Hume
Epistemologia ed etica
In
campo epistemologico Hume negò la necessità logica del nesso di causalità,
sostenendo che non è sufficiente aver osservato la presenza di una relazione di
causalità tra due eventi in circostanze reiterate per trarre la conclusione che 151g67b
la relazione causale sia logicamente necessaria e universalmente valida. In
altri termini, la presunta percezione di una relazione di causa ed effetto fra
due eventi del mondo consiste in realtà nella proiezione sul mondo dell'attesa
prodotta dall'associazione mentale di una sequenza temporale tra l'idea del
primo evento e l'idea del secondo. Pertanto è impossibile conoscere in modo
certo dati di fatto che oltrepassino le singole percezioni, benché Hume ammetta
per la vita quotidiana il valore psicologico dell'abitudine a pensare in termini
di causa e di effetto e a credere alla validità delle percezioni. Infine Hume
dissolse anche il soggetto-sostanza del pensiero metafisico tradizionale
sostenendo che, dal momento che non è possibile avere esperienza di sé al di là
di un idea (derivata dal continuo reiterarsi delle sensazioni), anche il
concetto di "Io" è solo costituito sulla base di un "fascio di
percezioni" senza che vi sia alcuna sostanza a suo fondamento immutabile
ed essenziale.
In
campo etico Hume applicò la medesima forma di scetticismo, negando la
possibilità di una fondazione razionale della morale.
Egli affermò che, quando riteniamo oggettivamente corretta o
scorretta un'azione, stiamo soltanto proiettando entro un sistema di valori i
nostri sentimenti di approvazione o disapprovazione. Tali sentimenti
scaturiscono dal fatto che ogni individuo, benché egoista, è anche legato agli
altri da una certa "simpatia", una tendenza a porsi in sintonia con i
loro stati d'animo, come ad esempio felicità e infelicità. Se si pensa che
un'azione renderà felici molte persone, la simpatia si esprimerà nella forma di
un sentimento positivo verso l'azione, il sentimento dell'approvazione.[1]