Tecniche di comunicazione
Forse non abbiamo mai pensato quanto sia difficile
comunicare, cioè “mettere in comune” le idee, raccontarsi qualcosa gli uni gli
altri. L’uomo ha dovuto superare infinite difficoltà prima di giungere a
inventare strumenti (come il telefono o la televisione) che noi tutti i giorni
usiamo forse senza preoccuparci di capire che cosa veramente siano e a che cosa
debbano servire.
La storia delle tecniche di comunicazione è, per una certa parte, la
storia stessa della civiltà, e il ripercorrerla può aiutarci capire quali
meccanismi (interiori e tecnologici) hanno portato dal semplice gesto,
istintivo ed essenziale, con cui comunicava l’uomo primitivo, fino ai complessi
tabulati dei moderni computer. Ogni tappa della lunga storia dell’uomo
comunicatore (gesto, parola, scrittura, stampa) ha effettivamente rappresentato
una fase di trasformazione dell’umanità. Ogni nuova tecnica, al suo nascere,
sembra soltanto un perfezionamento delle precedenti: invece modificando in
profondità il processo comunicativo, impone nuovi modi di vita e di
comunicazione, e mette quasi sempre in crisi i precedenti equilibri sociali e
culturali.
Per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria, i veicoli o mezzi
pubblicitari sono gli strumenti concreti attraverso i quali avviene la
comunicazione tra l’emittente del messaggio ed il destinatario, ossia il
consumatore potenziale.
La scelta tra i diversi strumenti pubblicitari è in funzione del tipo di
prodotto da propagandare e dei destinatari del messaggio pubblicitario. I
diversi strumenti hanno infatti una capacità di penetrazione, di diffusione, di
suggestione differenziata che spesso li fa tra loro complementari.
Quasi dovunque, e da sempre , la stampa è il mezzo principe della
pubblicità.
Un mezzo semplice che non ammette trucchi per mascherare la povertà
della comunicazione. Dopo la televisione è il mezzo su cui convergono i
maggiori investimenti pubblicitari.
La stampa comprende i quotidiani e i periodici.
- I quotidiani:
elaborano notizie solide e concrete di una realtà che è in continuo divenire.
Si tratta di notizie effimere che nascono e muoiono dal mattino alla sera.Qui
non c’è posto per gli annunci pubblicitari raffinati, ma per la pubblicità
tattica, come ad esempi 323h76d o la notizia che i grandi magazzini iniziano il periodo
di saldi. La caratteristica che dovrà avere la pubblicità che vi compare è
l’impatto e l’immediatezza.
I quotidiani vendono lo spazio a moduli: dal talloncino alla doppia
pagina e agli inserti.
I formati delle riviste tendono a
uniformarsi; in linea di massima sono quasi tutte impaginate su 5 colonne,
altre su 3 o 4 colonne. Come per i quotidiani anche per i periodici vi sono dei
formati pubblicitari standard ( la pagina, la mezza pagina, 1,2,3 colonne, e
pochi altri); la pubblicità può essere inserita sia in bianco/nero che a colori
tranne alcuni formati più piccoli per i quali è accettato solo il bianco nero.
I giornali hanno un pubblico di lettori molto
differenziato e giungono quindi a larghi strati sociali utilizzando un
linguaggio semplice e familiare.
- I periodici:
hanno un grado di diffusione nazionale e si rivolgono a lettori con
caratteristiche note.
Rispetto ai quotidiani, i periodici
sono un mondo molto più tranquillo e rilassante. Si dividono in pubblicazioni
mensili, settimanali, quindicinali, ecc. Tra i mensili abbiamo: riviste
femminili (Brava, 100 Cose, ecc.); riviste familiari (Selezione, Messaggero di
S. Antonio ecc.); riviste maschili (Play Men, Capital, ecc.); riviste di varia
natura (La cucina italiana, 4 ruote,ecc.).
Tra i settimanali abbiamo: femminili di tipo A (Anna,
Grazia,ecc.); femminili di tipo B (Grand Hotel, Confidenze, ecc.); riviste
d’attualità (Stop, Eva Express); riviste familiari (Gente, Famiglia Cristiana
ecc.); riviste radiofoniche (Sorrisi Canzoni TV, Guida TV); riviste maschili
(L’espresso, Panorama); riviste per ragazzi ( Il Monello, Topolino); riviste
sportive (Guerin Sportivo, Motosprint).
I periodici pubblicano dei servizi che inducono ad
una lettura più lenta, anche a più riprese, durante un periodo di almeno una
settimana, un mese, ma anche di più; oppure offrono una lettura più
specializzata legata ad un settore, a un hobby, a un trend modaiolo.Una
proposta di svendita si sentirebbe fuori posto.
Qui stanno bene le campagne strategiche, di immagine,
fatte per costruire la personalità della marca;
Sulla stampa periodica esistono due indagini: l’ADS
(accertamento diffusione stampa) e l’ISPI (indagine nazionale sulla Stampa
Periodica) che fornisce, come l’ISEGI, dati socio-demografici.
I vantaggi che
offre il mezzo stampa periodica sono molti e in particolare:
·
è il
mezzo che può raggiungere segmenti definiti di mercato;
·
è un
mezzo a diffusione nazionale, ha una vita più lunga e viene sfogliato più
volte;
·
è un
mezzo su cui è possibile l’inserimento di pubblicità a colori.
Vi sono anche degli svantaggi:
·
diventano
più lunghi i tempi per la prenotazione degli spazi;
·
è poco adatto per campagne che devono stare in
piedi poco tempo ma con alta frequenza.
Grazie all’apporto economico assicurato dalle inserzioni
pubblicitarie, quotidiani e periodici possono limitare i propri costi e
contenere i prezzi delle copie, al fine di poter aumentare la tiratura.
Il messaggio
pubblicitario all’interno del giornale può avere due forme:
·
Pubblicità palese
·
Pubblicità redazionale.
La prima è costituita dalle inserzioni pubblicitarie
vere e proprie, nonché dagli “annunci economici”.
La seconda, meno appariscente, è rappresentata da
rubriche che hanno titoli come “Fatti delle Aziende”, “Cronache del commercio”
e così via.
Non meno importanti sono le affissioni ,dato che
utilizzano un tipo di messaggio realizzato esclusivamente per esporre la
pubblicità.
L’affissione di manifesti si presta ad annunci che
richiamano l’attenzione su prodotti distribuiti anche solo localmente e
rappresentano una forma di pubblicità esterna.
Quando si usa l’affissione, non si può parlare, si
deve urlare anche con le dimensioni, ma soprattutto con la creatività, che per
fermare la gente distratta della strada, deve essere tanto forte da diventare uno
scandalo visivo.
Secondo David Ogilvy un manifesto non può contenere
più di tre elementi.
Poiché la lettura avviene normalmente da lontano
(anche da trenta metri), i suoi colori devono essere ben visibili, comunque
brillanti e decisi, con esclusione di tinte pastello; è richiesta anche la
massima sintesi verbale.
Deve dire tutto in pochissime parole, al massimo
sette, secondo gli esperti usando parole facili, brevi, composte al massimo da
tre sillabe.
Poiché l’esposizione dura di solito un paio di settimane,
si può presumere che venga guardata più di una volta; e almeno per certi casi
si può supporre che il passante arrivi a un completamento di lettura in momenti
successivi.
Esistono almeno due tipi di manifesti :
·
Quelli per strada, che si leggono mentre ci si
muove;
·
Quelli nelle metropolitane, nelle stazioni ferroviarie, nelle stazioni di servizio, che si
leggono a proprio agio, mentre si aspetta o non si ha niente da fare. In
quest’ultimo caso, il manifesto può essere più complesso, più argomentato.
Esiste poi un altro tipo di affissione che viene chiamata affissione dinamica perché è in
movimento come le immagini sui tram, sugli autobus, sul retro e sui fianchi
delle corriere. Un messaggio di questo tipo deve essere estremamente semplice,
un lampo perché va letto e compreso in poche frazioni di secondo.
Le pubbliche affissioni sono soggette alla “Imposta
Comunale sulla Pubblicità” il cui valore dipende dalla classe a cui il singolo
comune appartiene.
Con le pubbliche affissioni non si può programmare in
anticipo dove saranno affissi i manifesti. Questo invece è possibile con le affissioni speciali che sono
degli impianti gestiti direttamente dalle società di affissione che possono
essere proprietarie dell’impianto o acquistarlo di volta in volta dai comuni.
I costi dell’affissione sono riportati su un listino
elaborato a cura dell’AAPI (Associazione Aziende Pubblicitarie Italiane)..
Generalmente un’affissione viene programmata per 15 o
30 giorni.
Esiste un organo di controllo (INPE) con i compiti
di:
·
accertare
che l’affissione sia stata eseguita;
·
segnalare
le irregolarità riscontrate;
·
elaborare
ricerche, studi e analisi al fine di qualificare sempre di più il mezzo
affissione.
La pubblicità esterna, sia la statica che la
dinamica, è un mezzo che si rivolge ad un pubblico di massa e che quindi non
colpisce un target ben definito,ma permette un’ottima copertura e frequenza.
.
LA RADIO
Nata come
“telegrafo senza fili” per trasmettere a distanza parole, suoni e segnali acustici, consente all’uomo il recupero del linguaggio dei suoni e della
parola parlata.
L’utente può usare questo mezzo per arrivare a un
pubblico vastissimo e selezionato, spesso inafferrabile per gli altri mezzi,
per esempio i giovani, gli automobilisti.
Può essere presente ovunque, in casa e fuori, a volte
anche quando si lavora.
Certo è privo di immagini; però può utilizzare tutta
la gamma del sonoro: la voce e anche la musica, i rumori e quindi può
raccontare con vivacità e soprattutto far sognare quello che non si vede.
Nessun mezzo come la radio, ha il potere di
raggiungere tante persone.Oggi in Italia, accanto all’emittenza pubblica e ad
altre emittenti estere, esistono circuiti di radio private a copertura
nazionale e una miriade di emittenti a copertura locale.
Come mezzo pubblicitario oggi la radio è piuttosto
trascurata e viene usata principalmente come mezzo televisivo utilizzando per
ambedue i mezzi la stessa colonna sonora (jingle).
La pubblicità sulla radio nazionale è gestita dalla
Sipra; esistono due tipi di comunicati:
·
a tempo
(registrati direttamente dall’utente);
·
speciali
(letti direttamente dallo speaker solitamente di 20 parole).
I comunicati possono essere messi in onda sia a
livello nazionale che a livello locale e vengono trasmessi ogni giorno per un
mese o per mezzo mese.
Il mezzo radio è stato pubblicitariamente
sottovalutato rispetto ai suoi plus che sono: vasta copertura, duttilità, alta
frequenza, basso costo.
LA TELEVISIONE
E’ il medium elettrico per eccellenza che consente di
comunicare in modo “globale”, audiovisivo, trasmettendo in diretta suoni e
immagini in movimento. La televisione diffonde a distanza altri media
spettacolari quali il teatro, lo sport, il cinema, l’informazione. Essa
raccoglie pubblici vastissimi davanti al medesimo evento, e poiché dà la
sensazione, a chi guarda, di essere presente in ogni parte del mondo, svolge
per gli spettatori la funzione di un medium privilegiato rispetto a ogni altro.
La televisione è un grande mezzo di massa invadente e
indiscreto che entra in casa del pubblico quando è nella sua intimità, e quindi
provoca subito una reazione di autodifesa.
Chi voglia sfruttarlo a dovere, deve tener presente
che il suo punto centrale è però l’immagine (in movimento) e questo non è poco
se si pensa che l’85% delle conoscenze entrano nel nostro cervello attraverso
la vista.
Poiché il tempo della pubblicità è sempre molto
breve, mediamente di trenta secondi, bisogna essere molto semplici, rapidi,
raccontando una cosa sola, senza divagazioni ma con calore.
E’ anche un mezzo costoso, perciò l’utente che lo
sceglie deve essere interessato a parlare al grande pubblico.
Questo mezzo è ideale per pubblicizzare i beni di
largo consumo, per costruire l’immagine di marca, per far crescere la notorietà
di marca, per controbattere l’aggressività della concorrenza.
Oggi il 60% degli investimenti pubblicitari vengono
effettuati in televisione. Artefici di questo vero boom pubblicitario sono
state le emittenti private che hanno fornito la possibilità a tutti gli utenti
di usare un canale pubblicitario fino a quel momento a portata di poche
aziende.
Il panorama delle emittenti esistenti in Italia è il
seguente:
1)
Le
emittenti di Stato (Rai 1, Rai 2, Rai 3).
2)
Networks:
più antenne di un’unica proprietà con trasmissioni diffuse in ambito nazionale
(Canale 5, Italia 1, Rete 4).
3)
I
Circuiti: più antenne di diversa proprietà che in certi momenti della giornata
trasmettono gli stessi programmi e la stessa pubblicità (Odeon).
4)
Emittenti
estere in lingua italiana (Telemontecarlo e Telecapodistria)
5)
Altre
emittenti a carattere prettamente locale.
La pubblicità di stato vive sugli introiti del canone
e sugli introiti della pubblicità il cui tetto, in termini finanziari e di
tempo, viene definito anno per anno; differente è invece la situazione per le
emittenti private che trovano il loro unico sostentamento negli introiti
pubblicitari.
Un’altra grande differenza tra le emittenti pubbliche
e quelle private è il modo in cui la pubblicità va in onda; sulle reti pubbliche sono infatti prestabiliti determinati
punti ora o determinate posizioni (prima del telegiornale, prima
dell’intervallo del film, ecc.); nelle
televisioni private invece il telespettatore è preso di sorpresa.
Le valenze positive del mezzo televisivo sono molte;
ha però un costo elevato, nonostante che il costo contatto sia basso, ha
bisogno di investimenti elevati dato che necessita di una notevole ripetizione.
IL CINEMA
E’ un mezzo che per varie ragioni negli ultimi anni
ha perso notevole importanza pubblicitaria.
Si è assistito infatti sia ad una
contrazione delle sale cinematografiche sia ad una diminuzione degli
spettatori. Il fenomeno, iniziato con l’avvento della televisione di stato, si
è ancora più sviluppato con l’avvento delle televisioni private.
Non tutte le sale cinematografiche
sono utilizzate al fine della comunicazione pubblicitaria; solamente quelle che
hanno dato in concessione esclusiva l’uso pubblicitario dei locali a società
specializzate (Sipra, Opus Proclama, Angelicum Film).
L’unità base di una programmazione pubblicitaria nel
mezzo cinema è rappresentata dalla bi-settimana – 14 giorni consecutivi di
programmazione con una media di 1-2 proiezioni giornaliere.
La pubblicità cinematografica è soggetta ad oneri;
quali:
a)
imposta
sulla pubblicità;
b)
visto
censura;
c)
permesso
S.I.A.E.
Il mezzo cinema è oggi poco usato in
quanto costa molto e dà poca copertura; ha però aspetti positivi:
a)
elevata
presenza di pubblico giovane;
b)
lo
schermo gigante;il particolare atteggiamento dello spettatore non
distratto
da
altri interessi, permette un alto indice di ricordo;
c)
la
duttilità geografica del mezzo;
d)
la
possibilità di personalizzare il filmato con l’aggiunta di un codino.
Inoltre il messaggio
cinematografico richiede da parte dello spettatore una buona capacità di
lettura.
Fa parte della pubblicità cinematografica anche la
pubblicità a mezzo di diapositive con la quale la stessa immagine rimane
proiettata per circa 8 secondi.
INTERNET E I
NEW MEDIA
Verso la metà degli anni Novanta hanno cominciato ad
apparire anche altre tipologie di mezzi pubblicitari e strumenti di marketing.
Quello che al momento riscuote l’interesse maggiore è
Internet.
Questo strumento è nato durante la Guerra Fredda come un tipo di rete
telematica in grado di mantenere la propria operatività anche in caso di
disastri nucleari. In effetti, più che essere un unico supporto di
telecomunicazione, Internet è costituita da una ragnatela di reti pubbliche e
private variamente interconnesse tra loro e alle quali accedono aziende,
istituzioni e privati cittadini.
Oggi Internet non consente più solo di inviare e ricevere messaggi in
formato caratteri, ma soprattutto di pubblicare o vendere pagine cosiddette
ipertestuali: composte cioè da testi, tabelle, grafici, disegni, fotografie.
Elementi fondamentali delle pagine Web da World Wide Web (siti Internet dei
documenti ipertestuali) sono i link. Si tratta di stringhe di testo o immagini
che permettono, cliccandovi sopra con il mouse, di accedere ad altre pagine
dello stesso sito o di saltare addirittura ad altri siti.
Con l’avvento del Web, un numero crescente di persone ha cominciato ad
accedere a Internet per cercare informazioni, guardare le pagine pubblicate,
inserirne di proprie, acquistare o vendere prodotti, abbonarsi a servizi vari.
Un’azienda interessata a raggiungere i consumatori
anche attraverso Internet ha diverse opzioni da scegliere:
·
creare
un proprio sito;
·
inserire
un link verso il proprio sito in pagine di altre società;
·
pubblicare
dei banner (moduli pubblicitari) all’interno di pagine di altri siti oppure di
giornali elettronici.
·
Affittare
delle finestre in alcuni siti per trasmettere degli spot costituiti da scritte,
disegni o fotografie in movimento.
Per la creazione e la manutenzione di un sito occorre rivolgersi a degli
esperti di informatica e noleggiare un collegamento a Internet presso un
provider. I contenuti delle pagine, invece, possono essere prodotti
internamente dall’azienda. Ma se si vuole che le pagine web abbiano una certa
attrattiva e rispondano a determinate strategie comunicazionali, è meglio
rivolgersi alla propria agenzia di pubblicità o a strutture o creativi
specializzati.
Poiché Internet è una rete fisica di computer, connessi a vari livelli
in tutto il mondo al di là delle loro caratteristiche hardware, dei sistemi
operativi e della collocazione geografica, sono in grado di riconoscersi e di
comunicare tra di loro, grazie all’adozione di protocolli comuni. In questo
modo, ad esempio, lo scambio di posta elettronica è possibile tra un utente PC
italiano ed uno Macintosh australiano, passando, magari, attraverso un server
Unix situato negli Stati Uniti.
Un’altra definizione adatta a descrivere almeno in parte, la Rete è di
carattere sociologico.
Internet è, infatti, anche un luogo non fisico o “virtuale” entro il
quale milioni di utenti possono, quotidianamente, interagire a vari livelli e
con diverse modalità.
Navigare in Internet, però significa, soprattutto per il grande
pubblico, frequentare i vari siti presenti nella rete.
Inoltre Internet è un enorme “serbatoio” di informazioni di ogni tipo,
fruibili attraverso differenti modalità, spesso adattabili alle esigenze
individuali.
Certo, la possibilità di “perdersi” all’interno di un mondo, o di una
rappresentazione del medesimo, così articolata e sempre in agguato.
L’unico rimedio è raggiungere, con il tempo, una buona confidenza con i
vari protocolli e con i software utilizzati per accedervi e, soprattutto,
comprendere che la rete è costantemente dinamica, per cui non è solo importante,
ma, addirittura, obbligatorio, mantenersi costantemente aggiornati.
A questo punto, spesso interviene un nuovo desiderio: quello di essere
presenti in modo attivo, che poi porta a un quarto aspetto della rete, quello
di un media che ci permette di veicolare le nostre informazioni a milioni di
utenti spesso con modalità molto economiche.
Esserci non e così difficile e, al contrario, grazie all’ottimizzazione
dei sistemi, anche un utente non evoluto, può, grazie a un minimo impegno,
creare un proprio sito, proponendo ai naviganti tutto ciò che desidera.
Se è vero infatti che la creazione di un sito è relativamente semplice e
altrettanto innegabile che vi sono molte operazioni correlate che, spesso, non
vengono considerate, come, ad esempio, l’iscrizione ai motori di ricerca.
Internet è anche un luogo di ricerca e di curiosità, nel quale il
navigatore può percorrere personali “sentieri di caccia”, seguendo liberamente
le proprie inclinazioni.
Tutti questi moderni mezzi tecnologici hanno notevolmente modificato la
nostra società, dividendola sempre più tra produttori di comunicazione e
consumatori passivi di comunicazione.
Il più grave rischio che si sta correndo, è quello della
“massificazione”: pensare e desiderare tutti le stesse cose solo perché ci si
lascia “convincere” da quei pochi che hanno l’immenso potere, oltre che la
grandissima responsabilità, di manovrare gli strumenti di comunicazione di
massa. Purtroppo, chi consuma passivamente questa comunicazione resta spesso
analfabeta di fronte ai nuovi linguaggi, in quanto non è in grado di leggerli
bene.
I mass media hanno infatti allargato enormemente gli orizzonti mentali e
culturali dell’umanità intera, e tutti, almeno nel desiderio e nella
possibilità, siamo finalmente cittadini del mondo. Ovviamente, anche i mass
media non vanno subiti, ma usati con intelligenza e senso critico.
CLASSIFICAZIONE
DELLE AZIONI PUBBLICITARIE
La pubblicità istituzionale o di prestigio
offre al pubblico una immagine positiva di un’azienda nel suo complesso, senza
proporre l’acquisto di un prodotto specifico.
La pubblicità di vendita ha lo scopo di far aumentare
immediatamente le vendite e di dare impulso all’attività produttiva
dell’impresa.
La pubblicità di lancio, viene effettuata nella fase di
introduzione di un nuovo prodotto sul mercato. Data l’importanza dell’effetto
iniziale, questa pubblicità viene di solito compiuta con larghezza di mezzi e
con ritmo martellante.
La pubblicità di sostegno, alla quale le imprese ricorrono
per conservare e per aumentare le vendite di un prodotto già da tempo collocato
sul mercato.
La pubblicità selettiva o diretta, è rivolta
al singolo consumatore effettivo o potenziale, di un certo prodotto. Si
realizza mediante l’invio a mezzo posta di lettere, cataloghi, pieghevoli od
anche mediante la consegna, porta a porta, di materiale di propaganda.
La pubblicità di massa o indiretta, è
la più comune e ha lo scopo di promuovere la vendita di un prodotto
commerciale. E’ rivolta a tutto il pubblico e si effettua con messaggi
radiofonici o televisivi, con annunci sui giornali e sulle riviste, con
cartelli murali e così via.
La pubblicità auditiva viene svolta con mezzi soltanto
sonori. La principale manifestazione di della pubblicità auditiva è offerta
dalle trasmissioni radiofoniche ma anche da annunci fatti da altoparlanti in
luoghi pubblici.
La pubblicità visiva viene attuata solo mediante immagini
scritte. E’ molto varia e diffusa; gli esempi principali sono dati dagli
annunci sulla stampa, dai cartelloni e dai manifesti stradali, dalle insegne
luminose, dai cataloghi, ecc.
La pubblicità audiovisiva è compiuta attraverso veicoli
che sono in grado di fornire immagini ed al tempo stesso comunicati e parlati
musicali. Gli esempi tipici sono quelli della televisione e del cinema.
La pubblicità di marca o aziendale è
effettuata individualmente e a proprio vantaggio da parte di una determinata
azienda privata o pubblica.
La pubblicità di categoria è svolta collettivamente dalle
imprese produttrici di un certo prodotto o di un certo servizio. E’ rivolta a
far sorgere o ad alimentare un determinato bisogno presso i consumatori e a non
indirizzarli verso l’una o l’altra marca.
La pubblicità sul punto di vendita ha la funzione di
attirare l’attenzione del consumatore e di fargli nascere un improvviso desiderio
di acquisto.
Essa
si compie sia attraverso le vetrine sia all’interno dei negozi al dettaglio; si
effettua con cartelli, figure autoadesive, insegne, dimostrazioni, addobbi,
impianti per la diffusione della musica e mediante altri strumenti rivolti a
suscitare l’interesse del pubblico.
La pubblicità sociale o no profit non
ha scopi commerciali o di profitto economico.
E’ il genere di messaggio pubblicitario utilizzato dallo Stato o dagli
enti pubblici per comunicare con i cittadini per informarli su una propria
attività, oppure su un particolare servizio pubblico.
Rientra in questo tipo di pubblicità anche la cosiddetta pubblicità
progresso realizzata da privati , ma senza scopo di guadagno, per
sensibilizzare il cittadino su importanti temi di interesse pubblico, quali la
difesa dell’ambiente, la promozione della salute e della solidarietà ecc.
La forma più classica della pubblicità è l’annuncio stampa. La sua
efficacia si gioca sulla perfetta fusione di parole e immagini persuasive.
Perché questo avvenga si dovranno equilibrare sapientemente i suoi vari
elementi, i principali dei quali sono: l’head-line, il visual,
il body copy, il pay off e il pack-shot.
Il titolo centrale (head-line)
ha sempre il compito di attirare l’attenzione del pubblico e di suscitare la
sua curiosità. Per questa ragione l’head-line è spesso un vero e proprio
slogan, che condensa in un messaggio verbale breve ed efficace tutta la propria
forza comunicativa.
Sono estremamente importanti per un valido titolo pubblicitario l’originalità,
l’orecchiabilità e la rapidità del messaggio. Poche parole, ma scelte con cura
e collocate nella disposizione giusta, valgono più di un noioso testo scritto.
Poiché il compito dell’ head-line è quello di comunicare al fruitore del
messaggio la promessa di base del prodotto o del servizio reclamizzato, bisogna
non lasciarsi tentare troppo da titoli molto creativi, spiritosi o che creano
un’attesa; di solito è più sicuro e tranquillizzante giocare il titolo sulle
reali performance del prodotto servizio perché è qui che si decidono le sorti
di un annuncio o del prodotto.
Una défaillance, una caduta nel titolo e il lettore girerà la pagina! Di
solito si evitano i titoli negativi e i titoli molto lunghi ma ci possono
ovviamente essere delle eccezioni.
Per ottenere il proprio scopo i copywriter, cioè i
creatori dei messaggi pubblicitari verbali, si servono di un linguaggio che
spesso non rispetta le regole della grammatica usando con molta libertà
prefissi, suffissi, parole composte, superlativi, parole nuove.
L’annuncio poi è subito supportato da un sottotitolo in un corpo più piccolo, ma sempre bene evidente che
chiude l’argomento o meglio che riconduce l’attenzione dal titolo al prodotto.
I giornalisti consigliano di evitare di fare titoli più lunghi di 15 parole; è
meglio cercare di utilizzare l’occhiello (il lead-in) che permette di
introdurre il titolo, e quindi di comunicare qualcosa in più.
Immagine e testo hanno spesso uguale importanza per il raggiungimento
dello scopo, ma sfruttano messaggi e forme di comunicazione differenti.
L’immagine, costituita da una fotografia, da
un’illustrazione o da una riproduzione è estremamente curata sotto l’aspetto
grafico e vuole suscitare emozione, stimolando il senso estetico di chi la
guarda.
Il testo svolge una duplice funzione, quella di catturare l’attenzione del
lettore per mezzo di una frase a effetto e quella di fornire informazioni
selezionate sul prodotto.
L’immagine (visual) ha sempre grande importanza nel messaggio
pubblicitario, perché deve comunicare al destinatario una precisa sensazione ed
emozione, in linea con la caratteristica del prodotto. Così, per una vettura
potente e sportiva, si ricorre a un’immagine dai colori intensi e che ritrae
una scena forte e movimentata; per un sapone, un dentifricio o uno shampoo si
utilizzano solitamente gli stereotipi, cioè immagini ormai consolidate nella
mente del lettore.
L’immagine può rafforzare il messaggio del testo scritto, oppure
contrastarlo, per creare un particolare effetto di sorpresa, ma entrambi devono
essere immediati e chiari nella loro comunicazione.
Questa è la parte dell’annuncio che vive in simbiosi con l’head-line e
che permette al titolo di esprimersi, o meglio di completare il messaggio; anzi
un annuncio perfetto vede il visual complementare al titolo in modo da farlo
lavorare insieme, quindi aiutarsi a vicenda e convogliare più in profondo il
messaggio pubblicitario.
Il testo (body copy) solitamente spiega in modo più ampio e dettagliato
ciò che è detto sinteticamente nel titolo centrale, oppure si sofferma sulla
qualità e le caratteristiche del prodotto. Lo scopo principale del testo è
quello di convincere il pubblico, di persuaderlo della superiorità del prodotto
pubblicizzato, rispetto a quelli della diretta concorrenza.
Per questa ragione il linguaggio utilizzato è solitamente semplice e
comprensibile, con espressioni molto rassicuranti e incoraggianti. Spesso sono
usate parole come: gratis, superiore, straordinario, qualità, classe, durata,
convenienza, risparmio, fiducia, garanzia.
Nel testo è espressa una promessa, cioè la dichiarazione dei risultati e
delle conseguenze positive che l’acquisto e il possesso del prodotto
pubblicizzato comporteranno per l’acquirente (per esempio, avrete denti
bianchissimi…,ecc.)
Alla fine del testo si riprende di solito l’argomentazione iniziale,
cioè quella del titolo, proprio per dimostrare di avere fatto un percorso
logico dal titolo al pay off.
E’ bene insistere nel chiedere un testo lungo perché fa dedurre al
lettore che il prodotto è serio e che ha qualche cosa da dire.
L’uso della lettera maiuscola in corpo grande
all’inizio della body copy aiuta a far iniziare la lettura del testo.
Un altro importante elemento è il pay-off,
una frase concisa e secca che aggiunge una argomentazione importante al titolo,
al visual, alle body, ed e posto in fondo a destra nell’annuncio al posto della
firma.
Si usa il pay-off anche per parlare dell’azienda produttrice, della
marca pubblicizzata.
In particolare quando l’azienda è una grande multinazionale, con più
linee di prodotto.
A volte, il pay-off può essere il mezzo per ricordare una precedente
campagna pubblicitaria e quindi servire per legare insieme due comunicazioni
lontane nel tempo.
Il testo conclusivo (baseline)
si ricollega nel significato del titolo centrale; si tratta di una frase
posizionata alla base dell’annuncio, quasi a voler dare una risposta al titolo.
Le didascalie rappresentano una forma di comunicazione
inventata dai giornalisti che le utilizzano sotto le immagini per
puntualizzare, per renderle più vere e più attuali.
Purtroppo l’utilizzo delle didascalie negli annunci è quasi sempre
trascurato, mentre una delle prime cose che l’occhio umano fa scorrendo una
pagina è quella di andare a leggere subito le didascalie delle foto. Gli
operatori del direct marketing le utilizzano per aggiungere argomentazioni alle
vendite.
La
rappresentazione del prodotto in una foto (shot) è di solito inserita in fondo
a destra dell’annuncio; si tratta del pack-shot.
Nella comunicazione audiovisiva per pack-shot
si intendono gli ultimi fotogrammi di uno spot nei quali viene visualizzato
solo il prodotto.
Il logo è la firma dell’annuncio con il nome del
produttore; si utilizza la grafia propria del marchio cioè il suo logotipo, in
modo da contraddistinguere a colpo d’occhio il produttore.
LA PRODUZIONE
DELLA PAGINA PUBBLICITARIA
Dopo che il
cliente ha approvato il bozzetto si passa alla produzione, cioè bisogna
realizzare i materiali originali da inviare agli editori perché possano
riprodurlo e stamparlo oppure, se si tratta di uno story board, occorre
iniziare le riprese video.
L’art buyer, sotto le direttive del reparto creativo cercherà gli
“artisti” che dovranno realizzare la parte visiva. Se si tratta di fotografie
cercheranno il fotografo con la più alta specializzazione nel settore in
questione, così sarà anche per un’eventuale illustrazione, sempre con ben
presente il rapporto qualità/prezzo. Lo stesso discorso vale per la ricerca di
modelli, oggetti, materiali: tutto questo avviene prima e dopo una riunione chiamata
PPM (pre- production meeting = riunione prima di produrre). Qui il cliente e
l’agenzia prendono tutte le decisioni importanti per fare decollare la
produzione della campagna. Dopo non ci sarà più la possibilità di fare marcia
indietro, quindi cliente e account passano al setaccio le variabili, cercando
di prevedere tutto quello che può succedere durante le riprese fotografiche.
Tutte le decisioni prese in queste riunioni vengono verbalizzate e
scritte, in modo da poter stilare un documento da distribuire a tutte la
persone coinvolte nella produzione per fissare o ricordare tutti i particolari
della situazione da produrre.
Dopo aver prodotto le fotografie o i disegni per la pubblicità si dovrà
realizzare l’art work o incollaggio, con testi composti e tutte le istruzioni
per la stampa, il cosiddetto “definitivo”, o dischetto se è realizzato al
computer.
Gli elementi del definitivo possono essere: i testi composti con il
carattere prescelto su carta fotografica e la foto di posizione o illustrazione
in fotocopia o in scansione che sul definitivo o disco servono a indicare
l’esatta posizione e il taglio che si vuol dare all’immagine.
Al definitivo vanno allegati anche i materiali fotografici originali la
cui qualità tecnica, deve essere la migliore per garantire un’ottima riuscita
dell’annuncio.
Per la parte scritta l’art director sceglie dei campionari di caratteri
che trasmette al service specializzato nella produzione dei testi, con
l’appoggio dell’ufficio produzione.
A seconda della sua destinazione (quotidiano, rivista, affissione ecc.)
l’esecutivo uscito dall’agenzia con gli allegati passerà attraverso alcune
diverse operazioni, corrispondenti alle tecniche di stampa che vengono adottate
per ottenere il prodotto finito, come tipografia o litografia o stampa in
piano, di cui l’offset è il tipo più usato.
Per prima cosa bisogna realizzare le pellicole per la stampa e
selezionare gli originali per poter preparare le matrici della stampa. Questo
lavoro è effettuato da società chiamate fotolitografiche che con l’utilizzo di
uno scanner per ottenere un originale a colori scompongono fotograficamente
l’originale in una serie di pellicole per i colori base, generalmente quattro:
il magenta (rosso), il ciano (blu), il giallo e il nero.Queste pellicole
trasportate e incise su lastre e inchiostrate ognuna con il suo colore base
verranno poi stampate successivamente sul foglio di carta e sovrapponendosi si
ricomporranno, dando luogo alle stesse sfumature iniziali dei vari colori
dell’originale.
LO SPOT
PUBBLICITARIO
Il passaggio della comunicazione scritta (pagina
pubblicitaria) a quella orale si radicalizza nello spot pubblicitario. In
questo tipo di comunicazione è determinante per il risultato l’effetto visivo e
il conseguente interesse che questo produce
sullo spettatore.
Nello spot televisivo l’idea creativa è tutto un insieme di immagini,
corpi, suoni, testo, voce, colore; il creativo progetta l’idea mettendo insieme
tutti quegli elementi che contribuiscono a trasmettere il messaggio.
Lo spot cerca tutto ciò che serve a catturare l’attenzione e la
benevolenza dello spettatore. Ha un inizio uno sviluppo e una fine e assume una
dimensione temporale.
E’ visto solo in un modo obbligato: noi non possiamo invertire le
conseguenze e il decorso, non possiamo fermarlo per esaminarlo nei particolari.
Oltre alla parola, nello spot ci sono i suoni: i rumori che servono a
sottolineare i mo-
menti chiave della storia o la musica che serve a commentare le azioni e
a rafforzarle, come nel caso dei jingle che in più favoriscono la
memorizzazione.
Anche se lo spot è fatto di tante cose - immagini, parole,
rumori, musica – la parte dominante è l’immagine poiché nella loro
successione le immagini devono raccontare una storia.
Il momento chiave di uno spot è l’inizio. Dato che lo spot di solito
s’intromette in un altro programma e scorre sullo schermo per pochi secondi,
deve essere un attacco molto coinvolgente, se non vuole passare inosservato e
deve trascinare l’ascoltatore a vederlo fino alla fine.
Un altro elemento importante dello spot è la semplicità . Dato che uno
spot dura mediamente 30 secondi: in un tempo così limitato, i concetti
complessi o una quantità esagerata di informazioni non fanno altro che creare
confusione.
Anche se si dicono poche parole, si dovrà pronunciare
più volte il nome del prodotto nel corso dello spot e sempre alla fine.
LA PRODUZIONE
DI UNO SPOT
Di solito l’ufficio tv dell’agenzia, dopo aver
studiato attentamente la storia da girare, avrà effettuato la scelta di una
casa di produzione e di una regista a cui affidare lo shooting dello spot.La
decisione è presa collegialmente con il responsabile creativo dell’agenzia, il
cliente e l’account.
Prima di partire con la produzione vera e propria è necessario
incontrare le persone che stanno per essere coinvolte direttamente nella
produzione. A questo incontro (PPM) partecipano il direttore creativo, il
regista, l’art director, il producer, il copywriter, il direttore di produzione
e l’assistente alla produzione, cioè tutta l’equipe dell’agenzia.
Si prepara un’agenda in cui si affrontano i seguenti punti: obiettivi,
casting, guardaroba, problemi del set, location, materiale scenico, logistica,
programma di produzione, musica.
Il casting riguarda la scelta dei modelli e può essere l’ingrediente
fondamentale di uno spot. Si può svolgere in un’agenzia, in casa di produzione
o in uno studio attrezzato. E’ importante che il regista sia presente alla
seduta di casting definitivo.
In sede di PPM si discute nei dettagli l’abbigliamento dell’attore. Se
necessitano abiti particolari o costumi se ne occupa lo stilista scelto dalla
casa di produzione che ne è responsabile. Il controllo degli abiti va fatto il
giorno prima delle riprese.
Per quanto riguarda la scenografia lo scenografo non solo la disegna ma
ne controlla la costruzione in tutti gli aspetti. L’art director è responsabile
dello styling della scenografia. Nel giorno di prelight si provano le luci con
la troupe e si controlla tutto quanto deve essere pronto per il giorno delle
riprese: addobbi, oggetti,ecc.
Facendo sempre riferimento allo story-board si discute il tipo di
location utilizzando foto polaroid di possibili location, perché il cliente le
approvi.
Per quanto riguarda la musica spesso è preregistrata e serve durante le
riprese per i tempi e i movimenti. La colonna sonora viene poi sincronizzata
con le immagini della postproduzione.
La scelta della musica è un momento delicato; il suo ruolo deve essere
anch’esso rappresentativo, quasi teatrale, come il caso di canzoni celebri o di
moda che non fanno parlare il testo.
Si passerà poi al giorno dello shooting, cioè della produzione vera e
propria. Con il documento del PPM alla mano e lo story-board, i creativi, il
delegato del cliente e gli account dell’agenzia controlleranno sul set che le
sequenze girate corrispondono in tutto alle decisioni prese dal PPM. Se però si
vogliono effettuare delle modifiche, vanno concordate con il direttore di
produzione, poi richieste pacatamente al regista per concordare le eventuali
varianti e le riprese in più.
Ci può essere un controllo in macchina o un controllo video per rivedere
le sequenze girate immediatamente ed è lì che vanno prese le decisioni.
Finito di girare si passa a un’altra fase molto importante, quella della
post produzione, durante la quale l’agenzia insieme al regista e all’esperto
montatore effettuerà il montaggio ordinato delle varie sequenze girate,
legandole una con l’altra con degli effetti video per raccontare la storia.
In questa fase possono essere effettuate delle ulteriori elaborazioni
delle immagini e il filmato viene così finito con un primo premonitoraggio che
viene presentato al cliente. Ottenuta l’approvazione definitiva, il filmato
viene passato al laboratorio per le truke finali e per la stampa delle copie da
consegnare alle emittenti perché lo spot venga trasmesso.
L’obiettivo finale di ogni sforzo pubblicitario è quello di far vendere
qualcosa: un
prodotto, un servizio o un’idea. Secondo alcuni, comunque, il vero scopo
della pubblicità è quello di dar vita a forme di comunicazione efficaci che
consentano di modificare i gusti e/o i comportamenti di chi riceve il
messaggio.
Gli obiettivi specifici saranno definiti nell’ambito delle strategie
globali di marketing dell’impresa e, in particolare, di quelle che si
riferiscono ai programmi della comunicazione.
Alcuni esempi di obiettivi specifici dell’azione pubblicitaria di
un’azienda sono: affiancare e sostenere lo sforzo del personale di vendita;
raggiungere quella parte del mercato che è inaccessibile alla forza di vendita;
migliorare i rapporti con i rivenditori; entrare in un nuovo mercato geografico
o cercare di attrarre una nuova categoria di consumatori; introdurre sul
mercato un nuovo prodotto; aumentare le vendite di un prodotto.
REEBOK
La
Reebok è una multinazionale che produce calzature sportive ed è orientata verso
l’universo giovanile e il tempo libero. Ha avuto un impulso determinante con
l’aerobica.
Dopo
l’uscita dalla dimensione puramente tecnica, lo sport è progressivamente
entrato nell’esistenza di tantissimi ragazzi come occasione di aggregazione e
organizzazione di gruppo.
Grazie
alla forte presenza sui media e alla sua spettacolarizzazione, un crescente
numero di sport è andato evolvendosi nei termini di piccole società tribali,
fondate sulla condivisione dei medesimi valori culturali, segni di
riconoscimento e autorità spirituali.
Lo
sport si propone ad un pubblico di giovanissimi capaci di plasmare
comportamenti e costumi.
Hippismo
e informalità utilizzarono alcuni oggetti d’uso comune, fra questi la scarpa da
tennis che è stata sicuramente uno dei più importanti ed è da lì che ha
cominciato il suo lungo viaggio contagiando fasce di consumatori sempre più
ampie.
Negli
anni in cui la scarpa da tennis stava uscendo dall’ambito strettamente
sportivo, Reebok era ancora un’azienda orientata alla produzione di calzature
estremamente tecniche per lo sport
d’alto livello.
La
situazione odierna vede Reebok non solo attenta ai praticanti amatoriali delle
diverse discipline sportive, ma anche ai molteplici fenomeni socio-culturali che,
estranei allo sport coinvolgono in modo diretto e con significati specifici la
scarpa sportiva. Fenomeni come quello della neoinformalità, che tra le tendenze
manifestatesi nei primi anni Novanta è certamente una delle più significative,
non è più determinata da un ribellismo di tipo ideologico o generazionale, ma
dal tramonto di una serie di valori tipici della società dell’immagine.
Questa
nuova ondata di informalità trova riscontro in tutti quei comportamenti di
trascuratezza e disinteresse per l’abbigliamento presenti soprattutto a livello
giovanile, tra ragazzi che si mostrano attratti dai richiami della tradizionale
cultura underground .
Analogamente
a quanto accade da decenni negli Stati Uniti, anche in Italia l’abbigliamento
del tempo libero diventa marcatamente diverso da quello formale del lavoro, e
quasi a voler sottolineare una separazione fra le due sfere stabilita a livello
valoriale.
Nonostante
Reebok persegua con convinzione e profitto la strada della ricerca,
sperimentando e realizzando prodotti tecnologicamente d’avanguardia, risulta
chiara la sua visione dello sport come valore, più che come prestazione. Questo
è il tratto che pare distinguerla dai principali competitor che sono
prevalentemente orientati verso un concetto di sport/performance e
conseguentemente posizionati sul mercato.
A
portare l’azienda su queste posizioni fu Paul Fireman, esperto di attrezzature
sportive, che nel 1979, muoveva i suoi primi passi con una strana attività
fisico-motoria destinata a sconvolgere il mondo e il modo di vivere lo sport di
milioni di persone: era l’aerobica, ovvero una ginnastica fatta a tempo di
musica.
E’
in coincidenza con la sua affermazione che si impone a livello mondiale il
concetto di fitness, ovvero una visione dell’attività motoria non appiattita ed
esaurita dai concetti di sport o di hobby, ma legata a esigenze di cura del
corpo e di benessere individuale. L’attività sportiva affermatasi con e grazie
all’aerobica assume caratteristiche assolutamente non competitive e tuttavia di
massimo rigore e impegno pratico e mentale; vincere smette di essere
l’imperativo categorico.
Reebok
lega alle sue vicende il proprio destino, economico ma soprattutto filosofico.
Diviene leader nel mercato americano della calzatura sportiva, un primato che
ha conteso con Nike anche se né questa né altre aziende potranno mai privarla
del merito di aver contribuito a fare dello sport qualcosa di nuovo.
Con
il lancio, nel 1982, della Freestyle, la prima scarpa da ginnastica da donna,
leggerissima, interamente bianca con finiture rosa, Reebok non si limita a
soddisfare le esigenze di un mercato divenuto assai consistente, ma dimostra
una più ampia adesione all’idea di sport al femminile. Fanno la loro
apparizione indumenti dai colori sgargianti, body, scaldamuscoli, ecc.
Nello
sport al femminile, con Reebok in testa, si promuove l’audace e inedito
matrimonio tra contenuti tecnici e contenuti d’immagine e di moda
dell’abbigliamento sportivo.
L’evoluzione
dei modelli è dettata dai progressi della tecnologia o, in qualche raro caso,
dalla ragione della differenziazione di marketing.
Reebok
non si limita a produrre scarpe stilisticamente adatte per essere usate nel
tempo libero, ma arricchisce la sua produzione con linee e sportswear in grado
di soddisfare sia le esigenze dei praticanti di sport, sia quelle della vita
all’aria aperta.
C’è
un atteggiamento su cui il marchio può vantare l’esclusiva ed è la propensione
a essere parte attiva e integrante nella promozione di fenomeni sportivi o di
fitness.
Da
quando Reebok Italia è diventata a tutti gli effetti filiale della
multinazionale americana, sono da registrare almeno due significative
iniziative.
La
prima di queste iniziative, organizzata per il lancio di un nuovo modello di
scarpa da basket, la Black Top, prevedeva l’allestimento di minicampi nel
centro di dodici città italiane sui quali squadre di tre giocatori,
improvvisate o meno, potevano sfidarsi e vincere il merchandising Reebok in
palio. Un’iniziativa che ha portato l’azienda nel villaggio della tribù del
basket, che l’ha resa solidale con la
cultura più autentica di quella tribù, quella del playground il campo della
strada nel quale il gioco lascia spazio a tecnica e fantasia.
Con
il programma Step Reebok, l’obiettivo diventa ancora più ambizioso e del tutto
evidenti appaiono le intenzioni di replicare l’esperienza aerobica: creare dal
nulla una nuova tribù, a partire da una tecnica di allenamento inventata e
sviluppata sia come attività sportiva in senso proprio sia come moda, con
attrezzature e un look specifici.
In
questo si riconosce la filosofia Reebok, progettata per dare al pubblico degli
sportivi non solo dei prodotti ma delle idee originali, delle opportunità nuove
per coltivare i propri interessi nel campo del fitness e della cura del corpo.
Come
tutte le grandi aziende multinazionali, Reebok non può fare a meno di
intraprendere iniziative tradizionali nell’advertising e nello sponsoring, e
tuttavia nella sua recente storia si è soprattutto distinta per un ruolo di
coprotagonista nei fenomeni sportivi più che di semplice finanziatrice. Spesso
e volentieri ha indossato i panni del promotore di eventi e fenomeni, mostrando
con questo non solo qualità di innovazione e originalità nella pianificazione
promozionale, ma l’attitudine a interpretare il ruolo di azienda in un modo che
le tendenze di cambiamento della società stanno premiando con sempre maggiore
convinzione.
Comunicare
con le iniziative è oggi un modo di essere azienda e di stare sul mercato che
corrisponde all’esigenza del consumatore di conoscere meglio con chi si ha a
che fare, per potersi fidare di più a sentirsi meno sfruttati. E’ inoltre la
scelta che ha reso Reebok fornitrice ufficiale delle molteplici tribù dello
sport e di celebri campioni.
Il
marchio scritto in bella evidenza sulla scarpa sportiva conferma e accresce la
sua importanza. Tra i pochi casi nel panorama dell’abbigliamento e degli
accessori, la rivalutazione della marca precede quella del prodotto e la
fedeltà di marca ha effetti positivi su categorie di prodotti confinanti con quella
delle calzature.
La
marca con la sua presenza e la sua identità, essa può partecipare ai giochi di
comunicazione che sempre più caratterizzano la competizione tra i prodotti e le
scelte dei consumatori. Attraverso l’insieme di questi processi, essa va un
insostituibile ruolo di garante della qualità del prodotto, un ruolo di
primaria importanza nel settore della calzatura sportiva.
Reebok
Italia investe oggi quasi il 10% del proprio fatturato in comunicazione: il
marchio può rafforzarsi tranquillamente sapendo di poter contare su un prodotto
indiscutibilmente forte.