CLASSIFICAZIONE
DEI CARBONATI.
Classificazione
di Folk.
Questa si basa sulla constatazione che la
maggior parte delle rocce carbonatiche ha costituenti di tipo:
-
allochimico (grani e
particelle) che comprendono intraclasti, ooliti, peloidi, ecc.
-
micritico
-
cemento
I componenti allochimici vengono
identificati da un prefisso (“bio” per i grani scheletrici, “oo” per le ooliti,
“pel” per i peloidi, ecc.) che ne identifica la prevalenza scheletrica, seguiti
dal termine “micri 747b15h te” o “sparite” a seconda della predominanza del primo o del
secondo costituente. Folk introduce altre due categorie: le biolititi (rocce algali e coralline, stromatoliti),
calcari biocostruiti accresciuti in situ e le “dismicriti” o “micrite cavità”, cioè fango carbonatico esposto
in ambiente subaereo, essiccato o fessurato. Ovviamente questa classificazione non è indicativa dal
punto di vista ambientale.
Classificazione
di Dunham.
Divide i carbonati sulla base
dell’originaria tessitura deposizionale. La distinzione è basata su carbonati
grano-sostenuti (particelle a contatto fra loro) e fango-sostenuti (grani
dispersi nella micrite). I primi sono detti “grainstone”, se la micrite è inesistente e quindi se è precipitata
sparite, “packstone” se esiste una
certa quantità di micrite. I “wackestone”
sono calcari con una percentuale di grani superiore al 10% a tessitura
fango-sostenuta; il termine “mudstone”
identifica la roccia con grani inferiori al 10% a tessitura fango-sostenuta. La
classe a parte è quella dei “boundstone”
(rocce biocostruite) e dei carbonati cristallini, che indicano il fenomeno
della ricristallizzazione.,
specialmente quando la roccia è aragonitica, tendente a ricristallizzare perché
instabile a condizioni ambientali subaeree, oppure viene sostituita da
cristalli di calcite sotto la pressione di altri sedimenti (in tal caso si
parlerà di neomorfismo che aumenta
le dimensioni dei cristalli ed elimina eventuali particelle scheletriche).
L’importanza della classificazione di
Dunham sta nel suo significato idrodinamico: sabbie senza fango indicano
ambienti dilavanti ad elevata energia, fanghi mescolati con grani indicano
condizioni ambientali idrodinamiche tranquille. Va sottolineato che ci
riferiamo sempre a rocce carbonatiche di mare sottile, cioè di ambiente
neritico (0-200 metri di profondità).
PIATTAFORMA
CARBONATICA.
La piattaforma carbonatica è quell’entità
morfologica che borda le aree continentali (aree emerse) con una pendenza
debole. Si estende dalla riva fino alla rottura di pendio, identificata dalla scarpata continentale (shelf-break)
ove si trovano depositi neritici.
Per svilupparsi la piattaforma carbonatica
necessita di acque pulite (è ricca di flora e fauna), priva di materiali in
sospensione, senza apporti dal continente, cioè da foci fluviali. È quindi
adatto un clima semiarido e arido (Mar Rosso, Golfo Persico, Oceano Indiano,
ecc.). Specialmente per motivi di subsidenza, la piattaforma può raggiungere
spessori elevati; esistono anche piattaforme che si formano in ambiente aperto,
non pericontinentali, e sono dette oceaniche. Lo sviluppo di una piattaforma
carbonatica è influenzata dall’andamento
del substrato, dalla profondità del battente d’acqua (le condizioni dei parametri fisico-chimici quali luminosità, concentrazione di anidride
carbonica, ecc., fondamentali per la vita organica, ne sono influenzate).
Morfologicamente possiamo dividere le piattaforme pericontinentali (o pericratoniche)
in:
-
Rampa, piattaforma costituita da
una superficie a debole pendenza verso il mare aperto, raccordandosi dolcemente
col fondale. Ha un’ampia estensione (diversi chilometri); i frangimenti di moto
ondoso li avremo sulle linee di costa, dove si presenteranno depositi ad alta
energia. (cfr. pag. 53)
-
Piattaforma pericontinentale aperta, ha una superficie che scende a debole pendenza verso il mare aperto,
interrotta “al largo” da un gradino che interrompe bruscamente l’andamento.
-
Piattaforma pericontinentale orlata, ha un margine rialzato, che può raggiungere il pelo dell’acqua,
inglobando una zona di ambiente tranquillo con circolazione ristretta.
All’esterno si ha una scarpata che raccorda con il mare aperto, che può
presentare anche discontinuità. I margini orlati possono essere anche
biocostruiti o sabbiosi (ooliti).
Le piattaforme oceaniche, cioè quelle
protette da apporti terrigeni si dividono in:
-
Piattaforma oceanica semiorlata,
ha un margine rilevato che interrompe la piattaforma. Se il margine è posto
sopravento, questo opera una sorta di protezione; se è posto sottovento, la
zona a debole pendenza sarà caratterizzata da depositi ad elevata energia.
-
Piattaforma oceanica orlata, ha
un margine che borda tutta la piattaforma, delimitando all’interno un’area
tranquilla.
-
Piattaforma oceanica inondata,
completamente sommersa dal mare.
Quando il livello del mare ha una rapida variazione
e non consente l’adeguamento della piattaforma, si avrà:
-
Piattaforma oceanica esposta,
dovuta all’abbassamento repentino del mare, lasciando emergere la piattaforma,
esposta ad agenti meteorici, con la sospensione della deposizione carbonatica.
-
Piattaforma oceanica annegata,
repentina elevazione del livello marino che arresta le deposizioni
carbonatiche, venendo a mancare le condizioni fisico-chimiche necessarie. Si
possono avere delle formazioni di sedimenti pelagici e ossidi di manganese, che
prendono il nome di hardground,
indurendo il fondale.
Figura 42. A - Rappresentazione schematica di sistemi orlati e
aperti, sia come piattaforme carbonatiche adiacenti ad una massa continentale
che come banchi oceanici isolati; B - I modelli di piattaforme carbonatiche,
fossili e attuali, più comunemente proposti i
n letteratura.
Figura 43. Morfologia
della piattaforma carbonatica.