LA TERRA
LE ONDE SISMICHE CONSENTONO DI RADIOGRAFARE L'INTERNO
DELLA TERRA
Le onde P e S
prodotte da un sisma si propagano dall’ipocentro di un terremoto in tutte le
direzioni dello spazio: attraversano così anche l'interno della terra e quando
raggiungono nuovamente la superficie terrestre possono essere raccolte.
Le onde sismiche
sono onde elastiche e nel propagarsi all'interno della
terra seguono i principi dell'ottica geometrica. Per entrambe le onde la
velocità dipende principalmente dalle proprietà elastiche e dalla densità dei
materiali che attraversano. In generale materiali rigidi e compatti trasmettono
le onde più velocemente. Inoltre nei fluidi le onde P rallentano, le S non si
propagano( ciò ha permesso di scoprire che parti della terra, come il nucleo
esterno, sono fluide).
Le onde sismiche possono
modificare non solo la velocità ma anche la direz 848g65i ione di propagazione
quando passano da uno strato a un altro con proprietà elastiche diverse. Le
caratteristiche fisiche più importanti per definire il comportamento elastico
di un materiale roccioso sono:
·
rigidità
·
densità
·
temperatura
·
pressione
quando questi
parametri si modificano improvvisamente le onde sismiche non solo accelerano o
decelerano, ma vengono anche rifratte o riflesse. La superficie che separa
due mezzi nei quali le onde sismiche si propagano con direzione e velocità
differente è detta superficie di
discontinuità.
Ricostruire il
percorso delle onde sismiche può fornire informazioni preziose sulla natura
litologica e sullo stato fisico dei materiali all'interno della terra. A tal
scopo bisogna riuscire a determinare la velocità delle onde e stabilire se ci
sono state deviazioni o riflessioni nel percorso.
Le tracce dei
sismografi però non riportano il percorso delle onde, ma riflettono solo la
situazione di arrivo. Misurando il tempo che intercorre tra l'istante in cui
un'onda sismica viene prodotta e l'istante in cui viene registrata dal
sismogramma, si tenta di individuarne il percorso possibile.
Inoltre lo studio
delle onde sismiche è reso più complesso da un altro fattore: non vengono
raccolte solo le onde che hanno seguito il percorso più breve, ma anche quelle
che hanno seguito un cammino più tortuoso perché sono state deviate o riflesse.
È necessario quindi
analizzare il maggior numero possibile di dati individuando le onde rifratte e
riflesse. Per ottenere risultati significativi sono stati particolarmente utili
i dati ricavati dai sismogrammi di esplosioni nucleari e di piccoli sismi artificiali,
essendo noti ipocentro e istante di partenza, per conoscere la struttura delle
zone più superficiali.
Il passo finale
consiste nel tentativo di identificare la composizione dei materiali che
possono presentare i valori di densità ed elasticità ipotizzati in ciascun
strato. Si opera quindi il laboratorio cercando di ricreare condizioni simili
all'interno della terra. Quest'operazione non è semplice.
Il primo
importante passo per elaborare un modello della struttura interna della terra è
stata la scoperta delle superfici di discontinuità.
LE SUPERFICI DI DISCONTINUITÀ ALL'INTERNO DELLA TERRA
analizzando i
sismogrammi sono state scoperte diverse superfici di discontinuità lungo le
quali le onde sismiche subiscono brusche variazioni di velocità e direzione.
Essere sono
quattro:
1.
discontinuità di Mohorovicic( detta Moho): separa
la crosta dal mantello.
Lungo questa superficie le onde sismiche
accelerano bruscamente. Ciò significa che i materiali che si trovano al di
sotto di tale discontinuità sono solidi e hanno rigidità e densità differenti.
Si ritiene che la diversa velocità delle onde sismiche dipenda da una diversa
composizione delle rocce del mantello: il mantello sarebbe composto da peridotiti,
rocce ultrafemiche e quindi più rigide e dense delle rocce della costa.
Questa discontinuità non è una superficie sferica, ma ha un andamento sinuoso e
presenta una serie di curvature che sembrano quasi l'immagine speculare dei
rilievi superficiali: la discontinuità si trova più in profondità nelle regioni
in cui si osservano rilievi elevati ( 80 km), mentre si avvicina molto alla
superficie in corrispondenza dei fondali oceanici( 15-20 km). Ciò significa che la
costa non è un involucro di spessore uniforme.
2.
Discontinuità di Rapetti: divide la
litosfera(rocce con comportamento rigido; comprende anche la costa)
dall’astenosfera( rocce con comportamento più elastico). Si trova a circa 200 km dalla superficie; la
velocità delle onde è minore.
3.
Discontinuità di Gutemberg: divide il
mantello da e il nucleo. Si trova a una profondità regolare e costante di 2900 km ed è una superficie
sferica. La velocità delle onde P diminuisce sensibilmente, mentre le onde S
vengono fermate completamente. È necessario ipotizzare che il nucleo, nella sua
parte più esterna, sia costituito da materiali stato fuso, che avrebbero una
composizione differente da quelli del mantello.
4.
Discontinuità di Lehmann: separa il nucleo
esterno da il nucleo interno. Si trova a una profondità di 5000 km circa. Fu scoperta
negli anni 60 quando si vide che le onde P che attraversavano il nucleo
venivano in parte e riflesse, in parte rifratte, subendo una brusca
accelerazione dovuta al passaggio da un mezzo fuso a un mezzo più elastico e
denso. Si ritenne quindi che il nucleo fosse fluido solo nella sua parte più
esterna. Le onde S arrivate al nucleo scompaiono; le onde P invece attraversano
il nucleo con velocità minore. attraversato il nucleo le onde P rigenerano le
onde S che arrivano in superficie. Il ritardo dell'onda S ha permesso di
intuire la formazione del nucleo
SCHEDA VIOLA: LA SCOPERTA DELLA MOHO
il geofisico
Mohorovicic notò che le democrome delle onde P registrate nel sisma di Zagabria
del 1906 si incurvavano notevolmente verso l'alto, a una distanza angolare
dall'epicentro pari a 2°. Egli comprese che le onde P scese a profondità di
circa 50 km
venivano bruscamente accelerate perché incontravano il mantello. Così le
stazioni sismiche ricevono sia le onde P dirette che quelle rifratte dal
mantello. Quest'ultime si muovono più rapidamente. Perciò le stazioni più
vicine all’ipocentrocentro ricevono le onde rifratte dopo le onde dirette che
hanno viaggiato l'interno della costa, mentre le stazioni più distante ricevono
le onde rifratte prima di quelle dirette.
SCHEDA VIOLA: LA ZONA D'OMBRA E LA SCOPERTA DEL NUCLEO
nei primi anni del
XX secolo si scoprì che in ogni terremoto esiste una zona d'ombra, cioè una
zona della superficie terrestre entro la quale non si registrano onde sismiche
dirette. Nel 1914 gutemberg interpretò la zona d'ombra come una prova
dell'esistenza di un nucleo, con una composizione diversa rispetto al
sovrastante mantello, e fluido nella sua parte più esterna. Secondo la sua
interpretazione nel passare dal mantello al nucleo le onde S vengono fermate
mentre le onde P vengono riflesse e rifratte e la loro velocità diminuisce del 40%, perché
passano da un mezzo solido a un mezzo fluido. Poiché la distanza angolare della
zona d'ombra rispetto all'epicentro è sempre la stessa si deve inoltre ritenere
che la sua superficie di discontinuità che separa il nucleo dal mantello si
trovi ovunque alla medesima profondità.
LA STRUTTURA INTERNA DELLA TERRA
LA CROSTA
è l'involucro
esterno sottile e rigido del nostro pianeta.
Non è omogenea per
composizione e presenta anche notevoli variazioni di spessore: lo spessore è
massimo in corrispondenza dei continenti, in particolare dove vi sono rilievi
elevati, mentre si riduce a pochi km nei fondali oceanici. Le differenze non si
limitano allo spessore: sono infatti due tipi di crosta diversi anche per
struttura, composizione ed età.
La crosta continentale: ha una
densità media di 2,7 g
/cm3. È composta essenzialmente da rocce sialiche, ricoperte da una coltre di
sedimenti(sciolti o cementati da rocce detritiche o, più raramente, di rocce
carbonatiche). La struttura è molto complicata e variabile da regione a regione.
Le rocce presenti sono eterogenee sia per composizione che per genere: vi sono
rocce magmatiche, sedimentarie e
metamorfiche, di età diverse. In alcune regioni ci sono rocce antichissime di
età superiore ai 3 miliardi di anni. La presenza di catene montuose, di vulcani
e di sismi frequenti indicano che la crosta continentale ha una storia
lunghissima e travagliata. Le regioni più deformate corrispondono alle catene
montuose. Lungo le zone più recenti la crosta continentale appare ancora molto
instabile.
La crosta oceanica: è
interamente sommersa dalle acque degli oceani e ha uno spessore di pochi km. Ha
mediamente una composizione più femica e una densità più elevata. Presenta una composizione e una struttura molto più
uniformi e regolari, in quanto è costituito ovunque da tre strati sovrapposti:
1.
strato superficiale di sedimenti
di origine marina: argilliti, r carbonatiche, calcaree e organogene
biocostruite
2.
strato di basalti(il pavimento
oceanico vero e proprio)
3.
strato di gabbri
lo stato di
sedimenti è molto sottile e di spessore variabile. Lo stato dei basalti ha uno
spessore di circa 2 km
ed è in continuità con quello sottostante. Questi ultimi due strati hanno
probabilmente la medesima origine: si sono formati in seguito a un'intensa
attività magmatica effusiva(basalti) e intrusiva(gabbri) a partire dal medesimo
tipo di magma. La crosta oceanica è molto più giovane e le aree instabili sono concentrate
lungo le dorsali e in corrispondenza degli archi insulari.
Entrambe le croste
formano un involucro continuo. I confini tra le due sono ben identificabili ma
non coincidono con la linea di crosta: intorno a ciascun continente vi è una
piattaforma che, pur essendo sommersa dalle acque, è formata da crosta
continentale. Al limite esterno di questa piattaforma si osserva una ripida
scarpata, che rappresenta il vero confine tra crosta continentale e la crosta
oceanica.
IL MANTELLO
ha uno spessore considerevole(costituisce
infatti l'83% del volume totale della terra).
La conoscenza della
composizione e della struttura di questo involucro si basa quasi esclusivamente
sull'analisi dei dati sismici.
Si possono
individuare un mantello superiore, in cui si distinguono strati con
comproprietà differenti, e un mantello inferiore più omogeneo.
Il mantello superiore si estende
fino a una profondità di 700
km ed è formato da rocce ultrafemiche che hanno
composizione molto simile a quella delle peridotiti.
Il mantello
immediatamente sottostante la moho, detto mantello
litosferico, è rigido e più denso della crosta. Dal punto di vista dinamico
il mantello litosferico è in stretta continuità con la crosta sovrastante.
Anche se la composizione è diversa, per quanto concerne il comportamento
elastico e la rigidezza, costa e mantello litosferico si comportano come un
unico rigido blocco e reagiscono agli eventuali sforzi come un tutt'uno. A
questo involucro esterno(crosta + parte rigida della mantello superiore) viene
dato il nome di litosfera.
La litosfera è uno
strato rigido ed elastico e ha uno spessore diverso in corrispondenza delle
aree continentali e oceaniche(a causa dello spessore della crosta).
Sotto la
litosfera si trova l’astenosfera: uno strato del mantello entro la quale il la velocità delle onde
sismiche si riduce considerevolmente. I geofisici ritengono che l’astenosfera
non sia uno strato completamente fuso, ma uno strato plastico nel quale
i materiali si comportano come una poltiglia: solido + fuso. Non sembra che vi
sia differenza di composizione tra l’astenosfera e il mantello
litosferico. La distinzione dell'astenosfera è di tipo fisico: a una zona
rigida, la litosfera, vi si oppone l’astenosfera, duttile in cui le rocce
possono facilmente del formarsi senza spezzarsi.
L’astenosfera si
estende fino a una profondità di 200
km. Nelle aree oceaniche si avvicina alla superficie
terrestre. Dal punto di vista chimico ha una composizione simile a quella del
mantello litosferico. Oltre il limite dell'astenosfera i materiali del
mantello riacquistano rigidità. Questa zona è detta mesosfera. Alla profondità di 350 km si osserva una
discontinuità in corrispondenza della quale le onde accelerano: l’olivina, il
minerale componente principale della peridotite, a causa della forte pressione
e temperatura elevata, assumerebbe una struttura simile allo spinello, un
minerale con un'organizzazione spaziale degli atomi più compatta, che ne
aumenta la densità. Questa discontinuità segnerebbe dunque un cambiamento di
fase mineralogica: cambia la struttura dei minerali.
A circa 700 km di profondità si
osserva un nuovo incremento della velocità delle onde sismiche che indica
l'inizio del mantello inferiore.
Nel mantello inferiore si
verifica un vero e proprio cambiamento di composizione mineralogica: sarebbero presenti
soprattutto ossidi femici, più densi dei materiali sovrastanti e la
densità dovrebbe aumentare gradualmente fino al nucleo.
IL NUCLEO
Ha un raggio pari
alla metà circa del raggio terrestre e costituisce più del 14% del volume
totale della terra. Ha una densità elevatissima che cresce verso il centro.
Molte ipotesi, decisamente diverse, sono state azzardate senza che sia stato
possibile arrivare a conclusioni certe. In passato si riteneva che il nucleo
contenesse solo ferro o al più niche, oggi si reputa probabile la presenza di
altri elementi meno pesanti, come silicio, zolfo o ossigeno. La discontinuità
de Lehmann divide il nucleo in:
·
nucleo esterno: si comporta come un fluido.
Si ritiene che sia costituito prevalentemente da ferro e nichel e altri
elementi più leggeri. Ha uno spessore di 2270 km circa.
·
Nucleo interno: si comporta come un solido.
Si ritiene che sia costituito essenzialmente da una mescolanza di nichel e
ferro. Avrebbe una temperatura vicina al punto di fusione, ma per l’elevatissima
pressione di fronte a sollecitazioni improvvise si comporta come un solido.
Dal nucleo derivano
i comportamenti della terra quali il magnetismo e il calore interno della
terra.
LA TEMPERATURA ALL'INTERNO DELLA TERRA
sulla superficie
del nostro pianeta, la temperatura risente delle variazioni diurne e
stagionali.
Tali variazioni non
si avvertono già più a una profondità di 15-30 m dove la temperatura
corrisponde a quella media annua della località in superficie. La temperatura qui
è costante tutto l'anno: livello di temperatura zero, che è però diverso
da zona a zona.
A partire da questo
livello la temperatura aumenta di circa 3°C ogni 100 m di profondità. L'aumento di
temperatura in funzione della profondità prende il nome di gradiente
geotermico. Questo valore non è uguale in ogni punto della terra ma può
variare per la presenza di magmi, acque termali ecc.
tuttavia la
temperatura aumenta fino alla discontinuità di rapetti, poi rallenta; se così non fosse nostro pianeta dovrebbe essere per la maggior parte
allo stato fuso e avere una temperatura uguale a quella delle stelle. Si stima
che al centro della terra le temperature siano comprese fra i 4000 e i 4500°C. Nel mantello
la temperatura dovrebbe crescere mantenendosi ovunque inferiore a quella
richiesta per fondere i materiali presenti anche se i valori, soprattutto nell’astenosfera,
dovrebbero essere prossimi alle temperature di fusione.
IL FLUSSO
GEOTERMICO
che l'interno della
terra sia più caldo degli strati superficiali è confermato da numerosi dati
sperimentali: l'attività vulcanica, la produzione di magmi, i terremoti
implicano l'esistenza di un calore interno, fonte di energia per i processi
di natura endogena.
Inoltre la terra emette
nello spazio più calore di quanto ne riceva complessivamente dal sole.
Il flusso geotermico, cioè la
quantità di calore emessa da un'unità di superficie in 1 s, è un valore molto
piccolo( 15µcal/cm2/s), tale da rendere questo fenomeno poco evidente ai nostri
sensi. Tuttavia, poiché la superficie terrestre è molto estesa, la quantità
di calore emessa dalla terra in un anno è molto grande, pari a 10 alla
ventunesima J.
il valore del
flusso geotermico non è costante sulla superficie terrestre. Nelle aree continentali non è molto elevato, ma nelle regioni
geologicamente giovani, come i rilievi più recenti, è pressoché il doppio
rispetto alle regioni più antiche inattive. Sui fondali oceanici invece il
flusso geotermico è molto elevato in corrispondenza delle dorsali oceaniche
e diminuisce allontanandosi da queste. In corrispondenza delle fosse oceaniche
si registrano i valori minimi.
IL CALORE INTERNO DELLA TERRA
le fonti del calore
da cui dipende il flusso geotermico sono probabilmente due:
il calore primordiale: deriva
dall'energia gravitazionale, convertita in energia termica durante gli stati
iniziali della formazione del pianeta. Si pensa che durante le fasi di
accrescimento e contrazione della massa iniziale della terra si sia sviluppata
un'enorme quantità di energia che avrebbe portato alla fusione di tutti i
materiali presenti. La terra avrebbe assunto l'attuale struttura e
successivamente si sarebbe raffreddata diventando un corpo solido nel quale è
rimasta immagazzinata una parte del calore primordiale. Questo calore si è in
parte conservato perché i materiali solidi, che costituiscono buona parte del
volume della terra, hanno una bassa conducibilità termica e disperdono
all'esterno il calore molto lentamente.
La radio attività naturale delle rocce della crosta e del
mantello: è considerata la fonte principale del
calore. Tra gli elementi presenti nelle rocce si trova sempre una piccola
frazione di isotopi radioattivi con un periodo di semitività molto lungo(= il
tempo necessario affinché la metà dei nuclei instabili di un campione radioattivo
si trasformino in isotopi stabili).
Il decadimento radioattivo di
queste sostanze è spontaneo e produce energia che viene dissipata all'esterno
sotto forma di calore. Solo il 30-35% del flusso di
calore deriva dallo radioattività delle rocce della crosta. La radioattività
della costa è importante soprattutto nelle aree continentali. I valori del
flusso geotermico che si riscontrano sui fondali oceanici non possono essere
giustificati considerando soltanto i fenomeni radioattivi che avvengono nella crosta,
perché le rocce di fondali contengono una percentuale di elementi radioattivi
troppo bassa.
Oggi si ritiene che il calore e rilasciato dalla terra provenga in
massima parte da mantello. Il mantello contiene una
minore percentuale di sostanze radioattive, ma ha un massa molto più grande
della costa perciò nel suo complesso può produrre una quantità di calore
abbastanza elevata
il calore viene trasmesso da
mantello alla litosfera principalmente per convenzione. È un fenomeno
tipico dei fluidi posti a contatto con una sorgente di calore che li riscalda
in modo non uniforme. Il fluido a contatto con la sorgente di calore aumenta la
sua temperatura, si espande e riduce la sua densità. Di conseguenza tende a
salire, spostando lateralmente il materiale più freddo e denso che tende a
scendere. Si installano così nel fluido delle celle termiche convettive
con correnti ascendenti di materiali caldi e correnti discendenti di materiali freddi.
I moti convettivi sono molto frequenti nei liquidi e nei gas ma in condizioni
particolare si possono verificare anche in nei solidi. Molti soldi a
temperatura elevata possono diventare plastici e comportarsi come fluidi. Nel
mantello vi sono le condizioni per l’instaurarsi di moti convettivi. Infatti
nel mantello ci sono regioni più calde e regioni più fredde. Si ritiene che le
differenze di temperatura provochino il riscaldamento di volumi ingenti di
materiali che di conseguenza diventano plastici generando lente correnti
ascendenti che raggiungono la litosfera in corrispondenza delle dorsali. Il
materiale caldo giunto in prossimità della litosfera verrebbe poi spinto
lateralmente e si raffredderebbe diventando più denso. Il materiale freddo
sprofonderebbe per tornare nel mantello in corrispondenza delle fosse oceaniche.
Un
intero ciclo richiederebbe centinaia di milioni di anni per compiersi interamente
e i movimenti di scorrimento sarebbero dell'ordine di pochi centimetri l'anno.
Si ritiene che le celle convettive del mantello contribuiscano in modo
significativo al raffreddamento terrestre e che siano la causa dei valori
anomali del flusso geotermico registrato sui fondali.
IL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE
il
campo magnetico terrestre può essere ben descritto immaginando che al centro
della terra si trovi una barra magnetica, dotata di due poli e inclinata
rispetto all'asse terrestre di circa 11,5°. Il polo nord e il polo sud
magnetici non coincidono quindi con i poli geografici. Dal polo sud escono
le linee di forza del campo che si chiudono poi entrando nel polo nord.
L'intensità del
campo magnetico terrestre e l'andamento delle linee di forza possono essere
evidenziate in qualsiasi punto della superficie terrestre. Il campo magnetico
si estende anche al di sopra della superficie terrestre, con un'intensità che
diminuisce con la distanza del pianeta. La regione di spazio che circonda la
terra in cui si risente l'azione del campo di un magnetico è detta magnetosfera e costituisce una
specie di scudo protettivo contro le radiazioni cosmiche.
È dimostrato che
più l’intensità del campo magnetico è elevata più il clima è rigido.
In
qualunque luogo della superficie terrestre è possibile misurare la direzione e
l'intensità del campo magnetico. Per stabilire la direzione delle linee di
forza si può usare una semplice bussola il cui ago calamitato assume sempre
posizioni parallele alla direzione delle linee di forza.
L'intensità
può essere rilevata con uno strumento particolarmente sensibile, il
magnetometro, la cui unità di misura è il gauss.
Il campo
magnetico terrestre non è costante e stabile nel tempo.
Esistono:
·
variazioni della direzione e
dell’intensità a breve periodo: dipendono probabilmente da fenomeni astronomici
·
variazioni al lungo periodo: hanno
origine internamente alla terra.
Tra le variazioni
temporali di origine interna le più importanti sono le inversioni di polarità: con periodicità irregolare il campo
magnetico inverte la sua polarità, cioè il polo nord e il polo sud si
scambiano di posizione. La causa delle inversioni è ancora incerta. Secondo
alcuni geofisici sarebbero in relazione con le correnti, fluide di nichel e
ferro, di convenzione a largo raggio che si svilupperebbero in periodi diversi
nel nucleo esterno. Sul tende e sul come questo avvenga non esistono dati
certi. Alcuni scienziati ritengono che nel corso di inversioni il magnetismo è
quasi nullo e che in questi momenti la terra perde una gran parte dello scudo
magnetico che l'avvolge e la protegge dal bombardamento dei raggi cosmici. C'è
chi ritiene che un bombardamento cosmico di una certa entità possa provocare
mutazioni, se non addirittura l'estinzione di intere specie di esseri viventi.