La capinera
Il tempo si cambia: stasera
vuol l'acqua venire a ruscelli.
L'annunzia la capinera
tra li àlbatri e li avornielli:
tac tac.
Non mettere, o bionda mammina,
ai bimbi i vestiti da fuori.
Restate, che l'acqua è vicina:
udite tra i pini e gli allori:
tac tac.
Anch'essa nel tiepido nido
s'alleva i suoi quattro piccini:
per questo ripete il suo grido,
guardando il suo nido di crini:
tac tac.
Già vede una nuvola a mare:
già, sotto le goccie dirotte,
vedrà tutto il bosco tremare,
covando tra il vento e la notte:
tac tac.
Il componimento poetico, scritto da Pascoli
all 242b13c ’inizio del nostro secolo, rivela fin dai primi versi l’ambientazione rurale
che il poeta scelse per l’intera raccolta cui il testo appartiene. Si rivela
subito fondamentale da un punto di vista simbolico il riferimento al quadro di
campagna e la descrizione d’elementi semplici e umili del paesaggio, poiché se
da un lato emerge il timore fanciullesco di Pascoli verso la vita cittadina,
dall’altro traspare la sua concezione della poesia che si distacca dalla
tradizione classica, trovando ispiranti e poetici non solo temi aulici, ma
anche le piccole cose della natura.Ecco infatti, che un anonimo volatile come
la capinera diventa il fulcro tematico della poesia affiancato da un altro
elemento naturale quale la pioggia. I numerosi termini del lessico botanico
sono qui presentati dal poeta con una precisione scientifica che ne testimonia
l’adesione alla corrente del positivismo.La capinera stessa, gli albatri, gli
avornielli, i pini, gli allori, i crini sono esempi della minuziosa
ricostruzione del paesaggio attraverso cui egli riesce a giungere all’essenza
vera e propria delle cose.
L’avvicinarsi dell’acquazzone che minaccia la
tranquillità dell’ambiente descritto, viene annunciato con un grido ripetuto dalla pronta capinera
che funge da vedetta per gli altri abitanti del bosco. Anche la madre, altra
protagonista simbolica della poesia, è avvertita dall’uccello del pericolo che
incombe e ammonita a rimanere con i figlioli all’interno del nido domestico.
Il suono prodotto dal verso dell’animale è
espresso dal poeta con l’uso dell’onomatopea tac-tac situata alla fine
d’ogni quartina in una posizione di assoluta rilevanza metrica, che può essere
considerata anche come un’anafora. Da un punto di vista fonico inoltre sono
rimarcabili sia l’allitterazione della lettera s nel primo verso che
quella della a nel v.3. Esaminando ulteriormente il testo, si notano sia
le rime alternate, sia i versi novenari, talora legati da enjambement come tra
i vv. 1-2 in cui si evidenzia la portata dell’evento, o tra i vv.3-4, come
anche tra i vv. 11-12. La sintassi è paratattica e vi sono numerose inversioni
dell’ordine usuale della frase come l’iperbato nel v.2 vuol l’acqua venire per
l’acqua vuol venire; oppure nel v.3 l’annunzia la capinera con lo
scambio soggetto-verbo, o ancora le due anastrofi soggetto-attributo nei vv 6 (bionda
mammina) e 11 (tiepido nido). L’unica metafora notevole si trova
alla fine del secondo verso poiché per indicare la notevole quantità di pioggia
che sta per cadere sulla zona, il poeta utilizza l’espressione l’acqua
venire a ruscelli. Altre figure retoriche sono presenti al v.8, al v.17 e
al v.13, rispettivamente due metonimie, in cui l’acqua e le gocce sostituiscono
la pioggia, e un’impersonificazione, in cui la capinera viene resa capace di
emettere un grido, quasi fosse un essere umano. Fondamentale per la comprensione
del componimento è riuscire a cogliere l’analogia sottintesa tra la bionda
mammina e la capinera. Entrambe sono figure materne che si prendono
cura dei loro figli, costituendone apparentemente l’universo degli affetti.
Infatti, l’immagine del nido (parola chiave della poesia) è caratterizzata in
entrambi i casi dall’assenza della figura paterna, scelta forse condotta dal
poeta con chiaro riferimento alla sua reale esperienza, senza però che questo
comprometta la sicurezza e il tepore che essa esprime. Tuttavia mentre
l’animale riesce subito ad avvertire il pericolo e custodisce gelosamente il
nido, la madre è esortata dal poeta a proteggere i figli, affidandosi al
segnale rivelatore della capinera. Se la pioggia può essere intesa
metaforicamente come raffigurazione di tutti i pericoli che il mondo esterno
presenta, allora il nido è un luogo ideale di estrema protezione e sicurezza.
Sarà quindi dall’alto del suo rifugio che la capinera osserverà la scena
circostante, costituita da elementi inquietanti, come il bosco tremare o
tra il vento e la notte, espressioni utilizzate da Pascoli ancora una
volta per evidenziare il contrasto tra i due mondi: quello della casa, degli
affetti e della serenità, e quello esterno, pericoloso e minaccioso.