ETA’ROMANTICA
L’età romantica certamente segnò un periodo molto complesso e
difficilmente catalogabile entro precise matrici ideologiche, sia poetiche sia
politiche. Tuttavia nonostante ciò, la corrente di pensiero romantica segnerà
una svolta radicale nella vita dell’uomo e del suo rapporto con la natura e l’universo.
Volendo periodicizzare l’avvento di tale fenomeno, bisogna riferirsi all’epoca
della Restaurazione e, più in particolare, agli anni in cui il Congresso di
Vienna cercherà di cancellare decenni di storia e risparmiare l’ancient regime
alla vecchia Europa (fine 18°secolo-metà 19° secolo). Di questo ritorno al
passato, fu proprio la nostra penisola a pagarne le conseguenze: infatti, la
riabilitazione del dominio austriaco, chiuderà le porte agli influssi della
nuova cultura romantica che andava diffondendosi. Per comprendere più a fondo,
i motivi e le esigenze che determinarono il sorgere del movimento culturale
esaminato, bisogna riferirsi anche all’età immediatamente precedente, più
propriamente detta “pre-roma 151i84b nticismo”. Questo periodo fu caratterizzato dalla
presenza di diverse tendenze, quali il gotico, il sublime e il pittoresco, e di
qualche movimento come il neo-classicismo e lo “Sturm und Drang”. Con il
ricorso allo stile gotico e a quello pittoresco, andava a prediligersi il tema
del terrore, del macabro della ricerca di personaggi del tutto particolari, i
quali, in veste di protagonisti dei romanzi che animavano, erano vittime o
persecutori. I fautori di tali tendenze letterarie, sembrarono un ricalcare lo
stesso stile e le stesse tematiche che Seneca (I sec.d.c.) aveva accolto
nelle sue tragedie. In esse l’unica verità, l’unica scienza, era rappresentata
dalla magia nera, dalla vittoria delle forze malefiche della natura. Nelle sue
tragedie i crimini, gli orrori, gli eventi macabri non erano presentati senza
un inquietante compiacimento. Tutto ciò in contrapposizione antitetica all’atteggiamento
che Seneca, invece, accolse nelle altre opere come i “Dialogi” e le “Epistolae
Morales”; in esse i protagonisti hanno l’esigenza di proiettare la propria
anima verso l’alto, verso la luce. I personaggi delle sue tragedie, invece,
fuggono alla vista della luce, lanciandosi nell’oscurità dei voli della propria
vita. Con la ricerca del sublime, invece, si cercherà di esprimere l’astratto,
ciò che non è concreto bensì irraggiungibile. Nell’ambito della letteratura il
sublime rappresenterà l’idea inconoscibile, ossia ciò che Kant chiamò “noumeno”.
E’ di quegli stessi anni la nascita di un nuovo movimento culturale, nato in
Germania, e radicatosi soprattutto presso Francoforte e Strasburgo: lo Sturm
und Drang. L’indagine che i fautori di questa corrente di pensiero
compiono, è volta ad attestare che tipo di relazione s’instaura tra l’individuo
e la natura e tra l’individuo e la società. La conclusione, alla quale si
pervenne, fu quella secondo la quale l’uomo poteva soddisfare le sue
aspirazioni, la sua sfera istintiva, solo nella natura giacché nella società è
vincolato a precisi doveri e inoltre è limitato nei suoi desideri alla luce
delle limitazioni che la vita consociativa impone. L’uomo ideale alla luce di
questa prospettiva, lo “sturmer”, è un individuo dai tratti geniali che,
conscio di ciò che lo circonda, decide per la strada dell’allontanamento, dell’autoesclusione
sino alle conseguenze estreme, come la morte. L’altro movimento che influenzerà
notevolmente il Romanticismo, è costituito dal neo-classicismo. Esso
rappresentò lo sforzo compiuto dall’uomo nel tentativo di rivivere quell’armonia
tra le parti, quell’idea di compostezza e d’ordine proprio del mondo classico.
L’idea neo-classica si manifesta nella ricerca del”bello ideale”, che prende
forma nell’equilibrio e deve essere in grado di rapportarsi ad un concetto di
base, ossia nell’imitazione della natura. Winckelmann ha mostrato, come,
con l’età classica, si ritrova nell’arte e nella letteratura una grazia, una
bellezza che egli stesso definiva come “il piacevole secondo della ragione”.
Nella civiltà greco-romana, l’uomo si sentiva in simbiosi con la natura e
quindi all’idea di natura immutabile era connessa l’idea d’arte immutabile. Per
i romantici, invece, la natura non sarà statica bensì sottoposta ad un continuo
divenire, pertanto la stessa arte non potrà essere intesa semplicemente come
imitazione della natura. Il romanticismo, in ogni modo, non condanna
completamente il classicismo, ma soltanto alcune manifestazioni troppo
esasperate e quindi anacronistiche rispetto al momento
socio-politico-ideologico contingente. Con queste premesse viene a
manifestarsi la corrente romantica, la quale, si muove verso la ricerca dell’origine
delle proprie radici culturali, della propria etnia e quindi della riscoperta
dell’ideale della nazionalità. In Italia, il ripristino delle proprie origini,
generò il ritorno alla civiltà greco-romana e alla riscoperta dei valori e
simbolismi mitologici, tipici delle epoche precedenti. Su tutto, l’avvento
della cultura romantica segnò un ritorno al sentimento; ciò concederà all’uomo
la possibilità di conoscere quello che è oltre la portata della sua ragione.
Con questo presupposto di fondo, ci saranno due reazioni diverse degli uomini
dinanzi alla nuova consapevolezza di se stessi e della propria vita: il titanismo
e il vittimismo. L’uomo, in pratica, o accetterà dolorosamente la
propria piccolezza oppure si esalterà nel suo sforzo, nel suo tentativo di
conoscere l’ignoto e quindi di trovarsi in simbiosi con l’intero universo. Ciò
era ravvisabile nel Leopardi e dalla lettura dei suoi scritti. Nella “Ginestra”,
ad esempio, lo stesso fiore del deserto sta a rappresentare un’immagine che
evoca, da un lato la solitudine assoluta, dall’altro testimonia lo sforzo
eroico sovraumano d’adattamento e di resistenza ad un ambiente ostile.
Atteggiamenti differenti si ebbero per le influenze del pensiero romantico
anche nell’ambito religioso. Infatti, alla scelta, d’ateismo di alcuni,
fece riscontro in altri un forte senso religioso. Nella nuova prospettiva, però,
il credo fu inteso non più nelle sue vesti oscure, bensì come strumento irrazionale
da impiegare per innalzarsi al divino. Un forte senso di spiritualità fu
espresso dal MANZONI il quale, ad esempio, nella “Pentecoste” esalta ed
evoca la diffusione del messaggio cristiano nel mondo, attraverso l’opera della
chiesa. Il pensiero romantico stette ad indicare le ragioni del sentimento,
della fantasia, delle azioni del cuore per comprendere l’agire umano. Esso,
elaborò una più naturale idea di progresso, di nazionalità, di vera e propria”religione
della Patria” che svelava anche la necessità del riscatto dei popoli
oppressi. Per meglio comprendere la complessità del fenomeno in esame, bisogna
rilevare la presenza d’alcuni aspetti contraddittori in tale cultura: alle sue
diverse manifestazioni, infatti, talvolta si alternano componenti ora
realistiche ora decisamente irrazionalistiche, ora progressive (la modernità)
ora regressive (il medioevo). Così come l’illuminismo è il principale obiettivo
polemico dei romantici in ambito filosofico culturale, in quello più
specificamente letterario, lo è il classicismo. Pertanto la poesia romantica,
si connota come poesia spirituale, tenebrosa e malinconica, che fa suo quel
senso d’irrequietezza: la Sensucht. Tutto ciò in contrapposizione allo
STILLE, ossia all’imperturbabile serenità dell’anima, essenza della poesia
classica. Per il bisogno d’introspezione, per la necessità di ricercare nel
proprio animo, il poeta romantico privilegiò le tematiche sentimentali, elaborò
un ideale d’uomo sensibile che vive le proprie passioni ed esperienze senza
mezze misure e conduce un’esistenza sregolata ma intensa. Si costituì il canone
della spontaneità e dell’autenticità, che si rese concreto in un accentuato
gusto per un’espressione disordinata, caotica e passionale. Schlegel
disse: “Romantico è ciò che ci rappresenta la materia sentimentale in una forma
fantastica”.
STORIA—IL CONGRESSO DI VIENNA: decisioni e conseguenze.
Come si è già detto, gli anni che segnarono la nascita e l’estendersi
della cultura romantica furono quelli del congresso di Vienna, con il quale si
cercò di creare ordine, alla luce della sconfitta di Napoleone e dei profondi
mutamenti delle monarchie europee. Nel congresso, le potenze vincitrici si
riunirono fra il novembre del 1814 e giugno del 1815 per ridisegnare la Carta d’Europa.*
Il criterio che fu adottato in questa occasione, rispondeva al principio di “legittimità”,
cioè all’imperativo di ricondurre sul trono, i sovrani legittimi e le dinastie
spodestate dalla rivoluzione francese e dall’impero napoleonico.Ebbe così
inizio l’età che fu detta della Restaurazione. Diversi e talora
divergenti si rilevarono gli obiettivi e gli intenti delle stesse potenze
vincitrici. La Gran Bretagna, ossia il paese che aveva ottenuto i maggiori
benefici con la rivoluzione industriale, non pretese compensi territoriali, ma
si accontentò di vedere consolidata la propria egemonia marittima e
commerciale. In realtà essa con i suoi proclami verso la parità e l’equilibrio
tra i vari paesi, finì per perfezionare la propria strategia in politica
estera: l’equilibrio tra gli stati, avrebbe, infatti, ulteriormente valorizzato
la sua economia.Russia e Prussia, invece, s’ingrandirono espandendosi verso
occidente. Agli zar toccarono il gran ducato di Finlandia, gran parte della
Polonia e la Besserabia; alla Prussia la Sassonia e le province Renane di
Treviri e Colonia. L’impero austriaco acquisì la Lombardia, ottenne il Veneto e
nel gran ducato di Toscana e nei ducati di Parma e Modena impose sovrani legati
alla corona Asburgica. Nel sud della penisola italiana, il Regno delle Due
Sicilie, restaurato con questo nome sotto la dinastia dei Borboni, si trovò
legato all’Austria da un’alleanza militare. Sul territorio italiano, il regno
di Sardegna, poteva essere considerato relativamente autonomo rispetto all’egemonia
austriaca.Furono inoltre restaurate le dinastie legittime in Spagna, dove
Ferdinando sesto abolì la liberale costituzione di CADICE del 1812. Nei Balcani
non fu messa in discussione la sovranità ottomana sebbene l’onda dell’insurrezione
serba continuava a far sentire i suoi effetti. La Francia, pur essendo la
potenza sconfitta non uscì umiliata al congresso: essa rientrò nei confini del
1791 e riaprì le porte alla dinastia spodestata del 1792. Dal congresso emerse
tuttavia la figura del principe di Metternich, ministro degli esteri austriaco
tessitore della SANTA ALLEANZA stretta tra RUSSIA, AUSTRIA E PRUSSIA. Tale
alleanza, si proponeva di rendere organico, il legame tra gli stati che
intendevano dividere “il trono e l’altare”.L’equilibrio, delineato dal
congresso, si dimostrò assai fragile, così, l’opposizione liberale e
democratica, fece sentire la sua forza contro le gerarchie che erano state
create. In particolar modo, fu l’avvento della classe borghese ad affermare un
nuovo equilibrio sociale: tutto ciò portò allo scoppio di diversi moti
rivoluzionari tra il 1820 e il 1830 fino all’apice della rivolta del 1848.
FILOSOFIA: LA RIFLESSIONE “IDEALISTICA”
DI FICHTE, SCHELLING, HEGEL
La rinata riflessione filosofica portata dall’avvento delle idee
romantiche, determinò il definitivo passaggio dal criticismo Kantiano all’idealismo.
Tale nuovo termine rappresentava la fede nell’irreale, nell’attività del
pensiero ovunque essa tendesse. L’idealismo ebbe modo di svilupparsi attraverso
diverse scuole filosofiche, manifestandosi pertanto con connotati diversi. Al
riguardo si è parlato di “idealismo etico” con riferimento all’opera di
Fichte per il quale la vera realtà non consiste in ciò che è ma in ciò che deve
essere; di “idealismo estetico” secondo Schelling, il quale asseriva che
l’arte è l’unico mezzo valido per risolvere il contrasto tra reale e ideale; ed
infine si è fatto ricorso all’espressione “idealismo logico”per indicare
la riflessione di Hegel secondo la quale le idee non derivano dalle cose, ma,
al contrario, costituiscono l’essenza stessa della realtà. Fichte fa derivare
tanto l’io quanto il non io (cioè tanto l’uomo quanto la natura) da un
principio unico originario che l’io puro. L’io per Fichte è dunque un processo
inesauribile che si attua dialetticamente in tre momenti logici.Nel primo
momento (tesi) l’io pone se stesso: cioè l’io puro s’impone come libera attività
rappresentativa. L’io pone se stesso perché se non ci fosse già il
rappresentare o pensare in generale, non potrebbero poi esserci i vari oggetti
e soggetti pensati. Nel secondo momento (antitesi) l’io pone a sé il non io. L’io
in pratica è costretto a porsi degli ostacoli per poi superarli.Nel terzo
momento (sintesi) si ha la reciproca limitazione dell’io e del non io. L’io
puro attraverso la riflessione ripiega sul non io e lo ritrova superando per
attuare la propria libertà sennonché il non io è limitato così anche l’io puro
dinanzi a questa limitazione si avverte finito, dando vita ai cosiddetti io
divisibili o empirici. L’azione di superamento nei confronti del non io è
infinita, poiché, superati determinati ostacoli se ne presentano altri. L’ostacolo
è vitale per l’io stesso, senza di esso non potrebbe attuare la propria libertà
rappresentativa.Per Schelling natura e spirito non sono due realtà opposte,
come avviene per l’io e non io di Fichte, ma rappresentano due aspetti
successivi di un unico principio assoluto, che si manifesta prima come natura e
poi come spirito. La natura non è qualcosa d’inerte o passivo, ma un complesso
di forze che da vita ad un’attività inesauribile.Per poter attuare la sua
attività, essa ha bisogno di superare degli ostacoli che si auto-oppone ciò
significa che nella natura esistono due attività l’una positiva e l’altra
negativa, l’una produttiva e l’altra antiproduttiva. Ogni prodotto della natura
è frutto di un momento d’equilibrio, di una sintesi delle due forze.la funzione
dello spirito per S. è quella di ripercorrere coscientemente attraverso la
riflessione, ciò che prima aveva attuato inconsciamente sottoforma di natura.
Pertanto lo spirito attraverso la sua attività, l’identità assoluta o
assoluto.Nel suo percorso segue sia la via del conoscere sia quella dell’agire:
nel primo caso si parla di spirito teoretico, nell’altro di spirito pratico.Ma
sia nella conoscenza sia nell’azione pratica natura e spirito rimangono
comunque distinti: occorre quindi procedere per una seconda via, l’arte. In
essa concorrono sia l’attività in conscia dell’ispirazione sia quella conscia
dell’elaborazione del prodotto artistico.Per questo motivo l’arte per S. è l’unico
strumento mediante il quale la filosofia coglie l’assoluto. Nei confronti dei
suoi illustri colleghi, Hegel può vantare una maggiore coerenza, perché, nel
momento supremo della sua dialettica, la ragione, che per egli è il principio d’ogni
cosa, coglie se stessa proprio mediante la ragione. Essa, pertanto, non si
limita ad essere l’essenza delle realtà ma funge da oggetto, poiché tutto ciò
che è reale è razionale, quindi tutte le manifestazione del mondo materiale,
vegetale, animale e umano non sono create né hanno origine da questa ragione,
ma è la ragione stessa ad attuarsi nelle singole cose.In particolar modo la
critica che Hegel volge a S. risiede nella teoria dell’assoluto di quest’ultimo.
Esso ad avviso di Hegel annulla le forme concrete della realtà, non rendendo
possibile alcuna distinzione; con la Ragione invece egli consente tutte le
forme di suddetta realtà. L’obiezione che invece Hegel muove nei confronti di
Fichte, sta nel fatto che egli non vuole dedurre tutta la realtà da un unico
principio, bensì conservarla nella ricchezza delle sue forme contraddittorie.
LETTERATURA LATINA: La natura in
Lucrezio
Se la natura è una rinomata concezione della stessa, nel rapporto con l’uomo
rappresentava una delle più interessanti ideologie prodotte dalla riflessione
romantica, non ci si può esimere dal ravvisare elementi di carattere teorico
formulati da LUCREZIO già nel corso del 1° secolo a.C. nel suo “ DE RERUM
NATURA”.L’opera svela in pieno la tendenza del poeta ad accogliere i limiti del
razionalismo dinanzi ad interrogativi legati al destino degli uomini, al perché
della durezza della vita, al perché dell’angoscia per il proprio futuro oltre
la vita terrena.Pertanto il richiamato invito al carpe diem epicureo, viene a
cozzare con l’angosciante consapevolezza della piccolezza umana dinanzi alla
natura e alla sua forza.Il poema didascalico di LUCREZIO si articola in tre
gruppi di due libri (diadi).Nel 1° libro sono esposti i principi della fisica
epicurea: gli atomi movendosi nel vuoto infinito si aggregano in modi
diversi dando origine a tutta la realtà esistente.
A tal proposito Lucrezio chiama in causa, le dottrine dei filosofi
naturalisti quali ERACLITO, EMPEDOCLE, ANASSAGORA. Nel 2° libro è illustrata la
teoria del “clinamen” ossia delle inclinazioni che gli atomi hanno nel loro
movimento e che gli permette di comporsi in una variegata gamma di forme. I
libri 3°e 6° sono dedicati alla antropologia epicurea. Si evidenzia in essi
come l’anima e il corpo siano entrambi costituiti da atomi aggregati in forma
diversa e si affronta inoltre il problema della coscienza. Il libro 5° dimostra
la mortalità del mondo e infine quello 6° cerca di fornire spiegazioni
assolutamente naturali di vari fenomeni fisici.Ciò nonostante, sebbene Lucrezio
si sforzi nel tentativo di richiamare la ragione a fondamento dell’esistenza
umana, si arrende dinanzi all’impossibilità di ottenere risposte razionali
intorno ai grandi interrogativi della vita.
ENGLISH
LITERATURE: The Romanticism
It is very difficult to delineate
with precision the attitudes and interest which characterized the poetry of the
18th century. The period between the Enlightenment and Romanticism was defined “Pre-romanticism”
or “Early Romantic”. This period can hardly be classified as a real literary
movement; in fact some critics even tend to consider it simply as a trend, a
typically English tradition. It is a period of transition of positive loss. The
first signs of a new approach to literature began to appear when the writers
shared a common distate for the elegance of the Augustans and the same belief
in imagination against realism, feeling against reason and pathos against with
and common sense. Young, a writer of this time, emphasized the contrast between
the conception of “natural” and “artificial”. He said the man is spontaneous in
nature and artificial in society. The word 2nature” for the “primitivisms” came
to mean the spontaneous manifestation of impulse and feelings. It followed that
the most natural people were also the most ignorant and among them the savage,
the peasant and the child as it said also ROUSSEAU. Rousseau, a French
philosopher, in his rejection of Enlightenment and its rationalism, worked out
theories which were to characterize romanticism: the child is seen as the
archetypal innocent, wise and happy and so is seen also the noble savage; the
poor were to be preferred to the upper classes; the nature became a refuge from
society; the flight from human society opposing the ideal to the real. In
conclusion the romanticism privileged the spontaneity against the elaboration,
the emphasis on the individual genius against reason and the feeling and
emotions against the know and the conventional. The
romantic period was, above all, the age of poetry. Poetry flourished at time of
important social and political developments which can be broadly summarized as
follows: the break up of the traditional agricultural economy, the industrial
revolution the drift of country people to the cities in search of work in the new
factories. The energy for these revolutions came from the growing economic
power of the middle class, who were fighting to win control in societies still
organized in the colonial and aristocracy. Romanticism was a movement of
thought and writing which began in Germany
and England
towards the end of the 18th century in reaction against the
Neo-classicism of the period. The Romantic writers did not like the changes,
which were occurring around them, which perhaps explains
they did not often speak of the new industrial society in their work,
preferring to concentrate on nature or their own feeling. Many of the Romantic
poets expressed sympathy with the French revolution and were sensitive to the
poor suffering and the oppressed. In general they reacted to the social and
political pressures of the period by asserting the importance of the individual’s
identity, emotions and experience. They attached less importance to the power
of reason. However it is possible to trace a number of unifying themes in their
works. The first concerned the nature- flowers, animals; trees- filled them
with pleasure while they felt the industrial cities as dehumanised. They also sensed correspondences between natural landerscapes and
the man’ feelings and values. The nature was seen as a manifestation of
God on earth, a moral force, a fountain of poetic inspiration. Also the
childhood was valued, in fact in this period of life, the man was innocent and
the feelings were fresh. The imagination was seen as a faculty, which can
dissolve and remake the objects of the external world. The poet was seen as
someone who posses imagination in the highest degree and is able to see deeply
into the real essence of things. He language, through
metrical conventions, remained fairly traditional. Romantic poet wrote poetry
in a language really used by the power of imagination. 6 great poets dominate
the poetry of this period. They are grouped into two generations: the poets of
first generation are Blake, Wordsworth and Coleridge. They are characterized by
emphasis on the self and its relationship with nature. The poets of the second
generation are Byron, Shelley and Keats. They are more interested in the
problems connected with the relationship between life and art.
FISICA: le esperienze d’Oersted e Faraday sul magnetismo.
L’età romantica si caratterizzò oltre che per le nuove ideologie e la
consistente produzione letteraria, anche per alcune innovazioni nel campo delle
scienze.La notevole importanza di alcune scoperte, non mancò di suscitare nelle
menti di autorevoli pensatori quali Schelling che nell’analisi della sua”
filosofia della Natura “, non mancò di ravvisare di due forze in contrasto l’una
positiva e l’altra negativa.Tale riferimento fu dovuto alle scoperte che durante
quegli anni si ebbero nel campo del magnetismo. A tal proposito fece scalpore
la scoperta del fisico danese Oersted il quale nel 1820 annunciò che una
corrente elettrica fa deviare un ago magnetico fino a disporlo
perpendicolarmente alla linea ago-corrente. Nel 1821 l’inglese Faraday invertì
l’esperienza di Oersted: egli pose fra i due poli di un magnete un filo, che
non sia teso, il quale fa parte di un circuito in cui è inserito un
interruttore e una batteria. Se in questo circola corrente il filo è violentemente
spinto verso destra. Se ne conclude che in campo magnetico un circuito percorso
da corrente è soggetto a forze (elettromagnetiche) che sono dovute al campo
magnetico. Quindi un campo magnetico può essere generato o d un magnete o da un
circuito percorso da corrente; e, viceversa per conoscere se uno spazio è sede
di un campo magnetico, si può fare uso di un ago magnetico o di un piccolo
circuito percorso da corrente. Ci si può allora chiedere come mai i due
esteriormente diversi tra loro, quali sono i circuiti elettrici e i magneti,
generino nello spazio circostante lo stesso stato di cose e subiscano analoghe
azioni meccaniche da parte dello stesso campo di forze. La risposta sta nel
fatto che un campo magnetico è generato da cariche elettriche in moto sono
soggette a forze dovute al campo magnetico. Ampère suggerì che il campo
magnetico generato da un margine abbia origine da una moltitudine di
piccolissime correnti elettriche esistenti in esso.
GEOGRAFIA ASTRONOMICA: il magnetismo
terrestre
Le teorie e le scoperte formulate intorno al magnetismo, accompagnate
dalle diverse applicazioni delle stesse a corpi sempre più estesi, hanno
permesso di pervenire al risultato per il quale lo stesso globo terrestre si
comporta come una sorta di enorme calamita con il polo positivo al nord e
quello negativo al sud. In senso più specifico, in virtù del movimento della
terra, si generano flussi di corrente elettrica i quali trasformano il nucleo
solido in un grande magnete. Tutto ciò avviene in base al principio della
Dinamo autoalimentata ossia: le correnti elettriche che attraversano un
materiale conduttore generano campi magnetici. Bisogna evidenziare che i poli
magnetici non coincidono con quelli geografici essendo entrambi situati tra 70
e 75 gradi di latitudine, motivo per il quale l’ago della bussola non indica
esattamente il nord astronomico. Per questo motivo si parla di declinazione
magnetica, della quale bisogna tener conto per un esatto orientamento.Lo stesso
campo magnetico terrestre presenta un’intensità variabile, tali variazioni
possono essere regolari e irregolari. Le prime sono determinate dalle correnti
elettriche presenti nell’atmosfera e si manifestano nell’arco della giornata
modificando la loro intensità con il succedersi delle stagioni. Le variazioni
irregolari, invece, si verificano in maniera brusca e sono causate dal
cosiddetto “vento solare “ che invia sulla terra particelle cariche di
elettricità che provocano improvvisi e violenti movimenti del campo magnetico: è
questo il fenomeno delle tempeste magnetiche. Inoltre bisogna evidenziare come
ad intervalli di alcune decine di anni possano avvenire improvvise inversioni
di poli magnetici che si scambiano di posto.