topografia archeologica
introduzione
I
sovrani egizi fondarono o adottarono residenze regali, sedi amministrative,
luoghi di culto e necropoli diverse, spinti da ragioni dinastiche, politiche,
religiose o da necessità economiche e strategiche, ovvero seguirono le scelte
operate dai predecessori nel rispetto della continuità o per opportunità
politiche. Tuttavia, nella volontà di conservare una precisa identità
culturale, gli Egizi riprodussero o perpetuarono modelli che potevano avere
origini remote o giustificazioni cultuali o pratiche, tanto nell’architettura
funeraria o religiosa quanto nell’urbanistica. La riproduzione di questi
modelli, o l’introduzione di trasformazioni, emerge dall’analisi delle vestigia
archeologiche.
Le
capitali del Paese furono spostate nel corso dei secoli, sebbene Menfi
e Tebe,
quest’ultima a partire dal II millennio a.C., siano sempre state città di
grandissima importanza. I sovrani risedettero a Lisht all’inizio del II
millennio, ad Amarna
verso la metà del XIV secolo a.C., ad Avaris/Tell el-Dab’a nel periodo degli Hyksos, a Pi-Ramesse/Qantir
in epoca ramesside, a Tanis nella XXI-XXII dinastia e a Sais
nella XXVI.
I
villaggi o le città frutto di una pianificazione mirata presentano caratteri
comuni (case in mattoni crudi disposte secondo una pianta ortogonale; silos o
granai annessi alle abitazioni o presenti all’interno dell’insediamento; mura
difensive su almeno un lato del sito e necropoli esterna ad esso), ma anche
significative differenze dovute alla specificità dell’insediamento. È questo il
caso delle città delle piramidi, risalenti al III ed agli inizi del II
millennio a.C., dei villaggi in zone minerarie, di frontiera o militari, dei
quartieri operai ed artigianali di Tell el-Amarna o del villaggio di Deir
el-Medina.
A
parte le località occupate per un periodo di tempo limitato, i siti urbani e le
necropoli egizie presentano una notevole stratificazione, dovuta al loro utilizzo
protrattosi per secoli. Ciò ha portato alla distruzione dei primi: la maggior
parte degli edifici che li costituiva era costruita in mattoni crudi,
deperibili, mentre quelli che presentavano elementi in pietra vennero demoliti
per riutilizzarne il materiale. Statue, obelischi ed altri monumenti che
adornavano città e templi furono reimpiegati spesso in località diverse da
quella d’origine.
Aree
abitative, di culto e necropoli circostanti sono in stretta interconnessione. I
sovrani erano sepolti presso la loro capitale, come quelli della III-VI
dinastia che scelsero la zona desertica occidentale a nord e a sud di Menfi, o
quelli della XXI-XXII che furono sepolti a Tanis. In alcuni casi, tuttavia, la
necropoli reale era ubicata a notevole distanza dalla residenza ufficiale: in
epoca ramesside, questi risiedevano a Pi-Ramesse nel Delta, ma si facevano seppellire
nelle tombe della Valle dei Re a Tebe. I privati di rango
medio-alto potevano sia essere sepolti vicino ai loro sovrani, nelle necropoli
menfite o in quelle tebane, sia nelle necropoli provinciali, nel luogo in cui
avevano abitato ed esercitato le loro funzioni.
L’architettura
templare si modifica nel corso dei secoli e varia a seconda della destinazione
d’uso. I loro elementi principali (piloni monumentali d’accesso, atrii
ipostili, colonnati, sancta sanctorum)
continueranno ad essere adottati nei templi di epoca tolemaico-romana.
hierakonpolis, abido ed i centri
principali dell’alto egitto
Hierakonpolis
Hierakonpolis
(l’egizia Nekhen,
l’attuale Kom
al-Ahmar), è situata sulla riva occidentale del Nilo. Fu capoluogo
dell’Alto Egitto durante la dinastia 0, e probabilmente del III nomo
dell’Alto Egitto nel III millennio a.C., un ruolo che poi passò,
agli inizi del II, e Nekheb, l’attuale el-Qab, sulla sponda opposta del
fiume. Nekhen e Nekheb, città sacre rispettivamente e Horo e a Nekhbet, rivestivano
un’importanza fondamentale nella mitologia egizia, insieme con le località del
Basso Egitto Pe,
sacra a Horo, e Dep,
a Uadjet,
che costituivano due aree dell’attuale Tell el-Fara’in nel Delta.
A
Hierakonpolis sono stati rinvenuti resti di insediamenti predinastici e
dinastici, circondati a una cinta muraria, un tempio cittadino ed un complesso
religioso, zone artigianali e varie necropoli. Lungo lo uadi Ab es-Suffia si trova
un’imponente struttura in mattoni crudi, “il forte”, con funzioni difensive o rituali-funerarie,
circondata da mura
“a facciata di palazzo”, databili al regno di Khasekhemui.
Il
tempio cittadino, d’impianto protodinastico, presentava all’interno, oltre a
colonne e statue, un tumulo artificiale di sabbia rivestito di pietre. Durante
l’Antico Regno o all’inizio del Medio, si costruì nella parte nord-occidentale
della cinta templare un edificio composto da cinque camere, in cui furono
rinvenuti numerosi oggetti cultuali. Verso la fine del II o durante il II
millennio a.C., nell’area del tempio furono approntati nascondigli riempiti di
materiali, tra cui venne rinvenuta la tavolozza di Narmer. Il tempio era ancora in
uso durante la XVIII dinastia.
La
località fu occupata fino all’epoca tolemaico-romana e copta, quando furono
costruite a 555f57f bitazioni all’interno della cinta templare.
Tukh e Naqada
Altre
località pre- e protodinastiche importanti furono Tukh (l’antica Nubt)
e Naqada,
circa 30 km a nord di Luxor. Tra le due si trovano insediamenti e necropoli,
comprendenti oltre tremila tombe, che hanno fornito abbondante materiale
ricollegabile a tre diverse fasi della cultura di Naqada, nel corso del IV millennio
a.C. Furono portate alla luce anche due grandi tombe, la principale delle quali
conteneva vasi con sigilli di Aha e della regina Neithotep.
Tini e Abido
L’antica
Tini
è localizzabile poco a nord di Abido, in una zona particolarmente fertile, da
cui partivano le piste carovaniere del deserto occidentale. Ciò
giustificherebbe l’importanza del sito, di cui sembra fossero originari i
sovrani protodinastici.
Non
è chiaro il rapporto tra Tini ed Abido, situata sulla riva occidentale del
Nilo. In questa località, quasi tutti i sovrani delle dinastie 0-II fecero costruire
le loro tombe. Nella tomba U-j sono state trovate placchette in
avorio risalenti al 3200 circa, che riportano i primi esempi noti di
scrittura geroglifica. A nord delle tombe furono erette monumentali cinte in
mattoni crudi ad aggetti e rientranze, la maggiore delle quali, nota
come Shunet
ez-Zebib, risale a Khasekhemui e sembra essere il prototipo della
cinta del complesso piramidale di Djoser a Saqqara. Nei pressi sono state
portate alla luce fosse per barche e barche in legno, che avevano
funzione rituale e funeraria.
Il
dio locale di Abido, Khetimentiu, fu identificato con Osiride
a partire dalla seconda metà del III millennio a.C. La località venne ritenuta
sacra al dio e per questa ragione sovrani e privati vollero lasciarvi una
testimonianza della loro esistenza. Dal tempio principale di Osiride provengono
iscrizioni e materiali di tutte le epoche, tra cui una statuetta in avorio che
è l’unica raffigurazione nota di Cheope.
Anche
le necropoli sono molto estese nello spazio e nel tempo, ed alcuni settori sono
riservati agli animali. Vi furono costruiti cenotafi e templi reali, tra cui
quello di Sethi
I, che presenta un’inusuale pianta a L. Su una parete della galleria
meridionale dell’edificio è incisa una lista dei re, utilizzata per il culto degli
antenati, che costituisce una fonte per la ricostruzione della successione
regale fino alla XIX dinastia. Dietro al tempio si trova il cenotafio del
faraone, conosciuto come Osireion,
la cui struttura richiama la tomba mitica di Osiride. Ramesse II terminò il tempio di
suo padre e ne costruì uno proprio, decorandolo con scene della battaglia di
Qadesh.
menfi e le sue necropoli
Menfi e la necropoli di Saqqara
Le
rovine di Menfi
si trovano sulla riva occidentale del Nilo, circa 25 km a sud del Cairo. Il suo
nome deriva da quello della piramide di Pepi I, Men-nefer,
situata a Saqqara sud. La denominazione del suo tempio principale, Hut-ka-Ptah, “La dimora del ka di Ptah”, è all’origine del nome
greco del Paese, Aiguptos. Fu capoluogo del I nomo del
Basso Egitto; durante l’antico Regno fu capitale dell’Egitto e, fino
all’epoca tolemaico-romana, mantenne un ruolo di primo piano
nell’amministrazione e nell’economia del Paese.
Il
tempio di Ptah fu edificato, secondo la tradizione, da Menes, il leggendario primo
sovrano egiziano, e ampliato e modificato fino alla XXVI dinastia. L’edificio è
oggi molto rovinato, in seguito alla riutilizzazione delle sue pietre per nuove
costruzioni, ed all’innalzamento delle acque della falda freatica, che hanno
danneggiato il sito. Sono stati individuati i resti del lago sacro, di cappelle
e templi delle principali divinità egizie, del palazzi di Merneptah e di Aprie,
e dell’edificio dove si imbalsamavano i tori Apis. Questi venivano poi seppelliti a Saqqara,
nel Serapeo,
utilizzato dal Nuovo Regno fino all’epoca romana, a nord-est del quale erano
ubicate grandi catacombe destinate ad altri animali sacri.
Nelle
zona settentrionale di questa necropoli si trovano grandi mastabe di epoca protodinastica,
con muri esterni ad aggetti e rientranze, una caratteristica costruttiva che si
ritrova, realizzata in pietra, nella cinta monumentale di Djoser, che domina il
sito. Al suo interno si eleva una piramide a sei gradoni, la prima edificata in
Egitto. La sua forma ricordava la scala che il re defunto avrebbe utilizzato
per salire in cielo, come si afferma dei Testi delle Piramidi. Questi furono iscritti
per la prima volta all’interno della piramide di Unis, costruita alla fine della V dinastia
presso il complesso di Djoser.
A
Saqqara furono erette una quindicina di piramidi, tra la III e la XIII
dinastia. Le ultime note, nella zona più meridionale della necropoli,
appartengono a Khenzer
e ad un sovrano di cui non si conosce il nome. Attorno alle piramidi sono state
rinvenute centinaia di tombe del III millennio a.C., costruite a mastaba ma
anche parzialmente scavate nella roccia. Altre tombe risalgono al Nuovo Regno,
in particolare al periodo compreso tra Tutankhamon e Ramesse II, come ad
esempio quella di Horemheb, generale di Amenhotep IV, divenuto poi
faraone alla fine della XVIII dinastia e seppellito nella Valle dei re
a Tebe, di Maia
e di Aperel,
visir di Amenhotep
III. Un certo numero di sepolture risale alla XXVI e XXVII dinastia,
ma anche all’epoca tolemaico-romana.
Zawiyet el-Aryan
A
partire dal III millennio a.C., la necropoli menfita di sviluppò su oltre 30 km
sulla riva occidentale del Nilo. Le diverse zone vennero sfruttate in maniera
più o meno intensiva a seconda delle epoche.
Dei
successori di Djoser, Sekhemkhet si fece seppellire a Saqqara in una
piramide a gradoni, incompiuta, mentre Khaba costruì la sua piramide, sempre a
gradoni e non terminata, a Zawiyet el-Aryan.
Dahshur
Snefru,
della IV
dinastia, si fece seppellire a Dahshur, dove innalzò due piramidi. La prima,
che presenta una forma a doppia pendenza, conserva gran parte del
rivestimento originale. La seconda, all’interno della quale fu sepolto il
sovrano, è a
pareti lisce e misura alla base 220 m per lato, dimensioni superate
solo dalla piramide di Cheope a Giza. È la prima piramide vera e propria
conservata.
Intorno
a questi edifici si estende una vasta necropoli, risalente all’Antico e Medio
Regno e riutilizzata in epoca romana. Al Medio Regno risalgono altre tre
piramidi, di Amenemhat
II, di Sesostri III e di Amenemhat III. Quest’ultima,
tuttavia, non venne usata, perché il sovrano si fece seppellire ad Hawara.
Giza
Cheope,
Chefren
e Micerino
predilessero la piana di Giza. La piramide di Cheope fu la maggiore
costruita in Egitto; il nome del sovrano compare sulle pareti delle camere
superiori dell’edificio in brevi iscrizioni ad inchiostro, lasciate dai costruttori.
La datazione dell’edificio al XXVI secolo a.C. è assicurata anche dalla
datazione al C14 dei materiali organici estratti con carotaggi dalle
fessure tra i blocchi della costruzione. Anche i corpi degli operai, rinvenuti
nella parte sud-orientale della necropoli, sono stati datati ai secoli centrali
di III millennio a.C.
Il
tempio
funerario era addossato al lato orientale della piramide, e un viale
processionale lo collegava al tempio in valle. Attorno alla piramide si
trovavano le fosse
per le barche, utilizzate per scopi rituali o funerari. Una delle
cinque fosse venne aperta negli anni ’50, e la barca che vi era deposta,
smontata, fu riassemblata ed esposta nel museo costruito sul luogo del
ritrovamento.
La
piramide di Chefren è circondata a nord e ad est da un altopiano roccioso, nel
quale furono scavate le tombe degli alti funzionari. Il tempio in valle, ornato
da statue del sovrano, presenta, su di una pianta a T, una successione di
imponenti pilastri in granito. Vicino a questo tempio, gli Egizi modellarono
una roccia di calcare in forma di sfinge, con corpo di leone accovacciato e
testa umana. La sfinge esprimeva la potenza e la grandezza del sovrano, ma a
partire dal Nuovo Regno fu adorata come immagine della divinità solare Harmachis.
La
piramide di Micerino è più piccola delle precedenti, ma il suo parziale
rivestimento in granito rosa, la pianta interna, la camera funeraria con
soffitto a volta ribassata, dimostrano che vennero adottate soluzioni
architettoniche nuove ed eleganti. Il tempio funerario, il viale
processionale ed il tempio in valle furono terminati rapidamente, alla morte
prematura del sovrano, in calcare e mattoni crudi. Da quest’ultimo edificio
provengono sculture che rappresentano il sovrano con Hator ed altre divinità regionali.
Abu Rawash
Dedefra,
che regnò tra Cheope e Chefren, scelse il limite settentrionale della
necropoli, presso il villaggio di Abu Rawash, per la sua piramide, di cui oggi è
visibile la vasta fossa centrale, scavata in profondità nella roccia. I blocchi
in calcare e granito della sovrastruttura, infatti, furono riutilizzati come
materiale da costruzione.
Shepseskaf,
invece, si fece seppellire a Saqqara, in un edificio a forma di colossale
sarcofago, noto come Mastabat el-Faraun, così come Userkaf,
fondatore della V
dinastia, che ritornò alla forma piramidale per la sua tomba, a
nord-est di quella di Djoser.
Abusir
Sahura,
Neferirkara,
Niuserra,
Neferefra
e Shepseskara
si fecero seppellire ad Abusir. La piramide di Sahura è in rovina,
come lo sono quelle dei suoi successori.
Nel
tempio funerario di Neferirkara sono stati rinvenuti numerosi papiri,
relativi al personale ed ai beni del tempio. Costituiscono, con quelli portati
alla luce nel tempio di Neferefra, il più importante archivio egizio del III
millennio a.C., secondo per antichità sono a quello di Gebelein, risalente alla seconda
metà della IV
dinastia.
Ad
Abusir si trovano anche tombe private dell’Antico Regno, tra le quali
l’imponente mastaba
del visir Ptahshepses, oltre a tombe a pozzo di Epoca Tarda, tra cui
quella del celebre medico ed alto funzionario Udjahorresnet.
Abu Ghurab e i templi solari
La
V dinastia
si caratterizza per l’impulso dato al culto di Ra, testimoniato non solo dal
racconto tramandatoci dal papiro Westcar, ma anche dall’esistenza di templi solari,
come quelli di Niuserra
ad Abu
Ghurab o di Userkaf ad Abusir.
L’elemento
centrale di questo tipo di complesso templare, costituito da un tempio in
valle, una rampa processionale e dal tempio vero e proprio, consistente in un
cortile a cielo aperto circondato da spesse mura, era una sorta di obelisco tozzo
non monolitico. Era innalzato al centro del cortile su di un alto
basamento, preceduto da un altare a forma di quattro tavole per le offerte. A
sud del tempio di trovava una barca in mattoni, che riproduceva quella
utilizzata simbolicamente dal sole per compiere il suo percorso nel cielo.
lisht, lahun e il fayyum
I
sovrani della XII
dinastia mostrarono particolare interesse per il Fayyum,
una vasta depressione che si trova circa 70 km a sud-ovest del Cairo,
provvedendo alla sua bonifica al fine di acquisire nuove terre all’agricoltura.
Alimentata dalle acque del Bahr Yussuf, un grande canale che si diparte
dal Nilo all’altezza di Deirut, nel Medio Egitto, è occupata a nord da
un lago salato, il Birket Qarun. Le zone periferiche della
depressione furono abitate a partire dall’epipaleolitico (8000-7000 a.C.), ed
episodicamente durante il III millennio a.C., quando Snefru elevò una piccola
piramide a Seila.
Lisht
Agli
inizi della XII dinastia, Amenemhat I trasferì la residenza reale e la
sede del governo a Itjet-taui, nei pressi dell’attuale Lisht:
essa mantenne il ruolo di capitale per circa tre secoli.
Ad
ovest della città, Amenemhat I e suo figlio Sesostri I innalzarono le loro
piramidi, fulcro di complessi funerari che riprendevano le caratteristiche
architettoniche ed i programmi decorativi di quelli menfiti della VI dinastia.
Attorno alle due piramidi furono costruite piccole piramidi satelliti e mastabe
per i membri della famiglia regale e per gli alti funzionari. Adiacente alla
necropoli si estendeva la città delle piramidi, destinata agli operai ed
al personale addetto ai culti.
Lahun
L’insediamento
di questo tipo meglio documentato è quello di Lahun, nei pressi della piramide di
Sesostri II.
Venne costruito in base ad un progetto razionale, cinto da mura e con strade
intersecatesi ad angolo retto. I quartieri erano separati da uno spesso muro e
destinati a persone di livello sociale ben distinto. Comprendevano l’acropoli,
a sud della quale si trovava il più importante dei templi della città; il quartiere
orientale, con grandi case che comportavano ambienti residenziali
disposti intorno ad un cortile, oltre a granai e locali di servizio; ed il quartiere
occidentale, costituito da abitazioni più piccole, uguali le une
alle altre e disposte su file parallele.
Altre località del Fayyum
Durante
la XII dinastia, nel Fayyum si moltiplicarono gli insediamenti e si eressero
templi e monumenti. Nel capoluogo, Shedet (la greca Crocodilopolis, attuale Medinet
el-Fayyum), dove Amenemhat III innalzò un tempio dedicato a Sobek,
è stata trasportata in tempi recenti la grande stele di Sesostri I, un monolito
di 13 m, proveniente da Abgig.
A
Qasr
es-Sagha venne eretto da Sesostri II un tempio nei pressi di un
villaggio, a pianta ortogonale e cintato, abitato dagli addetti alle cave. A Biahmu
vi sono i basamenti in muratura di due statue colossali di Amenemhat III, mentre a Dja
(l’attuale Medinet
Madi), lo stesso sovrano fece erigere un tempio dedicato a Sobek e a
Renenutet,
poi ampliato in epoca tolemaica. Venne sepolto nella piramide di Hawara,
cui era annesso un imponente tempio funerario, conosciuto come “Labirinto”.
Una
seconda bonifica fu realizzata dai Tolomei, che costruirono le loro città su
insediamenti di epoca precedente.
i siti principali del medio egitto e
tell el-amarna
Il
Medio Egitto, che si colloca tra Menfi e Asyut, fu ampiamente sfruttato a
partire dagli ultimi secoli del III millennio a.C., occupato nel corso del II
millennio a.C., quando vi fu impiantata Tell el-Amarna, e ancora abitato in epoca
tolemaico-romana. I copti trovarono rifugio nelle tombe antiche, trasformate in
abitazioni, ed edificarono monasteri.
In
seguito al decentramento
amministrativo realizzato nel corso della VI dinastia, e all’indebolimento
del potere centrale negli ultimi due secoli del III millennio a.C.,
i funzionari cominciarono a farsi seppellire nelle località in cui avevano
esercitato le loro attività. I principi di Heracleopolis acquisirono in quest’epoca ampi
poteri sulla zona centrale del Paese, resa prospera non solo dall’agricoltura,
ma anche dai commerci.
Beni Hasan
Gli
insediamenti che si trovavano in questa zona si sono conservati solo in parte,
e le necropoli, costituite da tombe rupestri, sono molto danneggiate. Molte
di esse furono scavate nella falesia che s’innalza sulla riva orientale del
fiume, come quelle di Beni Hasan, località situata nel XVI nomo
dell’Alto Egitto. Queste tombe, risalenti alla fine dell’XI
ed alla XII
dinastia, sono disposte su due file parallele: in quella inferiore si
trovano le più povere, costituite da semplici pozzi funerari, mentre in quella
superiore si aprono le più importanti.
Zawiyet el-Mayetin
A
nord di Beni Hasan, sulla riva orientale del Nilo, si trova la necropoli di Zawiyet
el-Mayetin, utilizzata dal IV millennio a.C. fino all’epoca
tolemaico-romana. Ai piedi della falesia si eleva una piccola piramide a gradoni,
databile alla fine della III o agli inizi della IV dinastia: non era una tomba,
bensì un monumento destinato ad esaltare la presenza del sovrano in zone del
Paese significative di un punto di vista politico o religioso.
Hermopolis Magna
Sulla
riva ovest del Nilo sono ugualmente ubicati insediamenti e necropoli, come Hermopolis
Magna (l’attuale Ashmunein), capoluogo del XV nomo dell’Alto Egitto e
centro di culto di Thot, cui fu dedicato un tempio già agli inizi
del II millennio a.C., poi restaurato durante il Nuovo Regno. In quest’epoca
s’intensificò l’attività costruttiva, e quasi tutti i faraoni lasciarono
traccia della loro presenza. Nel V secolo, i copti eressero un’imponente
basilica sui resti di un santuario tolemaico.
La
pianta della città è stata ricostruita sulla base di un’indagine archeologica e
delle testimonianze papiracee. Era divisa in una zona settentrionale, adibita
ad area
sacra e circondata da mura di cinta in mattoni crudi, ed in una
meridionale, occupata da edifici residenziali. Vi erano anche
laboratori artigianali e magazzini, oltre ad una necropoli risalente alla fine
del III ed agli inizi del II millennio a.C.
Tuna el-Gebel
Nella
necropoli meridionale di Tuna el-Gebel si trovano un altro tempio di
Thot, una necropoli databile tra la XXVII dinastia e l’epoca romana, che
include la tomba di Petosiri, in stile greco-egizio, oltre a due stele di
frontiera di Akhenaton, che delimitavano il territorio della sua
nuova città.
Qusiya e altre necropoli del Medio Egitto
A
sud di Ashmunein, sulla riva occidentale del Nilo, è ubicata Qusiya,
capoluogo del XIV
nomo dell’Alto Egitto. Nella falesia che domina il villaggio furono
scavate le tombe dei governatori del nomo fra la VI e la XII dinastia.
Tombe
analoghe si trovano nelle necropoli di Deir el-Bersha, el-Sheikh Sa’id, Quseir
el-Amarna e Deir el-Gebrawi, situate sulla riva orientale.
Asyut
Asyut
(la greca Lycopolis)
era il capoluogo del XII nomo dell’Alto Egitto. Le principali tombe
rupestri che vi si trovano sono quelle di Hapidjefa I e II, Kheti I e II, Tefib
e Nakhti,
iscritte con testi biografici oggi quasi interamente distrutti.
Ad
Asyut si elevava anche un tempio consacrato a Upuaut, risalente alla X dinastia
e ingrandito durante il Nuovo Regno. Nella città venne costruito anche un
tempio di Aton,
di cui restano poche tracce.
Tell el-Amarna
Tra
Minia e Asyut si trova Tell el-Amarna, l’antica Akhet-Aton. Fu costruita come
nuova residenza reale da Amenhotep IV/Akhenaton, sulla riva orientale
del Nilo. I confini del territorio di Akhet-Aton furono fissati con quattordici
stele, distribuite sulle due rive del Nilo, accompagnate da statue
del faraone e della sua famiglia.
Nella
città erano ubicati il palazzo reale, collegato mediante un ponte con la
residenza privata del sovrano, gli edifici di culto oltre a un grande tempio
consacrato ad Aton. Di questi edifici si sono conservate solo le parti inferiori
dei muri o le fondamenta, poiché gli elementi costruttivi sono stati utilizzati
come materiale di reimpiego nelle località vicine. Gli scavi archeologici hanno
permesso di stabilire la pianta dei quartieri amministrativi, residenziali e
operai della città, e di ritrovare un gran numero di oggetti, di dipinti e di
sculture, fra cui il busto di Nefertiti. Negli archivi furono portati alla luce
circa 400
tavolette d’argilla, che contengono la corrispondenza in accadico
fra gli Egiziani e i governanti vicino-orientali.
Sui
fianchi nord e sud della falesia furono scavate le tombe dei dignitari di
corte, mentre la sepoltura dei membri della famiglia reale venne approntata a
nord-est dell’insediamento.
area tebana
Di
Tebe,
che acquisì importanza verso la fine del III millennio a.C. e divenne una vera
metropoli verso la metà del II, sussistono i grandi templi della riva orientale
e i templi e le necropoli della riva occidentale. L’insediamento urbano,
invece, è andato distrutto, anche se resti dell’abitato del Medio Regno sono
stati parzialmente riportati alla luce nella zona del tempio di Karnak, due km
a nord di Luxor.
In
quest’epoca, il dio Amon cominciò ad assumere un ruolo
considerevole, e con il Nuovo Regno i templi di questa divinità divennero i più
importanti dell’Egitto. Il sito fu abbandonato solo verso il IV secolo d.C.
Karnak
La
complessità dell’area templare di Karnak nasce dai numerosi rifacimenti ed
ampliamenti, oltre che dalla disposizione degli edifici su due assi e all’interno di tre cinte:
quella centrale di Amon, quella settentrionale di Montu
e quella meridionale di Mut.
Un
viale fiancheggiato da sfingi a testa d’ariete conduce al tempio
principale, cui si accede attraverso il I pilone, innalzato da Nectanebo. Nel primo cortile si
trova, a nord-ovest, un triplice repositorio per la barca sacra della triade
tebana, costruito da Sethi I. A sud si apre un piccolo tempio di
Ramesse III,
mentre al centro si trovava il chiosco di Taharqa, di cui rimane solo un’alta
colonna.
Il
II pilone,
innalzato da Horemheb
e rieretto, dopo la sua distruzione, dai Tolomei, dava accesso al grande atrio ipostilo
con 184 colonne, decorato da Ramesse II e Sethi I.
All’interno
del III
pilone, che risale ad Amenhotep III, sono stati rinvenuti numerosi
blocchi utilizzati come materiale di riempimento, molti dei quali provenienti
dalla cappella
bianca di Sesostri I, che si è potuta ricostruire.
Il
IV pilone,
preceduto da un cortile in cui si elevavano numerosi obelischi, dei quali resta solo
quello di Thutmosi
I, si apre su di un vestibolo fiancheggiato da pilastri osiriaci
dello stesso sovrano. L’area fu modificata da Hatshepsut, che vi innalzò due
obelischi.
Con
il V
e il VI
pilone
ci si avvicina alle parti più sacre del tempio: il ripostiglio della barca di
Amon, il suo tesoro, i pozzi, i depositi degli arredi sacri e gli ambienti che
ospitavano le statue del dio. Si accede quindi all’Akhmenu,
chiamato anche “Atrio
delle Feste”, di Thutmosi III, decorato con rilievi che
mostrano animali e piante dei Paesi vicino-orientali.
A
sud-est di questo complesso si trova il lago sacro, utilizzato per le abluzioni dei
sacerdoti e per lo svolgimento di cerimonie, ma da cui si prelevava anche
l’acqua per le necessità quotidiane del tempio.
Sull’asse
nord-sud del tempio di trovavano altri quattro piloni. Due colossi affiancavano
la porta del VII,
mentre davanti all’VIII, costruito da Hatshepsut, si trovano i
resti di statue regali dell’inizio della XVIII dinastia. Il IX e
X pilone
furono costruiti da Horemheb, riutilizzando le pietre degli edifici sacri di
Amenhotep IV, chiamate talatat,
decorate con scene relative al culto del dio Aton.
A
sud-est della grande cinta di Amon si elevano il tempio di Khonsu, edificato
sotto Ramesse III, e quello di Opet. In epoca tolemaica, davanti al primo fu
edificata una porta monumentale, detta “Porta dell’Evergete”, che si apriva su un
viale fiancheggiato da sfingi a testa d’ariete. Nella cinta meridionale di Mut,
infine, si trovava il tempio di questa divinità, risalente ad Amenhotep III.
Luxor
Il
tempio di Luxor
era consacrato ad Amon. La sua funzione principale era di
ospitare, una volta all’anno, la statua del dio proveniente dal tempio di
Karnak, in occasione della festa di Opet, che si celebrava fra il secondo
ed il terzo mese della stagione dell’inondazione.
Le
prime costruzioni del sito risalgono ai regni di Hatshepsut e di Thutmosi III,
ma probabilmente vi sorgevano edifici precedenti, come dimostrano due architravi
della XIII
dinastia, rinvenuti all’ingresso dell’atrio ipostilo di Amenhotep III.
Questi fece erigere la struttura principale del tempio, costituita da un pilone,
da un colonnato monumentale d’ingresso e dal cortile a peristilio seguito dalle
sale più interne e dal santuario. Le pareti del colonnato furono decorate da Tutankhamon
e da Eie,
ma le iscrizioni furono in seguito usurpate da Horemheb. Il tempio fu ampliato
da Ramesse
II, che aggiunse un cortile a doppie file di colonne, il pilone
d’ingresso, le statue colossali e due obelischi.
Il
tempio era collegato a quello di Karnak tramite un viale trionfale che il faraone Nectanebo
decorò con sfingi. Verso la fine del IV secolo a.C., Alessandro Magno restaurò
l’edifico e ricostruì il repositorio della barca del santuario di Amenhotep
III. In epoca romana, il vestibolo che precedeva il santuario fu trasformato in una cappella
dedicata al culto imperiale, ed le sue pareti ricoperte da dipinti raffiguranti
gli imperatori.
Nel
1989 fu scoperta, sotto il cortile di Amenhotep III, una fossa piena di statue
risalenti alla XVIII
dinastia. Vi erano state sepolte dai sacerdoti, probabilmente
durante una risistemazione del tempio.
La Valle dei Re
La
riva occidentale tebana ospita le sepolture di esponenti delle classi medie e
alte, raggruppate a seconda dell’epoca o della professione e del ceto dei titolari.
Più di 400
tombe private di differenti settori della necropoli tebana hanno
oggi una numerazione ufficiale o sono conosciute sotto il nome del loro
proprietario. Quelle del Nuovo Regno tendono a riprodurre alcune elementi delle
tombe reali, situate nella Valle dei Re.
Le
62 tombe
qui scoperte hanno ricevuto una numerazione progressiva, preceduta
dall’abbreviazione KV (King Valley)
o WV
(West Valley). Infatti, furono scavate
nelle due diramazioni della valle: quella orientale, che ne contiene la maggior
parte, e quella occidentale, dove si trovano le sepolture di Amenhotep III,
di Eie
e altre due anepigrafi. Alcune di esse non appartengono a faraoni, ma a
personaggi importanti (come quella del cancelliere Bai, KV13) e anche ad animali. A
queste si deve aggiungere una ventina di pozzi, il cui scavo non fu mai portato
a termine.
Deir el-Bahari
La
zona di Deir
el-Bahari chiude la spianata dell’Asasif, ed è separata dalla Valle
dei Re da un’alta falesia, che fa da cornice naturale ai templi di Montuhotep,
di Hatshepsut
e di Thutmosi
III. Delle tre terrazze sovrapposte, delimitate su un lato da
portici, che costituiscono il tempio di Hatshepsut, quella superiore fu
riutilizzata come convento dai monaci copti.
L’Asasif
L’Asasif
fu destinato a luogo di sepoltura dei funzionari tebani a partire dagli inizi
del II millennio, sebbene le tombe più imponenti risalgano alla XXV
e XXVI
dinastia: quelle di Harwa, di Montuemhat, di Sheshonq e di Petamenofi
presentano piante complesse ma costanti, con cortili seguiti da stanze
sotterranee che conducono alla camera sepolcrale.
Del
tempio di
Amenhotep III, già smantellato durante la XIX dinastia, restano
poche tracce, come una grande stele relativa alla consacrazione dell’edificio
ad Amon
e alcune statue, tra le quale i Colossi di Memnone, che rappresentano il
faraone e si trovavano davanti al pilone d’accesso. Molti rilievi provenienti
da questo tempio sono stati rinvenuti nell’area del tempio di Merneptah, donde
proviene anche la “Stele d’Israele”.
Il Ramesseo
Il
tempio “dei
milioni di anni” di Ramesse II, la cui denominazione di Ramesseo
gli fu attribuita da Champollion nel 1829, presenta una pianta
classica, che servirà da modello al tempio di Ramesse III a Medinet Habu. È costituito da
due cortili preceduti da piloni, un atrio ipostilo, tre vestiboli ed altre
stanze annesse al santuario che ospitava la barca sacra.
Il
complesso è circondato da un muro di cinta e completato da magazzini, granai e
zone riservate all’amministrazione, costruiti in mattoni crudi, e dal palazzo
reale, al quale si accede dal primo cortile. Nei pressi dell’edificio
principale c’è il tempio di Tuia, madre del re, e di sua moglie Nefertari,
mentre altre cappelle di membri della famiglia regale si elevano nei pressi
delle cinte nord-occidentale e meridionale.
Durante
il I millennio a.C., il tempio servì da luogo di sepoltura per i sacerdoti
tebani. Nella XXIX dinastia, fu utilizzato come cava, e i blocchi dei templi di
Tuia e Nefertari furono reimpiegati per costruire edifici a Medinet Habu. Nel
IV secolo, infine, fu trasformato in chiesa dai copti.
Deir el-Medina
Il
tempio di
Deir el-Medina, consacrato a Hator e Maat, fu fatto erigere da Tolomeo IV ed ampliato dai suoi
successori fra il III ed il I secolo a.C. All’esterno dell’edificio, circondato
da un muro in mattoni crudi in cui si apre un portale d’accesso monumentale,
sono situati i magazzini. In epoca copta fu trasformato in monastero.
Gurna
Il
tempio di
Sethi I a Gurna, la cui costruzione cominciò durante il
regno di questo sovrano e fu terminata sotto Ramesse II, era consacrato ad Amon-Ra
ed era allo stesso tempo un luogo di culto di Ramesse I, per il quale fu
costruita una cappella nella parte meridionale dell’edificio. Dal primo cortile
si accedeva al palazzo reale, mentre all’esterno del tempio compaiono per la
prima volta i magazzini ed i granai, che diverranno in seguito un elemento
caratteristico dei templi “dei milioni di anni”.
Medinet Habu
La
località di Medinet
Habu occupa la parte meridionale della necropoli tebana, sulla riva
sinistra del Nilo. Nella XVIII dinastia, Hatshepsut e Thutmosi III
vi edificarono un tempio consacrato ad Amon, che fu in seguito ampliato e modificato
fino all’epoca tolemaica e romana. A nord si estende il lago sacro, mentre di
fronte al complesso templare si eleva il migdol,
una porta che richiama gli edifici fortificati siro-palestinesi o quelli del
Delta orientale. Costituiva l’ingresso principale della grande cinta in mattoni
di Ramesse
III, che circonda il suo tempio, i magazzini, i laboratori
artigianali, le abitazioni dei sacerdoti e dei funzionari e gli uffici
amministrativi. Di una seconda porta simile rimangono poche tracce. Fra il migdol ed il tempio di Ramesse III sono
ubicate le cappelle funerarie delle Divine Adoratrici di Amon, risalenti alle dinastie
XXV
e XXVI,
mentre annesso al tempio si trovava il palazzo reale, molto deteriorato.
A
nord-est di questo complesso affiorano le vestigia dei templi dei faraoni Eie e
Horemheb,
di Thutmosi
II e dell’architetto di Amenhotep III, Amenhotep figlio di Hapu.
A
sud-ovest si eleva un altro tempio, consacrato a Thot, conosciuto con il nome di Qasr el-Aguz,
che risale all’epoca tolemaica. Non lontano, sul sito di Malgata, si estendono il lago di
Amenhotep III, il suo palazzo e la città che lo circondava.
i grandi centri del delta
Heliopolis
A
nord di Menfi si trovava l’importante località religiosa di Heliopolis,
capoluogo del XIII
nomo del Basso Egitto. Dei grandi templi della città resta solo l’obelisco di
Sesostri I, presso il quale sono state scoperte tombe dei tori Mnevis. Alcuni
monumenti furono trasferiti nelle città del Delta o a Roma, mentre le pietre
dei templi vennero riutilizzate per costruzioni posteriori.
La
topografia della città non è del tutto nota; tuttavia, gli scavi hanno permesso
di riportare alla luce resti di installazioni portuali e sepolture, databili
dall’epoca predinastica all’epoca tarda, con una particolare concentrazione nel
III millennio a.C.
Tell el-Dab’a
La
città di Avaris,
eletta a capitale dagli Hyksos, è stata localizzata a Tell el-Dab’a,
nel Delta orientale. Fu fondata come proprietà regale alla fine del III
millennio a.C., ed era ancora abitata in epoca ramesside, quando la città di Pi-Ramesse,
situata immediatamente a nord, si espanse fino ai suoi quartieri
settentrionali. Sono state rinvenute tracce d’insediamento di epoca tarda e
romana. Lo sviluppo e l’importanza della città nel corso del II millennio a.C.
sono dovuti alla sua posizione strategica, al crocevia di una via di transito
fluviale, costituita dal ramo pelusiaco del Nilo, e terrestre, rappresentata
dalla “strada
di Horo”, tra il Sinai e la costa siro-palestinese.
Presso
Tell el-Dab’a sono stati individuati resti di un vasto insediamento della XII dinastia.
All’epoca di Amenemhat
I risale un quartiere a pianta ortogonale, chiuso a nord da un muro
di protezione, abitato dagli operai che costruirono la città e dalle loro
famiglie. In seguito, vi si insediarono immigrati di origine cananea, che
costruirono tombe a ridosso delle abitazioni. Nei pressi fu edificato un tempio
dedicato ad Amenemhat I, ingrandito da Sesostri III. Altre tombe erano destinate a
persone di origine asiatica, legate a tradizioni carovaniere. Nella XIV dinastia
furono costruiti alcuni templi d’impianto simile a quello dei santuari del
Medio Regno, con un cortile, una sala centrale affiancata da due camere di
culto e un muro di cinta circostante. Questi edifici sacri vennero distrutti in
epoca Hyksos, e tutta l’area fu destinata ad abitazioni.
Nel
medesimo periodo, circa 1 km ad ovest di Tell el-Dab’a, venne edificata una
residenza regale, circondata da un possente muro di cinta. La cittadella fu
rimaneggiata agli inizi della XVIII dinastia, e il palazzo fu decorato con pitture di
stile minoico.
Pi-Ramesse e Tanis
Agli
inizi della XIX
dinastia, Sethi I fondò la città di Pi-Ramesse, a nord di Avaris,
tra le attuali Qantir
e Khata’na.
Le costruzioni che vi si trovavano furono smantellate a partire dalla XXI dinastia,
per costruire le città di Tanis e di Bubastis: dunque oggi sussistono solo le
fondamenta degli edifici ed i resti delle necropoli.
Si
è individuato un quartiere riservato alle guarnigioni di cavalleria, in cui un
vasto cortile circondato da pilastri ottagonali risale al primo giubileo di Ramesse II.
A sud si trovava una vasta area artigianale, comprendente officine per la
lavorazione del bronzo ed altre in cui si trattavano i materiali più diversi.
Un settore della città era riservato alle scuderie, e vi si trovava un tempio
dedicato ad Astarte,
adorata a Pi-Ramesse insieme con Reshep. Nella città risiedevano varie comunità
straniere, come provano i materiali bronzei e ceramici rinvenuti.
Dai
palazzi della città provengono piastrelle di ceramica decorate e iscritte con
i nomi di Sethi I e Ramesse II, mentre molte statue ed obelischi che li adornavano
furono trasportati a Tanis (l’attuale San el-Hagar), nel Delta
nord-orientale.
La
sua localizzazione, le sue ampie dimensioni ed il ritrovamento di monumenti ed
iscrizioni a nome di Ramesse II, portarono i primi archeologi che vi lavorarono
a identificarla con Pi-Ramesse. Ricerche archeologiche approfondite, tuttavia,
hanno dimostrato che Pi-Ramesse e Avaris si trovavano più a sud,
rispettivamente a Qantir ed a Tell el-Dab’a. Tanis, invece, fu il luogo di
residenza e di sepoltura dei faraoni della XXI e XXII dinastia. La presenza nella città di
monumenti ramesside e di epoca precedente si spiega con la tendenza ad
utilizzare materiali prelevati da edifici più antichi per costruirne dei nuovi.
La
disposizione degli edifici religiosi di Tanis si ispira a quella dei templi di
Karnak. Il grande tempio di Amon, il lago sacro ed un tempio di Khonsu
si trovavano all’interno di una vasta cinta in mattoni, edificata da Psusenné I,
mentre quello di Mut era a sud-ovest, all’interno di una propria cinta.
Altre cinte furono costruite attorno a quella del tempio di Amon, la più grande
delle quali risale agli inizi della XXX dinastia ed ospita due templi.
A
sud dei principali edifici sacri, sono stati scoperti un tempio dedicato a Horo
ed una necropoli. All’estremità meridionale del sito è stata portata alla luce
una cinta entro la quale si trova un tempio orientato verso quello di Amon. Si
è supposto che il tempio settentrionale di Amon fosse stato concepito come la
replica di quello di Luxor. Nella cinta del tempio di Amon, a sud della porta
monumentale di Sheshonq
III, vennero scoperte sei tombe, con ricchi corredi, di sovrani
della XXI
e XXII
dinastia e di alti dignitari.
Sais
Nel
Delta occidentale sorgeva la città di Sais, la cui patrona, Neith, era adorata già nella I
dinastia. Sebbene le origini della città risalgano all’epoca protodinastica, le
più antiche vestigia portate alla luce sono databili al Nuovo Regno. Il suo
periodo di maggior splendore coincide con le dinastie XXIV e XXVI,
quando i regnanti la scelsero come capitale. Qui eressero templi e palazzi
all’interno di mura imponenti ed approntarono la loro necropoli, ma di tutti
questi edifici restano in situ solo pochi blocchi scolpiti.
Mendes
Nel
Delta orientale è ubicata Mendes. Occupata fin dalla metà del IV
millennio a.C., dovette rivestire una certa importanza nel III millennio, epoca
alla quale risalgono resti dell’insediamento e una vasta necropoli, dove
vennero innalzati, durante il Nuovo Regno, edifici sacri.
Mendes
raggiunse l’apogeo agli inizi del IV secolo a.C., quando i sovrani della XXIX dinastia
la scelsero come capitale. Neferite I si fece seppellire nella necropoli
situata ad est del tempio, come prova il ritrovamento della sua tomba,
profanata e distrutta da Artaserse III insieme al resto della città.
le oasi
Le
principali oasi
del Deserto Occidentale sono ampie depressioni formatesi durante il Pliocene,
circondate da alture rocciose ed alimentate da acque sotterranee. Da nord a
sud, si incontrano Siwa, Bahariya, Farafra, Dakhla e Kharga.
Farafra
A
Farafra,
la grotta dello uadi
el-Obeivid fu utilizzata fin dal 7000 a.C. Nell’oasi non sono ancora
stati rinvenuti resti di epoca faraonica, mentre sono state individuate
vestigia romane, in particolare a Ayn Besay.
Dakhla
A
Dakhla
sono stati portati alla luce i più antichi monumenti di epoca storica,
risalenti al III millennio a.C. Nel sito di Balat/Ayn Asil sono state scoperte le
vestigia di una città che ospitava il palazzo dei governatori. La necropoli si
trovava a Qila
ed-Dabba. Verso il 2100 a.C., la località fu abbandonata, per essere
di nuovo occupata durante il II Periodo Intermedio ed il Nuovo Regno.
Un
importante insediamento, risalente alle dinastie XXII-XXV, si trovava a Mut el-Kharab.
All’epoca romana si datano il tempio di Deir el-Hagar, dedicato ad Amon,
la cui costruzione e decorazione cominciarono sotto Nerone per terminare sotto Domiziano,
e la necropoli di Qaret el-Muzawwaqa, dove si trovano le tombe
di Petubasti
e di Petosiri.
Kharga
Nell’oasi
di Kharga,
preso la località di Hibis, Dario I eresse un tempio a pianta classica e
in stile egizio, in seguito ampliato da Hakori, da Nectanebo I e II
e dai Tolomei. Il tempio era dedicato ad Amon, mentre le cappelle innalzate sul tetto
erano consacrate ad Osiride. A Nadura si trovano i resti di un
tempio di epoca romana consacrato a Mut, oltre ad un piccolo edificio anepigrafe
forse dedicato a Khonsu. Le divinità della triade tebana sarebbero quindi
state adorate anche a Kharga in tre templi attigui.
Alla
stessa triade era consacrato il tempio tolemaico di Qasr el-Khueta, mentre quello
tolemaico-romano di Qasr ez-Zayyan era dedicato ad Amon di Hibis.
A sud dell’oasi si trovavano una necropoli tolemaico-romana ed il tempio e la
fortezza di Dush,
risalenti al I-II secolo d.C.
Sulla
collina di Bagawat,
infine, si stende il più importante complesso funerario cristiano d’Egitto,
databile tra il IV ed il X secolo.
Bahariya
Le
più antiche menzioni di Bahariya nei testi risalgono agli inizi del II
millennio a.C. Alla fine della XVIII dinastia risale la tomba del governatore
dell’oasi Amenhotep
Hui, situata a Qaret Helwa. Presso el-Qasr e el-Bawiti sono state individuate
cappelle e tombe risalenti alla XXVI dinastia. Nei pressi di quest’ultima
località, scavi recenti hanno portato alla luce un’importante necropoli di
epoca tolemaico-romana. A Qaret el-Farargi sono ubicate ampie catacombe
riservate agli ibis sacri, in uso dall’epoca saitica a quella romana; presso el-Tabinia
si erge un piccolo tempio a nome di Alessandro Magno, mentre a el-Haiz
è stato rinvenuto un vasto insediamento di epoca romana.
Siwa
A
Siwa,
nella località di Aghurmi, si trova un tempio risalente alla XXVI dinastia,
dedicato ad Ammone
e celebre per il suo oracolo, che sarebbe stato consultato da Alessandro
Magno. A Umm Ubeida si trovano i resti di un tempio di Nectanebo II,
mentre nel Gebel
el-Mawta sono scavate tombe databili tra la XXVI dinastia ed il periodo
tolemaico-romano.
elefantina e la frontiera meridionale.
fortezze e templi nubiani
Elefantina
Elefantina,
capoluogo del I
nomo dell’Alto Egitto, era la città più meridionale dell’Egitto.
Oltre che alla sua posizione strategica, la sua importanza era dovuta ai
commerci con la Nubia e l’Africa subtropicale, ma anche alle cave ed alle
miniere presenti nella zona. La località rivestì un ruolo economico e religioso
importante durante tutta la storia egizia, ed era ancora sede di una
guarnigione militare in epoca romana.
La
città antica, circondata da imponenti mura di cinta, occupa la parte
meridionale dell’isola, dove si trovano i templi di Khnum e Satet. Qui è ubicato anche il nilometro,
mentre un tempio di Amenhotep III e uno attribuito a Thutmosi III o
a Ramesse II,
situato a nord, furono distrutti nel 1822.
Il
tempio di Satet era inizialmente una semplice nicchia scavata fra due enormi
blocchi di granito. Nel corso del III millennio a.C. ed agli inizi del II, il
tempio venne ampliato con costruzioni antistanti, mentre nel Nuovo Regno il
complesso venne interrato ed il tempio ricostruito più in alto. Anche il tempio
di Khnum fu più volte rimaneggiato, fino ad essere interamente ricostruito
sotto Nectanebo
II. A nord-est del tempio si eleva un recinto sacro edificato agli
inizi del II millennio a.C. intorno alla cappella di Heqaib, un nomarca di Elefantina
della VI
dinastia, che fu venerato localmente.
Assuan
Sulla
sponda orientale del fiume, di fronte a Elefantina, si trova Assuan.
L’importanza della località aumentò in epoca persiana e tolemaica, quando vi fu
costruito un tempio di Iside nella zona meridionale. Un massiccio
muro in mattoni, risalente ai primi secoli del II millennio a.C., proteggeva la
strada che collegava Assuan a File.
La Nubia
A
sud della I cateratta si estendeva la Nubia, ove gli Egiziani eressero imponenti fortezze
in posizioni strategiche, come quelle di Serra est e di Buhen, e quelle di Khor,
Dabenarti,
Mirgissa,
Askut,
Shalfak,
Uronarti,
Kumma
e Semna,
tra la II e la III cateratta. Le fortezze sono andate distrutte sotto le acque
del lago Nasser, ma alcuni templi sono stati salvati e trasferiti nel giardino
del museo di Khartum.
Alla
medesima epoca risalgono molti templi della Bassa Nubia, tra cui quello di Amada,
iniziato da Thutmosi
III, o quello di Ellesiya. Grandi edifici sacri furono
innalzati da Ramesse
II, come quelli di Derr, di Uadi es-Sebua, di Gerf Husein, di Beit el-Wali,
oltre al colossale tempio rupestre di Abu Simbel, dedicato ad Amon-Ra, Ra-Harakhti ed allo stesso
Ramesse II, cui si affianca il tempio minore di Nefertari. Sulle pareti del
tempio principale, oltre a scene religiose ed alla raffigurazione delle
campagne militari del faraone, si trova quella del Gebel Barkal sotto forma di
cobra.
Ai
piedi di questa montagna sacra si trovano un grande tempio di Amon ed i resti
della città di Napata,
fondata da Thutmosi
III. Nei pressi si estendono le necropoli di Nuri e Kurru, dove si elevano le
piramidi dei sovrani della XXV dinastia e di Napata.
Altri
importanti templi si trovano più a nord: a Sedeinga e Soleb si innalzano quelli di Amenhotep III
e di Teie,
a Sesebi
vi sono quelli costruiti da Akhenaton e da Sethi I, a Kawa altri di Tutankhamon,
di Taharqa
e di sovrani meroitici. A Kerma sono state rinvenute talatat di un tempio di Akhenaton.
i grandi templi tolemaico-romani
In
epoca tolemaico-romana vennero fondate nuove città, e il Fayyum conobbe, oltre
ad un’ampia bonifica, una notevole attività costruttiva. Questi edifici
presentano una struttura
“a cannocchiale”, che ricalca quella dei grandi templi faraonici, in
cui i cortili e gli atrii, da ampi e luminosi, divengono sempre più piccoli ed
oscuri, fino a giungere al sancta sanctorum, ove era custodita la statua del
dio. Attorno agli ambienti principali si trovano cappelle, magazzini ed un
deambulatorio. Al tempio, circondato da un muro di cinta, si accede tramite un
pilone monumentale. Le colonne della facciata del vestibolo o dell’atrio
ipostilo, o di altre costruzioni, sono collegate da muri di intercolumnio, che
costituiscono, insieme con i capitelli vegetali eterogenei, una peculiarità
degli edifici sacri tolemaico-romani. I testi e le decorazioni incisi sulle
pareti vengono riprodotti in ogni tempio secondo convenzioni autonome che
rispecchiano le differenze cultuali regionali. In alcuni complessi templari si
adottano varianti architettoniche motivate da specifiche esigenze di culto o
dettate dalla conformazione dell’area su cui sorge l’edificio.
I
più importanti e meglio conservati santuari tolemaico-romani sono quelli di
Dendera, Esna, Edfu, Kom Ombo e File. Ad essi devono aggiungersi, in Bassa
Nubia, i templi di Kalabsha, di Dakka, di Maharraqa ed il chiosco di Kertassi,
trasferiti dalla loro sede originaria in una nuova posizione più elevata sulle
rive del lago Nasser, che altrimenti li avrebbe sommersi. Durante le operazioni
di salvataggio dei templi nubiani, quelli tolemaico-romani di Dabod,
Dendur
e Taffa
furono donati dall’Egitto rispettivamente alla Spagna, agli Stati Uniti ed
all’Olanda.
Dendera
Il
nucleo originario del tempio di Hator a Dendera, capoluogo del VI nomo dell’Alto Egitto, risale
al III millennio a.C. Venne restaurato durante il regno di Thutmosi III ed ampliato dai Tolomei,
mentre il primo atrio ipostilo fu costruito da Tiberio. Di pianta tradizionale,
presenta una terrazza sul tetto, dove sono ubicate le cappelle osiriache, in
cui si commemoravano la morte e la resurrezione del dio. Nello spessore dei
muri e nelle fonazioni dell’edificio di aprono cripte cui si accede attraverso
passaggi occultati con pannelli di pietra decorati e iscritti.
Ad
ovest del tempio di eleva il mammisi
di epoca romana, mentre a sud di questo edificio si trovano una basilica copta,
il mammisi di Nectanebo I ed il sanatorio.
Al di là di un pozzo che serviva da nilometro, si estende il lago sacro, mentre
a sud del tempio di Hator è situato quello di Iside, decorato sotto Augusto.
Oltre la cinta templare si estende una necropoli, le cui tombe appartenevano ai
funzionari locali della fine del III millennio a.C.
Esna
Il
tempio di Esna
era dedicato a Khnum
e ad altre divinità, tra cui Heka e Neith. Fu costruito sotto Tolomeo VI ed ingrandito sotto
l’imperatore Claudio,
che edificò l’atrio ipostilo. Nella località si trova anche una vasta
necropoli, utilizzata dagli inizi del II millennio a.C. all’epoca romana.
Edfu
A
Edfu,
capoluogo del II
nomo dell’Alto Egitto, si trovano monumenti databili dal III
millennio a.C. all’epoca tolemaico-romana. Il più importante è il tempio di Horo,
edificato dai Tolomei ed ampliato durante il Nuovo Regno. Il tempio presenta la
pianta tradizionale. A sud-ovest è ubicato il mammisi tolemaico, poi trasformato in chiesa. Al di fuori della
cinta del tempio si trovavano la città e la necropoli, utilizzate per tutta la
durata della storia egizia.
Kom Ombo
Il
tempio di Kom
Ombo, capoluogo del I nomo dell’Alto Egitto in epoca
tolemaico-romana, si eleva su di un’altura che domina il Nilo. Fondato agli
inizi del II millennio a.C., fu ampliato nel Nuovo Regno e ristrutturato in età
tolemaica e romana. I due sancta
sanctorum sono separati al centro da una cripta a tre piani. L’edificio è
circondato da un muro di cinta in cui si apre, a sud, il portale di Tolomeo XII,
presso il quale si trova la cappella di Hator. Ad ovest fu edificato il mammisi tolemaico, mentre a nord-ovest
sono ubicati il bacino
dei coccodrilli sacri ed un pozzo di epoca romana, dal quale partono
condutture d’acqua che circondano il tempio su tre lati.
Nella
località si trovano le vestigia di due villaggi, l’uno preistorico e l’altro,
risalente al III millennio a.C., circondato da un muro di cinta. Vi sono
ubicate una necropoli tolemaico-romana ed una di coccodrilli, falchi e ibis, un
piccolo tempio di epoca romana dedicato a Sobek ed i resti di una chiesa copta.
File e Biga
I
monumenti dell’isola di File furono trasferiti sulla vicina isola di
Agilkia per evitarne la sommersione sotto le acque del lago Nasser. L’isola di
Saliba fu invece destinata a sostituire quella di Biga, dove si trovavano un
tempio tolemaico-tomano e 365 tavole per offerte, sulle quali i sacerdoti
facevano libagioni quotidiane di latte a Osiride, qui miticamente sepolto.
Durante
l’opera di smontaggio del complesso architettonico di File, furono scoperti i
resti di edifici demoliti nell’antichità. Sotto l’atrio ipostilo si portò alla
luce il disegno inciso di un piccolo tempio innalzato da Amasi, mentre i resti di un
chiosco di Psammetico
II furono rinvenuti a nord della porta di Adriano, sotto le
fondazioni del tempio tolemaico. Agli inizi dell’epoca tolemaica, per edificare
il grande tempio furono smantellati gli edifici della XXVI dinastia e della XXX;
un chiosco, costruito da Nectanebo I, fu trasferito sul margine
meridionale dell’isola.
Il
tempio è preceduto da uno spiazzo fiancheggiato da un colonnato, da cui si
accede ai santuari minori di Arensnufi, di Imhotep e di Manduli.
Al di là del grande pilone si apre un secondo cortile, ove s’innalza il mammisi. Il secondo pilone immette
nell’atrio ipostilo, trasformato in chiesa copta nel VI secolo d.C., da cui si
penetra nelle stanze più interne del tempio e nel sancta sanctorum.
Ad
ovest del muro di cinta che circondava il tempio, si trova la porta di Adriano;
ad est si eleva il chiosco di Traiano, mentre a nord-est vi era
il tempio dedicato alla città di Roma e ad Augusto. Di fronte s’innalza la
porta monumentale di Diocleziano.