ITALIANO: CESARE
PAVESE
BIOGRAFIA
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Cesare Pavese
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Cesare Pavese nasce nelle Langhe, a S.
Stefano Belbo in provincia di Cuneo nel 1908 da una famiglia di piccolo
borghese trasferitasi poi a Torino, dove rimase per gran parte della sua vita,
abitando presso la casa della sorella Maria.
Rimase sempre legato alle Langhe nelle quali tornò ogni estate della sua
fanciullezza.
Le Langhe saranno per Pavese sempre un luogo
“mitico”, una “casa” accogliente e rappresenteranno per lui una speranza di
sicurezza.
Quando nel 1916 i possedimenti paterni di S.
Stefano Belbo, dovranno essere venduti per le difficoltà economiche della
famiglia, Pavese vive questo distacco dalla casa natale come una perdita di una
parte di sé.
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S. Stefano Belbo (Cuneo)
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A Torino frequenta il liceo classico
“D’Azeglio” ove trovò come professore di italiano Augusto Monti, un personaggio
di spicco e noto scrittore antifascista, grazie ad esso Pavese, tra il 1923 ed
il 1926, partecipa a quel rinnovamento delle coscienze che a Torino si
concretizzava grazie anche all’opera di Gobetti e Gramsci.
Il carattere di Pavese, già timido ed
introverso, con la morte del padre, avvenuta in tenera età, subisce
un’ulteriore accentuazione della sua emotività e tendenza all’isolamento.
Le lettere dell’adolescenza sono già una
risposta, seppur ambigua, alla situazione umana e morale di Pavese, infatti in
esse cogliamo ciò che lo turba maggiormente
sul piano esistenziale, come il suicidio dell’amico Elio Baraldi,
l’incapacità di esternare il proprio amore per la compagna di classe Olga,
quest’ultima tema di meditazione sulla sua infelicità nelle lettere agli amici,
e ancora, la timidezza che lo rende incapace di ottenere un appuntamento con la
ballerina Pucci.
Nel 1927 si iscrisse all’Università degli
Studi di Torino, nel 1930 si laureò con una tesi, per la verità criticata,
sulla poesia “Foglie morte” di Whitman, appassionato estimatore della cultura
americana, insieme a Vittorini alimenterà un vero e proprio mito dell’America,
come terra dell’individualismo e della libertà, traducendo libri di autori
importanti come Dickens, Joyce, Melville…
Conseguita la laurea in lettere si dedicò
all’insegnamento, questo per qualche tempo, in seguito si occupò di traduzioni
e collaborazioni presso varie riviste culturali e testate giornalistiche.
Nel 1931, con la morte della madre, andrà ad
abitare presso la sorella Maria ove rimarrà fino alla morte.
Nel 1933 cominciò a lavorare presso la casa
editrice Einaudi, appena fondata dal suo amico Giulio Einaudi, il quale decide
di riunire alcuni giovani intellettuali torinesi tra cui, oltre a Pavese,
Vittorini, Ginzburg, Mila e Carlo Levi, fu uno dei principali collaboratori e
animatori di questa casa editrice.
Nel 1935 viene arrestato perché trovato in
possesso di alcune lettere indirizzate a una militante del partito comunista
clandestino, dopo alcuni mesi di carcere fu condannato a tre anni di confino a
Brancaleone Calabro, ma dopo un anno, in seguito a un condono, peraltro
ripetutamente chiesto sia da Pavese che dalla sorella Maria direttamente a
Mussolini, poté tornare a Torino.
Al suo ritorno a Torino nel ’36 ebbe due scottanti delusioni, venne a
conoscenza che la donna che amava sin dai tempi dell’università si era sposata
e che la pubblicazione sulla rivista culturale “Solaria” della sua raccolta di
poesie “Lavorare stanca” non ebbe il successo desiderato, queste delusioni (non
tanto la seconda quanto la prima), gli fanno sfiorare il suicidio.
Il lavoro intenso divenne per lui un’evasione
dall’angoscia, è infatti proprio il suo periodo più fecondo sia come scrittore
che come collaboratore della casa editrice Einaudi, nel 1937 l’incontro con
Vittorini gli consente di collaborare alla “Antologia Americana”.
La letteratura americana esercita da sempre
un profondo fascino su Pavese che grazie alla sua opera di traduzione e con la direzione di una collana Einaudi,
contribuirà a diffonderla nel nostro paese.
La vita di Pavese si rispecchia in quasi
tutte le sue opere, infatti l’esperienza del confino vissuta nel 1935 si
riscontra nel suo romanzo breve “Il carcere”, scritto tra il novembre del 1938
e l’aprile del 1939, ma pubblicato solamente nel 1948 accoppiato a “La casa in
collina” , in un volume complessivo intitolato “Prima che il gallo canti”,
seguono “Paesi tuoi” nel 1939, pubblicato nel ’41, “La bella estate” scritto
nel ’40, ma pubblicato solo nel 1949, sempre nel 1940 Pavese scrisse il romanzo
breve “La spiaggia” dapprima apparso sulla rivista romana “Lettere d’oggi” e
successivamente pubblicato postumo nel 1956 da Einaudi.
Sempre nel 1940 Pavese è impegnato in diverse
attività, continua ad elaborare la sua teoria del mito, che darà i primi
risultati con la pubblicazione di “Feria d’agosto” del 1946, inoltre è a capo
della sezione romana della casa editrice Einaudi, sempre di questi anni è il
suo amore per Fernanda Pivano.
Il 1940 è un anno intenso per Pavese infatti
proprio in questo anno pubblica una nuova edizione di “Lavorare stanca” ora
diviso per sezioni e aumentato di poesie scritte tra il ’36 e il ’40.
La guerra è vissuta da Pavese come un fatto
lontano e pieno di rimorsi, infatti per problemi di salute, dapprima non venne
chiamato alle armi e, dopo l’8 settembre 1943, quando quasi tutti i colleghi e
gli amici partecipano ad organizzare la guerra partigiana, Pavese lascia la città
bombardata e in mano ai tedeschi per rifugiarsi presso la casa della sorella a
Serralunga, dove rimase nascosto, qui ebbe un periodo di forte crisi interiore
che lo portò dopo la liberazione, ad iscriversi al Partito Comunista Italiano
al quale rimase legato fino alla fine.
Nel 1946 scrisse un romanzo politico
intitolato “Il compagno” che verrà premiato con il premio Salento, pur essendo
giudicato freddamente dalla critica.
Sempre in quegli anni conclude i “Dialoghi
con Leucò” e tra il 1947 e il 1948 si dedica alla stesura della “Casa in
collina”.
Inizia una collaborazione con il giornale
“L’Unità” dove pubblica una serie di articoli sul ruolo dell’intellettuale e
sui rapporti letteratura – società, tra i nuovi autori Pavese promuove la
pubblicazione di “Sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino.
La militanza politica nel partito non aiuta
Pavese, anzi si ritrova sempre più isolato perché non accetta la “linea”
ufficiale del comitato centrale, questo lo spinge a tornare agli studi, con i
quali approfondisce la costruzione di una poetica personale incentrata sul
significato conoscitivo e antropologico del mito.
Gli ultimi romanzi sono la testimonianza di
quel gioco di simboli che trasfigurano le cose quotidiane e danno loro un
significato e un valore, di questo suo periodo sono: “La bella estate” ed
infine “La luna e i falò”, quest’ultimo è il romanzo della piena maturità, il
suo capolavoro che lo fa risaltare alla critica e con il quale vinse nel 1950
il premio “Strega”.
In questo periodo va incontro all’ultima
grande delusione, la più drammatica: la storia d’amore con Constance Bowling,
un’attrice americana conosciuta a Roma, dopo giorni intensi di felicità la
storia d’amore si interrompe perché la ragazza torna in America.
Proprio mentre la sua attività di scrittore
raggiunge l’apice della notorietà, per Pavese la vita non sembra più
sopportabile, nel marzo del 1950 annota sul suo diario “ Non ci si uccide
per amore di una donna, ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci
rivela nella nudità, miseria, infermità, nulla”; per questo nulla, la sera
del 27 agosto 1950, dopo essere passato a salutare i suoi amici nella redazione
torinese de “L’Unità”, si uccide con dei barbiturici in una stanza d’albergo a
Torino.
Sul comodino un biglietto: “Tutto fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriverò più”.
REALISMO E SIMBOLISMO
Scrivere per Pavese significa innanzitutto
costruire se stesso come uomo.
Egli lavora, nelle diverse forme del suo
impegno, intorno a due temi:Realismo e Simbolismo.
Nelle sue opere è presente la realtà, ma
questa viene analizzata attraverso i simboli, i miti della nascita e della
morte e il contrasto, irrisolto, amore-sessualità.
Il tema predominante per Pavese è il mito,
cioè, “l’indistinto in fondo alla nostra coscienza” , “l’elemento primordiale
della coscienza” e che attraverso il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza
prefigura il nostro rapporto con le cose, o meglio, il nostro destino umano.
Egli considera il luogo della nascita e
dell’infanzia come un emblema del destino di libertà e di autenticità propria
di ogni uomo.
Una sua opera maggiore di realismo simbolico
è senza dubbio “Paesi tuoi”, considerato, erroneamente, dalla critica del tempo
come un romanzo “neorealista” che raccontava semplicemente una tragedia
rusticana di fine Ottocento.
Il giudizio della critica ovviamente non
piacque a Pavese.
PAVESE E LA LETTERATURA AMERICANA
Il mito americano nasce, in Italia,
attraverso la cultura di un’intera generazione che si opponeva al fascismo non
solo politicamente e civilmente, ma anche proclamando la propria libertà
culturale e il luogo che incarnava questa libertà era appunto l’America.
La letteratura americana era una letteratura
giovane e proprio per questo non appesantita da una tradizione letteraria
secolare, come era invece quella del vecchio continente.
Insieme a Vittorini, Pavese, contribuirà
notevolmente alla diffusione della letteratura americana in Italia.
La sua “carriera” come traduttore e diffusore
della cultura americana nasce nel 1930 sulla rivista “Cultura”, dove Pavese
pubblica un saggio sullo scrittore americano Sinclair Lewis, che in quell’anno
aveva ricevuto il premio Nobel per la letteratura, di seguito gli viene
affidata la traduzione de “Il nostro signor Wrenn”, ha qui inizio la sua
attività di traduttore.
PAVESE E IL NEOREALISMO
Definire Pavese uno scrittore neorealista è
sicuramente errato, o perlomeno, non è esatto.
Vediamo innanzitutto il significato del
Neorealismo:esso nasce da uno stato d’animo, da una volontà di voler influire
sul reale e dal bisogno di testimoniare e raccontare i fatti nel modo più reale
possibile, le opere neorealistiche sono una fedele copia della realtà.
Il fenomeno del Neorealismo non era un
movimento prettamente legato alla letteratura, anzi, le sue maggiori
rappresentazioni le possiamo trovare nell’ambito cinematografico nella
produzione di grandissimi film come: “Ossessione” (1942) di Luchino Visconti,
“Roma città aperta” (1945) e “Paesà” (1946) di Roberto Rossellini, e “Ladri di
biciclette” (1948) di Vittorio De Sica, questi film erano imperniati intorno
alla realtà del nostro Paese, la trasposizione della realtà era così ricercata
che gli attori che li interpretavano erano presi dalla strada.
Pavese pur avendo numerosi punti di contatto
con il Neorealismo, alla cui affermazione effettivamente concorrerà, essendo
stato a lungo ritenuto un maestro di questo g 434h76e enere, è comunque molto diverso
principalmente per un motivo: lo scopo del Neorealismo è, come già detto in
precedenza era riportare la realtà del periodo senza modificarla o
personalizzarla quindi con l’unico scopo, appunto, di raccontare i fatti.
I personaggi dei romanzi di Pavese, in
prevalenza contadini delle Langhe od operai e popolani della periferia
torinese, rientrano sicuramente nella tipologia neorealista e quindi racconta
anche egli la realtà, ma il suo fine, rispetto al Neorealismo, era quello di approfondire la problematica interiore ed
esistenziale dell’uomo.
RELAZIONE SUL LIBRO: “LA SPIAGGIA”
Cesare Pavese scrisse il romanzo breve “La
spiaggia”, tra il 1940 e il 1941, il romanzo è scritto in prima persona.
Narra la storia di un professore torinese
(in cui Pavese si identifica) che dopo diversi anni ritrova l’amico d’infanzia,
Doro, sembra rinascere l’amicizia, il professore però nota dei strani
cambiamenti nell’amico.
Doro invita l’amico professore al mare,
nella sua villa sulla costa ligure, ma quando questi sta per raggiungerlo al
mare, improvvisamente Doro gli comunica che andrà lui a Torino per passare
qualche giorno insieme e ricordare i vecchi tempi.
I due tornano nelle Langhe, terra della loro
infanzia, e per qualche giorno Doro il vecchio ritrova se stesso, ma quando
finisce questa vacanza e si dirigono sulla costa ligure, Doro ritorna
improvvisamente irrequieto, la storia prosegue poi per tutto il romanzo
descrivendo la vacanza al mare, la società, i divertimenti estivi, l’apparente
calma e spensieratezza, risaltando però al tempo stesso il vuoto interiore dei
personaggi.
È l’analisi di una società, l’alta
borghesia, in cui si risalta, apparentemente, la gioia di vivere e l’assenza di
problemi, ma alla fine ciò che risalta veramente è il vuoto interiore di queste
persone così ricche, ma al tempo stesso così vuote e annoiate dalla vita.
La prima sensazione che risalta è la non
descrizione fisica dei personaggi del romanzo, mentre vengono descritti
minuziosamente i gesti, le posizioni e le espressioni dei personaggi.
Il romanzo è scritto in prima persona e
ruota nella sua quasi totalità intorno al personaggio del professore torinese,
una persona pacata e pacifica.
Il romanzo è
ambientato in Italia, tra le Langhe vicino Torino, Genova e la costa ligure,
l’ambiente che circonda i personaggi viene descritto raramente eccetto nel caso
della natura, che a tratti viene esaltata e descritta nei particolari.
Il Pavese descrive la natura dei suoi luoghi
d’origine mentre solo in rari casi descrive la natura della costa ligure
(esalta la pianta d’ulivo che ha vicino al suo alloggio in più occasioni, per
poi disprezzarla quando sente di doversene andare via), trovo strano che non
venga descritto quasi per niente il mare, coreografia costante di buona parte
del romanzo.
Il romanzo è molto realistico nel suo
insieme, i suoi personaggi sono quasi insignificanti, di loro si conosce poco o
niente, vengono usati per descrivere momenti ed eventi e basta, per loro non
c’è altro spazio, anche il suo amico Doro, per lunghi tratti scompare senza
lasciare traccia.
E’ proprio questa caratteristica dei
personaggi (l’essere insignificanti e non sempre protagonisti), che rende il
romanzo realistico, perché riflette quello che accade veramente nella realtà,
dove ognuno di noi ha sì una sua storia, ma questa non interessa a nessuno.
Mostra una società vuota, con il solo
intento di divertirsi, molto superficiale e infatti molti dei personaggi non
hanno una loro identità, non sanno cosa vogliono esattamente, sono felici, ma
al tempo stesso tristi e vuoti.
Anche in questo romanzo pavesiano notiamo un
ritorno alle origini, alle Langhe, la ricerca dell’infanzia.
L’estate finisce e con se l’amicizia,
ognuno ritorna alla sua vita, magari con la speranza di aver riempito in parte
quel vuoto interiore.
RELAZIONE SUL
LIBRO: “PAESI
TUOI”
Paesi tuoi, un romanzo breve di Cesare
Pavese, è stato scritto tra il giugno e l’agosto del 1939, il romanzo è scritto
in prima persona, ma lo stesso Pavese fece poi notare in seguito che i pensieri
di Berto, alle volte troppo intellettuali, dovevano essere assimilati a una
terza persona.
Racconta la storia di un meccanico, Berto, e
un “goffo” contadino, Talino, che si conoscono in carcere a Torino, salta
subito evidente che c’è un confronto tra campagna e città, infatti sono uno
l’opposto dell’altro per abitudini, atteggiamenti, personalità.
Dopo aver condiviso per 15 giorni il carcere
vengono rilasciati lo stesso giorno e Berto, pur non nutrendo amicizia o stima
verso Talino si lascia convincere da quest’ultimo a seguirlo nella sua cascina
nelle campagne torinesi, che in vista della trebbiatura del grano ha bisogno di
un meccanico che si occupi della trebbiatrice.
Berto, dopo varie ripensamenti, e
soprattutto dopo essere stato cacciato di casa dalla sua affittuaria, e senza
uno straccio di lavoro, decide così di andare per qualche tempo in campagna per
guadagnare qualcosa, o perlomeno avere un posto dove mangiare e dormire.
Talino anche se goffo e campagnolo è astuto
e “torbido”, infatti all’inizio della storia pur non dimostrandosi cattivo non
è mai chiaro nei suoi atteggiamenti e nelle sue parole, raccontando a Berto
delle bugie.
Arrivati a casa di Talino, dopo un’estenuante
viaggio in treno, vengono accolti da Viverra, il padre di Talino, uomo
scorbutico e furbo. ma grande lavoratore.
E così tra le vicende della campagna, i
giorni scorrono lenti.
Berto subito dopo il suo arrivo comincia ad
analizzare i componenti della famiglia di Talino, soprattutto le sorelle, che
vengono descritte come donne rozze, “dure”, robuste come uomini, ma una di
loro, Gisella, è diversa dalle altre, è più aggraziata, femminile, tra loro
nasce giorno dopo giorno un amore, fatto di sguardi fugaci, parole sussurrate e
incontri segreti.
Tutto questo purtroppo non sfugge a Talino,
che da goffo contadino che sembrava, rivela la sua vera natura malvagia e
bestiale!
Egli oltre che malvagio è anche un codardo,
perché il fine nascosto del portare Berto nella sua cascina era quello di avere
una guardia del corpo, dato che aveva molte inimicizie dovute al fatto che
aveva incendiato una cascina (oltre ad altre cose).
È codardo e
malvagio, perché viene alla luce che lui ha avuto rapporti incestuosi con la sorella
Gisella (simbolismo amore – sessualità) e quando si accorge del rapporto di
questa con Berto si ingelosisce.
Dapprima la sua gelosia si manifesta con
battute taglienti nei confronti di Berto e Gisella e poi si conclude nel giorno
della trebbiatura con l’assassinio di Gisella, rea di averlo mandato in carcere
per l’incendio della cascina e poi in seguito per il rapporto con Berto.
Alcuni tratti del romanzo sono a dir poco
stravaganti, come Berto che ogni volta che guarda le colline intorno la cascina
di Talino le accosta a delle mammelle, questo evento è presente più volte nel
romanzo.
Dopo il mortale ferimento di Gisella si
continua a lavorare come se nulla fosse successo e cosa ancor più brutta alla fine del romanzo
c’è un’omertà, sempre presente, manifestata in modo “sottile” e che viene fuori
prepotentemente nell’ultima parte quando Talino viene salvato dall’arresto.
Il romanzo è pieno di metafore, alcune molto
difficili da cogliere altre invece evidenti, come per esempio “Talino faceva
degli occhi da sembrare un caprone”, secondo la mia opinione, voleva mettere in
risalto la sua vera persona, oppure la descrizione della gente di campagna
dedita solamente al lavoro, quasi senza altri valori, imbruttita
all’inverosimile fisicamente, quasi fossero delle bestie.
La fine del romanzo mi lascia perplesso,
perché Gisella è sì condannata a morire per il colpo datole da Talino, ma il
romanzo finisce che lei è ancora in agonia e quindi la tragedia è troncata dando così toni ancora più forti al romanzo.
RELAZIONE SUL
LIBRO: “LA
LUNA E I FALÒ”
Il romanzo "La luna e i falò" di
Cesare Pavese è il viaggio nel tempo di un trovatello cresciuto bracciante in
una fattoria delle Langhe, emigrato in America, e tornato con un po’ di fortuna
nelle sue campagne. Elemento, a mio avviso importante, è il ricordo: tornando
nel paese d’origine,oltre ad avere una qual sorta di nostalgia di esso,
riscopre moltissime cose naturali, come le aie, i pozzi le voci, i canneti, ,
gli odori delle fascine, le vigne, o determinati paesaggi che, emigrando in
America, si era dimenticato. Appena arrivato alla sua patria ritorna a rivedere
i luoghi di quando era bambino, ma si sente quasi imbarazzato del suo
comportamento, si vergogna dei suoi capi d’abbigliamento, di non essere più in
grado di andare in giro scalzo come un tempo; non riesce a convincere i suoi
amici che un tempo era stato anche lui una persona semplice come tutti gli
altri paesani. Pensa inoltre che se non avesse preso la decisione a tredici
anni di andarsene, anche egli avrebbe fatto la vita da contadino e non sarebbe
mai uscito dalla valle del Belbo. Non si sente a suo agio tra la gente del
paese, in quanto , avendo fatto fortuna, aveva preso atteggiamenti, modi di
fare e di vestire troppo differenti. Inizialmente, appena partito dalla patria,
non si sente a proprio agio: infatti per le strade di Genova sente la mancanza
di tante piccole cose apparentemente futili, ma per lui importanti. Egli si fa
raccontare da Nuto, la fine dei suoi famigliari, come ad esempio il Padrino, va
a trovare i suoi amici di infanzia, ma si accorge che tutto è cambiato. Egli
trascorre molto tempo con Nuto, un suo vecchio amico d’infanzia, che gli
racconta gli avvenimenti più importanti avvenuti nel periodo della sua assenza;
ricordano anche la sua famiglia, la casa e il luogo dove svolse il suo primo
lavoro, quello svolto nei campi quando era giovane;racconta a Nuto del suo
incontro a Genova con la ragazza americana e dei lavori che svolse là. In
questo libro troviamo molti temi; abbiamo il tema del ritorno: il protagonista
ritorna a S. Stefano Belbo, da dove era partito ancora ragazzo per recarsi in
America, dove si è arricchito, e ora invece può permettersi una vita agiata.
Non è più il ragazzino che veniva mandato a lavorare nei campi, ma è qualcuno oggi
che potrebbe essere a sua volta padrone. Ritorna con la mente a quella che è
stata la vita da ragazzo, però vista alla luce dei nuovi tempi e si trasforma
in una ricerca dell’identità del protagonista con il mondo che, oggi, davanti a
se, vede ovviamente cambiato. Sotto il punto di vista storico, tutto è
cambiato:c’è stata la guerra, la Resistenza, ma è cambiato soprattutto perché è
cambiato lui stesso. Ultimo tema pavesiano che ricorre in questo romanzo è la
morte: nelle pagine finali un personaggio, Valino, compie l’eccidio della
propria famiglia e dà fuoco alla casa. Accanto a questo c’e la morte di Irene e
Santina, due delle ragazze che il protagonista aveva conosciuto da bambino.
Pavese raccoglie alcuni miti: il mito della città e della campagna, della fuga
e del ritorno e anche, chiaramente, il mito dell’America, che rimane solo un
sogno, perché in America non c’è mai andato. Vengono inoltre narrati anche i
suoi odii, i suoi interessi, la sua curiosità di conoscere e capire la vita
contadina.
STORIA: IL
SECONDO DOPOGUERRA IN ITALIA
PANORAMICA
GENERALE
La guerra del 1914-18 era stata
soprannominata "mondiale" perché ad essa avevano partecipato anche
paesi extraeuropei e perché aveva avuto una risonanza mondiale, anche se le
battaglie di gran lunga più importanti erano state combattute sui fronti
europei.
La guerra del 1939-45, invece, aveva
veramente coinvolto tutto il mondo: in Asia, nel Pacifico e in Africa si
combatté non meno aspramente che in Europa.
Il conflitto travolse anche le popolazioni
civili: città bombardate, campagne devastate, milioni di persone deportate in
massa o costrette a fuggire dinanzi all'incalzare della guerra. I morti della
prima guerra mondiale furono circa 10 milioni, quelli della seconda almeno 50
milioni, di cui forse la metà civili.
Si colpì non solo il
nemico armato, ma anche l'inerme cittadino, quando lo si scopriva appartenente
a una razza diversa. Si crearono campi di sterminio simili a vere e proprie
fabbriche per eliminare migliaia di uomini al giorno: 4 milioni dall'inizio
alla fine della guerra, nel solo campo di Auschwitz. Si giunse a uccidere
migliaia e migliaia di persone in pochi minuti di bombardamento aereo; la
guerra si concluse con lo scoppio della bomba atomica, che da sola era bastata
a distruggere una grande città.
Rimarginate le ferite della guerra, le
condizioni economiche dei paesi più ricchi si avviarono verso un continuo
progresso; si accrebbero così le distanze fra i paesi poveri ancora affamati,
come l'India, molti paesi dell'Estremo Oriente, gran parte dell'Africa e
dell'America meridionale, e i paesi ricchi, che sembravano soffrire di nuovi
mali nati proprio da un eccesso di ricchezza, dalla subordinazione di tutti i
valori individuali e sociali al potere economico, dall'esigenza di produrre e
consumare sempre di più (e' quella che oggi si chiama la "civiltà dei
consumi"), stimolando per reazione la protesta e la ricerca di nuovi
diritti, di una nuova libertà.
LA RIPRESA DEMOCRATICA IN
ITALIA
All'indomani della liberazione l'Italia
riprendeva il corso della sua vita democratica, dopo la lunga pausa dovuta alla
dittatura fascista. Era un'esperienza del tutto nuova per gran parte dei
cittadini, e anche se molti uomini politici del mondo prefascista assunsero importanti
responsabilità, è certo che il collegamento col passato, dopo le drammatiche
esperienze vissute, era assai difficile.
Al di là dei problemi politici, di fronte
agli Italiani stava la tragica realtà economica. Le campagne, devastate dalla
guerra e abbandonate dai contadini, producevano solo la metà del grano che
veniva prodotto nel periodo prebellico.
Le grandi città avevano subito massicci
bombardamenti e molte erano semi distrutte: le vie di comunicazione erano
interrotte (per quasi un anno fu assai difficile persino il collegamento tra
Milano e Roma), il materiale ferroviario quasi interamente distrutto; la flotta
mercantile, prima della guerra una delle maggiori del mondo, in gran parte
affondata. Le difficoltà di collegamento e d'approvvigionamento delle materie
prime, in particolare di quelle provenienti dall'estero, impedirono che si
potesse sfruttare a fondo la capacità produttiva delle nostre industrie,
rimasta relativamente integra anche grazie alla vigilanza operaia (le
distruzioni non superavano un quarto del totale degli impianti). La necessità
primaria era dunque di lavorare intensamente per ricostruire il paese e a
questo scopo la via più breve era il ricorso all'aiuto che ci veniva offerto
dagli americani.
Grazie a questi aiuti e alla compressione
dei salari (i lavoratori, colpiti da una fortissima disoccupazione, dovettero
limitare le rivendicazioni economiche) si poté riavviare la macchina della
produzione e stimolare l'iniziativa privata.
I risultati economici furono notevoli: si ebbe una rapida ricostruzione, cui
seguì una ripresa straordinaria dello slancio produttivo, tanto che quindici
anni dopo si parlava con ammirazione nel mondo del miracolo economico italiano.
La produzione si sviluppò tuttavia in modo disordinato anche per la mancanza di
un'efficace controllo da parte dei pubblici poteri, soprattutto in materia
fiscale, fatto grave questo, le cui conseguenze si dovevano avvertire più
tardi.
Anche il risveglio culturale del paese fu
straordinariamente vivace.
L'esperienza violenta della guerra e degli
anni della Resistenza, la speranza d'un futuro migliore, la caduta delle
barriere che avevano isolato per tanti anni la nostra cultura da quella
europea, aprirono orizzonti nuovi e stimolarono un nuovo fervore creativo. Si affermarono
scrittori nuovi, il nuovo cinema italiano sorprese e commosse le folle del
mondo.
Erano forme d'espressione fresche, dirette,
anche crude della realtà, dopo tanti anni di retorica e di torpore morale.
Il nostro movimento intellettuale contribuì
moltissimo a ricreare i necessari legami spirituali con gli altri paesi dai
quali per molto tempo il nostro destino era stato diviso.
DALLA LIBERAZIONE
AL REFERENDUM ISTITUZIONALE
Sul piano politico, ai partiti, che
rappresentavano il principale legame con l'Italia prefascista, si ponevano
difficili problemi di adattamento alla nuova realtà economico-sociale.
Bisognava tener conto, oltre tutto,
dell'inserimento di fatto dell'Italia nella sfera d'influenza anglo-americana.
Così la Democrazia Cristiana, erede del Partito Popolare, venne ad assumere il
ruolo di baluardo contro l'avanzata del comunismo e a mettere in secondo piano
le esigenze di rinnovamento pure sentite da molti suoi uomini.
Il Partito Socialista era diviso tra una
maggioranza favorevole alla collaborazione coi comunisti e una minoranza che vi
si opponeva. Il Partito Comunista, invece, sotto la guida di Togliatti rinunciò
alla prospettiva di una rivoluzione immediata e si dedicò a una paziente opera
di allargamento dell'elettorato e di penetrazione nelle organizzazioni
sindacali.
Accanto a questi "partiti di
massa" si muovevano formazioni politiche minori, pur se guidate da uomini
di grande prestigio: il Partito Repubblicano, che si richiamava agli ideali
mazziniani; il Partito d'Azione e la Democrazia del lavoro, che sarebbero
scomparsi presto dalla scena politica, il Partito Liberale, conservatore e
difensore dell'iniziativa privata.
Il 25 aprile 1945 il CLN, che controllava
ormai completamente la situazione nelle regioni settentrionali, assunse tutti i
poteri civili e militari e nel giugno seguente designò FERRUCCIO PARRI,
l'animatore della nostra Resistenza nazionale, come capo d'un governo al quale
parteciparono i partiti Comunista, Socialista, Democristiano, Democratico del
lavoro, Liberale e d'Azione. Il Partito d'Azione chiese che si mantenessero in
vita, come organi locali, i Comitati di Liberazione, ma non fu sostenuto dagli
altri partiti, neppure della Sinistra. Gli stessi comunisti, che in pratica li
controllavano, ne accettarono la soppressione, puntando le proprie carte
sull'esito delle elezioni ormai prossime. Questi contrasti determinarono in
novembre la caduta del governo Parri al quale succedette, un mese dopo, un
nuovo governo presieduto dal democristiano ALCIDE DE GASPERI. Gli altri partiti
continuarono a collaborare, nonostante l'irrigidimento nei rapporti tra i due
blocchi sul piano internazionale acuisse le divergenze politiche all'interno
della nuova coalizione.
Perché l'Italia potesse intraprendere il suo
cammino verso la ricostruzione e la democrazia, andava innanzitutto risolto il
problema istituzionale decidendo, mediante un “referendum nazionale”, nel quale
per la prima volta in Italia il voto veniva esteso alle donne, se mantenere la
monarchia sabauda o dare al paese l'istituzione repubblicana.
Vittorio Emanuele III, direttamente
compromesso con l'abbattuta dittatura fascista, abdicò il 9 maggio 1946 in
favore del figlio Umberto. Ma il regno di UMBERTO II fu assai breve: il 2
giugno, con una maggioranza di due milioni di voti (12.718.019 contro
10.709.423), nasceva la Repubblica Italiana. Il giurista napoletano ENRICO DE
NICOLA ne diveniva il presidente provvisorio, mentre i Savoia prendevano la via
dell'esilio.
I PRIMI GOVERNI
REPUBBLICANI E LA COSTITUZIONE
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Copertina
dell' "Illustrazione Italiana" 9 febbraio 1947
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Nell'elezione dei rappresentanti dell''Assemblea Nazionale Costituente, i
democristiani ottenevano un importante e in qualche modo inatteso successo
rispetto ai socialisti e ai comunisti. Questi tre partiti costituirono un
governo ancora guidato da DE GASPERI, che affrontò decisamente il fondamentale
problema della ricostruzione.
Furono create in questo periodo le regioni
autonome, VAL d'AOSTA, TRENTINO - ALTO ADIGE, SICILIA e SARDEGNA (alle quali
più tardi s’aggiungerà il FRIULI - VENEZIA GIULIA). Nelle isole, soprattutto in
Sicilia, s'era intanto sviluppata una tendenza al separatismo.
Nel febbraio del 1947 l'Italia siglava a
Parigi il trattato di pace con le nazioni vincitrici. Oltre alle colonie e al
Dodecanneso, restituito alla Grecia, l'Italia cedeva l'Istria e parte della
Venezia Giulia alla Jugoslavia e alla Francia, tra l'altro, l'alta valle Roja
con Briga e Tenda. La città di TRIESTE venne posta sotto l'amministrazione
anglo-americana e solo nel 1954 fu restituita all'Italia in cambio della
cessione alla Jugoslavia dei territori a sud della città.
A conferma dell'ottimo clima in seguito
stabilitosi nei rapporti tra Italia e Jugoslavia, il trattato di Osimo nel 1975
regolò definitivamente i problemi di confine tra i due stati.
Nel luglio del 1947 all'interno del Partito
Socialista, legato allora ai comunisti da un patto d'unità d'azione, si
verificò una scissione che portò alla fondazione del nuovo partito
socialdemocratico; quest'ultimo, pur accettando i postulati del socialismo, era
contrario all'unità d'azione coi comunisti.
I° LEGISLATURA – CAMERA DEI
DEPUTATI

I° LEGISLATURA
– SENATO DELLA REPUBBLICA

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Tale scissione permise alla Democrazia
Cristiana di rinunciare alla collaborazione dei partiti dell'estrema sinistra.
Alcide De Gasperi che, dopo un viaggio in America e poco prima della scissione
socialista aveva costituito un governo senza i comunisti e i socialisti, formò,
dopo le elezioni del 18 aprile 1948 che diedero la maggioranza assoluta dei
seggi alla Democrazia Cristiana, il primo governo di coalizione coi partiti di
centro(liberali, socialdemocratici,repubblicani).
Questa formula di governo fu detta
"quadripartito" e aprì la fase dei governi "centristi" in
cui la Democrazia Cristiana aveva un peso preponderante.
All'opposizione rimasero le forze di
sinistra (comunisti e socialisti), sia quelle di estrema destra, che diedero
vita al Partito Monarchico e al Movimento Sociale Italiano. L'ultimo atto
unitario dei partiti usciti dalla Resistenza fu l'elaborazione della
'Costituzione', il documento su cui si sarebbe basata la nascente democrazia
italiana. Entrata in vigore il primo gennaio 1948 la Costituzione sanciva che
la Repubblica era retta su sistema parlamentare. Pur se destinata a restare per
diversi anni parzialmente mai attuata, anche in istituti fondamentali, la
Costituzione ha orientato tutta la vita pubblica italiana successiva al 1948,
ed il processo di sviluppo del nostro paese e' stato segnato dalla progressiva
realizzazione di quanto in essa era stato scritto all'indomani della
Resistenza.
PROBLEMI DELLA RICOSTRUZIONE
E RIPRESA ECONOMICA
La ricostruzione economica e civile continuò
dopo il '47 nel clima politico esasperato dai riflessi della guerra fredda, il
meno adatto all'attuazione di quelle riforme di cui la società italiana aveva
bisogno per rinnovarsi autenticamente. I problemi continuavano ad essere assai
gravi: nonostante gli sforzi fatti, avevamo più disoccupati di qualsiasi altro
paese europeo; la nostra moneta aveva subito una svalutazione paurosa (5000
lire del 1947 valevano come 100 del 1938), le scuole funzionavano a fatica ed
erano comunque insufficienti; la frattura tra classi privilegiate e classi
popolari era accentuata dalla mancanza di approvvigionamento alimentare,
cosicché continuava una deplorevole pratica del "mercato nero", cioè
la vendita clandestina a prezzo maggiorato di generi alimentari rari o razionati,
che era cominciata negli anni della guerra. Andava intanto affrontato anche
l'aspetto attuale d'uno dei più antichi problemi della storia d'Italia: la
questione meridionale. Anche se molto di ciò che divideva nord e sud era
cambiato nel cammino percorso dal paese, restava da risolvere il problema del
divario economico tra le due parti della penisola. A parte la realtà geografica
che influiva sul diverso grado di sviluppo economico, pesavano sul problema le
conseguenze politiche create dagli ultimi anni di guerra, quando i contatti tra
nord e sud erano stati del tutto interrotti. Nei primi anni della
ricostruzione, mentre nel nord il capitale privato riavviava le grandi
industrie e incrementava la produzione, il sud mostrava scarsi segni di
risveglio. Per correggere questa tendenza, nel 1950 venne istituita la CASSA
PER IL MEZZOGIORNO che utilizzava denaro pubblico per incrementare lo sviluppo
industriale e agricolo nel meridione. Vennero potenziate le aziende industriali
di proprietà di enti pubblici (come L'IRI, Istituto per la Ricostruzione
Industriale, o l'ENI, Ente Nazionale Idrocarburi), facenti capo allo Stato.
Nel 1957 la nascita del MEC (Mercato Comune
Europeo), riducendo progressivamente le barriere doganali fra gli Stati che vi
aderivano (Francia, Germania Federale, Italia, Belgio, Paesi Bassi,
Lussemburgo), favorì lo sviluppo economico dell'Italia, inserendola in modo più
organico nel quadro della vita europea.
Attraverso la collaborazione economica, il
Mercato Comune avrebbe dovuto creare rapidamente le premesse per
un'integrazione anche politica fra gli Stati Europei. I progressi fatti in
questa direzione sono stati tuttavia fino a oggi assai lenti. Si e' dovuto
aspettare il 1979 per poter far eleggere a suffragio universale dai cittadini
dei nove paesi costituenti la CEE (COMUNITA' ECONOMICA EUROPEA, alla quale nel
1973 hanno aderito anche Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca) il primo
parlamento europeo.
IL CENTRO-SINISTRA
Fino al 1953 i governi italiani erano stati
dominati dalla personalità di Alcide De Gasperi, che aveva saputo garantire
l'equilibrio nella vita politica del paese; ma nelle elezioni avvenute in
quell'anno la Democrazia Cristiana perse la maggioranza assoluta in parlamento
e De Gasperi si ritirò dalla scena politica. Egli morì l'anno seguente.
Le condizioni del paese cominciarono a
mutare, sia per effetto dell'evoluzione politica interna del paese, spinta ora
da un rapido progresso economico, sia perché sul piano internazionale si
verificò, in seguito alla morte di Stalin e all'attenuarsi della tensione tra i
due blocchi, un progressivo miglioramento di rapporti che finì col
ripercuotersi anche sulla situazione italiana.
L'unita' d'azione tra i socialisti e i
comunisti cessò di essere rigida e col tempo parve possibile che il PSI potesse
essere accolto fra i partiti di governo. D'altra parte si rendeva sempre più
urgente la necessità di dare ordine all'economia del paese e di provvedere alle
indispensabili riforme sociali.
Da questo nuovo stato di cose nel 1962
nacque, dopo numerosi contrasti, il primo governo di centro-sinistra,
presieduto da AMINTORE FANFANI, cui parteciparono democristiani,
socialdemocratici e repubblicani con l'appoggio esterno dei socialisti (entrati
poi nei successivi governi di centro-sinistra).
Tale governo mise in atto la
nazionalizzazione dell'industria elettrica; fu anche realizzata una riforma
della scuola media come primo passo verso una generale riforma del nostro
sistema scolastico, assai importante per il futuro del paese.
L'ingresso dei socialisti al governo nel
1963 provocò l'uscita dal PSI del gruppo che fondò il Partito Socialista di
Unità Proletaria (PSIUP), in seguito confluito nel PCI. Nel 1966 si e' avuta la
riunificazione del PSI e del PSDI, seguita tre anni dopo (luglio 1969) da una
nuova scissione.
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Il ’68, manifestazione
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Nel paese si e' intanto verificata una
crescita della coscienza di classe dei lavoratori culminata nelle conquiste
dell'"autunno caldo", come fu detto l'autunno del 1969, quando la
casuale coincidenza del rinnovo di alcuni importanti contratti di lavoro, in
particolare di quello dei quasi due milioni di lavoratori metalmeccanici, creò
nel paese un movimento unitario di lotta quale non s'era mai visto in Italia.
Lo STATUTO DEI LAVORATORI, entrato in
vigore nel giugno 1970, la realizzazione dell'unita' d'azione fra le tre
maggiori centrali sindacali (CGIL, CISL, UIL), ormai autonome dai partiti, e le
importanti lotte per le riforme sociali hanno fatto avanzare nel nostro paese
il movimento dei lavoratori.
GLI ANNI '70
All'inizio degli anni settanta i governi di
centro-sinistra entrarono in crisi e il problema più importante della politica
italiana diventò quello di trovare nuovi rapporti tra la Democrazia Cristiana e
il Partito Comunista.
L'istituzione delle Regioni, che ha
consentito di attuare il principio costituzionale del decentramento del potere
da Roma alle comunità periferiche, ha anche favorito lo stabilirsi di relazioni
meno rigide fra i partiti nelle diverse zone del paese.
Nel 1972 e nel 1976 vi sono stati scioglimenti
anticipati del Parlamento per la impossibilità di dare vita a governi destinati
a restare in carica per periodi di durata non effimera su maggioranze stabili.
Dopo le elezioni del 1976 e per ispirazione
di ALDO MORO (esponente della Democrazia Cristiana) tuttavia si stabilirono
accordi che consentirono al Partito Comunista di appoggiare indirettamente il
governo e in seguito di entrare nella maggioranza parlamentare. Portarono a
questo risultato l'accettazione da parte comunista delle istituzioni di tipo
occidentale e delle alleanze internazionali dell'Italia (cosiddetto
EUROCOMUNISMO) e la necessità di fare appello a tutte le forze politiche per
avviare un programma di governo capace di fronteggiare la crisi economica e
sociale che investiva il paese, di cui un'ondata di attentati compiuti da
organizzazioni clandestine fu l'aspetto più preoccupante.
La strage di via Fani a Roma (16 marzo 1978)
e il successivo assassinio di Aldo Moro compiuto dalle BRIGATE ROSSE sono stati
gli episodi più drammatici di una serie di delitti che terroristi senza
scrupoli hanno posto in essere per compromettere la vita democratica
dell'Italia, a cominciare dalla strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano
(12 dicembre 1969).
Il governo "di unità nazionale",
presieduto da GIULIO ANDREOTTI e costituito dalla DC con l'appoggio di PCI,
PSI, PSDI e PRI, entrò in crisi all'inizio del 1979. Nel giugno dello stesso
anno si svolsero nuove elezioni politiche anticipate che non consentirono di
sciogliere con immediatezza i nodi della situazione politica italiana,
lasciando aperti i problemi della costituzione di una larga maggioranza
parlamentare e dei rapporti tra i due maggiori partiti.
Permasero ancora i problemi della lotta al
terrorismo, del rafforzamento delle istituzioni democratiche (di cui fu simbolo
il presidente della Repubblica SANDRO PERTINI, eletto a grande maggioranza l'8
luglio 1978 dopo le dimissioni di Giovanni Leone), del superamento della
recessione economica e della crisi energetica, in una prospettiva di pace e di
collaborazione internazionale.
GLI ANNI PIÙ RECENTI
Il 1945, anno della fine della seconda
guerra mondiale, ha segnato l'inizio di un'epoca, definita "l’età delle
superpotenze", dominata dalla presenza e dalla concorrenza di due grandi
blocchi politico-militari, entrambi in grado di distruggere l'avversario e con
esso la vita su tutto il pianeta. Ma la stessa epoca e' stata contrassegnata
anche da una relativa stabilità politica nei paesi appartenenti ai due
schieramenti contrapposti. Più difficile e' riconoscere quando questo periodo
si sia concluso, e quando sia maturato, nell'economia, nella società, nella
cultura, un assetto diverso. Certo e' che tra la fine degli anni sessanta e
l'inizio degli anni settanta si sono verificate, a poca distanza di tempo l'una
dall'altra, una serie di crisi dalle forme e dagli esiti diversi, che hanno
posto fine alla relativa stabilità generata dalla divisione in blocchi
politico-ideologici. Prima di tutto si e' prodotta una grande crisi a carattere
culturale e politico, con la grande ribellione giovanile dei tardi anni
sessanta, esplosa simultaneamente in molti paesi; poi, nel 1971, alcuni
processi di indebolimento dell'ordine economico internazionale hanno indotto la
potenza-guida dell'Occidente, gli USA, ad abbattere uno dei pilastri della
stabilità postbellica, il sistema monetario internazionale stabilito a Bretton
Woods nel 1944; infine, nel 1973, la crisi petrolifera, la riduzione cioè della
disponibilità di petrolio accompagnata dall'impennata del prezzo di questa e
altre materie prime, ha provocato un'ondata inflazionistica e recessiva in
tutti i paesi industrializzati, determinando una forte instabilità sociale. Tra
il 1968 e il 1973 si e' quindi esaurito il dopoguerra, e' giunta al termine
l’età delle superpotenze", e si e' aperta una nuova fase di forte
instabilità politica e sociale sia all'interno dei paesi sviluppati sia nei
rapporti internazionali. La scelta di fissare come data di inizio del nostro
tempo il 1971, anno della fine del sistema monetario internazionale nato con il
dopoguerra, ha carattere convenzionale. L'abbandono del sistema di Bretton
Woods e' esattamente databile e le sue conseguenze sono state immediatamente
visibili.
A partire dalla metà degli anni settanta, il
mondo occidentale ha attraversato una fase di trasformazione profonda sul piano
economico, paragonabile, per l’intensità e per le conseguenze, alle due
rivoluzioni industriali avvenute tra il XVIII e il XIX secolo e tra il XIX e il
XX secolo. Non a caso si parla, infatti, di una "terza rivoluzione
industriale", fondata soprattutto sullo sviluppo della tecnologia
informatica e sulla sua applicazione alla produzione industriale e a molti
sevizi. E insieme all'informatica va ricordato lo sviluppo della bioingegneria,
cioè l'attivazione nel campo dell'agricoltura e dell'allevamento di tecnologie
quali finora erano state applicate solo alla materia inerte.
Il periodo che va dalla fine del sistema
Bretton Woods (agosto 1971) alla caduta del muro di Berlino (novembre 1989) e'
stato caratterizzato da un processo inverso rispetto a quello che aveva avuto
luogo nel periodo 1929-1940. Allora, l'intervento dello Stato in economia si
era presentato come la sola possibile soluzione a una crisi irreversibile dei
meccanismi di mercato.
Negli ultimi due decenni, al contrario,
l'intervento statale e' stato presentato all'opinione pubblica come il vero
problema da risolvere, in quanto fonte di inefficienza e di sperpero, mentre e'
stata fortemente rivalutata la capacità del mercato, non più guidato da
interventi politici, di agire quale efficace meccanismo regolatore. Il
prevalere di questo nuovo "senso comune" ha accompagnato, alla fine
degli anni settanta, l'avvento di nuovi gruppi di potere di orientamento
conservatore ("neoliberista") in molti paesi occidentali, a
cominciare dagli USA, e, in alcune zone, ha portato allo smantellamento
dell'apparato di intervento pubblico che aveva caratterizzato il WELFARE STATE.
Il mutamento del ruolo dell'intervento pubblico e' stato accompagnato, in quasi
tutte le maggiori potenze, da quello che i politologi chiamano un
"riallineamento", cioè un cambiamento delle relazioni fra forze
politiche e società, una ridefinizione delle basi sociali dei maggiori partiti,
e di conseguenza un cambiamento delle coalizioni di governo.
Ciò è avvenuto nei paesi anglosassoni, dove
alla crisi prolungata dei vecchi sistemi di partito e' seguita l'ascesa di
gruppi "neoconservatori" che hanno conquistato il potere all'inizio
degli anni ottanta; ma fenomeni simili si sono registrati anche in Francia,
Spagna e Portogallo, dove la caduta del sistema di potere conservatore ha
lasciato il posto a partiti socialdemocratici.
I soli paesi di rilievo dove non e' avvenuto
avvicendamento sono il Giappone e l'Italia: qui però si e' verificato
nell'ultimo decennio una crisi strisciante del sistema di potere che sembra
portare negli anni novanta a un significativo "riallineamento"
elettorale, e all'esigenza di un riordino complessivo delle istituzioni.
Dalla metà degli anni ottanta, l'ondata di
instabilità e di riorganizzazione che già aveva attraversato il mondo
occidentale ha toccato, sconvolgendolo, il "blocco orientale"
costituito dall'Unione Sovietica e dai paesi dell'Europa dell'Est. Nel 1989
questo processo ha portato alla fine dei regimi comunisti in tutti i paesi
dell'Europa orientale e ha minacciato anche l'assetto politico del paese più
popolato del mondo, la Repubblica popolare cinese; due anni dopo, nel 1991, ha
condotto alla dissoluzione di fatto dell'Unione Sovietica.
Il periodo che va dal 1971 al 1991 può
essere quindi visto come l'epoca della fine dell'equilibrio bipolare e della
nascita di un complesso, e per il momento ancora informe, equilibrio
multipolare; come un'epoca caratterizzata dalla profonda organizzazione delle
strutture produttive e dei sistemi politici dei paesi sviluppati, e
dell'accentuarsi progressivo del divario tra le aree mondiali economicamente
forti e quelle afflitte da un cronico sottosviluppo; come un'epoca nella quale
sembra entrato in una crisi profonda, e forse irreversibile, quel movimento
socialista la cui ascesa e la cui potenza avevano caratterizzato la vita
politica internazionale per un secolo circa.
DIRITTO: IL PARLAMENTO
DEFINIZIONE
Il Parlamento è un organo costituzionale,
collegiale, complesso e rappresenta i cittadini.
È formato da 2 camere che hanno gli stessi
poteri (sistema bicamerale perfetto), le sue funzioni sono:
- legislativa;
- di indirizzo e controllo sull’attività
del Governo.
DIFFERENZE TRA LE 2 CAMERE
Le 2 camere hanno una struttura molto simile
che si differenzia solo su alcuni punti:
-
Numero dei Membri (Deputati 630, Senato 315, tutti
eletti dal Popolo);
-
Presenza di Membri non eletti (nel Senato vi è un
numero limitato di senatori a vita, composto da ex Presidenti della Repubblica
e da cittadini con alti meriti);
-
Età per votare (elettorato attivo), Camera dei
Deputati 18 anni, Senato 25 anni;
-
Età per essere votati (elettorato passivo),
Camera dei Deputati 25 anni, Senato 40 anni (la legge
non prevede un’età massima per essere votati);
-
Il sistema elettorale: entrambe le camere hanno un
sistema maggioritario corretto con una quota proporzionale, ma l’assegnazione
dei seggi per la C. dei Deputati è su base nazionale, mentre per il Senato è su
base regionale
FUNZIONE E DIFETTI DEL BICAMERALISMO IN ITALIA
Le 2 camere con poteri uguali da un lato
garantiscono:
-
Una maggiore riflessione ed equilibrio
dell’attività legislativa;
-
Un reciproco controllo (anche se solo formale,
perché le camere sono spesso omogenee politicamente);
Negativamente questo sistema ha:
-
Un meccanismo di formazione delle decisioni
politiche molto lungo e complesso;
PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE
Le 2 camere svolgono le loro funzioni in
sedi separate.
Ci sono tuttavia delle eccezioni in cui le
camere operano in seduta comune:
-
Elezione del Capo dello Stato (con l’aggiunta di
rappresentanti regionali);
-
Il giuramento di fedeltà del neo Presidente della
Repubblica (questo avviene subito dopo l’elezione);
-
La messa in stato d’accusa del Presidente della
Repubblica (per alto tradimento e attentato alla Costituzione);
-
Elezione dei 10 membri del Consiglio Superiore
della Magistratura;
-
Elezione dei 5 giudici della Corte costituzionale e
la formazione (ogni 9 anni), dell’elenco dei cittadini dal quale sono
sorteggiati 16 giudici aggiunti nel caso di messa in stato d’accusa del
presidente della Repubblica;
NORME APPLICABILI
Il Parlamento in seduta comune si riunisce a
Montecitorio, è presieduto dal Presidente della Camera dei deputati, e la sua
organizzazione è quella della Camera dei Deputati.
ORGANIZZAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL PARLAMENTO
L’organizzazione e il funzionamento del
Parlamento è disciplinato nella costituzione, in base all’articolo 64 (comma
1), ciascuna camera deve avere un proprio regolamento.
REGOLAMENTO PARLAMENTARE
Il regolamento (procedure, deliberazioni,
programmazione, svolgimento dei lavori, rapporti con il Governo, ecc), per
garantire le minoranze parlamentari deve essere approvato a maggioranza
assoluta (la metà + 1 dei componenti di ciascuna camera), e prima di entrare in
vigore deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
I regolamenti parlamentari sono atti
normativi di 1° grado e sono subordinati solo alla Costituzione ed alle leggi
costituzionali.
I regolamenti hanno la stessa efficacia
delle leggi ordinarie, ma sono coperti da riserva regolamentare, pertanto una
legge ordinaria non può modificare o abrogare un regolamento parlamentare.
L’autonomia regolamentare tutela le 2 camere
e la loro indipendenza.
DURATA
La Costituzione (art. 60 comma 1, modificato
nel 1963, prima la durata era di 6 anni), prevede che le 2 camere
rimangano in carica per 5 anni, questo
periodo è detto di legislatura.
Non è scritto nella costituzione in quali
casi si sciolgano le camere, ma di solito lo si fa per sbloccare una crisi
politica. (dal 1968 ad oggi tutte le legislature sono durate meno di 5
anni).Tutto ciò che avviene senza essere previsto dalla Costituzione si chiama
Costituzione sostanziale o prassi costituzionale. La legislatura può avere vita più breve se il Presidente della
Repubblica, dopo aver sentito i rispettivi Presidenti delle camere, decida lo
scioglimento anticipato di 1 o tutte e due le camere.
DIVIETO DI PROROGA
La Costituzione stabilisce un divieto di
proroga per la durata delle camere, la proroga è ammessa soltanto per legge e
solo in caso di guerra (art. 60 comma
2).
La prorogatio serve per evitare un vuoto di potere e consiste nella continuazione dei poteri delle
vecchie camere fino alla prima riunione delle nuove (art. 61).
ORGANIZZAZIONE DELLE CAMERE
Gli organi per l’organizzazione interna
delle camere sono:
-
Presidente;
-
Ufficio di Presidenza;
-
Gruppi parlamentari;
-
Commissioni (parlamentari, bicamerali, speciali, di
inchiesta);
-
Giunte (per le elezioni, per il regolamento, per le
autorizzazioni);
PRESIDENTE
Il Presidente rappresenta la camera dei
Deputati (o il Senato), nei rapporti esterni, le funzioni sono:
-
dirige i lavori parlamentari
-
garantisce l’osservanza del regolamento e ne risolve
i dubbi interpretativi
-
deve essere imparziale, al di sopra delle parti
-
non vota (per prassi, in quanto deve rappresentare
tutta la Camera, non perché sia proibito da una norma)
I Presidenti delle 2 camere sono le cariche
istituzionali più alte dopo il Presidente della repubblica, infatti il
Presidente del Senato ne svolge le funzioni in caso che il capo di Stato non
può farlo.
Il Presidente della Camera dei deputati
convoca e presiede il Parlamento in seduta comune, inoltre entrambi i
Presidenti sono interpellati dal Capo dello Stato in caso di scioglimento delle
camere.
Cariche istituzionali
Prima carica dello stato: Presidente della
Repubblica
Seconda carica dello stato: Presidente del
Senato (sostituisce il Presidente della Repubblica in caso di impedimento o di
assenza)
Terza carica dello Stato: Presidente della
Camera dei Deputati
Quarta
carica dello Stato: (non è scritto da nessuna parte, ma sarebbe il
presidente del Consiglio, anche se quest'ultimo rappresenta soltanto la
maggioranza.
UFFICIO DI PRESIDENZA
E’ costituito da un certo numero di
vicepresidenti (sostituiscono il Presidente in caso di sua assenza), di
segretari (controllano la validità di deliberazioni, curano i verbali, ecc), e
di questori (provvedono alle spese interne della camera svolgono servizio di
polizia per l’ordine nelle sedute).
La sua funzione è aiutare il Presidente
nelle sue funzioni.
GRUPPI PARLAMENTARI
I gruppi parlamentari sono raggruppamenti
volontari ed omogenei e devono essere formati (a meno di proroga), da 20 deputati
o 10 senatori, essi sono il raccordo tra i partiti politici che rappresentano e
il Parlamento.
La loro organizzazione interna prevede per
ciascun gruppo un Presidente (o capogruppo), e un Ufficio di Presidenza.
Tutti insieme i Presidenti dei gruppi parlamentari
si riuniscono nella Conferenza dei
Capigruppo, che è presieduta dal Presidente della Camera (o del Senato), e lo
assiste nell’attività di programmazione dei lavori parlamentari.
Se non si rispettano le direttive
all’interno di un gruppo parlamentare si può essere espulsi.
Esiste inoltre, per coloro che non vogliono
far parte di un gruppo specifico, il gruppo misto.
COMMISSIONI PARLAMENTARI
Le commissioni parlamentari sono organi
ristretti e specializzati in alcune materie specifiche, presso ogni camera ve
ne sono 13 (ma il numero può essere modificato) e ognuna si occupa di un
settore amministrativo, le commissioni sono simili per le 2 camere.
I componenti le
commissioni sono detti commissari e devono essere designati in modo da
rispecchiare la proporzione dei diversi gruppi parlamentari
(art.72 comma 3).
Hanno funzioni di natura consultiva (pareri)
su un progetto di legge di competenza di un’altra commissione e di indirizzo e
controllo politico sull’attività dell’esecutivo.
COMMISSIONI BICAMERALI
La legge ordinaria, oltre alle commissioni
operanti all’interno di ciascuna camera, può istituire delle commissioni
bicamerali con compiti di controllo e consultivi.
Le commissioni PARLAMENTARI e BICAMERALI,
sono dette permanenti perché restano in carica per tutta la durata della
legislatura.
COMMISSIONI SPECIALI
Questo tipo di commissioni sono incaricate
di occuparsi di questioni di interesse generale e cessano dalla loro funzione
una volta raggiunto il risultato per cui sono state create.
COMMISSIONI DI INCHIESTA
Le commissioni di inchiesta (art.82),
svolgono indagini su materie di pubblico interesse, esse hanno gli stessi
poteri dell’autorità giudiziaria (es. richiedere documenti, comparizione di
testimoni, ecc), ma ha differenza dell’autorità giudiziaria non possono
giudicare, ma raccolti gli elementi devono fare una relazione finale al
Parlamento che prenderà opportuni provvedimenti.
GIUNTE
Le giunte si occupano dell’organizzazione
interna di ogni camera e del loro funzionamento, ci sono 3 tipi di giunte:
-
giunta per le elezioni, verifica il risultato delle
elezioni politiche e accerta i casi di ineleggibilità o di incompatibilità dei
membri di ciascuna camera;
-
giunta per il regolamento, è incaricata di
promuovere o elaborare le proposte di modifica dei regolamenti parlamentari,
aiuta il Presidente della Camera nell’interpretare il regolamento;
-
giunta per le autorizzazioni, esprime un giudizio
positivo o negativo sull’autorizzazione a procedere all’arresto (o altro
provvedimento limitativo di libertà), di un membro del Parlamento
Le deliberazioni delle camere, che sono
organi collegiali, devono essere adottate mediante una votazione e a
maggioranza.
QUORUM COSTITUTIVO
Il quorum costitutivo (o numero legale), è la
presenza in camera della metà + 1 dei componenti della camera, (quindi alla
camera dei deputati devono essere 316, al senato 158, ma in quest’ultimo caso
può essere più alto a seconda dei senatori a vita).
I regolamenti parlano di presunzione del
numero legale, tuttavia un certo di deputati o senatori può richiedere la
verifica del numero legale, se in quel momento in aula non si raggiunge il
numero legale la votazione non è valida e la seduta è sospesa.
QUORUM DELIBERATIVO
Quando un’assemblea è costituita dal numero
legale e ottiene il voto favorevole della maggioranza dei presenti di regola
una proposta si dice approvata (art. 64 comma3).
Per alcune deliberazioni è necessaria una
maggioranza più elevata:
Esistono tre
tipi di maggioranze:
-
semplice: metà più uno dei presenti
-
assoluta: metà più uno dei componenti dell’assemblea
-
qualificata: 2/3
dei componenti della camera
Devono essere deliberati a maggioranza
assoluta il regolamento interno (art. 64 comma1), le leggi costituzionali e di
revisione costituzionale; devono essere deliberate a maggioranza qualificata le
leggi per l’amnistia e l’indulto (art.79), e l’elezione del Presidente della
Repubblica (nei primi tre scrutini)
(art.83 comma3).
MODALITÀ DI VOTAZIONE
Le votazioni in Parlamento si possono
svolgere con il sistema della scrutinio palese, quando è possibile individuare
il voto di ogni singolo membro, o segreto quando il singolo membro è coperto
dall’anonimato.
La regola
è quella del voto palese; quello
segreto può essere richiesto solamente in alcuni casi (votazioni relative a
persone, diritti fondamentali, modifica di leggi elettorali o dei regolamenti
interni, istituzione di commissioni d’inchiesta).
La procedura per lo scrutinio segreto è
attraverso procedura elettronica o mediante schede, per quello palese sempre
con procedura elettronica, per alzata di mano o per appello nominale.
In passato lo scrutinio segreto aveva dato
vita ai “franchi tiratori”, persone che non rispettavano la linea del loro
partito politico e cambiavano idea al momento della votazione .
E’ assolutamente vietato il voto segreto per
materie in campo finanziario.
Il presidente della Repubblica è eletto a scrutinio segreto per assicurarne
l'imparzialità e la rappresentatività.
PUBBLICITÀ DEI LAVORI
PARLAMENTARI
La Costituzione stabilisce che le sedute del
parlamento sono pubbliche, ma prevede anche che le camere possano riunirsi in
seduta segreta (art.64 comma 2), su argomenti tipo questioni sulla sicurezza
nazionale o coperte dal segreto di stato.
Il principio della pubblicità delle sedute
parlamentari unito al voto palese, da modo all’opinione pubblica di valutare il
comportamento dei loro eletti e di conoscere cosa avviene all’interno del
Parlamento.
LO STATUS DEI MEMBRI DEL PARLAMENTO
REQUISITI PER L’ELEZIONE
Per poter essere eletti deputati o senatori
è richiesto:
-
che si abbia la capacità di votare;
-
l’età minima per essere votati;
Tuttavia la legge prevede cause tassative di
ineleggibilità o di incompatibilità con le cariche parlamentari, sono escluse
quindi quelle persone che hanno incarichi che li pongono in una situazione privilegiata rispetto ad
altri
Sono in eleggibili:
-
sindaci di comuni di grandi dimensioni;
-
presidenti di giunte provinciali;
-
questori e prefetti;
-
alti funzionari dello Stato;
-
magistrati;
-
amministratori di enti pubblici o di imprese
pubbliche;
Se una persona viene comunque eletta c’è la
nullità dell’elezione.
Si ha, invece, una causa di incompatibilità quando un deputato o
senatore ricopre contemporaneamente un altro incarico che può dare un conflitto
d’interesse tra i due ruoli; sono
incompatibili tutte quelle cariche in cui si è membri di un altro organo
costituzionale o di rilevanza costituzionale
(es. Presidente della Repubblica, un senatore non può essere anche deputato,
membro del CSM, ecc).
A differenza dell’ineleggibilità le cause di
incompatibilità decadono se la persona rinuncia all’altro incarico pena la
decadenza della carica.
Pertanto, l'ineleggibilità riguarda una
situazione a monte, per la quale non ci si può presentare alle elezioni, non si
può esser eletti e si decade dall'elezione nel caso in cui si sia stati
comunque eletti
L'incompatibilità, invece, è una situazione
che non dà luogo a nullità, ma solo ad una scelta tra le due cariche.
VERIFICA DEI POTERI
Ciascuna camera ha una sua giunta per le
elezioni che accerta l’ineleggibilità o l’incompatibilità di un membro
(cosiddetta verifica dei poterI, art.66),
in quanto ogni parlamentare “rappresenta la nazione”.
DIVIETO DI MADATO
OPERATIVO
Ciascun membro del Parlamento svolge le sue
funzioni senza vincolo di mandato, cioè non è tenuto a rispettare l’incarico
ricevuto dagli elettori, è libero di svolgerlo come meglio crede, è libero di
non mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, è libero di cambiare
schieramento (c.d ribaltoni)..
Dal punto di vista giuridico non è obbligato
a dimettersi né può essere revocato dagli elettori.
Dal punto di vista politico un membro è però
responsabile e quindi se non ha rispettato gli impegni può non essere votato
alle prossime elezioni, inoltre se non rispetta la disciplina del proprio
partito politico può essere espulso e
non essere ripresentato come candidato.
Anche se viene espulso dal partito politico
egli conserva la carica di membro del Parlamento e farà parte, ovviamente, del gruppo misto.
Ai parlamentati sono riconosciute alcune
prerogative, 3 sono le più importanti:
-
insindacabilità;
-
inviolabilità;
-
indennità economica;
INSIDACABILITÀ
L’insindacabilità consiste nel fatto che un
membro del Parlamento non è chiamato a rispondere per le opinioni espresse e i
voti dati nell’esercizio delle sue funzioni. Questo assicura loro ampia libertà
di opinione e di espressione.
Sono giuridicamente responsabili per le
opinioni espresse fuori dall’esercizio
delle loro funzioni istituzionali.
INVIOLABITITÀ
L’inviolabilità consiste nel fatto che i
parlamentari non possono essere arrestati, o comunque limitati nella loro
libertà, senza un’autorizzazione preventiva.
L’autorizzazione (che deve essere votata a
maggioranza assoluta dai suoi componenti), a procedere è richiesta nei seguenti
casi:
-
arresto;
-
detenzione;
-
perquisizione;
-
intercettazione delle comunicazioni;
-
sequestro della corrispondenza;
L’autorizzazione non è richiesta in caso di
flagranza di reato o quando debba scontare una pena in seguito ad una condanna
definitiva.
Non è più richiesta autorizzazione a
procedere (dopo il 1993) per sottoporre ad indagini un parlamentare.
INDENNITÀ
Ogni parlamentare a diritto ad un’indennità,
in quanto è costretto ad interrompere la propria attività lavorativa durante il
suo mandato, deve pagare le spese di viaggio e di soggiorno nella capitale, le
spese per il personale di segreteria.
Pertanto, ha quindi diritto ad un
rimborso (diaria), nella misura stabilita dallo stesso parlamento con una legge
ordinaria (art.67).
Hanno inoltre diritto, se sussistono le
condizioni, ad trattamento pensionistico particolare.
LA FUNZIONE LEGISLATIVA ORDINARIA
Il compito principale del parlamento è la
funzione legislativa, cioè la produzione di leggi, questa funzione è esercitata
collettivamente dalle 2 camere (art.70).
PROCEDIMENTO
LEGISLATIVO
La formazione delle leggi ordinarie avviene
seguendo un procedimento legislativo disciplinato da leggi costituzionali
(artt.71-74), è composto delle seguenti fasi:
-
iniziativa
-
discussione ed approvazione
-
promulgazione
-
pubblicazione
-
entrata in vigore
Per mettere in moto il meccanismo è
necessaria la presentazione di una proposta di legge al Presidente di una delle
2 camere. La proposta deve essere
accompagnata da una relazione d’accompagnamento in cui si spiega il motivo e
l’obiettivo della proposta di legge.
PRESENTAZIONE
PROPOSTA DI LEGGE
La facoltà di presentare una proposta al
parlamento è riconosciuta ai seguenti soggetti:
-
Governo
-
I membri delle camere (uno o più)
-
50.000 cittadini tramite firme (art.71 comma2)
-
CNEL Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, solo
per materie a lui riservate
-
Consigli regionali, solo per materie in cui hanno
competenza legislativa
ASSEGNAZIONE ALLA
COMMISSIONE
Il Presidente
della camera cui è stata presentata la proposta di legge provvede ad assegnarla
alla commissione parlamentare permanente in base alla materia trattata dalla
proposta di legge.
L’esame e
l’approvazione della proposta di legge può avvenire con procedura ordinaria
(detta anche con commissioni in sede referente), abbreviata oppure speciale (detta anche con commissioni
in sede deliberante).
COMMISSIONE IN SEDE REFERENTE
Nella procedura
ordinaria la proposta di legge viene assegnata dal Presidente della camera ad
una commissione in sede referente.
PASSAGGIO IN AULA
La commissione svolge un azione
preparatoria, in quanto esamina il progetto, propone eventuali modifiche e
trasmette il tutto all’assemblea della camera tramite una relazione; se
all’interno della commissione non vi è una unanimità di consensi, allora si
stilano due relazioni, una di maggioranza e una di minoranza.
La commissione può decidere di non inviare
la proposta alla camera, quando non lo ritenga opportuno, si interrompe così
definitivamente il procedimento legislativo di quella proposta.
DISCUSSIONE E VOTAZIONE
L’assemblea della camera dopo aver sentito
il relatore/i della commissione referente procede alla discussione generale
sulla proposta di legge nel suo insieme, poi alla discussione e alla votazione
dei singoli articoli della proposta di legge (a meno che durante la discussione
generale si decide di non esaminare i singoli articoli).
EMENDAMENTI
Durante la discussione i membri del
Parlamento o il Governo possono presentare degli emendamenti, proponendo
eventuali modifiche alla proposta di legge, questi devono essere votati prima
del testo cui si riferiscono.
Conclusa la votazione dei singoli articoli
(nel loro testo originale o modificati da eventuali emendamenti), che possono
essere approvati o respinti, i Presidenti dei vari gruppi parlamentari
pronunciano le dichiarazioni di voto esprimendo le ragioni del voto (favorevole
o contrario), dato dal loro gruppo.
Subito dopo si procede alla votazione finale
del progetto di legge nel suo insieme.
Questo metodo della votazione sull’intero
progetto di legge serve ai gruppi parlamentari, perché se non sono favorevoli
ad alcuni articoli, potrebbero decidere di bocciare il progetto di legge nel
suo insieme.
MAGGIORANZE PER LA VOTAZIONE
La proposta di legge è approvata se al
momento della votazione è presente in aula la maggioranza dei componenti
(quorum costitutivo), e se vota a favore la maggioranza dei presenti (quorum
deliberativo).
TRASMISSIONE ALL’ALTRA CAMERA
Se durante la votazione finale non si raggiunge
la maggioranza richiesta, la proposta di legge si arresta in modo definitivo.
Se viene accettata allora si trasmette
all’altra camera dove seguirà uguale procedimento o uno diverso.
Se all’esame della seconda camera il
progetto viene bocciato essa non può essere ripresentato prima di 6 mesi dalla
sua bocciatura, se la seconda camera approva allora si possono verificare 2
situazioni:
1)
se vengono introdotti nuovi emendamenti, il
progetto deve tornare alla prima camera che lo ha votato (si rimette ai voti
non tutto il progetto, ma solo le modifiche apportate), che può accettarlo con
le modifiche fatte dall’altra camera (in questo caso la proposta di legge è
accettata), oppure apportarvi a su volta altri emendamenti e rispedirlo alla
seconda camera (la cosiddetta spola parlamentare, tuttavia le camere presentano
quasi sempre un omogeneità politica).
2)
se non vengono proposti altri emendamenti (o se
comunque sono respinti), la legge si dice giuridicamente perfetta e si passa
alla fase successiva, la promulgazione.
Questo metodo però può servire alla
maggioranza per “insabbiare” la proposta di legge, dato che con questa spola,
se il progetto non è approvato entro la legislatura in corsa esso decade, di
fatto i nuovi emendamenti impediscono che venga approvato.
PROCEDIMENTO
ABBREVIATO
Il procedimento abbreviato si differenzia da quello ordinario, in
seguito alla dichiarazione d’urgenza, esclusivamente per i tempi dimezzati.
COMMISSIONE IN SEDE LEGISLATIVA O
DELIBERANTE
Abbiamo
detto prima che vi è anche una procedura
speciale, più rapida e meno complessa di quella ordinaria. Il Presidente di una
camera alla quale è presentata o trasmessa una proposta di legge, può infatti
decidere di assegnarla alla commissione
competente per materia in sede legislativa o deliberante.
Le commissioni deliberanti a differenza di
quelle referenti, non si limitano ad esaminare la proposta di legge, ma si
occupano dell’intero processo legislativo e approvano o respingono la proposta
di legge.
La costituzione tuttavia stabilisce dei limiti
nel corso di questo procedimento (art.74 comma3 e 4):
-
fino al momento dell’approvazione definitiva della
proposta da parte della commissione, il Governo o un gruppo di parlamentari
(1/10 dei componenti della camera o 1/5 dei commissari), possono richiedere il
passaggio in aula della proposta.
-
le proposte di leggi più importanti (in materia
costituzionale, elettorale, delegazione legislativa, per ratificare trattati di
pace, approvazione di bilanci), devono essere approvate obbligatoriamente con
il procedimento ordinario in quanto sono coperte da “riserva dell’assemblea”.
Queste limitazioni sono giustificate dal
fatto che l’assemblea garantisce maggiore rappresentatività rispetto alle
commissioni ed una maggiore pubblicità e quindi un controllo da parte
dell’opinione pubblica.
Il procedimento con commissioni in sede
deliberante ha l'indubbio vantaggio della celerità, ma come contropartita ha lo
svantaggio dell'altissimo numero di leggi che ha prodotto.
COMMISSIONE
IN SEDE REDIGENTE
I regolamenti parlamentari hanno introdotto
(prassi costituzionale) un nuovo tipo di procedimento, non previsto dalla
Costituzione, che si svolge in sede redigente.
Il procedimento è una forma intermedia tra i
2 citati prima, le commissioni redigenti esaminano il progetto di legge e
procedono alla discussione e alla votazione degli emendamenti e dei singoli
articoli.
Dopo che è stato approvato dalle commissioni
il testo definitivo viene presentato in assemblea e vi è la dichiarazione di
voto da parte dei Presidenti dei gruppi parlamentari e la votazione finale
sull’intero progetto di legge, che può essere approvato o respinto in blocco e
senza apportarvi modifiche.
Quando le camere con uno dei procedimenti
detti finora approva il progetto di legge (ormai legge), viene trasmesso al
Presidente della repubblica per la promulgazione.
PROMULGAZIONE
DELLA LEGGE
La promulgazione è la dichiarazione solenne
del Presidente della Repubblica che la legge è giuridicamente perfetta.
La
promulgazione deve avvenire entro 1 mese dall’approvazione della legge o
se è dichiarata urgente nel termine più breve stabilito dal Parlamento (art73
comma 1 e 2).
Il Capo di Stato non esprime una volontà
propria ma svolge una funzione di controllo e garanzia sulla legge, egli
infatti può rinviarla alle camere (con un messaggio motivato), se la
ritiene costituzionalmente illegittima o
inopportuna, (veto sospensivo ed il potere di rinvio), se però le camere
approvano nuovamente la legge il Capo dello stato è obbligato a promulgarla
(art.74).
PUBBLICAZIONE
Dopo la promulgazione il testo di legge
munito del visto del ministro di Grazia e Giustizia e del “Gran Sigillo dello
Stato”, viene inserito nella Raccolta Ufficiale delle Leggi e decreti dello
Stato ed il testo è riprodotto nella
Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana.
La pubblicazione deve avvenire entro 30
giorni dalla promulgazione.
ENTRATA IN VIGORE
Di regola una legge entra in vigore dopo 15
giorni dalla sua pubblicazione (vacatio legis, art.73 comma 3), salvo che la
legge non preveda un termine più breve o più lungo.
Decorso questo periodo la legge è
obbligatoria per tutti.
LA LEGISLATIVA COSTITUZIONALE
La nostra Costituzione è rigida in quanto le
norme che la costituiscono sono superiori alle leggi ordinarie. Pertanto, per
modificare le norme della costituzione o per introdurne di nuove si deve ricorrere ad un procedimento
speciale.
Questo procedimento è detto procedimento
costituzionale e riguarda le leggi di revisione costituzionale, che modificano
la Costituzione e le leggi costituzionali o di integrazione costituzionale,
cioè che pongono nuove disposizioni.
Non possono essere modificate per nessun
motivo le parti:
-
i principi fondamentali della Costituzione
-
i diritti inviolabili dell’uomo
-
art. 139 (L’Italia è una Repubblica….)
Le leggi di revisione e di integrazione
costituzionale sono approvate dal Parlamento, ma con una procedura “aggravata”,
più lunga e complessa di quella delle leggi ordinarie.
PROCEDIMENTO
COSTITUZIONALE
- La proposta di legge
costituzionale deve essere approvata con 2 votazioni (quella ordinaria con 1),
da ogni camera.
- Tra la prima e la seconda votazione devono
passare almeno 3 mesi
-
Nella seconda votazione la proposta di legge deve
essere approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera
(mentre per la legge ordinaria è sufficiente il voto favorevole della
maggioranza dei presenti, che rappresentano almeno la metà + 1 dei componenti
di ogni camera).
Il tempo di 3 mesi tra una votazione e
l’altra serve per garantire una decisione ponderata.
RICHIESTA DI REFERENDUM COSTITUZIONALE
Entro 3 mesi dalla pubblicazione della
legge, se essa è stata approvata a maggioranza assoluta può (ma non è
obbligatorio) essere richiesto un Referendum costituzionale (o sospensivo.
Art.138 comma 2), questo referendum può essere richiesto:
-
1/5 dei componenti di ciascuna camera
-
500.000 cittadini
-
5 Consigli regionali
Non può essere richiesto il referendum costituzionale se in entrambe le
camere la legge è stata approvata con il voto favorevole dei 2/3 dei componenti
di ciascuna camera (maggioranza qualificata).
Il referendum è un istituto di democrazia
diretta e garantisce le minoranze.
Come detto se è stata votata con una
maggioranza qualificata (art.138 comma 3), la legge passa al Presidente della
Repubblica per la promulgazione.
La promulgazione deve indicare che si tratta
una legge costituzionale, seguono poi pubblicazione ed entrata in vigore, nelle
stesse forme delle leggi ordinarie.
Se è presentata una richiesta di referendum,
un apposito organo presso la Corte Costituzionale (l’ufficio centrale per il
referendum), deve dichiarare con ordinanza non impugnabile la legittimità o
l'illegittimità della richiesta.
Se al richiesta è illegittima e non vengono
presentate altre richieste entro i 3 mesi la legge riprende il suo cammino.
Se la richiesta è legittima il presidente
della repubblica provvede con decreto all’indizione di referendum”, su
deliberazione del consiglio dei ministri, in una domenica compresa tra il 50° e
70° giorno dal decreto.
Il corpo elettorale, che è costituito dagli
elettori della Camera dei deputati (18 anni)
cioè i cittadini elettori, deve dichiarare se approva il testo della
legge costituzionale.
La scheda del referendum contiene
l’indicazione della legge e due caselle con un Si e un No.
RISULTATO DEL REFERENDUM
Il referendum costituzionale a differenza di
quello abrogativo, è valido qualunque sia il numero degli elettori che
partecipano al voto, il risultato può essere:
-
favorevole all’approvazione della legge
costituzionale se il numero dei voti favorevoli è maggiore di quello dei voti
contrari.
-
sfavorevole all’approvazione della legge
costituzionale se il numero dei voti contrari è maggiore di quello dei voti
favorevoli.
Nel primo caso la legge riprende il cammino
ordinario, nel secondo caso il risultato viene pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale a cura del ministro di Grazia e Giustizia e la legge è giuridicamente
inefficace.
LE ALTRE FUNZIONI DEL
PARLAMENTO
Oltre alla funzione legislativa che abbiamo
finito di vedere, il Parlamento a anche delle altre funzioni:
-
funzione di indirizzo politico e di controllo;
-
funzione elettiva, consistente nell’elezione di
altri organi costituzionali;
a) Presidente della
Repubblica;
b) 5 giudici della
Corte Costituzionale;
c) 10 componenti del
CSM;
-
funzione giudiziaria, consistente nella messa in
stato d’accusa del Presidente della Repubblica per i reati di alto tradimento e
attentato alla Costituzione(attenzione: solo messa in stato di accusa, perché
poi il giudizio spetta alla Corte Costituzionale in composizione allargata 15 +
16)
Mentre la funzione di indirizzo politico e
di controllo è esercitata separatamente dalle 2 camere, la funzione elettiva e
quella giudiziaria vengono svolte in seduta comune. Il Parlamento insieme al
Governo è titolare della funzione di indirizzo politico dello Stato.
FUNZIONE DI INDIRIZZO POLITICO
La funzione di indirizzo politico consiste
nel determinare gli obiettivi della politica nazionale e scegliere i mezzi per
realizzarli.
es. Uno degli obiettivi dello Stato è
ridurre la disoccupazione, il mezzo per realizzare tale obiettivo potrebbe
essere quello di fare sgravi fiscali alle aziende che creano nuovi posti di
lavoro.
Alle camere spetta la funzione di controllo
politico.
FUNZIONE DI CONTROLLO
La funzione di controllo consiste nel
verificare se il Governo rispetta gli indirizzi indicati dal parlamento, questa
funzione si svolge in momenti e strumenti diversi.
PROGRAMMA POLITICO E FIDUCIA PARLAMENTARE
L’indirizzo viene indicato nel momento
stesso della costituzione del Governo.
Il nuovo Governo si deve presentare davanti
al Parlamento entro 10 giorno dal giuramento davanti al Capo dello Stato e deve
chiedere la fiducia di entrambe le camere, esponendo il programma politico che
vuole realizzare.
Condendo la fiducia o negando la fiducia il
Parlamento approva o respinge l’indirizzo politico governativo.
MOZIONE DI SFIDUCIA
In seguito alla mancata o meno attuazione
del programma da parte del Governo, (il nostro è un governo parlamentare, ossia
è responsabile politicamente verso il Parlamento), il Parlamento può presentare
e approvare una mozione di sfiducia con la quale revoca la fiducia e costringe
il Governo a dimettersi.
Il programma politico è predisposto dal
Governo, ma di fatto viene elaborato, in base all’accordo delle forze politiche
che fanno parte della maggioranza, dal Parlamento.
CONTROLLO
FINANZIARIO
Un altro momento importante per la verifica
dell’indirizzo è costituito dal controllo finanziario sul disegno di legge del
bilancio (bilancio preventivo), e della legge finanziaria che il Governo deve
presentare ogni anno al Parlamento (art.81 comma1).
Il bilancio preventivo, nel quale vi sono
le entrate e le uscite relative all’anno che sta per iniziare, è un documento
giuridico-contabile fondamentale per poter valutare gli obiettivi che il
Governo intende realizzare e con quali mezzi raggiungerli.
La legge finanziaria (introdotta versi la
fine degli anni ’70), oltre ad introdurre nuove entrate e/o nuove uscite,
contiene i punti generali per redazione del bilancio dello Stato.
Se il parlamento approva la legge
finanziaria e la legge di bilancio, concede l’autorizzazione al Governo per
gestire le entrate e le uscite nell’anno successivo.
Altre forme di controllo parlamentare sul
governo sono costituite da:
-
interrogazioni
-
interpellanze
-
mozioni
INTERROGAZIONI
L’interrogazione è una domanda scritta che
un parlamentare rivolge al Governo o ad un suo ministro, per sapere se se è a
conoscenza di un determinato fatto e infine se e quali provvedimenti intende
adottare.
La risposta può essere scritta o orale,
orale in aula o in commissione; nel caso di risposta orale il parlamentare cha
ha presentato l’interrogazione può replicare brevemente e dichiararsi più o
meno soddisfatto.
L’interrogazione serve al Parlamento per
ottenere informazioni o spiegazioni che possono servire per valutare l’operato
del Governo.
INTERPELLANZA
L’interpellanza è una domanda scritta che un
parlamentare rivolge al Governo o ad un ministro, nella quale chiede quali sono
i motivi e le finalità di un determinato comportamento e quali siano i
provvedimenti che intende prendere al riguardo.
Pertanto il Governo è chiamato a motivare la
propria posizione di fronte al Parlamento rispondendo al parlamentare cha ha
presentato l’interpellanza. Questi può replicare brevemente e dichiararsi più o
meno soddisfatto, infine il parlamentare può tramutare ’interpellanza in
mozione aprendo un dibattito in Parlamento sull’argomento.
MOZIONE
La mozione è una richiesta scritta con la
quale si promuove una discussione e conseguente votazione su una determinata
questione.
Una mozione può essere la conseguenza di
un’interpellanza oppure può essere presentata da 1 o più capigruppo o ancora da
10 deputati o 8 senatori.
L’approvazione di una mozione da una delle 2
camere (o tutte e 2), non obbliga giuridicamente il Governo a rispettare il
risultato della mozione, ma in caso di inosservanza può venire meno il rapporto
fiduciario con il Parlamento.
Le mozioni più importanti sono la mozione di
fiducia e quella di sfiducia.
ALTRE ATTIVITÀ DI CONTROLLO
Altre attività di controllo sono le risoluzioni, cioè deliberazioni di
una camera su una proposta fatta da uno
o più parlamentari in seguito alle comunicazioni dal Governo.
Le inchieste e le indagini conoscitive su
argomenti di pubblico interesse affidate ad apposite commissioni parlamentari.
SCIENZA DELLE
FINANZE: IL SETTORE PUBBLICO DELL’ECONOMIA
IL SETTORE
PUBBLICO DELL’ECONOMIA
I BISOGNI PUBBLICI
I bisogni economici sono avvertiti dall’uomo
come singolo o come membro di una collettività.
Sono bisogni individuali quelli che l’uomo
sentirebbe anche se vivesse isolato (es. mangiare).
Sono bisogni collettivi quelli il cui
soddisfacimento è una condizione essenziale per la vita di gruppo (es. la difesa),
cioè tutti quei bisogni che l’uomo se vivesse da solo non avvertirebbe.
Con lo sviluppo della società aumentano entrambi i tipi di bisogno e crescendo l'attenzione per la qualità della vita, la
distinzione fra i due tipi di bisogno si
fa meno netta perché alcuni bisogni anche se individuali devono essere
soddisfatti anche per il progresso e la stabilità dell’intero gruppo sociale
(es. l’istruzione).
BISOGNI PUBBLICI E BISOGNI PRIVATI
I bisogni diventano pubblici quando lo stato
assume il compito di provvedervi,
mediante l’erogazione di beni e servizi.
In
contrapposizione ai bisogni pubblici ci sono quelli privati, cioè quei
bisogni che sono soddisfatti dagli interessati mediante l’acquisto di beni e
servizi sul mercato.
Il bisogno pubblico non sempre coincide con
il bisogno collettivo, infatti non sempre lo Stato soddisfa tutti i bisogni collettivi (anche se
in buona parte è così).
Es il bisogno di mangiare è un bisogno
privato e viene soddisfatto dal privato mediante l'acquisto di beni privati (cibo)
Il bisogno di istruzione è un bisogno
collettivo che può essere soddisfatto sia
dal privato (scuola privata ) che dallo stato (scuola pubblica). Nel
momento in cui lo stato assume l'obbligo
di soddisfarlo, il bisogno si trasforma da collettivo in pubblico
Il bisogno di difesa dall'invasione di stati
stranieri o dai criminali è un bisogno pubblico perché, per legge, solo lo
stato può provvedervi.
Ogni Paese può avere bisogni pubblici e
privati più o meno uguali.
FUNZIONI PUBBLICHE ESSENZIALI
Ci sono comunque bisogni collettivi che
devono per natura necessariamente
soddisfatti dallo Stato in quanto corrispondono a funzioni essenziali ed
esclusive dello Stato stesso.
Alcuni di questi bisogni non sono neanche
avvertiti dal cittadino in quanto lo Stato ne deve garantire il funzionamento
(es. la difesa nazionale), prima che i cittadini ne avvertano la mancanza.
INFRASTRUTTURE
Vi sono bisogni che lo Stato soddisfa in
quanto è in grado di provvedervi con minori costi sociali (es le infrastrutture
cioè le opere pubbliche necessarie alla
sviluppo del Paese.
BISOGNI DI MERITO
Vi sono poi bisogni individuali che
potrebbero essere soddisfatti da privati, ma lo Stato vi provvede per rendere
quel bisogno accessibile a tutti (es. l’istruzione), sono detti quindi bisogni
di merito perché meritevoli di tutela.
In alcuni casi il loro soddisfacimento è
talmente essenziale da essere obbligatorio.
I BENI E I SERVIZI PUBBLICI
SERVIZI INDIVISIBILI
I servizi indivisibili (o generali), sono
quei beni che non possono essere divisi per essere goduti solo da una parte di
persone, ma sono destinati alla collettività considerata nel suo insieme.
SERVIZI DIVISIBILI
I servizi divisibili (o speciali), sono quei
beni prestati dallo Stato al singolo cittadino, che ne usufruisce
individualmente.
Di conseguenza è possibile stabilire quanto
ogni cittadino ha usufruito di quel servizio.
ESTERNALITÀ
In alcuni casi la distinzione tra bisogni
divisibili ed indivisibili non è molto netta.
Infatti molti servizi speciali oltre ad avvantaggiare
il singolo cittadino, producono effetti
utili per terzi o per la collettività intera (es. l’istruzione), in questi casi
si dice servizio a carattere misto.
Esistono anche esternalità negative
(inquinamento, criminalità).
L’ATTIVITÀ ECONOMICA DELLA
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
FALLIMENTO DEL MERCATO
Il mercato funziona mediante gli scambi e la
formazione dei prezzi avviene secondo la
legge della domanda e dell’offerta.
Questi meccanismi però non funzionano con i
beni pubblici; si parla allora di “fallimento del mercato”, le caratteristiche
che provocano questo fenomeno sono:
-
La presenza di servizi indivisibili; non essendoci
domanda individuale non vi sono i presupposti per uno scambio o per la
formazione del prezzo
-
i servizi divisibili producono effetti di
esternalità e non è giusto che un utente
paghi per un servizio che si ripercuoterà sulla comunità
-
i beni ed i servizi che soddisfano bisogni di
merito devono essere accessibili a tutti, ma il prezzo che si formerebbe
potrebbe risultare troppo alto per alcuni cittadini
-
le infrastrutture richiedono ingenti investimenti
finanziari subito, mentre i benefici si
vedranno solo a lungo termine, inoltre
di solito sono indivisibili e quindi non quantificabile il prezzo
Per queste ragioni i servizi pubblici non
possono essere offerti anche da privati.
Nel sistema economico nazionale coesistono
quindi 2 settori:
-
settore privato
-
settore pubblico
SETTORE PRIVATO E SETTORE PUBBLICO
Nel
settore privato ci sono le imprese che producono beni e servizi e li offrono sul mercato dietro corrispettivo di un prezzo.
Nel
settore pubblico lo Stato produce
beni e servizi non destinati i alla vendita e
li mette a disposizione
ponendone il costo a carico di
tutti i cittadini mediante i tributi.
DIFFERENZE E CONNESSIONI
Le attività che si svolgono in questi 2
settori sono diverse tra di loro, ma allo stesso tempo sono connesse per alcune
caratteristiche:
-
nel settore privato le scelte economiche si basano
sulla libera contrattazione; nel settore pubblico, invece, le scelte sono fatte
solo dello Stato e imposte a tutti i cittadini;
lo Stato interviene per motivi di pubblico interesse e decide cosa
produrre, quali servizi soddisfare, in che modo, con che mezzi
-
nel settore privato un imprenditore valuta la
convenienza di una scelta in base al guadagno, nel settore pubblico lo Stato
deve effettuare scelte che corrispondono all’interesse della collettività nel
suo insieme (lo stato può produrre in situazione di pareggio di bilancio o,
addirittura, di perdita)
-
nel settore privato le spese vengono coperte con
ricavi ottenuti dalla vendita, nel settore pubblico il costo dei servizi è
sostenuto da tutti i cittadini, che hanno il dovere di contribuire al
finanziamento della spesa pubblica mediante criteri fissati coattivamente dalla
Stato
-
il settore pubblico presuppone quello privato, in
quanto le risorse economiche per la realizzare interessi pubblici provengono
dall’attività economica dei privati. Pertanto,
non si può avere una sana finanza pubblica senza una buona economia privata ed il segreto della finanza pubblica è saper
attingere alle economie private senza distruggerle
-
l’attività del settore pubblico può essere uno
strumento per favorire lo sviluppo e la stabilità di quello privato
-
quando un consumatore privato vuole comprare un
bene deve avere i soldi prima di comprarlo, mentre lo stato prima decide cosa
spendere e poi reperisce le entrate necessarie per finanziare la spesa.
I SOGGETTI DEL SETTORE PUBBLICO
I soggetti del settore pubblico sono:
-
gli organi amministrativi dello Stato centrale e
periferici. L’amministrazione svolta attraverso questi organi prende il nome di
amministrazione diretta statale.
-
gli enti ausiliari dello Stato, l’amministrazione
svolta da questi enti prende il nome di amministrazione indiretta (o
parastatale);
-
le regioni, province, comuni, l’amministrazione
svolta attraverso questi si chiama amministrazione diretta regionale,
provinciale, comunale;
-
gli enti ausiliari delle regioni, province, comuni,
l’amministrazione svolta attraverso questi enti ausiliari si chiama
amministrazione indiretta regionale, provinciale, comunale.
SCIENZA DELLE FINANZE
ATTIVITA’ FINANZIARIA
L'attività economica dello Stato riguarda le
entrate (pubbliche) e le uscite (pubbliche).
Si definisce attività finanziaria pubblica
l’attività mediante la quale lo Stato si procura ed impiega i mezzi necessari a
realizzare i bisogni di pubblico interesse.
FENOMENO FINANZIARIO
L’insieme delle operazioni che costituiscono
l’attività finanziaria pubblica prende il nome di fenomeno finanziario, questo
può essere guardato da diversi punti di vista:
-
economico
-
politico
-
giuridico
Il fenomeno finanziario per sua natura è di
carattere economico, in quanto lo Stato deve provvedere a molti bisogni
pubblici (che sono illimitati e risorgenti) mediante mezzi limitati. Pertanto
deve impiegare i mezzi a disposizione in maniera efficiente (problema
economico). Se tale attività comporta una distribuzione dei mezzi tale da
trarre il massimo vantaggio, allora si dice economicamente razionale.
PROFILI POLITICI
I fini da realizzare e gli strumenti con i
quali provvedervi sono stabiliti dallo Stato con una valutazione politica
dell’interesse collettivo, tale valutazione rispecchia l’orientamento espresso
dai cittadini mediante il voto elettorale.
PROFILI ECONOMICI
Dal punto di vista economico le scelte
pubbliche sono considerate più o meno convenienti a seconda se gli effetti che
producono sono positivi o negativi sul sistema economico nazionale.
SCIENZA DELLE FINANZE
La scienza delle finanze studia l’attività
finanziaria pubblica sotto l’aspetto economico, con lo scopo di individuarne
gli obiettivi, strumenti, caratteri e gli effetti sull’equilibrio economico
generale.
La scienza delle finanze ha stretti rapporti
con altre scienza che studiano la società:
-
economia politica, perché per poter analizzare gli
aspetti dell’attività economica pubblica bisogna tener presenti i principi che
regolano il sistema economico in generale;
-
politica economica, perché le scelte finanziarie
sono collegate al sistema di interventi che lo Stato attua nei confronti dell’economia nazionale;
-
statistica, in quanto la finanza pubblica è un
fenomeno di massa.
DIRITTO FINANZIARIO
Gli aspetti politico-economici dell’attività
pubblica sono collegati a quelli giuridici.
PROFILI GIURIDICI
L’attività economica pubblica realizza un insieme di rapporti e di atti
regolati dalla legge.
Le scelte di politica finanziaria si
trasformano in legge e quindi devono essere
rispettate ed osservate dai
cittadini; a sua volta lo Stato deve agire in modo conforme alla legge ed entro
i termini da essa stabiliti.
DIRITTO FINANZIARIO
Il complesso delle norme che disciplinano
l’attività economica pubblica si dice diritto finanziario.
Esso è un ramo del diritto pubblico e regola
l’attività dello Stato per l’acquisizione delle entrate, la gestione dei mezzi
raccolti ed infine il loro impiego (uscite).
DIRITTO TRIBUTARIO
È un ramo del diritto finanziario che regole
i rapporti tra cittadino e Stato inerenti l’imposizione dei tributi
.
TEORIE SULLA NATURA DEL
FENOMENO FINANZIARIO
Sulla natura dell’attività finanziaria ci
sono diverse teorie:
-
Teoria dello scambio
-
Teoria del consumo
-
Teoria della produzione
-
Teoria dell’utilità marginale
-
Teoria della votazione
-
Teoria politica
-
Teoria sociologica
-
Teoria delle scelte pubbliche
GEOGRAFIA: LA LOCALIZZAZIONE INDUSTRIALE
DALLO SPAZIO AL TERRITORIO
Ogni società opera in molteplici campi:
economico, politico, militare, culturale.
Quello che ci riguarda è l'agire del
collettivo ovvero degli individui organizzati all'interno di strutture
familiari e sociali. Vi è quindi una
società orientata verso il perseguimento di scopi precisi, non casuali ma
finalizzati.
Tra le varie forme dell'agire sociale
rientra quello territoriale, che ha come scopo l'appropriazione delle risorse
naturali. il processo di territorializzazione
si è avuto con la trasformazione da parte della società di spazi
naturali organizzati in territori. Lo spazio è un'estensione geometrica; il
territorio invece è una trasformazione avvenuta dall'azione sociale. Il processo di costruzione del territorio
dipende da:
1) le risorse
materiali ed immateriali a disposizione di ogni società; che in base ai livelli
tecnologici e di benessere raggiunti condizionano tale processo;
2) Le relazioni di
potere, ossia i rapporti tra le classi sociali ;
3) I progetti, intesi
come volontà pianificatrice di un popolo.
Compito della geografia è anche quello di
capire le conseguenze dell'agire territorializzante sugli ecosistemi per
diminuire o possibilmente neutralizzare gli impatti che producono disequilibri
.
Lo sviluppo territoriale da parte di una
società avviene in tre fasi: la
denominazione consiste nello studio delle caratteristiche naturali in cui si
intende operare. La reificazione ossia
il passaggio alla costruzione materiale di oggetti: case, fabbriche ,stazioni,
eccetera. Da notare che ogni atto territorializzante può risolvere o creare
problemi nello stesso tempo; ad esempio le case risolvono il problema degli alloggi , ma generano la
necessità di servizi, trasporti ecc.
La strutturazione ossia l'interconnessione
tra gli oggetti che abbiamo insediato nel territorio (case, strade ,reti
ferroviarie, ecc.. )che imprimono una struttura al territorio stesso.
IL PAESAGGIO
Il paesaggio è il
volto di un territorio o delle regioni in cui territori si articolano; ossia la
fisionomia esterna con la quale essi ci appaiono.
In ogni paesaggio vi sono due grandi
insiemi; gli elementi naturali che non sono stati creati dagli uomini e gli elementi sociali , che sono il frutto
dell'agire economico. I due insiemi non sono facilmente separabili, ma
risultano profondamente intrecciati in quanto nel corso degli anni il paesaggio
è stato soggetto a continue evoluzioni ed incessanti cambiamenti delle strutture economiche e sociali. Forme
funzioni e strutture compongono
il paesaggio. Le forme naturali (fiumi,
laghi, monti) si legano alle forme sociali (ponti o edifici ) e quindi il
rapporto tra le due forme genera la funzione socio economica. Lo stesso discorso
vale ovviamente per le forme materiali, banche, negozi, luoghi pubblici,
strade, rappresentano il modo in cui gli elementi materiali vengono
organizzati e rispecchiano le funzioni economiche e sociali, cui sono adibiti.
LA RENDITA COME FATTORE
DI LOCALIZZAZIONE
La terra intesa come
fondamentale fattore della produzione è l'indispensabile base materiale
per ogni insediamento,Bed è caratterizzata da tre elementi:
1) esiste da sempre in natura
non è quindi frutto del lavoro sociale, che può solo esaltarne la produttività;
2) è inamovibile: ossia sono gli insediamenti
che vanno alla ricerca dei luoghi più adatti secondo le esigenze sociali;
3) la sua disponibilità è
limitata perché la domanda è in continuo
aumento sia per l'incremento
demografico, sia perché i bisogni
aumentano in conseguenza dell’aumento di
benessere.
La categoria economica che definisce il prezzo del bene "terra” è
detta: RENDITA FONDIARIA.
La
rendita quindi esprime il valore della terra, sia per quella finalizzata allo
scopo urbano, sia per quella utilizzata a scopo agricolo. Rendita urbana ed agraria si differenziano
per diversi tributi: l'esposizione al sole,
la posizione rispetto a una sorgente ,la fertilità sono elementi fondamentali per la rendita
agraria , per quella urbana elementi importanti sono la posizione panoramica, o
la
Dotazione di infrastrutture varie. Vista la continua lievitazione della domanda,
sul mercato dei " suoli " si vengono a creare tensioni e squilibri
che i pubblici poteri tentano di attenuare .
Proprio per la funzione sociale svolta dalla terra, gli Stati hanno
deciso di limitare le libertà economiche dei proprietari dei suoli, ecco allora
nascere gli istituti giuridici come: l'esproprio per pubblica utilità , il
diritto di superficie, configurati comunque come limiti alla proprietà. La terra è un bene non soggetto a deperimento
quindi il suo valore non è minacciato dall'inflazione. Si trasforma dunque in
" bene - rifugio " diventando oggetto di fenomeni speculativi, cosa
che ha indotto molti paesi ad intervenire con provvedimenti legislativi
per controllare il mercato fondiario.
DAI MERCATI CHIUSI ALLO
SPAZIO INDUSTRIALE
Gli operatori economici, nello scegliere le località in cui insediare
le proprie attività produttive, hanno tenuto conto di una serie di elementi
naturali, tecnici, economici, sociali e politici.Questo contesto può variare in
base alle esigenze di ogni comparto merceologico,ed alla tipologia dei rami
produttivi.
Prima della rivoluzione
industriale,le attività manifatturiere ed artigianali erano assai
limitate, in quanto subivano la carenza
di energia e gli imprenditori erano costretti ad insediarsi vicino ai centri abitati per reclutare
manodopera. La rivoluzione industriale
sconvolse i precedenti assetti territoriali .
L'energia meccanica consentì alle industrie di allontanarsi dalle città
e di non essere più strettamente legate alla manodopera sul posto.L’energia
meccanica fu la premessa della grande fabbrica moderna dove oggi l'lavorano
centinaia di operai . Le vallate quindi
diventano luogo privilegiato dell'insediamento industriale tessile ,per la
presenza dell'acqua dei fiumi e della manodopera femminile poco qualificata,
Nella pianura invece per ammortizzare i costi era necessaria la presenza di più
fabbriche nella stessa area. La metallurgia fu il secondo passo della rivoluzione industriale
,con l’impiego del carbon fossile ci fu
la svolta che permise la costruzione di grandi forni, la modificazione
degli impianti ed un grande incremento della produzione. Le miniere non furono più l'unico punto di
riferimento, si cominciò a guardare verso l'industria leggera. La distribuzione e la vicinanza ai mercati
divennero prioritarie alla fine dell'800 e l'inizio nostro secolo, dopo l'invenzione
degli accumulatori e avviata la distribuzione dell'energia sul territorio cambiarono nuovamente i criteri di scelta
delle localizzazioni industriali. Oggi giorno l'industria mobilita i fattori
della sua produzione ( materie prime,
energia, forza lavoro,) su mercati che possono distare tra loro centinaia o
migliaia di chilometri. Insediare le
fabbriche ed inviare le merci verso i mercati di consumo ha significato creare una rete le cui maglie,
poco alla volta, hanno finito con l'abbracciare il mondo intero.
I principali fattori che condizionano le scelte in
tema di localizzazione
territoriale sono riassumibili in due grandi:
1) i vincoli ecologici, ossia le
caratteristiche naturali dei siti nei
quali ubicare gli impianti;
2) i fattori
funzionali, che riguardano le peculiari necessità
tecnico-economiche
di ogni impresa;
Ciascun settore merceologico o ramo produttivo
ha sue esigenze tecniche ed economiche
specifiche che lo inducono a
tenere in considerazione
certi fattori ambientali piuttosto che altri.
I VINCOLI AMBIENTALI
Negli ultimi decenni diversi settori sono affrancati
da molti condizionamenti
ecologici grazie all'introduzione di tecniche complesse. Oggi,
la natura costituisce
un vincolo imprescindibile solo nel caso delle
industrie minerari, altrimenti è
più corretto parlare di condizionamenti
ecologici piuttosto che di vincoli. Tramite il
ricorso alla sua generazione l’industria alimentare, per esempio,
ha potuto allontanare
le fabbriche dai campi,
avvicinandoli ai grandi mercati
di consumo.
Quando la materia prima
per la costruzione delle navi era il legno, a
cui si aggiungevano
la 10,
ossia il catrame
vegetale per la cafalatura, e la canapa
per le velature, li estuari, ai quali
giungevano le materie prime,
rappresentavano un luogo ottimale per insediare i cantieri navali. poi inferto sotto
il legno,
la pece, la
canapa l’interesse si volse ai siti
più facilmente raggiungibili dalle fabbriche siderurgiche con il conseguente declino di alcuni
cantieri e l’ascesa di altri.
Oggi, un fondamentale elemento condizionante è rappresentato dalla necessità di ampi spazi
per ospitare le navi di
grandissimo tonnellaggio.
Per le centrali termonucleari
esistono condizionamenti geologici e ambientali
che restringono il ventaglio delle
localizzazioni possibili, giacché vengono escluse assolutamente tutte le aree a
rischio sismico.
Apparentemente i cementifici potrebbero esser assimilati alle miniere per quanto
concerne l'insediamento. Di fatto anche in questo comparto
è i margini
di elasticità risultano più consistenti. L'Italia,
il trasporto del cemento avviene
quasi esclusivamente su strada,
in Giappone, invece,
su ferrovia. Ne discendono valutazioni diverse circa l'ubicazione
del cementificio. Nelle zone collinari
non facilmente raggiungibili dalla ferrovia i giapponesi fanno largo impiego di teleferiche lunghe molte chilometri per trasportare la materia prima
al forno diffusione
dove arrivano i binari della
ferrovia per la distribuzione sul territorio del prodotto finito.
Nella prima fase dell'industrializzazione la siderurgia fu condizionata dal notevole fabbisogno di energia,
per cui le
maggiori regioni siderurgiche sorsero in prossimità dei bacini carboniferi; esempio: in
gran Bretagna, il ferro
importato dalla Svezia giungeva a Liverpool, alle
cui spalle si aprono le
miniere di carbone di Manchester, e lungo
l'asse tra
le due città
si strutturò uno dei grandi
poli siderurgici del paese.
Belgio, Francia, Germania e
Polonia con un vero e
un analogo binomio: bacini
carboniferi e spazi industriali spesso coincisero.
Elevato peso specifico delle due materie
prime condizione paesi privi di
entrambe, come
l'Italia, due
fatti maggiori complessi siderurgici sono stati localizzati
presso i porti
di sbarco del
ferro e del
carbone. Oggi
prevalgono criteri diversi in paesi
ad avanzato sviluppo industriale nei quali il
fabbisogno di prodotti siderurgici è proporzionalmente inferiori: le
lavorazione nei decenni passati alimentano un fiorente mercato di rottami che
rientrano nella fusione in percentuale
crescente rispetto al ferro di
miniera. Questi
rottami si accumulano all'interno delle grandi aree metropolitane
dove le concentrazioni
popolazioni molti iracheni consumi e gli scarti.
Di qui la
nuova necessità di privilegiare queste aree per
l'insediamento di impianti di
minori dimensioni e basato soprattutto
sulla produzione di acciai speciali.
Diversa è la situazione dei comparti che utilizzano
gli idrocarburi come fonte energetica. I cementifici
abbisognano di molta energia che la cottura della marna,
ma i costi
di trasporto del petrolio utilizzato
sono inferiori a quelli che si
dovrebbero sostenere se si volesse
trasportare la materia prima ,marna e argilla, in luoghi prossimi ai porti di sbarco
del greggio.
In genere l'industria petrolchimica dei paesi estrattori sorge nelle vicinanze
di porti,
mentre quella dei paesi importatori
nei pressi dei porti di
sbarco del petrolio. Lo
stesso criterio prevale nella chimica di base, che utilizza
materie prime d’importazione, per esempio
i fosfati per
la produzione di concimi chimici; mentre la
chimica fine, nella quale
rientrano i semilavorati provenienti dai complessi chimici di base, è più
interessata alla vicinanza ai mercati
di consumo.
Nei settori che lavorano oli
e semi di provenienza
tropicale, per ricavarne sapori o cosmetici, ma anche
vernici e altri
prodotti industriali, il valore
della materia prima e i suoi costi di trasporto coprono solo una percentuale
esigua del costo finale del
bene, per
cui si trasporta
la materia prima dal porto
fino alle fabbriche che vengono ubicate per lo più
delle vicinanze dei principali mercati di sbocco
del prodotto finito.
I maggiori produttori mondiali di cellulosa,
compensato, pannelli di legno, pasta di
legno e in parte anche di
carta, coincidono
con i paesi
provvisti delle maggiori risorse forestali. Qui
gli impianti sorgono sui nodi più importanti del reticolo fluviale. L'industria del mobile invece
è un settore
nel quale prendono
il sopravvento l’elaborata lavorazione, il design, il gusto
e il reddito del consumatore. Ragione per
cui i mobilifici
privilegiano l'insediamento presso i mercati di
consumo e lo
stesso succede nel caso delle
industrie del pellame e del
cuoio. Il
settore tessile, con i
suoi diversi comparti ciascuno soggetto a condizionamenti
specifici, rivela bene i criteri che sottendono
le scelte di
localizzazione. L'industria di
base, rappresentata
dalla filatura ma anche dalla
tessitura tende sempre più ad
affermarsi direttamente dei paesi detentori
della materia prima (cotone, lino,
canapa, iuta). Al contrario, le fabbriche di tessitura,
tintura, stampaggio, disegno e a
maggior ragione quelle di abbigliamento, tipici settori
rivolti al mercato, trascurano
i problemi di vicinanza alle
fonti di approvvigionamento
per guardare al consumatore.
Per quanto concerne
la manodopera, le industrie
si trovano ad affrontare due problemi fondamentali: da un lato
l'adeguata disponibilità, dal punto di
vista quantitativo e della preparazione professionale, di forza
lavoro ed i tecnici; dall'altro, il costo
di questo lavoro. I due
elementi che giocano ruoli diversi nel tempo
e secondo il comparto produttivo. Il passaggio
da un'economia
agricola a una industriale e da questa
a una economia
terziariarizzata si accompagna
a una domanda
crescente di scolarizzazione: il problema della
qualificazione professionale si fa più acuto. Diminuisce la percentuale di addetti non
qualificati e cresce quella di operai specializzati, di tecnici, ingegneri e
laureati. Una
tendenza che impone di guardare
con maggiore attenzione alle articolazioni qualitative del mercato del
lavoro.
In alcuni casi la professionalità è questione di retaggi
consolidatisi in tempi assai lunghi, per cui la scelta dell'ubicazione diventa
quasi obbligata. In Italia la
regione che gravita intorno a Valenza Po è
avvenuta strutturandosi e caratterizzandosi sulla base di un fitto tessuto di
laboratori e fabbriche di oreficeria.
Appositi istituti
professionali preparano i giovani, la cui maestria sia finirà nelle manifatture locali fino a
dar vita a una " cultura e culture dette dell'oreficeria
che ha tratto peculiare di questi siti che incide sulla localizzazione delle
nuove unità produttive. La presenza o l'assenza di simili tradizioni culturali
e professionali continua a condizionare, a dispetto di una apparente omogenea
diffusione dell’industrializzazione.
Le differenze fra i costi del lavoro
possono giocare un ruolo non
secondario nelle scelte di localizzazione
industriale, dove le fabbriche
abbisognano di forza lavoro poco
qualificata. Oggi nel gruppo
dei scelte praticabili e entrano in soli
mercati del lavoro locali,
ma del mondo
intero, compresi
quelli dei paesi sottosviluppati, in taluni
dei quali una
tradizione operaia e una cultura
di fabbrica hanno già messo
le radici da
tempo. Nel caso di produzione
in serie che
richiedono ricerca tecnologica, e
se ne intervengono altri fattori limitanti, insediamento
di unità produttive
paesi in via di sviluppo risulta conveniente, per cui grandi gruppi
industriali si sono trasformati in multinazionali, decentrando le attività meno
qualificate e conservando presso la casa madre
i centri decisionali
e la ricerca.
Nel settore dei televisori, poche grandi
società giapponesi, americane e
tedesche controllo del mercato mondiale
e con una
diretta presenza nei paesi sbocco
limitata a poche fabbriche che provvedono al mero assemblaggio
di componenti, sulla base
di istruzioni che giungono loro
dalle rispettive direzioni centrali. Analoghi processi investono l'industria
elettronica e dei computer.
Per l'industria leggera, la vicinanze
luoghi di consumo
è una variabili
di primaria importanza. Geograficamente
il consumo coincide con le
arie a più
elevata densità demografica, per
cui si può affermare che i maggiori centri
urbani e le
metropoli hanno rappresentata lungo i punti di
riferimento obbligati per simili industrie. Solo negli
ultimi anni vincoli sono allentati, per i miglioramenti
intervenuti i mezzi di trasporto
e delle vie
di comunicazione che, abbassando
i costi,
modificato il quadro delle scelte
ottimali senza, però,
che sia venuta
meno l'importanza
e della prossimità
ai mercati finali, o
quantomeno ai fondamentali nodi viari.
Alcune notevoli concentrazioni industriali si devono all'interesse
da parte di industrie di beni
consumo per la presenza in
zona di una
cospicua percentuale della popolazione residente e per
la sua capacità di reddito,
proporzionalmente superiore ai dati medi
nazionali.
Se l'economia di
un paese lavora
misura ragguardevole per l'esportazione, il problema
della vicinanza e ai mercati
di consumo si pone in
altri termini, giacché la
destinazione finale comporta, comunque, un trasporto
su lunghe distanze. Di qui
il diverso ruolo di tante
città portuali di regioni
litoranee del mondo, secondo il porto
esaurisca la sua funzione sul
piano commerciale, come accade
in molti paesi
africani, oppure
sia un fondamentale
anello di passaggio
per l'industria, come nel
caso del settore
cotoniero a Bombay. Multare
industriali giapponesi coincidono quelle portuali, sia
per le specifiche
caratteristiche insulari del paese,
oltretutto dipendente dall'estero per
quanto riguarda l'importazione di materie prime, sia perché
dai porti nipponici
muovono i grossi
flussi di esportazione
dei beni finiti.
Seppure in modo non sempre coerente si va
ormai diffondendo la prassi di una pianificazione che tenga conto non solo dei
dati economici, ma anche delle conseguenze socio-sanitarie e degli in patti
ambientali derivanti da ogni tipo di nuovo insediamento infatti alcune gravi
catastrofi delle recente passato hanno messo in luce i pericoli derivanti dalla
localizzazione di impianti ad alto rischio nei pressi di popolosi insediamenti
abitativi. Parecchi insediamenti produttivi risultano pericolosi per la salute
e scelte di localizzazione dovrebbero tenerne conto, la combustione di, per
esempio, causano l' immissione nell'aria di anidride carbonica; i rumori emessi
da molti impianti e risultano nocivi; analoghe considerazioni valgono anche per
le acque degli impianti industriali quando non vengono correttamente trattate,
e lo dimostra nel mondo industrializzato lo stato delle falde acquifere da cui
si attinge per il normale fabbisogno idrico della popolazione. Oltre alla
salute, ogni altra forma di vita e l'e gli ambienti loro insieme sono
minacciate da forme di industrializzazione non corrette. Un nuovo allarme viene
dai rifiuti industriali che si aggiungono ai già massicci rifiuti agricoli
urbani. Il problema sempre esistito ma, come sempre accade quando gli aspetti
quantitativi di un fenomeno non hanno raggiunto la soglia critica, solo pochi
esperti si rendono conto delle conseguenze derivanti dall'accumulo di rifiuti
che crescono in proporzione geometrica.
In Italia si producono annualmente circa 100
milioni di tonnellate di rifiuti, ormai le semplici dimensioni costituiscono,
in sé, un problema di non facile soluzione e a complicare ulteriormente la
situazione si aggiunge il fatto che una percentuale non irrilevante di rifiuti
industriali e risulta nociva o tossica, mentre per quanto concerne i rifiuti
agricoli i rischi risultano considerevoli. Osservando la questione da un punto
di vista planetario è facile intuire che il futuro presenterà difficoltà ancora
maggiori già che anche i paesi in via di sviluppo, procedendo sulla strada
dell'industrializzazione nel nord della terra, e diventeranno accumulatori di
rifiuti.
ECONOMIA AZIENDALE: PROGRAMMAZIONE, CONTROLLO E REPORTING
CONCETTO
D’AZIENDA
L’azienda è un sistema economico formato da
un insieme organizzato di mezzi, uomini e
risorse che operano tra loro in maniera coordinata con lo scopo di
produrre beni o servizi al fine di ottenere come obiettivo comune un
soddisfacente livello di redditività nel lungo periodo.
LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Per raggiungere tale livello di redditività
l’azienda deve attuare una pianificazione strategica, ovvero prefissare degli
obiettivi da raggiungere nel medio / lungo termine, questo processo richiede
l’analisi dell’ambiente esterno, l’individuazione delle risorse interne
all’azienda e i mezzi necessari per raggiungere tali obiettivi.
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Studio della situazione di partenza
e delle sue opportunità di sviluppo
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Determinazione degli
obiettivi di base
(medio / lungo termine)
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Analisi dell’ambiente esterno
ed interno all’azienda
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Schema: La Pianificazione strategica
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LA PIANIFICAZIONE AZIENDALE
Dopo
che la pianificazione strategica ha individuato le opportunità, ed ha fissato
gli obiettivi principali, la pianificazione aziendale rende operative le
strategie prefissate.
Ciò avviene tramite la formulazione di piani
a medio / lungo termine che analizzano gli obiettivi prefissati sotto l’aspetto
economico, finanziario e patrimoniale.
Questi piani pluriennali, che solitamente
hanno durata di 3 – 5 anni, si articolano in piani di funzione, cioè che
riguardano le singole funzioni aziendali e piano aziendale, che analizza
l’impresa nel suo complesso.
Il piano aziendale è composto da un insieme
di piani:
-
piano economico, sintetizza costi, ricavi e risultati
economici programmati per il periodo di tempo coperto dal piano aziendale;
-
piano patrimoniale, indica le attività, le passività
e lo stato patrimoniale al termine di ciascun esercizio compreso nel piano
aziendale;
-
piano degli investimenti, sintetizza gli
investimenti e i disinvestimenti delle immobilizzazioni pianificati dalle
funzioni aziendali;
-
piano finanziario, traduce in flussi monetari
(entrate, uscite), il contenuto degli altri piani;
|
Schema: La
Pianificazione aziendale

Formulazione di piani pluriennali
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Analisi degli obiettivi prefissati negli
aspetti economico, finanziario e patrimoniale
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Piano aziendale composto
da:
- piano economico
- piano patrimoniale
- piano degli investimenti
- piano finanziario
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LA PROGRAMMAZIONE
Per raggiungere gli obiettivi prefissati
l’azienda deve attuare una programmazione che è volta ad indirizzare le diverse
attività settoriali che si svolgono all’interno dell’impresa.
La programmazione è la fase in cui si
predispongono i programmi e i budget che concretizzano le scelte strategiche.
Essa può essere classificata in due modi:
-
programmazione di periodo, riferita ad un periodo di
tempo (breve, medio o lungo);
-
programmazione di progetto, riferita ad un
determinato progetto (es. costruzione di un fabbricato e simili);

IL CONTROLLO DI GESTIONE
Accanto ai processi di pianificazione e
programmazione vi è la fase di controllo che ne è parte integrante.
È infatti necessaria per confrontare gli andamenti
effettivi con quelli ipotizzati al fine di individuarne eventuali scostamenti e
le cause che li hanno generati.
Possiamo quindi affermare che la fase di
controllo è volta ad assicurare che le risorse vengano acquisite e impiegate in
modo efficiente con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi prefissati.
I meccanismi utilizzati per svolgere
l’attività di controllo sono:
-
il controllo retroattivo (feed–back),
consente tramite l’analisi dei dati consuntivi e gli obiettivi programmati di
prendere decisioni per migliorare la programmazione e l’attività futura;
-
il controllo anticipativo (feed-forward),
consente mediante il monitoraggio continuo dell’attività in corso, di
intervenire in tempo reale su eventuali scostamenti e sulle cause che li
generano;
Il controllo di gestione necessita di un
continuo flusso di informazioni che vengono prese dal sistema informativo
direzionale, e a sua volta attraverso i reports (cioè informazioni di ritorno),
inserite nuovamente nel sistema informativo per essere rielaborate.
APPROFONDIMENTO: IL BUSINESS PLAN
Il business plan (o studio di
fattibilità), è il documento che descrive l’idea imprenditoriale, ne esamina
o fattori di successo e consente di determinarla.
Esso ha funzione sia interna che esterna
all’impresa:
-
per l’impresa è lo strumento che consente di
organizzare e presentare l’idea imprenditoriale (business idea), perché ne
analizza i fattori di successo o eventuali lacune, portando così ad
aggiustamenti o all’abbandono del progetto, in caso di successo definisce la
strategia da seguire nella fase successiva;
-
per i terzi il business plan è lo strumento che
consente di valutare il progetto, le potenzialità e i rischi ad esso
connesso;
Il business plan inoltre viene richiesto
in caso di fusioni, acquisizioni, gare d’appalto, domande di finanziamento.
Esso deve essere presentato in modo
sintetico e completo, deve cioè focalizzare gli aspetti economico e
finanziario del progetto, è strutturato in tre parti:
-
parte prima, in caso di nuova attività descrive
l’idea imprenditoriale, nel caso invece di sviluppo di un progetto di
un’impresa preesistente ne descrive i vantaggi;
-
parte seconda, descrive la fattibilità del
progetto mediante l’analisi dell’ambiente esterno (mercato) e interno (organizzazione, risorse)
-
parte terza, la valutazione monetaria, richiede
l’elaborazione del piano aziendale (nelle sue quattro parti), e quantifica il
fabbisogno finanziario dell’idea imprenditoriale;
|
IL BUDGET
Una volta che la programmazione ha indicato gli obiettivi
che dovranno essere conseguiti in un arco di
tempo breve in (un anno), questi verranno tradotti in
programmi operativi dettagliati e (budget).
Il budget è lo strumento della
programmazione aziendale che evidenzia i obiettivi
economico-finanziari da realizzare nel prossimo esercizio, inoltre evidenzia le risorse
da impiegare per conseguire i
risultati programmati, il budget è il documento amministrativo
che traccia il futuro andamento
della gestione.
LE FUNZIONI DEL BUDGET
Le funzioni del budget sono molteplici:
- traduce in termini quantitativi i
programmi di gestione;
- consente coordinamento delle diverse
funzioni aziendali;
- consente l'il coordinamento delle diverse
attività aziendali;
- permette di correggere in anticipo
eventuali problemi e di porvi tempestivamente medio rimedio;
- consente il controllo della gestione attraverso il confronto tra le
quantità e i
valori previsti e le quantità e valori e rilevati;
COMPOSIZIONE DEL BUDGET
Il budget si compone
di quattro parti:
1) il budget economico, prevede
i costi e ricavi di competenza dell'esercizio predeterminando l'il risultato
economico, esso costituisce
la sintesi dei budget settoriali redatti nella seguente sequenza:
-budget delle vendite;
-budget delle scorte di magazzino;
-budget degli acquisti;
-budget del personale;
-budget dei servizi;
-budget degli oneri finanziari;
-budget dei proventi vari;
-budget degli oneri vari;
2) il
budget degli investimenti, prevede le operazioni che si intende attuare nel
settore delle immobilizzazione in base ai programmi di
medio/lungo termine in corso di realizzazione, esso considera eventuali
dismissioni di beni strumentali e i nuovi investimenti.
3) il budget finanziario, prevede i
movimenti finanziari della gestione, e precisamente per i flussi di cassa
derivanti dalle regolamento delle operazioni di gestione (flussi di entrate
monetarie e flussi di uscite monetarie),
esso consente di determinare gli eventuali fabbisogni finanziari o le
eventuali eccedenze finanziarie.
4) il budget dell'esercizio, attinge i dati
dei tre budget precedentemente elencati presentando la previsione della
situazione patrimoniale ed economica dell'esercizio considerato.
LA REDAZIONE DEL BUDGET
La redazione dei budget richiede innanzitutto una valida organizzazione aziendale e e
un efficiente struttura amministrativa. La notevole
quantità dei calcoli richiesti e esigenza di
effettuare simulazioni con rapido ricalcolo
dei risultati rende indispensabile l'utilizzo delle
elaborazione elettronica dei dati.
Innanzitutto le decisioni riflesse
del budget aziendale devono essere coerenti con quanto indicato
in sede di
programmazione, da cui si
esamina nel dettaglio il primo
anno.
Tuttavia il budget non
deve obbligatoriamente rispettare tutte le ipotesi assunte
è in sede
di programmazione, infatti la
compilazione del budget è anche
il momento della verifica della validità delle scelte della
programmazione riferite del budget regola
infatti alla luce delle nuove
informazione che regola emersi in sede di
redazione del budget e si
potrebbe ritenere opportuno
effettuare delle modifiche al piano
stesso.
Il budget dell'esercizio ha come punto di
partenza, e successivamente di confronto, il bilancio
dell'esercizio precedente, eventuali verranno poi introdotte
in base ai
risultati.
FATTORE TEMPO
Il budget anticipa risultati di un
periodo amministrativo e gli articola
in periodi più brevi (mese, trimestre).
Se si applica la tecnica
del budget scorrevole, il
budget annuale viene suddiviso in periodi infrannuali, e a scadere
di ciascuna frazione temporale i dati relativi
al tempo trascorso
si eliminano e, in base alle risultanze
ottenute, si
aggiornano e e si revisionano le previsione relativi e per
i successivi aggiungendo nuove previsioni, mantenendo sempre
il riferimento a un arco
temporale di 12 mesi.
ZERO – BASE BUDGET
Nella stesura del budget
l'attenzione maggiore è rivolta
ai costi variabili, mentre per
i costi struttura si parte dal
livello dell'anno precedente e si aggiornano
all'importo (in più
o in meno, a seconda
degli obiettivi).
Questo metodo però è
scarsamente efficace se si vuole
ridurre i costi
e penalizzante per i progetti innovativi (per
i quali in passato non esistevano
stanziamenti).
È quindi più utile
applicare la tecnica dello zero - base budget
(letteralmente, budget che
parte da zero), con cui si procede
indipendentemente dalle previsioni effettuate in precedenza,
cioè ogni attività
aziendale è esaminata dal capo e vengono
rideterminate le esigenze in termini di quantità fisiche
monetaria e le priorità sono
stabilite ex novo.
CHI REDIGE IL BUDGET
Il compito di redigere budget spetta dell'impresa
a coloro che
avranno la responsabilità di raggiungere gli obiettivi fissati dai vari budget
settoriali e, a seconda
della organizzazione aziendale il budget
sarà perciò predisposto dal responsabile diverse funzioni aziendali, delle varie
divisioni e così via.
FLESSIBILITÀ
Il budget deve potersi
adattare a realtà diverse da quelle previste, uno strumento
per garantire tale flessibilità e le reazioni di budget e
flessibili, nei quali le previsione sono riferite a un ventaglio
di livelli di attività.
Il budget flessibile prende in considerazione
perché ho più
ipotesi di volumi di produzione
e di vendita
al quale corrispondono
differenti livelli sfruttamento degli impianti dei macchinari. Poiché i
costi assumono dimensioni diverse al variare delle
quantità prodotte che " i
budget e flessibili
dispongono di budget fissi alle
esigenze di imprese che presentano
nel corso dell'esercizio frequenti oscillazioni dei volumi di produzione
per casi stagionali
o di mercato.
IL BUDGETARY CONTROL
Il budgetary control è il controllo della
gestione attuato con il budget. Si
tratta di una tecnica che richiede una procedura di preparazione, di
approvazione e di esecuzione sia complessa, che prende avvio degli ultimi mesi
dell'anno precedente a quello cui si riferisce la programmazione, per proseguire poi durante tutto
l'esercizio. Come visto, la fase di
programmazione richiede la raccolta di informazioni, l'elaborazione di
previsioni, la fissazione di obiettivi annuali in sintonia a con i obiettivi
strategici, l'analisi dei costi per centri di e la definizione di standard
attesi, la stesura del budget, la sua discussione e l'analisi del possibili
alternative, mediante opportune simulazioni, la sua approvazione e diffusione
ai vari livelli dell'organizzazione che devono conformare la propria azione al
suo contenuto.
Lo sforzo della programmazione e ha senso solo se accompagnato da con
cura la fase di rilevazione dei dati consuntivi, mediante sistemi di
contabilità generali di contabilità annuale di contabilità analitico -
gestionale e dal successivo confronto di essi come il contenuto del budget l'al
fine di calcolare in scostamenti e individuarne le cause. Tale essere
sintetizzato e comunicato gli organi competenti a tramite la stesura di
appositi rapporto (rapporti informativi) questi costituiscono il supporto
informativo per le decisioni (più procedere ad aggiustamenti e rettifiche degli obiettivi originari qualora lo scenario di
riferimento del budget abbia subito modifiche). Tutto ciò comporta un notevole
impegno organizzativo e una struttura amministrativa adeguata alla complessità
del lavoro da svolgere che difficile riscontrare ripresa di piccole dimensioni,
ha quindi un sistema di programmazione e controllo si applica più facilmente
della media/grande impresa e le sua adozione è delicata a una preventiva
analisi dei costi e dei benefici.
VANTAGGI
I vantaggi ottenibili con il budgetary
control sono notevoli infatti:
-costringe i responsabili della struttura
aziendale a partecipare alla determinazione degli obiettivi e quindi a
formulare i programmi in armonia con gli altri diritti e;
-richiede la collaborazione a tutti i
livelli della struttura aziendale una chiara su vicende responsabilità o dei
vari settori aziendali;
-comporta uno studio accurato del mercato,
la raccolta di informazioni interne ed esterne, la tenuta di contabilità
ordinata e aggiornata;
-obbliga i responsabili aziendali a
ragionare in termini quantitativi e tradurre le esigenze in modo razionale;
-consente un uso razionale delle risorse, il
miglioramento dell'organizzazione, ha dell'efficienza della redditività
aziendale;
-denuncia di deficienze e i inadeguatezza e
eventuali incapacità di alcune dirigenti del raggiungere gli obiettivi loro
assegnati;
-
permette l'individuazione delle cause degli
scostamenti e la loro rimozione attraverso l'azione continua di verifiche di
correzione.
ONERI
L'onere del budgetary control è però
sensibile in quanto comporta un appesantimento della struttura aziendale,
l'istituzione dell'organo permanente (ufficio budget e pianificazione), una
maggiore burocrazia del lavoro amministrativo, la disponibilità di hardware e
software appropriati.
LIMITI
Il budget di controllo si limita a
verificare il raggiungimento degli obiettivi di breve periodo, quali il
risultato economico che le sue determinanti e (costi e ricavi) e, utilizzando
come strumenti i costi standard e generalmente i budget e flessibili. Questa logica
si dimostra efficace per le imprese che operano in una mente semplice, ambiente
competitivo attuale e è invece caratterizzato da un'elevata complessità dovuta
alla globalizzazione, al decentramento all'innovazione tecnologica e da
mutamenti frequenti e imprevedibili, questo dinamismo fossi che risulti sempre
più difficile elaborare piani strategici e stabili da articolare in programmi
operativi.
CONTROLLO STRATEGICO
Il budget di controllo è inoltre ampliato e
conta sistemi di controllo strategico.
Il controllo strategico è il controllo
attuato misurando i risultati aziendali rispetto agli obiettivi di lungo
periodo.
In un ambiente stabile ragionamento degli
utenti di breve periodo indicate del budget si traduce di regola i risultati
economici positivi nel medio/lungo periodo.
Ciò non vale in ambienti molto dinamici dei
quali la focalizzazione sui risultati di breve periodo e può arrivare a
compromettere la competitività dell’azienda (s una riduzione dei costi e di
ricerca e sviluppo sì positivamente sulla risultato economico di esercizio, ma
compromettere la competitività futura).
Se dunque il budgetary control misura in
termini quantitativo – monetari i risultati di breve periodo (scostamenti di
quantità che di prezzo), il controllo strategico e basato principalmente su
indicatori di tipo qualitativo (qualità, grado di soddisfazione dei clienti,
eccetera) che misurano efficace di medio/lungo periodo.
L’ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI
Analisi degli scostamenti: l'analisi degli
scostamenti è un fondamentale strumento di controllo (retroattivo) può essere
applicato sia ad imprese che predispongono i budget sia per imprese che si avvalgono della contabilità analitica
gestionale. Il primo caso (budgetary control ) consente di verificare la concreta realizzazione dei programmi
aziendali ( analisi di efficacia ).
L'analisi degli scostamenti è affiancata a quella relativa ai ricavi. Il
secondo caso prevede il confronto fra i costi effettivi e i costi standard, al fine di controllare l'efficiente
reperimento e impiego delle risorse .
L'analisi degli scostamenti si articola in più fasi:
1) confronto tra dati standard o programmati ( scostamento globale );
2 ) scomposizione dello scostamento globale;
3)individuazione delle cause
degli scostamenti;
4) adozione di azioni
correttive;
Queste fasi vengono realizzate in maniera diversa a seconda se si voglia
controllare i costi o i ricavi.
ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI DEI COSTI
Il controllo dei costi mediante l'analisi
prevede:
La determinazione dei costi standard.
La rilevazione degli impieghi effettivi e
dei costi consuntivi tramite un sistema
di contabilità analitico gestionale. Le
differenze riscontrate tra i costi effettivi e i costi standard possono
dipendere da tre fattori:
1) variazione dei
rendimenti dei fattori produttivi; questo è lo
scostamento da tenere più sotto controllo ,e si ottiene moltiplicando le
differenze tra quantità effettive (QE) e quantità standard (QS)
per i prezzi standard (PS), per cui: PS=(QE-QS);
2) Variazioni nei
prezzi dei fattori produttivi impiegati; si calcola moltiplicando le differenze
tra prezzi effettivi (PE) i prezzi standard (PS) per le quantità dei
fattori impiegati (QE), per cui QE=(PE - PS);
3)
Variazioni del volume di produzione ( volume
effettivo, volume standard). Tale scostamento va ad incidere sui costi globali
sostenuti dall'azienda.
ANALISI DEGLI SCOSTAMENTI DEI RICAVI
Il controllo dei ricavi presume:
1) Redazione del budget delle vendite;
2) Rilevazione dei dati effettivi di vendita;
Se
dal confronto tra i ricavi effettivi e ricavi programmati vi è uno
scostamento negativo ci viene segnalata la presenza di un problema nel
marketing aziendale e tale problema dovrà essere rimosso con opportune azioni
correttive.
La rilevazione degli scostamenti si ottiene
oggi con un sistema informativo
automatizzato che in tempo reale fa pervenire le informazioni ai
responsabili di budget e della programmazione. Quindi gli scostamenti
individuano gli obiettivi che non sono stati raggiunti, ed è compito della rete direzione ricercare le
cause e verificare eventuali responsabilità di coloro preposti al
raggiungimento di tali obiettivi.
IL REPORTING
Il reporting è una forma di
comunicazione che i responsabili di budget fanno agli
organi direttivi, a vari livelli, e che questi, a loro volta, rivolgono al
management, affinché esso sia costantemente in grado di valutare l'andamento
della gestione.
Nell'impostare il sistema di reporting
occorre innanzi tutto stabilire la frequenza e il tipo di rapporti, il
contenuto e la forma che devono assumere, le relazione e i collegamenti che
devono tra loro sussistere.
Riguardo la frequenza è opportuno che essa
sia bene calibrata, perché rapporti troppo frequenti possono sommerge gli
organi direttivi e il management di dati di
informazioni, così come rapporti troppo sporadici finiscono per non assicurare
quella tempestività di informazioni sull'andamento della gestione, che è un
elemento essenziale del controllo.
Comunque i rapporti sulla gestione devono essere elaborati e
distribuiti a intervalli regolari e sono definiti nel cosiddetto " manuale
di budget". Essi possono essere quindi giornalieri, settimanali, mensili e
così via, solitamente i rapporti sono per lo più mensili. Ciò non toglie che possono essere redatti anche rapporti straordinari,
in particolari situazioni e o per eseguire particolari progetti.
Riguardo la forma e al contenuto è evidente
che possono assumere forme e contenuti diversi, a seconda di come viene
impostato il controllo e lo stesso sistema informativo.
I rapporti devono comunque fornire per lo
più alcune informazioni di base: i dati previsti e inseriti del budget, i dati
a consuntivo e lo scostamento quale risulta dal controllo budgetario il tutto
corredato da un commento sulla natura e sulle cause dello scostamento e talvolta
anche da proposte, avanzate dagli organi superiori, e circa i correttivi e i
provvedimenti da prendere per riallineare la gestione agli obiettivi di
budget. Le informazioni devono dunque essere più possibili sintetiche, chiare,
selezionate e affidabili, oltreché tempestive. Un altro elemento da definire
sono i destinatari dei rapporti. Un primo livello di destinatari è
rappresentato dai responsabili settoriali delle diverse aree nelle quali si
articola l'attività dell'azienda, per lo più dirigenti intermedi. Questi a loro
volta analizzano ed elaborano i diversi rapporti ricevuti e li trasmettono con
opportune osservazioni e proposte, al top management il quale valuta
l’eventuale opportunità di ridefinire gli obiettivi, le politiche e le
strategie aziendali.
MATEMATICA: LA STATISTICA
DEFINIZIONE
La
statistica consiste nell'analisi quantitativa delle osservazioni di un qualsiasi
fenomeno soggetto a variazione, cioè di una variabile; quindi non si ferma alla
sola raccolta dati, ma li osserva per spiegarne le leggi ed i modelli di
comportamento che li regolano.
I metodi statistici consentono di effettuare
un'analisi quantitativa di un fenomeno, (ma anche i dati qualitativi possono
essere osservati), rilevando le sue manifestazioni mediante le unità di
rilevazione che formano nel loro complesso la popolazione, ossia l'insieme di
tutti gli elementi da osservare.
La rilevazione totale di tutte le unità
rilevate da luogo al censimento; si ha invece un campione se la rilevazione si
effettua solo su una parte delle unità, effettuando una specifica selezione.
In via generica l'attività dello statistico
consiste nella ideazione, nella progettazione e nella direzione di tutti i
procedimenti e di tutte le operazioni, condotte con ausili informatici, che
riguardano:
l'approntamento del piano di ricerche; la
rilevazione sia totale che campionaria dei dati; la verifica, la
certificazione, la qualità, lo spoglio e la classificazione delle informazioni
statistiche raccolte; la costruzione e la tabulazione dei dati;
l'identificazione delle variabili, ivi comprese tutte le operazioni inerenti
alla integrazione, comparazione ed interpolazione per eliminare eventuali
imperfezioni del materiale raccolto; ogni analisi metodologica su collettivi di
qualsiasi natura, comunque rappresentati, relativi ad aggregati totali o
parziali, ogni sintesi di informazioni statistiche, di dati e di distribuzioni,
mediante la scelta di opportuni parametri statistici.
In particolare, formano oggetto specifico dell'attività dello
statistico:
a) le funzioni di perito, di
consulente tecnico e di arbitro in ordine alle competenze professionali;
b)l'impostazione
metodologica delle ricerche di mercato;
c) le indagini
campionarie di qualsiasi natura;
d) la progettazione
e la elaborazione di piani sperimentali nel campo della farmacologia, della
medicina, della biologia, della fisica, della meteorologia e di altre scienze
affini;
e) le ricerche
relative alla programmazione a livello aziendale e settoriale mediante l'uso di
appropriate tecniche, a livello territoriale, ossia regionale, nazionale ed
internazionale, attraverso lo sviluppo e l'applicazione di appropriate tecniche
statistiche ed econometriche;
f) le previsioni di
qualsiasi natura che implichino l'impiego di tecniche statistiche e
probabilistiche;
g) l'approntamento
di schemi di estrazione a sorte e delle procedure di sorteggio;
h) l'utilizzazione di opportuni
indici legati all'inflazione e alla svalutazione della moneta, utilizzati per
l'acquisizione o il mutamento dei diritti oggettivi;
i) i metodi di
simulazione e le tecniche di ricerca operativa;
l) le analisi e le
previsioni sui sistemi socio - economici, definendone gli specifici indicatori;
m) la scelta di
tecniche specifiche per l'analisi delle serie storiche e per la costruzione dei
numeri indici;
n) l'analisi dei
processi di produzione e di sviluppo aziendale, mediante il controllo
statistico di qualità, dei tempi, delle scorte, di gestione.
3 - l'attività statistica effettua il
trattamento di banche dati e si avvale di software dedicati.
4 - l'elencazione di quanto sopra non
pregiudica l'esercizio di ogni altra attività rientrante nel settore di
competenza degli statistici, precedentemente non menzionata o conseguente al
progredire delle tecniche statistiche.
5 - le Attività statistiche di ricerca e
lavoro nelle Imprese e negli Enti Pubblici hanno carattere statistico
preponderante:
il Controllo statistico di qualità (nei
servizi, nella produzione e nella soddisfazione del cliente/utente), le Analisi
di Marketing per i vari settori operativi delle Imprese; il Controllo di
gestione ( nei centri di costo e di spesa e nel bilancio), gli Studi di Settore
dell'Erario per le Imprese e per i Professionisti, i nuovi Estimi Catastali, la
definizione dell'Inventario, della nuova TARSU, dei Carichi di Lavoro, dei
Piani del Traffico, dei Piani Commerciali e ogni altra attività che prefiguri
processi produttivi, programmazioni, previsioni, potenzialità del mercato,
gestione operativa, ecc.
In particolare si elencano alcuni argomenti
di lavori statistici che riguardano direttamente le imprese:
-
La qualità dei dati;
-
Le basi di dati;
-
Metodi e modelli statistici specifici per le
Imprese;
-
Il controllo statistico della qualità;
-
Metodi e modelli di marketing;
-
Nelle strategie di marketing, la classificazione,
l'analisi dei dati ed i modelli di conjoint analysis;
-
I metodi statistici nella teoria e gestione
dell'Impresa in relazione agli utenti ed ai problemi inerenti;
-
I Sistemi di Qualità hanno base statistica: nel
pensare e nel certificare dati e soddisfazione del cliente;
-
Reperimento di basi di dati per l'analisi
statistica delle Imprese (dati macroeconomici, economico-sociali, camerali,
fiscali, ecc.).
-
La Statistica, la computerizzazione e l'automazione
del processo produttivo;
-
La progettazione e l'utilizzo di microdati di
imprese;
-
Le tecniche statistiche per l'individuazione dei
potenziali di mercato;
-
La misura della produttività delle imprese e
l'efficacia dei servizi
-
L'analisi dello sviluppo settoriale e territoriale
delle imprese;
-
I metodi statistici, la finanza aziendale e
l'ambito finanziario;
-
Modelli demografici e statistiche ufficiali per il
mercato del lavoro;
- La
Customer satisfaction attraverso indicatori, analisi multidimensionale dei dati
e modelli interpretativi.
IL FOGLIO ELETTRONICO
Il
foglio elettronico, in questo caso Excel, può essere usato per gestire le
proprie finanze, impostare un budget, tracciare grafici del rendimento degli
investimenti e produrre relazioni basate su qualsiasi tipo di gestione dati.
Un foglio
elettronico non ha un analogo documento in formato cartaceo, esso è un
rettangolo diviso in righe e colonne.
Queste
ultime dividono il foglio in piccoli rettangoli chiamati celle, una cella è un
riquadro nel quale si possono inserire i dati, una riga è una linea orizzontale
composta da celle, mentre una colonna è un insieme verticale di celle.
Ogni
cella è perciò individuata dall’intersezione di una riga con una colonna.
Le
colonne sono identificate da lettere (A, B…), le righe sono invece numerate, in
ordine crescente a partire dall’alto, così la cella in alto a sinistra del
foglio elettronico è chiamata “A1”, e così via.
FORMULE E FUNZIONI
In ogni
cella si può inserire una etichetta, un numero o una formula.
Un’etichetta
è una intestazione usata per identificare informazioni all’interno del foglio.
Una
formula permette di eseguire calcoli sui numerici che avete inserito nelle
celle (esempio: C8= A6+B7 , il foglio elettronico calcola il valore da inserire
nella cella C8 sommando i valori A6 e B7, potete ovviamente anche sottrarre,
moltiplicare e dividere.
Le
funzioni ci forniscono un altro mezzo per collegare tra loro i contenuti di due
o più celle.
Potreste
sommare un insieme di valori, calcolarne la media o usare specifiche funzione,
come ad esempio calcolarne la radice quadrata del valore di una cella e
posizionarlo in un’altra.
Sono
inoltre presenti funzioni finanziarie, statistiche, trigonometriche e logiche.
CALCOLO AUTOMATICO
Se
cambiate un valore nel vostro foglio elettronico, il programma aggiornerà
automaticamente tutti i risultati di tutte le formule del documento.
Ciò si
verifica grazie ad uno strumento noto come “what if” (cosa se), questo
significa si può usare il foglio elettronico per porre domande come: “cosa
succede se cambiamo il margine di profitto dal 15% al 10% e come risultato il
volume di vendita aumenta del 7%?”.
Fare ciò
è molto semplice, infatti basterà cambiare i valori appropriati e otterremo la
giusta risposta.
Se
volessimo tornare indietro basterà reinserire i dati originali e tutto tornerà
al punto di partenza.
ESEMPIO IN EXCEL
|
ESTRATTO CONTO
|
|
DATA
|
DESCRIZIONI OPERAZIONI
|
PRELEV.
|
VERS.
|
SALDO
|
VALUTA
|
|
10 marzo
|
Versamento contanti
|
|
4.850
|
4.850
|
10 marzo
|
|
23 aprile
|
Prelevamento contanti
|
1.080
|
|
3.770
|
23 aprile
|
|
20 maggio
|
Versamento contanti
|
|
2.200
|
5.970
|
20 maggio
|
|
07 giugno
|
Versamento assegno
|
|
3.950
|
9.920
|
15 giugno
|
|
15 luglio
|
Prelevamento contanti
|
1.650
|
|
8.270
|
15 luglio
|
|
12 agosto
|
Prelevamento contanti
|
1.230
|
|
7.040
|
12 agosto
|
|
04 ottobre
|
Prelevamento contanti
|
950
|
|
6.090
|
04 ottobre
|
|
05 novembre
|
Versamento assegno
|
|
3.620
|
9.710
|
05 novembre
|
|
10 dicembre
|
Prelevamento contanti
|
2.150
|
|
7.560
|
10 dicembre
|
|
|
|
|
|
|
|
|
SALDO FINALE
|
|
|
7.560
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
SALDO A SCALARE
|
|
SALDI
|
SALDI PER VAL.
|
GIORNI
|
DEB.
|
CRED.
|
PROSPETTO COMP.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
10 marzo
|
4.850
|
44
|
|
213.400
|
2.066.180*2,5/36500
|
|
23 aprile
|
3.770
|
27
|
|
101.790
|
= 141, 51918
|
|
20 maggio
|
5.970
|
26
|
|
155.200
|
RIT. FISCALE
|
|
15 giugno
|
9.920
|
30
|
|
297.600
|
= 27%
|
|
15 luglio
|
8.270
|
28
|
|
231.560
|
INT. NETTI
|
|
12 agosto
|
7.040
|
53
|
|
373.120
|
141,51*27%=38,20
|
|
04 ottobre
|
6.090
|
32
|
|
194.880
|
141,51-38,20
|
|
05 novembre
|
9.710
|
35
|
|
339.850
|
=103,31
|
|
10 dicembre
|
7.560
|
21
|
|
158.760
|
TOT. INTER. NETTI
|
|
2.066.180
|
= 103,31
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|