Microfono

Il microfono a
condensatore è così chiamato perché contiene un condensatore di capacità
variabile formato da due armature, una mobile e una fissa. L’armatura fissa è
costituita da una griglia metallica, incastrata s 757f51h u un dischetto dielettrico forato
tramite un polo centrale, mentre quella mobile è la membrana del microfono, che
nei modelli più vecchi era un foglio di titanio, mentre nei più recenti è fatta
di materiale plastico. La griglia esterna ha semplicemente la funzione di
proteggere meccanicamente la costosa e delicata capsula del microfono e di
ridurre i disturbi provocati dal vento.
Nei microfoni
tradizionali, è necessario mantenere carico il condensatore con una tensione
costante tra il polo centrale lo chassis esterno (A e B in fig. 2). Tale
tensione, che vale tipicamente 200 V
corrente continua, viene detta tensione di polarizzazione; è importante che
questa tensione sia molto stabile e pulita in modo da evitare di introdurre
disturbi nella misurazione.
Esistono anche microfoni
detti ‘prepolarizzati’, ove il dischetto dielettrico che sostiene l’armatura
fissa è costituito da cristalli anisotropi, che contengono cariche elettriche
imprigionate nel loro interno e sono in grado di mantenere una tensione fra i
due poli di 200 V.
Quando il campo sonoro
sollecita la membrana, varia la capacità del condensatore e di conseguenza la
tensione tra A e B. Si osserva che è necessario un opportuno condensatore di
disaccoppiamento fra i due poli per fare in modo che il microfono risponda alla
sola componente alternata del segnale. Il segnale così ottenuto necessita però
di essere amplificato. Il microfono, infatti, è in grado di generare una
tensione ma non di erogare corrente.
Per amplificare il
segnale si usa un transistor di tipo FET, che funziona come convertitore di
impedenza (impedance converter), cioè applica una impedenza infinita fra i due
poli del microfono ed è in grado di erogare corrente in uscita su un’impedenza
di valore finito. Solo dopo l’impedence converter è possibile applicare un cavo
di prolunga utile, ad esempio, per poter infilare il microfono ove il corpo
dello strumento non potrebbe entrare. Inoltre, per alcune misure, la legge
prevede che il rilievo venga effettuato con il microfono staccato dal corpo del
fonometro, per evitare che lo stesso perturbi il campo sonoro.
Si nota che
meccanicamente sarebbe possibile applicare la prolunga fra la capsula
microfonica e l’impedence converter, in quanto questa è filettata nella parte
terminale, ma così facendo non sarei in grado di misurare nessun segnale,
infatti il cavo avrà un’impedenza finita quindi la corrente erogata dalla
capsula microfonica sarà praticamente nulla.
La grandezza che esprime
la bontà del microfono si chiama SENSIBILITA’ e si misura in mV/Pa. In base a tale parametro si
possono classificare i microfoni come:
·
ad alta sensibilità @ 50 mV/Pa,
·
a media sensibilità @ 30 mV/Pa,
·
a bassa sensibilità @ 10 mV/Pa.
Ad esempio un microfono
con una sensibilità di 50 mV/Pa, in
presenza di un livello sonoro pari a 94 dB,
erogherà 50 mV, in quanto a 94 dB la pressione vale 1 Pa. Si nota che se il livello sale di
20 dB la pressione decuplica e
quinidi decuplica anche il segnale in uscita, cioè a 114 dB la pressione vale 10
Pa, ed il microfono preso ad esempio erogherà 500 mV.