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Il Bilancio di Esercizio
ragioneria
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Attivo
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Ricavi
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Dipendenti
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Vecchi limiti (lire)
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Nuovi limiti (lire)
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Nuovi limiti (euro)
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Vecchi limiti (lire)
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Nuovi limiti (lire)
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Nuovi limiti (euro)
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Limiti invariati
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miliardi
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milioni
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miliardi
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milioni
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Bilancio
abbreviato
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4,7
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6,050
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3,125
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9,5
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12,1
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6,250
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n. 50
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Collegio
sindacale
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4,7
|
6,050
|
3,125
|
9,5
|
12,1
|
6,250
|
n. 50
|
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Bilancio
consolidato
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19
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24,2
|
12,5
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38
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48,4
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25
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n. 250
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BILANCIO ABBREVIATO E CONSOLIDATO
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Il Bilancio di Esercizio
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Che cos'è il bilancio?
E' un documento di sintesi, cioè un
documento che riepiloga dei dati. Questi non sono altro che i valori
rilevati nei conti dell'azienda e che a fine esercizio devono essere
riuniti in un solo documento che fornisca una visione d'insieme della
situazione patrimoniale e della formazione del reddito dell'azienda. Questo
documento è appunto il bilancio d'esercizio.
Dato che la situazione dell'azienda deve essere fermata, fotografata in un
dato istante (al 31/12) è necessario apportare delle modifiche alla
contabilità attraverso le scritture di assestamento. Queste scritture
infatti consentono la trasformazione dei valori di conto in valori di
bilancio.
Dopo aver effettuato questo passaggio bisogna chiudere i conti per poter
determinare il risultato economico dell'esercizio e quindi una perdita o un
utile. A questo punto si può redigere il bilancio d'esercizio.
A cosa serve?
Soddisfa diversi scopi. Cominciamo col
dire che esso serve a verificare il raggiungimento degli obiettivi che
l'azienda si era prefissa precedentemente alla chiusura dell'esercizio. Se
vi sono degli scostamenti da tali obiettivi, i dirigenti sono così messi in
grado di modificare le proprie strategie per riuscire a riportare l'azienda
"nella giusta direzione".
Fondamentale è altresì la funzione informativa del bilancio nei confronti
delle parti interessante al buon andamento economico e finanziario
dell'azienda.
Questi soggetti possono essere ad esempio:
- I
dipendenti
- I
fornitori
- I
clienti
- I
finanziatori
- Il
pubblico in generale
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Vendita
Beni Strumentali (I° parte)
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[vai alla II° parte]
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Esaurita la loro funzione in azienda i beni strumentali vengono distolti
dall'attività produttiva, vengono venduti.
Sappiamo che il valore di questi beni si riduce anno per anno mediante
delle quote di ammortamento che si accumulano, contabilmente, nei fondi
ammortamento. Avremo quindi il conto acceso ai beni strumentali e il
relativo fondo di ammortamento.
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SITUAZIONE PATRIMONIALE
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DARE
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AVERE
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IMPIANTI
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100
|
F.DO AMM.IMP.
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80
|
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|
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Per determinare il VALORE
RESIDUO CONTABILE del bene(quanto vale il bene secondo
i nostri conti), occorre fare la differenza tra il suo valore storico
(scritto in dare del conto Impianti ad esempio) e la somma delle quote di
ammortamento (rilevate in avere del conto Fondo ammortamento. impianti,
sempre riferendoci all'esempio).
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Valore residuo contabile =
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costo storico
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meno
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Totale ammortamenti
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Nell'esempio: 100-80 =
20 Quando vendiamo il bene difficilmente il valore
residuo contabile coinciderà col ricavo ottenuto, in quanto, teniamolo a
mente, il valore contabile è ottenuto con un procedimento matematico
tutt'altro che preciso.
Se vendiamo quel bene dell'esempio ammortizzato all'80% e del valore
residuo di 20, possono verificarsi due situazioni:
- Il
ricavo è superiore al valore contabile
- Il
ricavo è inferiore al valore contabile
Che significa? Nel primo caso io vendo il
bene ad un prezzo superiore a quanto mi aspettavo in base ai miei conti. Se
ad esempio vendo a 30 il bene che nel conto era indicato per un valore pari
a 20, avrò un ricavo superiore rispetto a quanto rilevato in contabilità.
Il maggior ricavo è detto plusvalenza (maggior valore):
|
Plusvalenza =
|
Ricavo della vendita
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-
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Valore contabile
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|
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Nell'esempio: 30-20 =
10 Vediamo quindi cosa accade contabilmente.
Vendo il bene. Devo andare calcolare il valore residuo (costo storico -
fondo amm.). Il costo storico si trova in un conto (impianti) mentre la
somma degli ammortamenti si trova in un altro conto (il fondo amm.). Situazione dei conti (metodo indiretto)
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IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
QUOTA AMM.
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100
|
|
|
|
|
|
|
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F.DO AMM.IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
|
|
QUOTE AMM.
|
80
|
|
|
|
|
Come prima cosa riunisco questi due
valori (quello i dare del conto "impianti" e quello in avere del
conto "f.do amm.to impianti") in un conto solo (Impianti). Come
faccio?
Fase 1:Devo "eliminare" (chiudere) il fondo.
Riporto in dare lo stesso valore che ho in avere.
|
F.DO AMM.IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
STORNO
|
80
|
QUOTE AMM.
|
80
|
|
|
|
|
Il conto risulta spento dato che l'importo in dare è uguale all'importo in
avere.
Fase 2: riporto in avere del conto Impianti il valore del fondo (cioè la
somma degli ammortamenti)
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IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
VALORE ST.
|
100
|
STORNO
|
80
|
|
|
|
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Ok, abbiamo ottenuto il nostro scopo: eliminare il fondo e riportare in un
unico conto sia il valore storico (in dare) che la somma degli ammortamenti
dei vari anni di vita del bene (in avere). Ora basta fare il saldo
(differenza tra dare e avere) per sapere quanto vale il nostro bene. Questo
è un valore contabile, scaturisce cioè dai nostri conti e dai procedimenti
che abbiamo usato per fare l'ammortamento. Per questo si chiama valore
residuo contabile.
Nella [II° parte] continueremo
con la rilevazione della cessione di un bene strumentale.
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Vendita
Beni Strumentali (II° parte)
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[vai alla I° parte]
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Vediamo come si conclude la
registrazione del Bene Strumentale
[vai alla I° parte]
Nello scorso intervento abbiamo visto che quando un bene
strumentale viene venduto o comunque dismesso dall'azienda occorre
effettuare, come prima cosa, questa scrittura a giornale:
|
Dare
|
data....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
F.so Amm.to Impianti
|
a
|
Impianti
|
80
|
80
|
|
Storno del vendo per vendita impianti
|
|
|
Dopo questa registrazione il fondo risultava spento, mentre il saldo del
conto Impianti ci dice qual'è il valore contabile residuo.
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F.DO AMM.IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
STORNO
|
80
|
QUOTE AMM.
|
80
|
|
|
|
|
|
IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
VALORE ST.
|
100
|
STORNO
|
80
|
|
|
|
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Il valore contabile residuo è quindi uguale a 20 (100 - 80)
A questo punto il bene viene venduto a lire 30 + iva 20%. Registriamo la
nostra fattura di vendita.
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Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Clienti
|
a
|
DIVERSI
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36
|
|
|
|
|
IVA c/ns. debito
|
|
6
|
|
|
|
Impianti
|
|
30
|
|
Rilevata fattura cessione impianto
|
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Andiamo ora a controllare cosa è successo nel conto
Impianti:
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IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
VALORE ST.
|
100
|
STORNO
NS.FT.N...
|
80
30
|
|
|
|
|
Il conto risulta sbilanciato in avere per 10. Questo è il valore del
maggior ricavo ottenuto dalla vendita (30) rispetto al valore contabile
(20). Questo maggior valore è un ricavo che deve essere rilevato in un
conto ai ricavi d'esercizio detto "Plusvalenze ordinarie".
|
Dare
|
data....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Impianti
|
a
|
Plusvalenze
|
10
|
10
|
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Rilevazione della plusvalenza su vendita
impianti
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Dopo questa registrazione:
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PLUSVALENZE ORDINARIE
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|
DARE
|
AVERE
|
|
|
|
RILEV.PLUSV.
|
10
|
|
|
|
|
|
IMPIANTI
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
VALORE ST.
RILEV.PLUSV.
|
100
10
|
STORNO
NS.FT.N...
|
80
30
|
|
|
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|
Il conto impianti risulta così spento (il bene infatti non
fa più parte del patrimonio aziendale).
[vai alla I° parte]
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Il Conto economico
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Dopo lo Stato patrimoniale
(parzialmente affrontato) veniamo al Conto economico ovvero la risposta
alla domanda: "Ma come abbiamo fatto a guadagnare tanto?"
Lo schema del conto economico per le società di capitali deve essere
redatto secondo le disposizioni dell’art. 2425 C.C. Compito di
questo documento è quello di rappresentare la formazione del reddito
attraverso la contrapposizione dei ricavi d’esercizio ai costi d’esercizio
(badate bene solo questo tipo di costi; gli altri vanno a finire nello
Stato patrimoniale).
E’ un prospetto in forma scalare. Questa forma consente di rappresentare la
formazione del reddito in modo da evidenziarne la formazione parziale nelle
diverse aree di gestione.
Le diverse aree di gestione in cui si forma il reddito, che è possibile
individuare nello schema del Conto economico, sono:
- gestione
ordinaria (riguardante i proventi e gli oneri derivanti dall’attività
tipica ed attività accessorie
- gestione
finanziaria e patrimoniale (che riguarda invece i proventi e gli oneri
delle attività finanziarie e patrimoniali)
- gestione
straordinaria (riguarda tutti gli oneri e i proventi che non rientrano
tra quelli propri dell’attività produttiva aziendale)
Le voci del Conto economico sono
classificate in base alla loro natura (costi per acquisti, costi per il
personale, ricavi per vendite...).
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Costruzioni
"interna" di beni
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Perché comprare qualcosa quando la si
può costruire con i propri mezzi?
Quando si costruisce in economia, cioè si creano dei beni all'interno
dell'azienda senza acquisirli da terzi, non avvengono scambi e quindi non
vi saranno conti finanziari interessati. per valutare il bene autoprodotto
si ricorre ai costi impiegati per ottenerlo.
- Costi
del personale impiegato per produrre il bene
- Costi
per i materiali impiegati
- gli
ammortamenti relativi ai beni strumentali impiegati
Questi normalmente sono costi d'esercizio
e come tali sono rilevati in contabilità. Siccome in questo caso hanno
contribuito a creare un bene che durerà più anni bisogna trasformare questi
costi in costi pluriennali. Come procedere? Dobbiamo rettificare il valore
dei costi d'esercizio per l'importo del costo del bene pluriennale in
questo modo:
|
Costruzioni
Interne
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DARE
|
AVERE
|
|
|
10.000
|
Abbiamo eliminato dei costi d'esercizio (questo conto confluirà nel Conto
economico a diminuzione dei costi dell'esercizio infatti). Ora il valore
del bene deve essere rilevato in un conto acceso ai costi pluriennali. Se,
ad esempio, abbiamo costruito in economia un'attrezzatura, ecco il conto
che bilancia il precedente:
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Attrezzatura
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DARE
|
AVERE
|
|
10.000
|
0
|
Siete persuasi? Abbiamo annullato un costo d'esercizio e l'abbiamo
trasformato in costo pluriennale. E' come se lo sforzo economico prodotto
internamente all'azienda avesse creato qualcosa che dura nel tempo e quindi
il lavoro dei dipendenti e le materie prime (costo d'esercizio) si sono
tramutate in un'immobilizzazione materiale, l'attrezzatura (costo pluriennale).
REGISTRAZIONE CONTABILE
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Dare
|
data....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Attrezzatura
|
a
|
Costruzioni Interne
|
10.000
|
10.000
|
|
Capitalizzata la costruzione interna di
attrezzatura
|
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Crediti verso i soci
|
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I soci sottoscrivono il contratto 333c25d
sociale, ma quando effettuano i conferimenti promessi?
Questa è la prima voce dell'attivo dello stato patrimonialae.
I crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti
riguardano la parte del capitale sociale che è stato sottoscritto dai soci,
ma che non è stata ancora versata.
Gli amministratori possono riservarsi di chiedere ai soci i versamenti
ancora dovuti quando questi siano necessari ai fini della gestione
aziendale. Questi sono detti crediti richiamati che devono essere
indicati per evidenziare che una parte dei crediti verso i soci (i crediti
richiamati) costituiscono un credito a breve scadenza.
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|
Ri
|
|
Fatture da
ricevere
|
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|
|
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Avete acquistato delle merci senza
ricevere le relative fatture. Finisce l'anno e ancora non vi è traccia di
ricevuta. Come mettere a posto le scritture? I costi vanno imputati
all'esercizio appena finito?
Se riceviamo delle merci senza la
fattura, e arriviamo al 31 dicembre cosa accade?
Accade che non avremo rilevato il costo per la merce acquistata e neanche
il debito verso il nostro fornitore.
Come è potuto accadere?
- Non abbiamo fatto le registrazioni del caso perché si fanno quando arriva
la fattura.
- La fattura non è arrivata perché se la merce arriva con il docuemento di
trasporto, la fattura può arrivare fino al 15 del mese successivo.
E allora cosa si fa?
Semplice, si registra il costo e il debito anche senza la fattura.
E l'IVA?
L'Iva la registriamo quando arriva la fattura, quindi per ora ce la
scordiamo.
Rilevate in magazzino, dall'inventario
di esercizio, merci ricevute senza fattura per lire 100.000.
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Merci c.to acquisti
|
a
|
Fornitori fatture da ricevere
|
100.000
|
100.000
|
|
Rilevata fattura da ricevere per merci
|
|
|
Come vedete, al posto di debiti v/fornitori userò
fornitori c/fatture da ricevere per significare che non ho ricevuto la
fattura
E se si tratta di bollette telefoniche (relative all'ultimo bimestre
dell'anno di cui non abbiamo ricevuto la bolletta)?
Semplice, anziché rilevare il costo in Merci c/acquisti, lo rileverò nel
conto specifico Spese telefoniche. Dobbiamo stimare il consumo probabile
dell'ultimo mese. Se mediamente riceviamo bollette di 200.000 lire
scriveremo:
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Spese telefoniche
|
a
|
Fornitori fatture da ricevere
|
200.000
|
200.000
|
|
Rilevata fattura da ricevere per spese
telefoniche
|
|
|
Se si trattasse di provvigioni,
invece, avremmo:
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Provvigioni
|
a
|
Fornitori fatture da ricevere
|
1.000.000
|
1.000.000
|
|
Rilevata fattura da ricevere per
provvigioni
|
|
|
La cifra di 1.000.000 è stata scelta a caso.
|
|
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GLOSSARIO RAGIONERIA
Ammortamento
|
L'ammortamento rappresenta il
processo mediante il quale il costo delle immobilizzazioni viene ripartito in
funzione del periodo in cui l'impresa ne trae beneficio, che normalmente
corrisponde con l'intera durata di utilizzazione. Si tratta di un processo
"sistematico" di ripartizione che normalmente, ma non
necessariamente, implica l'uso di piani ad aliquota costante. In alcune
circostanze, infatti, può essere più aderente al principio di prudenza
l'utilizzo di piani di ammortamento a quote decrescenti, oppure parametrate
ad altre variabili quantitative più pertinenti nella fattispecie oggetto
dell'ammortamento
|
Differenze fiscali permanenti
|
Le differenze fiscali permanenti
scaturiscono dalle differenze tra il risultato prima delle imposte da
bilancio civilistico determinato senza interferenze fiscali, e l'imponibile
fiscale, che hanno origine in un esercizio e non si annullano negli esercizi
successivi.
Si originano in presenza di
costi che risultano ai fini fiscali totalmente o parzialmente indeducibili.
|
Differenze fiscali temporanee
|
Le differenze fiscali temporanee
sono originate prevalentemente da differenze tra il risultato prima delle
imposte da bilancio civilistico determinato senza interferenze fiscali, e l'imponibile
fiscale, che hanno origine in un esercizio e si annullano in uno o più
esercizi successivi.
Si tratta di ricavi e costi o di
parte di essi che concorrono a formare il reddito fiscale in un periodo
d'imposta diverso da quello nel quale concorrono a formare il risultato
civilistico.
Si distinguono in:
·
tassabili;
·
deducibili.
Le prime (di segno positivo)
danno luogo ad ammontari imponibili negli esercizi a venire. Si tratta,
quindi, di:
·
componenti positivi di reddito
tassabili in esercizi successivi a quello in cui vengono imputati al conto
economico civilistico;
·
componenti negativi di reddito
deducibili fiscalmente in esercizi precedenti a quello in cui verranno
imputati al conto economico civilistico;
·
ammortamenti anticipati, se
imputati direttamente a riserva di patrimonio netto.
Le seconde (di segno negativo)
danno luogo ad ammontari imponibili nell'esercizio in cui si rilevano. Si
tratta, quindi, di:
·
componenti negativi di reddito
deducibili ai fini fiscali in esercizi successivi a quello in cui vengono
imputati al conto economico civilistico;
·
componenti positivi di reddito
tassabili in esercizi precedenti a quelli in cui vengono imputati al conto
economico civilistico.
|
Equalizzatore tassazione redditi
diversi di natura finanziaria
|
È la formula finanziaria che
consente di rendere equivalente la tassazione dei redditi diversi di natura
finanziaria e di taluni redditi di capitale basata sul criterio del realizzo
con quella basata sul criterio della maturazione.
Si ricorda, infatti, che le
plusvalenze e gli altri redditi diversi di natura finanziaria, disciplinati
dal'art. 81, TUIR, con esclusione delle plusvalenze da cessione di
partecipazioni qualificate, possono essere assoggettate ai seguenti tre
alternativi regimi di prelievo:
·
dichiarazione;
·
risparmio amministrato;
·
risparmio gestito.
Una differenza fondamentale tra
i regimi della dichiarazione e del risparmio amministrato rispetto al
risparmio gestito consiste nel fatto che nei primi (dichiarazione e
amministrato) il prelievo viene effettuato sulle plusvalenze realizzate,
ossia finanziariamente disponibili per il contribuente mentre nel secondo
(gestito) il prelievo viene effettuato sui risultati maturati e quindi non
finanziariamente disponibili.
In sostanza con il risparmio
gestito si subisce una tassazione anticipata rispetto agli altri due regimi
previsti dalla legge.
Al fine di evitare che tale
meccanismo disincentivi l'adozione del regime del rispamio gestito, il
legislatore ha introdotto il sistema dell'equalizzatore, ossia un sistema di
formule finanziarie che tende a rendere equivalente i meccanismi di
tassazione previsti dai diversi regimi.
|
Interferenze fiscali
Si tratte delle rettifiche di
valore e degli accantonamenti operati nel bilancio civilistico esclusivamente
in applicazione di norme tributarie.
|
|
Prodotti finanziari strutturati
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Sono strumenti finanziari
costituiti dalla combinazione di più contratti. Uno di questi contratti è
denominato "ospite" e, di norma, è rappresentato da un'attività o
da una passività finanziaria. Gli altri sono contratti derivati, denominati
"incorporati", che sono in grado di modificare i flussi di cassa
generati dal contratto "ospite".
Sono considerati strutturati, ad
esempio i seguenti prodotti finanziari:
|
Titoli index linked
|
Sono titoli obbligazionari il
cui rendimento e/o prezzo di rimborso sono ancorati all'andamento di un
indice prescelto all'atto dell'emissione.
Per questa tipologia di titoli è
molto importante porre attenzione al complesso dei parametri di
indicizzazione. Tali parametri possono, infatti, produrre risultati
sensibilmente diversi da quelli attesi sia per l'emittente sia per il
sottoscrittore.
Sono normalmente usati i
seguenti parametri:
·
FINANZIARI, collegati al costo
del capitali o al corso delle azioni;
·
VALUTARI, collegati
all'andamento dei cambi;
·
REALI, collegati all'andamento
dei prezzi di un panieri di beni o di servizi;
·
MONETARI, collegati
all'andamento dei tassi del mercato monetario.
Un titolo index-linked potrebbe,
ad esempio, offrire un rendimento minimo del 4% annuo, o in alternativa il
100% dell'incremento medio del prezzo delle azioni di un paniere di imprese
di telecomunicazioni.
|
Titoli reverse convertible
|
La caratteristica dei titoli
"reverse convertible" è quella di prevedere:
·
la corresponsione di un tasso di
interesse fisso;
·
un diritto di opzione a favore
dell'emittente che gli conferisce la facoltà di rimborsare il capitale alla
scadenza mediante la consegna fisica di un predefinito numero di azioni di
una società X.
Si tratta di titoli strutturati aventi normalmente
durata pari o inferiore all'anno.
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Pronti contro termine
|
Si definiscono comunemente
operazioni "pronti contro termine" quelle operazioni nelle quali
una parte vende ad un'altra una certa quantità di titoli o valori (c.d.
operazione a pronti) con contemporaneo riacquisto della stessa quantità ad un
termine prestabilito (c.d. operazione a termine).
L'art. 1, c. 5, D.Lgs 435/97,
recante disposizioni in materia di tasse sui contratti di borsa, definisce
"pronti contro termine" quei contratti "che configurano
un'operazione a pronti ed una contrapposta operazione a termine, posti in
essere sotto la stessa data, nei confronti della medesima controparte, sugli
stessi titoli o valori e per pari imposto nominale".
In tali operazioni, normalmente,
il venditore a pronti e acquirente a termine è una banca, mentre l'acquirente
a pronti e venditore a termine è un cliente della banca.
Il tasso dell'operazione può
essere inferiore o superiore a tasso d'interesse del titolo scambiato. In
questi casi viene riconosciuto un differenziale sul prezzo secco a termine.
|
Eventi contabili
|
Pronti contro termine
|
·
Provvedimento del Governatore
della Banca d'Italia del 16 gennaio 1995, e successive modificazioni
Con riferimento al bilancio
delle banche, il Provvedimento del Governatore della Banca d'Italia del 16
gennaio 1995 e successive modificazioni, stabilisce che "le operazioni di pronti contro
termine che prevedano l'obbligo per il cessionario di rivendita a
termine delle attività oggetto della transazione (ad esempio, di titoli) sono
trattate al pari dei riporti e devono essere conseguentemente iscritte da
parte del cessionario come crediti verso il cedente e da parte del cedente
come debiti verso il cessionario; l'importo iscritto è pari al prezzo pagato
o incassato a pronti. Corrispondentemente le attività trasferite continuano a
figurare nel bilancio del cedente, che ne indica l'importo nella nota
integrativa, e non sono registrate nel bilancio del cessionario".
Quando invece l'operazione
pronti contro termine preveda per il cessionario la facoltà di rivendita a termine
delle attività oggetto della transazione, queste non possono più figurare nel
bilancio del cedente, ma devono essere iscritte in quello del cessionario.
L'impegno di riacquisto a termine è registrato da parte del cedente tra le
garanzie e gli impegni.
Si ritiene che tali disposizioni
debbano applicarsi, in via interpretativa, anche nei bilanci redatti secondo
il D.Lgs 127/91.
Coerentemente con tale
impostazione, il legislatore fiscale ha previsto (art. 61, c.1-bis, TUIR) che
le cessioni di titoli, derivanti da contratti di riporto o di "pronti
contro termine" che prevedono per il cessionario l'obbligo di rivendita
a termine dei titoli, non determinano variazioni delle rimanenze dei
titoli".
Il metodo di contabilizzazione
previsto dalla Banca d'Italia si differenzia, invece, dalla disciplina
prevista dal legislatore fiscale contenuta nell'art. 56, c. 3-ter, TUIR. Tale
norma, infatti, stabilendo che gli interessi derivanti dai titoli concorrono
a formare il reddito del cessionario, disconosce la natura di finanziamento
del pronti contro termine con obbligo di rivendita assimilandola a tutti gli
effetti a una doppia compravendita.
Alla luce di questo contrasto
tra normativa civilistica e normativa fiscale, in sede di dichiarazione dei
redditi occorre procedere al riallineamento dei valori mediante specifiche
variazioni in aumento e in diminuzione.
Ai fini IVA, l'art. 4 della
Legge 133/99, prevede che le operazioni dipendenti da contratti pronti contro
termine, che prevedono l'obbligo di rivendita a termine di titoli o valute,
vadano considerate unitariamente come prestazioni di servizi di finanziamento
aventi come base imponibile la differenza tra il corrispettivo a termine e
quello a pronti.
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Scritture contabili
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Codice
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Segno
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Tipo conto
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Conto
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00014
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DARE
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AT
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00025
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AVERE
|
AT
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Note
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Operazione di pronti contro
termine - acquisto a pronti
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Codice
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Segno
|
Tipo conto
|
Conto
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00025
|
DARE
|
AT
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|
00015
|
AVERE
|
CE
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00016
|
DARE
|
CE
|
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00017
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AVERE
|
CE
|
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00014
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AVERE
|
AT
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Note
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Operazione di pronti contro
termine - vendita a termine
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Riporto a nuovo di perdite
fiscali
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Le perdite fiscali relative ad
un determinato periodo d'imposta possono essere portate in deduzione del
reddito imponibile di esercizi futuri . L'art. 102, TUIR, dispone che la
perdita di un periodo d'imposta può essere computata in diminuzione del
reddito complessivo ai fini Irpeg dei periodi d'imposta successivi, ma non
oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito
complessivo di ciascuno di essi. Le perdite subite nei primi tre esercizi
d'imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi complessivi dei
periodi d'imposta successivi senza alcuna limitazione di tempo.
In questo caso, afferma la Banca d'Italia, il
beneficio fiscale potenziale può essere iscritto in bilancio a condizione
che:
· esista la ragionevole certezza
che nei periodi consentiti per il riporto vi saranno redditi imponibili
sufficienti ad assorbire la perdita;
· la perdita sia dipesa da
circostanze ben identificate che è improbabile che si ripetano.
Se sussistono le condizioni
sopra indicate, il risparmio fiscale connesso a tali perdite è contabilizzato
nello stato patrimoniale tra le attività per imposte anticipate in
contropartita del conto economico.
Dichiara, inoltre, la Banca d'Italia che la
facoltà di iscrivere il beneficio potenziale derivante dalla perdita di un
periodo d'imposta riguarda unicamente la parte di tale perdita che eccede le
differenze temporanee tassabili la cui "inversione" avverrà negli
esercizi in cui la medesima perdita potrà essere riportata.
Viceversa, il beneficio atteso
dalla perdita deve essere registrato fino a concorrenza delle suddette
differenze temporanee tassabili. In altri termini, qualora negli esercizi nei
quali si riverseranno le perdite riportabili successivi siano presenti
differenze temporanee tassabili, il beneficio futuro connesso a tali perdite
dovrà essere portato a deduzione di tali differenze fino alla loro
concorrenza. Un imposta anticipata che deriva da perdite riportabili ai fini
fiscali non contabilizzata in passato in assenza dei citati requisiti, deve
essere iscritta nell'esercizio in cui tali requisiti emergono.
Un comportamento analogo è
raccomandato dai principi contabili internazionali i quali affermano che
l'iscrizione nell'attivo dello stato patrimoniale di un credito a fronte di
perdite riportabili è ammessa nella misura in cui sia probabile che l'impresa
nei successivi esercizi in cui le perdite sono ancora computabili in
diminuzione realizzi redditi imponibili che siano compensabili con tali
perdite. Secondo tale principio, nel valutare la probabilità circa la
disponibilità di reddito imponibile a fronte del quale le perdite fiscali
possano essere utilizzate, l'impresa deve prendere in considerazione: · se
l'impresa abbia disponibilità di differenze temporanee imponibili, che si
tradurranno in importi imponibili a fronte dei quali le perdite fiscali
possano essere utilizzate prima della loro scadenza; · se le perdite fiscali
non utilizzate derivino da cause identificabili che è improbabile che si
ripetano; · se esiste per l'impressa opportunità di pianificazione delle
imposte tali che essa realizzerà reddito imponibile nell'esercizio nel quale possono
essere utilizzate le perdite fiscali.
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Società fiduciaria
|
Le società fiduciarie hanno per
oggetto lo svolgimento dell'attività di gestione di beni (tipicamente
partecipazioni societarie) su incarico di un terzo soggetto detto
"fiduciante". Lo scopo del fiduciante è quello di non palesare a
terzi la sua posizione giuridica.
La legge definisce tali società
come soggetti che si propongono di assumere sotto forma d'impresa
l'amministrazione dei beni per conto di terzi e la rappresentanza dei
portatori di azioni e di obbligazioni.
|
Utilità ripetuta
|
Nel bilancio si definiscono a
utilità ripetuta i cespiti che abbiano una utilizzazione economica produttiva
di benefici per l'impresa lungo un arco temporale di più esercizi.
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Immobilizzazioni - definizioni
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Le immobilizzazioni (macroclasse B)
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Dopo i crediti verso i soci per
versamenti dovuti troviamo la seconda macroclasse dell'attivo riservata
alle immobilizzazioni.
(vedi anche: Immobilizzazioni materiali
e Immobilizzazioni immateriali)
La categoria immobilizzazioni comprende tre voci
intermedie:
- Immobilizzazioni
immateriali
- immobilizzazioni
materiali
- immobilizzazioni
finanziarie
Queste voci devono essere iscritte in
bilancio al netto delle relative rettifiche per ammortamento.
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Stato patrimoniale
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ATTIVO
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|
B - Immobilizzazioni
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I - Immobilizzazioni immateriali
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1) Costi di impianto e di ampliamento
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2) Costi di ricerca, di sviluppo e di
pubblicità
|
|
3) Diritti di brevetto industriale e
diritti di utlizzazione
|
|
4) Concessioni, licenze, marchi e simili
|
|
5) Avviamento
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6) Immobilizzazioni in corso e acconti
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7) altre
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totale
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I - Immobilizzazioni materiali
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1) Terreni e fabbricati
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2)Impianti e macchinari
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3) Attrezzature industriali e commerciali
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4) altri beni
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|
5) immobilizzazioni in corso e acconti
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|
totale
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I - Immobilizzazioni finanziarie
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1) partecipazioni in:
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a) Imprese controllate
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b) imprese collegate
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c) imprese controllanti
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d) altre imprese
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2) crediti:
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a) verso imprese controllate
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|
b) verso imprese collegate
|
|
c) verso imprese controllanti
|
|
d) verso altri
|
|
3) altri titoli
|
|
4) azioni proprie con indicazione del
valore nominale complessivo
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totale
|
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Totale immobilizzazioni
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Bisogna comunque rendere noto l'ammontare degli ammortamenti (l'importo
quindi dei vari fondi ammortamenti).
Se ne può specificare l'importo nella nota integrativa oppure nell'attivo
riportando in distinte colonne prima l'importo lordo, poi l'ammortamento e
infine il valore netto.
Immobilizzazioni immateriali
Comprendono gli
elementi patrimoniali non percepibili fisicamente il cui apporto economico
copre l'arco di più esercizi.
Tra le voci ivi ricomprese ricordiamo:
- I
costi d'impianto e di ampliamento (costi
sostenuti per iniziare l'attività e per ampliarla come le spese per
consulenze, le imposte di registro...)
- I
costi di ricerca e sviluppo e pubblicità
- I
diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere
d'ingegno
- Le
concessioni e le licenze
- I
Marchi
- L'avviamento
- Immobilizzazioni
in corso e acconti
Immobilizzazioni materiali
Esse comprendono gli elementi
patrimoniali percepibili fisicamente il cui apporto economico copre l'arco
di più esercizi.
Tra le voci ivi ricomprese ricordiamo:
- I
terreni e fabbricati
- Gli
impianti e i macchinari
- Attrezzature
industriali e commerciali
- Altri
beni
- Immobilizzazioni
in corso e acconti
Immobilizzazioni finanziarie
Comprendono tutti i crediti a
medio e lungo termine (compresi quelli di natura commerciale)
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Immobilizzazioni
Immateriali
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|

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|
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Le immobilizzazioni sono quegli elementi del patrimonio che vengono
utilizzati più volte negli anni dall'azienda.
Si dividono in immobilizzazioni:
- immateriali
- materiali
- finanziarie
Immobilizzazioni immateriali
Si tratta di costi ad utilità pluriennale
che non corrispondono a beni materialmente percepibili.
Si distinguono a loro volta in:
- Oneri
pluriennali
costi d'impianto, di ricerca, pubblicitari...
- beni
immateriali tutelati giuridicamente
diritti di brevetto, licenze d'uso, marchi...
- avviamento
Devono sussistere tre condizioni affinché
questi elementi possano essere iscritti nella contabilità:
- il
sostenimento effettivo di costi per il loro acquisto o per la loro
produzione interna
- il
costo deve avere utilità pluriennale
- il
costo deve poter essere determinato
Se queste condizioni si verificano bisogna
iscrivere obbligatoriamente i costi relativi a beni immateriali tutelati
giuridicamente; per l'avviamento, invece, l'iscrizione è solo facoltativa.
Per gli oneri pluriennali è necessario il consenso del collegio sindacale
ed inoltre il loro valore deve essere iscritto in una riserva di utili non
distribuibile.
Esempio 1
Spese di ricerca svolte
nell'azienda
Per quantificare i costi di ricerca svolti all'interno dell'azienda si fa
riferimento alle spese sostenute per la ricerca: stipendi del personale
addetto, beni e servizi utilizzati ecc.
I conti sopra esposti riguardano tutti i costi per il personale, i beni
acquistati e gli ammortamenti di quel tipo. Quindi non riguardano solo i
costi per la ricerca, ma tutti i costi. Quello che dobbiamo fare è togliere
da questi conti la parte di costi che riguarda l'attività di ricerca e
sviluppo. Quindi dobbiamo rettificare i costi del personale ecc.
Perché dobbiamo togliere il costo per la ricerca e sviluppo dai costi
d'esercizio? Perché le spese fatte per la ricerca non sono costi di
esercizio. Il loro effetto durerà negli anni (i vantaggi di una nuova
tecnica scoperta grazie alla ricerca si faranno sentire in termini di
maggiori guadagni per più anni). Chiarito il motivo vediamo cosa dobbiamo
fare. Dobbiamo togliere dai costi d'esercizio i costi di ricerca e
trasferirli, farli diventare costi pluriennali.
Se i costi di ricerca sono stimati pari a 30.000.000 ad esempio, avremo:
- -
costi d'esercizio per 30.000.000
- +
costi pluriennali di ricerca per 30.000.000
Dobbiamo quindi spostare questi 30 milioni
dai conti ai costi d'esercizio ai conti ai costi pluriennali. Si tratta di
uno storno. Per farlo diminuisco i costi d'esercizio con questo conto di
rettifica:
|
Costi di
ricerca (rettifica costo)
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
0
|
30
|
e poi vado a rilevare il costo di 30 milioni (cancellato dai costi
d'esercizio) in un conto acceso ai costi pluriennali (che si chiama quasi
come il primo):
|
Costi di
Ricerca/Svil. (Patrim)
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
30
|
|
Ripetiamo: i costi per la ricerca non gravano più interamente
sull'esercizio ma, essendo rilevati in conti ai costi pluriennali, saranno
ripartiti tra gli esercizi in cui questi costi produrranno i propri effetti
in termini di ritorni monetari.
REGISTRAZIONE CONTABILE
|
Dare
|
data....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Costi di Ricerca/Sviluppo
(Stato
patrimoniale)
|
|
Costi di ricerca
(rettifica
del costo)
|
30
|
30
|
|
Capitalizzati costi di ricerca sostenuti
|
|
|
|
|
|
|
Immobilizzazioni
Materiali
|
|
|
|

|
|
|
|
|
Come acquisire questi beni? cominciamo
acquistandoli da terzi.
Le immobilizzazioni materiali sono quei beni che, a differenza di quelle
immateriali, sono fisicamente percepibili.
Insieme ai beni immateriali tutelati (brevetti, licenze d'uso... vedi immobilizzazioni immateriali) fanno parte della
gestione caratteristica e dei cosiddétti beni strumentali. Fanno parte dei
beni non strumentali (e della gestione accessoria) invece quei beni
materiali che pur se ancora di proprietà dell'azienda non sono più usati ai
fini della produzione (come accade per esempio per dei magazzini non usati
e affittati a terzi).
Facciamo degli esempi di immobilizzazioni materiali
- Fabbricati
- attrezzature
- impianti
- macchinari
- mobili
- computer
Questi beni sono rilevati al loro ingresso
in azienda in conti accesi ai costi pluriennali, dato che il loro
contributo ai fini produttivi dura negli anni. Ciò comporta che a fine
esercizio questi conti confluiscano nello Stato patrimoniale in quanto sono
ancora utilizzabili (hanno ancora valore quindi). I costi di esercizio,
all'opposto, vanno rilevati nel conto economico dove confluiscono tutti i
conti accesi a costi e ricavi che si riferiscono a beni o servizi che non
possono più essere utilizzati.
Più avanti parleremo delle tecniche di ammortamento (come ripartire i costi
pluriennali tra gli esercizi in cui i beni sono utilizzati).
Acquisizione delle immobilizzazioi materiali
L'acquisizione può avvenire:
- acquistandoli
da altre imprese
- mediante
apporto dei soci
- costruendoli
in economia
- attraverso
contratti di locazione
- attraverso
il leasing
1) Acquisto da altre imprese
In maniera simile a quanto visto per le
merci, al momento dell'acquisto da terzi di un immobilizzazione materiale
rileveremo:
un costo pluriennale in dare di un conto accesso all'immobile:
|
Macchinari
Industriali
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
100
|
|
L'Iva a credito dell'impresa acquirente (se il titolare del bene possiede
una partita IVA, altrimenti l'operazione non è soggetta ad IVA)
|
IVA ns.
credito
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
|
20
|
e il debito verso il fornitore per costo + iva
Le spese accessorie (trasporto, collaudo...) pari a 10 vanno
patrimonializzate, cioè portate ad incremento del valore del bene nello
stesso conto.
Es. acquistato impianto del valore di 50.000 euro+iva 20%:
|
Impianti
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
50
10
|
|
notate la doppia scrittura
|
IVA a credito
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
12
|
|
REGISTRAZIONE
CONTABILE
|
Dare
|
data....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Impianti
|
|
|
50
|
|
|
Impianti (spese accessorie)
|
|
|
10
|
|
|
IVA c.to acquisti
|
|
|
12
|
|
|
|
a
|
Fornitore
|
|
72
|
|
Acquisto impianto
|
|
|
|
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Leasing -
(I° parte)
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Il contratto di leasing è molto in voga per cui è bene
sapere come effettuarne le registrazioni contabili.
[ Vai alla prossima...]
Il Leasing finanziario è un contratto
atipico,cioè non ancora regolato da una norma specifica. Ad esso si
applica, per affinità giuridica, la disciplina della locazione.
Il leasing finanziario
consiste in
un operazione di locazione di beni
mobili e immobili, attraverso la quale il conduttore ha la facoltà di
diventare proprietario dei beni locati col pagamento di una prezzo
stabilito al termine del contratto (riscatto)
In esso operano tre soggetti:
- il
produttore del bene
- la
società di leasing(locatore)
- l'azienda
utilizzatrice (locatario o conduttore)
La società di leasing prima acquista il bene dal
produttore poi
la società di leasing
--cede il bene-->
all'tilizzatore
pagamento del canone
l'utilizzatore --paga
canone--> alla società di leasing
A questo punto bisogna effettuare la seguente registrazione: Questi sono
due conti d'ordine*
REGISTRAZIONE CONTABILE
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Beni in Leasing
|
a
|
Creditori per beni in leasing
|
100
|
100
|
|
Sottoscrizione contratto di leasing per
l'acquisto di ..
|
|
|
100 è l'ammontare
complessivo dei canoni da pagare. Questi due conti d'ordine (leggete la
nota precedente sostando col puntatore del mouse sulla parola in verde)
servono a tenere traccia dell'impegno che l'azienda ha assunto con il
contratto di leasing (Creditori x beni in leasing) e del valore del bene
presente in azienda, ma di proprietà della società di leasing (Beni in
leasing).
[ Vai alla prossima...]
|
|
|
|
Leasing - (II° parte)
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|
|

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|
|
Seconda parte
Questa parte è dedicata alla rilevazione della fattura del canone che
un'impresa riceve dalla società con la quale ha stipulato il contratto di
Leasing.
[...vedi prima
parte] [ Vai alla prossima...]
Nel primo intervento abbiamo visto come si utilizzano i conti d'ordine per
rilevare l'impegno relativo al contratto di leasing (Beni in leasing a Creditori
per beni in leasing).
Ora dobbiamo effettuare la registrazione del canone al momento del
ricevimento della relativa fattura della società di leasing (supponiamo che
il canone sia di 10 euro + Iva a l 20%):
|
Dare
|
data ..
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Canoni Leasing
|
a
|
|
10
|
|
|
IVA ns. credito
|
a
|
|
2
|
|
|
|
a
|
Fornitori soc. leasing..
|
|
12
|
|
Fattura acq. .... canone
leasing ..
|
|
|
Dopo rileviamo il pagamento (eliminiamo il debito, scrivendo in dare del
conto debiti v/f, e rileviamo l'uscita sul conto Banca c/c in avere)
|
Dare
|
data ..
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Fornitori soc. leasing..
|
a
|
Banca c/c
|
12
|
12
|
|
Saldo Fattura acq. .... canone
leasing ..
|
|
|
A questo punto bisogna rilevare la diminuzione
dell'impegno (avendo pagato una quota del canone ora ci resta da pagare di
meno...l'impegno è diminuito):
Conti d'ordine
|
Dare
|
data ..
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Creditori per beni in leasing
|
a
|
Beni in Leasing
|
10
|
10
|
|
Saldo Fattura acq. .... canone
leasing ..
|
|
|
|
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|
La nota integrativa
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Un documento che è parte integrante del
bilancio. Serve a fornire tutte quelle precisazioni che lo Stato
patrimoniale e il conto economico non riescono a rappresentare decentemente
(essendo questi ultimi dei semplici prospetti contabili).
La nota integrativa è parte integrante del bilancio e, a differenza
dello Stato patrimoniale e del conto economico, non è un prospetto
contabile bensì uno strumento tecnico la cui funzione è quella di chiarire
il contenuto dei due prospetti.
Secondo i dettami dell'articolo 2427 c.c. la nota integrativa deve porre in
evidenza:
- I
criteri adottati per la valutazione delle voci del bilancio e nelle
rettifiche di valore oltre che le variazioni rispetto ai criteri
adottati negli anni precedenti (indicandone le conseguenze sul
bilancio)
- I
principali movimenti verificatisi nelle immobilizzazioni e nelle alre
voci
- Le
utilizzazioni dei fondi e gli accantonamenti effettuati sia nei fondi
che nel TFR
- la
composizione dei costi pluriennali, delle partecipazioni dei ratei e
dei risconti
- Il
numero dei dipendenti
- I
compensi ad amministratori e sindaci
- ecc.
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Ragioneria -
Partita Doppia
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Premessa
I fatti di
gestione vengono rilevati in contabilità generale soprattutto per redigere
il bilancio d'esercizio. A tale scopo si utilizzano il piano dei conti e il
metodo della partita doppia.
- Il piano dei conti che
ogni azienda utilizza risponde alle proprie esigenze particolari, ma
le intestazioni dei conti tengono conto, in generale, dell'esigenza di
classificarli agevolmente in relazione alle richieste degli artt. 2423
e segg. del Codice civile. È possibile, dunque, che le intestazioni
dei conti qui usate assomiglino, ma non corrispondano esattamente, al
piano dei conti che si utilizza in classe.
- Il metodo della partita
doppia permette di rilevare l'aspetto economico e finanziario della
gestione.
Le convenzioni in uso si possono così riassumere:
|
Dare
|
Avere
|
|
Variazioni economiche negative
- Costi e rettifiche
ricavi
- Riduzioni del
patrimonio netto
|
Variazioni
economiche positive
- Ricavi e rettifiche
costi
- Aumenti del patrimonio
netto
|
|
Variazioni
finanziarie attive
- Aumenti di liquidità
- Aumenti di crediti
- Riduzioni di debiti
|
Variazioni
finanziarie passive
- Riduzioni di liquidità
- Riduzioni di crediti
- Aumenti di debiti
|
Il collegamento fra la classificazione di cui sopra, che è necessaria per
applicare il metodo della partita doppia, e il bilancio si può riassumere:
|
Stato patrimoniale
|
Conto economico
|
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Conti finanziari
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Componenti postivi di reddito (ricavi e rettifiche costi)
|
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Conti di patrimonio netto
|
Componenti negativi di reddito (costi e rettifiche ricavi)
|
|
Conti accesi ai costi e ricavi pluriennali
|
|
Conti accesi ai costi e ricavi sospesi
|
(gennaio 2001)
|
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Principi fondamentali per la redazione
del bilancio
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Quali sono le regole
"fondamentali" per la redazione del bilancio ?
I principi di bilancio sono delle regole con le quali vengono rilevati,
rappresentati e valutati i valori di bilancio.
Queste regole possono derivare da norme di legge oppure da studi di
organismi nazionali e internazionali (Consiglio nazionale dei dottori
commercialisti - tra gli organismi nazionali e IASC - International
accounting comitee - tra quelli internazionali).
I principi attulamente in vigore in Italia sono stati introdotti dalla IV
direttiva CEE del 25/7/78 recepita dalla legge 127 del 9/4/91 che ha modificato
le norme del Codice civile.
1. Principi fondamentali
I principi fondamentali sono sanciti
dall'art. 2423 del C.C.
Sono i principi di:
- rappresentazione
veritiera e corretta
- chiarezza
Per principio di verità e correttezza
si intende la rappresentazione fedele dei fatti di gestione. Non sempre è
possibile rappresentare questi fatti in modo oggettivo. Spesso infatti
bisogna ricorrere alle valutazioni e le valutazioni implicano
l'applicazioni di vari criteri. Usare un criterio di valutazione al posto di
un altro può portare a delle differenze nei valori che risultano alla fine
del processo valutativo. Non si può in questi casi stabilire un valore
"assoluto".
In questi casi è comunque richiesta la buona fede di chi esegue le
valutazioni e la ragionevolezza delle valutazioni (i valori devono comunque
non discostarsi troppo dal loro plausibile valore).
Per chiarezza si intende, in linea di massima, adesione agli schemi
previsti dal codice civile per la rappresentazione del bilancio (che sono
stati predisposti proprio per rendere evidente il valore del patrimonio e
la formazione del reddito).
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|
Principi fondamentali per la redazione
del bilancio - II° parte
|
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Altri principi per la redazione del
bilancio
|
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Dopo i principi fondamentali vediamo quali
sono i principi generali di redazione del bilancio previsti dall'art. 2423-bis C.C.
Continuazione dell'attività aziendale
I valori iscritti in bilancio devono esser
valutati nella prospettiva della continuità dell'attività; in caso di
cessione o di liquidazione, infatti, le valutazioni sarebbero differenti.
Prudenza
Non bisogna iscrivere in bilancio utili
solo sperati.
Bisogna invece includervi i costi che ragionevolmente potrebbero
verificarsi.
Lo scopo è sempre quello di evitare sopravvalutazioni del patrimonio
aziendali.
Competenza economica
Per il principio di competenza in bilancio
bisogna iscrivere i costi e i ricavi al momento in cui questi sono maturati
indipendentemente dall'epoca del pagamento o della riscossione.
Per i ricavi la competenza è dell'anno in cui avviene il trasferimento di
proprietà del bene (non interessa il momento del pagamento). Per i costi
invece, in base al principio della correlazione, la competenza ricade
nell'anno in cui si ottiene il relativo ricavo.
Valutazione separata delle poste in bilancio
Non si possono compensare valutazioni e
svalutazioni (non si può omettere la contabilizzazzione di una perdita per
beni in rimanenza il cui valore di mercato è inferiore al costo di
acquisto, giustificando tale comportamento in base al fatto che la perdita
è compensata dagli utili che derivano dal maggior valore di mercato
rispetto al costo di altri beni in rimanenza)
Costanza dell'applicazione dei criteri di valutazione
I criteri utilizzati per valutare gli
elementi aziendali non possono essere modificati da un esercizio all'altro
in quanto ciò impedirebbe la possibilità di confrontare i risultati di
diversi esercizi. possono esservi delle eccezioni come nel caso in cui una
società entrasse a far parte di un gruppo societario in cui tutte le altre
società adottano un metodo differente (i criteri devono essere gli stessi
per poter redigere il bilancio consolidato).
La motivazione di questa deroga deve essere indicata nella Nota integrativa
|
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Ratei e Risconti - definizioni
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Ratei attivi
I ratei attivi sono dei debiti già
maturati relativi a costi proporzionali a tempo da pagare entro gli
esercizi successivi a quello appena terminato.
Risconti attivi
I risconti attivi (vedi le registrazioni contabili)
sono quote di costi non ancora maturati ma che sono state pagate in
anticipo.
Ad esempio, se pago un fitto passivo per un anno anticipatamente dal primo
marzo 2000 al primo marzo dell'anno successivo, a fine 2000 tre mesi del
contratto non sono ancora scaduti. Avendo pagato in anticipo, il valore dei
tre mesi del 2001 sono un costo già pagato ma non ancora maturato. questo
costo va rilevato in un conto ai costi sospesi detto appunto Risconti
attivi (attivi in quanto il costo sospeso viene tolto dai costi di quest'anno
e viene rinviato all'anno prossimo). Questo accade perchè ci stiamo
riferendo alla situazione ferma alla fin del 2000 (lo stato patrimoniale
infatti riguarda la situazione in un dato istante). Fino a quando quei tre
mesi non sono passati quel costo viene considerato (per quell'istante)
un'attività in quanto è qualcosa che si può ancora utilizzare (quel
qualcosa è il valore della disponibilità per tre mesi del locale).
|
|
|
Risconti
Attivi
|
|
|
|

|
|
|
|
|
Parliamo dei famosi risconti attivi.
Potrebbe sembrare un argomento un tantino complicato, ma è solo una prima
impressione.
Come ormai avrete appreso leggendo i miei articoli, imparare è solo questione
di curiosità. Se si è curiosi di conoscere un certo argomento state pur certi
che lo imparerete.
Cosa sono i risconti attivi?
Si tratta di elementi patrimoniali attivi originati dal rinvio al futuro di
un costo.
Chiariamo la precedente definizione riferendoci ad un esempio pratico.
Una certa azienda prende in affitto un locale per depositarvi della merce per
un anno. Si accorda con il locatore (il padrone del locale che ci cede in uso
il bene) per il pagamento anticipato dell'intero canone di affitto di lire
12.000.000. I 12 milioni sono chiaramente un costo (il costo è il valore dei
beni o servizi acquistati; la misura di questo costo è proprio il valore del
denaro uscito; in questo caso l'azienda acquista un servizio costituito dal
godimento di un bene altrui). Essendo un costo, al momento del ricevimento
della fattura del locatore per il pagamento del canone, l'azienda rileverà un
costo di 12.000.000 nel conto Fitti passivi e un'uscita monetaria di
12.000.000 nel conto denaro in cassa.
|
Fitti
passivi
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
12.000.000
|
0
|
|
Denaro
in cassa
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
0
|
12.000.000
|
Cosa accade quando si arriva al 31/12/2000 ?
In contabilità abbiamo un costo per fitti passivi di lire 12.000.000, ma
abbiamo pagato per un anno mentre sono passati solo 10 mesi.
Abbiamo ancora due buoni mesi per utilizzare il capannone. Il costo di questi
due mesi è stato già sopportato finanziariamente, ma non è stato sfruttato.
Solo quando i due mesi verranno sfruttati saranno un costo. Ciò avverrà il
prossimo anno per cui è nel 2001 che il costo per i due ultimi mesi è da far
ricadere.
Il costo dei due mesi è: 12.000.000 : 12(mesi) =
1.000.000 x 2 (mesi)= 2.000.000
I primi 10 mesi invece fanno parte dei costi dell'esercizio 2000, in quanto
completamente utilizzati.

La parte in giallo rappresenta i due mesi del periodo di fitto del 2001. La
parte rosa quella del 2000.
A fine anno bisogna rettificare il costo per fitti passivi scrivendo nella
sezione opposta rispetto a quella dei costi.
|
Fitti
passivi
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
1/3 -
12
m.
|
2.000.000
|
Il costo per 12 milioni è stato contabilizzato l'1/3. Il 31/12 è stato
rettificato questo costo per 2.000.000. Il costo del 2000 è così sceso a
10.000.000 (quota di costo di competenza del 2000).
Contemporaneamente alla rettifica abbiamo la contropartita nel conto Risconti
attivi (Dare) quale costo sospeso. Si tratta di un costo rinviato all'anno
prossimo, anno nel quale saranno stati utilizzati i due mesi.
|
Risconti
attivi
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
2.000.000
|
0
|
REGISTRAZIONE CONTABILE
Il giornale al 31/12riporterà la seguente registrazione contabile:
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
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Risconti attivi
|
a
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Fitti passivi
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2.000.000
|
2.000.000
|
|
Rinvio costi per canoni non scaduti
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Il conto Risconti attivi va nello Stato patrimoniale.
Il conto Fitti passivi nel conto economico (come tutti i costi di esercizio).
Le scritture relative ai risconti attivi seguono quindi il seguente schema.
Dare <------------------> Avere risconto costo attivo rettificato |
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La rivalutazione dei beni aziendali
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Premessa
Con il
"Collegato fiscale alla Finanziaria 2000" (legge 21 novembre
2000, n. 342) è stata introdotta la possibilità di rivalutare le
immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie (le partecipazioni di
controllo e di collegamento). Tali beni devono, però, essere presenti nel
bilancio d’esercizio al 31 dicembre 1999.
La rivalutazione deve attuarsi nel bilancio successivo a quello chiusosi al
31 dicembre 1999 (bilancio d'esercizio anno 2000) per il quale il termine
di approvazione scade dopo l’entrata in vigore del Collegato.
Trattasi di un’opportunità concessa dalla normativa fiscale che ha come
contropartita la corresponsione di un’imposta sostitutiva pari a:
- 19% per i beni materiali e
immateriali;
- 15% per gli altri beni.
Il maggior valore del bene dovuto alla
rivalutazione non potrà essere superiore a quello effettivamente
attribuibile in base alla sua consistenza.
Gli amministratori e i sindaci devono informare i soci, nelle loro
relazioni, sui criteri seguiti per effettuare le rivalutazioni.
Contabilmente, la rivalutazione al netto della relativa imposta sostituiva,
deve essere imputata a un’apposita riserva (di rivalutazione) o a diretto
aumento del capitale.
Tale riserva costituisce reddito in capo ai soci in caso di distribuzione e
accantonamento di utili ai fini della Dual Income Tax (Dit).
Rivalutazione dei beni e bilancio
Dato che le istruzioni sulla rivalutazione dei cespiti tardano, l’Assonime
è intervenuta precisando che la particolare situazione che si è venuta a
creare, a causa della mancanza delle istruzioni definitive, comporta un
inevitabile ritardo da parte degli amministratori nella redazione dei
progetti di bilancio. A detta dell’Assonime esistono, perciò, validi
presupposti per configurare l’ipotesi delle "particolari
esigenze" che giustificano lo slittamento dell’approvazione del
bilancio nei sei mesi dalla chiusura dell’esercizio.
La deducibilità dei maggiori ammortamenti, a seguito della rivalutazioni
per l’impresa, rappresenta in ogni caso una facoltà e non un
obbligo. Per tale motivo le imprese possono decidere di rinviare la
deduzioni in esercizi successivi a quello di effettuazione della
rivalutazione. Questa scelta non implicherà, comunque, la perdita della
deducibilità dei minori ammortamenti.
Metodi di rivalutazione dei cespiti
Con riferimento ai metodi di rivalutazione è opportuno segnalare che il
ministero delle Finanze è intervenuto, dapprima, con una circolare (Circ.
ministeriale n. 207/E) e, successivamente, con un comunicato stampa del 6
dicembre 2000. I metodi da seguire per rivalutare i beni aziendali sono
essenzialmente tre:
- la rivalutazione del costo
storico dei cespiti, unitamente alla contestuale rivalutazione di
relativi fondi, allo scopo di permettere la conclusione del processo
di ammortamento in base al termine originario;
- la rivalutazione del solo
costo storico del cespite;
- la rivalutazione
attraverso la riduzione del fondo storico di ammortamento.
- Rivalutazione del cespite
e del relativo fondo di ammortamento
Per comprendere l’applicazione del primo metodo
è utile ricorrere al seguente esempio.
Valore del bene nell’anno 2000
Stato Patrimoniale -
Ante rivalutazione
|
Attivo
|
Passivo
|
|
Impianti
|
2.000
|
|
|
|
F.do amm.to impianti
|
(1.400)
|
|
|
|
Valore netto
|
600
|
|
|
Ipotizzando un’aliquota di ammortamento del 10%,
senza rivalutazione alcuna del cespite, il bene verrebbe ancora
ammortizzato negli anni 2000, 2001 e 2002 (200 per anno).
Se dopo il calcolo della quota di ammortamento dell’esercizio 2000 il
valore di mercato del bene fosse 800, il calcolo richiesto dal ministero
delle Finanze dovrebbe avvenire nel modo seguente.
a) L’impresa deve calcolare per l’anno 2000 la
quota di ammortamento sul costo originario non rivalutato, secondo
l’aliquota ipotizzata del 10%.
Stato patrimoniale
|
Attivo
|
Passivo
|
|
Impianti
|
2.000
|
|
|
|
F.do amm.to impianti
|
(1.600)
|
|
|
|
Valore netto
|
400
|
|
|
b) Il valore di mercato del bene al 31 dicembre
2000 - dopo l’imputazione dell’ammortamento dell’esercizio per l’anno 2000
(200 quota di ammortamento) - è di 800, cioè due volte il valore netto
contabile (400).
Il valore rivalutato di bilancio si ottiene moltiplicando per 2 i seguenti
valori.
|
Costo del bene
|
2.000
x 2 =
|
4.000
|
|
- Fondo ammortamento
|
1.600
x 2 =
|
3.200
|
|
Valore residuo
|
400
x 2 =
|
800
|
c) Il nuovo valore residuo di 800 corrisponde
alle quote di ammortamento - conteggiate sempre con la stessa percentuale
di ammortamento (10%) - per gli esercizi residui del 2001 e del 2002,
corrispondenti all’originaria vita residua del bene.
d) La quota di ammortamento dell’esercizio 2000
deve essere calcolata sul valore rivalutato (4.000) e non sul costo
storico. La quota di competenza per l’anno 2000 sarebbe pari a 400.
e) L’iscrizione in bilancio della rivalutazione
è la seguente (il debito per l’imposta sostitutiva del 19% sarà iscritto in
bilancio successivamente).
Stato Patrimoniale -
Post rivalutazione
|
Attivo
|
Passivo
|
|
Impianti
|
4.000
|
Riserve di rivalutazione
|
400
|
|
F.do amm.to impianti
|
(3.200)
|
|
|
|
Valore netto
|
800
|
|
|
Conto Economico
|
A) Valore della produzione XX
|
|
|
B) Costi della produzione
|
|
|
10) Ammortamento
|
(400)
|
- La rivalutazione del solo
costo storico del cespite
In base al secondo metodo di calcolo della
rivalutazione, il cespite dal costo storico di 2.000 e ammortizzato per
1.400 viene aumentato a un costo di 2.400 (2.000 + 400) per effetto della
rivalutazione di 400. La quota di ammortamento imputabile all’esercizio
2000 sarà pari al 10% di 2.400 e cioè 240. Tale metodologia, tuttavia,
implica un allungamento della residua vita fiscale, come si evince dalla
seguente tabella
Stato Patrimoniale
|
Attivo
|
Passivo
|
|
Impianti
|
2.400
|
Riserve di rivalutazione
|
400
|
|
F.do amm.to impianti
|
(1.640)
|
|
|
|
Valore netto
|
760
|
|
|
Conto Economico
|
A) Valore della produzione XX
|
|
|
B) Costi della produzione
|
|
|
10) Ammortamento
|
(240)
|
- La rivalutazione
attraverso la riduzione del fondo storico di ammortamento
Attraverso questa terza metodologia di calcolo,
introdotta dal recente decreto ministeriale di attuazione della
rivalutazione dei cespiti, è possibile ridurre direttamente il fondo.
Il costo storico dei beni rimarrà invariato (2.000). Conseguentemente, le
quote di ammortamento post rivalutazione saranno uguali a quelle
ante-rivalutazione (il 10% di 2.000 = 200). L’impatto della rivalutazione,
in termini di maggiori ammortamenti, sarà praticamente nullo.
Stato Patrimoniale
|
Attivo
|
Passivo
|
|
Impianti
|
2.000
|
Riserve di rivalutazione
|
400
|
|
F.do amm.to impianti
|
(1.200)
|
|
|
|
Valore netto
|
800
|
|
|
Conto Economico
|
A) Valore della produzione XX
|
|
|
B) Costi della produzione
|
|
|
10) Ammortamento
|
(200)
|
Con tale metodologia, le imprese potranno
stanziare nuovamente sul bene rivalutato quote di ammortamento già dedotte.
(21 marzo
2001)
|
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Rimanenze di
magazzino
|
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|
|

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|
|
|
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Le rimanenze sono merci invendute
Se vi sono delle rimanenze a fine esercizio cosa accade?
Ipotizziamo, per semplicità, che all'inizio dell'anno non vi fossero scorte
in magazzino, e quindi che le rimanenze si siano prodotte solo durante
l'esercizio appena terminato.
Cosa dobbiamo fare?
Le merci sono state acquistate e quindi iscritte come costo nel corso
dell'anno nel conto merci c/acquisti:
|
Merci c/acquisti
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
100
|
0
|
In contabilità risulta un costo pari a 100.
Se a fine anno risultano invendute (rimanenze quindi) in magazzino merci
del valore pari a 20 (lire), allora il costo per le merci acquistate deve
essere rettificato in quanto sappiamo che il valore di una merce è
considerato costo solo se questa viene venduta o "consumata" (non
è cioè ulteriormente utilizzabile). Se non è venduta ed è ancora
utilizzabile cosa bisogna fare?
Bisognerà togliere il valore della merce invenduta dai costi d'esercizio
attraverso il conto di rettifica "Merci c/rimanenze finali".
|
Merci c/rimanenze finali
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
0
|
20
|
Questo è quindi un conto acceso ai componenti positivi di reddito (dato che
rettifica un costo). Contemporaneamente in dare del conto Merci in
Magazzino scriveremo:
|
Merci in magazzino
|
|
DARE
|
AVERE
|
|
20
|
0
|
Quest'ultimo conto è nettamente diverso dal precedente anche se il nome è
simile. In effetti si riferisce sempre al valore delle merci invendute che,
proprio per essere invendute, sono ancora utilizzabili e quindi sono da
considerare, tempomporaneamente, ai fini del bilancio, delle attività. Con
quest'ultima scrittura, che a Giornale risulterà:
REGISTRAZIONE CONTABILE
|
Dare
|
31/12/....
|
Avere
|
dare
|
avere
|
|
Merci in magazzino
|
a
|
Merci c.to Rim.Finali
|
20
|
20
|
|
Rilevate le rimanenze finali di merci
|
|
|
abbiamo tolto 20 tra i costi di esercizio (quindi dal
Conto economico) e aggiunto 20 tra le attività (nello Stato Patrimoniale).
In questo modo non risulta più un costo (dato che il bene non è stato
utilizzato ancora), mentre risulta un bene nello Stato patrimoniale con un
certo valore (se volessi vendere la merce questa avrebbe un certo valore,
no?).
Come vedete per imputare dei costi (o dei ricavi) al bilancio non bisogna
guardare al momento in cui avviene il corrispondente esborso monetario (il
pagamento della merce), ma al momento in cui la merce viene venduta e
quindi esce dalla disponibilità dell'azienda. Fino ad allora sarà da
considerare ai fini del bilancio come un'attività ancora presente nel
patrimonio aziendale (e tale è in effetti). Tra i costi d'esercizio non
potrà figurare.
|
|
|
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|
Lo Stato patrimoniale
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|
Lo Stato patrimoniale riclassificato
|
|
L'attivo dello S.P., secondo lo schema imposto dal Codice civile, è
classificato per destinazione, mentre il passivo per provenienza.
Più utile all'analisi del bilancio è la riclassificazione in base alla liquidità
dell'attivo e all'esigibilità del passivo. Per liquidità si intende
l'attitudine degli elementi del patrimonio a trasformarsi in denaro.
L'esigibilità riguarda invece il momento del rimborso.
In base a questi criteri l'attivo si distingue tra:
- Attivo
circolante (elementi che ritorneranno in
forma monetaria in breve tempo) formato da:
- liquidità
immediate (cassa, banca)
- liquidità
differite (crediti e debiti)
- disponibilità
non liquide (merci e prodotti)
- Attivo
fisso (elementi che torneranno in forma
monetaria tra molto tempo) suddiviso tra:
- immobilizzazioni
materiali
- immobilizzazioni
immateriali
- immobilizzazioni
finanziarie
Le fonti di finanziamento si
suddividono tra:
- Passività
correnti
- Passività
consolidate
- Capitale
proprio
Vediamo lo schema nella sua interezza:
Stato Patrimoniale riclassificato
|
ATTIVO
1. Attivo circolante
- liquidità immediate
- cassa
- banca
- titoli smobilizzabili a vista
- liquidità differite
- crediti v/clienti
- cambiali attive
- titoli non smobilizzabili a vista
- ratei e risconti attivi
- disponibilità non liquide
- rimanenze
- anticipi a fornitori di merci
2. Attivo fisso
- Immobilizzazioni tecniche nette
- Fabbricati
- Impianti
- Macchinari (al netto dei fondi)
- …
- Anticipi a fornitori
- Immobilizzazioni immateriali nette
- Partecipazioni e titoli ( per investimenti
- Crediti a m/l termine
|
PASSIVO
1. Passività correnti
- debiti v/fornitori
- cambiali passive
- debiti v/personale
- debiti v/istituti di previdenza
- debiti v/erario
- ratei e risconti passivi
- utile da ripartire
- c/c bancari passivi
- obbligazioni da rimborsare entro l'anno
- rate di mutui da pagare entro l'anno
2. Passività consolidate
- debiti v/fornitori
- cambiali passive
- debiti diversi
- ratei e risconti passivi
- debiti per TFR
- fondi imposte differite
- sovvnzioni bancarie a m/l termine
- prestiti obbligazionari
- mutui passivi
3. Capitale proprio
- capitale sociale
- riserve
- perdite a portate a nuovo (-)
- utile da destinare a riserva (+)
- o perdita (-)
|
|
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Software e Bilancio
|
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|
|
Edp e il bilancio
Grazie a
quanto contenuto nel Principio contabile n. 24, è possibile tratteggiare il
trattamento consigliato dei costi per l’acquisizione di un software. È da
sottolineare come le differenti ipotesi previste si basano sostanzialmente
su due variabili:
- il tipo di software;
- la modalità giuridica e
contrattuale di acquisizione dello stesso.
Sono, infatti, in primo luogo da individuare
due differenti tipologie di software.
Tipologie di software [Tavola 1]
|
Software
di base
|
|
È quello che contiene le istruzioni indispensabili
perché l’hardware che lo contiene possa funzionare (i sistemi operativi
che troviamo già caricati al momento di acquisto di un personal
computer). In questo caso il trattamento contabile da adottare sarà
quello di capitalizzare il costo del software congiuntamente a quello
dell’hardware.
|
|
Software
applicativo
|
|
È quello che, invece, contiene le istruzioni che
permettono di utilizzare le funzioni del software di base per soddisfare
le esigenze dell’utilizzatore (ad esempio, i programmi di video
scrittura). In questa seconda ipotesi la contabilizzazione si differenzia
in base alle diverse modalità con cui lo stesso è acquisito (acquisto in
proprietà, acquisizione del solo diritto di utilizzo, ecc.).
|
Tenuta presente questa distinzione (ed essendo
già stato evidenziato il trattamento contabile da riservare alla prima
ipotesi), la contabilizzazione e l’esposizione in bilancio del software
applicativo è da correlare alle diverse modalità di acquisizione dello
stesso.
Le possibilità sono da riassumere secondo quanto illustrato nella Tavola
seguente.
Esposizione in bilancio del
software applicativo [Tavola 2]
|
Modalità
di acquisizione
|
Iscrizione
in bilancio del software
|
Ammortamento
|
|
Acquisto della proprietà
|
È da iscrivere nella voce B.I.3 «Diritti di brevetto
industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno».
|
Il costo è da ammortizzare a quote costanti in tre
esercizi o in un periodo di tempo differente, ma solo se questo risulta
determinabile.
|
|
Acquisizione della licenza a tempo indeterminato
|
È da iscrivere nella voce B.I.3 «Diritti di brevetto
industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno».
|
Il costo è da ammortizzare a quote costanti in tre
esercizi o in un periodo di tempo differente, ma solo se questo risulta
determinabile.
|
|
Acquisizione della licenza a tempo determinato
|
Dall’analisi dei contratti della prassi emergono due
fattispecie:
- pagamento di un
canone periodico: i costi sono da imputare a conto economico;
- pagamento di un
canone “una tantum”: il costo deve essere iscritto nella voce B.I.4
«Concessioni, licenze, marchi e diritti simili».
|
Nella seconda delle due ipotesi il costo è da
ammortizzare a quote costanti nel periodo di durata della licenza d’uso.
|
|
Produzione interna del software (tutelato)
|
Se il software prodotto è tutelato dalle norme in
tema di diritto d’autore, deve essere iscritto nella voce B.I.3 «Diritti
di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere
dell’ingegno».
|
Il costo è da ammortizzare a quote costanti in tre
esercizi o in un periodo di tempo differente, ma solo se questo risulta
determinabile.
|
|
Produzione interna del software (non tutelato)
|
Se il software prodotto non è tutelato dalle norme
in tema di diritto d’autore, i costi sostenuti possono essere iscritti
nella voce B.I.7 «Altre immobilizzazioni immateriali».
|
Anche in questo caso l’ammortamento deve essere
determinato in misura pari al periodo di previsto utilizzo. Se questo non
è determinabile, l’ammortamento deve essere previsto in 3 anni.
|
Particolare prudenza deve essere osservata con
riguardo all’ultima tra le fattispecie riassunte nella Tavola n. 2. Le
regole da seguire sono:
a) l’iscrizione nell’attivo
dello stato patrimoniale è possibile solo qualora i costi sostenuti diano
luogo a programmi utilizzabili per un certo numero di anni. In caso
contrario, gli stessi devono essere imputati a conto economico;
b) sono capitalizzabili solo i
costi diretti e non quelli indiretti. Nella prima ipotesi sono compresi, ad
esempio, gli stipendi del personale impiegato direttamente nella creazione
(a patto che ciò sia documentato da apposite schede interne) o anche i
costi per consulenze esterne direttamente richieste nell’ambito dei lavori
di sviluppo dell’Edp. Nella seconda sono, ad esempio, comprese le quote di
spese generali, magari imputate internamente al progetto;
c) la capitalizzazione può
avvenire solo nel momento in cui sia diventato certo che il progetto possa
essere completato e che il prodotto sia idoneo a raggiungere gli obiettivi
prefissati. Se, ad esempio, il programma ha come finalità la gestione della
contabilità fornitori, la capitalizzazione potrà avvenire solo dopo che si
è conclusa l’analisi di fattibilità ed è iniziata quella della
progettazione;
d) alla fine di ogni esercizio
(ma ciò vale per la capitalizzazione di qualsiasi programma informatico) è
necessario verificare che le condizioni che hanno permesso l’iscrizione
nelle attività siano ancor presenti. In caso ciò non si verificasse,
occorre applicare la norma contenuta nell’art. 2426, terzo comma, del
codice civile e procedere ad una svalutazione del valore netto contabile.
|
|
|
Valutazioni di bilancio
|
|
|
|
Criteri di valutazione da applicare al
bilancio.
Il Codice civile, all’articolo 2426, prevede i criteri
applicabili alla valutazione delle voci di bilancio. Vediamo i criteri
applicabili per ogni tipo di valutazione.
Il primo è il criterio della prudenza, che già conosciamo (vedi i principi generali di
redazione)
Altro criterio e quello del costo.
In genere è questo il criterio applicabile. Vi sono però
delle eccezioni.
Se ad esempio ho acquistato un bene a 100 euro e alla fine dell’anno il
prezzo di quel bene scende a 80 (perché ad esempio non è più di moda), devo
valutarlo al minore tra il costo di acquisto e quello di mercato (quindi ad
80). Naturalmente questo abbassamento di prezzo deve essere durevole, cioè
non si ritiene il prezzo torni a salire entro breve.
Se invece acquisto a 100 e poi il prezzo sale a120 devo valutare al costo
di acquisto (100).
Bisogna sempre valutare i beni al minore tra il prezzo di acquisto e quello
di mercato.
Perché?
Il principio di fondo cui sono ispirate queste regole è che si cerca, in
tutti i modi possibili, di evitare sopravvalutazioni del capitale sociale,
in quanto (nelle società di capitali) questo è l’unica garanzia per i terzi
(creditori della società). Mentre, infatti, nelle società di persone i
creditori possono esser pagati anche dai soci, nelle società di capitali i
creditori possono soddisfarsi solo sul patrimonio della società mai su
quello personale dei soci.
|
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