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Tra le caratteristiche puculiari della vivacissima civiltà
occidentale c'è senz'altro lo sviluppo della scienza e della tecnica. Senza
addentrarci in complicati excursus storici e filosofici, possiamo rilevare
come, negli ultimi secoli, la scienza e la tecnica abbiano proceduto di
conserto e abbiano inciso profondamente sull'economia, catalizzando quella
che è nota come rivoluzione industriale, l'evento che più di ogni altro ha
determinato il cambiamento epocale che stiamo ancora vivendo.
Nonostante questa affermazione clamorosa, scienza e tecnica rimangono
relegate nella categoria dell'utile, oltre che sottoposte ad una critica
serrata da parte di filosofi, sociologi, opinionisti, persone di 515h74f cultura.
Ancora nel nostro secolo, ai giorni nostri, la vera cultura
non è considerata quella scientifica, guardata con sufficienza, ma quella
umanistica.
Le librerie pullulano di narrativa, mentre scarseggiano i testi scientifici
seri. Le riviste scientifiche di qualità destinate ad un pubblico numeroso,
almeno in Italia, scarseggiano.
Che ciò abbia conseguenze negative sulla vita quotidiana di ciascuno di noi è
facilmente dimostrabile.
Lasciamo perdere l'imbarazzo che molte persone anche di
cultura elevata sperimentano nel maneggiare un computer, uno stereo, un fax o
un qualsiasi congegno incorpori un consistente sapere tecnico, ma la ricerca,
per esempio, in Italia langue, priva com'è di un adeguato sostegno
finanziario; le questioni tecnico-scientifiche vengono spesso trascurate,
perché, in fondo, considerate irrilevanti e secondarie, determinando
pericolosi ritardi e approssimazioni.
Mi vengono in mente le calamità e i disastri di ogni tipo, affrontati
talvolta con colpevole indugio e senza un'adeguata opera di prevenzione.
Eppure, se godiamo di un benessere economico ormai
consolidato, lo dobbiamo principalmente alla diffusione e all'impiego della
scienza e della tecnica, che hanno permesso di incrementare la produzione di
beni, di rendere confortevole la vita di ogni giorno, di incrementare le
nostre possibilità di viaggiare, di conoscere, di divertirci.
Alcuni filosofi, principalmente quelli facenti capo alla Scuola di
Francoforte (Adorno, Horkheimer, Marcuse, Fromm ecc.), che considerevole
seguito hanno avuto e continuano ad avere in Italia, vedono nella scienza,
nella tecnica e nell'industria, nel tipo di intelligenza strumentale che esse
richiedono, un pericolo per l'umanità, un pericolo di guerre, distruzioni,
asservimento degli individui. Pur non negando il fascino di questi pensatori
e la necessità, ormai divenuto un nostro habitus mentale, di mantenere vivo
lo spirito critico, dobbiamo riconoscere che, al contrario, proprio in quei
paesi dove scienza e tecnica hanno raggiunto uno sviluppo maturo, larghe
fasce della popolazione godono di un benessere mai conosciuto prima,
superiore persino al tenore di vita delle aristocrazie dei secoli passati.
Un'altra obiezione è quella di affermare che la scienza è
arida e difficile. E non sarò certo io a negarlo, che davanti ad volume di
matematica vengo preso dai sudori freddi. Ma forse è difficile, perché non ci
si prende la briga di insegnarla con mezzi adeguati, perché manca una
consistente opera di divulgazione, perché non si spiega che un teorema
matematico o un esperimento scientifico possiedono una bellezza non inferiore
a quella di un capolavoro di Raffaello o un romanzo di Tolstoj.
Si dovrebbe diffondere l'idea di gioco e di avventura che
presiede al lavoro scientifico. Nei resoconti degli scienziati, quando si
raccontano in qualche libro o in qualche intervista, non è mai assente la
passione, la meraviglia, l'entusiasmo per aver raggiunto risultati rilevanti
nella propria disciplina, per aver compiuto una scoperta significativa, per
essere venuti a capo di un enigma.
Si dovrebbe dare maggior risalto e popolarità allo scienziato, spesso
trascurato dai media. Si dovrebbe, infine, pagarli di più e meglio, questi artefici
della scienza e del progresso.
Un progresso che dà a volte l'impressione di essere
eccessivamente tumultuoso e incalzante. Le nuove scoperte scientifiche e le
loro applicazioni pratiche aprono nuove frontiere che a volte inquietano il
cittadino comune. Trapianti, cibi transgenici, clonazione sono parole che
aprono nuove prospettive, ma inducono anche angoscia in ciascuno di noi. Ma
la modernità è questa, fatta di sfide continue, da affrontare con fiducia,
sapendo di poter contare sul lumicino della razionalità. E soprattutto, da
affrontare informati. Ecco, una cultura scientifica non è necessaria soltanto
per partecipare da protagonisti al progresso della propria comunità, ma anche
per orientarsi in un mondo in continuo divenire.
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