LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Mentre sul fronte
occidentale i Francesi si erano arrestati sulla linea fortificata Maginot e i
Tedeschi su quella Sigfrido, l’esercito hitleriano occupò con un’azione
fulminea (guerra-lampo) la Polonia, invasa contemporaneamente anche dalle
truppe sovietiche, che in seguito posero sotto il loro controllo anche le
repubbliche baltiche e la Finlandia. Dopo essersi impadroniti di Danimarca,
Norvegia, Olanda, Belgio Lussemburgo, i Tedeschi invasero la Francia e
occuparono le coste della Manica. Mussolini, dopo l’iniziale posizione di
“non-belligeranza”, decisel’ingrasso dell’Italia nel conflitto (10 giugno
1940), convinto di poter approfittare della sicura vittoria. La sua fiducia
sembrò confortata dall’occupazione da parte tedesca dell’intera Francia, dove
fu creato un governo fantoccio, retto dal maresciallo Pétain (governo
collaborazionista di Vichy). Hitler decise quindi di dare il via all’invasione
dell’Inghilterra, preparandola con un bombardamento a tappeto messo in atto
dall’aviazione tede 646i82g sca (Luftwaffe), che distrusse alcune città e basi militari
dell’isola. La forza aerea inglese (Raf) riuscì però a rintuzzare l’offensiva,
grazie anche all’uso del radar (battaglia d’Inghilterra). Dopo una serie di
insuccessi militari italiani, le sorti del conflitto si rovesciarono anche in
Africa, dove gli Inglesi penetrarono in Libia e occuparono la Somalia, Eritrea
ed Etiopia (gennaio 1941). Ma a far sperare le democrazie europee fu
soprattutto la cosiddetta “legge affitti e prestiti”, decisa da Roosvelt per
inviare aiuti americani in favore degli stati in lotta contro il nazismo.
Le forze dell’Asse
ripresero l’iniziativa nella primavera del 1941, quando gli Italiani, con
l’appoggio del corpo corazzato del generale Rommel, rioccuparono la Pirenaica e
l’esercito tedesco occupò Iugoslavia e Grecia. Hitler decise inoltre
l’invasione dell’Unione Sovietica, dando inizio all’operazione Barbarossa
(giugno 1941). Con una rapida avanzata l’esercito invasore giunse nei pressi di
Mosca e di Leningrado, ma fu bloccato dal sopraggiungere dell’inverno, che
dette il tempo all’Armata Rossa di riorganizzarsi. Mentre quasi tutta Europa si
trovava sotto il giogo nazista e nei Paesi si creavano governi filonazisti, i
Tedeschi preparavano lo sterminio di sei milioni di Ebrei, deportati in massa
nei campi di concentramento di Auschwitz, Buchenwald, Dachau, Mauthausen,
Ravensbruk. Il 1941 terminò con l’attacco alla base statunitense di Pearl
Harbor sferrato dal Giappone (7 dicembre), che provocò l’ingresso degli Stati
Uniti nel conflitto.
Nella primavera del
1942 le potenze dell’Asse ripresero l’iniziativa: i Giapponesi occuparono
importanti territori in Estremo Oriente, mentre in Africa settentrionale una
controffensiva italo-tedesca riuscì a riprendere il controllo della Pirenaica,
riconquistata però dagli Inglesi nel dicembre 1941, e a giungere fino ad
El-Alamein (Egitto). Nell’estate del 1942 le truppe naziste ripresero
l’avanzata in Unione Sovietica, dove occuparono la Crimea e giunsero a
Stalingrado. Questi successi dell’Asse ebbero però un aspetto negativo, in
quanto allargarono eccessivamente il fronte, rendendo per i tedeschi difficili
i contatti e i rifornimenti. A minare l’efficienza delle forze hitleriane contribuirono anche la resistenza antinazista
e i consistenti aiuti degli Americani (viveri e materiale bellico). Si
preparava così un rovesciamento delle sorti del conflitto, con la
controffensiva Americana del Pacifico (battaglie navali del Mar dei Coralli e
delle isole Midway) e quella britannica in Africa, che portò allo sfondamento
del fronte italo-tedesco, mentre nel novembre del 1942 gli Statunitensi
sbarcarono in Marocco e in Algeria sotto la direzione del generale Eisenhower.
Nel frattempo a Stalingrado la popolazione resistette eroicamente all’assedio
per 180 giorni, permettendo all’esercito sovietico di sferrare l’attacco
finale, che portò alla resa della sesta armata tedesca (2 febbraio 1943). Nella
disastrosa ritirata che seguì le truppe italo-tedesche furono annientate dal
freddo e dalla fame. Fu quello il segnale del tracollo delle ambizioni
imperiali di Hitler. Ciò non impedì che il nazismo mietesse ancora un numero
esorbitante di vittime, come avvenne nel ghetto di Varsavia, dove furono uccisi
40.000 Ebrei, e in molte città dell’Europa occupata. Intanto in Italia, dove
ormai il regime fascista era invaso ai più, fu aperto un secondo fronte
occidentale con lo sbarco alleato an Sicilia (10 luglio 1943).
Di fronte alla
tragica situazione determinata dallo sbarco anglo-americano, il Gran consiglio
del fascismo decretò la fine del regime fascista (24-25 luglio 1943), favorendo
da parte del re l’arresto di Mussolini. Fu formato un nuovo governo guidato da
Badoglio, accordatosi segretamente con gli alleati per trattare una pace
separata. A quel punto l’Italia diventava una nemica per Hitler, che inviò
dieci divisioni nella penisola. Così, quando l’8 settembre fu reso noto
l’armistizio firmato con gli Anglo-Americani, l’esercito italiano, abbandonato
dal re e da Badoglio, si trovò in balia dei Tedeschi, i quali occuparono in
poco tempo l’intera penisola (piano Alarico). Il 12 settembre Mussolini,
liberato da paracadutisti tedeschi, fu posto a capo della Repubblica Sociale
Italiana, con sede a Salò. L’Italia, dotata a quel punto di due governi (quello
dei “repubblichini” a Salò e quello di Badoglio a Brindisi), diventò un campo
di battaglia per lo scontro fra alleati e Tedeschi. La lotta contro i nazisti
fu condotta con vigore anche dalla Resistenza, costituita dall’azione armata e
clandestina delle brigate partigiane, composte da liberali, monarchici,
socialisti, comunisti, cattolici e seguaci del Partito d’Azione. La Resistenza,
però, non fu solo una lotta di liberazione: per molti (comunisti, socialisti,
Giustizia e Libertà) fu anche una battaglia politica, tesa ad annientare le
forze reazionarie e a democratizzare la società. Le diversità ideologiche non
impedirono che i gruppi combattenti si dotassero di una direzione politica
unitaria, il Comitato di liberazione nazionale (Cln), presieduto da Ivanoe
Bonomi, e di una direzione militare unitaria, il Corpo volontari della libertà
(Cvl). Il 13 ottobre l’Italia dichiarò guerra alla Germania, schierandosi a
fianco degli alleati in qualità di “cobelligerante”. Intanto il 27 settembre le
truppe anglo-americane giungevano a Napoli, già liberata dalla popolazione
(“quattro giornate”), ma si arrestavano sulla linea Gustav, in quanto il
comando alleato aveva progettato di concentrar le forze sul fronte francese. Così, dopo lo sbarco
alleato ad Anzio (gennaio 1944), l’interesse si concentrò sulla politica, in
vista dell’assetto da dare al Paese dopo la guerra. Prevalse la linea moderata
di liberali e democratici cristiani,
appoggiata dagli alleati, mentre quella più intransigente di socialisti,
comunisti e Partito d’Azione, favorevoli all’abolizione della monarchia, fu
attenuata dopo la svolta di Salerno operata da Togliatti, leader del Pci (marzo
1944). Ciò rese possibile la formazione di un governo di unità nazionale
guidato da Badoglio. Continuavano intanto le stragi naziste (Fosse Ardeatine) e
la guerra partigiana.
Dopo aver ripreso
l’avanzata nella primavera del 1944, gli alleati liberarono Roma, dove fu
creato un nuovo governo presieduto da Bonomi, e giunsero a Firenze (11 agosto),
già liberata dai partigiani; si arrestarono però sulla “linea gotica”, mentre
l’Italia restava divisa in due tronconi e al Nord continuavano bombardamenti ed
eccidi (Marzabotto). Nel frattempo gli Anglo-Americani sbarcavano in Normandia
(6 giugno 1944) liberavano la Francia e marciavano alla volta della Germania,
verso cui convergevano anche i
Sovietici. Nonostante i tracolli militari, Hitler continuava a credere
nella vittoria. Ma dopo l’incontro di alleati e Sovietici sull’Elba, l’occupazione
sovietica di Berlino e la liberazione d’Italia (25 aprila 1945), la resa della
Germania fu inevitabile. Mussolini fu fucilato (28 aprile) e Hitler si suicidò
(30 aprile): il crollo del regime nazista e fascista sancì la fine della guerra
in Occidente, ma non nel pacifico, dove i Giapponesi non volevano arrendersi.
Per stroncare la resistenza, il nuovo presidente americano Truman fece
sganciare la bomba atomica sulle città di Hiroshima e Nagasaki (6-9 agosto
1945). Il Giappone fu così costretto a firmare la resa.