Il Rinascimento medio
Nel Cinquecento
vengono sviluppate le idee nate con i grandi artisti del Quattrocento, con un
incessante varietà coerente le situazioni storico- culturali dei periodi
successivi. Il ‘500 è considerato il periodo culminante del Rinascimento,
perché convivono artisti della mole di Leonardo, Michelangelo, Raffaello,
Tiziano, Giorgine e Correggio; ma è anche il periodo della grande crisi dei
valori rinascimentali. Dopo il 1520 con la “Riforma luterana” e la
“Controriforma cattolica”, si parla di un’altra fase detta il “manierismo”.
Si può far coincidere il primo rinascimento con l’inizio del ‘400, il
medio con la fine di tale secolo e l’inizio del ‘500, ed il tardo con
l’esaurirsi del rinascime 454d34e nto nel ‘500. Il Rinascimento medio definito anche
maturo o classico, vede negli artisti un interesse per le opere dell’antichità
classica greco- romana, e la loro tendenza a realizzare una bellezza
idealizzata, di assoluto equilibrio,raggiunta dall’arte classica greca.
Importante per tutto l’indirizzo classicheggiante fu la clamorosa scoperta del
gruppo ellenistico di “Laoconte” (II sec.
a.C.) venuto alla luce a Roma dalle rovine delle Terme di Tito, che suscitò
molto interesse ed entusiasmo. Roma divenne agli inizi del ‘500 uno dei centri
più importanti d’Europa dal punto di vista religioso, politico ed artistico.
Per quanto riguarda la tendenza all’idealizzazione secondo le più comuni
correnti estetiche del periodo in Italia centrale, raggiungono la bellezza
ideale unendo le parti più belle di oggetti diversi. Elemento fondamentale nel
rinascimento medio è l’equilibrio, la bilanciata distribuzione delle varie
parti della composizione fino a raggiungere un armonico rapporto tra esse. Il
periodo detto “classico2 dura pochi anni si esaurisce con la morte di Raffaello
(1520).
Il
Cinquecento
Il Cinquecento è il
secolo delle riforme, la religione non è più rivelazione di verità eterne, ma
ricerca ansiosa di Dio nell’anima umana. Così come la nuova scienza non è più
sapienza tramandata dagli antichi, ma indagine della realtà intesa come
problema sempre aperto. L’arte non è più
contemplazione e rappresentazione dell’ordine del creato, ma inquieta ricerca
della propria natura, dei propri fini e processi, della propria ragion d’essere
e divenire nella storia. Il grande problema è la condotta umana
l’atteggiamento rispetto a Dio e la disciplina della vita religiosa , il metodo
della ricerca e dell’esperienza scientifica. L’arte concorre al fine ultimo
della salvezza spirituale. Il ‘500 è il secolo classico per eccellenza ,secondo
il Vasari nelle sue “Vite” degli artisti, con
Michelangelo si arriva al culmine di tale arte, e dopo di esso la
decadenza rappresentata dai manieristi che secondo il critico imitano l’arte e
non la natura. La critica moderna ha invece riabilitato il Manierismo come un
arte mirante ad esprimere un’idea dell’artista rivolta alla conoscenza del
soggetto più che all’oggetto. Il Manierismo è un movimento sostanzialmente
anticlassico, la crisi del Classicismo o del rinascimento della cultura classica
si profila e si compie proprio nell’opera dei grandi maestri di inizio secolo.
Poiché se il classicismo è sicura concezione unitaria nessuno di quei maestri
può dirsi classico. Non Leonardo, per il quale la natura non è
verità ma oscuro dominio da scrutare; non Michelangelo, per il
quale il rapporto
con Dio è disperata tensione, tragedia; non Tiziano che porta nell’arte le brucianti passioni della
vita. Il classicismo di Bramante è più apparente che reale,
e Raffaello
più che alla rappresentazione diretta del reale si interessa ai problemi posti da Leonardo
e Michelangelo, e che è quello che l’arte come fine a se stessa., o
come attività che non può attingere alla sue finalità ultime se prima non si
giustifichi come arte. I manieristi partono dall’arte di questi maestri fino a
considerare la propria opera come una continuazione, interpretazione e commento
della loro. Da questo momento fino a tutto il Settecento il problema di fondo
sarà la scelta tra l’ideale di Michelangelo e l’ideale di Raffaello, rappresentanti
di due diverse concezioni dell’arte nessuna delle quali può essere accettata
come assoluta. L’arte si è trasportata dal piano della contemplazione a quella
della ricerca. L’opera romana di Bramante e Raffaello ha potuto apparire il
culmine del Classicismo per la radice profonda che ha nelle due grandi proposte
classiche della seconda metà del ‘400; il Classicismo come teoria o razionalità
assoluta rappresentazione universale del mondo di Piero
della Francesca (teoria, natura),e il Classicismo come storicità
assoluta, rappresentazione universale della vita umana (storia),del Mantegna. L’opera romana dei due maestri si
sviluppa in stretto rapporto con l’imminente crisi riformistica, e mira ad una
risposta conservatrice che mira a rassicurare gli animi e consolidare la
fiducia nelle autorità e nella stabilità di certi valori: l’identità della
fede, della ragione e della storia. La stessa “Renovatio Urbis” è l’aspirazione
di Bramante e Raffaello a ripristinare nella Roma cristiana la figura classica
di Roma, dimostrazione della ragion storica e della funzione politico-
religiosa della chiesa romana. Bramante e Raffaello sono gli ultimi che concepiscono il
classico o l’antico come realtà storica che si rifà attuale nel presente. Già
in Michelangelo l’antico diventa un modello
astratto un’idea. La fase più alta del Manierismo si ha con l’arte del Pontormo e del Rosso
che è ricerca di un interno rigore nella libertà.