Tucidide (Atene 460
ca. - 400 ca. a.C.), storico greco.
Opera:
“la guerra del Peloponneso”
Tucidide
descrive tre fasi della guerra :
- il conflitto tra Atene e Sparta dal 431 al 421 a.C. (conclusosi
con la pace di Nicia);
- la spedizione degli ateniesi in Sicilia dal 415, fino al
fallimento 252j98c del 413
- la ripresa delle ostilità fino al 411
La storia per Tucidide è un “possesso per il futuro”; quale strumento per riconoscere la dinamica delle forse che producono
gli avvenimenti umani.
Tucidide crede
fortemente che è la legge del più forte che domina i destini delle nazioni; e
ciò a dispetto della giustizia.
La giustizia e la forza > V libro, la neutralità di
melo
Atene> obbiettivo
> conquistare Melo (isola spartana neutrale)
Atene> invia
ambasciatori per trattare
I delegati ateniesi
propongono di discutere assumendo come riferimento il Sympheron, l’utile, e non il Dikaion, il giusto,
perché: “il giusto viene preferito per una eguale necessità, mentre chi è più
forte fa quello che può e chi è debole cede”.
Si parla di:
Giusto > se i rapporti di forza fra le
parti sono eguali.
Utile > se i rapporti sono differenti,
basta la forza a risolvere i conflitti
Se la città isonomica (in cui tutti soggetti alla
legge) è convenzionale (in cui si
stabilisce per accordo tra le parti), per quale ragione dovremmo rispettare la
sua legge? E’ che cosa c’è dietro la sua giustizia?
Tucidide
per Nietzsche
“Tucidide, e forse il Principe di Machiavelli mi sono
particolarmente affini per l'assoluta volontà di non crearsi delle
mistificazioni e di vedere la ragione nella realtà- non nella
"ragione" e meno che mai nella "morale"... Contro la
deplorevole tendenza ad abbellire i Greci, a idealizzarli, che il giovane
"educato sui classici" si porta nella vita come ricompensa del suo
ammaestramento liceale, non vi é cura così drastica come Tucidide. Lo si deve
rivoltare rigo per rigo e decifrare i suoi nascosti pensieri così esattamente
come le sue parole- : esistono pochi pensatori così ricchi di segreti pensieri.
In lui la cultura dei sofisti giunge alla sua compiuta espressione: questo
movimento inestimabile in mezzo alla frode morale e ideale delle scuole
socratiche dilaganti allora da ogni parte. La filosofia greca come dècadence
dell'istinto greco: Tucidide come il grande compendio, l'ultima rivelazione di
quella forte, severa, dura oggettività che era nell'istinto dei Greci più
antichi. Il coraggio di fronte alla realtà distingue infine nature come
Tucidide e Platone: Platone é un codardo di fronte alla realtà-
conseguentemente si rifugia nell'ideale; Tucidide ha il dominio di sè- di
conseguenza tiene sotto il suo dominio anche le cose... “(Crepuscolo degli
idoli)
Il primo grande esempio di realismo
politico è forse quello offertoci da Tucidide, il quale, in qualità di primo storico in senso
secolarizzato e scientifico, epura gli accadimenti storici dai residui mitici
(a differenza di Erodoto, che troppo concede alla cultura orale e mitologica,
facendo intervenire nelle sue Storie perfino gli dei, coi loro capricci
e coi loro poteri imperscrutabili alla mente umana). Egli è uno “storico del
potere” che ricostruisce con perizia la Guerra del Peloponneso, : nel
ricostruirla, egli non esita a citare fattori che strutturano gli eventi e che
lasciano trasparire la pessimistica convinzione secondo cui la necessità e il
caso signoreggiano nelle vicende degli uomini, i quali, di fronte ad essi, tentano
di opporsi con i loro “fattori umani” ,ossia con l’intelligenza, la
strategia, la passione (tutte componenti rientranti nella definizione romana di
virtus). Nell’ottica di Tucidide, l’amore e la fede non
sono che motori dell’agire umano che si scontrano con la paura, con l’utile
e con l’onore.