Turbomacchine
8.1 Turbine
8.1.1 Generalità
La turbina è una macchina motrice costituita da una
successione di condotti fissi e rotanti attraversati da fluido che si espande e
compie lavoro sulle pareti dei condotti rotanti.
Dal punto di vista fluidodinamico si può pensare ad un
unico condotto nel quale il fluido motore incontrando opportune superfici
deviatrici fisse e rotanti (palette) si espande e compie lavoro.
Tecnicamente una turbina è composta da uno o più stadi (si
parla di turbina semplice o multipla) raggruppati in una stessa cassa (turbina
monocorpo) o in diverse casse (turbina a più corpi impianti a vapore) non
necessariamente sullo stesso albero.
Uno stadio o elemento di turbina funziona ad azione se le palette sono solidali con
il rotore (girante) e ruotano in un ambiente che ha la stessa pressione a monte
e a valle di esse.
L’espansione del
fluido avviene, pertanto, solo nei condotti solidali con lo st 424e45e atore della
macchina (distributore). Da questi la corrente effluisce ad elevata valocità,
deviata in modo da investire con opportuna incidenza le pale mobili alle quali imprime un impulso motore.
Se la pressione a valle della girante è minore che a monte e, quindi, il fluido
si espande anche nei condotti rotanti, lo stadio si dice a reazione.
Il grado di reazione di uno stadio di turbina è definito in vari
modi. Tradizionalmente si attribuisce grado di reazione zero ad uno stadio ad
azione; grado di reazione unitario ad uno stadio funzionante con la stessa
pressione a monte e a valle dei condotti fissi (p0 = p1).
Pertanto il grado di reazione è definito dal rapporto fra la
caduta isoentropica di entalpia nella girante e la somma delle cadute
isoentropiche nel distributore e nella girante.

figura
8.1

figura 8.2
- sezione di una turbina
con riferimento alle figure 8.1 e 8.2 si ricava:

Rendimento interno (isoentropico) di uno stadio di turbina e
dell’intera turbina
Il rendimento
interno di una turbina è un indice del grado di perfezione con cui avviene la
trasformazione nella turbina. Esso tiene conto delle perdite per resistenze
passive nelle macchine e di energia cinetica di scarico (trascurabili in una
turbina multistadio).
Esso è dato dal rapporto fra il lavoro interno, che il
fluido compie sugli organi della macchina, ed il lavoro limite corrispondente
ad una trasformazione priva di perdite che si svolga fra le stesse pressioni
estreme dell’espansione reale, a partire dalle stesse condizioni iniziali del fluido.
Come trasformazione reversibile di riferimento si assume
in genere un’espansione adiabatica, quindi, isoentropica, essendo la macchina
praticamente adiabatica; in tal caso si parla anche di rendimento isoentropico.

figura
8.3
Nell’ipotesi di espansione adiabatica (Qe = 0)
e variazione di Ec trascurabile (Ec 0), con riferimento alla
figura 8.3 si ottiene:
= 
Nel caso di uno stadio
non è possibile, in generale, trascurare Ec in quanto è
dello stesso ordine delle altre grandezze in gioco; pertanto il rendimento
dello stadio è dato da:

figura
8.4
= 
Li,l
= i0 - i2is +
=
- 
Li = i0 - i2 +
= 
= 
Il termine
può essere presente o
meno a seconda delle possibilità di utilizzo dell’energia cinetica allo
scarico.
Il lavoro Li dello stadio è esprimibile anche mediante il
triangolo delle velocità che coinvolge la forma delle palettature e la
geometria della macchina.
Li
= u1 cu1 - u2 cu2

figura
8.5
Per rappresentare il comportamento di una turbomacchina
nelle condizioni di funzionamento realizzabili
si utilizzano normalmente parametri adimensionati, con il vantaggio di
poter comprendere in un diagramma unico tutte le possibili condizioni di
funzionamento dellla macchina.
Normalmente le prestazioni di una turbina (e di una
turbomacchina in generale) nelle possibili condizioni di funzionamento si
rappresentano in un diagramma noto come diagramma
delle curve caratteristiche o diagramma caratteristico.
Una rappresentazione adottata è:

dove:
- il pedice o
indica l’ingresso della turbina;
- il pedice k
indica lo scarico della turbina;
- n è il numero
di giri di funzionamento.
Questo tipo di rappresentazione è particolarmente adatto
per lo studio della regolazione delle turbine (a vapore o a gas) a velocità
variabile e del
comportamento in quota di turbine e turboreattori. Tale rappresentazione
implica l’assunzione che l’esponente K dell’isoentropica rimanga invariato.

figura
8.6- rapporto critico della turbina
8.1.2 Regolazione delle turbine
Regolare una turbina significa intervenire sulle sue
condizioni di funzionamento per adeguare, istante per istante, le prestazioni
della macchina, o in generale dell’impianto di cui essa fa parte, alle esigenze
dell’utilizzatore.
In particolare si tratterà di variare la coppia motrice.
La caratteristica delle turbine è rappresentabile quindi nella forma:

figura
8.7
Il rapporto
è molto basso,
prossimo all’asse delle ordinate, ed il campo di lavoro della macchina è quello
indicato, che corrisponde alla legge:
m

che può essere rappresentato:

figura
8.8
La regolazione può avere due scopi differenti: variare la
velocità di rotazione della macchina; o, viceversa, per conservarla costante,
nonostante cambi la coppia resistente opposta dall’utilizzatore.
Esempi tipici del primo caso si hanno nel collegamento delle turbine con una
macchina a velocità variabile (turbocompressore, turbopompa, ecc.) e nelle
applicazioni alla propulsione navale, dove la velocità di avanzamento del
natante viene variata cambiando la coppia impressa all'elica.
Esempi tipici del
secondo caso si trovano nelle applicazioni ai generatori elettrici, la cui
coppia resistente subisce variazioni dipendenti dalle mutevoli esigenze
dell’utenza, mentre la velocità angolare deve essere mantenuta praticamente
costante.
Le metodologie adottate per regolare la turbina sono, in
generale, funzioni del
tipo di fluido. Le principali metodologie sono:
Regolazione per
laminazione (gas o vapore):
figura
8.9
Con la regolazione per laminazione si agisce sulla caduta
isoentropica che si realizza costringendo il vapore a passare attraverso una
valvola prima di immetterlo nella
macchina.
= 

Sapendo che: Pi
= mi Li
si ottiene che se m decresce allora Li decresce
e quindi il rendimento si abbassa.
Regolazione per
parzializzazione:
m
A
f

figura
8.10
Come evidente dalla figura 8.10 quando l’area della corona
parzializzata decresce, anche m decresce, quindi variano le condizioni di
flusso nella macchina e in generale anche il rendimento.
Regolazione
sulla portata di combustibile:
Sappiamo che: Q1
= mb Hi
quindi quando mb decresce l’entalpia decresce e
quindi anche il lavoro Li decresce.
8.2 Turbocompressore
8.2.1 Generalità
I compressori di gas sono macchine operatrici che
trasferiscono al gas trattato l’energia necessaria per un cambiamento della sua
velocità e/o della sua pressione. Nei turbocompressori il lavoro sul fluido
viene compiuto dalle forze aerodinamiche che opportune superfici (pale o
palette) in moto relativo rispetto al gas esercitano su questo.
Ogni stadio di compressore è costituito da un organo
mobile, girante o rotore, munito
delle palette che compiono lavoro sul gas e da un organo fisso, diffusore, che raccoglie il gas saricato
dalla girante e converte in energia di pressione la maggior parte dell’energia
cinetica posseduta dal gas. Lo stadio può essere considerato in genere
adiabatico.
I turbocompressori di suddividono in turbocompressori radiali (quasi unicamente centrifughi) e turbocompressori assiali. Possono essere ad uno
stadio solo o a più stadi.
Lavoro riciesto per la compressione
Applicando il principio di conservazione dell’energia
all’unità di massa del gas, supponendo che si muova in regime permanente
dall’ambiente di aspirazione dove si trova alla pressione p1
temperatura T1 e velocità c1 all’ambiente di scarico dove
troviamo la pressione p2 , troviamo che al gas devono essere
applicate forze capaci di compiere il lavoro dato dall’equazione:
Li
= 
se si tratta di un vero compressore, non di un semplice
ventilatore, il termine
può essere trascurato.
Nel caso ideale, cioè in assenza di resistenze passive, Lw
= 0 il lavoro interno sarà pari a: Li = 
equivalente all'area della figura 8.11 che nel diagramma
p,v è compresa fra l’asse delle pressioni, le due isobare p1 e p2
e la linea di
compressione.

figura
8.11
Lavoro minimo di compressione
Consideriamo il caso ideale in cui non solo manchino le
resistenze passive ma sia anche nullo il calore ceduto all’esterno. Allora la
compressione segue la legge isoentropica dei gas:
pvk
= cost.
Per ottenre Li svolgiamo l’integrale e si
trova:
Li
is = 
dove:
=
rappresenta il
rapporto manometrico di compressione;
Liis rappresenta
il minimo lavoro se non si ha la possibilità di sottrarre calore al gas a mano
mano che lo si comprime.
Infatti dalla
conservazione dell’energia si ha Qe + Li = i + Ec e considerando Ec 0, si ottiene: Li
= i - Qe Nota:
Qe è positivo se è fornito al gas.
Se abbiamo a disposizione un mezzo refrigerante a bassa
temperatura, e il compressore consente di usarlo per la refrigerazione del gas, la più
favorevole linea di compressione è l’isoterma T1 (se il refrigerante
consentisse T < T1 si avrebbe pre-refrigerazione); in questo
caso: Li isot = p1 v1 ln = RT1 ln
Quindi per ridurre il lavoro richiesto dal compressore
conviene refrigerare il gas, in modo da avvicinarsi alla linea isoterma.
Purtroppo la refrigerazione continua durante la
compressione è praticamente inattuabile, per cui si ricorre alla suddivisione
fra più stadi, intercalando fra stadio e stadio un refrigeratore.

figura
8.12
Liis
= iis = cp (T2is -
T1) area 10'1'2is10
Liis
area 10'1'110
con interrefrigerazione:
Li
area tratteggiata in figura 8.12
Rendimenti di compressione
I due rendimenti più comunemente usati sono il rendimento
politropico e il rendimento isoentropico. Essi esprimono il rapporto fra il
lavoro di compressione della macchina reversibile, rispettivamente nei due casi
di trasformazione isoentropica e politropica fra le stesse pressioni esterne, e
il lavoro di compressione effettivo.
Il rendimento isoentropico si può esprimere, con
riferimento alla figura 8.13:

figura
8.13
= 
Se la variazione di Ec è trascurabile
rispetto alla variazione di entalpia si ha:
is = 
Il rendimento politropico è espresso dalla:
pol = y = 
ed è chiamato anche rendimento idraulico. I vari termini
si ricavano da:
Li
pol =
+ Ec
Li
=
+ Ec + Lw
8.2.2 Caratteristica di un turbocompressore
La funzione di un turbocompressore è sostanzialmente
quella di aumentare la pressione di una data portata di fluido (nella
maggioranza dei casi aria) ad un valore richiesto, assorbendo la minima potenza.
Le prestazioni di un compressore sono rappresentate da
curve, che danno in genere l’andamento del
rapporto di compressione fornito dalla macchina e della potenza
assorbita in funzione della portata in massa,
o in volume, aspirata. Queste sono denominate curve caratteristiche o caratteristiche
manometriche, oppure semplicemente caratteristiche del compressore. Consideriamo un
ventilatore centrifugo, per
il quale si
può fare l’ approssimazione v1 v2 = v.
Nella figura 8.14 è appunto rappresentato un ventilatore
centrifugo, nel quale sono messe in evidenza le velocità all’ingresso e
all’uscita.

figura 8.14
Con riferimento alla figura 8.14:
Li = u2 cu2 - u1
cu1
ma cu1 =
0, e inoltre dalla figura 8.14:



da cui: cu2
= u2
quindi: Li
= 
Applicando la
conservazione dell’energia tra 1 e 2:
Li =
+ Ec + Lw =
+ Ec + Lw
Li =
+ Lw
Li =
+ Lw
Nota: per un fluido incombrimibile:


Consideriamo in prima approssimazione:
Lw 
Per un moto turbolento, quindi con resistenze passive
distribuite:
m = d2 l2 w2r
2 d2 l2 w2r
1
segue: 0 = 1 +
= 1 + 
0 = f
Si ottiene la caratteristica:

figura
8.15
Considerando una approssimazione di Lw più
aderente al fenomeno reale, si ottiene:

figura 8.16
e tenendo anche in conto la comprimibilità del fluido, la
caratteristica manometrica assume la forma indicata in figura 8.17:

figura
8.17
8.2.3 Punto di funzionamento e stabilità
Il compressore funziona in quel punto della sua
caratteristica per cui fornisce la portata corrispondente alla resistenza
opposta dall’esterno.
La corrispondenza è stabilita dalla natura del circuito e del
condotto in cui è inserito il compressore, e può essere condensato in una curva
portate - resistenze, che chiameremo caratteristica esterna.
Sovrapponendo la caratteristica del
compressore (caratteristica interna)
con la caratteristica del
circuito esterno lo stato di regime è individuato dalla loro intersezione:

figura
8.18
Affinchè il regime sia stabile è necessario che nel punto
di intersezione la caratteristica interna abbia pendenza minore dell’esterna;
così se la portata tende a diminuire, la prevalenza risulta superiore alla
resistenza e la velocità del
gas aumenta, tendendo a ripristinare il valore della portata. Se invece
l’angolo di intersezione avesse segno opposto, in seguito ad una diminuzione di
portata la prevalenza sarebbe diventata minore della resistenza e la corrente
sarebbe stata ulteriormente rallentata. Interessa la caratteristica istantanea,
e non quindi di regime permanente.
Per stabilire se il funzionamento del compressore è stabile, è prudente
considerare la caratteristica esterna come una retta parallela all’asse delle
ascisse e allora si conclude che è stabile solo il ramo della caratteristica
interna decrescente per portate crescenti.

figura
8.19
8.2.4 Regolazione di
un turbocompressore
Regolare un turbocompressore vuol dire farlo funzionare
per condizioni diverse da quelle di progetto o per mantenere costante la
pressione di mandata al variare della portata richiesta o per mantenere costante la pressione di
mandata, ed in prima approssimazione, la portata richiesta all’aumentare della
pressione di aspirazione (campo aeronautico).
I metodi principali di regolazione di un turbocompressore
sono
a) variazione della velocità angolare;
b) laminazione alla mandata;
c) laminazione all’aspirazione;
d) riflesso di porta
della mandata.
a) variazione della velocità angolare;

figura
8.20
b) laminazione alla mandata:

figura
8.21
p2’>
p2 = cost.
a = 

figura
8.22
c) laminazione all’aspirazione:
Cambio le
condizioni all’aspirazione del
compressore, e quindi il punto di funzionamento:

figura
8.23
p1’<
p1
a = 
d) riflesso di porta
della mandata.

figura
8.24
Questo metodo presenta alcuni svantaggi quali:
-
necessità di un refirgeratore perchè lo scarico avviene nello stesso ambiente
in cui avviene il prelievo del fluido e quindi si ha un surriscaldamento.
-
spreco di risorse
Però presenta il vantaggio di essere di semplice
progettazione.