Realismo
Indirizzo stilistico
che mira alla massima aderenza tra
rappresentazione artistica e realtà oggettiva; l’opera d’arte deve apparire, secondo le intenzioni dell'autore,
come fedele riproduzione del mondo reale, in consonanza con la
percezione considerata più consueta e comune. Nel corso della storia
dell’arte, tendenze alla rappresentazione realista si sono alternate
periodicamente ad altri stili e impostazioni teoriche; ad esempio, intenti
realistici sono stati individuati dagli studiosi nella ritrattistica romana di
età imperiale, in certi momenti di rinnovamento formale del romanico,
nell’opera di Giotto, e poi via 858f56i via in artisti di epoche e paesi diversi, come Caravaggio
(per il quale si parla più precisamente di naturalismo), Jan Vermeer,
Jean-Baptiste-Siméon Chardin.In senso storico-critico, tuttavia, il
termine 'realismo' è propriamente attribuito al movimento artistico nato in
Francia intorno alla metà del XIX secolo, come reazione all'approccio
fortemente soggettivo e idealistico del romanticismo.
Un imput all’impressionismo viene dato dall’invenzione
della macchina fotografica,
che riproduce il vero con obiettività.
L’800 è il secolo
della rivoluzione industriale, si afferma la fede nella scienza e nel progresso
e all’artista si aprono due vie diverse: aderire al metodo scientifico e
indagare la realtà (conduce al realismo al naturalismo e al verismo) oppure
rivendicare l’io individuale ogni supremazia e rifugiarsi nel sogno (simbolismo
visionario).
Courbet
Il realismo è lo scopo principale della
pittura di Courbet (1818-1877) che, riallacciandosi ai realisti del 600 (tra
cui Caravaggio), si pone in polemica con il romanticismo,con la cultura
ufficiale dell’impero di Napoleone III , con la borghesia capitalistica che lo
sostiene e perciò con L’Accademia delle Belle Arti che trasmette le direttive
del governo. Nel 1855 polemicamente espone le sue opere in una sorta di baracca
“Il Padiglione del Realismo” costruita nei pressi della mostra ufficiale
di pittura, in evidente contrapposizione con essa.
Il
realismo di Courbet è oltre che uno stile, un costume morale, politico e umano; per questo egli ha sempre negato il valore
dell’Accademia che voleva solo reprimere le libertà e insegnare regole. Nel
1861 egli apre una scuola realista per combattere l’influenza dell’Accademia,
nella quale non esistevano discepoli ma collaboratori che imparavano nella
pratica quotidiana come nelle botteghe del Rinascimento. Lui restò per tutta la
vita fedele alla sua posizione politica arrivando persino a rifiutare la più
alta onorificenza francese “La legion D’onore” sia perché gli fu attribuita da
un ministro dell’imperatore sia perché egli pensava che l’onore non era in un
titolo ma nelle proprie azioni.
Le opere di Courbet fecero scandalo:
infatti in una esposizione Napoleone III prese a frustate un suo quadro “Le bagnanti”(1853 Francia) per eccesso di
realismo. Questo quadro dimostra il nuovo rapporto con la natura dove si ha
uno studio dell'anatomia del nudo di spalle
di una delle figure femminili, che si asciuga dopo essersi lavata nelle acque
limpide di un fiume, assieme ad una donna sdraiata, con lei immersa in un bosco
lussureggiante. Questa realtà
pittorica appariva brutale e volgare per un pubblico ancora abituato
alle idealizzazioni accademiche di una natura arcadica.
Nel
“Seppellimento a Ornans” (1849
Parigi): fu dipinto a Ornans il paese natale di Courbet e vi raffigurò persone
reali dal sindaco al parroco, dal giudice al notaio alle donne e ai contadini.
In tutto e per tutto si afferma il ripudio
dell’idealizzazione anche come scelta provocatoria. Sono fisionomie grezze, quasi caricaturali, affollati in modo disordinato in
una composizione casuale, vicina al
taglio di un’inquadratura fotografica. Infatti quello che scandalizzava era la
mancanza di rappresentare senza abbellimenti.
Nelle “Signorine sulla riva della Senna”(1857
Parigi) scandalizzava la raffigurazione delle giovani in riposo, sdraiate
pigramente e scompostamente in riva al fiume, in abiti moderni ( non quindi
ninfe o dee mitiche ), incuranti dell'atteggiamento che una giovane donna
avrebbe dovuto assumere davanti allo spettatore. Nello “Spaccapietre” (1849) dove la figura
rozza e massiccia è raffigurata con molta precisione, lasciando emergere come
puro dato oggettivo la fatica fisica.
Le idee sulla libertà dell’artista di Courbet ebbero
molta influenza sui pittori successivi e soprattutto sugli impressionisti.
Nella tela L'atelier dell'artista (1855,
Musée d'Orsay, Parigi) Courbet volle dare un'immagine del lavoro dell'artista,
trattando questa attività al pari di qualsiasi altra. Poiché decise di
raffigurare il proprio studio, per amore di verità inserì nella composizione
anche molte persone che avevano collaborato con lui (ad esempio, la modella al
centro), che lo avevano ispirato o semplicemente che lo avevano frequentato.
Millet (1814-1875)
Anche lui un realista, di origine
contadina e dedito al lavoro nei campi allo stesso tempo. Anche se i suoi
quadri, che mostrano la dura fatica del contadino, siano apparsi simbolici
della lotta contro la borghesia, in Millet non c’è la polemica di Courbet,
perché lui non crede nelle riforme e non conduce la lotta di classe.
“L’angelus” (1857 Parigi) sta a rappresentare la
religiosa dedizione alla vita dei campi dei contadini di Millet. L’angelus è
una preghiera che si recita al mattino, a mezzogiorno e alla sera al rintocco
della campana.