Indice
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Premessa
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Shintoismo
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Taoismo
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Confucianesimo
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Conclusione
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Sitografia e bibliografia
Premessa
Abbiamo deciso di
approfondire e studiare lo Shintoismo, il Taoismo e il Confucianesimo perchè
queste “religioni”, sono spesso sconosciute per noi occidentali o comunque
tenute in poca considerazione perché sono nate e si sono sviluppate in luoghi
molto lontani da noi. Cercheremo, quindi, di scoprirle e, anche se non
riusciremo ad approfondirle fino ai minimi dettagli, proveremo a coglierne i
valori, e a conoscerne la storia, i luoghi del culto, i testi scritti, i
fondatori.
Lo Shintoismo
Lo Shintoismo o Shintoi è la religione tradizionale del Giappone e il
termine shinto significa dottrina degli dei”. Lo Shinto non ha fondatore. E’
una tipica religione nazionale, non ha dottrina ne etic 454f59e a codificate. Cerimonie
e rituali mettono il fedele in contatto con le divinità. Lo Shinto è infatti
basato sulla fede in numerosissimi esseri divini, i Kami la cui presenza può in
determinate circostanze e in determinati luoghi divenire sensibile agli uomini.
Esso possiede un certo numero di antichi testi sacri, il più importante dei
quali e il kojiki in cui sono raccolti tra l’altro vari cicli mitici, relativi
in particolare alla creazione e all’origine della famiglia imperiale e della
dea solare Amataresu: si racconta che in epoca primordiale discese dal cielo
una coppia divina: Izanagi e Izanami, che fece nascere le isole e tutto il
resto del mondo. Indi una serie di kami, prima fra tutti la suddetta dea
Amataresu che mandò sulla terra un nipote. Uno dei suoi discendenti fu il primo
imperatore del Giappone, quindi tutti i giapponesi sono di origine divina. Per
questo anche lo stesso imperatore vivente venne adorato, perché considerato
Kami nella sua vita terrena.
A partire dal VI secolo d.c. i contatti tra shintoismo e buddismo
modificarono profondamente queste due religioni: in particolare i buddisti di
varie sette inglobarono nei loro pantheon le divinità dello shinto e
considerarono le pratiche rituali di questa religione come mezzi di varia
misura adatti a far raggiungere l’illuminazione. Alcuni filosofi e teologi
sostennero che le due religioni non erano altro che due modi diversi di
esprimere un’identica verità, portando così a forme di vero e proprio
sincretismo OBU-SHINTO: tuttavia a partire dal XVII secolo si ebbero forme di
reazione da parte scintoista nel senso del rifiuto di ogni compromesso con le
religioni straniere; la tendeza nazionalistica che così si manifestava ebbe
anche l’effetto di stimolare le ricerche sulle istituzioni, non soltanto
religiose, del Giappone antico, e produsse tra il XVIII e il XIX secolo un
importante movimento di ritorno alle tradizioni indigene. Nel 1867 l’imperatore
Meyi, con un colpo di stato, si assicurò il controllo del paese e rinnovò
politica e religione. Lo Shinto divenne religione di stato. Templi e simboli
del buddismo furono abbattuti. La coscienza religiosa era legata alla coscienza
nazionale. Tale “shinto di stato”, incentrato sul culto della persona
imperiale, ebbe carattere politico più che religioso. Lo shinto costituì anche
un fondamento ideologico per i piloti suicidi: Kamikaze durante la 2° guerra
mondiale. Dopo la sconfitta del
Giappone, l’imperatore negò la natura divina del sovrano e lo Shinto fu
soppresso come religione di Stato, ma lo Shinto popolare resistette, acquistò
proseliti, si riorganizzò su basi più specificamente religiose, dando fra
l’altro origine a nuove sette di varia tendenza.
Si sviluppava anche la concezione, tipicamente giapponese, secondo cui
le varie religioni (e in particolare shintoismoe buddismo) si rivolgono a sfere
diverse del soprannaturale, e perciò, lungi dall’escludersi reciprocamente, si
integrano.
Il contatto col buddismo (e col confucianesimo) determinò anche la
formazione di un’etica religiosa, cui lo shinto era sostanzialmente rimasto
estraneo, in quanto essa era ritenuta di competenza del diritto piuttosto che
della religione.
Sin dal tempo in cui il Giappone era una società rurale si è praticato
il culto delle anime degli antenati, culto osservato, ancor oggi, con
imparabile devozione.
I luoghi del culto
Il culto si svolge nelle case e nei templi dei quali oltre 100.000
ancora esistenti con un gran numero di sacerdoti, essi un tempo sottostavano al
sacerdozio ereditario, ma poi questo venne abolito e i sacerdoti divennero
pubblici funzionari; tra l’altro hanno la facoltà di sposarsi e, dopo la
guerra, il sacerdozio fu concesso anche alle donne.
I templi scintoisti sono la dimora dei kami, essi sono caratterizzati
dal tipico portale d’ingresso (toni) e da una stanza sacra, all’interno della
quale vi è un simbolo sacro.
Spesso sorgono in posizioni panoramiche, o in mezzo a grandi foreste,
in quanto si ritiene che la bellezza della natura sia indizio di una presenza
divina. Nell’architettura essi manifestano tratti di grande arcaismo. Il
maggior santuario scintoista è quello di Ise.
L’influsso del buddismo fece sì che si creasse una iconografia delle
divinità dello shinto, che in origine era una religione aniconica, in cui come
simboli della presenza divina si usavano oggetti ritenuti di origine celeste
(specchi, spade, gioielli.
Il rituale shintoista
Il rituale scintoista è ricco di cerimonie di purificazione e comporta
recitazione di preghiere e di caratteristici testi in cui si rende conto ai
Kami dell’operato umano, in particolare sono 4 gli elementi fondamentali del
culto:
-La purificazione che serve per eliminare la presenza del male,
dell’ingiustizia, della malattia, della morte. Riti semplici come sciacquarsi
la bocca o versare un po’ d’acqua sulle dita.
-Il sacrificio; per non perdere il contatto con i Kami, si fanno
offerte di denaro, cibo e bevande.
-La preghiera che si apre di solito con un inno di lode ai Kami e di
ringraziamenti.
-Il pasto sacro che è la conclusione della cerimonia chiamata naorai. I
sacerdoti servono ai presenti un assaggio di riso.
Nella maggior parte delle case e nei templi si trova un piccolo altare,
kamidana, su cui sono disposti oggetti simbolici.
Il rito inizia sempre con il lavacro delle mani ed il risciacquo della
bocca. Indi si deposita davanti all’altare un’offerta di un po’ di riso ed una
scodella d’acqua. Si sta in piedi o seduti su un tappetino e si china la testa
verso l’altare in segno di deferenza. Dopo una breve preghiera si piega altre
due volte la testa, si battono due volte le mani, tenendole sollevate e si
termina con un inchino. Infine si portano in tavola le offerte commestibili e
si consumano.
Taoismo
Il taoismo è una delle tre religioni fondamentali delle Cina (viene
praticato però anche in Giappone), insieme con Buddismo e Confucianesimo. Il
termine indica la religione nei suoi vari elementi.
La parola Tao indica la “Via”. Nella lingua cinese la parola “via” non
ha un significato univoco come in italiano, ma può anche voler dire “dottrina”,
“grande unita”. Il tao è l’ultimo, l’innominato, l’innominabile. Esso sta al di
sopra di tutte le cose, persino delle pericolose forze Yin e della superiore
energia Yang. Esiste un taoismo religioso e uno filosofico.
I rapporti tra taoismo religioso e taoismo filosofico sono di natura
assai complessa: si tende oggi ritenere che essi costituiscano due tradizioni
sostanzialmente indipendenti, aventi in pratica in comune solo la figura, a
tratti mitica, del “fondatore” Lao-tzu, e alcuni testi sacri, tra cui il
Taote-ching e il Chuang-tzu.
Il taoismo filosofico
Il taoismo filosofico ha esercitato una profonda influenza sull’arte e
sulla letteratura cinese, tanto che si può affermare che ben pochi artisti
cinesi in passato si siano sottratti al fascino di questa dottrina. Tale
influenza si può riassumere nell’importanza che nell’estetica cinese hanno
assunto gli elementi del “vuoto” e dell’”inespresso”, nella tendenza all’ironia
e all’uso di apologhi, e infine nella tendenza all’individualismo e alla
contemplazione al di fuori o al di là dell’impegno pratico. In tal modo il
taoismo, in una vivace contrapposizione dialettica con il confucianesimo,
filosofia attiva e calata nella pratica, è stato uno dei principali fermenti culturali
della storia cinese.
Il taoismo religioso
Il taoismo religioso non godette invece delle simpatie delle classi
colte, che vedevano in esso un insieme di grossolane superstizioni, così come
fu in genere avversato dai governi cinesi in quanto ispiratore di molte società
segrete che spesso si rivelano forze politiche temibilissime. Tuttavia anche il
taoismo religioso ebbe una profonda influenza sull’educazione morale del popolo
cinese: la sua etica , esposta in opere assai diffuse, quali il Libro delle
ricompense e delle pene, riprende i valori della morale confucianiana (amore
filiale, devozione al sovrano, sincerità) e della morale buddista (compassione,
disinteresse) arricchendoli dei propri insegnamenti volti alla pazienza, alla
semplicità, alla concordia. Il taoismo esercitò un notevole influsso anche
sullo sviluppo delle scienze in Cina: esso ebbe in particolare parte
determinante nella formazione dell’alchimia e della medicina cinese. I preti
taoisti, avvalendosi della propria esperienza in campo rituale, preticano
guarigioni ed esorcismi, nel corso dei quali cercano di dominare i percolosi
eccessi delle forze Yin invocando l’energia Yang. Solo pochi adepti o maestri
sono in grado di raggiungere la perfetta armonia taoista, incanalando perfettamente
le energie ed ottenendo l’immortalità.
Culto
Nel taoismo esiste una triade, costituita dai “Tre puri”, i quali
risiedono nei “Tre Cieli”, formatisi durante il processo di formazione
dell’universo, essi sono:
-il “Puro Guada”, sovrano del cielo;
-il “Puro Superiore”, regolatore dell’alternanza cosmica Yin-Yang e del
flusso del tempo;
-il “Puro Supremo”, lo stesso Lao-Tsu, predicatore della dottrina
salvifica.
Vi sono varie liturgie, atte ad esprimere il ringraziamento o la
richiesta di fiducia al tao; tali liturgie erano vere e proprie feste
religiose, spesso precedute da digiuni o da isolamento.
La pratica ascetica portò allo sviluppo di comunità monastiche, i cui
monaci hanno lo scopo di raggiungere l’immortalità, evocare gli spiriti dei
defunti e professare l’attività di medico, mago,astrologo, indovino…Tutte le
tecniche praticate, mirano a fare di un uomo comune un uomo realizzato, uno che
ottiene almeno una lunga vita, poiché niente ha presa sul corpo quando lo
spirito non è turbato.
Dottrina
L’essere umano deve tendere al miglioramento del proprio io, tramite
l’isolamento dalla vita sociale, praticando il NON-AGIRE, e cercando di
raggiungere l’immortalità.
Si predica quindi un ritorno alla natura che è libertà dalla
passionalità, dall’interesse e dall’attaccamento.Il santo taoista manifesta la
sua presenza attraverso esibizioni di potenza: l’estasi, l’attraversamento del
fuoco, il volo, l’invulnerabilità. Egli propone un mondo di perfezione limpida.
Il fedele taoista condanna inoltre l’eccessiva burocrazia, la guerra,
le armi. L’uomo migliore è colui che non agisce.
Confucianesimo
Il termine cinese, che si è soliti tradurre come confucianesimo, ossia
ju chia, non contiene, adire il vero alcun riferimento a Confucio, ma significa
“comunità dei letterati”. Esso ha un’accezione più ampia e inderminata del
termine “confucianesimo”. I ju erano invece semplicemente coloro che
condividevano una concenzione della vita in cui la cultura e l’impegno
poltico-amministrativo avevano un’importanza preminente.
Questo spiega come si chiamino confuciani individui che scrissero opere
di pensiero o pensatori che differivano da Confucio. La denominazione è
giustificata dal fatto che le caratteristiche dei ju sopra descritte furono
sviluppate in gran parte da Confucio e dal fatto che l’educazione che conferiva
il rango di ju e apriva attraverso gli studi imperiali l’accesso alle carriere
amministrative era basata quasi esclusivamente sullo studio dei testi classici
del confucianesimo. I “testi classici” , indica per i cinesi un gruppo ben
determinato di opere fatte risalite a Confucio e alla tradizione immediatamente
posteriore.
Esistono numerose classificazione dei classici risalenti tutte al primo
millennio d.c.
Confucio aveva dato alla morale del suo tempo, che era feudale, un
carattere più elevato, mettendo in rilievo i valori dell’autodisciplina e della
sincerità dei rapporti umani. I suoi discepoli svilupparono il concetto secondo
cui, coltivando la propria persona, il saggio diffonde intorno a sé un principio
di ordine, che a mano a mano si propaga per tutto l’universo. Mencio, seguace
di Confucio, definì che il letterato dovesse vivere secondo le virtù
dell’umanità e dell’ordine.
Dopo il fallimento di Huang-ti che aveva voluto fondare l’impero sulle
teorie dei legisti, gli Han adottarono il confucianesimo come ideologia
ufficiale dello Stato e lo stesso stato fu imperniato sui suoi principi. A
questo periodo risale anche la religione imperiale con la quale si identifica
la religione confuciana. L’imperatore, figlio del cielo, è il primo sacerdote
dell’Impero: a lui spetta praticare il culto del Cielo e della Terra,
inaugurare l’aratura primaverile, ecc.
Se il suo comportamento è cattivo l’armonia viene sconvolta e sulla
terra si abbattono catastrofi e disgrazie: il figlio del Cielo è quindi
responsabile dell’ordine naturale. Sotto l’influsso del taoismo e del buddismo
si sviluppo sotto la dinastia Sung una nuova scuola filosofica confuciana, nota
come Neoconfucianesimo. Essò elaborò complessi sistemi filosofici e si divide
in due filoni: uno promulgava l’identità tra identità naturale e natura umana e
l’altra l’identità tra natura umana e coscienza. Il primo filone ebbe maggior
fortuna, e questo filone del neoconfucianesimo divenne ideologia ufficiale
dell’impero e anche di altri paesi quali: Vietnam, Giappone, Corea.
Conclusione
Possiamo concludere che lo
Shintoismo, il Taoismo e il Confucianesimo, come ora ben sappiamo, non sono
solo religioni, ma prima di tutto scuole filosofiche, morali che però possono
integrarsi perfettamente anche con altre religioni e non ne escludono nessuna,
esse comunque promulgano ideali e regole proprie delle vere religioni, perciò
sono insieme dottrine morali, filosofiche e religiose.
Non sono ancora molto
diffuse in Occidente, ma grazie alla loro affascinante storia e alla loro
estrema duttilità potranno diffondersi e integrarsi sempre di più in tutto
questo mondo sempre più interrazziale
e aperto a nuove esperienze.
Sitografia e Bibliografia
Sitografia:
Bibliografia:
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Enciclopedia “Le Garzatine”
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Enciclopedia de “la Repubblica”