Il totalitarismo
Negli anni ’30
si presentò il nuovo fenomeno del totalitarismo. Con tale termine si indicano
una serie di regimi di differente natura, ma con delle caratteristiche che li
accomunano: come il nazismo, il fascismo (non solo quello italiano, ma si parla
di regimi fascisti anche in relazione ad altri paesi, come il Portogallo, la
Spagna e i Paesi dell’Europa Orientale) e lo stalinismo.
Le
due principali caratteristiche sono:
1. sono
fenomeni differenti che si inseriscono all’interno della crisi liberale tipica
del primo dopoguerra;
2. sono
regimi non omologabili ai precedenti regimi di tipo autoritario (come ai tempi
della Restaurazione, quando ancora in molti paesi non c’era una carta
costituzionale).
Nel
primo novecento sono regimi soprattutto di destra differenti dai regimi
dell’ancien regime e della Restaurazione, anche perché totalitarismo non è
l’equivalente di autoritarismo; l’unica analogia fra i due tipi di regimi è che
entrambi non ammettevano il dissenso, il pluralismo politico né la critica nei
confronti dell’autorità costituita. Ma evidenti sono anche le differenze:
·
I regimi autoritari erano
elitari (escludevano dalla partecipazione politica le masse popolari e
soprattutto quelle contadine); tendevano a restringere il diritto di voto (come
per esempio durante il regno di Luigi XVIII); l’atteggiamento nei confronti
delle masse era quello di tenerle a bada ed eventualmente usare la repressione
per reprimere la velleità da parte degli atti popolari.
·
I regimi totalitari
avevano un approccio differente nei confronti delle masse popolari perché si
svilupparono in una società di massa tipica dell’800, in cui la masse
pretendevano un ruolo di partecipazione. Conseguentemente tali regimi tendevano
a mobilitare le masse: spesso nel fascismo, nel nazismo e nello stalinismo si
ricorreva alle adunate, alle manifestazioni pubbliche nelle piazze e usavano
molto la radio come strumento di massa. Per esempio nel caso di Hitler,
analogamente a Mussolini, si organizzavano adunate di piazza da cui si trasmetteva
con la radio, nella ricerca di un consenso delle masse).
Si crearono in questo contesto delle associazioni
controllate dall’alto per organizza re e mobilitare le masse: per esempio in
Italia si crearono organizzazioni del dopolavoro, si tentò un inquadramento dei
giovani e dei bambini in organizzazioni di regime (i balilla, gli
avanguardisti…) a fini propagandistici.
Ma questa mobilitazione aveva dei limiti:
innanzitutto non era frutto di un’autentica partecipazione popolare, era una
partecipazione politica fittizia, perché le masse non avevano potere
decisionale.
Come si spiega allora il tentativo di mobilit 656d39g azione?
Questo dipendeva dal fatto che nel primo dopoguerra c’era nelle masse
un’esigenza di partecipazione che nel biennio rosso aveva dei connotati di
sinistra e rivoluzionari. Ma quando si esaurì lo spirito di “fare come in
Russia”, rimase il bisogno di mobilitazione soprattutto nei giovani, negli
ex-militari, nei ceti intellettuali e soprattutto nei piccoli borghesi, che si
sentivano a disagio perché erano timorosi delle classi operaie e invidiosi
della grande borghesia (i cosiddetti pescecani).
Il
caso più eclatante di totalitarismo fu quello tedesco con l’ascesa al potere di
Hitler ed il nazismo.
Il
partito nazionalsocialista era nato negli anni ’20 ma in quel contesto non
aveva trovato largo seguito (come pure i fasci all’elezioni del ’19).
Addirittura nel ’23 Hitler tentò una specie di colpo di stato che però non ebbe
successo. Perché poi divenne un partito quantomeno di maggioranza relativa? Le
ragioni risiedono innanzitutto nella crisi del ’29 perché la crisi americana si
riverberò sullo scenario tedesco, determinando dei fallimenti industriali,
cosicché all’inizio degli anni ’30 in Germania c’era un’alta disoccupazione che
determinò insoddisfazione sociale di cui Hitler si fece portavoce determinando
la crisi della repubblica di Weimar, che gia di per sé era debole (vi erano
molti partiti, governi di coalizione e poca stabilità). Il colpo di grazia fu
dato dalla crisi politica fusa con la crisi economica.
Verso
il ’31-’32 la crisi economica raggiunse il suo apice, per cui si creò un forte
clima di violenza e di agitazioni.
La
sinistra era divisa in due partiti principali: l’SPD e il partito comunista, in
forte contrasto fra di loro. Il partito comunista considerava i
socialdemocratici come una versione camuffata della borghesia capitalistica e
li chiamavano “social-fascisti”. Questo camuffamento secondo loro nascondeva
l’appoggio al capitalismo; vi erano poi il partito di centro e altri partiti, anch’essi
frantumati. Né la sinistra né il centro riuscirono, in quest’ambito, a farsi
carico di questa difficile situazione e si dimostrarono non adeguati al
contesto.
L’elettorato
tedesco quindi credette di trovare in Hitler un’ancora di salvezza in grado di
risolvere la crisi tedesca. Perché
proprio Hitler? Perché probabilmente ci sono ragioni legate alla sua ideologia:
forte nazionalismo, razzismo che identificava gli ebrei come caprio espiatorio
della loro crisi (n.b.: il razzismo tedesco esisteva già da prima, ma Hitler lo
estremizzò). In una situazione di grande smarrimento non vedendo vie d’uscita
si cerca e ci si indirizza verso ciò che sembra la soluzione più ottimale,
senza razionalizzare la validità effettiva (i tedeschi trovarono tale soluzione
nel colpevolizzare gli ebrei).
La
crisi politica si espresse in una serie di elezioni che si succedettero con una
velocità spaventosa nel giro di 2 anni (intorno al ’32).
Fu
eletto nuovo presidente della repubblica Hindenburg, un moderato ma che
sostanzialmente era più di destra che di centro, senza dubbio era un
conservatore. Egli, con altri esponenti di centro-destra commise lo stesso
errore che avevano compiuto certi liberali italiani con Mussolini (come
Giolitti, Croce…): voleva strumentalizzarlo per eliminare la sinistra dandogli
spago. In Germania furono organizzate dai nazisti delle bande paramilitari
(guidate da Röhm).
Nelle
elezioni politiche del 1933 il partito nazista aveva conquistato grossi
consensi, ma non la maggioranza assoluta però il presidente Hindenburg, l’ex
maresciallo, come altri esponenti moderati fece un ragionamento simile a quello
dei liberali italiani e Giolitti, il quale aveva dato spago al fascismo per poi
istituzionalizzarlo dopo aver messo a posto i socialisti. In Germania successe
una cosa similare: pensarono di usare Hitler per risolvere i problemi creati
dalla crisi del ’29, ma fecero male i calcoli perché Hitler, ottenuto il
cancellierato, alla fine del ’33, ne approfitto per conquistare in toto il
potere politico. Anche il partito nazista aveva delle organizzazioni
paramilitari organizzate come le squadriglie fasciste. Anche il nazismo aveva le sue truppe
d’assalto e di conseguenza si diedero ad uccidere i suoi avversari con la connivenza
(complicità) dell’esercito e della polizia.
Nel
febbraio ci fu un episodio emblematico: il parlamento tedesco venne incendiato
da uno squilibrato olandese; questa provocazione fu orchestrata dai nazisti che
ne presero spunto per accusare la sinistra di esserne responsabile e scatenare
così una repressione forte in periodo di campagne elettorali. Hitler aveva
indetto nuove elezioni perché il nazismo non aveva la maggioranza assoluta, ma
aveva assunto la guida del Paese grazie all’appoggio di altri partiti del
centro destra. Sulla scia delle repressioni e delle intimidazioni naziste,
nelle elezioni di marzo Hitler ottenne un incremento di voti, ma non raggiunse
ancora una volta la maggioranza assoluta, ma nonostante ciò Hitler riuscì,
avendo l’appoggio della borghesia, degli industriali e dell’esercito, a far
approvare delle leggi che portavano all’abbattimento della repubblica
parlamentare di Weimar. I partiti di opposizione vennero sciolti (in primo
luogo il partito social.democratico), altri vennero ridotti ad autosciogliersi
e il partito nazista venne proclamato l’unico partito legale. Si instaurò cioè
un regime a partito unico (e quindi si ebbe l’abolizione del pluralismo). Questo avvenne in estate, con un processo
molto più rapido di quello fascista (Mussolini, infatti, fece la marcia su Roma
nel ’22, ma le leggi fascistissime risalgono solo al ’25).
Il
consolidamento del nazismo avvenne anche tramite l’eliminazione di Röhm, il
capo delle truppe d’assalto (SA) perché:
1. era
un concorrente interno che poteva far ombra alla figura di Hitler;
2. Röhm
non era molto amato dagli alti comandi tedeschi che vedevano nelle truppe
d’assalto un apparato che poteva opporsi all’esercito.
Fu
così che le SA vennero liquidate e si formarono le SS, i reparti di difesa.
Nell’autunno furono indette nuove elezioni per aver il consenso plebiscitario.
Uno degli elementi più importanti del
nazismo è l’antisemitismo: i nazisti erano alla ricerca di un capro espiatorio
che faceva capo su sentimenti antisemiti che già facevano leva sulla società
tedesca. Hitler diede via ad un programma di ingegneria genetica
nell’eliminazione fisica dei ritardati mentali e degli omosessuali (perché non
rientravano nello stereotipo ella razza ariana), attuò cioè un programma di
difesa e purificazione della razza.
Gli
ebrei furono quindi sottoposti a limitazioni: erano vietati matrimoni fra ebrei
e non ebrei; vi erano poi delle limitazioni professionali, anche se per lo più
erano alto/medio borghesi, i quali vennero poi privati dei propri averi, e fu
loro proibito che si occupassero di una banca.
L’atteggiamento
della Chiesa tedesca fu sostanzialmente acquiescente nei confronti di Hitler,
anche se il papa emanò un’enciclica in tedesco (“Con cosciente dolore”) dove
assumeva una posizione critica nei confronti del totalitarismo tedesco perché
manipolava le masse, e che quindi poteva mettere in crisi le associazioni
cattoliche.
In
Italia il totalitarismo non ebbe forme nette come in Germania e in Russia.
LA RUSSIA
Con
la presa del palazzo d’inverno, nell’ottobre del ’17, i bolscevichi avevano instaurato
una dittatura e avevano annullato l’elezioni del panrusso perché i bolscevichi
non avevano la maggioranza assoluta e così soppressero il parlamento e il
pluralismo politico.
Ma
all’interno del partito bolscevico c’era una lotta interna per il potere
motivata in parte da differenti opinioni, in parte a motivazioni legate alla
lotta di potere.
Negli
anni ’20-30 la lotta ha come suo punto di riferimento Stalin, il quale assunse
formalmente la guida del partito nel ’24, con la morte di Lenin, ma lo deteneva
in pratica già da quando era segretario e Lenin era malato.
C’era
stata negli anni ’20 una lotta di potere che aveva visto in contrapposizione
Stalin e Trotzkij, il quale poteva fare ombra a Stalin e quindi la rottura era
motivata per imporsi alla guida del partito e quindi dello Sato.
Da
un punto di vista ideologico c’erano delle differenziazioni fra Stalin e
Troztkij:
1. Stalin
sosteneva la tesi del “socialismo in un paese solo”: dopo aver constato che la
rivoluzione aveva avuto successo solo in Russia, propose di lasciar perdere gli
altri paesi occidentali e consolidare il socialismo in un solo paese.
2. Troztkij
sosteneva invece la tesi della “rivoluzione permanente”: pensava che la Russia
fosse troppo arretrata per poter reggere una rivoluzione comunista e che avesse
bisogno del supporto degli altri paesi (e soprattutto della Germania); temeva
poi che confinare il socialismo in un solo paese finisse per vanificare gli
sforzi del socialismo stesso.
Vi erano poi delle differenze
riguardanti la politica economica e in particolare la Nep: in un primo momento
Stalin fu un fautore della Nep, mentre all’interno del partito c’erano delle
voci dissenzienti (l’opposizione di sinistra) che declamavano la fine della Nep
perché ritenevano che essa potesse riportare il Paese a forme economiche di
tipo borghese (la Nep consentiva, anche se con dei limiti, un’economia di
mercato: i kulaki potevano vendere le loro eccedenze produttive). Stalin voleva
usare la Nep per colpire il dissenso interno di sinistra.
Oltretutto
Troztkij era un personaggio importante perché aveva condotto le armate rosse,
fu anche per questo che fu costretto all’esilio, cioè Stalin non lo eliminò
fisicamente, ma quando fu dimenticato, nel 1940, lo fece eliminare da un
sicario, mentre era in esilio in Messico, perché dall’estero continuava ad
alimentare l’opposizione a Stalin.
Nel
1929 Stalin prese la decisione di procedere con l’abolizione della nep e di
sopprimere fisicamente i kulaki, tramite l’esercizio sistematico del terrore e
la soppressione degli oppositori, tipica del regime staliniano. L’apparato
terroristico era spesso casuale, cioè i motivi per cui si era imprigionati nel
gulag (l’insieme dei campi di concentramento staliniani in Siberia) erano
frutto di arbitri. C’era anche, come in Germania, un forte uso dell’apparato
propagandistico per glorificare Stalin (quello che dagli storici è chiamato il
culto della personalità); questo spiega il motivo per cui Stalin fu in grado di
procedere all’eliminazione fisica degli oppositori e dei kulaki (che erano
tanti milioni) i quali venivano trasferiti nelle fattorie collettive, i
Kolchoz.
Il
motivo per cui si pervenne alla scelta dell’abolizione della Nep e dei kulaki,
non condivisa dalle opposizioni di destra, rappresentata da Bucharin, era
legato alla necessità di procedere a tappe forzate, soprattutto a livello di
costruzioni meccaniche (industria pesante) e per far questo occorreva dirottare
le risorse dl settore agricolo (anche nella rivoluzione industriale inglese i
capitali erano stati acquisiti grazie al liberarsi di risorse provenienti dal
mondo agricolo, cioè l’industrializzazione era stata preceduta da una
rivoluzione agraria).
Ma
finché i prezzi agricoli sarebbero stati affidati al libero mercato, il mondo
agricolo avrebbe assorbito risorse, per cui l’unico modo era di spremere le
risorse contadine e contrarre i prezzi agricoli per liberare capitali per
l’industria. Ma mentre in occidente questo era avvenuto in un arco di tempo
diluito, Stalin voleva ottenere tale risultato in pochi anni, da qui deriva il
carattere violento di questo processo e la necessità di procedere in modo
terroristico.
La
destra e Bucharin invece pensavano che la politica dell’industrializzazione
forzata avrebbe portato i contadini all’opposizione; avrebbe cioè creato opposizione
sociale e quindi il regime si sarebbe limitato al mondo contadino. Bucharin
pensava che la società potesse consolidarsi non prescindendo dall’alleanze fra
proletari e contadini.
Si
procedette comunque all’attuazione dei primi piani quinquennali, i quali erano
una programmazione dall’alto della quantità di prodotti, merce per merce, che
doveva essere raggiunta, erano cioè degli obiettivi. Questi obiettivi di norma
non venivano rispettati, perché erano molto ambiziosi, però dal punto di vista
della produzione industriale si registrarono cospicui incrementi. Infatti
all’estero si ignoravano i costi di vita umana, anche perché non si poteva
circolare in Russia per cui non si avevano notizie per un inquadramento in
termini corretti della situazione. Nessuno immaginava che Stalin avesse
sterminato 4 o 5 milioni di kulaki. In Europa filtrava solo l’idea positiva: il
procedere di un’industrializzazione molto forte negli anni in cui in Europa si
sentivano gli effetti del crollo di Wall Street. Stalin pesava che le potenze
occidentali prima o poi si sarebbero opposte. Anche dopo la seconda guerra
mondiale l’industria leggera fu sempre più penalizzata, perché si puntava
sull’industria bellica.
Gli
anni ’30 furono i cosiddetti anni delle grandi purghe: nel ’34 il segretario
del partito comunista Kirov venne assassinato probabilmente dallo stesso
Stalin, che preso il pretesto per inscenare processi contro gli oppositori.
La
situazione era dirompente poiché i regimi nazisti e fascisti erano
tendenzialmente aggressivi, cosicché Francia e Inghilterra si trovarono a
fronteggiare questa aggressività. Gli Stati Uniti dagli anni ’20 erano in una
situazione di isolazionismo e quindi non si interessarono alle vicende europee.
Nella seconda metà degli anni ’30 il comportamento dei governi francesi e
inglesi fu debole ed incline ad accettare le iniziative aggressive del regime
nazista per salvaguardare la pace; gli permisero così di rafforzarsi e di fare
acquisizioni territoriali, mentre dovevano stroncare sul nascere sul nascere
questo rafforzamento sul piano militare della Germania, che violava il trattato
di Versailles.
In
Inghilterra vi erano dei governi Tories, conservatori con diversi leader fra,
cui Churchill, i quali guardavano con simpatia ai regimi fascisti; Churchill in
realtà all’inizio degli anni ’30 era ancora pieno di stima nei confronti di
Mussolini, solo quando si incamminò sulla via aggressiva, il giudizio di
Churchill andò mutando).
In
Francia all’inizio degli anni ’30 c’era stato un avvento al governo del fronte
popolare, il quale aveva fortemente smorzato il proprio riformismo, e aveva
preso atteggiamenti moderati. Anche la Francia si tenne su posizioni miti nei
confronti di Hitler, no n c’era consapevolezza della forza che la Germania
stesse assumendo.
All’inizio
del ’33 ci fu l’avvento del nazismo in Germania, questo spostò gli equilibri
europei a destra.
Ci
furono conseguenze importanti da un duplice punto di vista:
·
i rapporti fra le potenze
europee si avviarono ad una fase difficile: la Germania mostrò inclinazioni
nazionalistiche e lasciò la Società delle Nazioni e soprattutto tenne un
atteggiamento aggressivo nei confronti dei Paesi vicini. Si creò così un clima
di tensione a livello internazionale.
·
L’ascesa al potere di
Hitler e il consolidarsi dei totalitarismi di destra.
CRISI
DELLA SICUREZZA COLLETTIVA E I FRONTI POPOLARI
In questo periodo ci sono
grandi svolte nella politica internazionale. In Germania l'avvento del nazismo
sposta l'equilibrio a destra e ha come conseguenze:
1.I rapporti tra le potenze
europee diventano più difficili per le aspirazioni nazionalistiche della
Germania che lascia la Società delle Nazioni e assume un atteggiamento
aggressivo organizzando il riarmo (contro le decisioni di Versailles).
2.Revisione
dell'impostazione politica della Terza Internazionale. Fino agli anni '30
infatti la divisione all'interno del partito era causata dall'accusa dei
comunisti contro i socialisti, chiamati dispregiativamente socialfascisti,
perché ritenuti a favore della borghesia reazionaria. La revisione della Terza
Internazionale poneva l'accento sull'aspetto negativo del socialfascismo e tra
il '34-'35 fu elaborata la teoria dei fronti popolari. Questa affermava che i comunisti
avrebbero dovuto stabilire contatti con un fronte di sinistra il più ampio
possibile per combattere la destra. Questa fu un'importante svolta poiché i
comunisti che finora avevano lottato contro gli altri partiti, adesso vi si
devono alleare nella lotta antifascista. La teoria dei fronti popolari ebbe
importanti conseguenze:
1.In Francia si era costituito un ampio
fronte popolare che contava sulla partecipazione di molti partiti (dai
comunisti ai radicali) guidato da Blum, ebreo, e che riuscì ad ottenere la
maggioranza nelle elezioni del 1936. Questo ebbe ricadute positive per le
classi popolari, ma soprattutto a causa della svalutazione del franco Blum fu
costretto a dimettersi.
2.In Spagna, Paese marginale dell'Europa, si
formò un fronte popolare costituito da marxisti, comunisti, anarchici ecc. che
nel '36 vinse le elezioni. Molte tensioni che si erano accumulate
precedentemente esplosero. La Chiesa spagnola, fortemente conservatrice legata
ai grandi proprietari terrieri, era vista dagli strati popolari come
un'antagonista. Con la vittoria del fronte popolare aumentò l'anticlericalismo
e nacque nei ceti disagiati l'illusione di vendicarsi dei soprusi subiti. I
contadini affamati di terra cominciarono a farsi giustizia da soli, mentre
alcuni generali dell'esercito si sollevarono contro il governo popolare. Fu
Francisco Franco a prendere in mano la situazione riuscendo a stabilire il
controllo su alcune zone anche se il governo conservava ancora buona parte del
territorio, comprese Barcellona e Madrid. La situazione si rovesciò a causa
dell'intervento dell'Italia e della Germania che sostennero i generali insorti
con l'invio, rispettivamente, di uomini e armi. Al contrario i Paesi
democratici come la Francia e l'Inghilterra dettero al governo popolare un
sostegno formale e tiepido. Contemporaneamente ci fu un afflusso di volontari
antifascisti, tra i quali anche molti italiani, che però non erano né
professionisti né ben armati. A Barcellona scoppiarono violenti scontri tra
anarchici e comunisti, avvantaggiando i franchisti.
Dopo tre anni di combattimento si
concluse la guerra civile (nel '39) con la vittoria di Francisco Franco, il
quale governò fino alla morte negli 70.
Nel
’38 si tenne a Monaco un incontro fra le maggiori potenze europee, qui le
aggressioni tedesche furono riconosciute sia dalla Francia che dall’Inghilterra,
per cui si risolse come un successo per Hitler. È questa la dimostrazione che
non c’era consapevolezza della situazione.
L’aggressività
di Hitler dal punto di vista ideologico si prospettava come il mito dello
“spazio vitale” e cioè sul mito che la Germania per le sue caratteristiche
doveva ampliare la sua sfera d’influenza per la sua crescita. Lo spazio vitale
era identificato con l’Europa orientale e slava (Hitler guardava con disprezzo
agli slavi, li considerava come una sottorazza che dovevano fornire manodopera
per amplificare la potenza della razza ariana). Quindi mostrarono con i popoli
slavi più violenza che nei confronti dei popoli occidentali (cioè con parte
della Francia e con i Paesi Bassi).
I
primi tentativi di espandersi verso l’est si ebbero nel 1938 quando venne
realizzato l’accorpamento dell’Austria la III reich, realizzato con un colpo di
stato, che vide l’abbattimento del governo Dolfus; l’Austria fu quindi
incorporata senza alcuna reazione da parte di Francia e Inghilterra. Subito
dopo, con la scusa della questione dei Sudati accorpò anche la Cecoslovacchia,
poiché qui c’era un ‘area, assegnata alla Cecoslovacchia dal trattato di
Versailles, che era abitata da molti tedeschi: Hitler voleva recuperare tali
territori per riunire la popolazione di lingua tedesca alla madrepatria. Di
conseguenza attaccò Praga e fece della zona Ceca (la parte più
industrializzata) uno stato autonomo assoggettato alla Germania, mentre la
Slovacchia rimaneva formalemente indipendente, ma era anch’essa assoggettata.
Tutte
queste conquiste vennero riconosciute alla conferenza di Monaco di Baviera dove
pensarono che Hitler placasse i propri appetiti.
Hitler
nel ’39 aprì un contenzioso con la Polonia e la invase il 1° settembre, ma
Inghilterra e Francia reagirono dichiarando guerra, ma a questo punto Hitler
aveva già conquistato molti territori.
CINA
Nel
periodo successivo alla prima guerra mondiale la Cina era una repubblica
indipendente con gravi problemi: era un paese enorme e popoloso, ma povero,
soprattutto negli anni ’20, essenzialmente contadino e assoggettato da
feudatari; era un Paese debole sia economicamente che militarmente; era inoltre
soggetto alle mire espansionistiche di altri Paesi come il Giappone, il quale
aveva partecipato alla prima guerra mondiale a fianco dell’Intesa. Per cui con
il trattato di pace vennero attribuito al Giappone il controllo della regione
cinese dello Shantung.
Questo
alimentò lo spirito nazionalistico e si formò quindi il partito politico del
Kuomintang con a capo Chang Kai-shek, e che all’inizio era stato capeggiato da
Sun Yat-sen.
Il
comunista Mao Tse-tung in un primo momento collaborò con il Kuomintang, ma tale
collaborazione venne a termine nel 1825, con la morte di Sun Yat-sen e l’ascesa
di Chang Kai-shek, il quale era più a destra del suo predecessore ed anche lui
aveva una forte caratterizzazione nazionalista ma, visto che era un
conservatore, era anche un forte anticomunista; doveva quindi combattere su un
doppio fronte.
Così
all’inizio degli anni ’30 prese la decisione di regolare prima i conti con i
comunisti e poi concentrarsi sui Giapponesi; ci fu così uno scontro fra il
Koumintang e il partito comunista: all’inizio i comunisti ebbero la peggio,
tanto che vennero confinati bella regione di Hunan, ma vistosi accerchiate 100
mila persone si rifugiarono nella regione dello Shanxi da dove riorganizzarono
la lotta, con quella che fu poi chiamata la lunga marcia.
La
lotta contro i comunisti indebolì il Koumintang tanto che alla fine degli anni
’30 il Giappone aggredì la Cina facendo numerose conquiste. Il fatto che i Giapponesi disprezzassero i
Cinesi comportò che, nell’invadere la Cina, commettessero atrocità inaudite,
delle vere e proprie stragi.
GIAPPONE
In
Giappone si era affermato un regime autoritario, una politica controllata da
potenti industriali e da un esercito entrambi; entrambi si riconoscevano
nell’autorità dall’imperatore. Era caratterizzato da una grande espansione
economica e demografica; con inclinazioni imperialistiche, a cominciare con la
guerra Russo-Giapponese del 1904, con la vittoria del Giappone, non erano cioè
inclinazioni recenti. Tale aggressività si era scontrata prima con la Germania,
durante la prima guerra mondiale, poi con la Cina e infine contro la presenza
degli Stati Uniti nel Pacifico e in Asia che lo portò a schierarsi contro gli
Stati Uniti nel corso della seconda guerra mondiale.