STORIA
Dunque, quale
peso ha la propaganda?
Negli anni
successivi alla seconda guerra mondiale alcuni ricercatori si occuparono del
problema, in una serie di studi.
"Chi dice la
prima parola al mondo ha sempre ragione" diceva Goebbels, con
quest'affermazione convalidava l'ipotesi che la comunicazione di massa fosse un
mezzo efficacissimo per creare atteggiamenti su argomenti nuovi. L'evidente
efficacia dei mezzi di comunicazione per la creazione di opinioni su argomenti
nuovi, ci fa capire quindi quale potenziale possano aver avuto i mass media
in tempo di rivoluzioni o di rivolgimenti sociali.
Un esempio ce lo offre la storia…
Al termine del
primo conflitto mondiale il pagamento dei danni di gue 757j92h rra dovuti ai vincitori
erano un onere molto pesante, tale da determinare il crollo dell'economia
tedesca. Per onorare questi pagamenti, nel gennaio 1923 la Francia occupò il
cuore industriale della Germania, la Ruhr. In risposta, il governo repubblicano
della Germania del dopoguerra, denominato di Weimar, dalla città dove si era
riunita per la prima volta l’assemblea nazionale, appoggiò uno sciopero
generale e lo finanziò stampando denaro.
Così, la valuta
non dava più fiducia e in pochi mesi sopravvenne un’inflazione incontrollabile.
Inoltre la
politica di collaborazione coi vincitori, assunta dal ministro Stresemann,
suscitò una profonda reazione nei partiti nazionalisti e militaristi che
gridavano al tradimento e affermavano che la Germania era stata pugnalata alla
schiena dai suoi stessi politici repubblicani con la complicità di agitatori
socialisti, degli ebrei e degli speculatori di guerra.
In queste
circostanze di caos, molti erano pronti ad appoggiare una rivolta dell'esercito
contro la repubblica. Di molti era il pensiero che solo un nuovo
movimento, sostenuto dall'esercito, poteva ristabilire l'orgoglio nazionale
tedesco.
Prese come simbolo del partito
un antico motivo a croce uncinata nera, inscritta in un cerchio bianco su
sfondo rosso: la svastica o Hakenkreuz era stata usata dai primi cristiani come
forma mascherata della croce atta a nascondere la loro fede religiosa..
Questo
distintivo qualificava il possessore come membro del partito nazionale
socialista dei lavoratori tedeschi.
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Di questa situazione approfittò Adolf Hitler
fondatore,nel 1919, del partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori
abbreviato in nazista.
Ma, cosa ancora più importante, formò un esercito
privato, una banda d'assalto conosciuta come SA che serviva a intimidire i suoi
avversari politici. Molto presto la situazione favorì lo
sviluppo del partito. Fece dunque scoppiare nel novembre del 1923 una violenta
insurrezione a Monaco dove egli stesso fu catturato e condannato a 5 anni di
carcere di cui ne scontò solo 1.
Negli anni della
reclusione scrisse l’opera Mein Kampf (La mia battaglia). In questa
opera Hitler esponeva con parole enfatiche i pensieri, le mire e i metodi che
furono poi l'anima del nazismo. Questi ideali, che vedevano nella razza ariana
qualità di perfezione a cui le altre etnie dovevano sottostare, avevano
pochissime probabilità di attuazione poiché quando fu rilasciato, nel dicembre
1924, Hitler sembrava politicamente finito. Successivamente riorganizzò il partito, creò il corpo armato delle SS e l'ufficio
di propaganda, che fu affidato a Joseph Goebbels. Riuscì
così a raggiungere un lento incremento numerico dei membri del partito cosa che
lo mise in una posizione di forza per le vicine elezioni parlamentari. Nel
1934, dieci anni più tardi, Hitler si proclamò Fuhrer della Germania con la
duplice carica di Presidente e di Cancelliere.
La propaganda e l’identità nazionale
Per realizzare le
sue ambizioni, Hitler intendeva guidare i tedeschi con il mezzo della propaganda.
«Essere un capo», diceva, «vuol dire saper muovere le masse». Dato che per
farlo non erano adatti mezzi razionali, occorreva usare la parola per creare
emozioni d'intensità isterica. Non mancò di accorgersi, un maestro di
propaganda com'era Hitler, dell’enorme importanza che la formazione nazista dei
giovani doveva avere per il suo regime. Il sequestro della gioventù per parte
del nazismo fu rapido e totale. Non si trascurò nulla. Il sequestro cominciava
nella scuola, anzi, nel giardino d'infanzia.
I quaderni dei bambini mandavano un forte
odore d'hitlerismo. Non era tanto nella scuola quanto fuori di essa dove
l'infanzia e la gioventù furono sottoposte ad una cura diabolica di esaltazione
patriottica e nazionale. I genitori “perdevano il controllo dei loro figli”.
Imparavano a marciare, ad aver coraggio, ad obbedire, a comandare, a credere
ciecamente nella infallibilità del Führer.
La propaganda
nazista identifica la patria col Führer. Il Führer non si sbagliava mai; il
Führer era puro, bisognava avere fede cieca nel Führer salvatore della
Germania.
Ecco ciò che
scrisse nel Mein Kampf:
« Quando entrai
nel partito mi assunsi tosto la direzione della propaganda. […] Ogni propaganda
dev'essere necessariamente popolare e adattarsi al livello intellettuale e alla
capacità recettiva del più limitato di coloro ai quali è destinata. […] ogni
propaganda efficace deve concretarsi in pochissimi punti e saperli sfruttare
come apoftegmi affinché anche l'ultimo figlio del popolo possa formarsi un'idea
di quel che si vuole. La finalità della propaganda non consiste nell'andar
contro i diritti degli altri, ma nel mettere esclusivamente in evidenza i
propri. […] »
Goebbels, il suo
unico e miglior discepolo, aumentò straordinariamente le prescrizioni
propagandistiche del Führer. Frasi semplici ed enfatiche, martellate con una
costanza ed un'abbondanza di mezzi, bandiere a profusione, sfilate quotidiane,
altoparlanti in tutti gli angoli delle vie, cartelloni lungo tutti i
marciapiedi, che facevano della strada una sfacciata vetrina nazista,
ripetevano costantemente, hitlerianamente, mezza dozzina di concetti fino a
saturare completamente i pori di ogni cittadino. Il Reich era come
un'esposizione permanente di hitlerismo.
Il dottor Joseph Goebbels, docente, poi giornalista, fu lui che contribuì
a creare il mito dell’infallibilità di Hitler e, per ricompensa, nel 1935
fu posto a capo del ministero dell’informazione e della propaganda.
Esercitava un rigido controllo su stampa, radio, cinema, teatro e
letteratura.
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