LA CROAZIA
STORIA E GOVERNO: Questo Paese fu abitato dagli Illiri, che caddero
poi sotto il dominio romano. Intorno al VI secolo d.C. vi giunsero i Croati,
che nell’853 vi crearono un Ducato indipendente. Ma lo Stato, travagliato da
lotte intestine, fu facile preda di Venezia, dell’Ungheria e della Turchia. In
seguito, quando Venezia e l’Ungheria vennero assoggettate dall’Austria, anche la Croazia ne seguì la sorte.
Nel 1918 entrò a far parte del Regno di
Iugoslavia, mentre l’Istria e Fiume furono riannesse all’Italia. Ma i Croati,
cattolici, non sopportavano il predominio dei Serbi ortodossi, si appoggiarono
alla Germania nazista per creare il Regno di Croazia e scatenarono una
persecuzione c 121f54b ontro la minoranza serba. Alla fine del conflitto il Paese rientrò
nella Iugoslavia che nel frattempo era diventata comunista e ottenne l’Istria e
Fiume tolte all’Italia. Nel 1991, grazie al crollo del comunismo, la Croazia proclamò
l’indipendenza.
Oggi è una repubblica unitaria suddivisa in
20 contee più il distretto di Zagabria; sia il Presidente della Repubblica sia
il Parlamento vengono eletti a suffragio universale. Il primo resta in carica 5
anni ed è dotato di ampi poteri, il secondo è formato da 2 camere: l’Assemblea
Nazionale e la Camera
dei Distretti.
IL PAESAGGIO NATURALE
POSIZIONE E CONFINI: La
Croazia confina a ovest col Mare Adriatico, a nord con la Slovenia e l’Ungheria, a
est con la Serbia
e a sud con la Bosnia-Herzegovina.
Il Paese è una terra di passaggio fra l’Europa mediterranea e
quella centro-settentrionale.
RILIEVO: ALTOPIANI CARSICI
La fascia montuosa si estende quasi a
ridosso del litorale e comprende le catene dei monti Kapela e Velebit e le Alpi
Dinariche, tutte separate dalle polje, lunghe conche in cui è diffuso il
carsismo. Pure di origine carsica è l’altopiano della Lika.
La fascia pianeggiante si trova invece
nell’interno e comprende le pianure di Slavonia e di Podravina, appartenenti al
bassopiano danubiano.
IDROGRAFIA
Oltre al Danubio, i principali fiumi croati
sono suoi affluenti di destra: la
Drava e la Sava. Molto
più brevi e a carattere torrentizio sono i fiumi adriatici della Dalmazia, dove
è frequente il carsismo. I laghi più importanti sono il Kruscica, quello di
Vrausko e il Prukljansko.
COSTE E MARI
Tutte le coste del Mare Adriatico che
iniziano a nord con la penisola dell’Istria, sono alte e molto frastagliate. La
penisola d’Istria è di origine calcarea e si incunea tra i Golfi di Venezia e
del Quarnaro, nel cui interno sorge il porto di Fiume. Il golfo è costellato di
isole: Cherso, Veglia, Arbe, Lussino e altre isole minori.
Anche il resto della costa dalmata è
fronteggiato da isole (Curzola, Brazza, Lesina che si allungano a sud del porto
di Spalato) separate tra di loro e dalla terraferma da ampi valloni.
IL CLIMA
Le tre regioni fisiche del territorio
determinano un clima altrettanto vario. Lungo le coste è tipicamente
mediterraneo, verso l’interno si fa sempre più continentale, mentre è più mite
lungo le valli dei fiumi e nella penisola danubiana.
POPOLAMENTO E RETE URBANA
Di origine e lingua croata e di religione in
prevalenza cattolica, la popolazione comprende alcune minoranze, tra cui
soprattutto Serbi ma anche Italiani. Gli abitanti si concentrano
prevalentemente in grossi villaggi rurali, mentre le principali città si trovano
in genere lungo la costa adriatica: Spalato, Ragusa, Fiume e Pola. Tra le città
dell’interno vi è Osijek.
CONFLITTI DI INTERESSI E
GUERRA CIVILE
Dopo aver ottenuto l’indipendenza nel 1991, la Croazia è stata subito
travagliata da conflitti etnici. La guerra civile, inizialmente alimentata
dalla Iugoslavia che non intendeva rinunciare alle risorse offerte dal
territorio croato e ai suoi porti sull’Adriatico era stata aggravata dai serbi
di Krajina che volevano creare una “repubblica” indipendente.
Nonostante l’intervento dell’ONU, il Paese
venne dilaniato dal conflitto e alcune sue città furono sottoposte ai
bombardamenti, mentre almeno 600.000 croati si rifugiarono all’estero e nel
Paese giunsero 700.000 profughi dalla Bosnia-Erzegovina, dove la minoranza
croata aveva proclamato una propria repubblica, rifiutandosi di riconoscere lo
Stato bosniaco.
Così, giunsero dalla Croazia “volontari” e
armi, e la guerra costrinse il governo croato a spendere ingenti somme che
avrebbero potuto essere impiegate per risanare l’economia.
I PROBLEMI DELL’ECONOMIA
Sono molti i danni causati dalla guerra
all’economia locale: 120 città gravemente danneggiate, 20 completamente
distrutte, 150.000 famiglie senza tetto, l’inflazione galoppante, la
disoccupazione, il crollo del turismo, delle esportazioni e della produzione
industriale e fino al 1996 il blocco dei porti da parte della Marina Iugoslava.
Eppure, dopo la Slovenia,
il Paese è il più ricco fra le ex repubbliche iugoslave.
Infatti, le fertili pianure danubiane consentono
un’agricoltura in buona parte specializzata (patate, barbabietole, ortaggi,
vite, olivo e frutta). Meno importante è l’allevamento (suini e animali da
cortile, ma anche bovini e ovini) cui sono legate le industrie alimentari e
tessili; abbondante la produzione di legname che si ricava dalle foreste.
Discretamente sviluppata è la pesca
(praticata a Pola e a Fiume) che alimenta l’industria conserviera. Legata al
mare è una fiorente industria cantieristica presente soprattutto a Pola, a
Fiume e a Spalato.
Le risorse minerarie e la disponibilità di
energia idroelettrica hanno permesso lo sviluppo dell’industria pesante
(siderurgica, metalmeccanica e petrolchimica); altre importanti industrie sono
quelle chimiche, elettroniche, editoriali, del legno e dell’abbigliamento, del
tabacco e della carta.
La
Croazia è
anche una meta del turismo internazionale: tra i maggiori centri turistici
figurano Zagabria e le città dell’Adriatico; altre località che attirano i
visitatori sono i parchi nazionali. L’organizzazione del settore è abbastanza
efficiente.
La lenta ripresa dell’economia si deve anche
ai massicci investimenti stranieri e ai prestiti internazionali.