce;
–
Processo chiamato “calcificazione”
Caratteristiche che hanno permesso agli artropodi un così grande
sviluppo (2)
-Segmentazione ed appendici per una locomozione più efficiente. Gli artropodi presentano,
tipicamente, un paio di appendici, delle vere e proprie zampe articolate,
per ogni segmento corporeo, anche se questo modello può subire ampie
modificazioni. Le appendici articolate sono provviste di peli sensoriali e sono
adattate a varie funzioni: locomotorie, sensoriali, alimentari, riproduttive.
Negli insetti si sono modificate per il volo. Normalmente il corpo si organizza
in regioni distinte definite tagmi. Es. negli insetti, il corpo si
suddivide in tre regioni: testa, torace ed addome.
Caratteristiche che hanno permesso agli artropodi un così grande
sviluppo (3)
Organi sensoriali estremamente sviluppati. Negli artropodi gli organi sensoriali sono
molto complessi e vari. Si hanno meccanorecettori per la percezione di
vibrazioni, statocisti che permettono all’animale di rilevare la sua
posizione nello spazio, esterocettori per il riconoscimento delle
sostanze diffuse nell’ambiente o contenute nel cibo, fotorecettori per
la percezione degli stimoli luminosi. Gli occhi negli artropodi possono essere
semplici o composti.
Caratteristiche che hanno permesso agli artropodi un così grande
sviluppo (4)
Modelli comportamentali complessi e metamorfosi. I modelli comportamentali degli
artropodi sono complessi, e e possono essere di tipo innato ma anche appreso.
Molti artropodi vanno incontro a metamorfosi. Si passa quindi da una larva ad
un individuo adulto sostanzialmente diverso. Anche l’habitat e la
specializzazione alimentare può essere enormemente diversa tra la larva e
l’individuo adulto; questo riduce la competizione intraspecifica.
La larva vive in piccole pozze d’acqua
nutrendosi di sostanze organiche; l’adulto è un insetto volatore, le femmine sono ematofaghe.
Il subphylum Chelicerata comprende
limuli, ragni, zecche, scorpioni. Presentano il corpo suddiviso in due parti:
il cefalotorace e l’addome. Sul cefalotorace sono inserite sei paia di
appendici: due cheliceri anteriormente (da cui il nome al subphylum) due
pedipalpi e otto zampe per la
locomozione (ambulacrali). Non presentano mandibole e antenne.
LIMULI (genere); RAGNI (ordine); SCORPIONI (ordine)
I LIMULI
Sono un gruppo molto antico; sopravvivono
oggi solo 3 generi con 5 specie. Hanno un carapace non segmentato che porta le
zampe, un largo addome e un’appendice acuminata (telson). Il limulo vive
generalmente su fondali molli immerso nella sabbia e nel fango alla ricerca di
vermi e molluschi di cui si nutre. Ha abitudini notturne. I sessi sono
separati, il dimorfismo sessuale è limitato, oltre che alle minori dimensioni
del maschio, a variazioni nelle pinze di alcune appendici, trasformate in
uncini per trattenere la femmina durante l’accoppiamento. Questo avviene sulla
spiaggia durante l’alta marea. La femmina scava nella sabbia e depone in una
buca le uova (numerosissime) che vengono fecondate subito dopo dal maschio.
Sviluppo indiretto.
ARACNIDI: ragni, scorpioni,
zecche
Sono
tutte forme terrestri. Sono quasi tutti predatori dotati di zanne e artigli,
spesso associati con ghiandole velenifere e pungiglioni. La preda,
generalmente, viene digerita all’esterno ed assunta, poi, grazie ad un apparato
boccale succhiatore, in forma semiliquida.
I
sessi sono separati; la fecondazione è quasi sempre indiretta ed avviene con
varie modalità.
I RAGNI
Nei
ragni il cefalotorace e l’addome sono separati da un sottile peduncolo. Tutti i
ragni sono predatori e si nutrono prevalentemente di insetti; le prede
vengono uccise grazie agli artigli,
associati ad una ghiandola velenifera, presenti sui cheliceri. Le modalità di
cattura della preda sono svariate, ma sicuramente la più affascinante è la
tessitura della ragnatela.
La
capacità del ragno di tessere la tela è dovuta alla presenza di ghiandole
sericigene che si aprono posteriormente con delle filiere. Una secrezione di
scleroproteine viene emessa sotto forma liquida dalle filiere e indurendosi
forma il filo di seta. I tipi di ragnatela variano con la specie.
Dopo
aver catturato la preda, il ragno inietta al suo interno il veleno uccidendola;
poi con un succo digestivo scioglie i tessuti e risucchia il risultante
nutrimento fluido.
La
seta non ha però soltanto la funzione di costruzione della tela ma viene
utilizzata anche per altri scopi ad esempio: rivestimento e protezione per i nidi,
formazione di spermatofore, costruzione di ponti per lo spostamento, protezione
delle uova.
Prima
dell’accoppiamento il maschio tesse una piccola ragnatela , vi deposita una
goccia di liquido spermatico e raccoglie questa struttura inserendola in speciali
tasche situate sui suoi pedipalpi. Durante l’accoppiamento, quasi sempre
preceduto da rituali di corteggiamento, il maschio inserisce i pedipalpi
nell’apertura genitale della femmina e vi depone gli spermatozoi.
La
femmina depone le uova in un “cocoon” di tela che viene da lei custodito e
curato.
SCORPIONI
Gli
scorpioni animali schivi, predatori di altri artropodi, con abitudini notturne.
Solo alcune specie tropicali hanno un veleno neurotossico. In italia è
comunissimo il genere Euscorpius che è innocuo.
Il
corpo di uno scorpione è costituito da un cefalotorace corto che porta le
zampe, un preaddome ed un lungo e sottile postaddome che termina con un
pungiglione, munito di una coppia di ghiandole velenifere.
Prima
dell’accoppiamento gli scorpioni si esibiscono in una lunga “danza” durante la
quale il maschio, il cui postaddome viene tenuto verticale, trattiene la
femmina con le chele dei pedipalpi e cammina avanti ed indietro.
Alla
fine del corteggiamento il maschio deposita delle spermatofore e vi spinge la
femmina sopra in modo tale che la masserella di sperma possa penetrare
nell’apertura genitale femminile. Dopo una lunga gestazione che può durare
anche un anno, nascono i piccoli già formati che vengono portati per un certo
tempo, almeno fino alla prima muta, sul dorso della madre.
SUBPHYLUM CROSTACEI
Il
subphylum crostacei comprende forme che popolano tutti gli ambienti marini e
d’acqua dolce oltre che qualche gruppo adattato alla vita subaerea.
Il
corpo è suddiviso in tre regioni: il capo che porta sempre due paia di antenne,
il cefalotorace che porta le appendici e l’addome.
In
molti crostacei la cuticola dorsale del capo può estendersi posteriormente e
lungo i lati dell’animale a formare il carapace.
Le
appendici dei crostacei sono generalmente bifide e notevolmente specializzate.
Alcuni segmenti sono modificati in branchie per la respirazione.
Sono
generalmente dioici ma vi è qualche caso di ermafroditismo. Lo sviluppo può
essere diretto o indiretto.
LA MUTA
La
muta è necessaria affinchè il corpo possa aumentare le sue dimensioni visto che
l’esoscheletro non si accresce in seguito alla crescita dell’animale.
La
cuticola è costituita da epicuticola
(esternamente) esocuticola ed endocuticola (internamente); quest’ultima è
suddivisa in: strato principale e strato membranoso. La cuticola , con i suoi
strati, poggia sull’epidermide.
Prima
che avvenga la muta, le cellule epidermiche si dilatano e si separano dallo
strato membranoso; iniziano, inoltre a secernere una nuova epicuticola ed una
nuova esocuticola. Alcuni enzimi sciolgono la vecchia endocuticola, in modo
tale che del vecchio rivestimento rimangano solo l’esocuticola e l’epicuticola.
Al di sotto di queste sono state già formate la
nuova epicuticola e la nuova esocuticola. L’animale a questo punto inghiotte
acqua, facendo aumentare enormemente la pressione interna; l’aumento di
pressione provoca una rottura nella cuticola e permette all’animale di
“spingersi” fuori dal vecchio esoscheletro. Segue, poi, la deposizione di una
nuova endocuticola e la sua calcificazione. Durante la muta l’animale è privo
di difese e tende a rimanere nascosto.
Il
ciclo di muta è iniziato da uno stimolo ambientale ma poi è sotto il controllo
ormonale. Lo stimolo esterno induce una riduzione dell’attività dell’organo X
che è responsabile della produzione dell’ormone inibitore della muta. Il
ridotto livello di questo ormone stimola il rilascio da parte dell’organo Y
dell’ormone della muta. L’ormone della muta permette l’inizio del processo il
quale poi, continua indipendentemente dal livello degli ormoni.
COMPORTAMENTI ALIMENTARI
I
crostacei presentano comportamenti alimentari molto variabili. I filtratori
si cibano di plancton, detriti e batteri, che raccolgono grazie alle correnti
d’acqua generate da setole presenti sulle loro zampe;i predatori
catturano, con varie modalità, larve, vermi, altri crostacei, chiocciole e
pesci; gli spazzini si nutrono di materiale morto animale e vegetale.
ANTROPODI: INSETTI
RIPRODUZIONE E SVILUPPO
Sono,
in genere, a sessi separati. I cirripedi sono monoici, ma praticano
fecondazione incrociata. La fecondazione è interna, gli spermatozoi sono
tipicamente privi di flagello. In alcune specie è presente dimorfismo sessuale.
In
alcune specie dall’uovo sguscia un giovane con la stessa forma dell’adulto; non
essendovi forma larvale, lo sviluppo è diretto. In altre specie, la larva, per
raggiungere la forma adulta, deve passare attraverso stadi diversi di sviluppo;
lo sviluppo, in questo caso, è diretto.
Sono
gli animali terrestri più abbondanti; sono diffusi in tutti gli ambienti.
Gli
insetti possiedono tre paia di zampe e due paia di ali, inserite sulla regione
toracica del corpo. Alcuni insetti però, possono avere solo un paio di ali o
addirittura non possederne. Il corpo è diviso in tre regioni: capo, torace ed
addome. Il capo porta un paio di occhi composti un paio di antenne e gli
ocelli. Le antenne possono avere forme varie e fungono da organi tattili,
olfattivi e uditivi.
Le
zampe sono articolate ed assumono forme e sviluppo diversi a seconda della
funzione che devono svolgere. Si hanno così zampe saltatorie (grilli,
cavallette), raptatorie (mantide religiosa), natatorie (alcuni coleotteri),
fossorie (Gryllotalpa).
Nel
torace degli insetti pterigoti (insetti con le ali) si trovano due paia
di ali. Nelle mosche è presente solo un paio di ali; le ali posteriori sono
modificate in un paio di piccoli bilancieri (alteri) che vibrano e sono
responsabili dell’equilibrio durante il volo. Negli insetti le ali non si
organizzano a spese degli arti, come avviene negli uccelli e nei mammiferi
volatori, ma si formano in una regione diversa. Le ali anteriori spesso si
irrobustiscono e danno protezione durante il riposo a quelle posteriori, più
ampie e membranose. Durante il volo le ali si uniscono tramite speciali organi
di aggancio. Alcuni insetti sono atteri (privi di ali), ad esempio, le formiche
e le termiti le ali sono presenti soltanto nei maschi e nelle femmine
esclusivamente in certi periodi; le operaie sono sempre attere. I pidocchi e le
pulci sono sempre atteri
Il battito delle
ali è reso possibile grazie all’azione coordinata di due ordini di muscoli: diretti ed indiretti.
I muscoli
indiretti non sono attaccati alle ali; cambiano la forma della piastra
toracica facendo oscillare la base delle ali su e giù.
I muscoli
diretti sono attaccati all’ala e la fanno muovere avanti ed indietro.
Agendo insieme, i
due gruppi fanno descrivere alle ali un movimento a 8.
Comportamenti
alimentari
Si distinguono vari
regimi alimentari. Gli insetti fitofagi
si nutrono di succhi e tessuti vegetali (cavallette, bruchi di
farfalle); i saprofagi si cibano
di animali morti (alcuni coleotteri e alcune larve); i predatori di altri insetti o di altri animali. Alcuni insetti
sono, poi, parassiti (pulci e
larve di alcune vespe). Gli apparati boccali sono differenziati ed adattati ai
vari tipi di cibo. Gli apparati masticatori
delle cavallette e di altri predatori sono costituiti da mandibole robuste per
fare a pezzi il cibo e da mascelle atte a trattenere il cibo. Le mosche sono
fornite di pezzi boccali lambenti
che permettono di risucchiare il cibo precedentemente liquefatto mediante
enzimi. Le zanzare hanno un apparato pungente
e succhiante; le farfalle hanno una lunga proboscide aspirante che a riposo è avvolta a
spirale, durante l’alimentazione viene estesa .
RIPRODUZIONE
Gli insetti sono a sessi separati e la fecondazione è, di solito,
interna. L’accoppiamento è, spesso, preceduto da richiami acustici (il canto
dei grilli), chimici (feromoni di alcune farfalle) o luminosi (lampi di luce
delle lucciole) diretti verso l’altro sesso e anche da rituali di
corteggiamento. Lo sperma viene depositatonella vagina della femmina al momento
dell’accoppiamento. In alcuni ordini il maschio depone su sostegni speciali o
sul terreno gocce di sperma libere o racchiuse in spermatofore che poi la
femmina raccoglie spontaneamente o guidata dal maschio. Nell’ape
l’accoppiamento avviene in volo (volo nuziale) e normalmente la regina riceve
gli spermi di più maschi che poi accumula nella spermateca. Gli insetti
depongono grandi quantità di uova. Il sito di deposizione non è casuale;
generalmente è sempre ricco di cibo per le larve.
METAMORFOSI
Con lo sviluppo postembrionale l’insetto si accresce sino a raggiungere
lo stadio di adulto. Questo sviluppo avviene in maniera discontinua, interrotto
periodicamente da mute che si susseguono secondo un programma ben definito in
ciascun ordine. La trasformazione che gli insetti subiscono nel corso delle
mute è chiamata metamorfosi.
I principali tipi di metamorfosi sono:
-ametabolia o sviluppo diretto
-olometabolia o metamorfosi completa
-emimetabolia o metamorfosi graduale
Lo sviluppo diretto è tipico degli insetti atteri. Gli stadi giovanili
sono simili agli adulti dai quali si differenziano solo per le dimensioni.
Gli stadi sono:
uovo-giovane-adulto.
Nella metamorfosi completa (olometabolia), l’uovo dà origine ad
una larva che, dopo un certo numero di stadi nei quali si accresce (le ali si
sviluppano internamente), forma un bozzolo intorno a sé e diviene pupa o
crisalide, uno stato quiescente in cui molti insetti trascorrono l’inverno. La
muta finale darà origine ad un adulto completamente sviluppato.
Gli stadi sono:
uovo-larva (parecchi stadi)-pupa-adulto
Nella metamorfosi graduale o emimetabolia, gli stadi giovanili
sono chiamati ninfe; le loro ali si sviluppano esternamente ed aumentano
di dimensioni man mano che l’animale cresce con successive mute e diventa
adulto alato.
Gli stadi sono:
uovo-ninfa (parecchi stadi)-adulto